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Seminare giustizia per raccogliere pace – venerdì 26 ottobre a Torino

Seminare giustizia per raccogliere pace – venerdì 26 ottobre a Torino

Seminare giustizia per raccogliere pace

Interventi civili di pace con la società palestinese

Serata di avvicinamento alla 51ma Giornata Onu di Solidarietà con il Popolo Palestinese del 1 dicembre 2018.

Torino, 26 ottobre 2018

Centro Studi Sereno Regis (sala Gandhi)
via Garibaldi 13
ore 18-22.

Ore 18: “Lode all’ulivo del mediterraneo” con Francesco Migliaccio
A seguire presentazione del progetto “Raccogliendo la pace” a cura di Ilaria Zomer e collegamento Skype con le volontarie del progetto presenti in Palestina.

Ore 19,30: aperitivo di autofinanziamento

Ore 20,30: introduzione di Ahmad Al.Khalil
Intervento di Giulia Campanile, Corpo Civile di Pace del Progetto “Dealing with the future” di Un Ponte Per… nel campo profughi di Chatila, in LIbano.

 

 

 

La serata è tra gli eventi di avvicinamento alla 51esima Giornata Onu di Solidarietà per il Popolo Palestinese che avverrà 1 Dicembre 2018. L’iniziativa ha l’obiettivo di raccontare alcuni progetti e riflettere su quale presenza civile sia più utile per il popolo palestinese, per andare oltre la generica solidarietà e costruire ponti.

L’evento è organizzato e promosso da Un Ponte Per… Torino, Centro Studi Sereno Regis e SCI Italia.

Interventi Civili di Pace in Palestina

Con questi stessi partner, da nove anni costruiamo insieme il progetto Interventi Civili di Pace in Palestina, nato dalla richiesta della società civile palestinese di essere affiancata da una presenza internazionale con ruolo di interposizione durante il periodo della raccolta delle olive. Spesso ostacolata dalle forze militari israeliane e dagli attacchi dei coloni, la raccolta rappresenta un’importante se non l’unica fonte di reddito per molte famiglie delle aree agricole della Cisgiordania sotto amministrazione militare e civile israeliana.

Il progetto attualmente si sviluppa in collaborazione con associazioni che da anni lottano contro l’occupazione con metodi nonviolenti, quali i Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta di Betlemme e At Twani, Youth Against Settlements e Human Rights Supporters.

Clicca qui per più informazioni sul progetto.

Solidarietà a Mimmo Lucano e a tutta Riace, città dell’accoglienza

Solidarietà a Mimmo Lucano e a tutta Riace, città dell’accoglienza

Il 2 ottobre è stato arrestato dalla Guardia di Finanza Domenico Lucano, sindaco di Riace, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti[1]. Una notizia che ci lascia sgomenti ma non giunge certo come una sorpresa, perché si inserisce all’interno della campagna di criminalizzazione della solidarietà a persone migranti che da più di un anno colpisce singoli, associazioni e ONG da Ventimiglia a Catania, in mare come sulla terra ferma.

Ancora una volta la legalità diviene strumento di controllo sociale, tratto comune ai governi degli ultimi anni. Sospinta dalla retorica del decoro e del rispetto delle leggi come eliminazione delle manifestazioni della marginalizzazione e del dissenso, la legalità viene strumentalizzata per esercitare forme di violenza culturale e alimentarne altre sue pari, specialmente il razzismo.

Domenico Lucano ha sempre diffidato di questa legalità[2] che non tiene conto della vita reale, delle persone prima ancora della burocrazia. Per questa ragione si è fatto promotore di processi di interazione e condivisione tra persone che possano abbandonare i binari tracciati dalle forme di “ospitalità e integrazione” istituzionalizzate, causa parziale di tanta marginalizzazione delle persone migranti.

A Domenico Lucano e alla comunità di Riace va la nostra solidarietà, e nel nostro piccolo continueremo a portare avanti progetti rivolti a persone a rischio di marginalità sociale, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, che si basa sul loro coinvolgimento in attività al pari e senza distinzioni con altre volontarie e volontari provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di estendere gli spazi di inclusione e interazione, nel tentativo di promuovere percorsi graduali e autonomi di protagonismo sociale.

Servizio Civile Internazionale

[1] https://www.valigiablu.it/riace-arresto-sindaco-lucano-migranti/

[2] https://www.infoaut.org/culture/nel-mare-di-riace-una-conversazione-con-mimmo-lucano

Un Natale solidale insieme ai bambini delle zone rurali: un campo in Togo

Un Natale solidale insieme ai bambini delle zone rurali: un campo in Togo

Il campo

Dal 17 al 27 dicembre 2018 un campo di volontariato in Togo, organizzato dall’Ong ASTOVOT Togo, all’interno del progetto “Natale al Villaggio”.

“Natale al Villaggio” è un progetto di azione sociale e solidale che mira ad inserire, tra le altre iniziative, l’assistenza ai/alle bambini/e delle zone rurali del Togo. Infatti, la riflessione da cui si è partiti è la constatazione del fatto che, in alcuni villaggi, non c’è alcuna opportunità di divertimento e svago per bambini e adolescenti. In particolare, il progetto di rivolge ai/alle minori soli/e, o provenienti da famiglie che non possono permetterne l’istruzione o lo svago.

Perciò, questo progetto consiste proprio nell’organizzare le festività del Natale. Per circa 10 giorni, si svolgeranno attività una comunità rurale dove normalmente non ci sono i mezzi per celebrare la tradizione natalizia. Grazie al gruppo dei/delle volontari/e internazionali/e, bambini/e e ragazzi/e avranno quindi l’opportunità di vivere il Natale come un momento di festa.

Attività

I/le volontari/e del campo contribuiranno alla crescita dei bambini/e del villaggio Yéviépé nel periodo della festa di Natale, offrendo loro momenti di svago e distrazione. In particolare, sarà importante riuscire a far emergere i talenti nascosti nei bambini e stimolare la loro vena creativa. Verranno inoltre organizzati momenti conviviali di condivisione, come i pasti, per coinvolgere grandi e piccini di tutte le famiglie del luogo.

Come parte studio, si esaminerà insieme il programma previsto e verranno elaborate attività ludiche, culturali e sportive in base alle competenze del gruppo di volontari/e.

Alloggio

Le condizioni dell’alloggio sono generalmente rudimentali. I/le volontari/e si sistemeranno in una casa fornita di più stanze in prossimità del sito dove si svolge il progetto. Si consiglia di portare il proprio materasso, sacco a pelo e spry antizanzare. I pasti verranno organizzati e preparati dal gruppo. L’accesso ad internet ed all’elettricità non è sempre disponibile.

Le lingue del campo sono il francese e l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Non dimenticare Abba con un festival antirazzista: un campo a Milano

Non dimenticare Abba con un festival antirazzista: un campo a Milano

Il campo:

Dal 5 al 15 settembre 2018 un campo a Milano in supporto all’organizzazione di un festival antirazzista. Il festival è dedicato alla memoria di Abdoul Hassan Guibre, un giovane del Burkina Faso ucciso per mano di due razzisti; infatti è organizzato dal Comitato per non dimenticare Abba, nato nel 2008.

Il Comitato è gestito dalla famiglia e dagli amici di Abdoul, insieme ai/alle giovani attivisti/e del centro sociale Cantiere.

L’obiettivo del Comitato è la diffusione della storia di Abba e la disseminazione di pratiche antirazziste. Per questo, nel corso degli anni è nata una scuola di italiano per stranieri, si fanno molte attività sportive e, quest’anno, è nata l’idea di fare un festival, che avrà luogo dal 7 al 15 settembre.

Attività:

I/le volontari/e del campo dovranno creare delle isole ecologiche affinché i/le partecipanti al festival e i/le cittadini/e siano incoraggiati a mantenere pulito il parco. Avranno inoltre la responsabilità della pulizia dell’area del festival e si impegneranno a supportare diverse attività, come ad esempio l’info-point, l’area rinfresco e l’area palco. Infine, i/le volontari/e svolgeranno attività di disseminazione dei contenuti del festival, raccontando la storia di Abba e di tutte le vittime di razzismo.

Come parte studio, verranno organizzate diverse attività per aiutare a comprendere le cause e le conseguenze del razzismo. Rifletteremo inoltre, attraverso delle attività di educazione non-formale, sui privilegi, sulla marginalità sociale e sui pregiudizi. Verranno svolte delle ricerche sulle vittime del razzismo, con l’obiettivo di organizzare una mostra per ricordare le loro storie.

Insieme ad altre organizzazioni attive nella lotta contro il razzismo e la xenofobia, così come ad artisti e rifugiati coinvolti nella lotta alle discriminazioni, sperimenteremo differenti pratiche solidali e ne immagineremo di nuove.

Alloggio:

I/le volontari/e saranno ospitati nello Spazio di Mutuo Soccorso (SMS) di Milano, un progetto nato dalla sottrazione di quattro edifici abbandonati alla speculazione. SMS è una casa per tante famiglie, ma è anche uno spazio dove pensare progetti in grado di affrontare la crisi e la precarietà attraverso pratiche mutualistiche. I/le volontari/e alloggeranno in un appartamento con 3 stanze da letto, un bagno con doccia e acqua calda e una cucina. I pasti saranno preparati e consumati insieme con gli abitanti dello spazio e i/le volontari/e locali.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

Vent’anni di interventi solidali in Palestina ci hanno insegnato a non entrare nel merito di quale azione individuale abbia innescato l’escalation di violenza – l’ennesima – ogni qual volta l’interesse mediatico si sveglia per inseguire una sua agenda. Le azioni individuali vanno considerate all’interno del loro contesto, e quello che manca in queste ultime settimane è proprio il contesto nel quale le vicende si svolgono. Un contesto coloniale e di occupazione militare e civile portato avanti da Israele da più di 60 anni, in cui politiche discriminatorie, di segregazione e di oppressione colpiscono l’intera popolazione palestinese, sia essa all’interno di Israele, nei Territori Occupati – di cui, è bene ricordare, fa parte anche la Striscia di Gaza – o esule in altre geografie del mondo.

Tuttavia la repressione di questi giorni ha una genesi ben definita: la scelta del governo statunitense di trasferire la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Una scelta scellerata per due motivi: codifica il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, cancellando le già tenui speranze della popolazione palestinese di vederla anche come la loro capitale; l’inaugurazione arriva in una data dall’alto valore simbolico, cioè quella della “Dichiarazione di Indipendenza di Israele”, che precede di un giorno l’inizio della Nakba palestinese, “catastrofe” che culminò nella pulizia etnica del Palestina del 1948.

A ciò possiamo aggiungere anche due eventi di carattere culturale avvenuti in questi giorni, uno dei quali ci riguarda da vicino: la vittoria della cantante israeliana Netta Barzilai al contest canoro Eurovision e la partenza da Gerusalemme ovest del Giro d’Italia. Entrambi gli eventi evidenziano l’attenzione per i dettagli da parte del governo israeliano quando si tratta di propaganda: il regolamento garantisce infatti l’ospitalità del contest dell’anno successivo nella capitale del paese d’origine della vincitrice/vincitore, e la città designata sarà Gerusalemme, non Tel Aviv; la gara ciclistica si è invece piegata alle pressioni del governo israeliano, eliminando la dicitura “Gerusalemme ovest” a favore di “Gerusalemme” nei documenti ufficiali della corsa, unificando così la città e tramutandola de facto in capitale israeliana come luogo di partenza.

Rimane fermo il nostro rifiuto della violenza, sempre e comunque. Allo stesso tempo consideriamo vuote le parole di chi si definisce super partes perché, come affermava l’arcivescovo Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni d’ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore”. Le parti in conflitto non sono sullo stesso livello, non è accettabile confondere l’occupante con l’occupato, l’aggressore con l’aggredito.

Non ci potrà essere pace in Israele/Palestina fino a quando non cesseranno l’occupazione militare e civile dei Territori Palestinesi, fino a quando non cesseranno le politiche discriminatorie per l’intera popolazione palestinese, fino a quando non cesseranno le pretese di Israele di costruire uno Stato etnicamente puro, ebraico, quindi senza popolazioni terze al suo interno.

Come Servizio Civile Internazionale continuiamo a portare avanti interventi solidali in Palestina per testimoniare, condividere e rompere il silenzio o le strumentalizzazioni. Di fronte alla storia che si ripete, ribadiamo ancora una volta il motto “meno parole, più fatti” e richiediamo l’applicazione della Giustizia, quella del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli aggiuntivi. Nella speranza di un’adesione sempre maggiore, continuiamo a supportare la campagna BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) come azione nonviolenta di contrasto alla propaganda e all’apparato repressivo israeliano.

Continuiamo nel nostro sostegno alla lotta popolare nonviolenta che i comitati popolari portano avanti in molti villaggi palestinesi. Continuiamo nel nostro sostegno a tutte quelle attiviste e attivisti israeliani che si battono insieme ai palestinesi per la fine dell’occupazione e un futuro condiviso.

Sono questi gli strumenti per una reale trasformazione nonviolenta del conflitto che porti giustizia e pace.

Servizio Civile Internazionale

#FreePalestine #Nakba #EndTheSiege #GreatReturnMarch #NoUsEmbassyInJerusalem

Per approfondimenti:

Official statement on President Trump’s intention to move US Embassy to Jerusalem (Service Civil International)

U.S. Embassy move could prove to be “the perfect storm” (+972 magazine)

Why Israel’s Eurovision contestant became a target for BDS (+972 magazine)

#VergognatiGiro! È ora che il Giro d’Italia si confronti con la realtà (BDS Italia)

Un campo in U.S.A.: 40 anni di “Wake the Earth”, il festival che parla di ambiente, lavoro e solidarietà

Un campo in U.S.A.:  40 anni di “Wake the Earth”, il festival che parla di ambiente, lavoro e solidarietà

Dal 22 Aprile al 9 Maggio 2018 l’associazione “Spontaneous Celebrationspromuove un campo di volontariato a supporto del festival “Wake the Earth” nei pressi di Boston, Massachussets (USA) all’insegna della vita comunitaria, dell’attivismo e della tutela ambientale. 

Il festival, giunto quest’anno alla sua 40esima edizione, nasce per ricordare le celebrazioni popolari avvenute a seguito del blocco del progetto che prevedeva la costruzione di un’autostrada che avrebbe avuto un impatto ambientale devastante sulla zona e al quale abitanti e attivisti si erano fermamente opposti.

Da allora il festival ha continuato ad occuparsi di queste tematiche, impegnandosi a promuovere iniziative a sostegno dello sviluppo, dell’ambiente, della tutela del lavoro e della solidarietà internazionale.

I/Le volontari/e avranno il compito di supportare lo staff locale nell’organizzazione, nell’animazione dei bambini, nel coinvolgimento della comunità locale all’evento, così come nella preparazione logistica e nell’allestimento delle aree interessate allo svolgimento del festival.

Parte studio: “Attivismo e forme di organizzazione comunitaria”

Al termine dell’evento vi sarà una fase di analisi e confronto che coinvolgerà tutti  membri dello staff e i/le volontari/e.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Un “mercatino delle pulci” per sostenere il villaggio Tarha in Etiopia

Un “mercatino delle pulci” per sostenere il villaggio Tarha in Etiopia

Dal 19 Agosto al 2 Settembre 2018 il Servizio Civile Internazionale insieme alla comunità dei Frati Minori Cappuccini, propongono un campo di volontariato nei pressi di Imola (Bologna), all’insegna della cooperazione e della solidarietà internazionale, ricercando fondi attraverso un “mercatino delle pulci” che da più di quattro anni, insieme ai nostri volontari, sostiene un progetto di sviluppo nella regione di Dawro Konta in Etiopia.

Tipologia di lavoro: I volontari parteciperanno all’organizzazione e alla gestione del mercatino, in solidarietà con la comunità etiope e si relazioneranno con i visitatori durante l’apertura al pubblico. L’area del mercato sarà suddivisa nei diversi settori (mobili, indumenti, biciclette, libri etc…) e vi sarà anche una sezione dedicata ad alcune collezioni di oggetti tipici provenienti dalle città limitrofe.

Il lavoro verrà organizzato in turni dalle ore 9,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30.

Parte studio: Durante il campo verranno affrontati temi di discussione sulla missione dei frati cappuccini in Etiopia.

Alloggio: Ragazzi e ragazze dormiranno in una struttura adiacente al convento, in stanze separate, con letti e materassi nuovi. I volontari dovranno provvedere a portare lenzuola, sacchi a pelo, asciugamani e materiale per l’igiene personale. I bagni condivisi sono stati ristrutturati da poco. Si richiede il massimo rispetto per gli appuntamenti e per il luogo

Lingua: La lingua principale del campo sarà l’inglese, anche se durante le attività del mercato si parlerà quasi unicamente italiano.

Requisiti: Capacità di adattamento alla vita comunitaria, rispetto dei compiti e degli impegni prefissati, rispetto delle persone e del luogo che vi ospiterà

Note: Il convento dove è situato il campo, si trova vicino al centro storico cittadino. Internet è libero ma con alcune restrizioni dovute all’alto numero di volontari partecipanti al campo.

Il partner, come precedentemente spiegato è un’ istituzione religiosa, quindi saranno presenti nella giornata momenti di preghiera, a cui i volontari SCI non sono comunque obbligati a partecipare.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

#RiapriamoLàbas: comunicato di solidarietà in seguito allo sgombero

#RiapriamoLàbas: comunicato di solidarietà in seguito allo sgombero

Ieri mattina le forze dell’ordine hanno effettuato lo sgombero dello spazio occupato Làbas a Bologna. Il Làbas era un’ex caserma abbandonata che, riqualificata da un gruppo di attivisti e attiviste, è diventata un punto di riferimento per molti residenti del quartiere Santo Stefano: al suo interno era stato creato un dormitorio sociale autogestito, Accoglienza Degna, per persone migranti e senzatetto; molti erano i laboratori dedicati ai bambini e alle bambine, come il Labimbi; ogni mercoledì si teneva il mercato biologico di CampiAperti, un’associazione di produttori e consumatori del territorio bolognese che si impegna e lavora per il sostegno dell’agricoltura biologica e contadina. Queste sono solo alcune delle attività portate avanti dagli attivisti e le attiviste del Làbas che, con fatica, hanno rivitalizzato un luogo deserto grazie all’impegno collettivo e a finanziamenti popolari.

Tra l’altro, in questi giorni si stava svolgendo un campo di volontariato organizzato dal Servizio Civile Internazionale in partenariato con il percorso Accoglienza Degna, tramite il quale otto volontari/e internazionali avrebbero dovuto supportare le attività del dormitorio autogestito, nonché quelle strutturali del Làbas.

Nonostante l’evidente valore sociale di questa esperienza, la Procura ha emesso l’ordinanza di sequestro dello stabile e la Questura ha proceduto strategicamente ad effettuarne lo sgombero in pieno agosto, quando la città è svuotata. Questo non ha impedito a più di 300 persone di riversarsi in Piazza Maggiore durante la conferenza stampa di ieri, chiamata in seguito allo sgombero: un segno di grande solidarietà che ha mostrato all’Amministrazione Comunale tutto lo sdegno derivato da una sua mancata presa di posizione nei confronti della decisione della Procura.

Indipendentemente da quali siano le ragioni speculative o politiche che hanno portato allo sgombero, condanniamo con forza la retorica legalitaria ormai troppo in uso in questo periodo storico che reprime esperienze solidali dal basso. Nella stessa giornata di ieri infatti un altro spazio autogestito storico di Bologna ha subito lo sgombero, avvenuto tramite decreto di sequestro d’urgenza della magistratura, il Crash! Laboratorio Sociale Occupato. Condanniamo inoltre l’inaudita violenza adoperata dalle forze dell’ordine nei confronti degli attivisti e le attiviste del Làbas, che hanno resistito in maniera nonviolenta di fronte ai cancelli dell’ex caserma.

Il quartiere Santo Stefano e l’intera città di Bologna si ritrovano ora più poveri a causa dell’atteggiamento miope delle istituzioni tutte, che reprimono ogni esperimento sociale autogestito mirato a sopperire alla mancanza di politiche sociali istituzionali in maniera non solo efficace ma proponendo inoltre un’alternativa comunitaria.

#RiapriamoLàbas

Servizio Civile Internazionale

#IoMiDenuncio: solidarietà con chi esprime dissenso verso le leggi Minniti-Orlando

#IoMiDenuncio: solidarietà con chi esprime dissenso verso le leggi Minniti-Orlando

Lo scorso 20 giugno, in occasione della della “Giornata mondiale del rifugiato”, si è tenuta presso il Pantheon di Roma una manifestazione lanciata da Amnesty International – Italia e EuropeForAll, sigla collettiva che unisce associazioni, spazi sociali e gruppi informali in solidarietà con le persone migranti. Al termine del flash mob organizzato da Amnesty International – Italia, un avvocato e attivista ha preso la parola, esponendo in maniera puntuale come le leggi Minniti-Orlando siano lesive dei diritti. Per questa ragione è stato identificato insieme ad altri attivisti dalle forze dell’ordine presenti e ora indagato per i reati di cui all’articolo 290 c.p. (vilipendio delle istituzioni della Repubblica), nonché per quelli di cui all’articolo 336 c.p. (violenza a pubblico ufficiale) insieme ad altri attivisti.

La manifestazione si è resa necessaria poiché si inserisce in un quadro sociale e politico che presenta un’ulteriore contrazione dei diritti in seguito all’approvazione delle leggi Minniti-Orlando, che prevedono la moltiplicazione dei centri di detenzione ed espulsione di persone migranti, l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo, la cancellazione dell’udienza e «l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione» dai contesti urbani. Queste leggi de facto consentono di reprimere ogni espressione di dissenso e diversità, sacrificabili sull’altare del «decoro» come già avvenuto a Milano con il rastrellamento etnico presso la stazione centrale e a Torino con le cariche in piazza Santa Giulia.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a tutti gli attivisti indagati e facciamo nostre le parole da loro pronunciate per denunciare leggi apertamente discriminatorie, inumane e degradanti, che possono colpire chiunque perché sperimentate in primis sulla pelle delle persone migranti.

Rilanciamo quindi la chiamata alla mobilitazione di giovedì 20 luglio, ore 18.30 al Pantheon, per dare vita ad un presidio in difesa della libertà di dissenso e di espressione (vai all’evento).

 

Servizio Civile Internazionale