Accuse e minacce alle organizzazioni solidali con la Palestina: il boicottaggio non è terrorismo

Accuse e minacce alle organizzazioni solidali con la Palestina: il boicottaggio non è terrorismo

Il 25 maggio 2018 il Ministero israeliano per gli Affari Strategici ha pubblicato un dossier dal titolo “The money trail: the millions given by EU institutions to NGOs with ties to terror and boycotts against Israel”. Il documento, reso consultabile sulle pagine del sito di Europe Israel Public Affairs (EIPA), – gruppo di pressione sulle istituzioni europee che in passato si è reso protagonista di esternazioni xenofobe – vorrebbe essere di denuncia nei confronti dell’Unione Europea, accusata di elargire fondi a ONG che sostengono la campagna “Boycott, Divestment and Sanctions” (BDS) fino a mantenere relazioni con “organizzazioni terroristiche”: tra quelle citate c’è anche il Servizio Civile Internazionale.

Non è questa la sede per un’indagine critica dell’utilizzo del termine “terrorismo”, che sempre meno si riferisce a ogni atto perpetrato per suscitare terrore nella popolazione civile – anche da parte delle istituzioni statali – e sempre più è utilizzato come escamotage per giustificare abusi e violazioni a livello locale e internazionale.

Ci preme tuttavia porre l’attenzione sui presunti aspetti negativi del sostegno alla campagna BDS che, come si legge nel dossier e sulla scia della narrativa dominante, è associata a una “delegittimazione anti-Israele”: come sempre accade, l’infamante accusa di antisemitismo è dietro l’angolo, come conferma tra l’altro il tono dell’articolo pubblicato su Il Foglio in cui si parla appunto del dossier.

Qui di seguito la nostra replica al quotidiano diretto da Claudio Cerasa, pubblicata però deliberatamente sotto un titolo falso e fuorviante, oltre che in palese contrasto con le argomentazioni stesse del comunicato.

L’esperienza ci ha mostrato come la trasformazione nonviolenta dei conflitti passi anche dalla loro narrazione, con la necessità di restituire una cornice nella quale raccontare la quotidianità delle violenze dirette, troppo spesso alla mercé di chi le strumentalizza per interessi propri. Una cornice data quindi anche dal racconto della violenza culturale e strutturale, per cui le istituzioni israeliane non fanno eccezione: un contesto coloniale e di occupazione militare e civile portato avanti da più di 70 anni, in cui politiche discriminatorie, di segregazione e di oppressione colpiscono l’intera popolazione palestinese, sia essa all’interno di Israele, nei Territori Occupati – di cui, è bene ricordare, fa parte anche la Striscia di Gaza – o esule in altri paesi.

Rimane fermo il nostro rifiuto della violenza, sempre e comunque. Allo stesso tempo consideriamo vuote le parole di chi si definisce super partes perché, come affermava l’arcivescovo Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni d’ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore”. Le parti in conflitto non sono sullo stesso livello, non è accettabile confondere l’occupante con l’occupato, l’aggressore con l’aggredito.

Ribadiamo quindi il nostro motto “meno parole, più fatti” e richiediamo l’applicazione della Giustizia: quella del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli aggiuntivi. Questo è stato, e sarà in futuro, il fine della nostra progettualità nei Territori Occupati e in Israele; progetti resi possibili anche grazie ai programmi di finanziamento dell’Unione Europea. Nella speranza di un’adesione sempre maggiore, continuiamo a supportare la campagna BDS in quanto azione nonviolenta di contrasto alla propaganda e all’apparato repressivo israeliano, come testimoniato dal dossier “Il Diritto di Boicottare Israele”, a cura di BDS Italia.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a tutte le realtà menzionate nel dossier “The money trail”, oltre che a tutte le attiviste e attivisti palestinesi e israeliani che si adoperano per la fine dell’occupazione e per la creazione di un futuro condiviso.

Servizio Civile Internazionale

[Aggiornamento in data 31 luglio 2018]

Il ministro degli Esteri dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha inviato personalmente una lettera al ministro degli Affari Strategici Gilad Erdan, chiedendogli di fornire le prove dal suo ministero sulle accuse “vaghe e infondate” secondo le quali l’UE sta finanziando attività di terrorismo e boicottaggio contro Israele attraverso le organizzazioni no profit. La notizia è comparsa sul quotidiano Haaretz, cliccare qui per visualizzare il testo integrale.

Interventi Civili di Pace in Palestina 2018 – Call aperta

Interventi Civili di Pace in Palestina 2018 – Call aperta

Il Servizio Civile Internazionale, Un ponte per…, Rete IPRI e Centro Studi Sereno Regis, con il sostegno di Assopace Palestina, lanciano per il nono anno il progetto: Interventi Civili di Pace in Palestina.

Il progetto nasce dalla richiesta della società civile palestinese di essere affiancata da una presenza internazionale con ruolo di interposizione durante il periodo della raccolta delle olive. Spesso ostacolata dalle forze militari israeliane e dagli attacchi dei coloni, la raccolta rappresenta un’importante se non l’unica fonte di reddito per molte famiglie delle aree agricole della Cisgiordania sotto amministrazione militare e civile israeliana.

Il progetto attualmente si sviluppa in collaborazione con associazioni che da anni lottano contro l’occupazione con metodi nonviolenti, quali i Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta di Betlemme e At Twani, Youth Against Settlements e Human Rights Supporters.

Obiettivi:

Sostenere le forme di resistenza quotidiana all’occupazione attraverso l’affiancamento alla raccolta delle olive ed, eventualmente, l’accompagnamento a pastori e bambini a rischio di attacchi da parte dei coloni; informare e sensibilizzare l’opinione pubblica in Italia sulla realtà dell’occupazione; promuovere forme di solidarietà internazionale basate sull’approccio dei Corpi Civili di pace.

Descrizione:

Il progetto ha una durata di 6 mesi, da luglio a dicembre, e si suddivide nelle seguenti fasi: formazione, selezione, presenza in loco, attività di restituzione, disseminazione.

1. Formazione

Le persone selezionate sulla base dei curricula e delle lettere motivazionali hanno la possibilità di accedere ad una formazione specifica obbligatoria che costituirà elemento di valutazione per la costruzione del gruppo finale (la partecipazione alla formazione non garantisce la selezione per la fase successiva):

  • 5 moduli on-line da metà luglio a inizi agosto con cadenza settimanale che prevedono video-tutorial, letture e chat di gruppo. Ogni modulo si concluderà con un’esercitazione.
  • Formazione residenziale dal 5 all’8 settembre a Roma, presso La Città dell’Utopia, Via Valeriano 3/f (Quartiere San Paolo). Le quattro giornate formative saranno volte a favorire una presenza in loco consapevole delle dinamiche del conflitto e rispettosa delle tradizioni locali.

2. Selezione

A formazione residenziale conclusa verrà effettuata una ulteriore selezione al fine di costituire un gruppo di massimo 6 persone che risulti funzionale agli obiettivi del progetto.

3. Presenza in loco

Dall’8 ottobre al 4 novembre, i volontari supporteranno le famiglie palestinesi residenti nelle aree di Betlemme, Nablus, colline a sud di Hebron ed Hebron. Anche se il programma prevede queste aree di intervento, potrebbe comunque essere soggetto a cambiamenti in base alle necessità e alle richieste delle comunità locali e alle condizioni di sicurezza. I volontari saranno accompagnati da una facilitatrice delle associazioni partner, coordinati dai partner locali e in contatto costante con le associazioni italiane promotrici del progetto.

I compiti saranno:

Accompagnamento dei contadini palestinesi nel lavoro agricolo quotidiano e dei pastori, con un ruolo di interposizione nonviolenta disarmata tra questi e i coloni ebrei e/o l’esercito israeliano in caso di attacchi.

Redazione di articoli per il blog raccogliendolapace.wordpress.com; scrittura di post da pubblicare sui social network delle associazioni partner; raccolta e condivisione con esse di materiale video-fotografico per diffondere un’informazione più consapevole delle dinamiche dell’occupazione. Il materiale raccolto dai volontari sarà utilizzato per le campagne a sostegno della resistenza popolare in Palestina promosse da SCI Italia, Un ponte per…, Rete IPRI e Centro Studi Sereno Regis, con il sostegno di Assopace Palestina.

Monitoraggio dell’impatto del progetto sulle famiglie beneficiarie attraverso interviste guidate da una griglia di indicatori.

4. Attività di restituzione

Al rientro dalla fase di presenza in loco, i volontari sono tenuti a partecipare ad un incontro residenziale di restituzione che si terrà il 14 e 15 dicembre. Gli obiettivi dell’incontro sono: valutare la dinamica personale e di gruppo vissuta durante l’esperienza in loco; monitorare l’efficacia del progetto attraverso l’analisi dei materiali prodotti e l’impatto delle attività; identificare buone pratiche ed eventuali criticità emerse; analizzare qualitativamente l’attività di comunicazione tramite il Blog e i social network; programmare gli eventi di disseminazione.

5. Disseminazione

Singolarmente o in gruppo, ai volontari è richiesto di organizzare almeno 1 evento con il duplice scopo di raccontare l’esperienza in loco e raccogliere fondi per supportare il progetto. Gli eventi saranno organizzati in collaborazione e con il supporto delle associazioni italiane.

Requisiti obbligatori:

  • Disponibilità a partecipare a tutte le 5 fasi del progetto
  • Precedenti esperienze di volontariato
  • Capacità di lavorare in gruppo
  • Capacità di gestione dello stress
  • Capacità di adattamento, anche in situazioni di limitazione della privacy
  • Conoscenza della lingua inglese
  • Età minima: 22 anni
  • Condivisione di obiettivi e metodi delle associazioni promotrici e di un modello di intervento nonviolento

Requisiti preferenziali:

  • Precedente esperienza in Palestina/Israele e conoscenza del conflitto
  • Conoscenza della lingua araba e/o ebraica

Costi sostenuti dal volontario:

  • Formazione residenziale: 30 euro di contributo per ospitalità e vitto
  • Viaggi: a/r per la formazione residenziale, per la fase in loco e per l’attività di restituzione
  • Fase in loco: 50 euro di copertura assicurativa

Costi coperti dal progetto:

  • Formazione on-line e residenziale
  • Vitto, alloggio, trasporti durante la permanenza in Cisgiordania
  • Vitto e alloggio durante l’attività di restituzione

Candidatura:

Per la candidatura è necessario compilare questo form di iscrizione, inviando contestualmente il CV e la lettera di motivazione** a: palestineolive@gmail.com entro e non oltre il 1 luglio.

**Si ricorda che la lettera di motivazione NON equivale ad una lettera di presentazione.

L’esito delle selezioni verrà comunicato a partire dal 9 luglio.

Scarica la call in pdf.

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

Vent’anni di interventi solidali in Palestina ci hanno insegnato a non entrare nel merito di quale azione individuale abbia innescato l’escalation di violenza – l’ennesima – ogni qual volta l’interesse mediatico si sveglia per inseguire una sua agenda. Le azioni individuali vanno considerate all’interno del loro contesto, e quello che manca in queste ultime settimane è proprio il contesto nel quale le vicende si svolgono. Un contesto coloniale e di occupazione militare e civile portato avanti da Israele da più di 60 anni, in cui politiche discriminatorie, di segregazione e di oppressione colpiscono l’intera popolazione palestinese, sia essa all’interno di Israele, nei Territori Occupati – di cui, è bene ricordare, fa parte anche la Striscia di Gaza – o esule in altre geografie del mondo.

Tuttavia la repressione di questi giorni ha una genesi ben definita: la scelta del governo statunitense di trasferire la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Una scelta scellerata per due motivi: codifica il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, cancellando le già tenui speranze della popolazione palestinese di vederla anche come la loro capitale; l’inaugurazione arriva in una data dall’alto valore simbolico, cioè quella della “Dichiarazione di Indipendenza di Israele”, che precede di un giorno l’inizio della Nakba palestinese, “catastrofe” che culminò nella pulizia etnica del Palestina del 1948.

A ciò possiamo aggiungere anche due eventi di carattere culturale avvenuti in questi giorni, uno dei quali ci riguarda da vicino: la vittoria della cantante israeliana Netta Barzilai al contest canoro Eurovision e la partenza da Gerusalemme ovest del Giro d’Italia. Entrambi gli eventi evidenziano l’attenzione per i dettagli da parte del governo israeliano quando si tratta di propaganda: il regolamento garantisce infatti l’ospitalità del contest dell’anno successivo nella capitale del paese d’origine della vincitrice/vincitore, e la città designata sarà Gerusalemme, non Tel Aviv; la gara ciclistica si è invece piegata alle pressioni del governo israeliano, eliminando la dicitura “Gerusalemme ovest” a favore di “Gerusalemme” nei documenti ufficiali della corsa, unificando così la città e tramutandola de facto in capitale israeliana come luogo di partenza.

Rimane fermo il nostro rifiuto della violenza, sempre e comunque. Allo stesso tempo consideriamo vuote le parole di chi si definisce super partes perché, come affermava l’arcivescovo Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni d’ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore”. Le parti in conflitto non sono sullo stesso livello, non è accettabile confondere l’occupante con l’occupato, l’aggressore con l’aggredito.

Non ci potrà essere pace in Israele/Palestina fino a quando non cesseranno l’occupazione militare e civile dei Territori Palestinesi, fino a quando non cesseranno le politiche discriminatorie per l’intera popolazione palestinese, fino a quando non cesseranno le pretese di Israele di costruire uno Stato etnicamente puro, ebraico, quindi senza popolazioni terze al suo interno.

Come Servizio Civile Internazionale continuiamo a portare avanti interventi solidali in Palestina per testimoniare, condividere e rompere il silenzio o le strumentalizzazioni. Di fronte alla storia che si ripete, ribadiamo ancora una volta il motto “meno parole, più fatti” e richiediamo l’applicazione della Giustizia, quella del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli aggiuntivi. Nella speranza di un’adesione sempre maggiore, continuiamo a supportare la campagna BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) come azione nonviolenta di contrasto alla propaganda e all’apparato repressivo israeliano.

Continuiamo nel nostro sostegno alla lotta popolare nonviolenta che i comitati popolari portano avanti in molti villaggi palestinesi. Continuiamo nel nostro sostegno a tutte quelle attiviste e attivisti israeliani che si battono insieme ai palestinesi per la fine dell’occupazione e un futuro condiviso.

Sono questi gli strumenti per una reale trasformazione nonviolenta del conflitto che porti giustizia e pace.

Servizio Civile Internazionale

#FreePalestine #Nakba #EndTheSiege #GreatReturnMarch #NoUsEmbassyInJerusalem

Per approfondimenti:

Official statement on President Trump’s intention to move US Embassy to Jerusalem (Service Civil International)

U.S. Embassy move could prove to be “the perfect storm” (+972 magazine)

Why Israel’s Eurovision contestant became a target for BDS (+972 magazine)

#VergognatiGiro! È ora che il Giro d’Italia si confronti con la realtà (BDS Italia)

Un campo in Palestina a sostegno dell’agricoltura locale

Un campo in Palestina a sostegno dell’agricoltura locale

Il campo

Dal 30 luglio al 9 agosto 2018 The Tent of Nations promuove un campo di volontariato all’insegna della tutela ambientale e dell’agricoltura. Il campo si svolge all’interno di un progetto che da 26 anni riunisce volontari e volontarie, provenienti da tutto il mondo, in modo da sostenere il lavoro agricolo della fattoria The Tent of Nations Farm, situata a sud ovest di Betlemme, poco distante dal villaggio di Nahalin.

L’obiettivo del progetto mira a far incontrare persone provenienti da contesti e culture diverse, con lo scopo di ricostruire ponti di riconciliazione e di pace attraverso l’agricoltura. Inoltre, con campagne di sensibilizzazione, campi di volontariato e la promozione di percorsi dedicati ai e alle giovani, The Tent of Nations ha anche la missione di preparare le persone a dare un contributo positivo alla società attraverso i valori della comprensione e del rispetto.

Il lavoro

I/le volontari/e del campo supporteranno il lavoro di raccolta delle mandorle e delle mele, pronti intorno al mese di agosto. Oltre a questo, alternando il lavoro nei campi a quello di produzione, i/le volontarie aiuteranno anche nella trasformazione di questi prodotti, come ad esempio preparare marmellate di mele e di altri frutti precedentemente raccolti.

I pomeriggi, invece, saranno impegnati nello studio del contesto in cui si sta vivendo: verranno svolte discussioni sulla situazione generale dei territori palestinesi, facilitate da workshop e dalla visione di documentari. Non mancheranno anche approfondimenti relativi alle tecniche agricole utilizzate presso la fattoria e uno studio particolare del mandorlo. Inoltre, si svolgeranno delle visite conoscitive presso i luoghi circostanti, come Betlemme e i suoi dintorni.

L’alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in tende equipaggiate con letti e materassi all’interno del perimetro della Tent of Nations Farm, distante un paio di chilometri da Betlemme.

Requisiti

Essere pronti fisicamente a svolgere lavori manuali e agricoli ed essere consapevoli del contesto politico del paese. È richiesta una lettera di motivazioni.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Dossier: “Il diritto di boicottare Israele”

Dossier: “Il diritto di boicottare Israele”

In concomitanza con l’Israeli apartheid week, pubblichiamo il dossier “Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani,” a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi SerenoRegis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale e Un Ponte per… Lo scopo del documento è di chiarire le ragioni e gli obiettivi del movimento globale nonviolento per il BDS, che si propone di esercitare pressione su Israele fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

Il dossier è corredato da una ricca documentazione che presenta le basi giuridiche della legittimità del movimento e una rassegna delle prese di posizione da parte di governi, organizzazioni della società civile ed esperti che sostengono il pieno diritto del BDS ad essere esercitato.

Contiene inoltre una consistente sezione sugli attacchi che, a livello internazionale, vengono mossi al movimento e agli attivisti in esso impegnati, che, per Amnesty International, sono “difensori dei diritti umani.”

Il dossier si conclude con alcune raccomandazioni alle istituzioni italiane affinché siano tutelati i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione, come sancito nella nostra Costituzione, e sia rispettato e garantito il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

Il dossier ​potrà essere uno strumento utile per la stampa, le istituzioni, la politica e chiunque voglia un’informazione obiettiva sul movimento BDS, recentemente nominato da un parlamentare norvegese al Premio Nobel per la Pace.

Il BDS, sostenuto da milioni di uomini e donne in tutto il mondo, incluse personalità come l’Arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace, Naomi KleinRoger WatersAngela Davis e Judith Butler, si sta rivelando uno strumento efficace nella lotta per porre fine al sistema di occupazione militare, colonizzazione e apartheid che Israele impone ai palestinesi.

Scarica il dossier.

Ogni albero piantato è simbolo di speranza nel futuro: un campo in Palestina

Ogni albero piantato è simbolo di speranza nel futuro: un campo in Palestina

Dal 19 al 30 marzo 2018 un campo in Palestina, all’interno della fattoria dell’associazione The Tent of Nation, che cerca di raccogliere insieme, attraverso progetti di volontariato, persone provenienti da varie culture e nazionalità per costruire ponti di comprensione e riconciliazione.

L’obiettivo di The Tent of Nations è di contribuire alla formazione dei e delle giovani attraverso percorsi di dialogo interculturale e rispetto reciproco, con la speranza che questo bagaglio culturale venga restituito alla società per un futuro migliore e di pace. Questo viene fatto attraverso campagne di sensibilizzazione, progetti di scambio giovanile e campi di volontariato internazionali.

La fattoria si trova a sud-ovest di Betlemme, vicino al villaggio Nahalin. Questo territorio è sotto minaccia di sequestro da parte delle autorità israeliane: da più di 26 anni l’associazione resiste all’occupazione delle terre e porta avanti una battaglia giudiziaria, perché fermamente convinta di avere la giustizia dalla propria parte e perché saldamente legata ai valori della nonviolenza; per questo, il suo slogan è “rifiutiamo di essere nemici”.

Durante il campo, i/le volontari/e partecipanti lavoreranno alla semina degli alberi giovani e al mantenimento di quelli esistenti nella fattoria, imparando le tecniche agricole utilizzate in un territorio arido e secco.

Come parte studio, verranno approfondite questioni inerenti alla storia del territorio attraverso discussioni, letture, workshop, proiezioni e visite alle città e paesi vicini.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Sulla dichiarazione di Trump e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele

Sulla dichiarazione di Trump e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele

Statement del Service Civil International rispetto alla dichiarazione di Donald Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele e sullo spostamento dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Due settimane fa un gruppo della branca catalana del Service Civil International si è recato in Palestina/Israele per visitare i partner del network, con cui alcune altre branche hanno collaborato per diversi anni. SCI Catalunya ha avuto l’opportunità di raccogliere maggiori informazioni sulla situazione in Palestina/Israele, comprendendo meglio come la vita quotidiana nei Territori Occupati sia affetta dall’occupazione israeliana nonché il livello di discriminazione messo in atto verso i palestinesi residenti in Israele. Ha avuto anche modo di vedere molti esempi di resistenza nonviolenta nei Territori Occupati e in Israele.

I nostri partner in Palestina/Israele hanno sempre espresso l’importanza del supporto internazionale o di gesti di solidarietà quando si vive in una situazione di repressione costante e si cerca di costruire e portare avanti una resistenza nonviolenta.

È per questo motivo che oggi vogliamo mostrare il nostro pieno supporto alla popolazione palestinese e alla loro lotta di liberazione. Denunciamo la complicità degli Stati Uniti con uno stato repressivo come quello di Israele.

Crediamo che sia nostro compito quello di stare vicini ai nostri partner e che essere neutrali in una situazione di ingiustizia equivalga a schierarsi con l’oppressore. Abbiamo osservato serie violazioni dei diritti umani e una forte negligenza verso il rispetto della Legge Internazionale, e per questo sentiamo che non possiamo rimanere in silenzio.

In linea con i valori SCI, noi come Service Civil International condanniamo le violazioni dei diritti umani e l’uso di continuo di violenza in Israele/Palestina. Vogliamo esprimere il nostro supporto ai nostri partner che subiscono quotidianamente abusi e violenze e che si impegnano in una lotta nonviolenta per realizzare una società giusta.

Vogliamo rilanciare una raccomandazione che era stata accettata alcuni anni fa dall’International Committee Meeting del SCI, la quale promuoveva la campagna Boycott, Divestment and Sanctions (conosciuta come Campagna BDS) come uno strumento che aumenti il livello di consapevolezza e che denunci, tramite il boicottaggio, la complicità di molte aziende, istituzioni e governi con le politiche e pratiche di discriminazione e occupazione portate avanti dallo stato di Israele.

Barcellona, 10 dicembre 2017

Leggi lo statement originale.

“Travelling for Peace”: il primo mese di due volontarie in Palestina

“Travelling for Peace”: il primo mese di due volontarie in Palestina

Pubblichiamo il primo report della coppia di ragazze partecipante al progetto di Servizio Volontario Europeo in Palestina “Travelling for Peace. Intercultural paths and sustainable tourism” realizzato in collaborazione con il centro Al Shmoh di Al’Masara.

A un mese dal nostro arrivo riconosco che nessun seminario, training, libro o conversazione avrebbe mai potuto rendere davvero l’idea di quello che vuol dire vivere in un posto come la Palestina. Una sola domanda continua a rimbalzarmi in testa: perché?

Perché camminare in certi luoghi o prendere determinate strade può costare la vita? Perché la notte prima di andare a dormire più di qualcuno si chiede se stasera la sua casa e la sua famiglia subirà un’incursione violenta? Perché i bambini la mattina sono costretti a moltiplicare la distanza del loro tragitto per andare a scuola? Perché di ritorno a casa da una serata tra amici in un villaggio vicino mi trovo la strada bloccata da militari israeliani sotto un cartello che invece segnala l’ingresso ad un villaggio palestinese? Perché le risorse idriche vengono recintate, protette da mezzi militari e sfruttate in modo che le colonie israeliane ricevano quattro volte tanto la quantità destinata invece ai villaggi palestinesi?

La risposta è sempre la stessa: questa è l’occupazione. Ma è una risposta che non trova nessuna logica umana.

La vita ad Al Ma’sara ha tempi diversi, più lenti, scanditi sempre dalle attività quotidiane, ma senza fretta – c’è sempre tempo per un tè o un caffè, o anche tutti e due. Dopo un mese, in questo villaggio di 1000 persone ci conoscono quasi tutti. I vicini più stretti sono diventati una seconda famiglia e gli inviti a mangiare insieme non si contano più. I bambini bussano alla porta per chiederci come stiamo o per fargli un disegno che porteranno orgogliosi il giorno dopo a scuola. La mattina invece ci impegnamo ad insegnare numeri, lettere e canzoni in inglese ai bambini dell’asilo, imparando a nostra volta parole in arabo. Con un po’ d’impegno siamo riuscite a sistemare la casa dove vivremo per i prossimi cinque mesi, adesso è più accogliente e l’idea è quella di trasformarla in una vera e propria guesthouse, ma anche in un punto d’incontro per i volontari internazionali e la gente del villaggio, dove scambiare idee, vedere film, organizzare campagne di sensibilizzazione e, perché no, cimentarci in scambi culinari italo-palestinesi! La parte più importante di questo progetto per noi è coinvolgere le persone, soprattutto i giovani del villaggio che speriamo siano quelli che più troveranno beneficio da queste attività sviluppando una nuova curiosità che possa divenire il motore di una nuova idea di Palestina, libera soprattutto dalle catene di una retorica sociale e culturale radicata in un passato e presente troppo violento, sia a livello fisico che psicologico.

La curiosità e la voglia di continuare a scoprire ogni giorno qualcosa in più di questo posto è tanta. Una conversazione nata su un ‘service’ di ritorno da Betlemme con una nonna del villaggio può regalare aneddoti di tempi quando la vita sembrava più semplice, scorci di una cultura ricca di tradizioni e profondamente legata alla sacralità della terra.

Radicati al terreno come alberi di olive: un campo in Palestina

Radicati al terreno come alberi di olive: un campo in Palestina

Dal 23 ottobre al 3 novembre 2017 un campo in Palestina, a sud est di Betlemme, nei pressi del villaggio Nahalin, per supportare il raccolto delle olive.

Il campo avrà luogo contestualmente al progetto The Tent of Nations, che cerca di connettere persone provenienti da culture diverse per costruire ponti di comprensione, riconciliazione e pace, con l’obiettivo futuro di trasmettere, attraverso chi ha vissuto quest’esperienza, valori di tolleranza e coesistenza rispettosa e pacifica. I campi di volontariato internazionale sono uno strumento, tra gli altri, per raggiungere tal fine. Sin dal 1991 il territorio dove prende luogo il progetto è sotto minaccia di sequestro da parte dell’esercito israeliano: da allora fino ad oggi, viene difeso il diritto a restare nella propria terra, credendo fermamente nella giustizia.

Questo campo, che ha come obiettivo la raccolta delle olive, è partecipato sia da persone locali che da volontari/e internazionali, che campeggeranno e lavoreranno insieme per dieci giorni. Durante le mattine si svolgerà la raccolta delle olive e ci si prenderà cura degli uliveti della fattoria. Nei pomeriggi invece si svolgeranno visite guidate nei territori circostanti.

Nella parte studio verranno svolte discussioni approfondite riguardo alle radici del popolo palestinese e alla storia della loro terra.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’arabo.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Il mandorlo come albero della speranza: un campo per il raccolto in Palestina

Il mandorlo come albero della speranza: un campo per il raccolto in Palestina

Dal 31 luglio all’11 agosto 2017 un campo in Palestina, a sud est di Betlemme, nei pressi del villaggio Nahalin, per supportare il raccolto nei frutteti.

Il campo avrà luogo contestualmente al progetto The Tent of Nations, che cerca di connettere persone provenienti da culture diverse per costruire ponti di comprensione, riconciliazione e pace, con l’obiettivo futuro di trasmettere, attraverso chi ha vissuto quest’esperienza, valori di tolleranza e coesistenza rispettosa e pacifica. I campi di volontariato internazionale sono uno strumento, tra gli altri, per raggiungere tal fine. Sin dal 1991 il territorio dove prende luogo il progetto è sotto minaccia di sequestro da parte dell’esercito israeliano: da allora fino ad oggi, viene difeso il diritto a restare nella propria terra, credendo fermamente nella giustizia.

Agosto è il mese del raccolto delle mandorle e delle mele. Durante il raccolto è sempre utile una partecipazione ampia di persone, che siano attivisti del progetto, volontari o locali: tutti e tutte insieme si campeggerà per 10 giorni, durante i quali si raccoglieranno i frutti maturi e si aiuterà nel preparare delle confetture dagli stessi. Alcuni pomeriggi saranno impegnati in momenti di studio e approfondimento sulla situazione politica e sociale nei territori occupati palestinesi e sulla loro storia, attraverso letture, workshop, documentari, visite a Betlemme e nell’area circostante.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’arabo.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.