Insegnare l’inglese alla scuola primaria: parti subito per uno SVE di 12 mesi in Olanda

Insegnare l’inglese alla scuola primaria: parti subito per uno SVE di 12 mesi in Olanda

La Stichting IJSiq Foundation è in cerca di un/a volontario/a SVE disponibile a partire subito per un progetto di 12 mesi a ‘s-Hertogenbosch (Boscoducale, a circa un’ora da Amsterdam) a supporto dell’insegnamento di inglese nelle scuole primarie.

Come per ogni progetto SVE, sono garantite le spese di alloggio, vitto, viaggio, corso di lingua ed assicurazione.

Durata del progetto: 1 febbraio 2018 – 31 gennaio 2019

Descrizione del progetto:

Il/la volontario/a SVE assisterà due insegnanti madrelingua inglese già inseriti nella scuola. Oltre alla presenza in classe durante le ore di lezione, al/alla volontario/a è richiesto supporto nelle attività scolastiche di gruppo e per attività extra scolastiche con i bambini e le bambine locali. Inoltre, potrà prendere parte all’ideazione di progetti per lo scambio giovanile eTwinning e, insieme al gruppo di volontari/e locali, avrà l’opportunità di sviluppare idee e progetti propri da portare avanti nei mesi del progetto. A seconda delle capacità e degli interessi del/la volontario/a tali progetti potranno essere centrati su attività ludiche, artistiche, creative e via dicendo.

Requisiti richiesti:

  • essere aperti mentalmente e avere un’attitudine sociale, energica e creativa;
  • avere esperienza e passione nel lavorare con i/le bambini/e;
  • avere una buona conoscenza dell’inglese.

Leggi qui la call completa.

Per candidarsi, inviare CV e lettera di motivazioni in inglese all’indirizzo evs.leije@telfort.nl entro lunedì 22 gennaio.

Costruire nidi per i gufi con la Xinglong Community: un campo a Taiwan

Costruire nidi per i gufi con la Xinglong Community: un campo a Taiwan

Dal 4 al 15 marzo 2018 un campo a Taiwan (Repubblica Cinese) in supporto alla Comunità di Xinglong, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza della conservazione della natura selvaggia.

La Comunità di Xinglong si trova nella zona a sud est di Taichung, situata vicino alle montagne e circondata di abbondanti risorse naturali. Insieme ad altre organizzazioni locali, la comunità ha costruito negli scorsi anni dei rifugi in legno per gli esemplari della specie di gufi Otus lettia esistenti nell’ambiente circostante.

L’obiettivo dei campi di volontariato è di diffondere nella cultura locale l’importanza della conservazione naturale, contro l’invasiva industrializzazione dei territori. La presenza di volontari internazionali può essere da stimolo per portare prospettive e visioni nuove, supportando il lavoro della comunità attraverso la condivisione delle conoscenze.

I/le volontari/e del campo saranno quindi impegnati/e su tre aspetti: supportare nelle attività di conservazione dell’ambiente; cooperare con volontari/e esperti/e nella cura di animali feriti; supportare il lavoro agricolo della popolazione locale. Parallelamente, verranno organizzate iniziative rivolte alla popolazione locale per promuovere le attività di tutela ambientale.

La lingua del campo è il cinese mandarino.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Pubblichiamo la testimonianza di Noemi Giachi, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Kaisersthul (Germania), dedicato alla tutela ambientale.

Mentre cercavo di riposare sul Flixbus che mi avrebbe portato a Friburgo, dopo 13 ore di viaggio, mi ricordo ancora la sensazione di terrore che ora dopo ora si stava consumando dentro di me: terrore e curiosità, ovvio, ma soprattutto la prima. Era la prima volta che viaggiavo da sola e nella mia testa mi assillava la domanda: ma cosa ho fatto?!

Sono arrivata a Schelingen, nella zona del Kaisersthul, verso le due di pomeriggio e subito ho conosciuto i due coordinatori e il responsabile della manutenzione della riserva, con cui avremo lavorato. Il Kaisersthul è una piccola montagna vulcanica a circa 25 km da Friburgo, in Germania. È una famosa area vinicola, cosa che si capisce subito al primo sguardo sul territorio, ma soprattutto è una riserva naturale protetta, che ospita la più grande varietà di specie di tutta l’Europa centrale. Salvaguardare questo macrocosmo era il nostro lavoro. Per la maggior parte del tempo questo consisteva  nell’estirpare l’erba secca con dei forconi lungo tutti i versanti dei monti e portarla a valle, dove ne facevamo balle di fieno. Spero che solo dalla descrizione si possa capire quanto estenuante sia stato, soprattutto nei giorni di pieno sole, benché la temperatura di norma fosse più bassa di quella cui sono abituata.

Tuttavia, per quanto faticoso, le ore di lavoro passavano rapide, grazie all’aiuto reciproco e alla presenza dei miei compagni di avventura, nonché degli altri ragazzi tedeschi che lavoravano nella riserva. Cantando (in una decina di lingue diverse), ridendo e tra qualche (frequente) pausa, le cinque/sei ore di lavoro giornaliero passavano velocemente e, stanchi ma felici, potevamo tornare al nostro campo, a quella che è stata per tre settimane la nostra nuova casa.
All’inizio vivere 24 ore su 24 con altri 15 sconosciuti, ognuno con le proprie abitudini, non sembrava cosa da poco; ma quando i compagni sono tuoi coetanei, tutti con una storia da raccontare, con le proprie idee e passioni e con il proprio bagaglio da condividere, il tempo di adattamento è veramente breve.

Emoziona pensarci: 16 persone, 16 anime proveniente da tutte le parti del mondo, con culture e vissuti differenti che per quasi un mese hanno condiviso lo stesso obiettivo. Queste persone sono diventate la mia famiglia, sul serio: non è solo il lavorare insieme, ma anche il dormire,  il cucinare, lavare, organizzare, giocare e scoprire insieme un paese per tutti nuovo. È l’andare avanti insieme. Tutto ciò unito alla gratificazione di lavorare a stretto contatto con la natura e alla simpatia e accoglienza della popolazione locale, che ci ha riempito di prodotti del luogo (oltre ad offrirci un eccellente degustazione di vini), hanno reso il mio agosto un mese indimenticabile. Tra le altre cose, avere i weekend liberi ci ha dato modo di visitare  anche alcune città: Friburgo, che era la più vicina, Colmar in Francia, Basilea in Svizzera, e ovviamente non ci siamo fatti mancare una gita nella Foresta Nera.

Insomma, sono state tre settimane molto dinamiche, che hanno riempito il mio bagaglio di tanti ricordi e belle persone, e mi hanno dato la possibilità di scoprire quanta ricchezza ti può dare questo modo alternativo di “viaggiare”. Perché, pur rimanendo nello stesso luogo, la varietà di persone, colori e stili di vita, hanno reso la mia permanenza  a Schelingen il viaggio più bello della mia vita.

Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Dal 10 al 18 marzo 2018 un campo in Islanda per promuovere la condivisione e l’apprendimento collettivo su questioni ambientali, globali e locali, attraverso teoria e pratica sul territorio.

È il campo adatto per chi desidera approfondire temi inerenti al cambiamento climatico, alla gestione dei rifiuti e riciclaggio, alla protezione degli animali e a soluzioni ecologicamente sostenibili. A tutti/e i/le partecipanti è richiesto di contribuire con le proprie conoscenze ed esperienze; l’obiettivo del campo è il raggiungimento della conoscenza condivisa di differenti aspetti della questione ambientale, attraverso visite, discussioni e workshop tematici.

I/le volontari/e del campo svolgeranno attività finalizzate a renderli/e viaggiatori e consumatori consapevoli. Verranno svolte visite a progetti ambientali locali (quali centri per il riciclaggio dei rifiuti o giardini botanici) per analizzarne a fondo le attività e gli obiettivi.

Come parte studio, verranno proposte attività pratiche sul territorio, come ad esempio la pulizia delle spiagge a nord del paese o la realizzazione di workshop pubblici per sensibilizzare la popolazione locale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Can Pipirimosca, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana

Can Pipirimosca, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana

Pubblichiamo la testimonianza di Carolina Pisapia, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Valls (Catalunya) presso la fattoria ecologica Can Pipirimosca la scorsa estate.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante nell’afa della campagna catalana in pieno agosto. Prendendo un calle sterrato che taglia la strada per Valls, scavalcata la corda che delimita la proprietà di Pere, il visitatore viene pervaso da una strana calma: improvvisamente la frenesia di tutti i giorni appare un ricordo lontano, una sciocchezza di cui sorridere distrattamente. Qualche passo più avanti si apre tra la vegetazione mediterranea uno spiazzo in cui sorge un rustico casolare rossiccio. Affianco alla porta d’ingresso campeggia un’insegna che riporta a caratteri vivaci la scritta “Can Pipirimosca”. Di fronte, all’ombra di un enorme ficus, un lungo tavolaccio di legno con una ventina di coperti e due ciotolone d’insalata. Un viavai di gente di tutte le età travolge il visitatore, confuso dalla quantità di lingue che gli risuonano intorno, dal calore del sole di mezzogiorno e dal ronzio degli insetti, dal fruscio degli alberi e dai profumi delle erbe aromatiche che crescono nei vasi attorno alla cucina all’aperto. Un applauso accompagnato da esclamazioni di approvazione si sovrappone al chiacchiericcio plurinazionale e alle risate che esplodono di frequente sotto al ficus: due ragazze con abiti lunghi e variopinti si dirigono verso il tavolo trasportando un enorme pentolone fumante, seguite da un grosso uomo sulla sessantina con due baffi bianchi e la barba intrecciata che, insieme ad un tredicenne dai capelli lunghi e arruffati, si fa largo tra i curiosi con una padella stracolma di zucchine fritte in pastella.

Vivere in perfetta armonia con l’ecosistema per quindici giorni non è facile. Le docce sono all’aria aperta e il fascino di lavarsi sotto alle stelle deve fare i conti con l’aria frizzantina e pungente che prende il posto dei trentacinque gradi giornalieri al calar del sole; la toilette è organica ma, come ci spiega Pere il primo giorno, è preferibile usare direttamente i campi; la cucina è vegana e locale, ciò che non è autoprodotto viene barattato con i vicini in cambio di pane, frutta o sapone fatto in casa e una volta a settimana arriva il furgone con le casse scartate dall’ortomercato: qui ogni risorsa viene sfruttata fino in fondo. “Niente caffè a colazione, non è un prodotto locale” avvisa Pere, scatenando un’ondata di panico nei volontari, “ma oggi pomeriggio cucineremo torte in abbondanza”. I volontari tirano un sospiro di sollievo e, dopo un paio di giorni, le tisane preparate con l’acqua scaldata dai pannelli solari e le erbe fresche del giardino aromatico – menta, lime, geranio – sembrano essere un ottimo sostituto alla caffeina. La cucina è affidata ai volontari, a turno, ed è un momento di chiacchiere più o meno impegnate, risate e confidenze. I piatti forti sono il riso con le verdure e la torta con le more colte sulla strada per Valls.

Gran parte del lavoro è a Can Pipirimosca: c’è da preparare le aiuole per il giardino invernale secondo i principi della permacultura, estirpare i cespugli di more che crescono sotto al ficus, pulire la piscina piena di fango in cui raccogliere l’acqua piovana per irrigare i campi. Un giorno andiamo da Rose, la vicina di Pere, ad arrampicarci sugli alberi per raccogliere le carrube; un giorno in collina da Inaqui a ricostruire un muretto crollato: creiamo una catena umana lungo la collina e ci passiamo i secchi con le pietre cantando a squarciagola.
Molto lavoro lo svolgiamo anche all’”Hort comunitari dels 4 cantons”, un terreno abbandonato nel centro di Valls che un gruppo di attivisti, di cui fa parte Pere, ha rilevato per creare un giardino comunitario per gli abitanti, sulla scia del movimento Incredible Edible nato a Todmorden nel 2007, con l’obiettivo di promuovere la produzione alimentare locale e biologica. Il progetto è ai primordi e i volontari di Can Pipirimosca nell’arco di due settimane bonificano e rivitalizzano uno spazio dimenticato per renderlo disponibile alla comunità di Valls. Terminati i lavori, viene organizzata una festa per inaugurare l’Orto e, al travaso della prima piantina di rosmarino nelle nuove aiuole, qualcuno finge di essere molto concentrato sulla pizza che sta mangiando per nascondere gli occhi lucidi. Ci sentiamo un po’ protagonisti di Domani, il film on the road in cui Cyril Dion e Mélanie Laurent raccontano gli attivismi ecologici nel mondo.

A Can Pipirimosca va e viene gente da tutto il mondo: qui si incontrano architetti in pausa dalla vita di tutti i giorni, ventenni che hanno smarrito la strada, anziane coppie norvegesi che vivono in una roulotte, insegnanti di yoga che non mancano di offrire lezioni ai volontari alle prime luci del mattino di una domenica di agosto, giovani omeopate, aspiranti erboristi, insegnanti di liceo, volontari del Servizio Civile Internazionale, ecologisti e curiosi di varia provenienza.
A Can Pipirimosca viviamo come corpo collettivo dalla mattina alla sera, le giornate sono piene, procedono con la lentezza della vita nei campi, rilassate e piacevoli, il lavoro stanca ma soddisfa e diverte, i pasti sono colorati e conditi dalle storie incredibili che qui tutti hanno da raccontare e anche la sera ci addormentiamo accompagnati dal respiro delle dieci persone che condividono la stanza con noi e, se all’inizio veniamo svegliati, nel cuore della notte, dal gallo che inizia a cantare troppo presto, bastano pochi giorni per dimenticare che c’è stato un tempo in cui vivevamo in città trafficate e dormivamo con le tapparelle abbassate. Qui l’aria entra ed esce spontanea dalle finestre aperte e alleggerisce i nostri sogni.

A distanza di mesi conservo molto di più del ricordo di un campo di volontariato di due settimane. Il visitatore confuso si chiede che cosa significhi l’espressione “Can Pipirimosca”. “Can Pipirimosca” è un gioco di parole catalano di cui tutti ignorano il senso, ma chi ci si ferma qualche tempo fatica a pensare che questo luogo possa avere un nome differente. Can Pipirimosca è una sequenza di suoni che chiede di essere riempita di contenuti, con le cantate notturne accompagnate dalla chitarra, con i laboratori per imparare a fare il sapone, con le braccia graffiate nello sradicare gli arbusti all’Orto Comunitario, con le chiacchiere lungo la camminata di quaranta minuti che da Can Pipirimosca porta a Valls e gli acini d’uva rubati dai rami che sporgono oltre le mura di cinta delle fattorie, con le spalle doloranti per aver messo troppo impegno nello zappare la terra del giardino invernale, con le scarpe sporche di fango, con i vestiti lavati a mano in giardino, con le pause a metà mattina stesi all’ombra degli alberi a mangiare melone, con i rari caffè presi in paese e i sensi di colpa striscianti, con le gite al mare, al lago, nelle città vicine nel fine settimana, con le serate accompagnate dal vino biologico e i volti illuminati dalla luna quando, la notte di San Lorenzo, saliamo sul tetto per guardare le stelle.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana. Una volta entrato, anche il visitatore più confuso e incerto verrà inevitabilmente corrotto dalla perfetta armonia di sapori del riso con le verdure e, quando proprio sarà costretto ad andarsene, continuerà a cucinare torte vegane agli amici e ad imprecare in spagnolo quando si accorgerà di averle cotte troppo. Pere ci insegnava a preparare le sue torte, ma poi le infornava lui e non ci ha mai detto quanto dovessero cuocere. Qualcuno dice che sorvola sempre di proposito, così che Can Pipirimosca possa mantenere la sua aura di mistero. Qualcuno invece sostiene che nemmeno Pere sappia quanto debbano cuocere quelle torte e che è lo spirito stesso di Can Pipirimosca a entrare in lui e a suggerirgli il giusto tempo di cottura.

Verso un mondo migliore: testimonianza dal campo “Yoga as life style”

Verso un mondo migliore: testimonianza dal campo “Yoga as life style”

Pubblichiamo la testimonianza di Tijana Sladoje, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale “Yoga as life style” a Roma la scorsa estate, presso La Città dell’Utopia.

Le due cose che mi interessano di più: l’utopia e le filosofie orientali. Quindi, quando ho visto il campo “Yoga as a lifestyle” in un posto che si chiama la Città dell’Utopia, sapevo che devo stare là. E non ho sbagliato. Questo campo, che aveva luogo dal 9 al 16 settembre 2017, è stato davvero una esperienza unica e molto speciale.

La cosa più bella che possiamo dare agli altri è accettarli come sono, farli sentirsi accettati ed amati. La cosa più importante che possiamo fare per noi stessi, dopo accettarsi ed amarsi, è aiutare e servire agli altri. In questo campo abbiamo fatto tutte e due. Noi dieci, dai diversi paesi, diverse culture, con personalità diverse, abbiamo toccato la sostanza dell’essere durante quei sette giorni. Lo abbiamo fatto con il grande aiuto e la direzione del nostro maestro di yoga (non solo di yoga, ma anche di vita) Salvatore Spataro. Lui ha fatto proprio questo, ci ha fatto sentire accettati ed amati, liberi ad essere noi stessi, senza costrizioni, senza aspettative, senza giudizi. Beh, forse non eravamo proprio tutti pronti per accettarlo, ma anche riconoscere di essere impreparati è stato importante – saper accettare di non accettare, dare tempo a se stessi. Insomma, il campo è stato un passo importantissimo per tutti noi, avanzato per alcuni, iniziale per gli altri, ma non importa, perché non siamo tutti uguali, né migliori, né peggiori: siamo semplicemente diversi.

Abbiamo esercitato una disciplina auto-imposta, grazie alle regole che Salvatore ci ha presentato; non è stato difficile seguirle perché ci ha dato anche gli strumenti per ragionare su di esse, per capire perché fosse importante seguirle. Ci ha aiutato a comprendere come il nostro comportamento e le nostre decisioni toccano gli altri, toccano tutto il gruppo. Quindi, non ci alzavamo alle 7:30 senza capire perché, semplicemente perché qualcuno ci aveva detto di farlo, ma perché era la cosa giusta nel quel momento. Anche il fatto che dovevamo cucinare e pulire da soli per tutto il gruppo, in turni, ha contribuito alla creazione di questo senso di responsabilità e solidarietà.

Ogni mattina ed ogni sera abbiamo praticato yoga, abbiamo imparato qualche nuova posizione, ma ancora più importante, abbiamo imparato qualcosa di noi stessi. Parlavamo molto, e questo mi è piaciuto tanto. Perché, come ci ha spiegato Salvatore, fare yoga non vuol dire solo fare le asane. Yoga è un modo di vivere, significa coscienza assoluta, consapevolezza d’ogni istante, del presente, dei propri pensieri, parole ed azioni, ma pure dei bisogni e del benessere degli altri. E una società piena di persone così consapevoli e riguardose può essere solo perfetta. O, se non altro, sarebbe sulla strada per diventarlo.

Abbiamo fatto anche diversi esercizi di respirazione e un po’ di meditazione, tutto questo con un unico obiettivo: conoscere se stessi, accettare se stessi ed esprimere tutto quello che siamo.

Inoltre, il bellissimo laboratorio di yoga e arte che abbiamo avuto con un altra giovane maestra di yoga, Laura, ci ha aiutato ad esprimerci meglio, a scoprire le cose dentro di noi, a mostrarle a noi stessi e agli altri. Perché tutto quello che abbiamo disegnato dopo aver praticato un po’ di yoga sembrava essere uscito proprio dal dentro di noi, da quella parte inconsapevole ed sconosciuta. Per me è stato molto emozionante, perché ho scoperto qualcosa nuovo su di me e ho avuto l’opportunità di conoscere meglio gli altri, di vedere una parte molto profonda ed intima delle loro anime, e mi ha commosso davvero.

Anch’io ho avuto l’opportunità di parlare di quello che mi interessa tanto e che ho trovato messo in pratica durante questo campo, ovvero il legame tra l’utopia e sviluppo personale, specialmente seguendo le filosofie e religioni orientali e le pratiche ad esse connesse. Ho quindi presentato brevemente la mia ricerca su questo legame, usando gli esempi dell’utopia letteraria nella letteratura anglosassone. Sono molto grata allo SCI per questa opportunità e la bellissima esperienza di aver potuto condividerla con gli altri.

Ogni giorno avevamo anche del tempo libero per vedere la città e l’abbiamo usato per visitare i posti turistici e passare del tempo insieme, conoscendoci meglio.

Ma questo campo non è stato solo visite, yoga, meditazione e contemplazione filosofica. Facevamo anche un po’ di lavoro fisico che ha perfettamente completato il lato spirituale di questa esperienza. Abbiamo cominciato a costruire il sentiero davanti al Casale. Non ci siamo riusciti a finirlo a causa del brutto tempo ad inizio settimana e mancanza di tempo alla fine, ma la cosa più importante è che abbiamo fatto qualcosa. Abbiamo contribuito a questo posto incredibile, (ri)costruito dallo sforzo comune di tante persone. Per me è stata una cosa importantissima (forse non tanto per quelli che dovevano finire il sentiero, scusate!).

L’ultimo giorno del campo, che per noi volontari era libero, mi ha lasciato una grandissima impressione: presso il Casale c’era quel giorno il mercatino e il pranzo comune. Noi non eravamo tenuti a fare nulla, ma potevamo dare una mano se volevamo, e infatti in molti abbiamo scelto di farlo. Io amo Roma, tanto. Mi sono innamorata di questa città. Cerco visitarla e girarla ad ogni occasione. Avevo un pomeriggio libero, potevo fare che volevo. Eppure, l’unica cosa che mi veniva da fare era stare nella cucina (e neanche mi piace cucinare) ed aiutare come potevo e sapevo. Semplicemente sentivo un grande desiderio d’aiutare, di far parte di quella comunità, e ancora lo sento. Mi sentivo viva, sentivo di aver un motivo, un obiettivo, di fare la cosa giusta, la cosa che finalmente ha un senso tra tutta l’assurdità dell’esistenza umana.

Semplicemente, mi sentivo ispirata dal quel posto che porta un messaggio forte di solidarietà, tolleranza, amore, servizio comune ed attivismo sociale; un posto che comunica questo messaggio non solo a parole, ma attraverso le azioni, dando un esempio vivo e una motivazione agli altri di fare la stessa cosa. E questo messaggio ancora risuona dentro di me e attraverso me, portandomi a fare tutto ciò che posso per aiutare e contribuire anche nel mio paese.

Perché utopia non è un posto immaginario, né un posto fisico. È un processo che avviene dentro ognuno di noi. Il nostro comportamento, le nostre decisioni, non sono solo nostri. Rappresentano un esempio per tutta la società. Per questo è importante curare se stessi, essere la migliore versione di se stessi e così aiutare il mondo a diventare un posto migliore. In questo campo abbiamo imparato dell’importanza del proprio benessere e il suo legame con il benessere sociale.

Forse i risultati e gli effetti materiali di questo campo non sono tanti (un paio del pallet fissati a terra come inizio di un sentiero); ma quello che abbiamo imparato e portato dentro sicuramente avrà effetti molto più visibili e durevoli. Al primo posto, rimane sicuramente bella amicizia nata tra alcuni di noi. E anche il fatto che tutti abbiamo cominciato o continuato a praticare un po’ di quello che abbiamo imparato, a vivere il messaggio di solidarietà, tolleranza, amore, consapevolezza, servizio comune, per vivere una vita significativa.

Perché utopia non si può imporre da fuori, deve venire dal dentro ognuno di noi. Si crea come un “torrent” si scarica da Internet: un po’ qua, un po’ la; e tutti noi siamo i suoi ambasciatori.

Climate4Peace aggiorna Wikipedia: un campo di studio in Svizzera

Climate4Peace aggiorna Wikipedia: un campo di studio in Svizzera

Dal 16 al 25 marzo 2018 un campo in Svizzera a Mont-Soleil, sull’alto piano di Sant’Imier, per partecipare alla produzione di articoli per l’enciclopedia libera Wikipedia.

Wikipedia nasce nel 2001 ed è oggi uno dei siti più popolari e visitati nel mondo intero, partecipato dagli utenti grazie al contenuto libero aggiornato e migliorato di volta in volta da volontari/e. Più di 38 milioni di articoli in più di 250 lingue sono stati prodotti finora. Questo campo di volontariato è frutto della collaborazione tra Wikimedia Switzerland, una branca locale di Wikimedia Foundation, e SCI Svizzera, ad ha un obiettivo specifico: produrre contenuti di qualità sul tema del cambiamento climatico e la giustizia sociale entro la cornice della campagna SCI “Climate4Peace”.

I/le volontari del campo avranno il ruolo di ricerca di articoli da aggiornare sulla piattaforma di Wikipedia, traducendone alcuni e migliorandone altri nella propria lingua, principalmente su temi riguardanti il clima e la giustizia sociale. I partecipanti al progetto prepareranno una lista di articoli relativi a movimenti sociali, permacultura, organizzazioni e comitati territoriali in difesa dei territori, e via dicendo. È importante che tutti/e i/le partecipanti apportino alla ricerca le conoscenze relative ai propri paesi di provenienza, in modo da accrescere un bagaglio culturale collettivo.

Come parte studio, i/le volontari/e impareranno come scrivere buoni articoli per Wikipedia e approfondiranno i progetti della piattaforma. Verranno studiati i principi alla base dei progetti Wikimedia e la filosofia del software libero e del contenuto libero in generale. Oggetto di studio saranno inoltre i temi relativi al clima e alla giustizia sociale ponendoli in connessione con la pace.

La lingua del campo è l’inglese, ma gli articoli per Wikipedia possono essere scritti in qualunque lingua si conosca. La lingua locale è lo svizzero francese e lo svizzero tedesco.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Volunteers Center Zagreb (Croazia) è in cerca di 2 volontari/e SVE

Volunteers Center Zagreb (Croazia) è in cerca di 2 volontari/e SVE

La branca croata dello SCI VCZ è in cerca di due volontari/e SVE per il progetto “Volunteer 4 Volunteers” della durata di 11 mesi, dal 1 febbraio 2018 al 27 dicembre 2018.

Il progetto ruota attorno a tre assi principali:

  1. Promozione del volontariato attraverso campi di volontariato internazionale SCI: VCZ organizza ogni anno tra gli 8 e i 10 campi di volontariato internazionale; i/le volontari/e SVE avranno l’opportunità di prendere parte al processo organizzativo dei campi (analisi dei bisogni, definizione dei contenuti, ricerca dei partner, visita dei luoghi, interazione con la comunità locale) e contribuire con le proprie idee all’implementazione delle attività dei campi stessi. Durante la stagione di svolgimento dei campi (maggio – settembre), supporteranno l’attività comunicativa e promozionale degli stessi, partecipando ad iniziative territoriali e contribuendo alla promozione della campagna campi sui social; inoltre, verrà chiesto ai/alle volontari/e SVE di prendere parte alle formazioni per coordinatori e coordinatrici di campi, in modo da poter poi prendere parte ai campi in tale veste. Infine, al termine della stagione campi, parteciperanno alle attività di valutazione degli stessi, raccogliendo i form compilati dai/dalle volontari/e, analizzandone il contenuto e riportandolo in un momento di valutazione finale.
  2. Promozione dello scambio culturale attraverso corsi di lingua: i/le volontari/e SVE saranno responsabili dell’organizzazione, la promozione e lo svolgimento di corsi di lingua (la propria lingua d’origine o altre ben padroneggiate) aperte al pubblico. In cambio, riceveranno corsi di lingua croata, in modo da poter vivere la quotidianità in maniera di giorno in giorno più autonoma.
  3. Promozione del volontariato e dei progetti di Servizio Volontario Europeo (SVE): i/le volontari/e organizzeranno eventi informativi sul programma SVE, in particolare attraverso incontri di educazione non-formale con i/le giovani, con l’obiettivo di sensibilizzare la gioventù locale sul tema del volontariato. Inoltre, i/le volontari/e SVE avranno l’opportunità di sviluppare progetti propri, legati alle proprie competenze ed idee, supportati/e nel processo di preparazione e svolgimento dallo staff di VCZ.

Leggi qui la call completa.

Per candidarsi, è necessario inviare il proprio CV e lettera di motivazioni in inglese a evs@vcz.hr con in copia evs@sci-italia.it, entro domenica 14 gennaio.

SCI Catalunya è in cerca di volontari/e per 2 progetti SVE

SCI Catalunya è in cerca di volontari/e per 2 progetti SVE

La branca catalana SCI Catalunya è in cerca di due coppie di volontari/e per due differenti progetti SVE per l’anno 2018-2019.

Come per ogni progetto SVE, sono garantite le spese di alloggio, vitto, viaggio, corso di lingua ed assicurazione.

Descrizione dei progetti:

1)  Barcellona: segreteria di SCI Catalunya. Durata: settembre 2018 – settembre 2019.
Posti disponibili: 2
Attività: supporto alle attività della segreteria. I/le volontari/e supporteranno lo staff del Volunteers Placement Officers nella gestione degli arrivi e delle partenze dei/delle volontari/e, forniranno informazioni alle persone interessate a partecipare ad un campo, raccoglieranno ed invieranno le application forms e faranno da contatto tramite con i partner e le organizzazioni ospitanti i campi; saranno inoltre in grado di orientare e dare informazioni relative a diversi progetti di volontariato (come lo SVE o l’LTV), prenderanno parte all’organizzazione delle formazioni pre-partenza e parteciperanno alle attività dei gruppi locali. Durante l’estate non mancherà la possibilità di partecipare ai campi di volontariato in Catalogna.

Alloggio: un appartamento di SCI Catalunya a Barcellona, condiviso con altri/e volontari/e.

Requisiti: fluente conoscenza di spagnolo e inglese, con ottime capacità di scrittura; conoscenza basilare del catalano, che i/le volontari/e dovranno apprendere nel corso del progetto poiché è la principale lingua usata nella segreteria e con i/le volontari/e locali; flessibilità, senso di responsabilità, spirito di iniziativa e predisposizione al lavoro di gruppo; esperienza pregressa in altre branche SCI (campi di volontariato, scambi giovanili, formazioni, e via dicendo).

Leggi qui la call completa.

2) Can Pipirimosca: fattoria organica a Valls. Durata: luglio 2018 – gennaio 2019.
Posti disponibili: 2
Attività: supporto alle attività di gestione quotidiana della fattoria e alle iniziative che vi vengono organizzate; promozione di attività di sensibilizzazione sul tema del rispetto dell’ambiente, sulla sostenibilità ecologica, l’autosufficienza, la responsabilità comunitaria e la cultura della pace. I/le volontari/e avranno inoltre la possibilità di proporre ed organizzare attività in base alle proprie conoscenze ed esperienze pregresse.

Alloggio: presso il casale di Can Pipirimosca.

Requisiti: avere interesse nella natura e nella tutela ambientale; essere motivati/e e predisposti/e alla vita di campagna nella sua semplicità.

Leggi qui la call completa.

Per candidarsi, inviare CV e lettera di motivazioni all’indirizzo evs@sci-italia.it, indicando nell’oggetto dell’email la dicitura “SVE in Catalunya” ed il numero del progetto al quale si fa riferimento.

Termine ultimo per candidarsi: 15 gennaio 2018.

Call aperta: il Service Civil International è in cerca di un/a Web Developer

Call aperta: il Service Civil International è in cerca di un/a Web Developer

Il Service Civil International è in cerca di un/a Web Developer a supporto della segreteria internazionale per estendere e sviluppare diversi progetti chiave. Il/la candidato/a sarà responsabile della traduzione delle storie degli utenti in lavori tecnici, di valutarne le differenti opzioni e di implementarne la più appropriata. Questo lavoro verrà svolto con il supporto di un/a volontario/a internazionale attivo/a presso l’ufficio dell’International Secretariat (IS), al/alla quale si farà anche da mentore. Inoltre, il/la candidato/a avrà l’opportunità di interagire con un team di volontari e volontarie attualmente al lavoro su diversi progetti informatici. Si lavorerà coordinandosi con l’IS in modo da stabilire deadlines e di cooperare con progetti più ampi.

Termini contrattuali: Part-time, 15 ore a settimana per iniziare (con la possibilità di accordarsi sugli orari).

Inizio: Gennaio 2018

Contratto: 6 mesi, con 2 mesi di prova. La possibilità di estendere la durata dipenderà dalle condizioni delle mansioni concordate.

Mansioni del contratto:

  • ampliamento del progetto interno Drupal (SCI Members Area) in accordo con le specifiche dettate dal team attualmente impegnato in questo progetto;
  • coordinamento di progetti web piccoli e medi riguardanti il miglioramento degli strumenti attuali o l’implementazione di nuovi;
  • valutazione delle necessità e traduzione di queste in lavori tecnici;
  • implementazione parziale dei codici (php, html, css e affini) per l’attuazione di progetti;
  • partecipazione alle scadenze di compiti da discutere.

Luogo: da remoto.

Orientamento: l’orientamento può essere svolto da remoto o, se richiesto, passando due giorni presso l’ufficio dell’IS. Tutte le spese verranno coperte dallo SCI.

Attrezzatura: a carico del/della candidato/a.

Rapporto: il/la candidato/a dovrà fare rapporto al Coordinatore Internazionale e collaborare con il team di volontari/e lungo termine con responsabilità del settore informatico, così come ci si coordinerà in remoto con l’attuale team informatico e in generale con lo staff IS.

Competenze e conoscenze richieste:

  • avere esperienza come sviluppatore e programmatore di siti e di applicazioni web;
  • avere una conoscenza estesa di Drupal;
  • avere una conoscenza base delle interfacce per utenti;
  • essere abili nello stabilire le priorità e scegliere le soluzioni tecniche adeguate in base alle necessità;
  • conoscere o avere esperienza nel Terzo Settore;
  • avere esperienza nella traduzione di progetti web per l’utilizzo ottimizzato su dispositivi mobili;
  • essere disposti a fare da mentori a un/a giovane sviluppatore.

Competenze consigliate:

  • avere conoscenza di Joomla
  • avere esperienza di lavoro con volontari/e e/o di coordinamento di un piccolo team;

Questa posizione è un lavoro da freelance, il/la candidato/a deve aderire alla legislazione del proprio paese di residenza.

Per candidarsi:

Inviare i seguenti documenti a coordinator@sci.ngo con communication@sci.ngo in copia entro il 25 gennaio 2018.

  • CV
  • lettera di presentazione, includendo la propria offerta di compenso (basandosi su un’attività mensile di 15 ore settimanali)
  • un esempio di sito sviluppato
  • i contatti di due referenti

Si prega di tenere a mente che al/alla candidato/a verrà chiesto partecipare ad una breve prova in caso si verifichi la possibilità di dover svolgere una selezione. Le indicazioni relative a tale prova verranno inviate al momento della candidatura.

Leggi qui la call completa.