Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Ekaterina e Marina, due volontarie russe che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Piemonte, dal 25 agosto al 4 settembre 2017, presso la Cascina Pogolotti, a Sant’Ambrogio di Torino, in collaborazione con l’associazione Principi Pellegrini – diVangAzioni.

I cambiamenti più belli accadono proprio quando meno te lo aspetti.

Questa estate due ragazze russe hanno partecipato a un progetto ambientale in Italia. Il progetto si è svolto in Piemonte, vicino alla Sacra di San Michele. I volontari hanno aiutato la comunità locale a proteggere la foresta da possibili incendi.

Nuovi incontri, nuovi amici, l’incredibile bellezza dei luoghi, una vita italiana a loro sconosciuta…

La cosa più importante che può cambiare durante un’esperienza del genere è l’attitudine al lavoro. Non c’è scelta tra ciò che voglio e non voglio fare. C’è solo una cosa che conta: portarla a termine. Se hai preso l’impegno di essere un volontario e più in generale di assumerti la responsabilità delle tue azioni, devi onorare questa scelta.

All’inizio le ragazze pensavano fra sé e sé: per che cosa siamo venute veramente qui? Poi l’hanno scoperto: tornare a casa come persone diverse, cambiate, più consapevoli. Tali piccoli passi iniziano con i grandi cambiamenti per l’appunto.

Workcamp non è solo un lavoro. Lo scopo principale di questi progetti è quello di abbattere i pregiudizi di nazionalità e culture provenienti da diverse aree del pianeta. Questo obiettivo è stato raggiunto con successo.

Concerti serali con la chitarra, conversazioni sincere sulla vita nei diversi Paesi, discussioni su problemi politici attuali, cucina deliziosa e vino… Un sacco di vino, tanti sorrisi e canzoni, tante emozioni vere insomma. Tutto questo e altro ancora è stato vissuto dai volontari.

Se stai ancora pensando se partire o no come volontario, ecco la risposta: fallo subito!

Ekaterina Sitnikova & Marina Iashina

Perm, Russia

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Claudio Agrelli, volontario che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Francia (“Green Space Maintenance and community life” – SCI France) nell’agosto 2017.

Camembert. Il mio formaggio francese preferito è stato senza dubbio il protagonista indiscusso del workcamp estivo presso l’associazione L’Hermitage, ad Autreches, piccolo borgo di 800 anime nel cuore della Piccardia, 100km a nord-est di Parigi.
A pranzo, a cena, e spesso anche a colazione, il camembert spalmato su una fragrante baguette si è ben presto affermato come un rito collettivo tra i giovani partecipanti del progetto, seduti a tavola nella sala da pranzo della Maison, un ex Sanatorio immerso nella foresta, base operativa dell’Associazione L’Hermitage .
Un rito, si. Non solo per il palato, ma un vero e proprio simbolo culinario della vita in comunità, un dolce accompagnamento dei pasti durante l’illustrazione di audaci progetti eco-sostenibili e conversazioni più o meno impegnate, dal calcio all’Isis (erano i giorni dell’attentato di Barcellona), dai dialetti locali alla politica (“ma allora cosa ne pensi di questo Macron?”).

Il mio campo all’Hermitage dello scorso agosto verrà ricordato come una straordinaria occasione di condivisione, insieme a ragazzi provenienti da vari Paesi Europei e non (Taiwan, Serbia, Spagna. oltre ovviamente ad Italia e Francia), dove ho potuto toccare con mano tutta la bellezza, la fatica e l’intima soddisfazione di vivere 24 ore al giorno in comunità. Ogni processo decisionale, dalla organizzazione del lavoro quotidiano alla programmazione dei turni di cucina e pulizia, dalle gite pomeridiane alle attività del tempo libero erano costantemente oggetto di riunioni “ufficiali”, tenute attraverso il dialogo, l’ascolto e il confronto di ciascuna voce presente, nessuna esclusa.

Tanto per fare un esempio, tutte le mattine alle 9, ci riunivamo all’ingresso della Maison e, a turno, raccontavamo il nostro stato d’animo, come era il nostro umore (il mio spesso e volentieri variabile come il clima umido e piovigginoso del posto), quali fossero i propositi e le ambizioni per la giornata appena iniziata.
Senza ombra di dubbio, in un’epoca dove trionfa l’individualismo, l’egoismo e il pensare solo a sé stessi, è stato lodevole, prima di tutto da parte dei volontari dell’Hermitage, riservare con cura e attenzione gran parte del tempo a disposizione al confronto collettivo, all’insegna di regole democratiche e trasparenti, anche se a volte un po’ troppo rigide (come dimenticarsi la riunione convocata da Celie, la nostra solerte group leader alle 15 di domenica pomeriggio?). Per me tale approccio ha significato il rinunciare ad un po’ di privacy, riuscendo a ritagliarmi pochi momenti in solitaria, come una corsetta mattutina nei campi intorno ad Autreches oppure qualche passeggiata tra i boschi con l’ipod.

Ma alla fine posso affermare con orgoglio che questo workcamp è stato un utilissimo esercizio alla cultura della pazienza, imparando a prendersi il tempo necessario per ascoltare tutte le voci, a rispettare opinioni e punti di vista diversi, ad apprezzare culture, accenti e modi di fare talvolta così distanti dai miei. A comprendere quante cose ci uniscono, prima di tutto come giovani, senza differenze di nazionalità.
E nonostante tra Italiani e Francesi resti la storica goliardia reciproca, al pari di cugini affezionati che si vedono di rado, sempre pronti a prendersi in giro, il vivere in simbiosi ci ha consentito di costruire, passo dopo passo, un’esperienza ricca di bei ricordi.

Abbiamo conseguito tutti gli obiettivi del lavoro prefissati all’inizio, dalla ristrutturazione interna ed esterna della Maison, alla costruzione di mobili fatti a mano, dalla cura del giardino, alla pulitura e conservazione del raccolto (ho personalmente tagliato più courgettes in quelle due settimane che in tutta la mia vita!). Non solo, abbiamo avuto l’occasione di conoscere tecniche e segreti della permacultura (una forma innovativa di agricoltura sostenibile), effettuato indimenticabili gite nel cuore della Francia antica e moderna, tra cui Parigi, Compiegne e Soissons, e visitato addirittura un bunker tedesco risalente alla I Guerra Mondiale.

Insieme a Fiammetta e Matteo, gli altri due ragazzi italiani, ho avuto l’opportunità di preparare pasta alla norma e spaghetti alla carbonara per tutti i partecipanti, mantenendo dignitosamente alta la bandiera della cucina nostrana. Recensioni, commenti e sondaggi, scritti e orali, scandivano puntualmente ogni situazione comune, dalla cottura della pasta al comportamento dei volontari francesi, dall’esito di una gita in città al risultato di un lavoro pratico. La tensione del giudizio era costante, perché si sa, giudicare ed essere giudicati dagli altri non è sempre facile, ma alla fine, con un bicchiere di buon vino francese, accompagnato da un brindisi (“a votre santé”), il pasto a fine giornata iniziava sempre alla grande, tra risate e applausi.
Perché in fondo, tutti quanti noi sapevamo che alla fine c’era ad attenderci il “sacro rito” della baguette col camembert. In conclusione, per chi ama la buona cucina, la democrazia e l’ambiente il
workcamp all’Hermitage organizzato da SCI-France è senza dubbio la destinazione ideale!

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Dal 30 novembre al 16 dicembre 2017 un campo in Tanzania per supportare il progetto di apprendimento e crescita dei bambini di una comunità rurale a Zanzibar.

Sono ormai cinque anni che il progetto viene portato avanti in cooperazione col Dipartimento della Gioventù e gruppi appartenenti alla comunità locale, avente come finalità lo sviluppo dei bambini e delle bambine. In collaborazione con il Bambi Nursery School questo progetto si propone di offrire un’opportunità per i bambini provenienti da qualsiasi contesto socio-economico, etnia o religione, per permettere loro di sviluppare capacità e competenze utili per il loro percorso scolastico e crescita personale.

I/le volontari/e partecipanti svolgeranno attività rivolte a bambini della fascia di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le attività saranno diverse tra loro, seguono alcuni esempi: rinnovo e pittura dell’edificio scolastico e delle aule; attività di gioco sia interne che all’aria aperta con la funzione di stimolare l’apprendimento e la coesione del gruppo (compito dei/delle volontari/e è di portare giochi nuovi dai propri paesi di provenienza); attività fisiche e sportive come giochi olimpionici, giardinaggio, composting etc; attività nella natura, come l’osservazione degli uccelli e degli animali in genere; attività di apprendimento scolastico, svolte affiancando gli/le insegnati nelle lezioni di materie quali la matematica e le lingue.

Come parte studio i/le volontari/e avranno la possibilità di fare l’esperienza della vita comunitaria condivisa con i/le bambini/e, approfondendo questioni inerenti all’educazione attraverso discussioni e visite a luoghi di interesse collettivo che vedranno coinvolte i/le partecipanti del progetto e membri della comunità ospitante.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Kiswahili.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Senza scarpe: testimonianza da un campo in Tanzania

Senza scarpe: testimonianza da un campo in Tanzania

Pubblichiamo la testimonianza di Anna Ferretti, volontaria partita lo scorso luglio 2017 per il campo “Conservazione ambientale, semina delle mangrovie e insegnamento delle lingue straniere” in Tanzania, presso le isole di Zanzibar.

Scrivere quest’articolo non è affatto facile come avrei pensato. Sono sempre stata molto affascinata dall’Africa e in effetti non so quanto Piero Angela abbia influito sulla cosa. Comunque finalmente sto andando e anzi, ahimè, sono già rientrata! Durante il volo di andata sono passata vicino al Kilimangiaro ed è stato strano, come avere la sensazione di tornare a casa. Anche se dovuta molto probabilmente all’auto-suggestione, è stata comunque un’emozione nuova e intensa.

Molte cose mi hanno affascinato di questa esperienza; tra le tante, una che ho sentito davvero mia sono stati gli esercizi della mattina. Io ho sempre amato lo sport e quando Harith, il coordinatore del campo, ci ha detto che prima dell’inizio delle attività, per chi voleva, c’era la possibilità di andare a fare esercizi ho subito colto la palla al balzo! Non avrei mai pensato di avere la forza per svegliarmi alle 6 meno 10 di mattina, e invece lì l’ho fatto.

Correndo la mattina vedevo il villaggio che si risvegliava, e quando entravo nello “stadio” c’erano sempre tantissimi ragazzi a fare esercizi. Correvano a piedi scalzi e correvano fortissimo. Quanto odio quando vengono a dire che in Africa un simbolo di povertà è il fatto che non hanno nemmeno le scarpe! Noi abbiamo bisogno delle scarpe per i nostri piedi molli e fragili. Che i bambini correvano senza scarpe è vero, ma questo non gli causava nessun problema. C’era una ragazza in particolare, avrà avuto tredici anni, che si allenava spesso in abiti tradizionali e, indovinate, senza scarpe. Sorrideva, si divertiva e anche senza tutti i nostri superflui comfort era un’atleta di alto livello. Anche gli altri ragazzi, tra cui i miei coordinatori, erano tutti molto forti e sciolti e si allenavano esattamente come si fa nelle migliori palestre – ma, piccola nota di colore, non avendo bilancieri bilanciati ogni dieci spinte cambiavano e giravano il bilanciere, in modo da fare esercizi equilibrati.

Dopo la corsa raggiungevo sempre un gruppo di donne di mezza età che facevano esercizi tutte le mattine dalle 6 alle 7. Ho imparato a contare in swahili grazie a loro e anche se non capivo mi sono sentita accolta. Fortunatamente il linguaggio del corpo aiuta sempre molto in questi casi.

Quello che mi ha fatto innamorare di questa esperienza è che qui ho trovato tutto il necessario e finalmente abbandonato il superfluo! Io, che sento di non essere libera perché vivo in una società piena di vincoli che comportano una sempre maggiore dipendenza dal denaro (non più soltanto per la sussistenza ma ormai anche ai fini dell’inclusione sociale), ho trovato qui il mio piccolo paradiso. Cibo, acqua e un tetto mi bastano. Quando uscivo in giro per il villaggio vedevo gente sorridente e serena. Il mio angolo di paradiso.

Ma questo paradiso ha il suo prezzo per chi ci è nato: la mancanza di futuro. Chi nasce in questo luogo non ha molte speranze di poter studiare e avere un qualche tipo di sicurezza economica: tutto dipende dalla famiglia. Molti ragazzi dell’associazione ospitante vedevano in noi un ponte per l’Europa, per un futuro diverso. Ed in fondo è vero, da noi puoi finire per strada ma la possibilità di un lavoro esiste, e allora il dilemma morale… ha senso fare un invito formale e farli venire in Italia? Il Paese che sputa in faccia a tutti i richiedenti asilo e dove la possibilità di non finire sfruttati è molto bassa?

Loro hanno la libertà; noi, forse, maggiori certezze economiche e lavorative. Il paradiso ora qual è?

Festeggiare Capodanno con una maratona fotografica a Reykjavik

Festeggiare Capodanno con una maratona fotografica a Reykjavik

Dal 27 dicembre al 5 gennaio un campo a Reykjavik per supportare e partecipare alla serie di maratone di Fotografia Internazionale organizzate dal nostro partner, SEEDS Iceland.

I coordinatori e le coordinatrici del campo affiancheranno i/le volontari/e partecipanti nello sviluppo delle proprie capacità tecniche e artistiche, grazie ad una serie di workshop, sessioni di discussione collettive e analisi concettuali mirate a far emergere lo stile individuale di ciascun partecipante. Al termine di queste sessioni di lavoro gli scatti migliori saranno selezionati per una mostra collettiva presso un cinema indipendente. Ai/alle partecipanti è consigliato di portare con sé la strumentazione fotografica.

Questo campo è inserito in un progetto di apprendimento/condivisione che lo differenzia dal regolare svolgimento dei lavori di un campo tradizionale. I/le volontari/e, macchina fotografica alla mano, esploreranno visivamente la città, per poi ridiscutere insieme del lavoro compiuto nelle sessioni collettive.

Inoltre, ci sarà l’occasione di celebrare insieme il Capodanno, godere dello spettacolo pirotecnico che si svolgerà in città e festeggiare insieme al gruppo internazionale per tutta la notte.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Artemista è parte di Spessa Po e noi siamo parte di Artemista: testimonianza da un campo

Artemista è parte di Spessa Po e noi siamo parte di Artemista: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Marzia Marras, coordinatrice del campo di volontariato internazionale “Rural architecture & artistic activities” a Cascina Castello, realizzato in collaborazione con l’associazione Artemista, la quale si occupa di progetti educativi e sociali attraverso l’arte e la cultura, nel rispetto dell’ambiente.

Ho conosciuto Elisa e Mauro nel novembre 2016 per un mini-workcamp: già allora avevo capito che persone meravigliose sono, nel modo in cui hanno creato, lavorano e abitano la realtà di Artemista ‘Ostello e centro culturale’.
Quest’anno, in vista di un’estate non solo di vacanza ma dedicata molto al volontariato, dopo aver
partecipato come volontaria internazionale al workcamp “Marjamaa 11° International folk festival”
in Estonia, sono approdata sempre come volontaria e coordinatrice ad Artemista per il “Rural
architecture & artistic activities” workcamp, che ha avuto luogo dal 16 al 30 agosto.
Ho rivisto con vero piacere Elisa e Mauro e conosciuto amici e amiche di Artemista insieme ai/alle
volontari/e internazionali: Lea, Laura, Sofia, Steph, Kasia, Gozde, Canseli, Fathi e Ahmet
provenienti da diverse parti d’Europa.

Un fatto curioso e piacevole è accaduto a inizio workcamp: due amici di Gozde e Canseli, Fathi e
Ahmet, hanno sentito delle attività di volontariato e si sono subito innamorati del posto chiedendoci se potevano fermarsi qualche giorno e darci una mano contribuendo come volontari per Artemista. Grazie anche a questo l’entusiasmo di cominciare è salito alle stelle: da subito c’è stata sinergia tra tutti e tutte, bellissimo!

Durante la parte studio è stato raccontato com’è nata la realtà di Artemista nel 2004: dalle attività che svolgono come associazione (musica, teatro, workcamps, incontri con la cittadinanza, campi estivi per bimbi e bimbe, ecc) agli eventi che vengono organizzati e ospitati durante gli anni. In data 27 agosto hanno ricevuto da parte del sindaco di Spessa Po una benemerenza per l’importanza delle attività di Centro di divulgazione culturale. Io ho spiegato com’è nato lo SCI nel mondo e in Italia. Un po’ di storia è sempre utile, soprattutto per capire come mai ci siamo trovati tutti e tutte assieme.

Con Elisa e le/i volontarie/i abbiamo steso un calendario dei lavori coordinati anche con Mauro, oltre che un calendario turni di pulizia e di cucina. “Rural architecture & artistic activities”… come abbiamo svolto i lavori di quest’anno per il restauro della Sala Teatro (sala per altro risalente all’anno 1000)? Abbiamo rimosso gli allestimenti degli spettacoli più recenti e pulito la pavimentazione. Abbiamo montato i ponteggi e finito di pulire i muri laterali e il soffitto. Durante i giorni seguenti abbiamo liberato da tutto il materiale il backstage, in modo da poter pulire e intonacare i muri, oltre ai lavori di manutenzione del deposito bici. Infine, abbiamo cominciato anche a pulire e riordinare il magazzino soprastante la Sala Teatro.

Ci sono stati anche momenti di riposo e svago: un pomeriggio in piscina, una serata all’Imbarcadero, la visita storico-culturale della città di Pavia (con concerto), la gita al fiume Trebbia immerso nelle meraviglie delle natura (io vivo fuori Milano, ma lavoro in centro e non pensavo, pur conoscendo abbastanza bene il pavese, che ci fosse così tanta natura in Lombardia). Una sera abbiamo cantato e registrato canzoni e per diverse sere cucinato piatti tipici di ogni paese di provenienza. Verso la fine del workcamp abbiamo visitato e fatto serata a Bobbio, la “città a confine tra Lombardia, Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna”. Ci siamo davvero divertite/i tanto.

Ci ha fatto veramente piacere far conoscere ai/alle volontari/e internazionali le piccole realtà d’Italia
come Spessa Po che preservano (al di là dei grandi centri) l’eredità, la memoria, il patrimonio
artistico-storico-culturale e linguistico del Paese. Questo mi ha fatto tornare alla mente il workcamp nel piccolo villaggio di Marjamaa dove ho “girato il mondo” conoscendo appunto persone e culture di diversi paesi, condividendo bei momenti.

Un grazie per l’aiuto anche ad Elena, che lavora in ostello, a suo figlio Denis e un amico, Marco.

Concludere non è semplice, ma attraverso questo racconto mi auguro di aver trasmesso ciò che
vivo attraverso il volontariato ed il viaggiare e magari chi di voi “mi ha letto” sarà il/la prossimo/a
volontario/a ad Artemista con lo SCI!

Educazione comunitaria contro la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM)

Educazione comunitaria contro la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM)

Dal 3 al 23 novembre 2017 un campo in Kenya per supportare un progetto di educazione comunitaria per contrastare la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM), in collaborazione con la Kiburanga Community Based Organisation.

L’associazione nasce nel 2007 come organizzazione locale, non politica, non settaria e no profit. Attraverso il supporto di volontari e volontarie e di altre organizzazioni affini, è stato possibile realizzare fino ad oggi percorsi di partecipazione attiva e di mobilitazione di risorse umane con l’obiettivo di incidere sul problema della povertà attraverso uno sforzo collettivo e un approccio eco-sostenibile. Kiburanga promuove progetti di volontariato in una delle zone più remote e inaccessibili del Kenya, Kuria, dove il livello di povertà è molto alto, e quello di educazione tra i più bassi del paese.

Le principali attività del campo saranno: riuscire a coinvolgere ed impegnare l’intera comunità locale nella campagna contro la pratica della FGM; organizzare un workshop di approfondimento sulla pratica della FGM e sulla sua pericolosità; organizzare momenti di dibattito per e con le ragazze e le donne locali.

I/le volontari/e del campo avranno anche la possibilità di prendere parte alle attività quotidiane svolte dall’associazione, come l’educazione alla prevenzione del HIV/AIDS, campagne di sensibilizzazione relative alla pratica della FGM; visitare membri della comunità locale per promuovere lo scambio interculturale; insegnare l’inglese; attività di empowerment delle donne.

Come parte studio verranno approfondite le questioni dello sviluppo comunitario e dello scambio culturale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Radicati al terreno come alberi di olive: un campo in Palestina

Radicati al terreno come alberi di olive: un campo in Palestina

Dal 23 ottobre al 3 novembre 2017 un campo in Palestina, a sud est di Betlemme, nei pressi del villaggio Nahalin, per supportare il raccolto delle olive.

Il campo avrà luogo contestualmente al progetto The Tent of Nations, che cerca di connettere persone provenienti da culture diverse per costruire ponti di comprensione, riconciliazione e pace, con l’obiettivo futuro di trasmettere, attraverso chi ha vissuto quest’esperienza, valori di tolleranza e coesistenza rispettosa e pacifica. I campi di volontariato internazionale sono uno strumento, tra gli altri, per raggiungere tal fine. Sin dal 1991 il territorio dove prende luogo il progetto è sotto minaccia di sequestro da parte dell’esercito israeliano: da allora fino ad oggi, viene difeso il diritto a restare nella propria terra, credendo fermamente nella giustizia.

Questo campo, che ha come obiettivo la raccolta delle olive, è partecipato sia da persone locali che da volontari/e internazionali, che campeggeranno e lavoreranno insieme per dieci giorni. Durante le mattine si svolgerà la raccolta delle olive e ci si prenderà cura degli uliveti della fattoria. Nei pomeriggi invece si svolgeranno visite guidate nei territori circostanti.

Nella parte studio verranno svolte discussioni approfondite riguardo alle radici del popolo palestinese e alla storia della loro terra.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’arabo.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Restaurare gli antichi sentieri dei Pirenei: un campo in Catalunya

Restaurare gli antichi sentieri dei Pirenei: un campo in Catalunya

Dal 16 al 26 ottobre 2017 un campo in Catalunya per il restauro dei sentieri presenti nella località montuosa di Llagunes.

Questa zona è ricca di sentieri molto antichi, un tempo utilizzati per trasportare persone e merci; oggi, se restaurati, tali sentieri potrebbero essere un ottimo percorso per chi desidera praticare delle escursioni di montagna e godere della natura circostante.

L’obiettivo del campo è il restauro e la conservazione dei sentieri lungo la Vall de Siarb attraverso diversi interventi: eliminare le piante invasive, rimuovere le pietre che ostacolano il passaggio, restaurare gli argini del sentiero, recuperare la segnaletica originaria, sono solo alcuni di essi.

La parte studio sarà curata dall’organizzazione BalmesBlancs/Refugi Vall de Siarb, la quale preparerà varie attività da svolgere, come visite alle rovine medioevali dei villaggi vicini e quelle rimaste a testimonianze della guerra civile.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il catalano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Riforestazione e protezione ambientale: un campo in Uganda

Riforestazione e protezione ambientale: un campo in Uganda

Dal 3 al 21 ottobre 2017 un campo in Uganda presso il villaggio Ocea, situato nella sotto contea di Odupi, per partecipare al progetto ecosostenibile dell’Ocea Disabled Women’s Association.

Tale associazione possiede 12 ettari in questa zona, nei quali viene incoraggiata l’attività di riforestazione in contrasto al disastro ambientale imminente, causato dalla deforestazione selvaggia e incontrollata. L’obiettivo è prevenire le conseguenze del cambiamento climatico ponendo gli alberi al centro della strategia di sostenibilità ambientale, trasformando il progetto della Ocea Disabled Women’s Association in un centro di distribuzione di alberi da inviare a tutta la comunità della sotto contea Odupi.

I/le volontari/e partecipanti avranno diversi compiti, tra cui attività di conservazione dell’ambiente, la semina di 3 acri di terreno con diverse specie di alberi, la preparazione di 5 vivai per l’arbicoltura, attività di potatura, e via dicendo.

Come parte studio verranno svolte visite in luoghi naturali storici della regione, verrà visitato il mercato tradizionale di Siripi e verranno organizzate “nottate culturali”.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Lugbara.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

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