L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [I parte]

L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [I parte]

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Rainer Maria Baratti, volontario che, la scorsa estate, ha partecipato ad un campo di volontariato in Perù a tematica ambientale. La sua testimonianza è stata pubblicata integralmente su europeanaffairs.it. Noi siamo felici di riprenderla e pubblicarla in tre parti.

Può capitare che arrivi a un punto in cui ti senti stanco. Cominci a mettere in dubbio tutto: le tue capacità, le tue scelte o le tue relazioni. Metti in dubbio anche il tuo futuro e ne cominci ad avere paura. Pensi che tutti quegli sforzi che hai fatto sono vani e ti butti in qualcosa che non conosci. Una specie di prima esperienza per fare esperienza con la speranza di trovare qualcosa di buono. Forse, un giorno. Questa è la situazione in cui molti giovani ragazzi si trovano in molte parti del mondo e anche nel nostro paese. Sempre di più la speranza è trovare lavoro ma soprattutto trovare lavoro in un altro paese. In Perù uno dei ragazzi mi ha raccontato che per poter sopravvivere si fa tanto, davvero tanto, e alcuni di loro pensano ad emigrare verso paesi come il Costa Rica. In Italia la situazione non è molto diversa: c’è chi combatte, c’è chi si abbatte e c’è anche chi rinuncia agli studi. Il risultato in ogni caso è un’immane stanchezza non percepita che ti si stringe piano piano al collo. A questo la vita aggiunge qualcosa, fa il suo giro. Perdi una persona cara e senti le tue emozioni annichilite. Ti ripeti che non puoi essere debole quando davanti a te inizia un grosso periodo di incertezze, dove forse ti dovrai inventare qualcosa per fare un curriculum. Allora il cappio al collo sembra stingersi un poco di più e le parole si fanno deboli. Col tempo quelle parole deboli diventano incomunicabilità e dalla tua bocca escono solo cose stupide o frasi di circostanza. Non sai cosa stai dicendo e spesso non lo vuoi neanche dire. Cerchi solo di riempire quel silenzio oppure cerchi che qualcuno se ne accorga. Perché il dolore dell’incomprensione spesso non sta nel non sentirsi capiti ma nel non riuscirsi ad esprimere. Succede poi che questo ti porta altri casini e alla lista aggiungi pure che mandi in incidente ferroviario l’ennesima relazione instabile. Non riesci più a capire dove stai andando ma la vita continua e devi continuare ad andare. Ti butti in un lavoro che non hai mai fatto e la paura di sbagliare è sempre dietro l’angolo. Quel cappio si fa sempre più stretto e a questo ci si aggiunge la paura.

È così che forse è iniziato il viaggio e forse è bene iniziare da subito dicendo che il volontariato è un’esperienza assolutamente intima. Luis ripeteva sempre una frase: “Come disse El Chapo, “Fuga!”. Probabilmente ognuno di noi stava scappando da qualcosa. Chi dalla vecchiaia, chi da un cuore infranto, chi dal non sentirsi approvato, chi dall’ignoranza, chi da un mondo che vorrebbe diverso o chi da situazioni difficili anche solo da spiegare. Spinto da quella forza nascosta che spinge molti giovani, mi sono ritrovato a cercare ogni genere di evento che promuovesse attività all’estero o esperienze formative. In uno di questi incontri vengo a conoscenza dello SCI (Servizio Civile Internazionale) e da lì ho deciso di intraprendere la mia prima esperienza di volontariato inseguendo degli ideali che vadano contro l’indifferenza verso l’altra persona e cercando un modo per poter affermare che questo mondo è di tutti. Lo SCI offre due livelli di formazione in cui presenta il proprio codice etico e prepara i futuri volontari. Ha un primo livello facoltativo per chi decide di partire per i campi al nord del mondo ma obbligatorio per chi vuole andare al sud del mondo a cui si aggiunge un secondo livello di formazione. La formazione si svolge a La Città dell’Utopia, un casale che rappresenta un centro nevralgico per la socialità del quartiere e dove si tengono numerosi eventi ogni settimana. La stessa formazione è un momento per conoscere sé stessi, volontari provenienti da tutta Italia e per porre il punto su alcune problematiche che potresti avere davanti a te nel campo. Molta della formazione inoltre passa attraverso l’esperienza dei più diversi volontari. Per prima cosa scelgo l’America Latina stimolato dai libri, dai film, dal suo fascino, dalla sua particolarità in certe tematiche e dal mio sogno di andare un giorno in Patagonia. Ho visto poi tramite il database i paesi disponibili nel periodo in cui potevo partire ed il destino mi ha portato in Perù. Luogo per cui scelgo un progetto in campo ecologico, ce ne sono vari tra cui scegliere che spaziano dalla promozione della pace, al lavoro con gli orfani, fino a tematiche di inclusione sociale. Ed è così che sono partito per Huaraz, una città nelle Ande, pagando per mia volontà le quote di partecipazione e il viaggio. Sono partito con una frase sulla mia maglietta per ricordare uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere proprio il volontariato: “l’indifferenza è il peso morto della storia”.

Dopo un volo intercontinentale con scalo a San Paolo arrivo a Lima. Ho pernottato al Callao, vicino all’aeroporto, che poi ho scoperto essere uno dei quartieri più malfamati e pericolosi. Ci ero andato a piedi e mi sentito osservato soprattutto alle scarpe. In Perù tra i problemi più sentiti ci sono quelli della corruzione (a Lima ci sono ponti in costruzione chiusi per indagini) e della sicurezza. Molta della retorica di questo periodo di elezione, che incorreva durante il mio soggiorno, vedeva scritte “per una Huaraz più sicura”. Humberto ci ha raccontato che c’è un eccessivo divario riguardo alla sicurezza dei quartieri di Lima. Ci ha detto che nel Rimac o nel Callao la violenza è tanta mentre a Miraflores la sicurezza è garantita dal pagamento di forze di sicurezza da parte dei locali in quantità massiccia. Il giorno seguente sono partito per Huaraz. Per arrivare a Huaraz di massima ci sono due modi: aereo o autobus. L’aereo con biglietto di andata e ritorno viene intorno ai 300 dollari e ha una frequenza di 3 voli a settimana. È capitato che due giorni prima hanno spostato il volo di due giorni rispetto al biglietto che avevo comprato. A quel punto ho dovuto prendere il pullman che partiva da Lima in Plaza norte. I pullman in Perù sono ampiamente utilizzati e per 8 ore di viaggio offro il servizio con pasto a bordo, sistema di intrattenimento, Wi-Fi, sedili ampi con cuscino e coperta. Il percorso passa per il deserto e si fa largo tra le nubi, che assumono lo stesso colore marrone che si fonde e si mischia. Le curve sono tante e già da subito si incomincia la salita in mezzo alle nubi attraverso le quali è possibile intravedere le numerose abitazioni work in progress del Perù. Sono case abitate ma che sembrano perennemente in costruzioni poiché fatte di foratini e con le stecche di metallo dell’armatura di cemento che si innalzano dalle strutture. Il paesaggio è surreale e puoi vedere la strada che viene separata dal dirupo da una tenera striscia di sabbia. Dopo ore le nubi cominciano a diradarsi e i paesaggi del paese cominciano a mostrarsi mentre il sole tramonta. Fa notte e arrivo nella città. Il pullman mi lascia alla sede dell’agenzia proprietaria. Da lì incomincio a chiedere indicazioni per l’alloggio che ci hanno segnalato e mi consigliano di prendere un Taxi ma non avevo soldi in contanti. Una volta arrivato, Michael il nostro organizzatore mi dice che mi aveva intravisto all’agenzia e che era venuto a prendere Wayne proprio lì ma che si era scordato del mio arrivo. In realtà vi erano state delle incomprensioni in quanto mi aveva proposto o di venirmi a prendere o di venire da solo. Io per cortesia gli avevo detto che sarei venuto tranquillamente solo. È così che è iniziato il mio viaggio ed è così che ho conosciuto i miei compagni. Nella giornata seguente sono arrivati gli altri dalle più diverse nazioni. La squadra alla fine era composta da me (Italia), Silvie (Repubblica Ceca), Humberto (Perù), Luis (Messico), Wayne (Taiwan), Marta e Santiago (Spagna), Maria (Grecia), Lloris e Mathilde (Francia).

Il mal di montagna non è da sottovalutare in questo contesto. Lima è al livello del mare e per arrivare a Huaraz si sale fino a 3000 m. I primi giorni è normale sentirsi affaticati. Prima di fare i tour o provare le scalate dei picchi, che sono la buona parte delle attività turistiche, è meglio fare qualche passeggiata e trekking per acclimatarsi. Questo perché spesso i tour ti portano il più vicino con la macchina e comportano uno shock. In molti si sono portati pasticche per il mal di testa o la nausea dovuto appunto a questo mal di montagna. Durante la visita al Pastoruri ne ho avuto le prove. È un ghiacciaio a 5000 m che con il tempo ha perso grandissima parte della sua grandezza. Mentre camminavo sentivo lo stomaco contorto e il dolore del mal di testa picchiava il mio cervello. Passo dopo passo sentivo la paura di svenire sempre più forte e le forze abbandonarmi lentamente. Durante il cammino in salita potevo sentire il cuore rallentare. Lì comunque c’era la possibilità di pagare il noleggio di un cavallo o di pagare gli uomini disposti a prenderti in braccio in cambio di soldi. Il percorso si fa largo tra le montagne dalle venature grigie e arancioni per arrivare al ghiacciaio bianco e azzurro. Quando ti avvicini puoi notare l’acqua che si scioglie e va nel lago lì vicino. Altro consiglio è riguardo alla Sim: in ogni caso non fatela in aeroporto. Il telefono può essere un amico immancabile dato che per la maggior parte del tempo, soprattutto a Lima, avrete bisogno dei Taxi. Il capitolo Taxi è un capitolo delicato perché il sistema peruviano è un sistema informale e occorre comunque stare attenti. Se state a Lima potete tranquillamente utilizzare Uber, anche se vi conviene aspettarlo vicino o dentro al ristorante dato che in molti sanno che i turisti ricchi aspettano questo servizio. Però in generale a Huaraz non abbiamo avuto problemi riguardo. La Sim in aeroporto viene 219 dollari mentre a Huaraz in un negozio ufficiale delle compagnie potete acquistare la Sim per 5 soles in cui sono inclusi 3 giorni tutto illimitato e 30 giorni di WhatsApp. In caso potete comunque ricaricare 10 soles per avere almeno una settimana di tutto illimitato. Nel nostro alloggio vi era il Wi-Fi ma spesso non funzionava e le offerte del mio operatore non hanno funzionato benissimo.

Continua nella II parte.

Un campo ad Hong Kong organizzato dalle donne per le donne

Un campo ad Hong Kong organizzato dalle donne per le donne

Il campo

Dal 6 all’11 dicembre 2018 un campo di volontariato ad Hong Kong, in Cina, coordinato dalla branca cinese del Service Civil International.

Il campo è pensato in supporto ad un raduno di donne e bambini/e, della durata di 3 giorni, che avrà luogo nelle campagne circostanti la fattoria Sai Yeun Farm, sull’isola Cheng Chau di Hong Kong.

Essendo un raduno di donne per le donne e i propri figli, il campo è aperto a sole volontarie. Infatti, si cercano delle partecipanti per supportarne l’organizzazione logistica e lo svolgimento.

Sin dall’inizio dei tempi, le donne hanno trovato momenti dedicati per potersi incontrare, discutere, danzare, cantare e condividere le competenze acquisite in materia di rituali e medicina naturale. Questo è il quarto raduno delle donne di Hong Kong, che si incontrano a cuore e mente aperta per restaurare e coltivare la relazione tra l’essere umano e la natura; in particolare, questi incontri hanno avuto conseguenze benefiche sull’intera comunità.

Attività

Le volontarie del campo aiuteranno lo staff locale nell’arrangiamento logistico del festival (vale a dire: sistemazione degli spazi, montaggio delle strutture, organizzazione del programma) e, inoltre, aiuteranno nei turni in cucina.

Come parte studio, le volontarie parteciperanno ad alcune sessioni del festival e approfondiranno la questione dell’empowerment delle donne.

Alloggio

Le volontarie alloggeranno presso il sito del festival in tende condivise, ma visiteranno anche la città vicina e per due notti verranno ospitate presso le abitazioni di famiglie locali.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondoecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Un campo a Cantalupo nel Sannio, dove si promuove il dialogo interreligioso e l’inclusione sociale

Un campo a Cantalupo nel Sannio, dove si promuove il dialogo interreligioso e l’inclusione sociale

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa realizzato dall’Associazione “Arcivescovo Ettore di Filippo”, nostro partner per il campo di volontariato “Migrazioni, yoga e meditazione: un campo in Molise per l’inclusione sociale“.

CAMPO DI VOLONTARIATO INTERNAZIONALE

“Migration, yoga and meditation. A natural way of living in mutual understanding and peace”
(Migrazioni, Yoga e meditazione. Uno stile di vita naturale tra comprensione reciproca e pace)
17-23 Settembre, Cantalupo nel Sannio (IS)

Dal 17 al 23 Settembre 2018 ospiteremo a Cantalupo nel Sannio, presso il B&B Santa Ildegarda, un campo di volontariato internazionale in partenariato con lo SCI.
Volontari locali, sia autoctoni sia migranti, residenti in centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, vivranno, lavoreranno e studieranno per una settimana insieme a volontari internazionali provenienti da ogni parte del mondo.

Nel quadro di una visione e missione ispirata all’ecologia profonda, al bioregionalismo e alla nonviolenza attiva, tema centrale del campo di volontariato sarà il dialogo interreligioso, in merito al quale il presidente dell’associazione, padre Francis Tiso, sacerdote cattolico, cappellano dei migranti, dottore in storia e teologia, tibetologo, erborista, artista e musicista, condurrà una ricca sessione di studio.

Le mansioni includeranno lavori di agricoltura e giardinaggio, raccolta di erbe selvatiche a scopo culinario e officinale, organizzazione di attività di sensibilizzazione, falegnameria, pulizia e imbiancatura.

Il campo di volontariato è aperto a chiunque sia maggiorenne, senza alcuna discriminazione di nazionalità, età, sesso, condizione socio-economica. A questo link è possibile trovare tutte le informazioni circa le modalità di partecipazione.

Per essere aggiornati su nostri eventi e attività, è possibile seguirci inviando una email a asdarciettoredifilippo@gmail.com, chiedendo di essere inseriti nella newsletter, oppure attraverso la pagina FB.

CHI SIAMO

Nata nel Febbraio 2017 a Cantalupo nel Sannio, in provincia di Isernia, l’Associazione “Arcivescovo Ettore di Filippo” si prefigge l’obiettivo generale di promuovere e diffondere una cultura in cui l’assistenzialismo e la speculazione siano guariti da un genuino spirito di apertura e ascolto verso il prossimo, la prevaricazione dalla pace, il fanatismo dal dialogo interreligioso, l’individualismo dalla solidarietà, la devastazione ambientale e lo sterminio di altre forme di vita da una profonda connessione con la natura, la paura e l’avidità da uno spirito di condivisione e generosità.

COSA FACCIAMO

Intendiamo contribuire al miglioramento delle condizioni di accoglienza in termini di benessere integrale, inclusione sociale, facilitazione della comprensione tra persone richiedenti asilo, operatori dell’accoglienza e comunità locali, al fine di trasformare e risolvere eventuali dinamiche conflittuali e sventare traffici, delinquenza, sfruttamento e accattonaggio.

I percorsi interculturali che proponiamo includono:

  • iniziative socio-educative (lezioni di lingua e cultura italiana, orientamento formativo e professionale, gruppi di riflessione, laboratori artigianali, visite guidate);
  • pratiche di meditazione cristiana e buddhista;
  • pratiche di Yoga;
  • ReGeneration Radio, webradio itinerante di, con, per persone migranti;
  • corsi di cucina e alimentazione naturale, secondo gli insegnamenti tramandati dai maestri delle tradizioni mediterranee, ayurvedica e macrobiotica;
  • Casa delle Erbe Santa Ildegarda, crocevia di condivisione su antichi saperi erboristici da tutto il mondo, che promuove passeggiate di riconoscimento e catalogazione di erbe spontanee commestibili e officinali, nonché laboratori eco-conviviali di fitocosmesi, ginecologia naturale e tisaneria.

Che tutti gli Esseri siano Felicità

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato “Green paths of peace”, che avrà luogo a Pettinengo (Piemonte) dal 1 all’8 settembre 2018.

Il campo è realizzato in collaborazione con l’associazione Pacefuturo, che ha come obiettivo la promozione della cultura di pace attraverso azioni sostenibili, come ad esempio la tutela dell’ambiente e la realizzazione di azioni di solidarietà concreta (come, ad esempio, l’accoglienza che l’associazione offre a rifugiati e richiedenti asilo).

Infatti, una delle principali attività associative è la realizzazione di workshop dedicati alla valorizzazione delle arti locali, come l’intreccio, il cucito e l’apicultura. Insieme all’amministrazione comunale di Pettinengo, l’associazione ha utilizzato il territorio per lasciare un messaggio alle generazioni future. Questo si vede in particolare con il progetto “Green paths of peace”, che trasforma il territorio naturale in un messaggio di pace.

I/le volontari/e del campo lavoreranno quindi per aggiungere valore all’attuale sistema di sentieri esistente: verranno svolti corsi per riunire passato, presente e futuro, pensando a come integrarli con un progetto di sviluppo turistico sostenibile, per il territorio e la comunità locale. Le zone in cui si concentrerà il lavoro saranno presso il cosiddetto “sentiero dei lavoratori” e nell’area archeologica industriale. Le attività di giardinaggio verranno inoltre realizzate insieme allo staff, al gruppo di volontari locale e ai rifugiati e richiedenti asilo ospitati dall’associazione.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con il Comitato per non dimenticare Abba e il centro sociale Cantiere.

Il campo avrà luogo dal 5 al 15 settembre a Milano, e supporterà l’organizzazione di un festival antirazzista. Il festival è dedicato alla memoria di Abdoul Hassan Guibre, un giovane del Burkina Faso ucciso per mano di due razzisti.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.

Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Il campo:

Dal 28 luglio al 5 agosto 2018 un campo in Moldavia, realizzato da AVI Moldova insieme alla Charitable Foundation House of Providence. L’obiettivo del campo è l’organizzazione di un campo estivo per bambini e bambine.

Nell’arco di una settimana, bambini/e provenienti da differenti contesti familiari, inclusi quelli socialmente più vulnerabili, saranno impegnati/e in diverse attività. Infatti, durante il campo, i/le volontari/e e lo staff locale organizzeranno giochi di gruppo, lezioni di canto e di danza, workshop per la creazione di giochi fatti a mano e, infine, anche una gita fuori porta.

Oltre all’aspetto ludico, le attività proposte hanno come scopo lo sviluppo nei bambini dei valori umani necessari per il loro futuro, sia nel contesto sociale e collettivo che in quello familiare. In particolare, il campo mira a promuovere i valori dell’amicizia, dell’ottimismo, della giustizia, della responsabilità, del coraggio e della perseveranza.

Attività:

I/le volontari/e lavoreranno insieme ai/alle bambini/e, accompagnandoli giorno per giorno attraverso lo svolgimento delle attività sopracitate.

Come parte studio, verrà inoltre approfondito il tema del lavoro sociale e quello della funzione dell’arte in quest’ambito.

Alloggio:

I/le volontari/e saranno ospitati da famiglie locali o in un ostello vicino al luogo dove si svolgerà il campo. Mentre i pasti saranno preparati da un cuoco locale.

Requisiti:

Ai/alle volontari/e è richiesta la passione per il lavoro con i bambini e le bambine. Allo stesso modo, sono richieste spiccate doti comunicative e creative.

La lingua del campo è l’inglese, quelle locali il russo e il rumeno.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Minicampo a Granara (PR), venerdì 16 – domenica 18 marzo 2018

Minicampo a Granara (PR), venerdì 16 – domenica 18 marzo 2018

SCI Lombardia e Alekos Lab vi invitano a partecipare a un minicampo di volontariato a Granara (PR), da venerdì 16 marzo (sera) a domenica 18 marzo 2018.

Il contesto:

Granara è un ecovillaggio, un cantiere aperto, un insieme di case e persone abbarbicate nella Val di Taro, sull’Appennino Parmense, un intreccio di attività e associazioni operose. Ha una struttura organizzativa a rete, proprio come un ecosistema, di cui fanno parte diversi gruppi: Alekoslab, Centopassi, GATT, Teatro e Granara.

Negli anni sono state organizzate tantissime attività: dal Festival dedicato al Teatro e all’Ecologia ai campi di volontariato, dai seminari di studio sulle energie rinnovabili ai campi di immersione naturale per bambini e adolescenti.

Per maggiori informazioni: www.granara.org e www.alekoslab.org

Attività previste:

Le attività di lavoro saranno principalmente dedicate alla manutenzione della laguna e dell’area lacustre, oltre che alla preparazione dei pasti.

Parte studio:

Durante la visita a Granara verranno illustrate alcune questioni teoriche e pratiche relative all’ecologia e ai modi in cui sono state affrontate al villaggio.

Durante i momenti di lavoro verranno illustrate le soluzioni realizzate a Granara rispetto all’uso dell’acqua (fitodepurazione e raccolta acqua piovana).

Durante l’incontro serale si proporrà un confronto relativo alla produzione dell’energia rinnovabile, aspetto sul quale abbiamo esperienza sia tecnica, sia didattica.

Vitto e alloggio:

I volontari saranno ospitati presso l’ecovillaggio in una struttura pensata appositamente per gli ospiti. Sarà necessario portare un sacco a pelo.

A turno i volontari prepareranno i pasti.

Informazioni pratiche:

Per partecipare al minicampo è richiesta la tessera di iscrizione allo SCI (20 euro) che consente di partecipare alle attività dell’associazione per tutto il 2018 e fornisce inoltre un’assicurazione di base durante il minicampo.

E’ richiesto inoltre un contributo di 20 euro per supportare le attività dell’Ecovillaggio di Granara e la gestione del minicampo.

L’arrivo a Granara è previsto nella serata di venerdì per cena. Le attività termineranno alle 16:30 di domenica.

Le iscrizioni dovranno pervenire scrivendo a: lombardia@sci-italia.it entro il 10 marzo. Inoltre occorre compilare il form di tesseramento ad Alekos Lab a questo link.

Il numero massimo di volontari è di 11 persone.

In base alle adesioni e alle località di partenza ci organizzeremo con macchine e treni (la stazione più vicina all’Ecovillaggio è quella di Berceto sulla linea Parma – La Spezia) in modo da rendere il più agevole e il più sostenibile per tutti e tutte la salita all’Ecovillaggio.

Cliccando qui trovate il PDF con un approfondimento sull’Ecovillaggio di Granara e sulle attività previste durante il minicampo.

Vi aspettiamo!

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Francesco Venir, coordinatore del campo di volontariato internazionale “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps (Cumiana)” a Cumiana (Torino), realizzato in collaborazione con l’Associazione Vivere la Montagna, la quale si occupa di promuovere, sviluppare e migliorare gli apetti culturali, turistici, economici, ambientali e sociali nel territorio su cui è attiva.

Dal 22 al 31 agosto 2017 ho avuto il piacere di coordinare il campo dal titolo “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps” che si è svolto a Cumiana, un piccolo paesino a sud-ovest di Torino, situato nei pressi del Parco del TreDenti – Freidour, una zona che si trova esattamente dove cominciano le prime Prealpi piemontesi e che si affaccia quindi su una vasta pianura. Le persone del luogo sostengono che, quando le giornate lo permettono, da quell’area sia possibile vedere tanto lontano da intravedere le montagne tra Piemonte e Liguria. Sono purtroppo anche le stesse zone tristemente famose perché tormentate, in questi mesi, da incendi e periodi di siccità, e caratterizzate, ormai da alcuni anni, da un progressivo tasso di spopolamento ed abbandono.

Il campo aveva come obiettivo quello di dare una risposta e un supporto il più possibile visibile alla comunità che abita queste montagne, ripristinando e riqualificando alcune delle numerose sorgenti di acqua naturali, abbandonate o in disuso, e dei relativi sentieri presenti nel territorio. Un tipo di lavoro quindi molto manuale e in pieno contatto con la natura, ma con importanti riscontri nello sviluppo e nella valorizzazione della zona.

Il team di volontari era composto in tutto da cinque persone, il coordinatore italiano (io), un ragazzo e una ragazza ucraini, una ragazza belga e una spagnola; un numero confortante considerando che era la mia prima esperienza di coordinamento. L’accoglienza del partner, l’Associazione Vivere la Montagna, è stata sin da subito molto calorosa, e mi ha lasciato respirare un clima di laboriosa cooperazione. La prima sera è stata organizzata una grande cena in pieno stile italiano con un interminabile tavolata, preparata tutti insieme, a cui hanno potuto prendere posto i volontari dello SCI e tutti i soci dell’Associazione con le relative famiglie, e un altrettanto interminabile menù, accompagnato da ottimo vino, ovviamente di produzione locale/familiare. Il tutto è quindi cominciato molto bene.

Già dalla mattina seguente il team ha dimostrato una fortissima motivazione al duro lavoro tanto che nell’arco di 3 ore, forse grazie all’aiuto della massiccia cena di benvenuto della sera prima, è stato portato a termine ciò che era previsto per un giorno e mezzo. Eravamo, citando il presidente dell’Associazione, “macchine da guerra, (…) un’impresa di trasporto terra”. Lo stupore e l’entusiasmo dei soci sono stati estremamente gratificanti per noi volontari.

Si era da subito creato tra tutti noi un clima di reciproco rispetto per cui, mentre da una parte ci si riconosceva la qualità del lavoro svolto, dall’altra ci si prendeva cura a vicenda. Spesso si concordavano assieme i momenti di pausa, si teneva sott’occhio la stanchezza mentale e fisica dei vari membri del gruppo, prevedendo quindi sia dei cambi o comunque supportandoci nelle attività più faticose, come ad esempio lo spostamento della terra con la vanga, ma anche proponendo degli scambi tra mansioni, passando per esempio da una attività “principale” o più coinvolgente, come la ricerca con zappa e picconi dei punti di origine di una fonte, ad una tranquilla, ma più ripetitiva, come il rastrellamento delle foglie secche. Avevamo quindi organizzato i lavori in modo molto equilibrato e facendo si che tutti potessero sperimentare ogni ruolo. In quanto coordinatore mi ha fatto molto piacere notare questa dinamica del gruppo.

La foga “riqualificatrice” ci ha accompagnati per tutto il campo permettendo di completare alcuni interventi che non erano previsti nel programma e addirittura di portare alla luce una sorgente che fino a quel momento era sconosciuta. Particolarmente emozionante è stato vedere i primi rivoli d’acqua fuoriuscire dalla pietra e dalla terra.

Non è stato solamente lavoro. Siamo stati invitati dai soci dell’Associazione e dalla comunità locale a partecipare a due feste di paese durante le quali in molti hanno voluto conoscerci e complimentarsi per il nostro operato. In una di quelle occasioni abbiamo scoperto che in quei giorni alcune persone del luogo si sono dimostrate interessate al progetto ed intenzionate a parteciparvi proprio a causa di ciò che avevamo portato a termine. È stata una notizia piacevolmente inattesa. Il nostro zappare e spostare terra aveva portato qualcun altro a pensare che può valere la pena mettersi in gioco per prendersi cura del proprio territorio. Una grande soddisfazione!

Abbiamo anche avuto l’occasione di prendere parte ad una piccola sperimentazione, che mi sembra interessante raccontare. Per due dei dieci giorni abbiamo collaborato con il gruppo di sei persone di un altro campo SCI, impegnato ad effettuare opere di prevenzione degli incendi in una delle valli adiacenti alla nostra. Durante queste due giornate i due gruppi si sono vicendevolmente supportati nei due differenti progetti. Sono stati quindi piacevoli momenti di incontro e di scambio di esperienze con chi stava svolgendo un percorso simile al nostro. Durante uno di questi incontri, in corrispondenza con il nostro ultimo giorno del campo, abbiamo concordato con il partner che avremmo gestito noi i lavori, in quasi totale autonomia, coordinando i volontari “ospiti”. È stato un significativo atto di fiducia e un’ottima conclusione di campo, che ha lasciato la sensazione, non solo di aver fatto la differenza nel nostro piccolo, ma di aver anche appreso a fare concretamente qualcosa, tanto da poterlo, in parte, insegnare a qualcun altro.

Si è trattata quindi di un’esperienza in generale molto gratificante che è andata oltre al semplice lavoro manuale, ma che ha saputo arricchirmi come persona sotto vari punti di vista, sociale, fisico, mentale, e anche valoriale. È stata una scoperta di nuove tradizioni che, tramite il confronto, si sono mischiate un po’ fra loro, contaminando e facendosi contaminare. Ho potuto anche riscoprire caratteristiche della mia cultura, che ormai do per scontato, ma che invece meritano di essere valorizzate e che vengono apprezzate anche da chi le incontra per la prima volta.

Credo che partecipare ad un campo SCI sia quindi un’ottima pratica per favorire l’incontro fra culture diverse e per sperimentare nuovi stili di vita responsabili, democratici e sostenibili.

Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Ekaterina e Marina, due volontarie russe che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Piemonte, dal 25 agosto al 4 settembre 2017, presso la Cascina Pogolotti, a Sant’Ambrogio di Torino, in collaborazione con l’associazione Principi Pellegrini – diVangAzioni.

I cambiamenti più belli accadono proprio quando meno te lo aspetti.

Questa estate due ragazze russe hanno partecipato a un progetto ambientale in Italia. Il progetto si è svolto in Piemonte, vicino alla Sacra di San Michele. I volontari hanno aiutato la comunità locale a proteggere la foresta da possibili incendi.

Nuovi incontri, nuovi amici, l’incredibile bellezza dei luoghi, una vita italiana a loro sconosciuta…

La cosa più importante che può cambiare durante un’esperienza del genere è l’attitudine al lavoro. Non c’è scelta tra ciò che voglio e non voglio fare. C’è solo una cosa che conta: portarla a termine. Se hai preso l’impegno di essere un volontario e più in generale di assumerti la responsabilità delle tue azioni, devi onorare questa scelta.

All’inizio le ragazze pensavano fra sé e sé: per che cosa siamo venute veramente qui? Poi l’hanno scoperto: tornare a casa come persone diverse, cambiate, più consapevoli. Tali piccoli passi iniziano con i grandi cambiamenti per l’appunto.

Workcamp non è solo un lavoro. Lo scopo principale di questi progetti è quello di abbattere i pregiudizi di nazionalità e culture provenienti da diverse aree del pianeta. Questo obiettivo è stato raggiunto con successo.

Concerti serali con la chitarra, conversazioni sincere sulla vita nei diversi Paesi, discussioni su problemi politici attuali, cucina deliziosa e vino… Un sacco di vino, tanti sorrisi e canzoni, tante emozioni vere insomma. Tutto questo e altro ancora è stato vissuto dai volontari.

Se stai ancora pensando se partire o no come volontario, ecco la risposta: fallo subito!

Ekaterina Sitnikova & Marina Iashina

Perm, Russia

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Claudio Agrelli, volontario che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Francia (“Green Space Maintenance and community life” – SCI France) nell’agosto 2017.

Camembert. Il mio formaggio francese preferito è stato senza dubbio il protagonista indiscusso del workcamp estivo presso l’associazione L’Hermitage, ad Autreches, piccolo borgo di 800 anime nel cuore della Piccardia, 100km a nord-est di Parigi.
A pranzo, a cena, e spesso anche a colazione, il camembert spalmato su una fragrante baguette si è ben presto affermato come un rito collettivo tra i giovani partecipanti del progetto, seduti a tavola nella sala da pranzo della Maison, un ex Sanatorio immerso nella foresta, base operativa dell’Associazione L’Hermitage .
Un rito, si. Non solo per il palato, ma un vero e proprio simbolo culinario della vita in comunità, un dolce accompagnamento dei pasti durante l’illustrazione di audaci progetti eco-sostenibili e conversazioni più o meno impegnate, dal calcio all’Isis (erano i giorni dell’attentato di Barcellona), dai dialetti locali alla politica (“ma allora cosa ne pensi di questo Macron?”).

Il mio campo all’Hermitage dello scorso agosto verrà ricordato come una straordinaria occasione di condivisione, insieme a ragazzi provenienti da vari Paesi Europei e non (Taiwan, Serbia, Spagna. oltre ovviamente ad Italia e Francia), dove ho potuto toccare con mano tutta la bellezza, la fatica e l’intima soddisfazione di vivere 24 ore al giorno in comunità. Ogni processo decisionale, dalla organizzazione del lavoro quotidiano alla programmazione dei turni di cucina e pulizia, dalle gite pomeridiane alle attività del tempo libero erano costantemente oggetto di riunioni “ufficiali”, tenute attraverso il dialogo, l’ascolto e il confronto di ciascuna voce presente, nessuna esclusa.

Tanto per fare un esempio, tutte le mattine alle 9, ci riunivamo all’ingresso della Maison e, a turno, raccontavamo il nostro stato d’animo, come era il nostro umore (il mio spesso e volentieri variabile come il clima umido e piovigginoso del posto), quali fossero i propositi e le ambizioni per la giornata appena iniziata.
Senza ombra di dubbio, in un’epoca dove trionfa l’individualismo, l’egoismo e il pensare solo a sé stessi, è stato lodevole, prima di tutto da parte dei volontari dell’Hermitage, riservare con cura e attenzione gran parte del tempo a disposizione al confronto collettivo, all’insegna di regole democratiche e trasparenti, anche se a volte un po’ troppo rigide (come dimenticarsi la riunione convocata da Celie, la nostra solerte group leader alle 15 di domenica pomeriggio?). Per me tale approccio ha significato il rinunciare ad un po’ di privacy, riuscendo a ritagliarmi pochi momenti in solitaria, come una corsetta mattutina nei campi intorno ad Autreches oppure qualche passeggiata tra i boschi con l’ipod.

Ma alla fine posso affermare con orgoglio che questo workcamp è stato un utilissimo esercizio alla cultura della pazienza, imparando a prendersi il tempo necessario per ascoltare tutte le voci, a rispettare opinioni e punti di vista diversi, ad apprezzare culture, accenti e modi di fare talvolta così distanti dai miei. A comprendere quante cose ci uniscono, prima di tutto come giovani, senza differenze di nazionalità.
E nonostante tra Italiani e Francesi resti la storica goliardia reciproca, al pari di cugini affezionati che si vedono di rado, sempre pronti a prendersi in giro, il vivere in simbiosi ci ha consentito di costruire, passo dopo passo, un’esperienza ricca di bei ricordi.

Abbiamo conseguito tutti gli obiettivi del lavoro prefissati all’inizio, dalla ristrutturazione interna ed esterna della Maison, alla costruzione di mobili fatti a mano, dalla cura del giardino, alla pulitura e conservazione del raccolto (ho personalmente tagliato più courgettes in quelle due settimane che in tutta la mia vita!). Non solo, abbiamo avuto l’occasione di conoscere tecniche e segreti della permacultura (una forma innovativa di agricoltura sostenibile), effettuato indimenticabili gite nel cuore della Francia antica e moderna, tra cui Parigi, Compiegne e Soissons, e visitato addirittura un bunker tedesco risalente alla I Guerra Mondiale.

Insieme a Fiammetta e Matteo, gli altri due ragazzi italiani, ho avuto l’opportunità di preparare pasta alla norma e spaghetti alla carbonara per tutti i partecipanti, mantenendo dignitosamente alta la bandiera della cucina nostrana. Recensioni, commenti e sondaggi, scritti e orali, scandivano puntualmente ogni situazione comune, dalla cottura della pasta al comportamento dei volontari francesi, dall’esito di una gita in città al risultato di un lavoro pratico. La tensione del giudizio era costante, perché si sa, giudicare ed essere giudicati dagli altri non è sempre facile, ma alla fine, con un bicchiere di buon vino francese, accompagnato da un brindisi (“a votre santé”), il pasto a fine giornata iniziava sempre alla grande, tra risate e applausi.
Perché in fondo, tutti quanti noi sapevamo che alla fine c’era ad attenderci il “sacro rito” della baguette col camembert. In conclusione, per chi ama la buona cucina, la democrazia e l’ambiente il
workcamp all’Hermitage organizzato da SCI-France è senza dubbio la destinazione ideale!