Costruire nidi per i gufi con la Xinglong Community: un campo a Taiwan

Costruire nidi per i gufi con la Xinglong Community: un campo a Taiwan

Dal 4 al 15 marzo 2018 un campo a Taiwan (Repubblica Cinese) in supporto alla Comunità di Xinglong, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza della conservazione della natura selvaggia.

La Comunità di Xinglong si trova nella zona a sud est di Taichung, situata vicino alle montagne e circondata di abbondanti risorse naturali. Insieme ad altre organizzazioni locali, la comunità ha costruito negli scorsi anni dei rifugi in legno per gli esemplari della specie di gufi Otus lettia esistenti nell’ambiente circostante.

L’obiettivo dei campi di volontariato è di diffondere nella cultura locale l’importanza della conservazione naturale, contro l’invasiva industrializzazione dei territori. La presenza di volontari internazionali può essere da stimolo per portare prospettive e visioni nuove, supportando il lavoro della comunità attraverso la condivisione delle conoscenze.

I/le volontari/e del campo saranno quindi impegnati/e su tre aspetti: supportare nelle attività di conservazione dell’ambiente; cooperare con volontari/e esperti/e nella cura di animali feriti; supportare il lavoro agricolo della popolazione locale. Parallelamente, verranno organizzate iniziative rivolte alla popolazione locale per promuovere le attività di tutela ambientale.

La lingua del campo è il cinese mandarino.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Pubblichiamo la testimonianza di Noemi Giachi, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Kaisersthul (Germania), dedicato alla tutela ambientale.

Mentre cercavo di riposare sul Flixbus che mi avrebbe portato a Friburgo, dopo 13 ore di viaggio, mi ricordo ancora la sensazione di terrore che ora dopo ora si stava consumando dentro di me: terrore e curiosità, ovvio, ma soprattutto la prima. Era la prima volta che viaggiavo da sola e nella mia testa mi assillava la domanda: ma cosa ho fatto?!

Sono arrivata a Schelingen, nella zona del Kaisersthul, verso le due di pomeriggio e subito ho conosciuto i due coordinatori e il responsabile della manutenzione della riserva, con cui avremo lavorato. Il Kaisersthul è una piccola montagna vulcanica a circa 25 km da Friburgo, in Germania. È una famosa area vinicola, cosa che si capisce subito al primo sguardo sul territorio, ma soprattutto è una riserva naturale protetta, che ospita la più grande varietà di specie di tutta l’Europa centrale. Salvaguardare questo macrocosmo era il nostro lavoro. Per la maggior parte del tempo questo consisteva  nell’estirpare l’erba secca con dei forconi lungo tutti i versanti dei monti e portarla a valle, dove ne facevamo balle di fieno. Spero che solo dalla descrizione si possa capire quanto estenuante sia stato, soprattutto nei giorni di pieno sole, benché la temperatura di norma fosse più bassa di quella cui sono abituata.

Tuttavia, per quanto faticoso, le ore di lavoro passavano rapide, grazie all’aiuto reciproco e alla presenza dei miei compagni di avventura, nonché degli altri ragazzi tedeschi che lavoravano nella riserva. Cantando (in una decina di lingue diverse), ridendo e tra qualche (frequente) pausa, le cinque/sei ore di lavoro giornaliero passavano velocemente e, stanchi ma felici, potevamo tornare al nostro campo, a quella che è stata per tre settimane la nostra nuova casa.
All’inizio vivere 24 ore su 24 con altri 15 sconosciuti, ognuno con le proprie abitudini, non sembrava cosa da poco; ma quando i compagni sono tuoi coetanei, tutti con una storia da raccontare, con le proprie idee e passioni e con il proprio bagaglio da condividere, il tempo di adattamento è veramente breve.

Emoziona pensarci: 16 persone, 16 anime proveniente da tutte le parti del mondo, con culture e vissuti differenti che per quasi un mese hanno condiviso lo stesso obiettivo. Queste persone sono diventate la mia famiglia, sul serio: non è solo il lavorare insieme, ma anche il dormire,  il cucinare, lavare, organizzare, giocare e scoprire insieme un paese per tutti nuovo. È l’andare avanti insieme. Tutto ciò unito alla gratificazione di lavorare a stretto contatto con la natura e alla simpatia e accoglienza della popolazione locale, che ci ha riempito di prodotti del luogo (oltre ad offrirci un eccellente degustazione di vini), hanno reso il mio agosto un mese indimenticabile. Tra le altre cose, avere i weekend liberi ci ha dato modo di visitare  anche alcune città: Friburgo, che era la più vicina, Colmar in Francia, Basilea in Svizzera, e ovviamente non ci siamo fatti mancare una gita nella Foresta Nera.

Insomma, sono state tre settimane molto dinamiche, che hanno riempito il mio bagaglio di tanti ricordi e belle persone, e mi hanno dato la possibilità di scoprire quanta ricchezza ti può dare questo modo alternativo di “viaggiare”. Perché, pur rimanendo nello stesso luogo, la varietà di persone, colori e stili di vita, hanno reso la mia permanenza  a Schelingen il viaggio più bello della mia vita.

Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Dal 10 al 18 marzo 2018 un campo in Islanda per promuovere la condivisione e l’apprendimento collettivo su questioni ambientali, globali e locali, attraverso teoria e pratica sul territorio.

È il campo adatto per chi desidera approfondire temi inerenti al cambiamento climatico, alla gestione dei rifiuti e riciclaggio, alla protezione degli animali e a soluzioni ecologicamente sostenibili. A tutti/e i/le partecipanti è richiesto di contribuire con le proprie conoscenze ed esperienze; l’obiettivo del campo è il raggiungimento della conoscenza condivisa di differenti aspetti della questione ambientale, attraverso visite, discussioni e workshop tematici.

I/le volontari/e del campo svolgeranno attività finalizzate a renderli/e viaggiatori e consumatori consapevoli. Verranno svolte visite a progetti ambientali locali (quali centri per il riciclaggio dei rifiuti o giardini botanici) per analizzarne a fondo le attività e gli obiettivi.

Come parte studio, verranno proposte attività pratiche sul territorio, come ad esempio la pulizia delle spiagge a nord del paese o la realizzazione di workshop pubblici per sensibilizzare la popolazione locale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

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Can Pipirimosca, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana

Can Pipirimosca, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana

Pubblichiamo la testimonianza di Carolina Pisapia, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Valls (Catalunya) presso la fattoria ecologica Can Pipirimosca la scorsa estate.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante nell’afa della campagna catalana in pieno agosto. Prendendo un calle sterrato che taglia la strada per Valls, scavalcata la corda che delimita la proprietà di Pere, il visitatore viene pervaso da una strana calma: improvvisamente la frenesia di tutti i giorni appare un ricordo lontano, una sciocchezza di cui sorridere distrattamente. Qualche passo più avanti si apre tra la vegetazione mediterranea uno spiazzo in cui sorge un rustico casolare rossiccio. Affianco alla porta d’ingresso campeggia un’insegna che riporta a caratteri vivaci la scritta “Can Pipirimosca”. Di fronte, all’ombra di un enorme ficus, un lungo tavolaccio di legno con una ventina di coperti e due ciotolone d’insalata. Un viavai di gente di tutte le età travolge il visitatore, confuso dalla quantità di lingue che gli risuonano intorno, dal calore del sole di mezzogiorno e dal ronzio degli insetti, dal fruscio degli alberi e dai profumi delle erbe aromatiche che crescono nei vasi attorno alla cucina all’aperto. Un applauso accompagnato da esclamazioni di approvazione si sovrappone al chiacchiericcio plurinazionale e alle risate che esplodono di frequente sotto al ficus: due ragazze con abiti lunghi e variopinti si dirigono verso il tavolo trasportando un enorme pentolone fumante, seguite da un grosso uomo sulla sessantina con due baffi bianchi e la barba intrecciata che, insieme ad un tredicenne dai capelli lunghi e arruffati, si fa largo tra i curiosi con una padella stracolma di zucchine fritte in pastella.

Vivere in perfetta armonia con l’ecosistema per quindici giorni non è facile. Le docce sono all’aria aperta e il fascino di lavarsi sotto alle stelle deve fare i conti con l’aria frizzantina e pungente che prende il posto dei trentacinque gradi giornalieri al calar del sole; la toilette è organica ma, come ci spiega Pere il primo giorno, è preferibile usare direttamente i campi; la cucina è vegana e locale, ciò che non è autoprodotto viene barattato con i vicini in cambio di pane, frutta o sapone fatto in casa e una volta a settimana arriva il furgone con le casse scartate dall’ortomercato: qui ogni risorsa viene sfruttata fino in fondo. “Niente caffè a colazione, non è un prodotto locale” avvisa Pere, scatenando un’ondata di panico nei volontari, “ma oggi pomeriggio cucineremo torte in abbondanza”. I volontari tirano un sospiro di sollievo e, dopo un paio di giorni, le tisane preparate con l’acqua scaldata dai pannelli solari e le erbe fresche del giardino aromatico – menta, lime, geranio – sembrano essere un ottimo sostituto alla caffeina. La cucina è affidata ai volontari, a turno, ed è un momento di chiacchiere più o meno impegnate, risate e confidenze. I piatti forti sono il riso con le verdure e la torta con le more colte sulla strada per Valls.

Gran parte del lavoro è a Can Pipirimosca: c’è da preparare le aiuole per il giardino invernale secondo i principi della permacultura, estirpare i cespugli di more che crescono sotto al ficus, pulire la piscina piena di fango in cui raccogliere l’acqua piovana per irrigare i campi. Un giorno andiamo da Rose, la vicina di Pere, ad arrampicarci sugli alberi per raccogliere le carrube; un giorno in collina da Inaqui a ricostruire un muretto crollato: creiamo una catena umana lungo la collina e ci passiamo i secchi con le pietre cantando a squarciagola.
Molto lavoro lo svolgiamo anche all’”Hort comunitari dels 4 cantons”, un terreno abbandonato nel centro di Valls che un gruppo di attivisti, di cui fa parte Pere, ha rilevato per creare un giardino comunitario per gli abitanti, sulla scia del movimento Incredible Edible nato a Todmorden nel 2007, con l’obiettivo di promuovere la produzione alimentare locale e biologica. Il progetto è ai primordi e i volontari di Can Pipirimosca nell’arco di due settimane bonificano e rivitalizzano uno spazio dimenticato per renderlo disponibile alla comunità di Valls. Terminati i lavori, viene organizzata una festa per inaugurare l’Orto e, al travaso della prima piantina di rosmarino nelle nuove aiuole, qualcuno finge di essere molto concentrato sulla pizza che sta mangiando per nascondere gli occhi lucidi. Ci sentiamo un po’ protagonisti di Domani, il film on the road in cui Cyril Dion e Mélanie Laurent raccontano gli attivismi ecologici nel mondo.

A Can Pipirimosca va e viene gente da tutto il mondo: qui si incontrano architetti in pausa dalla vita di tutti i giorni, ventenni che hanno smarrito la strada, anziane coppie norvegesi che vivono in una roulotte, insegnanti di yoga che non mancano di offrire lezioni ai volontari alle prime luci del mattino di una domenica di agosto, giovani omeopate, aspiranti erboristi, insegnanti di liceo, volontari del Servizio Civile Internazionale, ecologisti e curiosi di varia provenienza.
A Can Pipirimosca viviamo come corpo collettivo dalla mattina alla sera, le giornate sono piene, procedono con la lentezza della vita nei campi, rilassate e piacevoli, il lavoro stanca ma soddisfa e diverte, i pasti sono colorati e conditi dalle storie incredibili che qui tutti hanno da raccontare e anche la sera ci addormentiamo accompagnati dal respiro delle dieci persone che condividono la stanza con noi e, se all’inizio veniamo svegliati, nel cuore della notte, dal gallo che inizia a cantare troppo presto, bastano pochi giorni per dimenticare che c’è stato un tempo in cui vivevamo in città trafficate e dormivamo con le tapparelle abbassate. Qui l’aria entra ed esce spontanea dalle finestre aperte e alleggerisce i nostri sogni.

A distanza di mesi conservo molto di più del ricordo di un campo di volontariato di due settimane. Il visitatore confuso si chiede che cosa significhi l’espressione “Can Pipirimosca”. “Can Pipirimosca” è un gioco di parole catalano di cui tutti ignorano il senso, ma chi ci si ferma qualche tempo fatica a pensare che questo luogo possa avere un nome differente. Can Pipirimosca è una sequenza di suoni che chiede di essere riempita di contenuti, con le cantate notturne accompagnate dalla chitarra, con i laboratori per imparare a fare il sapone, con le braccia graffiate nello sradicare gli arbusti all’Orto Comunitario, con le chiacchiere lungo la camminata di quaranta minuti che da Can Pipirimosca porta a Valls e gli acini d’uva rubati dai rami che sporgono oltre le mura di cinta delle fattorie, con le spalle doloranti per aver messo troppo impegno nello zappare la terra del giardino invernale, con le scarpe sporche di fango, con i vestiti lavati a mano in giardino, con le pause a metà mattina stesi all’ombra degli alberi a mangiare melone, con i rari caffè presi in paese e i sensi di colpa striscianti, con le gite al mare, al lago, nelle città vicine nel fine settimana, con le serate accompagnate dal vino biologico e i volti illuminati dalla luna quando, la notte di San Lorenzo, saliamo sul tetto per guardare le stelle.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana. Una volta entrato, anche il visitatore più confuso e incerto verrà inevitabilmente corrotto dalla perfetta armonia di sapori del riso con le verdure e, quando proprio sarà costretto ad andarsene, continuerà a cucinare torte vegane agli amici e ad imprecare in spagnolo quando si accorgerà di averle cotte troppo. Pere ci insegnava a preparare le sue torte, ma poi le infornava lui e non ci ha mai detto quanto dovessero cuocere. Qualcuno dice che sorvola sempre di proposito, così che Can Pipirimosca possa mantenere la sua aura di mistero. Qualcuno invece sostiene che nemmeno Pere sappia quanto debbano cuocere quelle torte e che è lo spirito stesso di Can Pipirimosca a entrare in lui e a suggerirgli il giusto tempo di cottura.

Verso un mondo migliore: testimonianza dal campo “Yoga as life style”

Verso un mondo migliore: testimonianza dal campo “Yoga as life style”

Pubblichiamo la testimonianza di Tijana Sladoje, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale “Yoga as life style” a Roma la scorsa estate, presso La Città dell’Utopia.

Le due cose che mi interessano di più: l’utopia e le filosofie orientali. Quindi, quando ho visto il campo “Yoga as a lifestyle” in un posto che si chiama la Città dell’Utopia, sapevo che devo stare là. E non ho sbagliato. Questo campo, che aveva luogo dal 9 al 16 settembre 2017, è stato davvero una esperienza unica e molto speciale.

La cosa più bella che possiamo dare agli altri è accettarli come sono, farli sentirsi accettati ed amati. La cosa più importante che possiamo fare per noi stessi, dopo accettarsi ed amarsi, è aiutare e servire agli altri. In questo campo abbiamo fatto tutte e due. Noi dieci, dai diversi paesi, diverse culture, con personalità diverse, abbiamo toccato la sostanza dell’essere durante quei sette giorni. Lo abbiamo fatto con il grande aiuto e la direzione del nostro maestro di yoga (non solo di yoga, ma anche di vita) Salvatore Spataro. Lui ha fatto proprio questo, ci ha fatto sentire accettati ed amati, liberi ad essere noi stessi, senza costrizioni, senza aspettative, senza giudizi. Beh, forse non eravamo proprio tutti pronti per accettarlo, ma anche riconoscere di essere impreparati è stato importante – saper accettare di non accettare, dare tempo a se stessi. Insomma, il campo è stato un passo importantissimo per tutti noi, avanzato per alcuni, iniziale per gli altri, ma non importa, perché non siamo tutti uguali, né migliori, né peggiori: siamo semplicemente diversi.

Abbiamo esercitato una disciplina auto-imposta, grazie alle regole che Salvatore ci ha presentato; non è stato difficile seguirle perché ci ha dato anche gli strumenti per ragionare su di esse, per capire perché fosse importante seguirle. Ci ha aiutato a comprendere come il nostro comportamento e le nostre decisioni toccano gli altri, toccano tutto il gruppo. Quindi, non ci alzavamo alle 7:30 senza capire perché, semplicemente perché qualcuno ci aveva detto di farlo, ma perché era la cosa giusta nel quel momento. Anche il fatto che dovevamo cucinare e pulire da soli per tutto il gruppo, in turni, ha contribuito alla creazione di questo senso di responsabilità e solidarietà.

Ogni mattina ed ogni sera abbiamo praticato yoga, abbiamo imparato qualche nuova posizione, ma ancora più importante, abbiamo imparato qualcosa di noi stessi. Parlavamo molto, e questo mi è piaciuto tanto. Perché, come ci ha spiegato Salvatore, fare yoga non vuol dire solo fare le asane. Yoga è un modo di vivere, significa coscienza assoluta, consapevolezza d’ogni istante, del presente, dei propri pensieri, parole ed azioni, ma pure dei bisogni e del benessere degli altri. E una società piena di persone così consapevoli e riguardose può essere solo perfetta. O, se non altro, sarebbe sulla strada per diventarlo.

Abbiamo fatto anche diversi esercizi di respirazione e un po’ di meditazione, tutto questo con un unico obiettivo: conoscere se stessi, accettare se stessi ed esprimere tutto quello che siamo.

Inoltre, il bellissimo laboratorio di yoga e arte che abbiamo avuto con un altra giovane maestra di yoga, Laura, ci ha aiutato ad esprimerci meglio, a scoprire le cose dentro di noi, a mostrarle a noi stessi e agli altri. Perché tutto quello che abbiamo disegnato dopo aver praticato un po’ di yoga sembrava essere uscito proprio dal dentro di noi, da quella parte inconsapevole ed sconosciuta. Per me è stato molto emozionante, perché ho scoperto qualcosa nuovo su di me e ho avuto l’opportunità di conoscere meglio gli altri, di vedere una parte molto profonda ed intima delle loro anime, e mi ha commosso davvero.

Anch’io ho avuto l’opportunità di parlare di quello che mi interessa tanto e che ho trovato messo in pratica durante questo campo, ovvero il legame tra l’utopia e sviluppo personale, specialmente seguendo le filosofie e religioni orientali e le pratiche ad esse connesse. Ho quindi presentato brevemente la mia ricerca su questo legame, usando gli esempi dell’utopia letteraria nella letteratura anglosassone. Sono molto grata allo SCI per questa opportunità e la bellissima esperienza di aver potuto condividerla con gli altri.

Ogni giorno avevamo anche del tempo libero per vedere la città e l’abbiamo usato per visitare i posti turistici e passare del tempo insieme, conoscendoci meglio.

Ma questo campo non è stato solo visite, yoga, meditazione e contemplazione filosofica. Facevamo anche un po’ di lavoro fisico che ha perfettamente completato il lato spirituale di questa esperienza. Abbiamo cominciato a costruire il sentiero davanti al Casale. Non ci siamo riusciti a finirlo a causa del brutto tempo ad inizio settimana e mancanza di tempo alla fine, ma la cosa più importante è che abbiamo fatto qualcosa. Abbiamo contribuito a questo posto incredibile, (ri)costruito dallo sforzo comune di tante persone. Per me è stata una cosa importantissima (forse non tanto per quelli che dovevano finire il sentiero, scusate!).

L’ultimo giorno del campo, che per noi volontari era libero, mi ha lasciato una grandissima impressione: presso il Casale c’era quel giorno il mercatino e il pranzo comune. Noi non eravamo tenuti a fare nulla, ma potevamo dare una mano se volevamo, e infatti in molti abbiamo scelto di farlo. Io amo Roma, tanto. Mi sono innamorata di questa città. Cerco visitarla e girarla ad ogni occasione. Avevo un pomeriggio libero, potevo fare che volevo. Eppure, l’unica cosa che mi veniva da fare era stare nella cucina (e neanche mi piace cucinare) ed aiutare come potevo e sapevo. Semplicemente sentivo un grande desiderio d’aiutare, di far parte di quella comunità, e ancora lo sento. Mi sentivo viva, sentivo di aver un motivo, un obiettivo, di fare la cosa giusta, la cosa che finalmente ha un senso tra tutta l’assurdità dell’esistenza umana.

Semplicemente, mi sentivo ispirata dal quel posto che porta un messaggio forte di solidarietà, tolleranza, amore, servizio comune ed attivismo sociale; un posto che comunica questo messaggio non solo a parole, ma attraverso le azioni, dando un esempio vivo e una motivazione agli altri di fare la stessa cosa. E questo messaggio ancora risuona dentro di me e attraverso me, portandomi a fare tutto ciò che posso per aiutare e contribuire anche nel mio paese.

Perché utopia non è un posto immaginario, né un posto fisico. È un processo che avviene dentro ognuno di noi. Il nostro comportamento, le nostre decisioni, non sono solo nostri. Rappresentano un esempio per tutta la società. Per questo è importante curare se stessi, essere la migliore versione di se stessi e così aiutare il mondo a diventare un posto migliore. In questo campo abbiamo imparato dell’importanza del proprio benessere e il suo legame con il benessere sociale.

Forse i risultati e gli effetti materiali di questo campo non sono tanti (un paio del pallet fissati a terra come inizio di un sentiero); ma quello che abbiamo imparato e portato dentro sicuramente avrà effetti molto più visibili e durevoli. Al primo posto, rimane sicuramente bella amicizia nata tra alcuni di noi. E anche il fatto che tutti abbiamo cominciato o continuato a praticare un po’ di quello che abbiamo imparato, a vivere il messaggio di solidarietà, tolleranza, amore, consapevolezza, servizio comune, per vivere una vita significativa.

Perché utopia non si può imporre da fuori, deve venire dal dentro ognuno di noi. Si crea come un “torrent” si scarica da Internet: un po’ qua, un po’ la; e tutti noi siamo i suoi ambasciatori.

Climate4Peace aggiorna Wikipedia: un campo di studio in Svizzera

Climate4Peace aggiorna Wikipedia: un campo di studio in Svizzera

Dal 16 al 25 marzo 2018 un campo in Svizzera a Mont-Soleil, sull’alto piano di Sant’Imier, per partecipare alla produzione di articoli per l’enciclopedia libera Wikipedia.

Wikipedia nasce nel 2001 ed è oggi uno dei siti più popolari e visitati nel mondo intero, partecipato dagli utenti grazie al contenuto libero aggiornato e migliorato di volta in volta da volontari/e. Più di 38 milioni di articoli in più di 250 lingue sono stati prodotti finora. Questo campo di volontariato è frutto della collaborazione tra Wikimedia Switzerland, una branca locale di Wikimedia Foundation, e SCI Svizzera, ad ha un obiettivo specifico: produrre contenuti di qualità sul tema del cambiamento climatico e la giustizia sociale entro la cornice della campagna SCI “Climate4Peace”.

I/le volontari del campo avranno il ruolo di ricerca di articoli da aggiornare sulla piattaforma di Wikipedia, traducendone alcuni e migliorandone altri nella propria lingua, principalmente su temi riguardanti il clima e la giustizia sociale. I partecipanti al progetto prepareranno una lista di articoli relativi a movimenti sociali, permacultura, organizzazioni e comitati territoriali in difesa dei territori, e via dicendo. È importante che tutti/e i/le partecipanti apportino alla ricerca le conoscenze relative ai propri paesi di provenienza, in modo da accrescere un bagaglio culturale collettivo.

Come parte studio, i/le volontari/e impareranno come scrivere buoni articoli per Wikipedia e approfondiranno i progetti della piattaforma. Verranno studiati i principi alla base dei progetti Wikimedia e la filosofia del software libero e del contenuto libero in generale. Oggetto di studio saranno inoltre i temi relativi al clima e alla giustizia sociale ponendoli in connessione con la pace.

La lingua del campo è l’inglese, ma gli articoli per Wikipedia possono essere scritti in qualunque lingua si conosca. La lingua locale è lo svizzero francese e lo svizzero tedesco.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Nella Meseta Iberica: un campo di volontariato in Spagna

Nella Meseta Iberica: un campo di volontariato in Spagna

Pubblichiamo la testimonianza di Livia De Pasqualis e Giacomo Di Capua, due volontari che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Spagna la scorsa estate, in supporto alle attività dell’associazione GREFA (“Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat”).

Dall’1 al 15 di agosto siamo stati in Spagna, in un piccolo paesino di nome Villalar De Los Communeros, per prendere parte ad un campo di volontariato volto all’aiuto e alla protezione di animali selvatici. Il campo era organizzato dal GREFA (“Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat”) che disponeva di una dimora suddivisa in due camere da letto, due bagni ed una cucina, e di uno spazio adibito al lavoro.

Il lavoro che abbiamo svolto durante queste due settimane si è rivelato essere differente da ciò che ci
aspettavamo dalla lettura dell’info-sheet. Infatti la maggior parte del nostro tempo è stata impiegata per la cooperazione nella costruzione di una piccola casa, fatta principalmente da paglia e mattoni, futura residenza temporanea di persone all’interno del GREFA; altri momenti invece sono stati dedicati alla pulizia di nidi per rapaci, predatori di una specie di topi selvatici (topillos) causa del deperimento dei campi di coltivazione locale. Lo scopo del posizionamento dei nidi dei quali noi eravamo addetti a pulizia e manutenzione era incoraggiare l’aumento di popolazione di tali rapaci, profondamente diminuita a causa dei velenosi pesticidi agricoli dispersi nell’ambiente e ingeriti, per regolare di contro l’esponenziale aumento di quella di topillos.

Le persone con cui abbiamo lavorato e vissuto, oltre ai tre organizzatori spagnoli, erano ragazzi leggermente più grandi di noi provenienti dal Belgio, dalla Danimarca, dalla Slovenia, dalla Russia, dal Messico e dalla Spagna stessa. La costruzione della casa è stata parte integrante di un lavoro promosso dalla stessa GREFA in materia di eco-architettura e, nonostante le nostre aspettative in materia non fossero alte in merito, siamo riusciti a conseguire la quasi totalità del lavoro.

L’ambiente sociale del paesino sebbene povero di stimoli è stato molto accogliente e cordiale anche verso volontari che non conoscevano la lingua, mostrandosi disponibili a capire e farsi capire, a farci integrare nella inaspettatamente attiva movida del paesino di circa 100 anime. Il gruppo, eterogeneo per età e ambiente di provenienza, si è trovato in principio a diversi auto-organizzare a causa della mancanza del coordinatore SCI nella prima settimana, ruolo che è stato faticosamente sostenuto da una volontaria spagnola che è stata spinta dalle eccessive responsabilità a lasciare il campo stesso.
Rattristati dalla sua partenza, siamo stati sostenuti e sollevati da una coordinatrice spagnola, la quale prontamente è stata in grado di gestire al meglio situazione un po’ complicata a causa delle difficoltà dei camp leader nel comunicare in inglese.

Tutte le giornate lavorative sono state coronare da bevute in compagnia, discussioni con gli agricoltori autoctoni in esperanto, giochi in gruppo realizzati (con esiti esilaranti) da volontari e locali, il tutto accompagnato da pomeriggi passati nella piscina comunale a cui i volontari internazionali avevano accesso gratuito. Per nostra iniziativa, siamo riusciti ad organizzare viaggi in tre città della Spagna centro-settentrionale (Salamanca, Valladolid e Zamora) dove il gruppo ha avuto la possibilità di conoscersi meglio e raggiungere un livello di intesa che innegabilmente si è manifestato in una crescente efficienza nei giorni di lavoro.

Oltre al dipinto di una Spagna rurale ed selvaggia ben distante dalla scena metropolitana madrileña o barceloneta ma al contempo viva e fervida, questo work-camp ci ha lasciato delle abilità (come quella nell’edilizia) che difficilmente pensavamo avremmo potuto ottenere in un’esperienza di tipo ambientalistico insieme a dei legami indissolubili che, vuoi per necessità vuoi per difficoltà, si sono formati con gli altri volontari internazionali nel vivere la quotidianità con le sue problematiche ed le sue avventure.

Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Pubblichiamo la testimonianza di Alice Trombetta e Milena Maurizi, due volontarie che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Portogallo la scorsa estate, in supporto alle attività dell’associazione Para Onde.

La nostra esperienza comincia a giugno 2017 in Portogallo. Dopo un volo per Lisbona, siamo arrivate a San Joao de Estoril, dove si trova la sede dell’associazione Para Onde con cui abbiamo
collaborato. In particolare abbiamo svolto attività il cui obiettivo principale era sostenere l’associazione nella realtà di un quartiere popolare, Fim do Mundo. La prima metà della settimana noi e gli altri volontari abbiamo lavorato per la rivalutazione di uno spazio sociale, la palestra del quartiere, per cui abbiamo ridipinto e decorato l’interno di una sala, in cui si svolgono la maggior parte delle attività. In questo modo abbiamo potuto rendere questo spazio più accogliente per i ragazzi che frequentano la palestra e anche più attraente per futuri nuovi avventori.

Questa occasione ci ha permesso sia di scoprire nuove forme di manualità ed arte, sia di conoscere persone e realtà diverse dalle nostre, tanto da riuscire a collaborare insieme per questo progetto divertendoci. Infatti gli stessi ragazzi che usufruiscono della palestra ci hanno aiutato giorno per giorno, facendoci sentir parte del loro mondo e ricordandoci ogni giorno quanto sia fondamentale questo spazio all’interno della loro comunità.

A metà settimana ci siamo presi un giorno per una sorta di esperimento sociale sul “no hate speech” confrontandoci con giovani e non, attraverso domande e riflessioni. Con piacere abbiamo potuto constatare che le persone con cui abbiamo parlato sono state sincere con noi, nonostante le loro opinioni potessero le essere diverse dalle nostre; il nostro obiettivo infatti era sensibilizzare le
persone attraverso un dialogo aperto e senza pressioni.

Infine gli ultimi tre giorni li abbiamo impegnati nella costruzione di un’area barbecue in un punto di ritrovo del quartiere, tanto frequentato quanto degradato. In questi giorni ci siamo davvero rese
conto che il nostro lavoro aveva unito volontari e non, in un unico gruppo, tutti sullo stesso piano e con gli stessi propositi.

Il lavoro è stato duro e ha messo alla prova le nostre capacità ma, sebbene stanche alla fine di ogni giornata, paradossalmente eravamo sempre più forti e soddisfatte. Abbiamo sentito, come poche volte ci è accaduto, di fare qualcosa per cui sentirsi realmente utili per l’altro e questo non sarebbe stato possibile se non ci avessero affiancato tutti i ragazzi della comunità. Fondamentale è stato il poter quasi toccare con mano il risultato ultimo delle nostre attività, potendo andare via e concludere il nostro progetto felici di aver raggiunto l’obiettivo.

E alla fine, molto banalmente, la parte ardua del viaggio è stata lasciare e salutare, forse per sempre o forse per un lungo tempo, tutti i compagni che ci hanno accompagnato e hanno reso indimenticabile la nostra esperienza.

Una settimana da…orso: un campo tra le verdi colline della Croazia

Una settimana da…orso: un campo tra le verdi colline della Croazia

Pubblichiamo la testimonianza di Giacomo Di Capua, volontario che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Croazia la scorsa estate, in supporto alle attività del Kuterevo Bear Refuge.

Situato nella regione nord-occidentale della Croazia, il Parco Nazionale di Velebit ospita una delle più numerose popolazioni di orso bruno dell’Europa dell’Est e il Kuterevo Bear Refuge – con sede nell’omonimo paesino – si occupa dal 2002 di esemplari cresciuti in cattività in zoo o altre strutture e poi rilasciati negligentemente in natura. Kuterevo è difficilmente raggiungibile se non con mezzi propri in quanto completamente immerso nella vegetazione delle limitrofe colline della regione Lika e, poco fuori dal perimetro del paese, si trova la Stazione dei Volontari, una struttura creata nel 2004 con alloggi per i long-term volunteers che aiutano Ivan, fondatore del rifugio, nella gestione dell’associazione.

Allettato dall’idea di un campo basato su un esperienza di pura immersione nel verde ho partecipato lo scorso luglio ad un workcamp con base a Kopija, una stazione del rifugio in una delle colline limitrofe a mezz’ora di cammino dalla stazione dei volontari. Trascorso il primo giorno assieme ai collaboratori del campo-base, io e gli altri 8 volontari abbiamo raggiunto con provviste e pentolame al seguito la stazione che ci avrebbe ospitato per i seguenti nove giorni.

Il campo, costituito da una casa in legno di piccole dimensioni, un capanno come cucina-dispensa e strutture interamente in legno per i servizi igenici, dopo un anno di disuso era da rendere nuovamente operativo per i workcamp che si sarebbero svolti nel resto della stagione estiva e questo è stato il nostro principale obiettivo poiché primi volontari dell’anno a operare a Kopija. Nonostante raccogliere legna, spazzare fogliame e spostare paglia non fosse particolarmente appagante, il seguire completamente i ritmi della natura nel lavorare e nel riposarsi, accompagnato ad un affiatato team di volontari particolarmente loquaci, ha certamente contribuito a fare di questo campo un’esperienza unica.

La totale assenza di elettricità e contatto con il mondo esterno sono stati di fondamentale importanza nel coronare intense giornate lavorative con la quiete totale e assoluta del fuoco da campo attorno al quale ci riunivamo ogni sera per parlare, cantare o semplicemente condividere le nostre riflessioni. Questa esperienza totalizzante dell’essere nel profondo della natura ci ha dato anche la possibilità di riflettere su temi come la globalizzazione, l’ambientalismo ed i particolarismi delle situazioni concrete nell’esperienza di ciascuno dei volontari internazionali.

Nell’arco di poco più di una settimana abbiamo allestito tende per i volontari, ri-definito vecchi sentieri, organizzato e ospitato due cerimonie con tutti i volontari a lungo termine nonché ripulito e riparato le strutture presenti, il tutto mantenendo sempre un’atmosfera serena e rilassata sebbene il lavoro fosse particolarmente stancante sotto l’ardente sole di luglio.

In quanto a bagaglio personale questa esperienza nelle foreste croate ha lasciato un profondo segno nel mio modo di vedere la tematica ambientale, il rapporto tra uomo e natura e le sue implicazioni grazie a discussioni di persone con idee e background completamente diversi e spesso opposti. Questa esperienza mi ha dato modo di vivere dall’interno gli effetti della negligenza della salvaguardia del patrimonio naturale, attraverso una prospettiva completamente nuova sulla questione. Purtroppo il contatto con gli orsi bruni ospitati nel rifugio è stato limitato a poche occasioni ma mi sono comunque sentito partecipe di un progetto che dà anche a questi esemplari una meritata, seconda possibilità, cercando di riparare l’irreparabile danno compiuto dall’uomo nel tentare di liberarsi di quegli animali cresciuti in cattività che non sono più utili ai suoi scopi.

Supportare l’organizzazione del Goulburn Show: un campo in Australia

Supportare l’organizzazione del Goulburn Show:  un campo in Australia

Dal 24 febbraio al 7 marzo 2018 un campo in Australia a supporto dell’organizzazione del Goulburn Show, tradizionale evento annuale della Goulburn Agricultural, Pastoral and Horticultural Society.

Questa società nasce nel 1880, e da allora ogni anno celebrano il meglio della produzione della regione con questo festival. Il Goulburn Show è il più grande evento comunitario della regione, ai cui i volontari e le volontarie internazionali sono chiamati non sono a lavorare ma specialmente a divertirsi e conoscere la comunità e le tradizioni locali.

Il festival ha luogo il 3 e 4 marzo. I/le volontari/e del campo lavoreranno alla costruzione, alla gestione e alla logistica dell’evento, aiutando i membri della comunità locale dal momento del montaggio a quello dello smontaggio. Il lavoro che verrà svolto prima del festival sarà principalmente fisico, mente durante il suo svolgimento verrà chiesto un supporto per il punto informativo dell’evento.

Come parte studio, i/le volontari/e potranno apprendere dai partecipanti e dalle discussioni che avranno luogo durante l’evento le questioni legate all’agricoltura, in particolare relative alla produzione della lana, che ha un ruolo chiave nella storia dell’Australia e di Goulburn. Verranno inoltre svolti viaggi in luoghi di interesse della regione.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.