Scoprire percorsi di inclusione sociale attraverso l’equitazione: un campo a Roma

Scoprire percorsi di inclusione sociale attraverso l’equitazione: un campo a Roma

Dal 7 al 21 maggio 2018 un campo insieme a Ciampacavallo e EquiAzione per organizzare attività di inclusione e riabilitazione, sportive e ludiche per le persone diversamente abili e per quelle con disordini mentali, relazionali o sociali.

Ogni attività che verrà svolta durante il campo è inclusiva: ciò significa che viene organizzata e realizzata insieme, utenti e staff. Il percorso di avvicinamento ai cavalli sarà differente e rispettoso delle necessità di ognuno/a, superando il classico approccio assistenzialista e mirando a creare una relazione di fiducia autentica.

Le due settimane del campo non saranno mai uguali a se stesse, di volta in volta gli/le utenti saranno diversi: persone con disabilità, bambini/e, operatori sociali, volontari/e, appassionati di cavalli, e via dicendo. Le attività verranno organizzate in gruppi misti tra tutti questi partecipanti. Le attività quotidiane riguarderanno la pulizia dei cavalli, la cucina, la spesa e la pulizia della casa.

La parte studio sarà divisa in più momenti dilazionati per tutta la durata del campo, durante i quali verranno approfondite questioni inerenti la flora locale e gli animali, la storia degli insediamenti umani sul territorio locale e l’uso che nella storia è stato fatto dei cavalli.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Il giardinaggio come pratica d’inclusione sociale: un campo a Lussemburgo

Il giardinaggio come pratica d’inclusione sociale: un campo a Lussemburgo

Dal 31 marzo al 18 aprile 2018 un campo in Lussemburgo, nella città omonima, in supporto alle attività di inclusione sociale delle associazioni Maison des Associations e Amitié Portugal-Luxembourg.

Entrambe le associazioni lavorano da anni a diversi progetti di integrazione, di inclusione sociale e di dialogo interculturale e intergenerazionale. Entrambe sono impegnate con persone migranti e rifugiati. Il campo si situa nella cornice di un progetto più ampio che mira a migliorare i processi di inclusione, di confronto e comprensione tra migranti e popolazione locale. Tra i vari ambiti di intervento, il progetto di un giardino comunitario è stato avviato circa 3 anni fa: è uno spazio aperto al quartiere e alle persone migranti interessate ad incontrare persone e culture nuove. L’obiettivo è di creare una cooperazione dinamica tra il quartiere e chi lo attraversa.

I/le volontari/e del campo prenderanno parte al progetto di giardino comunitario, che ha un ruolo chiave per le attività delle associazioni. Attraverso i principi della permacultura, ci si prenderà cura del parco e delle piante, curando quelle esistenti e inserendone di nuove. Per chi vorrà, ci sarà inoltre l’opportunità di scoprire e visitare gli altri progetti di inclusione sociale esistenti nella città.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il francese.

Leggi la scheda completa del campo.

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Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Pubblichiamo la testimonianza di Alice Trombetta e Milena Maurizi, due volontarie che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Portogallo la scorsa estate, in supporto alle attività dell’associazione Para Onde.

La nostra esperienza comincia a giugno 2017 in Portogallo. Dopo un volo per Lisbona, siamo arrivate a San Joao de Estoril, dove si trova la sede dell’associazione Para Onde con cui abbiamo
collaborato. In particolare abbiamo svolto attività il cui obiettivo principale era sostenere l’associazione nella realtà di un quartiere popolare, Fim do Mundo. La prima metà della settimana noi e gli altri volontari abbiamo lavorato per la rivalutazione di uno spazio sociale, la palestra del quartiere, per cui abbiamo ridipinto e decorato l’interno di una sala, in cui si svolgono la maggior parte delle attività. In questo modo abbiamo potuto rendere questo spazio più accogliente per i ragazzi che frequentano la palestra e anche più attraente per futuri nuovi avventori.

Questa occasione ci ha permesso sia di scoprire nuove forme di manualità ed arte, sia di conoscere persone e realtà diverse dalle nostre, tanto da riuscire a collaborare insieme per questo progetto divertendoci. Infatti gli stessi ragazzi che usufruiscono della palestra ci hanno aiutato giorno per giorno, facendoci sentir parte del loro mondo e ricordandoci ogni giorno quanto sia fondamentale questo spazio all’interno della loro comunità.

A metà settimana ci siamo presi un giorno per una sorta di esperimento sociale sul “no hate speech” confrontandoci con giovani e non, attraverso domande e riflessioni. Con piacere abbiamo potuto constatare che le persone con cui abbiamo parlato sono state sincere con noi, nonostante le loro opinioni potessero le essere diverse dalle nostre; il nostro obiettivo infatti era sensibilizzare le
persone attraverso un dialogo aperto e senza pressioni.

Infine gli ultimi tre giorni li abbiamo impegnati nella costruzione di un’area barbecue in un punto di ritrovo del quartiere, tanto frequentato quanto degradato. In questi giorni ci siamo davvero rese
conto che il nostro lavoro aveva unito volontari e non, in un unico gruppo, tutti sullo stesso piano e con gli stessi propositi.

Il lavoro è stato duro e ha messo alla prova le nostre capacità ma, sebbene stanche alla fine di ogni giornata, paradossalmente eravamo sempre più forti e soddisfatte. Abbiamo sentito, come poche volte ci è accaduto, di fare qualcosa per cui sentirsi realmente utili per l’altro e questo non sarebbe stato possibile se non ci avessero affiancato tutti i ragazzi della comunità. Fondamentale è stato il poter quasi toccare con mano il risultato ultimo delle nostre attività, potendo andare via e concludere il nostro progetto felici di aver raggiunto l’obiettivo.

E alla fine, molto banalmente, la parte ardua del viaggio è stata lasciare e salutare, forse per sempre o forse per un lungo tempo, tutti i compagni che ci hanno accompagnato e hanno reso indimenticabile la nostra esperienza.

Un’estate vicino Roma: tra cavalli, persone di cuore ed emozioni

Un’estate vicino Roma: tra cavalli, persone di cuore ed emozioni

Pubblichiamo la testimonianza di Elisa Filippi, volontaria che ha preso parte al campo di volontariato internazionale “Horses and social inclusion near Rome”, realizzato nei pressi di Roma nel luglio 2017 in collaborazione con l’Associazione 89 contestualmente al progetto Ciampacavallo a sostegno di disabili psichici e fisici. 

“Horses and social inclusion near Rome”: questo il nome con cui la mia prima esperienza di volontariato SCI si presentava. Se nel momento in cui mi sono iscritta lo ritenevo un titolo piuttosto vago, a conti fatti mi sembra che racchiuda in sintesi tutta l’essenza del periodo dal 16 al 30 luglio 2017.

Horses

Nel momento in cui Matteo ci ha fatto scendere dalla sua macchina dopo il viaggio Frascati-Pratoni del Vivaro siamo stati calorosamente accolti dai padroni di casa: Zar, Ra, Andalucia, Ettore, Che Guevara, il piccolo Paperino e tutti gli altri puledri. Ci hanno avvicinati scrutandoci con i loro enormi e lucenti occhi e si sono, anche se molto timidamente, fatti accarezzare. Da questo momento in poi sono stati loro a tenere le redini del campo. A partire dalle prime ore di sole, infatti, ho sempre accompagnato i coordinatori del campo ad aprire il cancello che permetteva ai cavalli di godere di un campo d’erba degno d’essere definito tale.

In questo momento ho compreso quanto bene potesse farmi in quest’occasione essere mattiniera: prendere parte a questo rituale mi ha coinvolta fin da subito nello spirito di Ciampacavallo. Raramente l’intero gruppo prendeva parte alle attività con i cavalli nello stesso momento, perché questo non avrebbe permesso ad ogni singolo soggetto di vivere in prima persona il benessere della relazione diretta con l’animale; è per questo motivo che spesso e volentieri il gruppo si divideva tra chi si sbizzarriva nella realizzazione di manufatti artistici, o laboratori che permettessero una connessione tra colori ed arte e la natura che stava tutto attorno a noi. In ogni caso, ognuno di noi nelle giornate trascorse giù al campo ha cercato almeno una volta a riconoscere il cavallo con cui si volesse entrare in contatto, o semplicemente ha ammirato la maestosità e l’eleganza che quest’essere vivente ha anche nel scacciare le fastidiose mosche che caratterizzano quest’ambiente.

Sebbene io mi aspettassi che la terapia con i cavalli vedesse la cavalcata come grande protagonista, sono rimasta piacevolmente stupita dal sentire l’esperta voce della vicepresidente dell’associazione dirci che questo forse è il meno quando si parla di attività assistita con i cavalli: la preparazione che precede questo atto ha un’importanza fondamentale e fortemente educativa per i ragazzi che fanno parte della grande famiglia Ciampacavallo. Munirsi di striglie, di brusche, del sottosella, della sella migliore e del cap gioca un grande ruolo nell’attività di terapia, perché educa i ragazzi all’ordine, comportamento spesso compromesso nella testa di un ragazzo affetto da autismo. La cura è un’altra caratteristica che, attraverso la disposizione del fieno accuratamente posta davanti al cavallo, il movimento circolare della brusca e la dolcezza della mano libera posta sul manto del cavallo per fargli sentire di essere presente, di essere lì insieme a lui, aiuta i ragazzi a dare importanza alla singolarità dell’altro, ai suoi tempi differenti e alla relazione di reciprocità, rompendo il guscio che spesso porta i ragazzi affetti da questa sindrome ad un isolamento dal mondo esterno. È stato davvero stimolante rendersi conto che anche in quest’ambito di intervento la volontà del confronto e del cambiamento di sé parte dalla relazione con l’altro, dal riconoscerne anche le più piccole necessità.

Social inclusion

Nella casa estiva di Ciampacavallo di Pratoni del Vivaro ognuno è importante. Ognuno di noi può e deve portare quel che di sé è più importante all’interno della cucina o sul tavolo del pranzo. Ti piace disegnare? Sei libero di farlo ovunque tu voglia e se ti va di mostrarlo alla tua musa ispiratrice sei caldamente invitato a farlo! Ti piace chiacchierare o canticchiare canzoni di cartoni animati che ti riportano alla tua infanzia? Ci sarà sempre qualcuno tutto orecchie pronto ad ascoltarti o qualcuno con cui cantare a squarciagola le parole di Holly e Benji subito dopo la cena. Vuoi mostrare agli altri il tuo film preferito facendo capire quali tesori riservi il mare nel suo profondo blu? Saremo tutti pronti a viverlo con la stessa passione che ti contraddistingue. Ultimo, ma non meno importante, chiunque lasci le sue orme qui al campo ha tutto il diritto di esprimere i propri pensieri riguardo il tempo passato insieme, di raccontare ciò che ogni membro di questa splendida e calorosa famiglia ha lasciato dentro di noi e ciò che ci ha insegnato, ma anche e soprattutto ciò che ci ha ricordato.

Il campo di volontariato a Ciampacavallo mi ha ricordato quanto sia bello privarsi di ciò che di meno essenziale caratterizzi le nostre vite quotidiane per vivere, o meglio, convivere insieme, di condividere ogni momento della giornata, dalla colazione al primo pomeriggio, dal calar del sole alla notte fonda. Quotidianamente si pensa che sarebbe impossibile rinunciare a quel caffè dopo pranzo o a quella fetta in più di pane per cena, ma la maggior parte delle volte sarebbe sufficiente provarci e privarsi di questi vizi per assaporare una sana e serena convivenza.

Near Rome

A soli 45 minuti da Roma, Pratoni del Vivaro ospita dei paesaggi naturali meravigliosi, colorati da immensi cieli azzurri che al tramontare del sole danno vita a vere e proprio tele di vivide tonalità dipinte. Se solo avessi saputo prima non mi sarei fermata nella città eterna per innamorarmi di questa splendida regione. Dopo la lunga Transumanza delle Idee, ovvero il percorso che i cavalli fanno insieme agli operatori dell’Associazione per raggiungere la casa estiva, i cavalli possono finalmente godersi la bella stagione nella loro splendida residenza estiva.

Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con la Cooperativa Panta Rei, presso la comunità “Al Gallo” di Murisengo, in Piemonte, che avrà luogo dal 17 al 31 agosto 2017.

La Cooperativa Panta Rei gestisce comunità di tipo familiare che ospitano portatori di handicap intellettivo, con il principale obiettivo di costruire percorsi di autonomia e di integrazione sociale. Le comunità sono situate nella campagna piemontese tra le colline del monferrato, vicino alle principali città di Torino, Asti e Casale Monferrato.

I/le volontari/e saranno impegnati nello svolgimento di attività quotidiane insieme agli ospiti della comunità: lavori di manutenzione degli spazi, laboratori manuali, giochi di socializzazione e soprattutto attività di ortoterapia (intesa non solo come produzione di ortaggi ma anche come cura e manutenzione delle aree verdi adiacenti la comunità) quale pratica inclusiva e sociale.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti per un’esperienza ricca e formativa.

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Dal 14 al 31 agosto 2017 un campo insieme all’onlus Ciampacavallo e EquiAzione per organizzare attività di inclusione e riabilitazione, sportive e ludiche per le persone diversamente abili e per quelle con disordini mentali, relazionali o sociali.

Ogni attività che verrà svolta durante il campo è inclusiva, che significa organizzata e realizzata insieme, utenti e staff. Insieme verranno organizzate le attività per chiunque desideri approcciare i cavalli, nella maniera che desidera, diversamente dai tradizionali centri equestri. L’approccio che verrà tenuto con gli/le utenti non sarà assistenzialistico ma permetterà di creare una relazione di fiducia autentica.

Durante il campo saranno sempre presenti persone diversamente abili, bambini/e, operatori sociali, volontari/e e appassionati/e; le attività verranno organizzate in gruppi misti tra tutti questi partecipanti. Le attività quotidiane riguarderanno la pulizia dei cavalli, la cucina, la spesa e la pulizia della casa.

La parte studio sarà divisa in più momenti dilazionati per tutta la durata del campo, durante i quali verranno approfondite questioni inerenti la flora locale e gli animali, la storia degli insediamenti umani sul territorio locale e l’uso che nella storia è stato fatto dei cavalli.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Un campo in Sardegna per l’inclusione delle persone diversamente abili

Un campo in Sardegna per l’inclusione delle persone diversamente abili

Dal 28 agosto all’8 settembre 2017 un campo nella località marittima di Castiadas, in collaborazione con la cooperativa sociale Villaggio Carovana, che si occupa di inclusione delle persone con disabilità fisiche e mentali.

Villaggio Carovana offre ai/alle propri/e ospiti la possibilità di passare una vacanza in un luogo bello e pacifico, dal punto di vista naturalistico e sociale, costruendo insieme momenti di socialità e grande felicità, al riposo dai ritmi quotidiani.

I/le volontari/e partecipanti supporteranno il lavoro della cooperativa nelle attività quotidiane, come l’accoglienza agli ospiti, l’aiuto a chi non è autosufficiente (ad esempio accompagnarli in spiaggia, assisterli durante la notte, intrattenerli); e ancora, organizzando attività ludiche, specialmente per i bambini, o svolgere attività minori a seconda delle urgenze del momento.

Nella parte studio verrà approfondita la conoscenza del modello di inclusione sociale promosso dalla cooperativa, e verrà posta attenzione sull’ecosostenibilità del campo, attuando un consumo critico e la pratica del riciclo laddove possibile.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

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Testimonianza di un Servizio Volontario Europeo in itinere a Praga

Testimonianza di un Servizio Volontario Europeo in itinere a Praga

L’articolo è stato scritto da Rosemarie Di Blasio, attualmente volontaria per un anno a Praga, presso l’Ong INEX SDA.

Il mio inizio di SVE è stato alquanto freddo. Partita per Praga a Febbraio l’ho trovata ricoperta da un sottile velo bianco, più bella e magica che mai. Per fortuna il mio SVE ha la durata di un anno e avrò quindi l’opportunità di ammirarla durante ogni sua stagione. Adesso la primavera si è già fatta spazio tra le strette vie di Praga, dipingendo ogni angolo della città di rosa e di verde, arricchendola di baretti lungo il fiume, di turisti e locali sorridenti.

All’inizio devo ammettere non era questa la prima impressione che mi ero fatta degli abitanti praghesi. Tutt’altro. I primi incontri con loro mi hanno fatto credere che erano persone molto diverse da quelle “mediterranee” alla quale sono abituata. Erano freddi, sgarbati e con il broncio costante. Tra vita quotidiana e occasioni di scambio e confronto con i miei colleghi, mi ci sono voluti due mesi per iniziare ad ambientarmi e comprenderli; questa mia esperienza mi dà la prova che lo SVE è una tra le migliori scommesse che l’Unione Europea possa fare per i giovani. Lo SVE abbatte le barriere, smonta i pregiudizi e proprio in tal modo ti fa sentire appartenente a una comunità più ampia, come ad esempio quella europea.

Durante i primi mesi ci sono stati incontri tra persone locali e internazionali, tra lavoratori e volontari come me venuti da ogni angolo d’Europa, e questo stare insieme dimostra come tra un italiano e uno spagnolo non ci siano differenze, che un tedesco e un francese possono passare ore a chiacchierare senza dare peso alla loro nazionalità! Questo l’ho capito anche grazie all’opportunità che ho avuto durante i giorni di formazione, dove ho diretto un workshop proprio sul concetto dell’identità Europea, ed ho condiviso insieme agli altri volontari SVE la ricchezza di ciò che stiamo vivendo.

Il mio lavoro qui però si dedica a tutt’altro. Attualmente sto svolgendo il mio anno di volontariato a Praga presso INEX SDA. Un ramo di questa Ong si dedica al calcio, al potere che il calcio ha nel costruire ponti, nell’abbattere gli stereotipi e nel creare coesione sociale. Il mio lavoro consiste nell’organizzare tornei di calcio con bambini economicamente e/o socialmente disagiati e incentivare la loro partecipazione a giocare in modo giusto, un calcio fairplay con altri bambini come loro. A breve sarò in tour per un mese per tutta la Repubblica Ceca, accompagnata da ambasciatori del calcio fairplay del Kenya, e giocheremo a calcio affinché il nostro messaggio venga raccolto dai bambini locali.

Sono solo al mio terzo mese qui in Repubblica Ceca, ma sono curiosa di vedere quanto altro quest’anno mi può ancora offrire, quante opportunità di crescita avrò, e quanti ostacoli dovrò superare ancora, cosicché al mio rientro a Roma la mia valigia non sarà solo colma di cartoline e foto ma anche di apprendimento, nuove amicizie e nuove abilità lavorative.

Uganda: volontariato a lungo termine con i bambini di strada

Uganda: volontariato a lungo termine con i bambini di strada

Hosting organization: UPA Uganda
Area tematica: Solidarietà Nord-Sud
Luogo: Kampalà, Uganda
Durata: minimo un mese

Lingua:
# del progetto: inglese
# locale: inglese

La Assend Youth Development Foundation, attiva dal 2001, ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni dei bambini di strada ed è stata fondata proprio da un gruppo di giovani che un tempo ha vissuto sulla propria pelle tutti gli aspetti problematici che interessano i bambini di strada, così come le conseguenze che derivano da tale vita difficile e rischiosa. Dal 2013 il programma della AYDF si è concentrato sulla valorizzazione delle competenze preziose proprie delle comunità e dei bambini del posto, al fine di agevolare la loro partecipazione nel processo di sviluppo del paese e della famiglia e, quindi, migliorare il loro benessere sociale.

ATTIVITÀ:

  • Coinvolgere i bambini di strada e altri bambini vulnerabili o con situazioni a rischio
  • Offrire supporto e ascolto agli stessi bambini
  • Organizzare, per e con loro, attività sportive e/o attività volte a promuovere e sviluppare i loro talenti ed interessi
  • Partecipare agli incontri familiari in casa e in comunità, insieme agli altri membri dello staff
  • Promuovere l’alfabetizzazione e la conoscenza dei numeri tra i bambini di strada, in modo tale da prepararli all’educazione formale
  • Supportare l’insegnamento dell’informatica

REQUISITI:

  • Esperienza di lavoro nel campo sociale (non indispensabile ma molto apprezzata)
  • Capacità di iniziativa
  • Condivisione dei valori e della mission della ONG
  • Essere attivi e propositivi

I/Le volontari/e interessat@ a partecipare a questo progetto in Uganda sono invitati a segnalarlo all’indirizzo ltv@sci-italia.it. Lo SCI Italia contatterà il/i partner ospitanti per chiedere la disponibilità e la tempistica. A questo punto il/la volontario/a compilerà l’application form e verrà contattato nel minor tempo possibile per un colloquio via Skype. Se il/la volontario/a viene accettato/a, verserà la quota di iscrizione e la tessera a SCI Italia, e provvederà a finalizzare gli ultimi accordi sulle tempistiche di arrivo e di visto se necessario.

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

L’articolo è stato scritto da Francesco Rasero, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Croazia.

La scorsa estate, giunto quasi al compimento dei 38 anni, ho deciso di impegnare gran parte delle mie ferie per prendere parte a un campo di volontariato internazionale. Era un’esperienza che avevo già vissuto parecchio tempo prima, quando avevo esattamente la metà degli anni attuali, e di cui conservavo un bellissimo ricordo. Giovane universitario, infatti, alla fine degli anni Novanta mi ero recato in Romania per partecipare a un campo di due settimane presso una “casa dei bambini”, struttura a metà tra l’orfanotrofio e la casa-famiglia. Di quell’esperienza, dopo quasi vent’anni, conservavo anche alcune amicizie durate nel tempo: a inizio 2016 avevo rivisto -in Italia- una delle bambine di allora, nel frattempo diventata quasi trentenne, e con uno dei volontari locali (ungherese) ho mantenuto un’amicizia tale per cui sono diventato anche padrino della figlia. Insomma: già sapevo che il volontariato, ancor più se vissuto con la formula dei campi internazionali, avrebbe potuto darmi molto, innanzitutto a livello umano.

Così, in un giorno di primavera, iniziai a cercare in rete, trovando alcune interessanti proposte da parte del SCI per il mese di agosto. Senza pensarci due volte, ho mandato il formulario di iscrizione e indicato, in ordine di preferenza, i tre campi a cui avrei voluto partecipare. Tutti in ambito sociale e/o di animazione di bambini, visto il positivo retaggio che portavo con me. Nel giro di qualche settimana sono stato ricontattato per la mia “prima scelta”, ovvero un campo in Croazia, nel piccolo paese di Bedekovčina, a una trentina di chilometri dalla capitale Zagabria. Si trattava di andare a fare attività di animazione in una sorta di riformatorio, o struttura penale minorile, o casa di accoglienza per ragazze minori. Ammetto di non aver capito benissimo dove sarei andato a finire, tutto subito, ma ricordo di aver selezionato quel campo innanzitutto perché mi sembrava la “sfida” più interessante.

Certo, quando il tutto è iniziato a diventare più reale e concreto, non sono mancati gli interrogativi: avrà senso fare un’esperienza simile alla mia età? E in una realtà per la quale non ho alcuna “preparazione” (sono laureato in comunicazione, e quello faccio di mestiere da una dozzina di anni)? E con un target così difficile, come quello di ragazze adolescenti, per di più in un posto di cui neppure conosco la lingua? Oltre a “giocarmi” in questo modo le vacanze estive… Tutte domande che oggi, pur suonandomi legittime, mi paiono così superate e distanti rispetto a quanto ho vissuto!

L’appuntamento dato dalle organizzatrici locali (Lea e Mia, due ragazze croate eccezionali, oltre che dal nome molto corto) era per una domenica mattina alle 10 davanti alla stazione di Zagabria. Nei giorni prima, però, avevo già dovuto approfondire le ragioni della mia “candidatura”, presentando loro un progetto di attività da svolgere con le ragazze della struttura presso cui saremmo andati, indicando anche le tempistiche ed eventuali necessità logistiche e/o di materiali. Ammetto che questa è stata in assoluto la fase più difficile di tutto il campo! E dire che di progetti, per lavoro, ne scrivo parecchi ogni anno! Alle 10 della domenica, alla spicciolata, ecco che ci ritroviamo tutti dal vivo, per la prima volta dopo un po’ di formali presentazioni a distanza via chat. Oltre a Lea e Mia, ci sono anche le mie future compagne e i miei futuri compagni di avventura dei dieci giorni a venire: Recep (19 anni, studente turco) e David (poco più di venti, catalano e teacher-to- be) sono gli unici maschi, mentre le volontarie sono Ivana (serba, anche lei poco più che ventenne e futura insegnante, ma innanzitutto ragazza dalle mille risorse), Tereza e Katerina (19 e 20 anni, studentesse boeme, che hanno fatto forse l’errore, se così si può dire, di venire insieme, da amiche) e Christine (inglese, ex giornalista Bbc che, ormai superata la settantina, da diversi anni gira il mondo come volontaria).

“Che gruppo piccolo ed eterogeneo… e neanche sono il più vecchio”, penso. Io sono arrivato a Zagabria in macchina, e mi offro quindi di portare i bagagli di tutti, insieme a Lea e Recep che vengono con me, mentre gli altri ci raggiungeranno in treno. Arriviamo così per primi alla “juvenile correctional facility”, che sorge su una collina sovrastante il paese e ha gli uffici in un piccolo castello (!). Mentre Lea va a parlare con lo staff per sbrigare le ultime pratiche burocratiche -è una struttura statale- io e Recep iniziamo a girovagare nel parco circostante. Nel giro di un paio di minuti veniamo subito scorti e “intercettati” da tre delle ragazze che avrebbero fatto parte del nostro campo. “Come vi chiamate?”, “Da dove venite?”, “Quanti anni avete?” ci chiedono subito in inglese, per poi iniziare a ridere e parlottare in croato sia dell’Italia che della Turchia (Paese di cui hanno il mito, grazie soprattutto ad alcune telenovele popolarissime qui in Croazia). Nel giro di un’ora arriva anche il resto del gruppo. Veniamo accolti da una sorta di vice-direttore (la direttrice della struttura è una persona eccezionale ma, essendo estate, è in vacanza e la conosceremo solo a metà del campo): lui ci illustra alcuni aspetti del centro, di come funziona, di cosa aspettarci (o non aspettarci) dalle ragazze. A dire il vero ne fa un quadro abbastanza negativo, ma per fortuna non ci scoraggia assolutamente e, più che altro… si sbaglierà di grosso!

I primi momenti li passiamo a sistemarci nelle stanze che ci sono state riservate all’interno di un padiglione in disuso, spartano ma funzionale e pulito. Per dieci giorni quella sarà anche la nostra “casa”, condividendo gli spazi con le ragazze lì ospitate. Questo campo, infatti, prevede sia alloggio che vitto forniti all’interno struttura ospitante, cosa abbastanza rara: ammetto che aver scoperto nella descrizione che avrei avuto un letto (e non un sacco a pelo in una tenda da montare ogni giorno) e addirittura una mensa con cuochi che ci avrebbero preparato i pasti (!!!) ha contribuito a farmi privilegiare questa destinazione, in fase di scelta iniziale. Sono vecchio e pigro, io. Già dopo un paio d’ore dal nostro arrivo, comunque, Lea e Mia ci fanno incontrare le ragazze -che non vedevano l’ora di conoscere questi volontari!- e iniziamo con qualche simpatico gioco di ice-breaking. La sera siamo tutti intorno a un tavolo a cenare (alle 18… si mangia presto qui!) e poi si esce in paese, con le ragazze e due educatrici, per prendere un gelato. Inizialmente non è facile interagire tra di noi e con loro; la barriera della lingua non aiuta, e ancor meno quella dell’età. Eppure dieci giorni dopo saremo diventati amici con tutti, e addirittura “fratelli” con qualcuno/a! La prima sera vado a letto stanco, e anche un po’ confuso. Come andrà questa esperienza? Riuscirò/riusciremo a superare le barriere?

Il mattino dopo partiamo con un briefing organizzativo. Ok, detto così sembra un parolone: in verità ci mettiamo tutti noi volontari in un salone e iniziamo a presentare le attività che abbiamo pensato, discuterne e calendarizzarle nei giorni a venire. Alla fine viene fuori un programma dettagliato giorno per giorno, che ovviamente (e fortunatamente) sarà rispettato solo in minima parte! Il bello di questo campo, infatti, è che ben presto i rapporti interpersonali e la voglia di conoscersi e stare insieme, al di là di età/provenienza/esperienze/ecc, prenderanno di gran lunga il sopravvento sulle attività pianificate, per quanto belle e interessanti. In dieci giorni abbiamo fatto davvero tantissime delle cose che ciascuno di noi aveva preparato prima di venire qui -dallo yoga al face painting, dal basket al ballo, giusto per citarne qualcuna- e preso parte anche alle varie iniziative che le organizzatrici avevano pensato per noi, come le serate in cui ognuno doveva presentare la propria terra d’origine. Però i ricordi più belli, almeno per me, sono legati alle chiacchierate nel parco dopo pranzo; alle sere passate a raccontarci aneddoti con il sottofondo di una chitarra o a quelle in cui ascoltavamo il verso delle civette e dei gufi; ai giri in bici nella campagna circostante, senza una meta precisa; a quando abbiamo cucinato tutti insieme perché le cuoche erano di riposo o a quando siamo andati ai laghi a piedi per bere una bibita insieme. Addirittura alle puntate delle telenovele turche sottotitolate in croato …pur di non andare a dormire! Insomma, tutti momenti di socializzazione e amicizia puri, spontanei, non organizzati e non organizzabili. Veri.

Nel corso dei giorni abbiamo anche stretto i rapporti con gli educatori della struttura, persone spesso motivatissime e molto in gamba nonostante una situazione non facile anche solo per i mille aspetti burocratici. È grazie a loro, ad esempio, se le ragazze sono potute venire insieme a noi a Zagabria, in quella che avrebbe dovuto essere (da programma ufficiale iniziale) la gita della giornata “libera” per noi volontari, ma che nessuno di noi avrebbe voluto vivere da turista. Ormai eravamo diventati un tutt’uno con le ragazze: che senso avrebbe avuto “sprecare” un giorno per andare, solo noi “stranieri”, nella capitale? Andarci tutti insieme, invece, è stata un’altra esperienza indimenticabile, così come il pomeriggio e sera in cui gli educatori ci hanno portati -sia noi volontari che le ragazze, ovviamente- a un festival cultural-musicale nelle vicinanze.

I dieci giorni di campo sono passati velocissimi. Le paure pre-partenza si sono dissolte nel giro di 24 ore, anche meno. Avremmo dovuto passare sei ore al giorno a fare il nostro “lavoro” di volontari, mentre alla fine lo abbiamo fatto quasi h24, senza neanche accorgercene. Le barriere sono crollate tutte, anche quelle più personali e meno evidenti. Il giorno di fine campo eravamo tutti tristi perché ci dovevamo salutare, ma felicissimi per le amicizie strette, così autentiche e così profonde, almeno in molti casi. Per fortuna esistono i social, e una giornata di guida non mi spaventa. Riesco così ancora oggi a sentirmi periodicamente con tanti miei compagni di quest’avventura, nonostante le distanze. E nei mesi scorsi, approfittando di un “ponte”, sono riuscito anche a tornare a salutare “dal vivo” alcune ragazze. In attesa che arrivi un’altra estate…