Riscoprire il femminismo in un atelier di cucito: testimonianza da Zanzibar

Riscoprire il femminismo in un atelier di cucito: testimonianza da Zanzibar

Pubblichiamo la testimonianza di Sara Moreno, volontaria partita per un progetto di volontariato a lungo termine in Tanzania lo scorso anno.

Ho sempre avuto uno strano rapporto con la parola “femminismo”. All’inizio, quand’ero bambina e l’ho sentita per la prima volta, ne sono stata molto attratta; poi, crescendo, ho cambiato atteggiamento, maltrattando e rinnegando quella stessa parola. Non capivo fino in fondo che cosa volesse dire.

Ho iniziato a studiare per conto mio, ho fatto delle ricerche, e cercavo di comparare i movimenti femministi che trovavo nei libri con le donne contemporanee, non riuscendo però a trovare il nesso. Quelle che riconoscevo come femministe mi sembravano un gruppo chiuso, escludente, che preferiva autoproclamarsi femminista invece che cercare il confronto con gli uomini che cercavano di capire. Ho attraversato questa mia fase di crescita cercando di dare un senso che sentissi proprio al termine femminismo, giungendo infine allo slogan che  sentivo mio a quel tempo: “non sono femminista, semplicemente credo nell’uguaglianza dei diritti”. Ebbene, poi mi sono resa conto che in questa definizione sta quello per cui il femminismo lotta.

Dopo anni di letture, studi e discussioni, ho finalmente capito di essere una femminista e di non avere paura di dirlo.

La parte difficile è venuta dopo. Che cos’è per me il femminismo? Significa insegnare ai propri figli che uomini e donne sono uguali, renderci conto che ognuno di noi cresce in un ambiente pieno di stereotipi di genere ai quali siamo costantemente esposti. Significa sapere che quando una donna cerca di lottare per conquistarsi una certa posizione, dovrà faticare di più rispetto ad un uomo. Significa avere la consapevolezza che una donna che si reca a lavoro truccata ha più possibilità di essere promossa rispetto a una che non lo fa. Significa sapere che una donna non si sente sicura a camminare da sola di notte.

Quello che invece non sapevo è che sono poche le donne a Zanzibar che lavorano. Principalmente restano a casa, partoriscono, si prendono cura dei bambini e preparano il cibo. Non sapevo che un uomo che si occupa di cucinare in Tanzania viene visto come debole, anche se nutrirsi dovrebbe essere un bisogno istintivo, naturale.. non conoscevo un’altra cosa: che ci sono donne a Zanzibar che si impegnano attivamente per cambiare il loro mondo.

Quello che so ora, dopo aver vissuto con loro per un po’ di tempo, è che tutte loro sono persone assolutamente incredibili.

Lavorare per una donna, a Zanzibar come in qualsiasi parte del mondo, è estremamente importante perché permette di guadagnare soldi propri, e di rendere indipendente la propria vita. Indipendenza economica significa libertà, libertà di comprare ciò che vogliamo, ciò che ci piace, ciò di cui abbiamo bisogno, senza aspettare che qualcuno ce lo conceda… questo è un aspetto che non avevo mai considerato.

Viaggiare mi è sempre piaciuto e così, da quando avevo 16 anni, ho iniziato a lavorare durante i fine settimana. Ricordo ancora quel viaggio a Parigi, me lo ero pagata da sola, con i miei soldi: quella sensazione mi faceva sentire forte, mi faceva sentire libera. Ma cosa sarebbe successo se fossi nata in un paese in cui questa possibilità mi era preclusa? Avrei combattuto anche io per cambiare la mia situazione? Le donne a Zanzibar lo stanno facendo.

Avere un’occupazione comporta dei cambiamenti significativi nella vita quotidiana e nella struttura sociale. Se sia l’uomo che la donna sono impegnati durante il giorno, le famiglie si evolveranno in un modo diverso, anche la prospettiva sulla pianificazione familiare cambierà completamente e una donna avrà la possibilità di conoscere ed esplorare tutti i ruoli che può svolgere nella società.

“Empowerment”, questa è una parola che ho sentito molto spesso durante il mio soggiorno a Zanzibar, lo stesso progetto a cui mi sono iscritta si chiamava “women empowerment”.

Gli zanzibariani stanno cercando di far crescere la loro società attraverso diversi progetti, e le donne sono parte della integrante della soluzione. Le donne che si uniscono alla forza lavoro infatti potenziano in modo significativo il contributo alla crescita economica e sociale del paese.

C’è poi l’iniziativa di un gruppo, di cinque donne che hanno deciso di rischiare e spingersi ancora oltre, dando vita al collettivo di cucito “le mie mamme”. Dopo aver lavorato nel settore del cucito per alcuni anni, hanno infatti  deciso di avviare un’attività in proprio nel 2016. Hanno trovato un edificio adatto per allestire un atelier e un negozio per la vendita e hanno iniziato a costituire il loro gruppo a poco a poco, contribuendo con i propri risparmi. Il mio contributo è modesto, le aiuto nell’accoglienza dei clienti spiegando un po’ del progetto a chiunque sia interessato all’ascolto, condivido il mio punto di vista sul merchandising e sull’esposizione delle merci e insieme cerchiamo di trovare nuove ispirazioni e disegni per i loro prodotti.

Sono un’assistente che lavora per un gruppo di donne impegnate nelle loro attività. Prima di unirmi a questo progetto non sapevo cosa aspettarmi, ma quello che ho capito adesso è che di sicuro non sono io quella venuta ad insegnare a queste donne ad essere femministe, sono loro che mi hanno insegnato a vedere il mondo attraverso uno sguardo differente. Il gruppo è estremamente vario: alcune di loro sono sposate, altre no, tutte tranne una sono musulmane, c’è una maestra e poi tutte studentesse eccellenti. Una di loro è single, un’altra si dice sposata con la macchina da cucire, una di loro ha quattro figli ed è incinta, ma c’è una cosa in particolare che hanno in comune: una scintilla. Se sei molto attento puoi vederla, proprio lì, in fondo ai loro occhi.

Sorridono quando trovano un modello che gli piace e che vogliono cucire, quando scoprono una nuova stampa e vogliono lavorarci immediatamente, quando un cliente entra nel negozio con una richiesta impegnativa. È curiosità, è creatività, è passione. La passione che mettono in ogni singolo movimento che fanno, le loro mani che corrono su metri e metri di tessuto sparsi per tutto il pavimento, il ronzio costante delle loro macchine da cucire, il suono ripetitivo di forbici che scendono come ghigliottine e quella risata e la gioia che diventa incontrollabile quando sono tutti nella stessa stanza… anche per questi motivi ho capito perché sono femminista.

 

Urgente: cercasi group leader per uno scambio giovanile in Catalunya (2-12 luglio)

Urgente: cercasi group leader per uno scambio giovanile in Catalunya (2-12 luglio)

Il progetto

SCI Italia è in cerca di un/a group leader per lo scambio giovanile “Intercultural empowerment to fight racism!”, che si svolgerà dal 2 al 12 luglio nel bellissimo villaggio di Mura (Catalunya). Un gruppo di giovani provenienti da Catalogna, Italia, Portogallo, Ucraina, Ungheria si ritroveranno quindi insieme a riflettere sui temi delle identità culturali e delle migrazioni. 

I/le volontari/e, in particolare, svilupperanno questa riflessione per rompere gli stereotipi e combattere il razzismo.

Attività

Uno degli obiettivi del progetto è quello di supportare i/le giovani con minori opportunità, così da promuovere l’inclusione sociale attraverso sessioni di educazione non formale.

Condividendo alla pari il ruolo di volontari/e internazionali, questi/e giovani avranno infatti l’occasione di incontrare i propri coetanei provenienti da altri paesi e culture, affinché acquisiscano così competenze interpersonali spendibili poi nella vita quotidiana.

In particolare, il/la candidato/a avrà il compito di accompagnare 4 giovani con minori opportunità inviati dalla branca italiana SCI Italia.

Requisiti

I/la group leader deve parlare bene l’italiano e l’inglese ed avere avuto esperienza in materia di coordinamento di gruppi. È ovviamente consigliabile aver avuto precedenti esperienze nell’ambito dell’educazione non formale e con minoranze e gruppi svantaggiati. Il/la group leader dovrà inoltre dimostrarsi volenteroso/a e capace di sviluppare attività di gruppo, quali il teatro o giochi collettivi.

Si richiede infine di essere disponibili durante il mese di giugno perché verranno svolte delle chiamate skype di organizzazione pre-partenza.

Candidatura

Compilare l’application form cliccando qui, entro domenica 3 giugno, ed i risultati della selezione saranno resi noti lunedì sera.

Lo scambio è finanziato da Erasmus+: tutte le spese dei partecipanti sono infatti coperte (vitto, alloggio, biglietti A/R fino a 275 euro e assicurazione).​

Per informazioni, contattare inclusione@sci-italia.it.

Torno Subito 2018 – Call aperta per lavorare nel mondo

Torno Subito 2018 – Call aperta per lavorare nel mondo

Il Servizio Civile Internazionale aderisce per il quinto anno consecutivo al Programma Torno Subito promosso dalla Regione Lazio, proponendo a 3 studenti/studentesse universitari o neo-laureati un percorso all’interno del suo network, strutturato in questa maniera:

Prima fase: 1 Ottobre 2018 – 28 febbraio 2019 → Periodo di tirocinio all’estero in una delle seguenti branche/partner del Servizio Civile Internazionale: SCI Kosovo, SCI Sri Lanka, CVS Bulgaria

Seconda fase: 1 Aprile 2019 – 30 Giugno 2019→ Reimpiego sul territorio della regione Lazio presso la Segreteria Nazionale di SCI Italia.

Nel documento allegato in fondo alla pagina si possono trovare le descrizioni delle attività che le branche SCI propongono al/alla tirocinante.

Il reimpiego nella Regione Lazio sarà così strutturato:

  • n°1 persone presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore Inclusione Sociale
  •  n°1 persona presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore Comunicazione
  •  n°1 persona presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore NordSud

Gli ambiti sono quelli che caratterizzano il nostro movimento: promozione del volontariato internazionale, cooperazione internazionale e disuguaglianze nord-sud del mondo, comunicazione sociale, migrazioni e diritti, inclusione sociale, progettazione europea per il Terzo settore.

Gli/le interessat* dovranno inviare la propria candidatura via e-mail con oggetto “Torno Subito_Servizio Civile Internazionale” allegando:

  • CV
  • Lettera di motivazione

La lettera di motivazione dovrà fare riferimento all’ambito di interesse e alla possibilità di reimpiego nella Regione Lazio e, eventualmente, anche la Branca SCI dove si vorrebbe svolgere la prima fase del progetto.

Le candidature dovranno pervenire entro il 17 giugno all’indirizzo: coordinamento@sci-italia.it

L’iter successivo sarà il seguente:

18-20 giugno: eventuale skype conoscitiva con le Branche SCI per la prima fase del progetto

21-29 giugno: scrittura dei progetti formativi individuali. La Segreteria di SCI Italia supporterà l’ideazione dei progetti formativi che i/le tirocinanti dovranno presentare al fine di accedere ai finanziamenti stanziati dal Programma Torno Subito.

Visualizza le Destinazioni Torno Subito 2018

Promuovere l’inclusione sociale attraverso l’arte e la creatività: un campo in Albania

Promuovere l’inclusione sociale attraverso l’arte e la creatività: un campo in Albania

Il campo

Dal 3 al 12 luglio 2018 un campo in Albania, a sostegno delle attività di un centro diurno per l’inclusione sociale di bambini/e e ragazzi/e. Il Social Multidisciplinary Center si trova a Tirana, la capitale del paese.

L’obiettivo del campo è utilizzare la creatività come mezzo per aumentare le capacità interpersonali dei e delle giovani con minori opportunità.

In particolare, ci si rivolge a bambini/e e ragazzi/e con problemi socio-economici, con famiglie in difficoltà economica, colpite da disoccupazione, o con problemi di abbandono scolastico e a rischio di essere abusati e sfruttati nei lavori di strada.

Il centro garantisce attività diurne per questi minori svantaggiati, quali attività educative, di intrattenimento e di apprendimento per promuoverne l’inclusione sociale.

I/le volontari/e del campo supporteranno infatti queste attività, portando e aggiungendo tutte le proprie idee e suggestioni al lavoro da svolgere insieme ai/alle minori.

Le attività per promuovere l’inclusione

I/le volontari/e del campo si impegneranno nello svolgimento di attività ludiche e creative con i/le minori, quali il disegno, il mosaico, la fotografia, la danza, la cucina e molto altro.

Prendere parte a questo campo significa anche riflettere e sviluppare idee che possono adattarsi a queste attività ludiche che caratterizzano il centro e portarne avanti di nuove. L’importante è pensarle in ottica di promozione dell’inclusione sociale degli stessi beneficiari.

I/le volontari/e lavoreranno dalle 4 alle 6 ore al giorno, e potranno scegliere un giorno libero a settimana. Durante il tempo libero, i/le volontari/e avranno l’opportunità di visitare la città di Tirana, Kruja e Durres (le più vicine) come anche di viaggiare nei dintorni.

Come parte studio, verrà approfondita la tematica della pace e della valorizzazione delle differenze in relazione ad il lavoro con bambini e ragazzi.

Alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in camere miste nel Social Multidisciplinary Center, lo stesso luogo dove lavoreranno durante il giorno. Come per ogni esperienza di vita comunitaria, si prepareranno e consumeranno i pasti insieme presso la cucina del centro. Il Social Multidisciplinary Center è situato nel centro cittadino di Tirana e circondato di luoghi di interesse nei dintorni.

Requisiti

Ai/alle volontari/e è richiesto di immaginare e preparare delle attività da svolgere con i/le bambini/e e ragazzi/e durante il campo.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Scoprire percorsi di inclusione sociale attraverso l’equitazione: un campo a Roma

Scoprire percorsi di inclusione sociale attraverso l’equitazione: un campo a Roma

Il campo:

Dal 1 al 15 luglio 2018 SCI-Italia promuove un campo insieme a Ciampacavallo e EquiAzione per organizzare attività di inclusione e riabilitazione, sportive e ludiche per le persone diversamente abili e per quelle con disordini mentali, relazionali o sociali.

Le attività:

Ogni attività che verrà svolta durante il campo è inclusiva: ciò significa che viene organizzata e realizzata insieme, utenti e staff. Il percorso di avvicinamento ai cavalli sarà differente e rispettoso delle necessità di ognuno/a, superando il classico approccio assistenzialista e mirando a creare una relazione di fiducia autentica.

Le due settimane del campo non saranno mai uguali a se stesse.  Di volta in volta gli/le utenti saranno diversi: persone con disabilità, bambini/e, operatori sociali, volontari/e, appassionati di cavalli, e via dicendo. Le attività verranno organizzate in gruppi misti tra tutti questi partecipanti. Le attività quotidiane riguarderanno la pulizia dei cavalli, la cucina, la spesa e la pulizia della casa.

Parte studio:

La parte studio sarà divisa in più momenti dilazionati per tutta la durata del campo, durante i quali verranno approfondite questioni inerenti la flora locale e gli animali. Prevista anche una parte dedicata alla storia degli insediamenti umani sul territorio locale e l’uso che nella storia è stato fatto dei cavalli.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Il giardinaggio come pratica d’inclusione sociale: un campo a Lussemburgo

Il giardinaggio come pratica d’inclusione sociale: un campo a Lussemburgo

Dal 31 marzo al 18 aprile 2018 un campo in Lussemburgo, nella città omonima, in supporto alle attività di inclusione sociale delle associazioni Maison des Associations e Amitié Portugal-Luxembourg.

Entrambe le associazioni lavorano da anni a diversi progetti di integrazione, di inclusione sociale e di dialogo interculturale e intergenerazionale. Entrambe sono impegnate con persone migranti e rifugiati. Il campo si situa nella cornice di un progetto più ampio che mira a migliorare i processi di inclusione, di confronto e comprensione tra migranti e popolazione locale. Tra i vari ambiti di intervento, il progetto di un giardino comunitario è stato avviato circa 3 anni fa: è uno spazio aperto al quartiere e alle persone migranti interessate ad incontrare persone e culture nuove. L’obiettivo è di creare una cooperazione dinamica tra il quartiere e chi lo attraversa.

I/le volontari/e del campo prenderanno parte al progetto di giardino comunitario, che ha un ruolo chiave per le attività delle associazioni. Attraverso i principi della permacultura, ci si prenderà cura del parco e delle piante, curando quelle esistenti e inserendone di nuove. Per chi vorrà, ci sarà inoltre l’opportunità di scoprire e visitare gli altri progetti di inclusione sociale esistenti nella città.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il francese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Vita comunitaria e riqualificazione: testimonianza da un campo in Portogallo

Pubblichiamo la testimonianza di Alice Trombetta e Milena Maurizi, due volontarie che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Portogallo la scorsa estate, in supporto alle attività dell’associazione Para Onde.

La nostra esperienza comincia a giugno 2017 in Portogallo. Dopo un volo per Lisbona, siamo arrivate a San Joao de Estoril, dove si trova la sede dell’associazione Para Onde con cui abbiamo
collaborato. In particolare abbiamo svolto attività il cui obiettivo principale era sostenere l’associazione nella realtà di un quartiere popolare, Fim do Mundo. La prima metà della settimana noi e gli altri volontari abbiamo lavorato per la rivalutazione di uno spazio sociale, la palestra del quartiere, per cui abbiamo ridipinto e decorato l’interno di una sala, in cui si svolgono la maggior parte delle attività. In questo modo abbiamo potuto rendere questo spazio più accogliente per i ragazzi che frequentano la palestra e anche più attraente per futuri nuovi avventori.

Questa occasione ci ha permesso sia di scoprire nuove forme di manualità ed arte, sia di conoscere persone e realtà diverse dalle nostre, tanto da riuscire a collaborare insieme per questo progetto divertendoci. Infatti gli stessi ragazzi che usufruiscono della palestra ci hanno aiutato giorno per giorno, facendoci sentir parte del loro mondo e ricordandoci ogni giorno quanto sia fondamentale questo spazio all’interno della loro comunità.

A metà settimana ci siamo presi un giorno per una sorta di esperimento sociale sul “no hate speech” confrontandoci con giovani e non, attraverso domande e riflessioni. Con piacere abbiamo potuto constatare che le persone con cui abbiamo parlato sono state sincere con noi, nonostante le loro opinioni potessero le essere diverse dalle nostre; il nostro obiettivo infatti era sensibilizzare le
persone attraverso un dialogo aperto e senza pressioni.

Infine gli ultimi tre giorni li abbiamo impegnati nella costruzione di un’area barbecue in un punto di ritrovo del quartiere, tanto frequentato quanto degradato. In questi giorni ci siamo davvero rese
conto che il nostro lavoro aveva unito volontari e non, in un unico gruppo, tutti sullo stesso piano e con gli stessi propositi.

Il lavoro è stato duro e ha messo alla prova le nostre capacità ma, sebbene stanche alla fine di ogni giornata, paradossalmente eravamo sempre più forti e soddisfatte. Abbiamo sentito, come poche volte ci è accaduto, di fare qualcosa per cui sentirsi realmente utili per l’altro e questo non sarebbe stato possibile se non ci avessero affiancato tutti i ragazzi della comunità. Fondamentale è stato il poter quasi toccare con mano il risultato ultimo delle nostre attività, potendo andare via e concludere il nostro progetto felici di aver raggiunto l’obiettivo.

E alla fine, molto banalmente, la parte ardua del viaggio è stata lasciare e salutare, forse per sempre o forse per un lungo tempo, tutti i compagni che ci hanno accompagnato e hanno reso indimenticabile la nostra esperienza.

Un’estate vicino Roma: tra cavalli, persone di cuore ed emozioni

Un’estate vicino Roma: tra cavalli, persone di cuore ed emozioni

Pubblichiamo la testimonianza di Elisa Filippi, volontaria che ha preso parte al campo di volontariato internazionale “Horses and social inclusion near Rome”, realizzato nei pressi di Roma nel luglio 2017 in collaborazione con l’Associazione 89 contestualmente al progetto Ciampacavallo a sostegno di disabili psichici e fisici. 

“Horses and social inclusion near Rome”: questo il nome con cui la mia prima esperienza di volontariato SCI si presentava. Se nel momento in cui mi sono iscritta lo ritenevo un titolo piuttosto vago, a conti fatti mi sembra che racchiuda in sintesi tutta l’essenza del periodo dal 16 al 30 luglio 2017.

Horses

Nel momento in cui Matteo ci ha fatto scendere dalla sua macchina dopo il viaggio Frascati-Pratoni del Vivaro siamo stati calorosamente accolti dai padroni di casa: Zar, Ra, Andalucia, Ettore, Che Guevara, il piccolo Paperino e tutti gli altri puledri. Ci hanno avvicinati scrutandoci con i loro enormi e lucenti occhi e si sono, anche se molto timidamente, fatti accarezzare. Da questo momento in poi sono stati loro a tenere le redini del campo. A partire dalle prime ore di sole, infatti, ho sempre accompagnato i coordinatori del campo ad aprire il cancello che permetteva ai cavalli di godere di un campo d’erba degno d’essere definito tale.

In questo momento ho compreso quanto bene potesse farmi in quest’occasione essere mattiniera: prendere parte a questo rituale mi ha coinvolta fin da subito nello spirito di Ciampacavallo. Raramente l’intero gruppo prendeva parte alle attività con i cavalli nello stesso momento, perché questo non avrebbe permesso ad ogni singolo soggetto di vivere in prima persona il benessere della relazione diretta con l’animale; è per questo motivo che spesso e volentieri il gruppo si divideva tra chi si sbizzarriva nella realizzazione di manufatti artistici, o laboratori che permettessero una connessione tra colori ed arte e la natura che stava tutto attorno a noi. In ogni caso, ognuno di noi nelle giornate trascorse giù al campo ha cercato almeno una volta a riconoscere il cavallo con cui si volesse entrare in contatto, o semplicemente ha ammirato la maestosità e l’eleganza che quest’essere vivente ha anche nel scacciare le fastidiose mosche che caratterizzano quest’ambiente.

Sebbene io mi aspettassi che la terapia con i cavalli vedesse la cavalcata come grande protagonista, sono rimasta piacevolmente stupita dal sentire l’esperta voce della vicepresidente dell’associazione dirci che questo forse è il meno quando si parla di attività assistita con i cavalli: la preparazione che precede questo atto ha un’importanza fondamentale e fortemente educativa per i ragazzi che fanno parte della grande famiglia Ciampacavallo. Munirsi di striglie, di brusche, del sottosella, della sella migliore e del cap gioca un grande ruolo nell’attività di terapia, perché educa i ragazzi all’ordine, comportamento spesso compromesso nella testa di un ragazzo affetto da autismo. La cura è un’altra caratteristica che, attraverso la disposizione del fieno accuratamente posta davanti al cavallo, il movimento circolare della brusca e la dolcezza della mano libera posta sul manto del cavallo per fargli sentire di essere presente, di essere lì insieme a lui, aiuta i ragazzi a dare importanza alla singolarità dell’altro, ai suoi tempi differenti e alla relazione di reciprocità, rompendo il guscio che spesso porta i ragazzi affetti da questa sindrome ad un isolamento dal mondo esterno. È stato davvero stimolante rendersi conto che anche in quest’ambito di intervento la volontà del confronto e del cambiamento di sé parte dalla relazione con l’altro, dal riconoscerne anche le più piccole necessità.

Social inclusion

Nella casa estiva di Ciampacavallo di Pratoni del Vivaro ognuno è importante. Ognuno di noi può e deve portare quel che di sé è più importante all’interno della cucina o sul tavolo del pranzo. Ti piace disegnare? Sei libero di farlo ovunque tu voglia e se ti va di mostrarlo alla tua musa ispiratrice sei caldamente invitato a farlo! Ti piace chiacchierare o canticchiare canzoni di cartoni animati che ti riportano alla tua infanzia? Ci sarà sempre qualcuno tutto orecchie pronto ad ascoltarti o qualcuno con cui cantare a squarciagola le parole di Holly e Benji subito dopo la cena. Vuoi mostrare agli altri il tuo film preferito facendo capire quali tesori riservi il mare nel suo profondo blu? Saremo tutti pronti a viverlo con la stessa passione che ti contraddistingue. Ultimo, ma non meno importante, chiunque lasci le sue orme qui al campo ha tutto il diritto di esprimere i propri pensieri riguardo il tempo passato insieme, di raccontare ciò che ogni membro di questa splendida e calorosa famiglia ha lasciato dentro di noi e ciò che ci ha insegnato, ma anche e soprattutto ciò che ci ha ricordato.

Il campo di volontariato a Ciampacavallo mi ha ricordato quanto sia bello privarsi di ciò che di meno essenziale caratterizzi le nostre vite quotidiane per vivere, o meglio, convivere insieme, di condividere ogni momento della giornata, dalla colazione al primo pomeriggio, dal calar del sole alla notte fonda. Quotidianamente si pensa che sarebbe impossibile rinunciare a quel caffè dopo pranzo o a quella fetta in più di pane per cena, ma la maggior parte delle volte sarebbe sufficiente provarci e privarsi di questi vizi per assaporare una sana e serena convivenza.

Near Rome

A soli 45 minuti da Roma, Pratoni del Vivaro ospita dei paesaggi naturali meravigliosi, colorati da immensi cieli azzurri che al tramontare del sole danno vita a vere e proprio tele di vivide tonalità dipinte. Se solo avessi saputo prima non mi sarei fermata nella città eterna per innamorarmi di questa splendida regione. Dopo la lunga Transumanza delle Idee, ovvero il percorso che i cavalli fanno insieme agli operatori dell’Associazione per raggiungere la casa estiva, i cavalli possono finalmente godersi la bella stagione nella loro splendida residenza estiva.

Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con la Cooperativa Panta Rei, presso la comunità “Al Gallo” di Murisengo, in Piemonte, che avrà luogo dal 17 al 31 agosto 2017.

La Cooperativa Panta Rei gestisce comunità di tipo familiare che ospitano portatori di handicap intellettivo, con il principale obiettivo di costruire percorsi di autonomia e di integrazione sociale. Le comunità sono situate nella campagna piemontese tra le colline del monferrato, vicino alle principali città di Torino, Asti e Casale Monferrato.

I/le volontari/e saranno impegnati nello svolgimento di attività quotidiane insieme agli ospiti della comunità: lavori di manutenzione degli spazi, laboratori manuali, giochi di socializzazione e soprattutto attività di ortoterapia (intesa non solo come produzione di ortaggi ma anche come cura e manutenzione delle aree verdi adiacenti la comunità) quale pratica inclusiva e sociale.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti per un’esperienza ricca e formativa.

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Dal 14 al 31 agosto 2017 un campo insieme all’onlus Ciampacavallo e EquiAzione per organizzare attività di inclusione e riabilitazione, sportive e ludiche per le persone diversamente abili e per quelle con disordini mentali, relazionali o sociali.

Ogni attività che verrà svolta durante il campo è inclusiva, che significa organizzata e realizzata insieme, utenti e staff. Insieme verranno organizzate le attività per chiunque desideri approcciare i cavalli, nella maniera che desidera, diversamente dai tradizionali centri equestri. L’approccio che verrà tenuto con gli/le utenti non sarà assistenzialistico ma permetterà di creare una relazione di fiducia autentica.

Durante il campo saranno sempre presenti persone diversamente abili, bambini/e, operatori sociali, volontari/e e appassionati/e; le attività verranno organizzate in gruppi misti tra tutti questi partecipanti. Le attività quotidiane riguarderanno la pulizia dei cavalli, la cucina, la spesa e la pulizia della casa.

La parte studio sarà divisa in più momenti dilazionati per tutta la durata del campo, durante i quali verranno approfondite questioni inerenti la flora locale e gli animali, la storia degli insediamenti umani sul territorio locale e l’uso che nella storia è stato fatto dei cavalli.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.