Interventi Civili di Pace in Palestina 2018 – Call aperta

Interventi Civili di Pace in Palestina 2018 – Call aperta

Il Servizio Civile Internazionale, Un ponte per…, Rete IPRI e Centro Studi Sereno Regis, con il sostegno di Assopace Palestina, lanciano per il nono anno il progetto: Interventi Civili di Pace in Palestina.

Il progetto nasce dalla richiesta della società civile palestinese di essere affiancata da una presenza internazionale con ruolo di interposizione durante il periodo della raccolta delle olive. Spesso ostacolata dalle forze militari israeliane e dagli attacchi dei coloni, la raccolta rappresenta un’importante se non l’unica fonte di reddito per molte famiglie delle aree agricole della Cisgiordania sotto amministrazione militare e civile israeliana.

Il progetto attualmente si sviluppa in collaborazione con associazioni che da anni lottano contro l’occupazione con metodi nonviolenti, quali i Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta di Betlemme e At Twani, Youth Against Settlements e Human Rights Supporters.

Obiettivi:

Sostenere le forme di resistenza quotidiana all’occupazione attraverso l’affiancamento alla raccolta delle olive ed, eventualmente, l’accompagnamento a pastori e bambini a rischio di attacchi da parte dei coloni; informare e sensibilizzare l’opinione pubblica in Italia sulla realtà dell’occupazione; promuovere forme di solidarietà internazionale basate sull’approccio dei Corpi Civili di pace.

Descrizione:

Il progetto ha una durata di 6 mesi, da luglio a dicembre, e si suddivide nelle seguenti fasi: formazione, selezione, presenza in loco, attività di restituzione, disseminazione.

1. Formazione

Le persone selezionate sulla base dei curricula e delle lettere motivazionali hanno la possibilità di accedere ad una formazione specifica obbligatoria che costituirà elemento di valutazione per la costruzione del gruppo finale (la partecipazione alla formazione non garantisce la selezione per la fase successiva):

  • 5 moduli on-line da metà luglio a inizi agosto con cadenza settimanale che prevedono video-tutorial, letture e chat di gruppo. Ogni modulo si concluderà con un’esercitazione.
  • Formazione residenziale dal 5 all’8 settembre a Roma, presso La Città dell’Utopia, Via Valeriano 3/f (Quartiere San Paolo). Le quattro giornate formative saranno volte a favorire una presenza in loco consapevole delle dinamiche del conflitto e rispettosa delle tradizioni locali.

2. Selezione

A formazione residenziale conclusa verrà effettuata una ulteriore selezione al fine di costituire un gruppo di massimo 6 persone che risulti funzionale agli obiettivi del progetto.

3. Presenza in loco

Dall’8 ottobre al 4 novembre, i volontari supporteranno le famiglie palestinesi residenti nelle aree di Betlemme, Nablus, colline a sud di Hebron ed Hebron. Anche se il programma prevede queste aree di intervento, potrebbe comunque essere soggetto a cambiamenti in base alle necessità e alle richieste delle comunità locali e alle condizioni di sicurezza. I volontari saranno accompagnati da una facilitatrice delle associazioni partner, coordinati dai partner locali e in contatto costante con le associazioni italiane promotrici del progetto.

I compiti saranno:

Accompagnamento dei contadini palestinesi nel lavoro agricolo quotidiano e dei pastori, con un ruolo di interposizione nonviolenta disarmata tra questi e i coloni ebrei e/o l’esercito israeliano in caso di attacchi.

Redazione di articoli per il blog raccogliendolapace.wordpress.com; scrittura di post da pubblicare sui social network delle associazioni partner; raccolta e condivisione con esse di materiale video-fotografico per diffondere un’informazione più consapevole delle dinamiche dell’occupazione. Il materiale raccolto dai volontari sarà utilizzato per le campagne a sostegno della resistenza popolare in Palestina promosse da SCI Italia, Un ponte per…, Rete IPRI e Centro Studi Sereno Regis, con il sostegno di Assopace Palestina.

Monitoraggio dell’impatto del progetto sulle famiglie beneficiarie attraverso interviste guidate da una griglia di indicatori.

4. Attività di restituzione

Al rientro dalla fase di presenza in loco, i volontari sono tenuti a partecipare ad un incontro residenziale di restituzione che si terrà il 14 e 15 dicembre. Gli obiettivi dell’incontro sono: valutare la dinamica personale e di gruppo vissuta durante l’esperienza in loco; monitorare l’efficacia del progetto attraverso l’analisi dei materiali prodotti e l’impatto delle attività; identificare buone pratiche ed eventuali criticità emerse; analizzare qualitativamente l’attività di comunicazione tramite il Blog e i social network; programmare gli eventi di disseminazione.

5. Disseminazione

Singolarmente o in gruppo, ai volontari è richiesto di organizzare almeno 1 evento con il duplice scopo di raccontare l’esperienza in loco e raccogliere fondi per supportare il progetto. Gli eventi saranno organizzati in collaborazione e con il supporto delle associazioni italiane.

Requisiti obbligatori:

  • Disponibilità a partecipare a tutte le 5 fasi del progetto
  • Precedenti esperienze di volontariato
  • Capacità di lavorare in gruppo
  • Capacità di gestione dello stress
  • Capacità di adattamento, anche in situazioni di limitazione della privacy
  • Conoscenza della lingua inglese
  • Età minima: 22 anni
  • Condivisione di obiettivi e metodi delle associazioni promotrici e di un modello di intervento nonviolento

Requisiti preferenziali:

  • Precedente esperienza in Palestina/Israele e conoscenza del conflitto
  • Conoscenza della lingua araba e/o ebraica

Costi sostenuti dal volontario:

  • Formazione residenziale: 30 euro di contributo per ospitalità e vitto
  • Viaggi: a/r per la formazione residenziale, per la fase in loco e per l’attività di restituzione
  • Fase in loco: 50 euro di copertura assicurativa

Costi coperti dal progetto:

  • Formazione on-line e residenziale
  • Vitto, alloggio, trasporti durante la permanenza in Cisgiordania
  • Vitto e alloggio durante l’attività di restituzione

Candidatura:

Per la candidatura è necessario compilare questo form di iscrizione, inviando contestualmente il CV e la lettera di motivazione** a: palestineolive@gmail.com entro e non oltre il 1 luglio.

**Si ricorda che la lettera di motivazione NON equivale ad una lettera di presentazione.

L’esito delle selezioni verrà comunicato a partire dal 9 luglio.

Scarica la call in pdf.

Voci dal Libano: racconto di un viaggio di attivist@ SCI [Parte II]

Voci dal Libano: racconto di un viaggio di attivist@ SCI [Parte II]

Pubblichiamo la seconda parte del racconto di Agnese, Alberto, Ekaterina, Francesca, Marco e Martino, una delegazione di attivisti e attiviste del Servizio Civile Internazionale in visita in Libano dal 28 aprile al 2 maggio 2018. Da Beirut a Tripoli, passando per il campo profughi di Tel Abbass, fino a Minyara per conoscere l’esperienza della scuola di Malaak e ancora a Beirut nel campo di Shatila.

Da questo viaggio è nata l’idea di portare un campo di volontariato internazionale presso il campo di Tel Abbass, dal 15 al 25 luglio 2018. Qui la scheda completa del campo. Per partecipare al campo, è obbligatorio aver preso parte agli incontri di formazione di I e II livello. Per chi non ha potuto farlo, si richiede di partecipare obbligatoriamente alla formazione di I e II livello che si terrà a Bologna, dal 29 giugno al 1 luglio. Per informazioni, contattare nordsud@sci-italia.it.

Qui la prima parte del racconto.

Dell’impossibilità di un ritorno in Siria in sicurezza ce ne parla Abu Hussein, il responsabile del campo, tradotto da Alessandro e Matteo. Siamo nella tenda della famiglia di Abu e ci viene servito immediatamente del tè. Ci racconta brevemente della sua storia: è in Libano con la sua famiglia da cinque anni e in Siria facevano una vita bella. Lavorava come marmista ad Aleppo e aveva una casa di due piani. Ma in Siria tutto è stato distrutto, le città sono ormai solo scheletri vuoti e la vita è diventata impossibile.

Molti vogliono ritornare in Siria e non sono solo i bombardamenti ad impedirglielo. Ci sono anche i rischi che correrebbero varcando il confine: le violenze, le torture, la prigionia – qualora riconosciuti come disertori – o gli arruolamenti forzati. Non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per poter tornare in Siria. È proprio da qui, da Tel Aabbas, che è nata una proposta di pace per la Siria, scritta da chi ha subito e soffre le conseguenze della guerra sulla propria pelle.

Alessandro ci parla dei corridoi umanitari, un altro aspetto importante dell’attività di Operazione Colomba. Creare un corridoio umanitario significa individuare famiglie e strutture, in un safe country, che possano garantire accoglienza e offrire ospitalità ai profughi. L’Europa viene considerata un posto dove ricostruirsi una vita, dove tornare a guardare al futuro con una speranza. Il lavoro nel campo è anche quello di individuare le famiglie in condizioni di vulnerabilità che possano essere accettate in un percorso di ottenimento del visto per l’Italia, la Francia o il Belgio (gli unici stati europei che prevedono, in rari casi, la creazione di corridoi umanitari).

In un anno sono stati ottenuti circa 2000 visti, ma le richieste sono molte di più e pochissime vengono soddisfatte.

Si passa alle domande, a una discussione che porta i volontari di Operazione Colomba a spiegarci le difficoltà di vivere nel campo: la fatica e mentale; la tristezza e il peso delle vite distrutte di famiglie intere; la necessità di dire dei no e di porre dei limiti; ma anche la consapevolezza di essere nel posto giusto, nonostante tutte queste difficoltà.

Ormai il sole è tramontato e noi dobbiamo andare verso Minyara dove incontreremo Abdo Hsyan, che ci parlerà della scuola di Malaak e della proposta di pace per la Siria. Baci e abbracci, saluti come se i bambini ci conoscessero da anni, un po’ di amarezza sapendo che certamente non li rivedremo presto. Ci carichiamo su due furgoncini traballanti e raggiungiamo una casa. Entriamo e lì ci viene presentato Abdo Hsyan, colui che viene considerato l’ideatore della proposta di pace per la Siria: una proposta che prevede la creazione di una zona sicura dove far tornare la popolazione siriana, una zona libera dalla guerra e dove la popolazione possa vivere senza timore di soprusi, violenze e arresti. Qui potete leggere la loro proposta.

Lunedì 30 Aprile – Colmare il vuoto

Abbiamo dormito nella guesthouse della scuola di Malaak. Ci siamo arrivati di notte quindi non abbiamo capito esattamente dove fossimo. La scuola si trova non molto lontano da Tel Aabbas, tra i campi coltivati e i numerosi campi profughi della zona. Incontriamo Joyce, la coordinatrice della scuola, che lavora qui dal 2012.

Passiamo tra i bassi edifici e sbirciamo dentro le aule: mille mani ci salutano, insegnanti e bambini sorridono, le mamme in cucina mostrano orgogliose il pranzo che hanno preparato. Durante il giro Joyce ci racconta un po’ la storia di Malaak, di com’è nata tra le tende di un campo profughi siriano nei primi mesi dopo l’inizio della guerra e di come quest’esperienza si è sviluppata negli anni. Associazioni locali, singole donne e uomini si sono dati da fare per portare avanti un progetto educativo per i bambini siriani, esclusi, almeno nei primi anni di “emergenza”, dai circuiti della scuola statale libanese.

Da una piccola scuola informale all’interno di un campo profughi si è passati a una scuola vera e propria, con strutture fisse: le classi, un’aula di musica, una biblioteca, un’aula di informatica, una mensa, degli spazi esterni per giocare, un campetto da basket e un piccolo campo da calcio, dove finalmente bambini e ragazzi “vanno a scuola”. Le maestre e i maestri sono siriani e libanesi, le madri degli studenti a turno si occupano della mensa, mentre altri permettono il funzionamento della scuola a livello amministrativo e si occupano della gestione ordinaria, della pulizia e della manutenzione. Attualmente gli studenti sono circa 400 e la scuola di Malaak è aperta dalle 8 alle 14, mentre nel pomeriggio i ragazzi e le ragazze più grandi frequentano le scuole libanesi dei paesi vicini, per seguire gli stessi programmi educativi rivolti ai giovani locali (anche se le lezioni si tengono in classi separate, siriani da un lato e libanesi dall’altro).

Fino a qualche anno fa la situazione era diversa: i siriani non potevano frequentare le scuole, non si potevano iscrivere e non erano stati attivati corsi per loro. Per questo motivo gli studenti di Malaak erano molti di più, perché era l’unica scuola che apriva loro le porte. Joyce ci dà una piccola brochure su cui è riportata la frase: Malaak fills the gap (Malaak colma il vuoto). Questo è il senso della scuola: colmare il vuoto istituzionale, il vuoto educativo attorno ai siriani. Garantire quindi l’istruzione anche agli ultimi, facendo in modo che le bambine e i bambini siriani abbiano la possibilità di frequentare la scuola libanese, in cui ci sono anche lezioni in francese, lingua ufficiale in Libano, che non è conosciuta in Siria. Tutto questo significa occupare il tempo di vita dei bambini e delle bambine con attività educative e relazioni con i coetanei, tempo che altrimenti sarebbe vuoto o verrebbe riempito con il lavoro e lo sfruttamento.

Esiste anche un altro progetto importante di cui ci parla Joyce: corsi di alfabetizzazione per le donne siriane. Un progetto che dovrebbe iniziare a breve e mira ad accrescere la consapevolezza delle donne. A questo punto entriamo nella struttura usata come segreteria, dove ci offrono un caffè prima di discutere del progetto di collaborazione tra lo SCI Italia e Malaak. Joyce è molto disponibile e attenta,le spieghiamo i nostri progetti di volontariato a breve e a lungo termine, delle necessità della scuola e dell’utilità della presenza di volontari/e internazionali. Per quello che riguarda i campi di volontariato a breve termine, Joyce spiega come proprio questi siano l’occasione giusta per i/le volontari/e che hanno un piccolo progetto da realizzare: un progetto artistico, sportivo, musicale o teatrale; qualcosa da realizzare nel periodo di permanenza a Malaak. Discutiamo delle disponibilità di spazio, dei tempi e dei contributi anche economici che i volontari potrebbero dare alla scuola, cerchiamo di capire quali sono le possibilità reali di fare qualcosa e iniziamo a segnarci alcuni punti condivisi e criticità.

È però giunta l’ora di lasciare la scuola per dirigerci nuovamente verso Tripoli e tornare a Beirut.

Uno SVE in Bulgaria per promuovere uno stile di vita sostenibile

Uno SVE in Bulgaria per promuovere uno stile di vita sostenibile

Il progetto:

Green Voluntary Service + è un progetto SVE  di Green Association della durata di 2 mesi, che si svolgerà dal 1 agosto al 28 settembre 2018.

Obiettivo principale del progetto è quello di promuovere uno stile di vita sostenibile dentro e fuori le piccole comunità.

In questo progetto 16 volontari provenienti da Francia, Italia e Spagna saranno ospitati in Bulgaria.

La maggior parte delle attività di volontariato si terrà durante il festival di Beglika  e il Green Summit , ovvero un progetto che si concentra sulle grandi idee per i piccoli insediamenti, sempre in un’ottica ecosostenibile.

Un’altra parte delle attività si svolgerà nel centro sociale di Green Association e nelle fattorie e nei luoghi dell’associazione.

Le attività:

I/le volontari/e saranno impegnati nell’organizzazione e nella gestione di eventi che, coinvolgendo la comunità locale, promuovono uno stile di vita sostenibile.

Tra le attività principali per raggiungere gli obiettivi vi sono: l’organizzazione di workshop, seminari, festival e altri eventi che forniranno un’esperienza preziosa ai nostri volontari. Dovranno anche cimentarsi nel campo delle pubbliche relazioni, della comunicazione, della pubblicità e della gestione degli eventi in generale, affinchè le iniziative raggiungano il maggior numero di persone.

Nella seconda metà di settembre organizzeremo inoltre una serie di eventi, promuovendo così la vita nelle piccole comunità con un’attenzione particolare dal punto di vista ambientale.

Gli eventi consisteranno in attività sociali, educative, artistiche, sportive, culturali e di altro genere che coinvolgeranno i giovani nel trascorrere il loro tempo in modo costruttivo, lontano dalla frenesia della grande città e più vicini alla natura.

Le ore di lavoro dei volontari saranno in genere 6-7 ore al giorno dal lunedì al venerdì, entro le 30-35 ore settimanali.

Per l’alloggio e i/le volontari/e saranno ospitati in stanze miste in una guest house.

Requisiti:

I/le volontari/e dovranno avere tra i 18 e i 30 anni.

Tra i requisiti richiesti possibilmente, avere diversi background, tra cui precedenti esperienze con minori opportunità. I/le volontari/e dovranno anche dimostrarsi interessati e competenti sui temi  della sostenibilità, permacultura, attività giovanili e multimedia.
Prima di tutto, sarà fondamentale garantire la propria disponibilità a mantenere condizioni di vita spartane , questo perchè la struttura sarà senza acqua calda, senza negozi o servizi nelle vicinanze, ecc.).

I/Le volontari/e dovranno infatti anche viaggiare in autobus o in auto e dormire in una tenda per lunghi periodi (più di 2 settimane)

Candidatura

Come per ogni progetto SVE, sono garantite le spese di alloggio, vitto, viaggio, corso di lingua ed assicurazione.

Il progetto è realizzato con il supporto dei volontari verdi del programma Erasmus + dell’Unione europea.

Inviare CV e lettera di motivazioni in inglese all’indirizzo evs@sci-italia.it entro il 15 giugno 2018.

 

 

 

Voci dal Libano: racconto di un viaggio di attivist@ SCI [Parte I]

Voci dal Libano: racconto di un viaggio di attivist@ SCI [Parte I]

Pubblichiamo la prima parte del racconto di Agnese, Alberto, Ekaterina, Francesca, Marco e Martino, una delegazione di attivisti e attiviste del Servizio Civile Internazionale in visita in Libano dal 28 aprile al 2 maggio 2018. Da Beirut a Tripoli, passando per il campo profughi di Tel Abbass, fino a Minyara per conoscere l’esperienza della scuola di Malaak e ancora a Beirut nel campo di Shatila.

Da questo viaggio è nata l’idea di portare un campo di volontariato internazionale presso il campo di Tel Abbass, dal 15 al 25 luglio 2018. Qui la scheda completa del campo. Per partecipare al campo, è obbligatorio aver preso parte agli incontri di formazione di I e II livello. Per chi non ha potuto farlo, si richiede di partecipare obbligatoriamente alla formazione di I e II livello che si terrà a Bologna, dal 29 giugno al 1 luglio. Per informazioni, contattare nordsud@sci-italia.it.

Sabato 28 Aprile – Avvicinamento graduale

Atterriamo… Rifornimento d’acqua, cambio soldi, acquisto di una SIM libanese e siamo pronti a cominciare la nostra esplorazione. Fuori dall’aeroporto, un tassista ci convince che sia una buona idea raggiungere la nostra destinazione sul suo furgone da 8 posti.

Carichiamo le valige e saliamo sul taxi. Ci viene dato subito un assaggio dell’incredibile stile di guida che si tiene sulle strade libanesi: usciti dall’aeroporto evita un incidente con la prima macchina che incontriamo, accosta per chiedere informazioni senza badare al motorino che sta stringendo sulla destra e effettua sorpassi quando non c’è palesemente lo spazio per passare.

La via che porta verso il quartiere Hamra ci permette di vedere le prime caratteristiche della città: a palazzi moderni e abbastanza sfarzosi si contrappongono casermoni e condomini fatiscenti e le moschee, da cui svettano i minareti, si alternano alle bianche chiese dei cristiani maroniti.

Finalmente arriviamo a destinazione, ci sistemiamo e ci prepariamo a raggiungere Alice in un ristorante dove fanno cucina tipica libanese. Per raggiungere il ristorante ci affidiamo questa volta ad un “service”: un taxi meno costoso e sopratutto con il conducente meno interessato al fatto che siamo in 6 con soli quattro posti disponibili. Ci stringiamo ed è lì che facciamo il nostro primo incontro inaspettato. Il loquace guidatore è armeno. Gli armeni sono solo uno degli innumerevoli gruppi nazionali o religiosi che compongono la popolazione di Beirut. Dallo specchietto retrovisore pende una bandiera rossa, arancione e blu e subito cominciamo a parlare dell’Armenia e delle proteste che in quei giorni animavano l’opposizione al presidente dai modi autoritari e dittatoriali. Noi chiediamo, lui racconta e dice la sua. L’autista è fieramente armeno, ma è anche libanese. Non è strano. Lui è solo il primo esempio della popolazione del Libano, molto variegata e dalle identità più disparate.

Veniamo lasciati davanti a Radio Beirut, nel quartiere “occidentale” della città, dove macchine di lusso, luci, locali, musica americana, sushi e turisti animano la strada.

Il primo giorno è stato tranquillo, con un avvicinamento graduale alla realtà libanese, rimanendo però in contesti ancora molto vicini alla nostra esperienza quotidiana.

Domenica 29 Aprile – I siriani in Libano

Oggi dobbiamo andare a nord, a Tel Aabbas, a circa 5 km dal confine della Siria. In quell’area ci sono numerosi campi profughi di siriani, che ormai da 7 anni sono in fuga dalla guerra che devasta il loro paese. Andremo in un campo per vedere la situazione al suo interno e conoscere i volontari italiani di “Operazione Colomba”, presenti in loco da diversi anni.

Ci dividiamo in due gruppi, i primi raggiungeranno Tel Aabbas con uno dei furgoni che fanno da collegamento tra Beirut e Tripoli (città poco più a sud di Tel Aabbas), mentre il secondo gruppo andrà in macchina con Gaia per fermarsi a comprare medicinali da portare ai bambini e alle famiglie del campo.

Iniziamo il viaggio e Gaia ci spiega quali sono le condizioni dei siriani in Libano. Non sono riconosciuti come rifugiati e non hanno neanche i documenti a posto per vivere in Libano regolarmente. La loro condizione è peggiorata negli ultimi anni, da quando il governo libanese ha smesso di regolarizzare l’ingresso dei siriani nel proprio territorio.

Dallo scoppio della guerra in Siria si sono moltiplicati i campi profughi e le condizioni dei siriani non sono certo andate migliorando. I profughi siriani sono 1/4 della popolazione totale libanese, non hanno praticamente diritti e se anche riuscissero a trovare un lavoro, per legge, possono svolgere soltanto mansioni molto umili, come quella del contadino, del muratore o del raccoglitore di rifiuti; tutte le altre professioni sono negate. Questa situazione così drammaticamente complessa per le famiglie siriane è peggiorata con il clima politico montato in questo periodo di elezioni, le prime dal 2009: sembra infatti che tutti i partiti, anche quelli più aperti e meno conservatori, sottolineino la necessità di allontanare i siriani per risolvere i problemi del paese.

Arrivati al campo di Tel Aabbas veniamo accolti da Alessandro e Matteo, due volontari di Operazione Colomba, e subito siamo circondati da ragazzi che vogliono conoscerci. Alessandro ci porta in un punto sopraelevato rispetto alle tende da cui è possibile vedere quasi tutto il campo e conferma le parole di Gaia rispetto alla condizione dei siriani in Libano.

Ci racconta che Operazione Colomba è attiva in questa zona dal 2013 e che le attività dei volontari sono le più disparate: accompagnano le persone all’ospedale, le seguono nelle pratiche legali, ne condividono la vita quotidiana e le difficoltà del campo, si relazionano con le persone esterne, spesso diffidenti e impaurite, e molto altro. Alessandro dice che uno dei loro compiti è quello di “ascoltare il dolore delle persone”, di conoscere le loro storie, di dargli importanza, di ascoltare le loro paure, di conoscerne le sofferenze, per aiutarle a reggerne il peso. Un lavoro importante, molto faticoso, ma che esprime un incredibile senso di umanità.

I siriani sono ancora una minoranza, c’è ancora molta paura e diffidenza da parte della popolazione autoctona. Ci sono stati infatti atti violenti nei loro confronti e delle strutture del campo: hanno cercato di dare alle fiamme la scuola del campo profughi e pochi giorni prima del nostro arrivo il governo libanese ha cercato di ottenere l’abbattimento di alcune baracche, considerate troppo vicine alla strada. Tra le tante attività, Operazione Colomba riesce a far venire a Tel Aabbas un medico che, regolarmente, visita gli abitanti di questo campo e di quelli vicini (è raro per i rifugiati poter disporre di un medico).

Ci hanno preparato un pranzo favoloso, veniamo trattati come ospiti d’onore. Si chiacchiera, si parla del Servizio Civile Internazionale e dell’esperienza di una casa famiglia, risuonano nell’aria numerosi shukran (grazie) rivolti ai bambini, alle ragazze e alle donne che continuano a portare cibo, acqua e tè in abbondanza. Finiamo di mangiare e veniamo assaliti dai bambini e dalle bambine: è tempo di disegni sui fogli e sulle braccia, di origami e di giochi, di abbracci e di presentazioni.

Dopo facciamo il giro del campo, i bambini ci seguono, c’è chi si fa portare in braccio e chi si fa fare delle foto, noi osserviamo con attenzione l’ambiente: i murales, le tende, la scuola a cui hanno cercato di dare fuoco qualche tempo fa; chiediamo, fotografiamo e prendiamo appunti. Matteo ci fa da guida e ci spiega come è nato il campo, delle prime tende e baracche costruite sotto gli ulivi per cercare riparo dal sole, dell’ostilità del governo libanese e dei rapporti non sempre facili tra gli abitanti.

In questo, che è solo uno dei tanti campi profughi della zona, vivono in condizioni critiche circa 200 persone. Ci sono problemi di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Qui le persone convivono ogni giorno con il carico emotivo di chi è fuggito dalla guerra, col desiderio di tornare a casa e la tremenda consapevolezza dell’impossibilità di farlo.

Formazione di I e II livello per volontariato internazionale: Bologna 29 giugno – 1 luglio

Formazione di I e II livello per volontariato internazionale: Bologna 29 giugno – 1 luglio

Per tutt@ quell@ che non hanno potuto partecipare alle formazioni passate, SCI Italia organizza un incontro di formazione di I e II livello insieme! Per partire per un campo nel Sud del mondo (Africa, Asia, America Latina e Vicino Oriente), è infatti obbligatorio aver partecipato ad entrambi i livelli.

Per questo I+II livello di formazione è previsto contributo di 30 euro per le spese della struttura ospitante e le spese di vitto, più 20 euro di tesseramento annuale allo SCI. Per iscriversi sarà sufficiente inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica associato.

Vi aspettiamo a Bologna dal 29 giugno al 1 luglio, presso il centro sociale XM24, in via Aristotile Fioravanti 24 (40129, Bologna BO).

Per informazioni e iscrizioni:

Indirizzo e-mail: campisud@sci-italia.it

Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 30 + euro 20
Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus IBAN: IT71F0501803200000011014412
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”.

Urgente: cercasi group leader per uno scambio giovanile in Catalunya (2-12 luglio)

Urgente: cercasi group leader per uno scambio giovanile in Catalunya (2-12 luglio)

Il progetto

SCI Italia è in cerca di un/a group leader per lo scambio giovanile “Intercultural empowerment to fight racism!”, che si svolgerà dal 2 al 12 luglio nel bellissimo villaggio di Mura (Catalunya). Un gruppo di giovani provenienti da Catalogna, Italia, Portogallo, Ucraina, Ungheria si ritroveranno quindi insieme a riflettere sui temi delle identità culturali e delle migrazioni. 

I/le volontari/e, in particolare, svilupperanno questa riflessione per rompere gli stereotipi e combattere il razzismo.

Attività

Uno degli obiettivi del progetto è quello di supportare i/le giovani con minori opportunità, così da promuovere l’inclusione sociale attraverso sessioni di educazione non formale.

Condividendo alla pari il ruolo di volontari/e internazionali, questi/e giovani avranno infatti l’occasione di incontrare i propri coetanei provenienti da altri paesi e culture, affinché acquisiscano così competenze interpersonali spendibili poi nella vita quotidiana.

In particolare, il/la candidato/a avrà il compito di accompagnare 4 giovani con minori opportunità inviati dalla branca italiana SCI Italia.

Requisiti

I/la group leader deve parlare bene l’italiano e l’inglese ed avere avuto esperienza in materia di coordinamento di gruppi. È ovviamente consigliabile aver avuto precedenti esperienze nell’ambito dell’educazione non formale e con minoranze e gruppi svantaggiati. Il/la group leader dovrà inoltre dimostrarsi volenteroso/a e capace di sviluppare attività di gruppo, quali il teatro o giochi collettivi.

Si richiede infine di essere disponibili durante il mese di giugno perché verranno svolte delle chiamate skype di organizzazione pre-partenza.

Candidatura

Compilare l’application form cliccando qui, entro domenica 3 giugno, ed i risultati della selezione saranno resi noti lunedì sera.

Lo scambio è finanziato da Erasmus+: tutte le spese dei partecipanti sono infatti coperte (vitto, alloggio, biglietti A/R fino a 275 euro e assicurazione).​

Per informazioni, contattare inclusione@sci-italia.it.

Protezione e tutela ambientale: un campo a Mehdyia in Marocco

Protezione e tutela ambientale: un campo a Mehdyia in Marocco

Il campo

Dal 1 al 14 agosto 2018 SCI-Italia insieme a CJV promuove un campo di volontariato internazionale sulla tutela e valorizzazione ambientale, nella cittadina di Mehdyia, in Marocco.

CJV è un’organizzazione non governativa (ONG) impegnata da anni nella protezione dell’ambiente e nel restauro dei monumenti storici, e negli anni ha collaborato con più di 100 associazioni e partner internazionali.

L’associazione operante nel campo culturale, sociale e umanitario, mira dunque a creare rapporti solidali e a rafforzare così la pace nel mondo attraverso lo scambio di volontari.

Tipologia di lavoro:

Questo progetto è una collaborazione tra CJV e il comune di Mehdyia e il Ministero della Gioventù e vedrà  i/le volontari/e impegnati in attività pratiche come pulizia, manutenzione degli ambienti e pittura murale.

Le attività verranno svolte in turni di lavoro e durante la giornata i volontari faranno vita comunitaria, cosicchè possano conoscersi e stringere rapporti. La cooperazione e l’amicizia infatti. sono i pilastri fondativi della mission di CJV

Alloggio:

I/Le volontari/e saranno ospitati nella locale casa della gioventù e dovranno portare il proprio sacco a pelo.

Ubicazione approssimata: nella città di Mehdiya, nella provincia di Kenitra

Lingua:

La lingua ufficiale del campo sarà l’inglese, ma risulterà utile anche la conoscenza dell’arabo e del francese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzati dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Consigliabile avere precedenti esperienze di volontariato. Maggiori informazioni: campisud@sci-italia.it / Tel: 065580644

Torno Subito 2018 – Call aperta per lavorare nel mondo

Torno Subito 2018 – Call aperta per lavorare nel mondo

Il Servizio Civile Internazionale aderisce per il quinto anno consecutivo al Programma Torno Subito promosso dalla Regione Lazio, proponendo a 3 studenti/studentesse universitari o neo-laureati un percorso all’interno del suo network, strutturato in questa maniera:

Prima fase: 1 Ottobre 2018 – 28 febbraio 2019 → Periodo di tirocinio all’estero in una delle seguenti branche/partner del Servizio Civile Internazionale: SCI Kosovo, SCI Sri Lanka, CVS Bulgaria

Seconda fase: 1 Aprile 2019 – 30 Giugno 2019→ Reimpiego sul territorio della regione Lazio presso la Segreteria Nazionale di SCI Italia.

Nel documento allegato in fondo alla pagina si possono trovare le descrizioni delle attività che le branche SCI propongono al/alla tirocinante.

Il reimpiego nella Regione Lazio sarà così strutturato:

  • n°1 persone presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore Inclusione Sociale
  •  n°1 persona presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore Comunicazione
  •  n°1 persona presso la Segreteria Nazionale SCI a supporto del settore NordSud

Gli ambiti sono quelli che caratterizzano il nostro movimento: promozione del volontariato internazionale, cooperazione internazionale e disuguaglianze nord-sud del mondo, comunicazione sociale, migrazioni e diritti, inclusione sociale, progettazione europea per il Terzo settore.

Gli/le interessat* dovranno inviare la propria candidatura via e-mail con oggetto “Torno Subito_Servizio Civile Internazionale” allegando:

  • CV
  • Lettera di motivazione

La lettera di motivazione dovrà fare riferimento all’ambito di interesse e alla possibilità di reimpiego nella Regione Lazio e, eventualmente, anche la Branca SCI dove si vorrebbe svolgere la prima fase del progetto.

Le candidature dovranno pervenire entro il 17 giugno all’indirizzo: coordinamento@sci-italia.it

L’iter successivo sarà il seguente:

18-20 giugno: eventuale skype conoscitiva con le Branche SCI per la prima fase del progetto

21-29 giugno: scrittura dei progetti formativi individuali. La Segreteria di SCI Italia supporterà l’ideazione dei progetti formativi che i/le tirocinanti dovranno presentare al fine di accedere ai finanziamenti stanziati dal Programma Torno Subito.

Visualizza le Destinazioni Torno Subito 2018

Un progetto di solidarietà in Libano nel campo profughi di Tel Abbas

Un progetto di solidarietà in Libano nel campo profughi di Tel Abbas

Il campo:

Dal 15 al 25 luglio SCI-Italia organizza un campo di volontariato in Libano, presso il campo profughi di Tel Abbas.

Il campo profughi di Tel Abbas si trova nella parte settentrionale del Libano, a 5km dal confine siriano.

Il campo ospita un centinaio di persone fuggite dalla Siria.

La vita al campo è dura e caratterizzata da difficoltà quotidiane. Tra le tante: condizioni climatiche avverse, libertà di movimento limitata, difficoltà economiche, ostilità di una parte della popolazione locale, gestione di risorse idriche e dei rifiuti complicata.

Al campo sono presenti i volontari di Operazione Colomba, con l’obiettivo di condividere la quotidianità con i/le profughi/e, assistendoli/e nelle loro necessità più immediate, mediando con la popolazione autoctona e svolgendo un lavoro di advocacy per diminuire i rischi dovuti ad azioni di violenza da parte delle forze governative.

Le Attività:

I/Le volontari/e dovranno gestire l’organizzazione di momenti di svago e di incontro all’interno del campo profughi (tornei sportivi/laboratori d’arte/lezioni di lingua ecc in base alla scelta dei/delle volontari/e). Dovranno anche supportare le visite dello staff alle famiglie siriane, sopratutto a quelle più fragili e in difficoltà, offrendo ascolto e supporto.

I/le volontari/e di OC non potranno sempre affiancare il gruppo di volontari SCI, pertanto ci si aspetta che i volontari sappiano organizzare e gestire le attività con i bambini in piena autonomia.

La parte studio sarà incentrata sull’approfondimento delle condizioni sociali, economiche, politiche e giuridiche dei profughi e sulla discussione circa le loro prospettive future.

Inoltre i volontari saranno invitati a discutere sulle modalità di intervento nonviolento nelle zone di conflitto

L’alloggio

I/le volontari/e dormiranno in tende (grosse tende costruite con assi di legno e teli di plastica, non vere tende da campeggio). I/le volontari/e devono portare il materassino, il sacco a pelo e gli asciugamani. Ci sono due bagni e un tubo per fare la doccia che si trovano fuori dalle tende, sempre in condivisione con i volontari italiani già presenti al campo.

Nei paraggi del campo profughi ci sono dei negozi in cui si possono acquistare gli alimenti. Al campo non è prevista la possibilità di utilizzare fornelli e utensili da cucina per la preparazione dei pasti caldi.

Requisiti

La conoscenza dell’arabo è fortemente apprezzata e si richiede inoltre un atteggiamento propositivo nell’organizzazione delle attività.

Note: nel campo c’è la copertura della rete mobile ma non è disponibile l’accesso alla rete WiFi.

In generale le condizioni di vita nel campo sono molto essenziali quindi si richiede un forte spirito di adattamento.

La prevalenza degli abitanti del campo profughi è di religione musulmana, quindi i volontari sono fortemente invitati a non consumare alcolici durante il campo e a rispettare la cultura locale.

N.B. La permanenza al campo potrebbe essere di un notevole impatto emotivo quindi si richiede forte motivazione.

Leggi la scheda completa del campo

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzati dallo SCI Italia.

Consigliabile avere precedenti esperienze di volontariato. Maggiori informazioni: campisud@sci-italia.it / Tel: 065580644

Solidarietà con le persone migranti e rifugiate: un campo in Serbia

Solidarietà con le persone migranti e rifugiate: un campo in Serbia

Il campo

Dal 1 al 9 luglio 2018 un campo di volontariato in Serbia, nato dalla cooperazione tra VCV (la branca serba dello SCI) e l’Ong locale Refugee Aid Serbia.

I/le partecipanti a questo campo avranno l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà delle persone richiedenti asilo, dei e delle rifugiati/e in transito attraverso la Serbia. Infatti, verranno portate avanti attività per all’inclusione dei/delle richiedenti asilo, così come attività di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza locale.

I/le volontari/e supporteranno il lavoro delle due Ong, preparando i pasti per la popolazione migrante ospitata presso i campi di accoglienza (nei quali però non sarà possibile entrare) e supportandone le attività rivolte alla cittadinanza.

Attività

Durante la settimana, i/le volontari/e dedicheranno 3 giorni alla cucina e 2 giorni all’organizzazione di workshop.

Le mattine saranno principalmente impiegate in sessioni di studio e visite. Se necessario, aiuteranno nella preparazione dei pasti l’Ong BelgrAid, che tutti i giorni distribuisce i pasti a centinaia di persone che vivono nei campi o nei sobborghi di Belgrado.

I workshop, invece, saranno organizzati sotto la supervisione di operatori esperti di Refugee Aid Serbia. Saranno dedicati soprattutto all’intrattenimento ludico per bambini/e e giovani.

Se ci sarà l’opportunità, verranno inoltre organizzate iniziative di sensibilizzazione sul tema delle migrazioni dedicate alla comunità locale.

Come parte studio, i/le volontari/e visiteranno i luoghi di Belgrado frequentati dai migranti, dando o prendendo parte a sessioni di educazione non-formale. In questo modo, potranno imparare molto riguardo alla condizione dei/delle richiedenti asilo in territorio serbo e apprenderanno nozioni relative alla cosiddetta “Rotta Balcanica”. Riceveranno inoltre una formazione specifica prima dello svolgimento dei workshop.

Alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in un ostello del quartiere di Savamala, nel centro di Belgrado. I pasti saranno preparati dai volontari/e a turno nella cucina dell’ostello stesso. Le attività del campo si svolgeranno tutte nei dintorni.

La lingua del campo è l’inglese, ma verranno utilizzate anche il serbo, il farsi, l’urdu, il pashtu, l’arabo e il curdo.

Requisiti

È richiesto ai/alle partecipanti di essere interessati/e nella questione dei/delle rifugiati/e, così come di mostrare la volontà di voler apprendere la condizione delle persone migranti in Serbia e, infine, come si organizza la società civile in azioni di supporto e inclusione.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.