Solidarietà con le persone migranti e rifugiate: un campo in Serbia

Solidarietà con le persone migranti e rifugiate: un campo in Serbia

Il campo

Dal 1 al 9 luglio 2018 un campo di volontariato in Serbia, nato dalla cooperazione tra VCV (la branca serba dello SCI) e l’Ong locale Refugee Aid Serbia.

I/le partecipanti a questo campo avranno l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà delle persone richiedenti asilo, dei e delle rifugiati/e in transito attraverso la Serbia. Infatti, verranno portate avanti attività per all’inclusione dei/delle richiedenti asilo, così come attività di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza locale.

I/le volontari/e supporteranno il lavoro delle due Ong, preparando i pasti per la popolazione migrante ospitata presso i campi di accoglienza (nei quali però non sarà possibile entrare) e supportandone le attività rivolte alla cittadinanza.

Attività

Durante la settimana, i/le volontari/e dedicheranno 3 giorni alla cucina e 2 giorni all’organizzazione di workshop.

Le mattine saranno principalmente impiegate in sessioni di studio e visite. Se necessario, aiuteranno nella preparazione dei pasti l’Ong BelgrAid, che tutti i giorni distribuisce i pasti a centinaia di persone che vivono nei campi o nei sobborghi di Belgrado.

I workshop, invece, saranno organizzati sotto la supervisione di operatori esperti di Refugee Aid Serbia. Saranno dedicati soprattutto all’intrattenimento ludico per bambini/e e giovani.

Se ci sarà l’opportunità, verranno inoltre organizzate iniziative di sensibilizzazione sul tema delle migrazioni dedicate alla comunità locale.

Come parte studio, i/le volontari/e visiteranno i luoghi di Belgrado frequentati dai migranti, dando o prendendo parte a sessioni di educazione non-formale. In questo modo, potranno imparare molto riguardo alla condizione dei/delle richiedenti asilo in territorio serbo e apprenderanno nozioni relative alla cosiddetta “Rotta Balcanica”. Riceveranno inoltre una formazione specifica prima dello svolgimento dei workshop.

Alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in un ostello del quartiere di Savamala, nel centro di Belgrado. I pasti saranno preparati dai volontari/e a turno nella cucina dell’ostello stesso. Le attività del campo si svolgeranno tutte nei dintorni.

La lingua del campo è l’inglese, ma verranno utilizzate anche il serbo, il farsi, l’urdu, il pashtu, l’arabo e il curdo.

Requisiti

È richiesto ai/alle partecipanti di essere interessati/e nella questione dei/delle rifugiati/e, così come di mostrare la volontà di voler apprendere la condizione delle persone migranti in Serbia e, infine, come si organizza la società civile in azioni di supporto e inclusione.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

No Border Fest: un campo di volontariato in Italia sul tema delle migrazioni e delle frontiere

No Border Fest: un campo di volontariato in Italia sul tema delle migrazioni e delle frontiere

Il campo:

Dal 16 al 25 giugno SCI Italia organizza a Roma, presso La Città dell’Utopia, un campo di volontariato a supporto del “NO BORDER FEST”, una tre giorni di discussioni, musica ed eventi culturali dedicati al tema delle migrazioni, della libertà di movimento e lotta contro le diverse forme di razzismo.

Ci sono diversi eventi, iniziative, corsi e workshop organizzato attorno a tre tematiche principali: interculturalità, stili di vita sostenibili e cittadinanza attiva.

Tipologia di lavoro:

Il Festival si concentra sui temi più importanti emersi negli ultimi mesi riguardo il contesto delle migrazioni internazionali, con particolare attenzione alla situazione di Roma e dell’Italia.

Gli argomenti principali di questa edizione sono: la questione dei confini; migrazioni nel contesto globale; connessioni tra diritti dei cittadini e inclusione / esclusione sociale.

Un’attenzione particolare sarà inoltre dedicata ai seguenti argomenti: diritti dell’istruzione e educazione interculturale, razzismo democratico e fascismo istituzionale.

Attività:

I/Le volontari/e si impegneranno in supporto alla costruzione e alla preparazione delle scenografie e degli spazi, sia interni che esterni al casale.

I/Le volontari/e saranno anche coinvolti nelle attività di promozione del Festival ed avranno un ruolo attivo durante i giorni dell’evento. Inoltre, i volontari contribuiranno con alcune attività manuali al progetto “La Città dell’Utopia”, partecipando anche alla pulizia finale del casale.

Parte studio:

Ci sarà anche una parte studio, su questioni legate ai temi della migrazione e dei diritti e durante lo svolgimento del campo i volontari incontreranno anche l’organizzazione locale Laboratorio 53, partner del Festival, che da diversi anni collabora attivamente con i richiedenti asilo e rifugiati a Roma.

Alloggio:

I volontari saranno ospitati nell’ostello sociale di Casale Garibaldi nella sede “La Città dell’Utopia”. Ci saranno stanze miste, per un massimo di 7 volontari per camera. Lenzuola e coperte saranno fornite dallo staff , il bagno sarà condiviso da tutti i volontari, mentre per quanto riguarda invece la gestione degli spazi, verrà messa a disposizione una cucina dove i/le volontari/e cucineranno e mangeranno tutti insieme. 

Requisiti:

I/Le volontari/e dovranno dimostrare interesse nei temi della migrazione e della giustizia sociale, saper gestire  lavori di gruppo, ed essere attivi nell’organizzazione di eventi, esprimendo abilità manuali e artistiche.

Le lingue parlate durante il campo di lavoro saranno: inglese, italiano, spagnolo, ma sarà anche possibile parlare il catalano, bulgaro, greco e ucraino.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

 

Coordinare un campo di volontariato a tutela dei migranti bloccati sul confine: un progetto a Ventimiglia

Coordinare un campo di volontariato a tutela dei migranti bloccati sul confine: un progetto a Ventimiglia

Il campo:

Dal 15 al 23 luglio si svolgerà a Ventimiglia un campo di volontariato sul tema dell’accoglienza dei migranti e richiedenti asilo.

Il progetto è supportato dall’associazione italo-francese “Route de Jerusalem“, che organizza una marcia simbolica per attraversare il confine di Ventimiglia, dove ogni anno migliaia di migranti, richiedenti asilo e rifugiati rimangono bloccati.

Il campo è promosso in partecipazione con Spes , un’associazione che da anni si impegna per migliorare le condizioni di vita dei migranti, garantendo loro un accoglienza degna. Il progetto è anche supportato da altre due organizzazioni attive sul territorio : Caritas e Torri Superiori Ecovillage

Le attività:

I/Le volontari/e dovranno dunque impegnarsi in vari workshop creativi e gastronomici, che coinvolgeranno lo staff e gli ospiti del campo, ed ovviamente in tutte le attività di gestione quotidiana del campo.

In particolare dovranno partecipare all’organizzazione e alla gestione delle attività collegate con la marcia simbolica che varcherà il confine italo-francese. Altre attività saranno decise ovviamente a seconda dell’evolversi della situazione politica.

Prevista anche una parte studio incentrata su : inclusione sociale, procedura di richiesta d’asilo e sulla storia della “Route de Jerusalem”, alla quale ovviamente i volontari potranno partecipare.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Il campo è situato a Varase, un piccolo centro a 6 km da Ventimiglia (Liguria). Qui la scheda completa del campo.

Partecipa alla formazione per coordinatori e coordinatrici di campi! Due appuntamenti ti aspettano:

Roma, 11-12-13 maggio
Cesano Maderno (MB), 8-9-10 giugno

Compila il form online per candidarti; se vuoi ricevere informazioni, contattaci all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiama la Segreteria Nazionale al numero 06 5580644.

Per ulteriori informazioni sulla formazione per coordinatori, clicca qui.

 

 

 

Coordinare un campo di volontariato per supportare i migranti: un progetto a Ventimiglia

Coordinare un campo di volontariato per supportare i migranti: un progetto a Ventimiglia

Il campo:

Dal 25 all’8 luglio, insieme all’associazione Iris Onlus /Progetto 20K, SCI-Italia promuove un campo di volontariato a Ventimiglia, a supporto dei migranti bloccati lungo il confine italo-francese.

I/le volontari/e saranno impegnati nel monitorare il territorio a tutela dei migranti, distribuire beni di prima necessità, garantire informazioni, promuovere la conoscenza dei diritti  e offrire assistenza legale, quando necessario.

Elemento centrale delle attività del progetto è essenzialmente quello di promuovere una cultura dell’accoglienza e della solidarietà, che garantisca il diritto all’autodeterminazione dei migranti nonostante la chiusura delle frontiere

Le Attività

Le principali mansioni che vedranno impegnati i volontari nel supporto dei migranti saranno essenzialmente quelle di allestire e gestire gli spazi adibiti alle attività quotidiane del campo, come lo spazio tende, i bagni e la cucina.

Durante il periodo estivo é previsto un forte incremento degli arrivi di migranti su questo confine. 

In previsione l’associazione allestirà un campo che potrà ospitare fino a 50 volontari.

La giornata sarà scandita da turni di lavoro che inizieranno alle 9.00 12-30, e finiranno alle 14,30-17,00

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Il campo è situato nella località di Rocchetta Nervina, nella provincia di Imperia, qui la scheda completa del campo.

Partecipa alla formazione per coordinatori e coordinatrici di campi! Due appuntamenti ti aspettano:

  • Roma, 11-12-13 maggio
  • Cesano Maderno (MB), 8-9-10 giugno

Compila il form online per candidarti; se vuoi ricevere informazioni, contattaci all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiama la Segreteria Nazionale al numero 06 5580644.

Per ulteriori informazioni sulla formazione per coordinatori, clicca qui.

#IoMiDenuncio: solidarietà con chi esprime dissenso verso le leggi Minniti-Orlando

#IoMiDenuncio: solidarietà con chi esprime dissenso verso le leggi Minniti-Orlando

Lo scorso 20 giugno, in occasione della della “Giornata mondiale del rifugiato”, si è tenuta presso il Pantheon di Roma una manifestazione lanciata da Amnesty International – Italia e EuropeForAll, sigla collettiva che unisce associazioni, spazi sociali e gruppi informali in solidarietà con le persone migranti. Al termine del flash mob organizzato da Amnesty International – Italia, un avvocato e attivista ha preso la parola, esponendo in maniera puntuale come le leggi Minniti-Orlando siano lesive dei diritti. Per questa ragione è stato identificato insieme ad altri attivisti dalle forze dell’ordine presenti e ora indagato per i reati di cui all’articolo 290 c.p. (vilipendio delle istituzioni della Repubblica), nonché per quelli di cui all’articolo 336 c.p. (violenza a pubblico ufficiale) insieme ad altri attivisti.

La manifestazione si è resa necessaria poiché si inserisce in un quadro sociale e politico che presenta un’ulteriore contrazione dei diritti in seguito all’approvazione delle leggi Minniti-Orlando, che prevedono la moltiplicazione dei centri di detenzione ed espulsione di persone migranti, l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo, la cancellazione dell’udienza e «l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione» dai contesti urbani. Queste leggi de facto consentono di reprimere ogni espressione di dissenso e diversità, sacrificabili sull’altare del «decoro» come già avvenuto a Milano con il rastrellamento etnico presso la stazione centrale e a Torino con le cariche in piazza Santa Giulia.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a tutti gli attivisti indagati e facciamo nostre le parole da loro pronunciate per denunciare leggi apertamente discriminatorie, inumane e degradanti, che possono colpire chiunque perché sperimentate in primis sulla pelle delle persone migranti.

Rilanciamo quindi la chiamata alla mobilitazione di giovedì 20 luglio, ore 18.30 al Pantheon, per dare vita ad un presidio in difesa della libertà di dissenso e di espressione (vai all’evento).

 

Servizio Civile Internazionale

Supporto legale ai richiedenti asilo: workshop della Clinica Legale a Torino

Supporto legale ai richiedenti asilo: workshop della Clinica Legale a Torino

Sabato 15 luglio 2017, contestualmente al campo di volontariato internazionale che si sta svolgendo in questi giorni presso la Cavallerizza Reale di Torino, la Clinica Legale afferente al progetto internazionale IUC Clinical Legal Education Program organizza un workshop di approfondimento sull’assistenza e il supporto legale a migranti e richiedenti asilo.

Affrontato durante la parte studio del campo, il workshop approfondirà temi riguardanti la legislazione nazionale e internazionale in merito al diritto di asilo, mettendo a confronto quella italiana con quella di altri paesi europei; gli avvocati che terranno il workshop spiegheranno inoltre ai/alle volontari/e la loro attività di sportello legale, gratuita, per le persone migranti e richiedenti asilo messa in pratica nella città di Torino, in particolare per quanto riguarda la preparazione e la scrittura della propria storia, che verrà poi analizzata e giudicata dalla commissione territoriale referente.

L’IUC Clinical Legal Education Program è un progetto internazionale che mira a colmare il divario tra la teoria e la pratica legale professionale, portando gli/le studenti/esse ad avere una maggiore consapevolezza del loro futuro ruolo, aumentando la loro responsabilità sociale e la loro sensibilità a problemi di giustizia sociale. Due sono gli obiettivi primari: incoraggiare gli/le studenti/esse, attraverso l’esperienza pratica, nell’immaginare come le istituzioni legali e le pratiche possono essere rinnovate, in ottica di servire al meglio la società; supportare le organizzazioni già esistenti sul territorio torinese impegnate nel supporto e l’assistenza alle persone migranti attraverso un incremento del sostegno legale ai/alle migranti, ai/alle richiedenti asilo e alle persone svantaggiate.

Qui la descrizione completa del progetto.

Interventi Civili di Pace a sostegno dei rifugiati: testimonianza dalla Serbia [P.te II]

Interventi Civili di Pace a sostegno dei rifugiati: testimonianza dalla Serbia [P.te II]

Pubblichiamo il seguito della testimonianza di Silvia Valdrè e Alessandra Dallari, volontarie attualmente in Serbia dallo scorso maggio (in seguito alla apertura del progetto) per supportare il lavoro delle organizzazioni di volontari internazionali indipendenti che sostengono i rifugiati bloccati al confine serbo-croato e serbo-ungherese. Il progetto è realizzato in collaborazione con la branca SCI locale VCV Serbia e supportato dai fondi del Refugee Found.

Ci sono stati tanti momenti questa settimana, in cui abbiamo veramente compreso la dura realtà della vita qui per i profughi che cercano di attraversare la frontiera con la Croazia. Tutti loro continuano a provare il così detto “Game”, il “gioco”, che di divertente ha ben poco, visto che si tratta del tentativo di attraversamento del confine (cinque giorni di cammino tra i boschi con cibo e acqua limitati) che purtroppo quasi sempre finisce con la cattura, gli abusi e il respingimento in Serbia da parte della polizia croata. Vale la pena segnalare, inoltre, che gli abusi da parte delle autorità sono ricominciati anche al confine ungherese, dove, per un certo periodo, la situazione sembrava essersi calmata. Dopo settimane trascorse con loro ogni sera, ci siamo affezionate a molte persone e non sappiamo mai se augurarci di non vederle il giorno seguente, nella speranza che siano riuscite ad attraversare il confine e ad arrivare in Europa, o, al contrario, di continuare a poterle incontrare e assicurarci che stiano bene.

Spesso, la sera, durante la distribuzione del cibo, si presentano gruppi più o meno grandi di ragazzi di ritorno dal “Game”: è successo, per esempio, l’altro ieri. All’improvviso sono arrivati 20 ragazzi esausti, sporchi di fango, i loro corpi coperti di punture di zanzare e lesioni, le scarpe rotte. Il cibo era già finito e le volontarie di SolidareTea hanno cercato di raccogliere qualcosa da mangiare, mettendo a disposizione la frutta e i pochi biscotti rimasti. Siamo rimaste ad osservarli mentre li mangiavano freneticamente nella speranza di sfamarsi, scioccate nel sentire che questi ragazzi avrebbero tentato di attraversare il confine nuovamente quella sera stessa, senza darsi il tempo di riposare e recuperare le energie. Durante il Ramadan il gioco è ancora più difficile.

Parlando con uno di loro abbiamo percepito come siano esausti, ma come, allo stesso tempo, la voglia di farcela gli permetta di continuare a provare. Una volontaria austriaca che fino al mese scorso di trovava a Belgrado nelle baracche, edifici occupati dai profughi, ha riconosciuto un ragazzo e ci ha rivelato di come se lo ricordasse carino e amichevole, e di come, adesso, lo veda invece con uno sguardo aggressivo ed estraniato allo stesso tempo. Abbiamo potuto notare come alcune persone facciano uso di droghe per sopportare tutto questo e i momenti di tensione, anche durante la distribuzione dei pasti, non mancano, a riprova dell’esaurimento fisico e mentale a cui sono sottoposte.

Pochi giorni fa durante il momento delle docce, un ragazzo ci ha mostrato un foglio con gli orari dei treni diretti in Italia. Ci ha spiegato che ci vorrebbero due notti nascosti in un container per arrivare nel nostro Paese, uno dei più gettonati dove i ragazzi vorrebbero vivere, convinti che i loro problemi termineranno una volta arrivati. Notiamo come ci sia poca consapevolezza sui futuri ostacoli che dovranno affrontare, ma non ce la sentiamo di spegnere in loro la speranza di poter trovare pace e continuare la loro vita. “Se non ci riesco neanche questa volta, pago uno smuggler che conosco che con 300 euro mi fa arrivare a Trieste, ma non vorrei affidarmi a lui perché conosco tante storie finite male”, ci ha confidato un altro.

Questa settimana è nata un’opportunità per A., un ragazzo afghano, di trovare illegalmente documenti per l’Europa. Era molto combattuto se tentare o tornare dalla sua famiglia e al lavoro in Afghanistan. Questa decisione sembrava innescare un conflitto dentro di lui – afflitto da insonnia e da gravi disturbi psicologici, dovuti ai traumi del passato, che manifesta con convulsioni alle quali abbiamo assistito la scorsa settimana. Quando gli abbiamo chiesto cosa sentiva, lui ha fatto un gesto con le mani dicendo: “il mio cuore sta parlando troppo”. Ci ha detto che aveva ricevuto delle telefonate dal suo capo nelle Forze Speciali il quale gli aveva chiesto di tornare a casa per combattere i talebani, minacciando di
pagare la mafia per trovarlo e ucciderlo se non avesse obbedito. Ci ha raccontato che precedentemente era stato catturato e torturato per un mese proprio dai talebani, tenuto in una piccola stanza. Era
sopravvissuto a molte esplosioni di bombe, una delle quali lo aveva portato a passare tre mesi in ospedale. Aveva combattuto insieme ai soldati britannici e americani contro i talebani e quando era stato costretto a fuggire a causa della paura della morte, non aveva trovato nessuno a sostenerlo. Come una pedina era stato usato e poi scartato. Per noi si è trattato di uno sguardo in un passato sconvolgente di terrore e di brutalità. Perché nessuno si assume la responsabilità di coloro che sono colpiti da una guerra in cui siamo così fortemente coinvolti?

Questo stesso ragazzo pochi giorni fa si trovava nel solito luogo dove provvediamo a fornire le docce, di fianco ad un piccolo fiume. Quel giorno noi non eravamo presenti, e ci ha raccontato che la polizia è
arrivata e lo ha picchiato, sottraendogli il cellulare, i pochi soldi che aveva e il diario che stava scrivendo da 5 anni. Ci ha riferito di come non gli importasse delle cose materiali che aveva, quanto del
suo diario e delle foto della sua famiglia che portava sempre con sé. Abbiamo percepito la frustrazione, la paura e l’umiliazione che vivono ogni giorno, soprattutto quando lui ci ha detto sorridendo “Le uniche ore del giorno in cui mi sento tranquillo e non ho paura sono quelle in cui veniamo qui a mangiare con voi, in cui stiamo insieme e ci divertiamo”.

A causa della scoperta della polizia del luogo delle docce siamo stati costretti a cambiare posto, per evitare di avere problemi e sottoporre i ragazzi a un possibile pericolo. Stasera, inoltre, ci è arrivata una voce sulla possibilità che giovedì la polizia arrivi con dei bus negli squat dove molti ragazzi dormono, per deportarli a Presevo, il campo al confine con la Macedonia. Pur non essendo certi che la cosa avvenga, li abbiamo avvertiti, perché per loro essere portati in quel campo significherebbe tornare
due passi indietro: molti di loro ci sono già passati e ne sono scappati.

Per alleggerire il clima, sabato scorso, dopo la distribuzione, abbiamo dato inizio alle serate di cinema all’aperto, durante le quali proiettiamo film consigliati da loro, che terminano con quella che
abbiamo soprannominato ironicamente “Pashtu disco”. E’ in questi momenti di allegria e spensieratezza che ci guardiamo e ci sentiamo nel “posto giusto”.

Interventi Civili di Pace a sostegno dei rifugiati: testimonianza dalla Serbia

Interventi Civili di Pace a sostegno dei rifugiati: testimonianza dalla Serbia

Pubblichiamo la prima testimonianza di Silvia Valdrè e Alessandra Dallari, volontarie attualmente in Serbia dallo scorso maggio (in seguito alla apertura del progetto) per supportare il lavoro delle organizzazioni di volontari internazionali indipendenti che sostengono i rifugiati bloccati al confine serbo-croato e serbo-ungherese. Il progetto è realizzato in collaborazione con la branca SCI locale VCV Serbia e supportato dai fondi del Refugee Found.

Šid, Serbia – 8 Giugno 2017

“Oggi si respira!” ho pensato, forse ingenuamente, stamattina. La temperatura, fino a ieri altissima, è calata considerevolmente, regalandoci un po’ di refrigerio. I problemi, però, non sono tardati ad arrivare: al posto del sole incandescente è arrivata la pioggia e, con questa, una bella dose di fango. Stasera, durante la distribuzione del cibo, sono stati in tanti ad avvicinarsi al furgone per chiederci tende e teli di plastica sotto la quale ripararsi. Sembra che al clima serbo non piacciano le mezze misure.

In questi giorni io ed Alessandra ci siamo spostate da Subotica, sul confine ungherese, a Šid, a pochi chilometri dalla Croazia. Questa piccola cittadina passerebbe sicuramente inosservata se non fosse che, al momento, veda la presenza di diverse centinaia di profughi che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità. L’attuale impossibilità di varcare il confine con l’Ungheria ha reso il confine serbo-croato, e Šid in particolare, la seconda scelta per tutti coloro che cercano di entrare in Europa attraverso la rotta balcanica. Di fatto però, si sta riproponendo la stessa situazione che fino a pochi mesi fa era possibile osservare a Subotica: frontiere invalicabili, presenza ingente di polizia, respingimenti forzati, abusi da parte delle autorità di frontiera e, in pratica, migranti abbandonati a sé stessi, costretti ad un’attesa infinita.

Mentre scrivo, ripenso alle conversazioni avute oggi durante la cena. Ho fatto amicizia in particolare con X, un simpatico signore algerino che ha vissuto a Bologna per diversi anni e con cui passo il tempo a chiacchierare di cucina. Sa che negli ultimi giorni io ed Alessandra stiamo aiutando i i volontari di No Name Kitchen, che tutte le sere preparano e distribuiscono i pasti alle oltre 200 persone che affollano la jungle. Si è quindi probabilmente convinto che io abbia una qualche (pressoché inesistente) dote culinaria e dispensa consigli sulla quantità di sale da usare e sulle verdure più adatte, lamentando la sua voglia di lasagne e tortellini. È una sorta di figura paterna qui: è raro, infatti, incontrare ragazzi sopra i 30 anni. Vedo che saluta sempre tutti e che c’è sempre qualcuno che lo lascia passare davanti in fila. Mentre ci parlo, mi chiedo sempre quale sia la sua storia, ma non voglio essere indiscreta. Qui, di storie interessanti, in realtà, ce ne sarebbero sicuramente tante da raccontare. Ad esempio, qualche giorno fa un gruppo di ragazzi ci è venuto a chiamare: aveva fatto la sua comparsa un piccolo gruppo di Cubani che, chiaramente confusi, avevano bisogno di qualcuno che fornisse loro informazioni. Cubani? In Serbia? Non ci potevamo credere! Eppure erano lì, seduti in un angolo. Nonostante se ne stessero in disparte, cercando di passare inosservati, è stato facile notarli: la ragazza, in particolare, sempre con lo zaino sulle spalle e la mano stretta in quella del suo compagno di viaggio, spiccava chiaramente, unica donna tra la folla di uomini. Mi sarebbe piaciuto riuscire a scambiarci due parole, ma di loro, oggi, già non c’era più traccia.

Quello che abbiamo notato è che sono in tanti qui, a parlare diverse lingue: pashtu, urdu, farsi…ma anche italiano, spagnolo, francese. Molte di queste persone, hanno vissuto per tanti anni nei nostri Paesi, costruendo una vita in quell’Europa che adesso si chiude davanti a loro.
Quando Henry, un volontario inglese, ci è venuto a chiamare per andare a casa, ho salutato X, augurandomi che riuscisse a riposarsi un po’, nonostante l’acquazzone. “Sister, lo sai che io non dormo!”, mi ha risposto, riferendosi al fatto che anche oggi, come tutte le altre notti, proverà a passare il confine con la Croazia. “Non molliamo mai!”, ha gridato, in italiano, mentre correva via.

Giunta a casa, mi arriva un messaggio da Victor, uno dei volontari dell’organizzazione tedesca Regardu che da diversi mesi lavorano qui a Šid. Chiede se può passare da casa nostra per lasciare un sacco di vestiti da lavare, sono tanti e con una sola lavatrice a loro disposizione non sarebbero mai pronti da distribuire per il giorno dopo. I volontari di Regardu stanno portando avanti un progetto davvero bello: offrono un servizio di docce “portatili” per i profughi che, non avendo accesso ai campi ufficiali, non saprebbero dove altro lavarsi. Si caricano sulle spalle tutto il necessario e montano le docce in un luogo nascosto in mezzo al bosco. Con un sistema di tubi prendono l’acqua da un fiume vicino e fanno in modo di riversarla all’interno di tre tende, adibite a docce. Grazie a dei tasselli numerati, i volontari controllano che la fila sia rispettata, dosano il sapone e cronometrano il tempo necessario ad ognuno per lavarsi. Dopo ogni doccia raccolgono i vestiti sporchi di ciascuno e danno un ricambio pulito a tutti. Con questo sistema riescono a provvedere ai bisogni di circa 50 persone al giorno. Tra l’altro sono stati costretti a cambiare postazione diverse volte dalla polizia, che non vuole che si distribuiscano beni ai profughi e accampa motivazioni di salvaguardia dell’ambiente. Hannah, la responsabile del servizio, mi ha raccontato di come, per evitare ulteriori problemi con la polizia, i volontari siano addirittura arrivati ad evitare di dare direttamente ai migranti il flacone del bagnoschiuma, preferendo versarglielo in mano quando necessario: “Se ci dovessero cogliere sul fatto, nelle loro mani non troverebbero nulla, nemmeno un flacone di plastica. In fin dei conti l’acqua è un bene pubblico, non possono vietarne l’accesso!”. Abbiamo capito che, almeno per i prossimi giorni, il nostro appartamento sarà trasformato in una lavanderia a pieno ritmo.

Qui i problemi da risolvere sono tanti, troppi. Le uniche organizzazioni che supportano i profughi esclusi dai campi sono tutte finanziate da donazioni, o dai volontari stessi che in caso di necessità pagano di tasca loro le spese necessarie. Eppure sembra funzionare tutto bene: ogni settimana i volontari si incontrano per fare il punto della situazione, per dare suggerimenti, per capire semplicemente se tutti siano sulla stessa lunghezza d’onda e come sia il morale. Ogni volta c’è un dilemma in più: i migranti musulmani chiedono del latte per rompere il digiuno del Ramadan, si può trovare? Si vorrebbe arricchire la dieta con della frutta fresca, ma i fondi stanno finendo: c’è qualcuno che possa finanziarla? È stata notata la presenza di polizia attorno al luogo della distribuzione: è stato fermato qualcuno? Ci sono dei ragazzi che hanno bisogno del dentista: qualcuno può accompagnarli? La comunicazione è continua e il sistema collaudato. Mi chiedo però, cosa succederà quando i volontari se ne dovranno andare. Per quanto si potrà andare avanti?

Tra tutti, il problema delle visite mediche, forse, è quello più stringente. Mentre trovare cibo è più facile, non lo è altrettanto assicurare la presenza di medici qualificati. I volontari adeguatamente formati sono pochi e spesso i medici delle cliniche si rifiutano di visitare i profughi, invitando ad andare a registrarsi ai campi, già sovraffollati. Anche il supporto psicologico manca. Offrire il proprio tempo per ascoltare, “esserci” , è sicuramente importante, ma può non essere sufficiente. Purtroppo è fin troppo chiaro come sia necessario, per alcuni, un serio sostegno professionale. I volontari spagnoli, che hanno accolto in casa loro un ragazzo afghano che li aiuta nella preparazione dei pasti, ci hanno confidato come siano preoccupati per lui: non dorme da giorni e si isola spesso. Il trauma del viaggio, la mancanza di prospettive, gli abusi fisici e psicologici a cui molti sono sottoposti hanno lasciato segni più difficili da vedere, ma che hanno gravi conseguenze sulla loro capacità di “non mollare mai”.

No Border Fest – IX edizione: libertà di movimento oltre ogni confine [16-17/06]

No Border Fest – IX edizione: libertà di movimento oltre ogni confine [16-17/06]

Nei giorni 16 e 17 giugno torna a Roma il No Border Fest, organizzato da La Città dell’Utopia, Servizio Civile Internazionale, Laboratorio 53, Echis – incroci di suoni, Eduraduno, Casa dei Venti.
Il festival, giunto quest’anno alla nona edizione, è dalla sua nascita un momento di confronto e di convivialità sul tema delle migrazioni con laboratori sensoriali, esposizioni, dibattiti, musica e teatro.

La nona edizione del No Border Fest si inserisce in un quadro sociale e politico in cui i dispositivi lesivi dei diritti hanno fatto un ulteriore “salto di qualità” con le leggi Minniti-Orlando, che prevedono la moltiplicazione dei centri di detenzione ed espulsione di persone migranti, l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo, la cancellazione dell’udienza e la repressione di ogni dissenso e “diversità”. A queste derive fortemente autoritarie, valide per chiunque proprio perché sperimentate in primis sulla pelle delle persone migranti, il No Border Fest vuole rispondere con suggestioni basate sulla libertà di movimento e sulla cittadinanza universale, e lo farà attraverso narrazioni alternative, decostruzione degli stereotipi e laboratori.

 

Venerdì 16 giugno, dalle 18.00 presso La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F), il festival darà spazio al confronto “Guerra alla diversità: le leggi Minniti-Orlando”, che ha l’obiettivo di raccontare la genealogia di entrambe le leggi, il loro radicamento nel tessuto sociale e le conseguenze che avranno. A partire dagli aspetti comunicativi online, che permettono a queste misure repressive di fare presa in un clima politico sempre più apertamente accusatorio, ghettizzante e ammiccante al fascismo, si approfondiranno le ripercussioni sociali interne ed esterne, come ad esempio l’esternalizzazione del controllo alle frontiere.
Alla discussione parteciperanno Enrica Rigo (Docente di Filosofia del Diritto, impegnata nella Legal Clinic di Roma Tre e attivista), Sara Prestianni (ARCI, curatrice del report “Le tappe del processo di esternalizzazione del controllo alle frontiere in Africa, dal Summit della Valletta ad oggi”), Giovanni Baldini (ANPI, curatore dell’inchiesta “La galassia nera su facebook”).

 

Sabato 17 giugno, a partire dalle 09.30 (sempre presso La Città dell’Utopia), il festival affronterà i temi dell’autodeterminazione, dell’inclusione sociale e della libertà di movimento attraverso workshop culinari, educativi e ludici (la cui partecipazione è aperta ma è richiesta la prenotazione):

  • “Yeppo!”, incontro di gioco con il metodo della Ludopedagogia a cura di Liscìa e Laboratorio 53;
  • Laboratori di cucina internazionale a cura de La Città dell’Utopia;
  • “Il movimento non ha barriere”, laboratorio di danza creativa per bambini e genitori a cura dell’associazione Eduraduno;
  • “Riskio! – Gioco migramondo a squadre” a cura de La Città dell’Utopia.

La giornata sarà poi caratterizzata dalla performance “Vita In-Attesa #2” a cura del Laboratorio Teatrale dell’Utopia, con la chiusura affidata alla musica di Nosenzo a suon di balkan folk reggae.

Il festival sarà inoltre la cornice per tre percorsi audio/visivi. Il primo, “Guide invisibili – Passeggiate sonore di e con i nuovi cittadini” a cura di Echis – incroci di suoni, vuole raccontare due quartieri romani attraverso le storie dei nuovi cittadini della Capitale. Due passeggiate audio che disegnano per la città itinerari inesplorati e permettono di osservarla con occhi diversi, con occhi stranieri. Migranti, profughi, rifugiati sono ospiti o abitanti di questa città? Il secondo, “Anime migranti. Al di qua delle parole” è invece la proiezione di un laboratorio di danza movimento terapia con rifugiati e studenti. Infine il terzo, “Come mi vedo, come mi vedi. Narrazioni e altre narrazioni dal quotidiano migrante” è una mostra a cura di Alessandra Cedri e Damir Bojic, che tocca gli argomenti dell’inclusione attraverso l’autoproduzione della dimensione quotidiana, che si scontra con la propaganda mediatica.



> DURANTE IL FESTIVAL <

“Guide invisibili” – Passeggiate sonore di e con i nuovi cittadini, a cura di Echis – incroci di suoni (venerdì 16 e sabato 17, 11:00 – 12.00 @Piazza Vittorio)

Info e iscrizioni: info@echis.org

“Anime migranti. Al di qua delle parole” – Installazione visiva di un laboratorio di danza movimento terapia con rifugiati e studenti, di L. Piermartieri.

“Come mi vedo, come mi vedi. Narrazioni e altre narrazioni dal quotidiano migrante” Mostra a cura di Alessandra Cedri e Damir Bojic.
> VENERDÌ 16 Giugno, @La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F, San Paolo) <

18.00 – 20.00

“GUERRA ALLA DIVERSITÀ: LE LEGGI MINNITI-ORLANDO”

Dibattito con: Enrica Rigo (Docente di filosofia del diritto presso Legal Clinic di Roma Tre e attivista), Sara Prestianni (ARCI), Giovanni Baldini (ANPI, curatore dell’inchiesta “La galassia nera su facebook”)

20.30

Cena a cura di Makì – Sapori dal mondo

Info e prenotazioni: 3295336212

21.15

Proiezione del documentario Và pensiero. Storie ambulanti (Italia, 2013), di Dagmawi Yimer
> SABATO 17 GIUGNO, @La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F, San Paolo) <

dalle 09.30 alle 13.30

Mercatino contadino e dell’artigianato terra/TERRA

Durante il mercatino:

10.30 – 12.30

“Yeppo!”, incontro di gioco con il metodo della Ludopedagogia. Giocare per incontrarsi. Sorprendersi per conoscersi, a cura di Liscìa e Laboratorio 53.

Info e iscrizioni: ginevra.sam@gmail.com / 3487924055

11.00 – 13.00

Laboratorio di cucina internazionale a cura de La Città dell’Utopia.

Info e iscrizioni: lacittadellutopia@sci-italia.it

13.30

Pranzo a cura della Biosteria dell’Utopia.

16.00 – 18.00

“Il movimento non ha barriere”, laboratorio di danza creativa per bambini e genitori a cura dell’associazione Eduraduno.

Info e iscrizioni: eduraduno@libero.it

16.00 – 18.00

Riskio! – Gioco migramondo a squadre a cura de La Città dell’Utopia.

Info e iscrizioni: lacittadellutopia@sci-italia.it

19.00 – 20.00

“Vita In-Attesa #2”, performance a cura del Laboratorio Teatrale dell’Utopia.

20.30

Cena a cura della Biosteria dell’Utopia.

21.00 – 22.15

Concerto di Nosenzo (Balkan folk reggae)

Vai all’evento Facebook.

Corso di formazione per interventi in zone di confine

Corso di formazione per interventi in zone di confine

Il Servizio Civile Internazionale organizza il primo “Corso di formazione per interventi in zone di confine”, volto a favorire l’acquisizione degli strumenti per una presenza civile critica, consapevole delle dinamiche in loco e rispettosa del contesto in situazioni di conflitto legate agli odierni flussi migratori.

La proposta di questo corso di formazione nasce dalla volontà di attivarsi e di moltiplicare gli sforzi civili in merito alle situazioni denunciate nelle aree di confine europee ma non solo, abbinata alla decennale esperienza di SCI Italia di presenza civile in aree di conflitto (Palestina, Kurdistan, America Centrale, Balcani, Val di Susa).

Tra le situazioni più inumane vi è sicuramente quella delle persone migranti in transito nei Balcani, la cui libertà di movimento è ostacolata dalle politiche europee di chiusura dei confini, a cui si aggiungono le quotidiane violazioni dei diritti umani portate avanti dalla polizia di frontiera e da alcuni gruppi di matrice razzista e xenofoba.

Il corso di formazione si terrà a Roma il 12 maggio 2017, presso La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F, metro San Paolo).

Il corso è aperto a tutti/e e destinato in particolare a laureandi e neo-laureati, nonché volontari/e legati/e al mondo della cooperazione internazionale e dell’associazionismo, e attivisti/e legati/e ai movimenti sociali.

Attraverso sessioni di educazione non-formale e presentazioni interattive, i/le corsisti/e potranno acquisire gli strumenti di base per attivarsi consapevolmente in aree di confine e, in generale, in aree di conflitto a bassa intensità, al fine di produrre dinamiche solidali e di cooperazione virtuose lontane dall’assistenzialismo e dalla normalizzazione, con l’obiettivo ultimo di svelare le cause alla radice dei conflitti.

A seguire il programma completo del corso con tutte le informazioni relative alle modalità d’iscrizione e ai costi.

INFO: comunicazione@sci-italia.it

>>> Programma e modalità di partecipazione

Modulo I (h.09.30 – 11.00)

Presentazione del corso e group-building

Modulo II (h.11.00 – 11.45)

Attivarsi in zone di confine con e per persone migranti: analisi di aspettative e motivazioni

Modulo III (h.12.00 – 13.30)

Richiedenti asilo, rifugiati: storia di una categoria politica (a cura di Laboratorio 53)

Modulo IV (h.14.30 – 16.00)

Relazionarsi al conflitto: dall’analisi peer-2-peer dei conflitti all’interazione con gli stessi

Modulo V (h.16.00 – 17.15)

Nuove rotte migratorie tra repressione e resilienza: la Balkan Route (a cura di Echis – Incroci di Suono)

Modulo VI (h.17.30 – 18.15)

Dal singolo al collettivo: i processi decisionali in situazioni di conflitto

Modulo VII (h.18.15 – 19.00)

Per una presenza civile critica e consapevole in zone di conflitto: la decostruzione della proiezione di sé e della dinamica del giudizio

Iscrizioni e costi

Iscrizioni: comunicazione@sci-italia.it
(oggetto dell’email “Iscrizione corso di formazione per interventi in zone di confine”)

Scadenza iscrizioni: 10 maggio

Numero massimo di persone: 12

Costi del corso: 40 euro (comprensivi di tesseramento SCI)

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus, IBAN IT69C0501803200000000101441

Causale: “Donazione corso formazione + nome e cognome del/della partecipante”

(Nota: Tutte le donazioni a favore dello SCI sono fiscalmente deducibili o detraibili)

Alle/ai partecipanti verrà rilasciato un dvd contenente alcuni audio/documentari realizzati all’interno del progetto Across the Land e i materiali utilizzati durante il corso.