Manutenzione del parco ecologico per promuovere uno stile di vita sostenibile: un campo in Marocco

Manutenzione del parco ecologico per promuovere uno stile di vita sostenibile: un campo in Marocco

Il campo

Dal 20 gennaio al 3 febbraio 2019 un campo di volontariato in Marocco, per supportare la manutenzione del parco ecologico e contribuire al dibattito sull’ecologia nella vita quotidiana.

Il campo è organizzato dall’associazione EVO (Espace Volontaire Oujda), fondata nel 2003 a Oujda, in Marocco. È composta da un gruppo di giovani locali che ha scelto di impegnarsi in progetti di volontariato. Infatti, negli anni ha accumulato molta esperienza di lavoro sociale, in particolare nell’organizzazione di campi. Inoltre, è riuscito a creare reti sociali sul territorio, coinvolgendo centri giovanili, organizzazioni locali e partner internazionali. In altre parole, il loro obiettivo è quello di creare un’atmosfera di solidarietà e impegno, in particolare in materia di protezione ambientale e tutela del patrimonio artistico-archeologico. Per queste ragioni, l’obiettivo di questo campo è la manutenzione del parco ecologico e la creazione di dibattito attorno al tema dell’ecologismo.

Attività

I/le volontari/e si impegneranno in lavori manuali e di giardinaggio. In primo luogo, ripareranno i materiali in legno rovinati dall’erosione del tempo. Inoltre, lavoreranno per la manutenzione del parco ecologico in tutti i suoi spazi verdi.

Inoltre, avranno anche l’opportunità di visitare la città di Oujda e i suoi dintorni, grazie al supporto del team di volontari/e locali.

Come parte studio, i/le volontari/e approfondiranno, attraverso dei dibattiti, la questione ecologica nella vita di tutti i giorni; molte di queste discussioni verranno affrontate con il pubblico che quotidianamente attraversa il parco. Il parco ecologico si estende per circa 25 ettari ed è considerato un sito unico in tutto il Marocco.

Alloggio

I/le volontari/e alloggeranno presso un dormitorio condiviso presso il centro giovanile, in camere da 3 o 4 letti. È richiesto di portare le proprie lenzuola e asciugamani, oltre ai vestiti da lavoro.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il francese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [III parte]

L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [III parte]

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Rainer Maria Baratti, volontario che, la scorsa estate, ha partecipato ad un campo di volontariato in Perù a tematica ambientale. La sua testimonianza è stata pubblicata integralmente su europeanaffairs.it. Noi siamo felici di riprenderla e pubblicarla in tre parti.

Leggi qui la prima e la seconda parte del racconto.

Dopo l’addio dei francesi abbiamo portato avanti le giornate nelle scuole per sensibilizzare rispetto alla questione ambientale. Vi erano bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Tanti bambini. Le scuole sono spaziose e con molto verde, con animali e un orto. Il problema è che spesso c’è molta spazzatura e delle volte bruciano porzioni di prato per eliminare l’immondizia. Abbiamo presentato in nostri paesi, il nostro lavoro, abbiamo parlato dell’importanza di prendersi cura della natura ma soprattutto ci siamo messi tanto in ridicolo. Spesso e volentieri le domande erano semplici come “cosa mangiate?” o “che lingua parlate o preferite?” ma la più terribile di tutte era “qual è il vostro ballo tipico?”. La parte terribile non era magari non sapere quale fosse il ballo ma dover ballare qualcosa. Eppure, lo facevi e cercavi anche di farli ridere. Dopo abbiamo fatto dei gruppi divisi per materiale da riciclare e i bambini hanno cominciato a correre per tutta la scuola a raccogliere l’immondizia e a fare la raccolta differenziata. Era impossibile fermarli e quando era ora di fare un altro gioco con loro, era come se non volessero. Quando hanno visto la sciarpa di Wayne fatta in Pile e capito che veniva dalla plastica riciclata, i bambini hanno visto questa magia e capito perché può essere utile riciclare. La passavano e tutti volevano toccarla, era magia. Prima di andare via abbiamo avuto modo di giocare senza pensieri e di dividere succhi e caramelle. Alcuni dei bambini era stregati dai tatuaggi di Marta e le facevano le domande a riguardo. Avremmo voluto più esperienze sociali come queste perché è importante per rendere efficace il nostro lavoro al fiume, andarsene era difficile e una delle bambine mi ha abbracciato alla vita. Una delle cose che mi è rimasta impressa era lo stupore di Humberto mentre parlava del paesaggio naturale che avevamo intorno. Ho potuto capirlo solo quando ho soggiornato una settimana a Lima. Lì, nella capitale, per la maggior parte del tempo c’è una interminabile distesa bianca. Non è possibile tante volte riconoscere la differenza tra cielo e mare, non c’è sole, non piove, nevica o grandina. Una guida mi ha raccontato che la prima volta che ha visto la pioggia è stata a 12 anni quando era andata a Cusco. È stato il momento più bello della sua vita, ha detto di essere scoppiata in lacrime. È una sensazione che ho potuto comprendere quando, tornato a Roma, ho sentito un rullo di tamburi dal cielo notturno che si illuminava di flash. Annunciava la pioggia, preceduta da quel vento che porta odore di acqua e erba. A questa si aggiungeva la consapevolezza che quel cielo, tutto celato, prima o poi mostrerà quelle poche stelle che il cielo di Roma concede e quella Luna con la sua linea verticale. La potenza della natura pronta ad essere rilasciata e la nostra preoccupazione di essa. Preoccupati che qualche strada sia inagibile per tutto il giorno seguente. Preoccupati che ci sia il solito traffico incredibile per questa occasione. Preoccupati che ci crolli il terreno da sotto i piedi.

Quella sensazione di magnificenza posso paragonarla solo alla seconda parte del campeggio, che nel frattempo avevamo cambiato la sua destinazione al Lago Antacocha, dato che ha Llaca era impossibile introdurre fuochi. Siamo arrivati a ridosso del campeggio risparmiando il possibile sul budget, che però era stato probabilmente messo in crisi dall’addio dei francesi che hanno pagato solo i 10 giorni di alloggio e cibo e che probabilmente non hanno pagato la quota associativa. A Michael avevamo chiesto di mettere da parte i soldi dell’alloggio e per i mezzi. È successo che Michael non lo ha fatto e ha comprato altro da mangiare come due sacchi di zucchero da un kg e un sacco di patate. Era un campeggio ed era difficile cucinare le patate. Le sue scelte hanno suscitato numerosi interrogativi. Avevamo noleggiato una tenda grande da 11 per poter dormire tutti insieme e scaldarci così. Il problema consisteva soprattutto per chi dormiva a ridosso della porta. La mattina si stava bene ma la notte era davvero fredda. Abbiamo dormito praticamente in riva al lago. Il lago era di color giada ed era come uno specchio. Riusciva a riflettere le montagne della Cordillera Blanca. La notte il cielo stellato svelava la Via Lattea e tutte le stelle che ci sono negate nelle nostre città. Si poteva vedere anche la luna che assomigliava ad un occhio socchiuso. La luna è diversa, la sua linea scura è orizzontale. All’alba il vento è forte e fischia tra le montagne creando un’atmosfera surreale. La notte, in quel paese così lontano da noi, regala un numero enorme di stelle cadenti. In quel paese dai mille contrasti c’è un ampio spazio per i desideri. Il lago di Antacocha è protagonista di mille leggende che spaziano dai tesori inca alle storie che narrano di figure mitiche che rapiscono le persone. Purtroppo, in quella zona sono numerose le persone scomparse. Mentre aspettavamo al sole è arrivata una madre scortata dalla polizia. Ci hanno mostrato le foto, stava cercando il suo figlio bipolare. Le abbiamo donato delle foglie di coca in modo che lei potesse fare la sua offerta al lago ed esprimere il suo desiderio di ricongiungersi al figlio. Nel frattempo, si è avvicinata a noi una cagnolina selvatica che nella nostra permanenza ci ha mostrato i sentieri durante i nostri trekking nella zona. L’abbiamo chiamata Budget e mentre ci allontanavamo sulla parte posteriore di un pick-up in direzione Huaraz lei ci ha inseguito. Quella notte, al nostro ritorno in hotel abbiamo parlato ancora di soldi e del fatto che dovevamo pagare parte dell’alloggio per l’ultimo giorno. Michael non aveva capito cosa gli avessimo detto ma ormai poco importava, era difficile fargli capire le informazioni sia in inglese che in spagnolo. Oramai di quei 10 che erano partiti con il progetto, 6 hanno stabilito di essere una famiglia. Ci siamo messi a dormire tutti nello stesso letto e a vedere un film.

Alla fine vi è solo una domanda che apre e chiude questa storia: Cosa è il volontariato? Una sera Humberto ha raccontato una storia. C’era un ragazzo che incomincia a fare avanti e indietro per la montagna. Ogni volta saliva e scendeva. Lo faceva senza utilizzare le scorciatoie, senza usare i tunnel che venivano costruiti man mano con il tempo. Lo fa per anni fino a che non invecchia e i suoi figli non iniziano a farlo con lui. Lo fa fino a che non può più farlo e che la generazione successiva va da sola. Quando gli chiedono perché avesse fatto tutto questo per una vita, la risposta è “ho seminato l’idea”. Questo è il volontariato probabilmente, un atto di fede. Lavori tutti i giorni che sei lì e magari sei lì che inizi la scalata, non vedrai mai la cima. Sei lì, magari proprio alla prima esperienza del progetto, e hai il primo compito di trovare i problemi e risolverli. Magari offrire nuove idee per i progetti futuri. Perché è il tuo gruppo fa il primo passo, mentre il secondo passo aspetta a un altro gruppo come il terzo passo spetta al terzo gruppo e così via. È un’esperienza che ti fa mettere in pratica l’esperienza del gruppo e del cercare di abbattere più pregiudizi e stereotipi possibili. È un’esperienza che ti porta a provare cosa vuol dire che esistono 9 possibilità di non intendersi.

Il volontariato è molto di più probabilmente e posso raccontare qualche esperienza nella speranza di farlo solo trapelare. Avevamo deciso di fare un trekking in direzione Churup e alla fine eravamo rimasti io e Luis. Siamo partiti senza fare colazione e biscotti in spalla, il trekking però era lungo e più complicato degli altri. Aveva delle parti che consistevano in scalata su roccia con funi. Dopo l’ultima salita impegnativa si presenta a noi la vista del lago dall’acqua blu turchese. Cercando un punto per le foto abbiamo incontrato una ragazza americana che si stava facendo fare foto di nudo e ci abbiamo fatto amicizia. Le chiediamo di farci un video. Io e Luis ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso. Camminiamo intorno al lago fino a trovare una roccia più vicina e sicura all’acqua. Ci spogliamo fino a rimanere in mutande, fissiamo l’acqua. Facciamo il nostro respiro profondo mentre la gente sul picco in alto di fronte a noi osserva. Ci tuffiamo. Ci tuffiamo in quel lago a più di 4000 m con la nostra pelle e un paio di mutande. Il gelo ti prende il corpo, vuole portarti con sé. Vuole portarti giù. Nella tua testa c’è il silenzio e vorresti sentire la sospensione dell’acqua ma una voce si fa insistente: “Devi andare! Risali! È ora di uscire da qui!”. Muovi il tuo corpo in direzione di quella roccia tiepida che avevi lasciato, cerchi un appiglio in quella roccia ora scivolosa. Alla fine ci riesci, sei fuori e senti il corpo completamente tuo mentre il cuore batte forte. Senti una sensazione di benessere. Senti la gente che ora applaude, riconosce qualcosa, riconosce un gesto di follia. Prima ti prende in giro, sei solo un esibizionista che si spoglia su una montagna. Poi guarda incredula quel gesto di coraggio. Ma alla fine applaude per qualcosa di più che è solo una percezione. Sei lì, in mutande su una montagna delle Ande e respiri quell’aria che ora ti sembra forte. Senti come il primo respiro di quanto sei nato. Senti la vita. Senti la fratellanza con quella persona che ha avuto il coraggio di fare quella follia con te dopo manco due settimane di conoscenza. Le americane pensano che siamo parenti. Vedono qualcosa di comune tra di noi, forse sono io che ho qualcosa di Messicano o lui che ha qualcosa di Italiano. O semplicemente vedono la semplice comunanza che abbiamo solo essendo esseri umani. È un patto, un battesimo che durerà per sempre. C’è chi dice “è stato emozionante poter assistere”. Bevi, fumi e ridi. Ti senti in sintonia con qualcosa o con la natura. Dopo è accaduta un’altra magia quando siamo saliti nel Combi. Il Perù è maestoso, bello e problematico. Ogni istante mi ha ricordato la mia casa, il mio paese. Si parla di corruzione, povertà e violenza ma li ho potuto vedere la solidarietà e l’aiuto reciproco. Lì la lotta per la sopravvivenza riesce a diventare un progetto di aiuto per vivere. Un aiuto che passa da persona a persona ma anche da persona ad animale. Certo, tu rimarrai sempre il Gringo. Sei il bianco, quello diverso che può fare i suoi comodi li. Sei il gringo che se ne può andare. Sei il discendente di quell’idea che ha colonizzato e continua a colonizzare il latino America. Sono solo cambiati i metodi. La comunità cercherà sempre di proteggere sé stessa ma, se vai in punta di piedi con umiltà a chiedere ospitalità in quel perenne cantiere, sarai accolto. Sarai accolto quando tendi la mano per reggere l’anziana signora sul combi, ti guarderà contenta. Ma sarai accolto anche dalla tenerezza, l’innocenza e il coraggio dei bambini. Non dimenticherò la magia creata da quel bambino peruviano dallo zuccotto blu che gioca con quel problematico gringo dentro il combi. Non dimenticherò quel suo gesto spontaneo, non canonico e contro gli stereotipi a cui tutti possiamo essere soggetti. Non dimenticherò quella mano che tocca la mia solo per giocare o condividere un biscotto.

Poi c’è un’altra esperienza che devo raccontare. Dopo giorni titubante nel decidere o meno se farlo, decidiamo tutti insieme di provare la nostra prima scalata in montagna. Mentre cercavamo il prezzo migliore, ho incontrato una guida che di nome Feliz che mi ha detto di aver vissuto per 7 anni a Roma. Quando gli ho chiesto come si fosse trovato la risposta in un perfetto italiano è stata “come vedi sono tornato qui, Roma è una bellissima città per fare turismo ma viverci è un inferno”. Continuiamo i nostri giri e alla fine troviamo la possibilità di fare tutto con una spese di 250 soles. Scegliamo di fare una cosa per principianti, il Nevado Mateo che ha il suo punto di arrivo a 5400m. La sveglia è alle 3 per poter fare le 2 ore di macchina che ci separano dall’inizio della scalata. Arrivati li mettiamo i rampini di ghiaccio e le scarpe da neve nello zaino. Subito dopo indossiamo le brache di sicurezza e impugniamo la piccozza. Cominciamo la salita sulla parte rocciosa, umida, scivolosa e con poco spazio dal dirupo e da una caduta misera. Ogni tanto ci sono gli sprazzi di neve misti al muschio. Durante la salita il freddo aumenta per le condizioni climatiche e le nubi sembrano volerci inghiottire con il loro movimento dall’alto verso il basso. Mentre cammino scivolo e mi bagno un guanto. Arriviamo alla base del ghiacciaio. Cambiamo i nostri strumenti prendendo dalla borsa quello che ci serve e mettendo da parte quello che ci servirà per il ritorno. Cambio il mio guanto ma la mano fa malissimo, la apro e la chiudo ma nulla cambia. Intorno tutto si fa più grigio e vedo delle piccole figure che ci precedono sparire nella nebbia. Ci leghiamo l’un l’altro e cominciamo a salire verso il picco. Devi capire il ritmo della tua squadra, ti muovi quasi in sincronia e il più lento detta il ritmo. Devi stare attento a non scivolare ma in ogni caso gli altri sono li per te. La tua squadra è li per aspettarti ed aiutarti. Il cammino non è lungo ma ci vuole tempo. La pazienza ne vale la fatica e mentre arrivi in cima esce il sole. Puoi vedere tutto sotto di te, puoi sederti e vedere il mondo. Il silenzio è quello delle montagne, senti qualcosa che ti smuove dentro. Ogni tanto quella stasi è interrotta dal canto del vento che si fa largo tra i picchi. Sei cosi vicino al cielo e lontano dal caos, tutto sotto continua a scorrere. Tutto passa eppure sei nello stesso mondo, quello stesso mondo su cui ora possiamo brindare con un liquore greco. Brindiamo tra di noi, alla nostra squadra e con la guida. Parliamo di quella meraviglia in cui viviamo e ora sogniamo quella montagna. Si perché ci sarà sempre quella montagna nascosta nei nostri sogni e li ci sarà sempre qualcuno ad aspettarci.

L’amore resiste più di quello che dura

Tutti noi abbiamo uno zaino in cui possiamo mettere tutto e possiamo togliere quello che vogliamo. È uno zaino fatto di ricordi, persone, cose che fanno male o meno male. Sono cose che forse qualcuno ne farebbe a meno, che vorrebbe buttare, o cose che forse certe volte ricordiamo quando ci fanno più comodo. Come se fosse un conforto. Ho sempre pensato che dimenticare o far passare il tempo affinché accada, come se le persone che incontriamo abbiano una data di scadenza, fosse una cosa orribile. Questo zaino è quello che fa di noi la persona ma che fa degli altri le persone che sono per noi. Fanno gli affetti, fanno la nostra forza e fanno la nostra esperienza. Diventano i nostri strumenti (infelice definizione) per scalare le nostre personali montagne. E il volontariato aiuta a capire questo zaino e a saperlo usare. Perché se vogliamo prenderci cura delle persone, di quelle che non conosciamo, dobbiamo prima di tutto imparare a prenderci cura delle persone che abbiamo accanto. Qui si aggiunge un’altra frase che abbiamo utilizzato negli ultimi giorni del nostro campo: “L’amore resiste più di quello che dura”. In molti la intendiamo come se quando qualcosa finisce, tu continui a provare lo stesso. Ma questo, per me, è molto soggettivo. Forse ci diventa più utile se pensiamo al fatto che quell’amore, da intendersi nella maniera più generale possibile, continua a vivere nei ricordi e nel tempo. Forse a volte e la nostra ombra, ma appunto la “nostra”. O forse continua semplicemente ad esistere. Forse qualcuno lontanissimo nello spazio può vedere quello che è successo al suo inizio o prima mentre nella nostra testa è stato catalogato come “passato”. Forse è un costante principio da cui esplode ogni cosa o forse è prima del movimento stesso o forse prima del sogno stesso. Perché spesso cominci a sognare cose che sono già accadute. In quello zaino entra tutto, è personalissimo come l’esperienza del volontario. In quello zaino hai la canzone che ascolti all’infinito e a cui leghi i ricordi; le mani di chi ami sul tuo petto mentre siete sdraiati al tramonto su un prato; un bacio in una sporca stazione romana poco prima dell’orario di chiusura dei mezzi; la volta in cui ti sentivi solo e camminavi sotto un sole di agosto; quella volta che stavi male e ti davano del falso; il buttarsi in un lago lontanissimo e veramente freddo a 4000 m di altezza con uno che conosci da poche settimane e sentirti profondamente connesso; i silenzi e le urla; tutte le volte in cui ti sei ubriacato fino a perdere i sensi; quando qualcuno che ami lascia questo mondo ma i ricordi rimangono; quando la notte sogni quello che è stato e immagini il futuro; tutti i fallimenti e le paure sorpassate; il dolore in tutta la sua presenza e il senso che cerchi di dargli; levarsi la maglietta in una piazza di notte con 4 gradi per brindare alle differenze e alle somiglianze; quando pensi che non raggiugerai mai il tuo obiettivo; quando vedi tutti i tuoi difetti ma li riconosci come parte di te; una corsa verso un traguardo dopo una lunga maratona tenendosi per mano; tutti i dolci e le birre condivise; le notti e i giorni passate intorno ad un tavolo a costruire un progetto in nome di un ideale; quei giorni in cui non vuoi parlare e non riesci a farti comprendere e dici solo stupidaggini; quando aspetti notizie delle persone che ami ovunque siano nel mondo; le sveglie difficili; i wurstel mangiati da ubriachi e di nascosto con un po’ di pane. Vi sono persone che ti porterai ovunque che costituiscono la tua famiglia biologica, la tua famiglia composta di amici e la tua famiglia internazionale. È come una melodia che senti nella testa ma che non conosci, la percepisci ed è profondamente tua. È un’esperienza che non ti costringe nessuno a farla e che è come un richiamo, è un’esperienza che non è difficile e che ne vale la pena. È un’esperienza che non richiede requisiti se non quelli legati all’età. Basta una conoscenza base della lingua e in molti saranno disposti ad aiutarti. Non c’è una grossa selezione, eccetto alcuni progetti che richiedono una lettera motivazionale, ed è principalmente ad esaurimento posti. Prima mandi la richiesta, meglio è! Anche per risparmiare sul biglietto aereo. Forse è difficile proprio raccontarla, non bastano 7500 parole per raccontarla, e l’unica frase che ti ricorre nella mente da quando hai lasciato la tela nera della notte di Huaraz è: “Sono le 22.22, esprimi un desiderio!”.

Tre settimane in Paradisola: testimonianza da un campo a Zanzibar

Tre settimane in Paradisola: testimonianza da un campo a Zanzibar

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Giacomo Bartolucci, volontario partito la scorsa estate per un campo di volontariato a Zanzibar, in Tanzania.

Finita la laurea magistrale ho avuto come la sensazione di aver imparato troppo, quasi fossi stato infarcito di nozioni. Mi sembrava che tutte le attività per cui fino a quel momento mi ero speso con tanta passione si fossero ridotte a qualcosa di schematizzabile con una freccia, un flusso che partendo dall’esterno puntava inesorabilmente verso di me.

Ho sentito forte l’impulso di invertire questa dinamica unidirezionale e ho cominciato ad informarmi sulla possibilità di fare un’esperienza di volontariato.

Presto mi sono reso conto che esiste una zoologia infinita di associazioni, missioni e realtà con cui è possibile partire, e che c’è il rischio di arruolarsi in un un progetto di cui magari non si condividono appieno scopi e metodi. Per questo mi sento davvero fortunato ad aver conosciuto lo SCI Italia, associazione in cui mi sento pienamente rappresentato, anche a livello ideologico.

Dopo vari cambi di programma ho deciso di partire alla volta di Zanzibar per un progetto coordinato dall’associazione ZAYDO, che prevedeva due attività principali: raccogliere e piantare semi di mangrovia al mattino e insegnare lingue straniere alla comunità locale in una specie di scuola serale. Così, dopo un safari di cinque giorni nell’entroterra tanzaniano, il 13 agosto sono atterrato sull’isola per l’inizio del campo.

Appena sceso dall’aereo sono stato assalito da una folla di persone che mi hanno strappato la valigia dalle mani e mi hanno scortato fino all’uscita, pretendendo poi una mancia. Ho così potuto constatare fin da subito che il problema principale a Zanzibar non è la distanza culturale, come ci aspettavamo, ma l’opposto: la maggior parte degli abitanti dell’isola è abituata ai turisti e conosce gli occidentali fin troppo bene. Questo causa anche situazioni abbastanza scioccanti, più avanti ho incontrato un masai che si faceva chiamare Valentino Rossi. Ci si sente considerati banconote viventi e a volte si ha questa frustrante sensazione anche con alcuni volontari tanzaniani.

Per il trasporto dall’aeroporto al villaggio dove si è svolto il campo, per esempio, ci hanno chiesto una cifra spropositata (poi però ho scoperto che il costo era specificato nell’infosheet, per cui non fate come me e leggete attentamente quel foglietto illustrativo!) e anche i tour che ci hanno proposto non erano così low cost come sostenevano. Ad ogni modo, cercare di capire perché volontariato e turismo risultano così inestricabilmente legati e studiare come comportarmi di fronte a questa evidenza è stato fonte di riflessioni importanti e crescita personale. Arrivati alla casa dove saremmo stati ospitati (deliziosa e in condizioni nemmeno troppo preoccupanti) ho conosciuto il resto dei volontari locali e gli altri sette volontari internazionali, provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Belgio e Ungheria. Siamo stati presentati ai capi del villaggio e, successivamente, il discorso del presidente di ZAYDO ha dato ufficialmente inizio al campo.

Il solo vivere in comunità in un posto del genere e con un assortimento così variegato di persone è fantastico. Per ragioni di costi non abbiamo potuto fare la spesa e cucinare insieme, però abbiamo avuto la fortuna di poter mangiare tutti i giorni squisiti piatti tipici preparati direttamente dalle fantastiche volontarie locali. Con mia immensa sorpresa ho anche trovato un ukulele, regalato a ZAYDO da qualche precedente volontario dal cuore grande, per cui ho cominciato fin da subito a cantare, giocare e ballare con i bambini che venivano a trovarci. Dato che ho una propensione naturale per questo ruolo di scemo del villaggio, ho pensato che anche durante le lezioni serali nella scuola sarei stato assegnato al gruppo dei più piccoli. Invece i volontari hanno preferito che mi occupassi dei teenager, cosa che all’inizio mi ha un po’ spiazzato. Poi però ho cominciato a seguire Sharif, un ragazzo che fa l’arbitro di calcio e vuole imparare l’italiano. Nonostante il sottoscritto non sia un appassionato di pallone, ci siamo divertiti cantando “Uno di noi, Sharif uno di noi” per ripassare i numeri e i pronomi personali, e «Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola… », di Rita Pavone, per i giorni della settimana. Con lui è nato un rapporto meraviglioso e continuiamo a scriverci, rigorosamente in italiano, anche ora che sono tornato in Europa.

Anche l’attività di tutela ambientale è stata molto interessante: la mangrovia è una pianta davvero affascinante, cresce in riva al mare e assorbe acqua salata. Come ci ha spiegato una signora che abitava nei pressi della spiaggia, la sua funzione di difesa contro l’erosione delle coste è fondamentale. Inoltre il groviglio di radici offre riparo ai pesci, che ci depongono le uova.

Quando per qualche festività o inconveniente tecnico non ci siamo potuti dedicare all’insegnamento a scuola né a piantare semi di mangrovie abbiamo concordato con i volontari di ZAYDO alcune attività alternative, come ripulire le spiagge (che ne hanno davvero bisogno) o pitturare la scuola. Ho apprezzato molto queste variazioni, hanno fatto sì che l’esperienza risultasse più completa.

Il gruppo è diventato ogni giorno più coeso, complici anche momenti di svago ben organizzati e serate culturali divertentissime. Gli unici attriti sono sorti con uno dei coordinatori tanzaniani che, forse incapace di gestire il senso di responsabilità, nella seconda metà del campo ha cominciato ad avere improvvisi sbalzi di umore e a comportarsi in modo poco trasparente. Anche se è stato stimolante cercare di trovare i codici giusti per interagirci e fare da mediatore tra lui e volontari europei molto meno comprensivi, l’atmosfera è diventata un po’ tesa. Durante l’ultima settimana, però, il soggetto in questione è dovuto partire anticipatamente per un altro campo al Dar el Salaam ed è stato sostituito da volontari più esperti, così gli animi si sono distesi e l’esperienza si è conclusa serenamente.

Non è vero che in Tanzania tutto procede Pole Pole (“piano piano”). Certo in alcune giornate le ore si dilatano a dismisura ma ci sono anche occasioni in cui il tempo sembra contrarsi, tanto si addensano le esperienze. Il suo flusso qua è semplicemente alterato, forse distorto proprio dalle stesse forze naturali che in Africa si manifestano così platealmente. Allo stesso modo vengono stravolti progetti e aspettative, chi ci è stato ne esce rinnovato.

Zanzibar è un porto strategico che da sempre raccoglie e unisce persone provenienti dai Paesi più disparati, forse proprio per questo si rivelato il luogo perfetto in cui partecipare ad un campo di volontariato internazionale.

Cinque posizioni aperte per 3 progetti SVE in Svizzera

Cinque posizioni aperte per 3 progetti SVE in Svizzera

I progetti SVE

Il nostro partner SCI Switzerland cerca cinque volontari/e tra i 18 e i 30 anni per tre diversi progetti SVE in differenti località della Svizzera. Tutti i progetti inizieranno a marzo 2019.

Come per ogni progetto SVE, sono garantite le spese di alloggio, vitto, viaggio, corso di lingua ed assicurazione.

1. Circus Lollyop a Lüen

Posizioni: 1 volontario

Durata: 6 mesi (marzo 2019 – settembre 2019)

Il progetto:

Circus Lollypop è un progetto molto particolare, poiché è un progetto itinerante; nello specifico, è un progetto circense pensato per i/le bambini/e e giovani. Il circo comincerà il suo tour a marzo: l’obiettivo è attraversare la Svizzera e fermarsi nelle scuole in varie zone del paese. Al termine del progetto SVE, il volontario (per questo specifico progetto si cerca un volontario maschio) potrebbe avere la possibilità di accompagnare il circo in un paese dell’Europa dell’Est durante il mese di settembre, ma questo mese non farà parte del progetto SVE e sarà quindi, eventualmente, interesse del volontario organizzarlo.

Alloggio:

Il volontario vivrà all’interno di una roulotte durante il tour e per la maggior parte del tempo userà i bagni e le docce delle scuole; la cucina è presente all’interno della roulotte.

Requisiti:

Per questo progetto si cerca un ragazzo realmente motivato a lavorare con bambini e giovani, che si diverta facendolo e che rispetti le idee e i desideri degli stessi bambini con i quali lavorerà. Inoltre, dovrà essere fisicamente in grado di supportare il circo anche nello svolgimento delle mansioni fisiche (come montare e smontare il tendone). Sono considerate positivamente eventuali competenze musicali o teatrali.

2. Asylum Center a Valais

Posizioni: 3 volontari/e.

Durata: 12 mesi (marzo 2019 – febbraio 2020)

Il progetto:

L’Asylum Office di Valais assiste diversi centri di accoglienza nella regione, dove i rifugiati politici vivono, lavorano e ricevono formazione durante l’attesa delle risposte relative alle domande di asilo di ciascuno/a. I/le volontari/e presso l’Asylum Office lavoreranno a Sion nel centro RADOS (il centro per i rifugiati minorenni), e vicino a Vétroz, nel centro Le Botza (il centro per l’integrazione sociale e professionale dei rifugiati). I/le volontari/e supporteranno i rifugiati anche individualmente, accompagnandoli agli appuntamenti medici ed amministrativi, supportandoli nel prendersi cura dei bambini ed organizzando con loro e per loro eventi.

Alloggio:

I/le volontari/e vivranno in due appartamenti condivisi a Sion (situato nelle vicinanze dell’Asylum Center).

Requisiti:

Dal momento che i/le rifugiati politici hanno vissuto esperienze traumatiche e sono stati/e sottoposti/e a forti stress, è richiesta una particolare sensibilità ai/alle volontari/e che li supporteranno, oltre che la condivisione di un approccio teso all’accoglienza e alla cultura della pace. Per partecipare a questo progetto è necessario fornire il proprio casellario giudiziario. Chi ha già svolto esperienze in questo settore avrà più possibilità di essere scelto/a per questo progetto.

3. Centre of Unity Schweibenalp, Brienz

Posizioni: 1 volontario/a

Durata: 12 mesi ( inizio marzo)

Il progetto:

Il “Centro dell’Unità Schweibenalp”, gestisce l’attività seminariale e i giardini di permacultura alpina. Come parte del Global Ecovillages Network (GEN), è considerato come uno dei modelli emergenti per una trasformazione culturale olistica, contribuendo da oltre 30 anni allo sviluppo di una cultura della vita integrale e di sperimentare una convivenza in comunità. Il/la volontario/a svolgerà attività in diverse aree: dal giardino di permacultura (erbaceo, orto, vivaio) ai lavori di casa, dalla cucina alla manutenzione degli ambienti. Sarà possibile inoltre sviluppare un progetto proprio.

Alloggio:

Il/la volontario/a vivrà in un appartamento con altri/e volontari/e (a breve e lungo termine). Ci sono stanze comuni che possono essere utilizzate anche da tutti (ad esempio salottino, biblioteca, sala meditazione, ecc.). I volontari cucineranno e mangeranno insieme alla comunità e agli ospiti del seminario (cucina vegetariana, vegana e in parte ayurvedica).

Requisiti:

I/le partecipanti devono essere motivati a vivere e lavorare in una comunità ecologica, spirituale, composita di tutte le età e le culture.

Candidature:

Per candidarsi, è necessario inviare CV e lettera di motivazione in inglese all’indirizzo mail evs@sci-italia.it (specificando nell’oggetto della mail “SVE Svizzera + numero del progetto“) entro e non oltre il 30 novembre.

L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [I parte]

L’amore resiste più di quello che dura: testimonianza da un campo di volontariato in Perù [I parte]

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Rainer Maria Baratti, volontario che, la scorsa estate, ha partecipato ad un campo di volontariato in Perù a tematica ambientale. La sua testimonianza è stata pubblicata integralmente su europeanaffairs.it. Noi siamo felici di riprenderla e pubblicarla in tre parti.

Può capitare che arrivi a un punto in cui ti senti stanco. Cominci a mettere in dubbio tutto: le tue capacità, le tue scelte o le tue relazioni. Metti in dubbio anche il tuo futuro e ne cominci ad avere paura. Pensi che tutti quegli sforzi che hai fatto sono vani e ti butti in qualcosa che non conosci. Una specie di prima esperienza per fare esperienza con la speranza di trovare qualcosa di buono. Forse, un giorno. Questa è la situazione in cui molti giovani ragazzi si trovano in molte parti del mondo e anche nel nostro paese. Sempre di più la speranza è trovare lavoro ma soprattutto trovare lavoro in un altro paese. In Perù uno dei ragazzi mi ha raccontato che per poter sopravvivere si fa tanto, davvero tanto, e alcuni di loro pensano ad emigrare verso paesi come il Costa Rica. In Italia la situazione non è molto diversa: c’è chi combatte, c’è chi si abbatte e c’è anche chi rinuncia agli studi. Il risultato in ogni caso è un’immane stanchezza non percepita che ti si stringe piano piano al collo. A questo la vita aggiunge qualcosa, fa il suo giro. Perdi una persona cara e senti le tue emozioni annichilite. Ti ripeti che non puoi essere debole quando davanti a te inizia un grosso periodo di incertezze, dove forse ti dovrai inventare qualcosa per fare un curriculum. Allora il cappio al collo sembra stingersi un poco di più e le parole si fanno deboli. Col tempo quelle parole deboli diventano incomunicabilità e dalla tua bocca escono solo cose stupide o frasi di circostanza. Non sai cosa stai dicendo e spesso non lo vuoi neanche dire. Cerchi solo di riempire quel silenzio oppure cerchi che qualcuno se ne accorga. Perché il dolore dell’incomprensione spesso non sta nel non sentirsi capiti ma nel non riuscirsi ad esprimere. Succede poi che questo ti porta altri casini e alla lista aggiungi pure che mandi in incidente ferroviario l’ennesima relazione instabile. Non riesci più a capire dove stai andando ma la vita continua e devi continuare ad andare. Ti butti in un lavoro che non hai mai fatto e la paura di sbagliare è sempre dietro l’angolo. Quel cappio si fa sempre più stretto e a questo ci si aggiunge la paura.

È così che forse è iniziato il viaggio e forse è bene iniziare da subito dicendo che il volontariato è un’esperienza assolutamente intima. Luis ripeteva sempre una frase: “Come disse El Chapo, “Fuga!”. Probabilmente ognuno di noi stava scappando da qualcosa. Chi dalla vecchiaia, chi da un cuore infranto, chi dal non sentirsi approvato, chi dall’ignoranza, chi da un mondo che vorrebbe diverso o chi da situazioni difficili anche solo da spiegare. Spinto da quella forza nascosta che spinge molti giovani, mi sono ritrovato a cercare ogni genere di evento che promuovesse attività all’estero o esperienze formative. In uno di questi incontri vengo a conoscenza dello SCI (Servizio Civile Internazionale) e da lì ho deciso di intraprendere la mia prima esperienza di volontariato inseguendo degli ideali che vadano contro l’indifferenza verso l’altra persona e cercando un modo per poter affermare che questo mondo è di tutti. Lo SCI offre due livelli di formazione in cui presenta il proprio codice etico e prepara i futuri volontari. Ha un primo livello facoltativo per chi decide di partire per i campi al nord del mondo ma obbligatorio per chi vuole andare al sud del mondo a cui si aggiunge un secondo livello di formazione. La formazione si svolge a La Città dell’Utopia, un casale che rappresenta un centro nevralgico per la socialità del quartiere e dove si tengono numerosi eventi ogni settimana. La stessa formazione è un momento per conoscere sé stessi, volontari provenienti da tutta Italia e per porre il punto su alcune problematiche che potresti avere davanti a te nel campo. Molta della formazione inoltre passa attraverso l’esperienza dei più diversi volontari. Per prima cosa scelgo l’America Latina stimolato dai libri, dai film, dal suo fascino, dalla sua particolarità in certe tematiche e dal mio sogno di andare un giorno in Patagonia. Ho visto poi tramite il database i paesi disponibili nel periodo in cui potevo partire ed il destino mi ha portato in Perù. Luogo per cui scelgo un progetto in campo ecologico, ce ne sono vari tra cui scegliere che spaziano dalla promozione della pace, al lavoro con gli orfani, fino a tematiche di inclusione sociale. Ed è così che sono partito per Huaraz, una città nelle Ande, pagando per mia volontà le quote di partecipazione e il viaggio. Sono partito con una frase sulla mia maglietta per ricordare uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere proprio il volontariato: “l’indifferenza è il peso morto della storia”.

Dopo un volo intercontinentale con scalo a San Paolo arrivo a Lima. Ho pernottato al Callao, vicino all’aeroporto, che poi ho scoperto essere uno dei quartieri più malfamati e pericolosi. Ci ero andato a piedi e mi sentito osservato soprattutto alle scarpe. In Perù tra i problemi più sentiti ci sono quelli della corruzione (a Lima ci sono ponti in costruzione chiusi per indagini) e della sicurezza. Molta della retorica di questo periodo di elezione, che incorreva durante il mio soggiorno, vedeva scritte “per una Huaraz più sicura”. Humberto ci ha raccontato che c’è un eccessivo divario riguardo alla sicurezza dei quartieri di Lima. Ci ha detto che nel Rimac o nel Callao la violenza è tanta mentre a Miraflores la sicurezza è garantita dal pagamento di forze di sicurezza da parte dei locali in quantità massiccia. Il giorno seguente sono partito per Huaraz. Per arrivare a Huaraz di massima ci sono due modi: aereo o autobus. L’aereo con biglietto di andata e ritorno viene intorno ai 300 dollari e ha una frequenza di 3 voli a settimana. È capitato che due giorni prima hanno spostato il volo di due giorni rispetto al biglietto che avevo comprato. A quel punto ho dovuto prendere il pullman che partiva da Lima in Plaza norte. I pullman in Perù sono ampiamente utilizzati e per 8 ore di viaggio offro il servizio con pasto a bordo, sistema di intrattenimento, Wi-Fi, sedili ampi con cuscino e coperta. Il percorso passa per il deserto e si fa largo tra le nubi, che assumono lo stesso colore marrone che si fonde e si mischia. Le curve sono tante e già da subito si incomincia la salita in mezzo alle nubi attraverso le quali è possibile intravedere le numerose abitazioni work in progress del Perù. Sono case abitate ma che sembrano perennemente in costruzioni poiché fatte di foratini e con le stecche di metallo dell’armatura di cemento che si innalzano dalle strutture. Il paesaggio è surreale e puoi vedere la strada che viene separata dal dirupo da una tenera striscia di sabbia. Dopo ore le nubi cominciano a diradarsi e i paesaggi del paese cominciano a mostrarsi mentre il sole tramonta. Fa notte e arrivo nella città. Il pullman mi lascia alla sede dell’agenzia proprietaria. Da lì incomincio a chiedere indicazioni per l’alloggio che ci hanno segnalato e mi consigliano di prendere un Taxi ma non avevo soldi in contanti. Una volta arrivato, Michael il nostro organizzatore mi dice che mi aveva intravisto all’agenzia e che era venuto a prendere Wayne proprio lì ma che si era scordato del mio arrivo. In realtà vi erano state delle incomprensioni in quanto mi aveva proposto o di venirmi a prendere o di venire da solo. Io per cortesia gli avevo detto che sarei venuto tranquillamente solo. È così che è iniziato il mio viaggio ed è così che ho conosciuto i miei compagni. Nella giornata seguente sono arrivati gli altri dalle più diverse nazioni. La squadra alla fine era composta da me (Italia), Silvie (Repubblica Ceca), Humberto (Perù), Luis (Messico), Wayne (Taiwan), Marta e Santiago (Spagna), Maria (Grecia), Lloris e Mathilde (Francia).

Il mal di montagna non è da sottovalutare in questo contesto. Lima è al livello del mare e per arrivare a Huaraz si sale fino a 3000 m. I primi giorni è normale sentirsi affaticati. Prima di fare i tour o provare le scalate dei picchi, che sono la buona parte delle attività turistiche, è meglio fare qualche passeggiata e trekking per acclimatarsi. Questo perché spesso i tour ti portano il più vicino con la macchina e comportano uno shock. In molti si sono portati pasticche per il mal di testa o la nausea dovuto appunto a questo mal di montagna. Durante la visita al Pastoruri ne ho avuto le prove. È un ghiacciaio a 5000 m che con il tempo ha perso grandissima parte della sua grandezza. Mentre camminavo sentivo lo stomaco contorto e il dolore del mal di testa picchiava il mio cervello. Passo dopo passo sentivo la paura di svenire sempre più forte e le forze abbandonarmi lentamente. Durante il cammino in salita potevo sentire il cuore rallentare. Lì comunque c’era la possibilità di pagare il noleggio di un cavallo o di pagare gli uomini disposti a prenderti in braccio in cambio di soldi. Il percorso si fa largo tra le montagne dalle venature grigie e arancioni per arrivare al ghiacciaio bianco e azzurro. Quando ti avvicini puoi notare l’acqua che si scioglie e va nel lago lì vicino. Altro consiglio è riguardo alla Sim: in ogni caso non fatela in aeroporto. Il telefono può essere un amico immancabile dato che per la maggior parte del tempo, soprattutto a Lima, avrete bisogno dei Taxi. Il capitolo Taxi è un capitolo delicato perché il sistema peruviano è un sistema informale e occorre comunque stare attenti. Se state a Lima potete tranquillamente utilizzare Uber, anche se vi conviene aspettarlo vicino o dentro al ristorante dato che in molti sanno che i turisti ricchi aspettano questo servizio. Però in generale a Huaraz non abbiamo avuto problemi riguardo. La Sim in aeroporto viene 219 dollari mentre a Huaraz in un negozio ufficiale delle compagnie potete acquistare la Sim per 5 soles in cui sono inclusi 3 giorni tutto illimitato e 30 giorni di WhatsApp. In caso potete comunque ricaricare 10 soles per avere almeno una settimana di tutto illimitato. Nel nostro alloggio vi era il Wi-Fi ma spesso non funzionava e le offerte del mio operatore non hanno funzionato benissimo.

Continua nella II parte.

“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”: call aperta per un training in Germania

“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”: call aperta per un training in Germania

Il progetto “Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”

“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza: i nostri valori devono e possono essere rappresentati nel consumo alimentare”, è un progetto promosso da SCI Germania diviso in tre parti: un training dal 16 al 23 novembre 2018 a Witzenhausen, Germania; un seminario dal 10 al 17 marzo 2019 a Roma, Italia; infine, un seminario conclusivo dal 24 al 29 settembre 2019 a Vienna, Austria.

SCI Italia cerca 2 partecipanti per il primo training che si terrà a Witzenhausen, in Germania, dal 16 al 23 novembre.

Tutte le spese di vitto e alloggio sono coperte, mentre quelle di viaggio verranno rimborsate (fino a un massimo di 275 €).

Background del progetto

Mangiare è una delle cose più importanti che facciamo, e certamente lo è altrettanto durante i campi di volontariato e gli scambi giovanili. Cucinare e mangiare unisce e fortifica un gruppo, riesce a mostrare quanto le persone siano simili o diverse, aiuta a sentirsi soddisfatti e felici. Molti valori possono essere rappresentati dalle modalità di consumo di cibo – e il cibo è connesso con la questione del cambiamento climatico, delle ingiustizie sociali, del capitalismo e dello sfruttamento.

Come SCI, da 100 anni a questa parte, abbiamo sempre lavorato verso l’obiettivo di promuovere una cultura di pace e nonviolenza; in particolare, il consumo di cibo e l’impatto che questo ha sulle ineguaglianze sociali e sulla sostenibilità della vita sul pianeta ne fa parte, ed è necessario affrontare la questione con un approccio olistico. Perciò, grazie al progetto “Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza” vogliamo rafforzare un modello di consumo alimentare più sostenibile e giusto all’interno delle attività del network. Infatti, con questo progetto si mira ad accrescere la consapevolezza e la riflessione critica sulle attuali pratiche di consumo alimentare negli scambi giovanili, nei seminari, nelle formazioni e nei campi di volontariato SCI.

I/le partecipanti al progetti saranno 23, provenienti da 9 paesi europei (Austria, Croazia, Germania, Ungheria, Italia, Irlanda, Olanda, Polonia e Spagna), e si incontreranno 3 volte nel periodo compreso tra novembre 208 e settembre 2019.

Risultati attesi

  • un libro di ricette e linee guida sul consumo alimentare durante i campi, le formazioni, i seminari, gli incontri internazionali e via dicendo;
  • una “cassetta degli attrezzi” con i metodi dell’educazione non formale per workshop e attività di gruppo sulla tematica del consumo alimentare sostenibile.

Cronologia del progetto

Lo sviluppo del progetto consisterà in 3 incontri internazionali, parallelamente ad attività locali:

  • “Preparare il nostro pasto” – training: 16-23 novembre a Witzenhausen (vicino Göttingen);
  • “Condividere il nostro cibo” – seminario: 10-17 marzo 2019 a Roma;
  • “Valutazione, disseminazione e follow-up” – seminario: 24-29 settembre 2019 a Vienna.

Il training

“Preparare il nostro pasto” è il primo appuntamento del progetto, un incontro di formazione che si svolgerà a Witzenhausen dal 16 al 23 novembre.

Gli argomenti affrontati saranno i seguenti:

  • l’impatto locale e globale del cibo sulle risorse naturali, sul cambiamento climatico e la giustizia sociale;
  • impatto sugli individui e sulle comunità;
  • come sviluppare un modello di consumo alimentare consapevole;
  • pratiche alternative e sostenibili di consumo alimentare, in contesti urbani e rurali;
  • il veganismo e la sua connessione ad una cultura di pace e nonviolenza;
  • diete vegane equilibrate e relative al consumo locale;
  • idee e suggestioni per campagne, eventi e iniziative locali.

Il seminario avrà luogo in un sito speciale per l’attivismo in materia di ambiente e rispetto del clima che lo caratterizza: infatti, a Witzenhausen si trovano due istituti universitari che centrati proprio sull’agricoltura ecologica, con cui SCI Germania ha relazioni da diversi anni.

Una volta rientrati dal training, ai/alle partecipanti è richiesto di inviare dei report alle proprie organizzazioni di invio, su cui sviluppare in seguito un’indagine relativa al consumo alimentare nella stessa organizzazione e i suoi partner.

Profilo dei/delle partecipanti

  • avere più di 18 anni;
  • provare a raggiungere il training in treno o autobus, a causa del forte impatto climatico dell’aereo (in caso non ci fosse altro modo di viaggiare se non in aereo, si prega di contattare gli organizzatori);
  • essere attivi/e nella propria organizzazione di invio;
  • avere le competenze linguistiche necessarie per comunicare e lavorare in inglese;
  • essere interessati/e negli argomenti trattati durante il traning ed avere una forte motivazione a riportare indietro i contenuti;
  • impegnarsi a tradurre in pratica concreta le cose apprese durante il traning;
  • scrivere e inviare un report alla propria organizzazione di invio;
  • impegnarsi a prendere parte a tutti gli appuntamenti del progetto;
  • essere motivati/e a lavorare con persone provenienti da contesti e culture differenti.

Candidatura

Per candidarsi, compilare l’application form a questo link e inviarla a coordinamento@sci-italia.it, inserendo come oggetto “Training_Witzenhausen, Germania”, entro e non oltre il 10 novembre 2018.

Un campo in Palestina per la raccolta delle olive

Un campo in Palestina per la raccolta delle olive

Il campo

Dal 22 ottobre al 1 novembre 2018 The Tent of Nations promuove un campo di volontariato all’insegna della tutela ambientale e dell’agricoltura. Il campo si svolge all’interno di un progetto che da 26 anni riunisce volontari e volontarie, provenienti da tutto il mondo, in modo da sostenere il lavoro agricolo della fattoria The Tent of Nations Farm, situata a sud ovest di Betlemme, poco distante dal villaggio di Nahalin.

L’obiettivo del progetto mira a far incontrare persone provenienti da contesti e culture diverse, con lo scopo di ricostruire ponti di riconciliazione e di pace attraverso l’agricoltura. Inoltre, con campagne di sensibilizzazione, campi di volontariato e la promozione di percorsi dedicati ai e alle giovani, The Tent of Nations ha anche la missione di preparare le persone a dare un contributo positivo alla società attraverso i valori della comprensione e del rispetto.

Attività

I/le volontari/e del campo lavoreranno insieme alla popolazione locale, affiancandola nel lavoro mattutino di raccolta delle olive e di cura degli uliveti.

I pomeriggi, invece, saranno impegnati nello studio del contesto in cui si sta vivendo: verranno svolte discussioni sulla situazione generale dei territori palestinesi, facilitate da workshop e dalla visione di documentari. Inoltre, si svolgeranno delle visite conoscitive presso i luoghi circostanti, come Betlemme e i suoi dintorni.

L’alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in tende equipaggiate con letti e materassi all’interno del perimetro della Tent of Nations Farm, distante un paio di chilometri da Betlemme.

Requisiti

Essere pronti fisicamente a svolgere lavori manuali e agricoli ed essere consapevoli del contesto politico del paese. È richiesta una lettera di motivazioni.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Piantare le mangrovie per proteggere l’ambiente: un campo a Zanzibar

Piantare le mangrovie per proteggere l’ambiente: un campo a Zanzibar

Il campo:

Dal 5 al 23 novembre 2018 un campo a Zanzibar, in Tanzania, in supporto alle attività di riforestazione di mangrovie per la protezione ambientale.

Le foreste, infatti, sono un elemento fondamentale per contribuire alla qualità dell’ambiente. In particolare, possono aiutare a controllare l’erosione del suolo, le inondazioni e le valanghe, oltre che aiutare a bilanciale l’equilibrio atmosferico, migliorare il paesaggio e ospitare un’infinita varietà di flora e fauna al loro interno.

Le foreste di mangrovie lungo la costa sud occidentale di Zanzibar sono state colpite duramente dalle attività dell’uomo: si parla di inquinamento, deforestazione, incendi, speculazione edilizia, tra gli altri fattori. L’impatto di queste pratiche è oggi più che visibile, come ad esempio l’innalzamento del livello delle acque, la scomparsa di specie floristiche rare, l’irrimediabile mischiarsi delle correnti di acqua salata con l’acqua dolce.

Attività:

I/le volontari/e del campo supporteranno quindi un progetto di tutela e gestione dell’ambiente naturale. Tra le diverse attività, si impegneranno in: attività di accrescimento della consapevolezza sulla questione ambientale; semina di semi di mangrovie; se il livello dell’acqua lo permetterà, pianteranno anche veri e propri alberelli.

Inoltre, i/le volontari/e organizzeranno lezioni di inglese per i/le giovani e le donne della popolazione locale, per incrementare le loro capacità linguistiche in ottica di accrescimento delle competenze professionali. Di ritorno, anche i/le volontari/e avranno la possibilità di imparare molto della lingua e della cultura locale.

Come parte studio, si approfondirà la questione dello sviluppo sostenibile.

Alloggio:

I/le volontari/e alloggeranno presso case di famiglie locali o in abitazioni libere all’interno della comunità.

Lingua:

La lingua del campo è l’inglese, ma si avrà l’occasione di imparare il Kiswahili, la lingua ufficiale della Tanzania.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondoecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Tutela dell’ambiente e sensibilizzazione del territorio: un campo in Islanda

Tutela dell’ambiente e sensibilizzazione del territorio: un campo in Islanda

Il campo:

Dal 1 al 9 agosto 2018 un campo in Islanda, in supporto al progetto di tutela dell’ambiente The Coast Cleaning in Reykjavík.

Il progetto, promosso da SEEDS Iceland, ha come obiettivo la pulizia dell’intera costa islandese attraverso una serie di campi di volontariato. Infatti, si inizierà dal pulire la zona costiera di Reykjavík e i suoi dintorni, per poi allontanarsi mano a mano. Di gruppo in gruppo, verranno pulite zone sempre più ampie della costa.

Questo campo permetterà ai/alle partecipanti di imparare molto sulle questioni ambientali, locali e globali, in particolare riguardo all’inquinamento della plastica in mare. Allo stesso modo, i/le partecipanti contribuiranno direttamente alla protezione dell’ambiente pulendo essi stessi la costa. Ogni pezzo di plastica mai creato, in qualsiasi forma, impiega molto più di quanto possiamo immaginare a decomporsi in natura: tra i 500 e i 1.000 anni.

Attività:

La plastica rappresenta all’incirca il 90% dei rifiuti nell’oceano, nonché un numero di circa 5 trilioni di singoli pezzi di plastica galleggiante nell’oceano. L’80% di questa plastica proviene, a dire il vero, dall’inquinamento costiero provocato dalla disattenzione delle persone.

La maniera migliore per lottare contro questo fenomeno è la pulizia delle zone costiere, proprio per impedire che i rifiuti provenienti da terra entrino in mare. L’attività di pulizia di questo progetto è infatti simile ad altri progetti in giro per il mondo, e sono stati ottenuti risultati concreti grazie al lavoro dei volontari e delle volontarie che si sono impegnati/e nella pulizia delle spiagge.

Al termine del campo, verrà organizzato un evento pubblico di pulizia della spiaggia, per rilanciare il progetto e sensibilizzare la popolazione locale su tale sforzo. La speranza è che gli/le stessi/e partecipanti riporteranno quest’esperienza a casa propria, promuovendo nuovi momenti di pulizia dell’ambiente.

Come parte studio, oltre alle attività concrete di pulizia, i/le partecipanti avranno dei momenti condivisi per discutere insieme della questione ambientale. L’obiettivo è mettere a confronto le diverse situazioni e le diverse pratiche di tutela dell’ambiente messe in campo.

Alloggio:

I/le volontari/e alloggeranno presso una casa completa di tutti i servizi a Reykjavík. Le camere sono condivise. È necessario portare un sacco a pelo. Laddove possibile, è richiesto a tutti/e di portare con se alimenti tipici del proprio paese di provenienza, per poi condividerli in cene internazionali.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato “Green paths of peace”, che avrà luogo a Pettinengo (Piemonte) dal 1 all’8 settembre 2018.

Il campo è realizzato in collaborazione con l’associazione Pacefuturo, che ha come obiettivo la promozione della cultura di pace attraverso azioni sostenibili, come ad esempio la tutela dell’ambiente e la realizzazione di azioni di solidarietà concreta (come, ad esempio, l’accoglienza che l’associazione offre a rifugiati e richiedenti asilo).

Infatti, una delle principali attività associative è la realizzazione di workshop dedicati alla valorizzazione delle arti locali, come l’intreccio, il cucito e l’apicultura. Insieme all’amministrazione comunale di Pettinengo, l’associazione ha utilizzato il territorio per lasciare un messaggio alle generazioni future. Questo si vede in particolare con il progetto “Green paths of peace”, che trasforma il territorio naturale in un messaggio di pace.

I/le volontari/e del campo lavoreranno quindi per aggiungere valore all’attuale sistema di sentieri esistente: verranno svolti corsi per riunire passato, presente e futuro, pensando a come integrarli con un progetto di sviluppo turistico sostenibile, per il territorio e la comunità locale. Le zone in cui si concentrerà il lavoro saranno presso il cosiddetto “sentiero dei lavoratori” e nell’area archeologica industriale. Le attività di giardinaggio verranno inoltre realizzate insieme allo staff, al gruppo di volontari locale e ai rifugiati e richiedenti asilo ospitati dall’associazione.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.