Un campo in Sri Lanka per i bambini diversamente abili: la Blue Rose School

Un campo in Sri Lanka per i bambini diversamente abili: la Blue Rose School

Dal 27 luglio al 4 agosto 2017 un campo presso la Blue Rose School, che si occupa di bambini/e diversamente abili, a Kandy, nel cuore dello Sri Lanka.

La scuola è nata nel 1981, composta da un ristretto numero di studenti e un solo insegnante. Attualmente conta circa 50 studenti, raggiungendo la capacità massima per provvedere ai bisogni di tutti i bambini e le bambine presenti. Le attività svolte e gli orari di svolgimento delle stesse sono simili a quelli di una scuola normale, per permettere ai/alle bambini/e di passare del tempo con la propria famiglia come tutti gli altri.

L’idea alla base di svolgere un campo di volontariato internazionale per organizzare un campo estivo per i bambini e le bambine della Blue Rose è di promuoverne l’inclusione sociale, sperimentare forme nuove di educazione non formale, condividere le conoscenze e le competenze tra persone locali e internazionali che si occupano di persone affette da disabilità.

I/le volontari/e partecipanti del campo saranno impegnati/e in lavori di rinnovo e pulizia dell’edificio scolastico; inoltre, organizzeranno diverse attività ludiche per i bambini, favorendo lo scambio interculturale e processi di comprensione reciproca.

Nella parte studio verrà approfondito il tema della disabilità mentale e dei bisogni speciali che ne conseguono: i/le partecipanti del campo sono invitati/e a portare nella discussione contributi propri o temi da approfondire insieme, in base al portato esperienziale di ognuno/a .

La lingua del campo è l’inglese, quelle locali lo sinhala e il tamil.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Costruire un parco giochi per tutti e tutte: un campo in Ungheria

Costruire un parco giochi per tutti e tutte: un campo in Ungheria

Dal 24 giugno al 9 luglio 2017 un campo in Ungheria presso Szentendre, a circa 30 chilometri da Budapest, in collaborazione con il centro Back to the Wild, che si occupa di sviluppo dei bambini/e e supporto ai genitori.

L’idea del campo è un’iniziativa nuova che ha come obiettivo quello di assicurare un posto pacifico e sano ai/alle bambini/e, nella forma di un parco giochi composto da elementi della natura. Basandosi sul metodo Montessori e quello Steineriano, lo spazio sarà adatto a sviluppare diverse terapie per bambini/e (fisioterapia, training senso-motori, lezioni di dizione, per fare alcuni esempi), tutte condotte in spazi aperti, includendo la foresta, i prati e i ruscelli circostanti. Il principale obiettivo del progetto è creare un ambiente dove i/le bambini/e con differenti capacità e abilità possano sperimentare un vero campo estivo nei boschi.

I/le volontari/e saranno impegnati in lavori di tipo fisico per la costruzione del parco giochi: tale spazio sarà formato da materiali di origine organica e naturale, quali legno, pietre, corde, così che i/le bambini/e possano sentire e sperimentare diversi materiali di origine naturale. Altre attività riguarderanno la creazione di marionette per il teatro da svolgere insieme a bambini/e e genitori: i/le volontari/e avranno il compito di scrivere il racconto e pensare la scenografia; insieme ai/alle bambini/e verranno create le marionette e tutti/e insieme presenteranno lo spettacolo il giorno finale del campo.

Come parte studio, ogni mattina i/le volontari/e parteciperanno ad esercizi ginnici particolari per aiutare la concentrazione spirituale e fisica. Durante il campo verranno approfonditi elementi della cultura ungherese, in particolare la tradizione culinaria.

La lingua del campo è l’inglese.

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Samegawa: un campo in Giappone per i figli di Fukushima

Samegawa: un campo in Giappone per i figli di Fukushima

Dal 3 all’11 agosto 2017 un campo a Samegawa, un piccolo villaggio immerso nella foresta poco distante da Fukushima. Per il sesto anno consecutivo l’associazione Abukuma Nature School Network (ANSN) organizza il “Fukushima kids camp“, per i bambini e le bambine che tutt’oggi vivono nell’area colpita dal disastro nucleare.

Proprio perché questi bambini e bambine sono costretti a vivere al chiuso la maggior parte del tempo, per paura degli effetti della radioattività sulla salute, ANSN organizza questo campo a Samegawa per permettere loro di recuperare il contatto con la terra e con la natura attraverso le attività di una fattoria e offrendo loro la possibilità di passare le vacanze estive in un luogo sano e salubre.

I/le volontari/e supporteranno i bambini durante il periodo del “Fukushima kids camp” (04-11/08), giocando con loro nelle zone di montagna, cucinando, prendendosi cura degli animali e partecipando alle attività di gestione della fattoria; verrà loro inoltre richiesto di immaginare e proporre attività ludiche da svolgere insieme.

La parte studio sarà centrata sulle buone pratiche di interazione coi bambini e gestione del gruppo. Inoltre sarà previsto un seminario di approfondimento sulle attività ed eventi locali di promozione e tutela ambientale.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il giapponese.

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Oasis of Care: un campo in Lombardia per i bambini e le bambine Sahrawi

Oasis of Care: un campo in Lombardia per i bambini e le bambine Sahrawi

Dall’8 al 22 luglio 2017 un campo a Cernusco sul Naviglio, nell’area metropolitana di Milano, in collaborazione con l’associazione Shanti Sahara, che si occupa di bambini e bambine Sahrawi (provenienti dai campi profughi di Tindouf, in Algeria) affetti da disabilità.

Di anno in anno le condizioni sanitarie dei campi vanno peggiorando, e sempre più nuovi/e bambini/e nascono disabili. Contestualmente al progetto “Young Peace Ambassadors”, la principale attività dell’associazione è quella di organizzare ogni estate l’accoglienza di 10 bambini/e disabili Sahrawi e di garantire loro servizi diagnostico-terapeutici e riabilitativi nelle province di Milano e di Genova, servizi a cui non avrebbero altrimenti modo di accedere. I gradi di disabilità di cui i/le bambini/e sono affetti/e sono più o meno gravi a seconda dei casi, e l’associazione garantisce cure e terapie specifiche per ognuno/a di loro.

I/le volontari/e partecipanti del campo lavoreranno 5/6 giorni a settimana, dividendosi in turni mattutini (08.00-15.00) e pomeridiani (15.00-22.00), e garantendo uno o due turni notturni settimanali (22.00-08.00); sono inoltre previsti, a seconda delle necessità, uno o due giorni off. Tutti/e saranno responsabili dell’assistenza ai/alle bambini/e, di garantire la presenza in ospedale e partecipare agli appuntamenti coi dottori, di prendere parte e organizzare momenti ricreativi per i/le bambini/e.

Come parte studio, i/le volontari/e riceveranno una formazione specifica sulle patologie e disabilità che affliggono ogni bambino/a presente e sugli standard igienico-sanitari da mantenere; impareranno inoltre la storia del Sahara Occidentale, le dinamiche della sua evoluzione e la questione Sahrawi. Temi quali la religione, la musica, le tradizioni della cultura Sahrawi saranno approfonditi tramite attività di gruppo e la visione di documentari.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

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Promuovere il sostegno educativo e sociale dei bambini: campo in Grecia

Promuovere il sostegno educativo e sociale dei bambini: campo in Grecia

Dal 30 giugno al 26 luglio 2017 un campo sulla montagna Pateras, in Grecia, in cooperazione con l’organizzazione no profit Happy Children – Happy Youth Camps, che da 85 anni supporta le persone meno abbienti.

Durante il campo, i/le volontari/e aiuteranno lo staff locale nell’ospitare 140 bambini e bambine provenienti da famiglie con problemi finanziari e sociali, imparando dall’associazione le pratiche di supporto sociale e educativo messe in campo per i piccoli ospiti. I/le partecipanti avranno anche modo di imparare la storia del Tradizionale Teatro Greco delle Ombre e di elementi di danza greca, oltre ad avere l’opportunità di sviluppare attività creative di riciclo e riuso.

Oltre alle attività sopracitate, i/le volontari/e lavoreranno alla preparazione dei pasti, al mantenimento della pulizia dello spazio, alla preparazione del sito prima dell’arrivo dei bambini.

La parte studio sarà centrata sugli aspetti di management di un’organizzazione di volontari e sulle pratiche di supporto sociale e educativo ai bambini. Per chi avesse poi voglia di approfondire, ci sarà l’opportunità di apprendere nozioni di arte greca (musica, danza e teatro delle ombre) e verranno organizzate lezioni di lingua greca di base.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il greco.

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Racconto da un campo in Tanzania

Racconto da un campo in Tanzania

L’articolo è stato scritto da Alice Giusti, che nell’agosto 2013 ha partecipato a un campo in Tanzania, in una scuola meterna di Mbande, Temeke. Il suo racconto ha vinto il Concorso Campi indetto da SCI-Italia.

Il mio taxi avanzava lentamente nel traffico di Dar es Salaam, Tanzania, mentre il mio aereo volava via, volava via con i miei compagni di viaggio, volava via con le mie paure, volava via con quella tristezza di tornare a casa che mi aveva convinta a rimanere ancora. Il mio taxi avanzava lentamente mentre la voglia di riabbracciare i bimbi, le maestre, i miei nuovi amici mi faceva sentire viva, viva come mai mi ero sentita prima di quei giorni trascorsi in quel continente imperfetto: l’Africa. Il mio viaggio di ritorno al campo era accompagnato dalla tipica musica locale, una musica allegra, ritmica e tanto profonda da riflettere la molteplicità di colori di quei luoghi. L’uomo al volante era incuriosito dalla mia storia: una donna partita da sola dall’Italia per…per…

Il primo giorno di scuola, mi ritrovai davanti la casa di una maestra. Davanti la porta di entrata tante scarpe piccole e colorate. Oltre la porta d’entrata tante vocine squillanti che ripetevano le vocali. Varcata quella porta, improvvisamente il silenzio. Una trentina di bambini, seduti e sdraiati su un tappeto rosso, lercio, mi guardavano meravigliati, con quegli occhioni neri che raccontavano tante storie diverse. Alla lavagna una donna. Una donna magra, non troppo alta, con il volto coperto dal burqa. Immediatamente mi fu offerta una sedia, ma la voglia di far parte di quel mondo mi fece sedere a terra accanto a loro che subito mi chiamarono “Madame Alice”. “Madame Alice” sentivo risuonare tra le capanne quando il pomeriggio passeggiavo, “Madame Alice” ripetevano migliaia di volte quaranta bimbi quando volevano mostrarmi come avevano scritto bene la lettera “A”. Mi fu immediatamente chiaro che non ero lì per insegnare l’inglese, che in venti giorni non avrei potuto insegnargli la matematica. Io ero lì per provare a mostrare altro a quei bimbi: che l’”uomo bianco”, il muzungo, non è solo ricco, “fraccomodo” e “superiore”; io ero lì per “condividere” non per “insegnare”. E così mi ritrovai a ballare e a cantare con loro, a parlare la loro lingua, a memorizzare tutti i loro nomi. A ricreazione imparammo a lavarci le mani a vicenda, a metterci in fila e soprattutto a rispettarla. Trovammo un trucco per allacciare le scarpe di 3 numeri più grandi e per fermare le gonne delle bimbe senza bottoni. Mentre la maestra allattava suo figlio io andavo con gli altri a caccia di colori. Gli alunni erano abituati a ripetere le parole e i numeri a memoria ma poi… non sapevano riconoscerli.

Il burqa della maestra era ormai diventato solo un accessorio. Quello che inizialmente mi era sembrato un muro invalicabile ora era un affascinante simbolo della sua cultura, del suo essere.

La proprietaria della scuola si chiamava Stella. Stella era una bella donna di una quarantina d’anni, anche lei indossava il velo e teneva tantissimo alla sua immagine, ai suoi abiti coloratissimi che stirava con un vecchio ferro a carbone, mentre nella stanza accanto facevamo lezione. Stella era sposata con un uomo che tutti i pomeriggi andava da un’altra donna. Stella non poteva avere figli e per questo aveva aperto la sua casa ai figli degli altri. Stella amava i miei pantaloni, i miei capelli lunghi, Stella diceva sempre che voleva sentirsi libera come me. Che voleva essere forte come me. In realtà io non mi ero mai sentita così libera e così forte prima di allora.

Il mio taxi non avanzava più lentamente ma sfrecciava tra le capanne dove vendevano di tutto: uova, fagioli, banane, bottiglie d’acqua e ricariche telefoniche. Quando il taxi si fermò davanti alla scuola, alla radio la musica ancora suonava. I bimbi però non si accorsero subito di me. Era l’ora della ricreazione e l’emozione fu enorme quando mi accorsi che tutti in fila, insieme alla maestra, cantavano le mie canzoni mentre si lavavano le mani. Guardai l’uomo che mi aveva accompagnato fin lì e aveva ascoltato curioso la mia storia. La storia di una volontaria che dopo venti giorni di campo aveva gettato il suo biglietto aereo per tornare ancora indietro. La storia di una donna, partita da sola dall’Italia per… per trovare quelle emozioni semplici che si porterà dentro per tutta la vita.

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