Heritage needs You(th): conservazione del paesaggio di Idanre

Heritage needs You(th): conservazione del paesaggio di Idanre

Dal 16 al 30 settembre 2017 un campo a Idanre (Nigeria) presso il sito naturale Oke Idanre, contestualmente alla campagna World Heritage Volunteers 2017.

Oke Idanre è una riserva naturale presente sulla lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che comprende un altopiano, molte valli spettacolari e monti-isola alti fino a 3,000 piedi sopra il livello del mare. La popolazione locale storicamente viveva su queste formazioni rocciose, fino all’emigrazione a valle del 1923.

Nel campo di lavoro i volontari saranno impegnati nella protezione, nella conservazione e nella valorizzazione della cultura locale e del suo patrimonio. Tra le attività è compreso il supporto locale nei progetti di sensibilizzazione e coinvolgimento degli abitanti della città di Idanre, come workshops, riunioni, Living Library ed eventi socioculturali.

La lingua ufficiale del campo è l’inglese, la lingua locale è Yoruba.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

“Food not bombs”: campo di volontariato in Finlandia

“Food not bombs”: campo di volontariato in Finlandia

Dal 26 giugno al 7 luglio, si terrà ad Helsinki, in Finlandia, un campo di volontariato nell’ambito della campagna internazionale “Food Not Bombs“, che in centinaia di città in tutto il mondo cerca di proporre soluzioni concrete ai problemi della fame, della povertà e della distruzione dell’ambiente.

Durante il progetto, i volontari e le volontarie organizzeranno sei eventi di meal sharing nella città di Helsinki. I pasti preparati saranno vegetariani e verranno distribuiti in luoghi pubblici, a chiunque si trovi in condizioni di bisogno.

Per prendere parte a questo campo non sono richiesti requisiti particolari, ma sarà necessario inviare una lettera di motivazione addizionale che spieghi più dettagliatamente perché vuoi partecipare. Gli/le aspiranti volontari/ie dovranno essere interessati in tematiche quali l’antimilitarismo, la nonviolenza e il pacifismo.

I/Le partecipanti alloggeranno presso la “Peace Station” di Helsinki, che accoglie diverse organizzazioni pacifiste. È necessario portare il proprio sacco a pelo. Saranno disponibili più bagni, una cucina, una doccia e una sauna. I pasti saranno pressappoco gli stessi serviti durante gli eventi di meal sharing, dunque vegatariani.

La lingua del campo è l’inglese.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Ecuador, volontariato tra riserve naturali e comunità cittadine

Ecuador, volontariato tra riserve naturali e comunità cittadine

Dal 2 al 22 luglio 2017, un campo di volontariato nella riserva Chiriboga e ad Atacames, in Ecuador.

La Fundazione Proyecto Ecológico Chiriboga protegge una riserva naturale dove fauna e flora sono in via d’estinzione, e procede a lavori di riforestazione. Nella riserva, si può incontrare una straordinaria varietà di uccelli e mammiferi, come orsi, cuchuchos, piccoli giaguari, cervidi.

I volontari parteciperanno alle attività quotidiane dell’associazione nella riserva. Si occuperanno, ad esempio, di ripulire i sentieri, potare gli alberi, mungere le mucche, fare il formaggio, seminare nel giardino.

Ad Atacames invece, nella Provincia di Esmeraldas, i volontari aiuteranno alla ricostruzione delle case delle famiglie colpite dai terremoti.

Durante la prima parte del campo, si alloggerà nelle case della Fundazione Proyecto Ecológico Chiriboga, dove i volontari condivideranno dormitori e servizi igienici. Ad Atacames, saranno delle famiglie locali a provvedere ai volontari con vitto e alloggio.

La lingua del campo è lo spagnolo.

Se ti piace la natura e vorresti scoprire l’Ecuador immergendoti nella sua quotidianità, questo campo è fatto per te!

…………………..

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Dal 26 giugno al 14 luglio 2017, un campo di volontariato in Tanzania, nell’Isola di Zanzibar.

Il progetto è stato pensato come supporto ai comitati locali di gestione dell’ambiente. Le foreste di mangrovie sulla costa sud ovest dell’Isola di Zanzibar sono state duramente danneggiate dalle attività umane, come discariche di rifiuti, cattive pratiche di pesca, incendi, tagli significativi nei boschi per usi commerciali e attività di costruzione. Ne risultano un aumento del livello dell’acqua, l’estinzione di più specie di alberi, siccità, mutazione dell’acqua dolce in acqua salata, etc.

Tra le varie attività, i volontari e le volontarie saranno coinvolti nella sensibilizzazione sui temi ambientali, nella raccolta dei semi di mangrovia, e nella piantagione di alberi (a seconda del tempo).

In più, avranno l’opportunità di familiarizzare con la cultura e la lingua locali. I volontari proporranno anche loro corsi di lingua, volti all’empowerment delle donne e dei giovani del posto, la cui conoscenza di lingue straniere contribuisce allo sviluppo delle attività economiche locali.

Durante il loro tempo libero, i volontari avranno l’opportunità di visitare le varie attrazioni di Zanzibar. Possono essere organizzate visite di gruppo. Possibili attività sono: Safari blue (nuotare, snorkeling, pranzo pesce e frutti di mare, sports sui banchi di sabbia), Beach & Nature trip (visita della foresta Jozani, spezie tour, nuoto coi delfini) e il tour di Stone town.

La lingua del campo è l’inglese, ma i volontari avranno l’opportunità di imparare il Kiswahili, la lingua nazionale a Zanzibar – Tanzania – e in alcuni altri paesi dell’Africa.

Se hai l’anima di un ecologo, foreste e banchi di sabbia ti fanno impazzire, e vorresti avvicinarti all’Africa, questo è il campo che fa per te!

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Un’estate in Mongolia: agricoltura ecologica nelle steppe

Un’estate in Mongolia: agricoltura ecologica nelle steppe

Dal 10 al 23 luglio 2017, un campo di volontariato a Buhug, a una quarantina di km dalla capitale Ulaanbaatar, nelle steppe della Mongolia.

Il progetto prevede diverse attività in una fattoria ecologica che dalla sua nascita (2000) si propone di essere, allo stesso tempo, un centro di formazione e divulgazione di buone pratiche per i contadini della zona.

Con i volontari e le volontarie ci si occuperà di costruire sistemi di irrigazione artigianali, gestire il compost, rimuovere le erbacce e prendersi cura del terreno. Non mancheranno momenti in cui si discuterà insieme di agricoltura ecologica, con riferimenti anche ad altri paesi.

Si alloggerà in una casa condivisa oppure nelle tradizionali tende mongole, dette “ger”.

La lingua del campo è l’inglese, ma la conoscenza della lingua mongola è più che apprezzata.

Se ami l’agricoltura e hai un buono spirito di adattamento, questo è il campo che fa per te!

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

“Karibu”, alle falde del Kilimangiaro: racconto di un campo in Tanzania

“Karibu”, alle falde del Kilimangiaro: racconto di un campo in Tanzania

L’articolo è stato scritto da Lavinia Simonelli, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato ambientale in Tanzania,  nel villaggio di Mwika.

Ho tenuto un diario. Per le tre settimane che sono stata in Africa, in un villaggio alle falde del Kilimangiaro, in Tanzania. Vorrei condividere il mio diario di viaggio tramite questo articolo.

Prima di iniziare però vorrei raccontare dei mesi precedenti alla partenza, quando sentivo questa energia dentro di me, questa voglia di andare a fare del volontariato in Africa. Proprio l’Africa mi chiamava così forte, sarà che sono cresciuta con i racconti di mia nonna riguardo a questo paese stupendo, pieno di vita, sarà che ero (e sono forse ancora di più ora) stanca della civiltà occidentale e della mentalità con la quale in molti considerano il volontariato una perdita di tempo, perché il tempo è valutato secondo percezioni materialistiche, tempo è denaro, tempo è arricchirsi il Curriculum Vitae. Siamo davvero solamente un Curriculum Vitae secondo voi? C’è qualcuno che pensa ancora a prendersi del tempo per arricchire se stesso e gli altri? Ma non in termini materiali, in senso di spirito, di anima, di gioia, di solidarietà, di amicizia. Il Servizio Civile internazionale lo fa. E dà la possibilità a tanti ragazzi e ragazze di prendere parte ad esperienze uniche. La mia ricerca è iniziata su internet, e dopo aver scartato tante associazioni di stampo Cattolico, mi sono imbattuta nel Servizio Civile Internazionale. Mi sono iscritta, sono andata agli incontri di formazione ed ho capito che i principi c’erano, ed erano quelli giusti per me.

Così sono partita per la Tanzania, in questo campo di volontariato di stampo ambientale nella foresta del Kilimangiaro in un villaggio di nome Mwika/Marera. Il mio percorso è iniziato a Dar Es Salaam per poi proseguire attraverso una giornata di viaggio in pullman alla volta della foresta. Sembrava surreale quando sono arrivata: la terra, la vegetazione, gli animali, le persone, i suoni, i colori. E così inizio a scrivere sul mio diario. “Le strade sono di terra rossa, scura, e la vegetazione domina ovunque. Il villaggio è dedito alla piantagione di banane e di caffè. Le persone sono accoglienti, ho già imparato qualche parola: Jambo, Mambo, Habari? (che vuol dire come stai). Ripetono in continuazione la parola Karibu, che vuol dire benvenuto“.

“La mattina si inizia la giornata con una doccia fredda, perché l’acqua calda non c’è se non si riscalda sul fuoco, ma a me va bene così. Fuori è la stagione invernale, ma ho riscoperto il piacere intenso di vivere i bisogni primari senza le comodità di cui sono abituata. Come primo giorno siamo andati a Moshi, il centro urbano più vicino a noi e abbiamo preso un po’ di confidenza con le persone e l’ambiente. Al ritorno verso il villaggio dal finestrino della macchina (dentro la quale eravamo circa in 8) ho visto la vetta del Kilimangiaro, imponente e candida, con alle spalle il tramonto.

Abbiamo iniziato il lavoro, il che consiste nel preparare il terreno in diversi orticelli e seminarli così che gli alberi una volta cresciuti verranno portati in zone ad alta deforestazione nelle vicinanze del villaggio. Non saremo qui quando gli alberi saranno cresciuti abbastanza per essere portati dove c’è bisogno di loro, però sappiamo che Mr Ben lo farà. Ci ha portati a vedere la foresta dove li pianterà.

Il problema della legna è che seve in molte case a Marera e nei villaggi circostanti per provvedere al fuoco, in quanto non ci sono sistemi di riscaldamento dell’acqua per cucinare. La maggior parte delle case sono di legno e la cucina è un rettangolo di mattoni fuori in giardino dove si accende il fuoco e si fa bollire l’acqua.

Sono le comodità a mancare, ma il cibo non manca. La vegetazione è ricca di frutti in base alla stagione, e il mercato di Mwika è a portata di tutti, disponendo di tutto l’essenziale per un buon pasto.

La sera andiamo a bere una birra al bar dove i locali bevono birra alla banana fatta da loro. È un bel momento per socializzare con la realtà locale, per ascoltare le persone e quello che hanno da raccontare così come la loro voglia di scoprire chi siamo noi stranieri.

Nel weekend abbiamo fatto una gita al confine con il Kenya, al lago Chala. Un posto incantevole e ci siamo divertiti un sacco. Il nostro capo gruppo ed altri due volontari sono della Tanzania ed è così piacevole scambiare storie, idee, realtà, punti di vista, con loro. Ma non solo, anche tutti gli altri volontari sono di diverse nazionalità: Francia, Spagna, Germania, Repubblica Ceca, per cui c’ è uno scambio culturale 24 ore su 24.

La sera dopo cena organizziamo delle serate a tema. Ognuno di noi a turno presenta il proprio paese anche attraverso danze o canti.

Abbiamo iniziato ad aiutare una cooperativa di donne locali che raccolgono fondi per bambini orfani o anziani rimasti soli. Le aiutiamo a preparare bustine di terra pronte per la semina di piante da poter vendere. Piante medicinali più che altro. Questo orto si trova proprio vicino ad un asilo nido, così che quando finiamo di lavorare prima di tornare a casa ci concediamo qualche minuto a giocare con i bambini che escono per il pranzo. È un momento gioioso per tutti.

Abbiamo iniziato un altro progetto, cioè quello di costruire per diverse cucine del villaggio un piano cottura. Il problema di usare il fuoco per cucinare influisce soprattutto sulle le donne, che passano ore in cucina a respirarsi il fumo. Questo piano cottura è assemblato con cemento e mattoni e la presenza di tre fori esterni dà la possibilità di cucinare tre pentole contemporaneamente e di racchiudere il fuoco nella parte sottostante, indirizzando fumo e fiamme sotto le pentole.

Abbiamo dedicato alcuni pomeriggi a visitare alcune infrastrutture del villaggio come la scuola e l’ospedale.

La scuola è suddivisa in asilo, elementari e liceo. L’obbligatorietà di frequenza termina dopo le elementari che si concludono verso i 13 anni di età. Abbiamo visitato la scuola elementare di Marera per portare del materiale che avevamo raccolto. La scuola ha 11 insegnanti e circa 300 bambini. Le materie che insegnano sono simili alle nostre: storia, geografia, inglese e Swahili. Le infrastrutture sono pessime. Una cosa che mi ha stupita è la chiesa Luterana, moderna, bellissima che troneggia proprio di fronte ad una scuola elementare, con le finestre rotte e le pareti sporche. Il governo paga per l’istruzione dei bambini, libri compresi.

L’ospedale del luogo ha 6 dipendenti di cui 1 solo medico a disposizione 24/7. Vive lì, in una casetta accanto all’ospedale. Le cure sono pressoché gratuite. Si paga una somma simbolica di 2000 TSH, corrispondente a meno di 1 euro. Sono disponibili i test per la malaria, HIV e altre malattie trasmissibili. Ci sono anche alcuni vaccini obbligatori per tutti i bambini.

È uscito il sole, regalandoci una settimana di luce calda.

La luna e le stelle ci regalano serate brillanti. È come se non avessi mai visto le stelle prima d’ora.

Tutte le mattine procediamo per la stessa strada sterrata e fangosa, a volte sotto la pioggia, a volte con il freddo, a volte sotto al sole. Cantiamo mentre camminiamo, salutiamo chiunque incontriamo per strada, perché loro salutano sempre. I bambini vanno a scuola a piedi, da soli, o in compagnia tenendosi per mano e si divertono un sacco a guardarci e a ridere, prendendoci in giro perché siamo Mzungu, stranieri.

Ho fatto tante foto in questo mio viaggio, ma certi attimi non sono riuscita a catturarli: uno scorcio appena visibile; un raggio di luce sul lago dove si abbevera il bestiame guidato da un bambino Masai; gli sguardi stupiti, curiosi e divertiti della gente; i colori brillanti dei vestiti, il giallo il rosso il verde e il blu. La calma in ogni gesto. Il suono del gallo al mattino, della pioggia, delle foglie, delle risate, dei canti. Questa è l’Africa che va vissuta con tutti i sensi e che ti toglie la voglia di andar via”.

L’africa, la Tanzania, il volontariato; è tutto molto di più rispetto a quanto delle foto o un articolo possano esprimere. Quello che più mi dispiace è aver percepito un’influenza occidentale che aleggia su questo paese, quasi a sradicarlo dalle sue radici, dai suoi principi, quasi a dirgli “imitami, seguimi”. Ma quello che ho visto io sono persone gentili, che ancora mettono l’essere umano al primo posto, anche se non si vive più senza uno smartphone, nemmeno in mezzo ad un villaggio sterrato.

Quello che penso è che forse siamo noi, società occidentale, a doverci fermare a pensare: dove ci sta conducendo la nostra fretta? Cosa stiamo rincorrendo? Ci siamo accorti che abbiamo lasciato indietro qualcosa, durante il nostro percorso? Qualcosa a che vedere con le basi delle relazioni umane.

Dovremmo forse iniziare ad imparare da certi paesi che invece non abbiamo fatto altro che manipolare?

 

Diari islandesi: racconto di un campo di volontariato tra i fiordi dell’Islanda

Diari islandesi: racconto di un campo di volontariato tra i fiordi dell’Islanda

L’articolo è stato scritto da Filippo Dierico, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato in Islanda, con l’obettivo di ripulire i fiordi nella regione delle Westfjords dall’immondizia depositata.

“Ma non ti piacerebbe andare in Croazia con i tuoi amici? Secondo me si divertiranno un sacco e
di certo è meno complicato da organizzare!”

“Non metto in dubbio che si divertiranno, ma questa è l’occasione per realizzare uno dei sogni
della mia vita, è lì che vorrei andare e quella è l’esperienza che vorrei fare!”

Spiegare ai miei genitori quello che sarei andato a fare in Islanda non fu certo facile. Non certo per discriminare la loro generazione, ma credo che siano portati a svalutare il volontariato. Indottrinati dalla concezione del lavoro retribuito, spesso dimentichiamo l’utilità degli atti gratuiti che alcune persone scelgono di compiere. C’è chi desidera dedicare il proprio tempo libero e le proprie risorse per cercare di migliorare la società in cui vive, o chi si adopera per salvaguardare la salute del pianeta, tante piccole formiche che agiscono per mitigare gli effetti negativi delle attività umane.

Aiutare ragazzi con difficoltà di apprendimento nel percorso scolastico, tenere compagnia ad anziani che altrimenti sarebbero soli per molte ore al giorno, sostenere le persone colpite da una calamità naturale e aiutarle a ritornare alla vita quotidiana, costruire pozzi in zone desertiche, proteggere i bambini in zone di conflitto armato. Questi sono solo alcuni esempi attività di volontariato. Molto spesso non ci facciamo caso o ne siamo completamente inconsapevoli, ma i volontari ci sono e lasciano segni indelebili nel mondo e nelle persone con cui si relazionano.

Torniamo a noi. Un viaggio. Si, io adoro viaggiare. Può sembrare la solita frase fatta, parole che si dicono per farsi notare, ma io non la penso così. Sono profondamente contrario a chi afferma che
viaggiare permette di trovare se stessi. Non è una legge universale applicabile a tutti. Vale per certe persone, certamente, ma altre persone la pensano diversamente e vanno rispettate, per fortuna siamo diversi. Quella che voglio brevemente raccontare è una delle esperienze più belle che io abbia vissuto fino ad ora, un’esperienza che mi ha consentito di realizzare uno dei miei tanti sogni, uno di quelli che
sentivo ardere più intensamente.

Unire il volontariato e il viaggio, in Islanda. Vivere in uno degli angoli più remoti e più incontaminati del mondo.

Fu il mio primo viaggio da solo, presi l’aereo di notte da Malpensa e di notte arrivai a Keflavik, l’aeroporto ad un’ora di strada da Reykjavik, la capitale. Passai la notte in aeroporto, dove casualmente conobbi Juan Jesus, un trentaquattrenne spagnolo che avrebbe partecipato al mio stesso campo. Insieme andammo a Reykjavik e ci incontrammo con gli altri partecipanti al campo. Un team internazionale, ovviamente. C’erano due ragazze tedesche, un ragazzo dI Hong-Kong, una canadese, due spagnoli (uno dei due era Juan, l’altro era Samuel, il nostro giovane camp-leader) ed io. Il nostro compito per due settimane fu quello di ripulire dall’immondizia i fiordi nella regione delle Westfjords, nella parte nord-ovest dell’isola, affacciata sull’oceano. Immondizia? In Islanda? Certo che si, la Corrente del Golfo infatti trasporta moltissimo materiale dannoso per l’ambiente sulle coste, soprattutto pezzi di plastica di ogni tipo e reti da pesca scartate dalle navi e buttate in mare.

Con il passare dei giorni diventammo una squadra sempre più efficiente e coesa. Oltre a rimuovere chili e chili di plastica e metri di reti da pesca, passavamo anche qualche ora nelle hot-tubs, pozze di acqua calda proveniente dal sottosuolo vulcanico dell’Islanda, sono uno dei principali passatempi degli islandesi. Le hot-tubs di Drangsnes, il villaggio da 80 abitanti in cui eravamo ospitati, si affacciano su un fiordo che entra per decine di chilometri nella costa dell’isola. Noi andavamo alle hot-tubs nel tardo
pomeriggio, nonostante fossero le 18-19 il sole era ancora alto. In Agosto infatti sorge attorno alle
3 della notte e si ha il buio completo solo attorno a mezzanotte inoltrata. La nostra giornata solitamente terminava con una passeggiata (a cui pochi prendevano parte a causa della stanchezza) e una tazza di the homemade. La maestra della scuola del villaggio, Martha, ci insegnò infatti a riconoscere e raccogliere un particolare tipo di fiore che cresce in quella regione, per poi utilizzarlo come infuso. Berlo prima di dormire diventò un’abitudine per me e per la mia coetanea da Amburgo.

Il fiordo che vedevamo dalle finestre della casa che ci ospitò era pieno di vita, anche per merito di
Grimsey Island, un’isola a poche miglia dalla costa, dove nidificano migliaia di gabbiani e pulcinelle di mare, variopinti e buffi animali simili a pinguini che vivono esclusivamente nelle Isole Farøer e in Islanda. Un giorno una barca ci portò anche su Grismey Island, dove ci calammo da una scogliera di 30 metri e ripulimmo la spiaggia, circondati da stormi di centinaia di pulcinelle di mare. Nel weekend della prima settimana andammo a fare hiking, risalimmo il monte Drangs e scendemmo dal versante opposto, per poi finire in una specie di centro benessere con piscina, dove ci accolsero a braccia aperte per il lavoro che stavamo facendo. Nel ritorno a Reykjavik avvistammo anche un branco di tre balene, fu uno spettacolo che mi rimase impresso così profondamente che credo mai lo dimenticherò.

Il campo durò in totale 13 giorni, rimasi poi altre 2 notti a Reykjavik con alcuni dei miei compagni di volontariato, vivendo insieme 24 ore al giorno. Per due settimane si erano infatti creati dei legami fortissimi. Girammo per la città, in alcuni momenti da soli, in altri tutti insieme. Essendo molto piccola per essere una capitale era facile ritrovarsi anche senza accordarsi precedentemente. Una sera mangiammo cibo tipico islandese, tra cui una zuppa di crostacei, carne di montone, di squalo e di balena. Questi ultimi due li assaggiò solo Juan. Andammo poi a bere una birra in un affollato pub in Hverfisgata, una delle vie principali di Reykjavik.

Riassumere tutto ciò che ho vissuto e provato in due settimane in Islanda non rende certo onore all’esperienza fatta e a ciò che mi ha lasciato, ma rischierei di dilungarmi veramente troppo. Sento che quella fu una delle esperienze più intense e significative della mia vita: realizzai il mio sogno di vedere l’Islanda, sogno che coltivavo da anni e che ora è mutato nel desiderio di tornarci.

La prima impressione fu quella di trovarmi su un altro pianeta. Ricordo perfettamente di quando ero sul pullman con Juan Jesus, diretti a Reykjavik. Lo spettacolo fuori dal finestrino non è facilmente descrivibile con le parole. Immense distese di roccia nera, vulcani dalla cima innevata che si alzano all’orizzonte, i raggi del sole che si riflettono sull’Oceano Atlantico settentrionale anche a mezzanotte, l’aria fresca e purissima che entra nei polmoni, il rincorrersi delle nuvole, talmente basse da dare l’impressione che stessero accarezzando quella magica isola, dove la natura non viene soggiogata dall’uomo e dove l’uomo ha imparato a vivere nel rispetto del mondo che lo circonda. Un chiaro esempio di questo profondo rispetto per la natura si può trovare nella lingua islandese, “heima” significa “casa”, “heimur” significa “mondo”. La radice è la stessa: negli islandesi il legame con l’ambiente naturale è fortissimo, lo considerano la loro casa.

Credo che la semplicità e la selvatichezza dell’Islanda ti facciano profondamente capire quante cose superficiali consideriamo importanti nella nostra vita e, al contempo, quante cose importanti consideriamo banali e poco rilevanti. I momenti che apprezzai di più furono quelli passati nelle hot-tubs con i miei amici, o seduti in cima ad una scogliera a guardare i colori del fiordo e a parlare dei libri che ci piace leggere e dei sogni che abbiamo nella vita. Mi sentivo come se fossi arrivato in un ambiente di natura talmente incontaminata da influire in maniera radicale anche sui rapporti umani, come se pure quelli fossero tornati ad uno stato primordiale, incontaminato. Che fosse una mia impressione o che fosse la realtà, quello fu ciò che sentii in quelle due settimane. Mi sembrarono due settimane meravigliosamente al di fuori del tempo.

Quando tornai in Italia, dopo qualche mese, decisi di entrare a far parte del comitato di Padova dello SCI (Servizio Civile Internazionale), che fece da tramite prima della partenza con l’associazione islandese SEEDS per questioni burocratiche/amministrative. Ora sono un membro di questo gruppo di volontari, per portare la mia testimonianza, per aiutare altre persone a capire cosa significhi partecipare ad esperienze come queste e per aiutarle a partire in senso effettivo, in qualsiasi parte del mondo si decida di andare.Vorrei ringraziare particolarmente per quelle due bellissime settimane i miei genitori; i miei compagni di volontariato Juan Jesus, Paola, Jason ribattezzato Roberto, Samuel, Casey e Miriam; Finnyr, il sindaco di Drangsnes; Martha, la maestra del villaggio; i pescatori e i contadini di Drangsnes; lo staff dello SCI (soprattutto i nuovi amici dello SCI Padova) e quello di SEEDS Iceland.

Og tankur sem þú Ísland!

Ortoterapia a Murisengo (AL) con SCI Piemonte e Cooperativa Sociale Panta Rei [3-4 dicembre]

Ortoterapia a Murisengo (AL) con SCI Piemonte e Cooperativa Sociale Panta Rei [3-4 dicembre]

Comunità Al Gallo MurisengoServizio Civile Internazionale Piemonte, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Pantarei, organizza un  minicampo presso la Comunità “Al Gallo” di Murisengo (AL) nel week-end del 3-4 dicembre 2016.

Gli obiettivi principali del minicampo riguarderanno la cura e la pulizia del sottobosco, dei sentieri adiacenti la cascina e  le attività di manutenzione e cura dell’orto. Altro obiettivo importante del minicampo è inoltre quello di socializzare e creare relazioni con gli ospiti della Comunità.

Per partecipare è prevista una quota di 5€ più la tessera socio SCI (20€).

Luogo: Cooperativa Pantarei – Cascina Al Gallo – via Torino 110, Murisengo (AL).

Quota campo: 5 € più tessera associativa SCI 2016 (20€).

Numero volontari: 10.

Pernottamento: all’interno della struttura (portare materassino e sacco a pelo!).

Cosa portare: vestiti, guanti e scarpe da lavoro, materassino e sacco a pelo.

Informazioni: .

Iscrizioni: mandare una mail all’indirizzo minicampi@sci-piemonte.it ENTRO MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE.

Evento Facebook del minicampo.

 

“La Cooperativa PANTA REI  si propone di realizzare iniziative di appoggio educativo ed assistenziale attraverso l’organizzazione e la gestione di strutture e servizi volti a soddisfare i bisogni della collettività ed in particolare a favore di persone a vario titolo portatrici di disagio.

Ancora oggi, per scelta, la Cooperativa gestisce micro-strutture ritenendo che la dimensione “familiare” possa essere un modello capace di rispondere in modo più flessibile alle diverse esigenze degli ospiti ed anche di chi all’interno della Cooperativa lavora.
In particolare nella Comunità di tipo Famigliare denominata “Cascina al Gallo” è nato nell’ultimo anno un progetto di “Ortoterapia”, intesa come attività terapeutica legata alla coltivazioni di ortaggi ma anche come cura e tutela del paesaggio e del territorio (ad esempio con la pulizia del sottobosco e dei sentieri adiacenti la comunità…)”.

www.pantareiscs.it

Volontariato a lungo termine (LTV): il mio viaggio in Scozia

Volontariato a lungo termine (LTV): il mio viaggio in Scozia

L’articolo è stato scritto da Fabio Carinci, che da giugno a settembre 2016 ha partecipato a un progetto di volontariato a lungo termine (LTV) in Scozia.

Ciao! Dal 23 giugno al 1° settembre 2016 sono stato in Scozia, vicino Perth (eh sì, ce n’è anche una scozzese, oltre a quella australiana), in un luogo chiamato The Bield at Blackruthven. Venivo da un periodo di disoccupazione parecchio prolungato, cosa che solitamente prosciuga la mia voglia di mandare CV, e avevo ricevuto la segnalazione dell’esistenza dello SCI da un’educatrice presso il Centro Formazione di via San Guisto, a Milano. Con nulla da perdere e la curiosità, accompagnata alla voglia di mettermi in gioco di nuovo, mi son messo in contatto con lo SCI, ed infine sono giunto in Scozia.

Quello che ho notato nei primi giorni è che c’erano delle nuvole fantastiche in cielo, davvero enormi, che rendevano anche il paesaggio più ordinario veramente notevole…anche se quasi sempre lo rendevano piovoso! Gli scozzesi sono tipi educati e gentili, e si aspettano lo stesso anche da noi volontari/visitatori. Se poi vi piace bere liquori, in Scozia se ne trovano davvero un sacco.

Delle aree in cui potevo lavorare (pulizia dello Steading, allevamento nello Smallholding, giardinaggio nel Garden) ho scelto quest’ultimo, comprendendo diverse cose rispetto a questo lavoro, che prima ignoravo. Ho imparato che ogni stagione, oltre ad avere una sua bellezza, richiede anche differenti attività; ad esempio, ha senso rimuovere le piante indesiderate durante l’estate, mentre in inverno è meglio tenere il terreno protetto, attendendo il disgelo.

Ho davvero fatto tanto: ho aiutato George e Mike ad organizzare il Men Rite Of Passage, un rito di passaggio all’età adulta per ragazzi/uomini dai 18 ai 28 anni, spostando decorazioni e pesi e ripulendo alcune aree verdi con la scopa. Ho contribuito a organizzare il matrimonio di Gwen (spostando sedie e rami pitturati di bianco, nonché dando una pulita per terra con l’aspirapolvere) e ho aiutato a pulire, sempre con l’aspirapolvere, quando hanno allestito due mostre artistiche nell’ex-granaio. Ho poi imparato a usare la sega a mano e il trapano (anche se ho rotto una delle estensioni), relativamente alla carpenteria.

Ripensando al giardinaggio, Mike, il mio capo, mi ha fatto davvero sgobbare parecchio. Ho innaffiato piante sul retro del giardino, vicino alla tenuta di Robin e Marianne, e in piscina (e qui ho dovuto imparare ad usare il nebulizzatore per le piante tropicali; praticamente prima le innaffi, poi inumidisci le foglie con questo strumento). Ho poi tolto tantissime erbacce, nonché piante non richieste e troppo prolifere, e ho preparato i terreni dell’orto ad accogliere nuove piante, che andavo a trapiantare di persona. Ho anche aiutato il capo a mettere a dimora delle querce (chissà come saranno tra un po’ di anni!), e ho raccolto diversi tipi di frutta (ribes rosso, ribes nero, lamponi, fragole, uva spina e albicocca).

È stato tutto incredibile, anche se all’inizio mi son trovato leggermente in difficoltà, soprattutto perché scrivo e comprendo molto bene l’inglese, ma senza nessuno con cui esercitarmi faccio un po’ di fatica a parlarlo (ma con qualche film e libro in inglese, e una buona dose di osservazione, si recupera davvero in fretta).

Sono stati cordialissimi e il posto era fatto apposta per perdersi in lunghe camminate in mezzo al bosco, per stare in pace e serenità. Raccomando l’Old Gallows Road, che è un’antica via che si snoda dietro i terreni del The Bield (infatti per raggiungerlo dovevo passare dietro il recinto dove c’erano le capre). Se ci andrete anche voi, ricordate che c’è un altro pezzo della tenuta appena attraversate la strada dall’ingresso principale, e che siete comunque serviti da un bus, il 15, che fa capolinea nelle vicinanze.

Poi la Scozia è strapiena di castelli. L’unico mio rimpianto è di non aver partecipato agli Highland Games, dove avrei potuto conoscere la barbara della mia vita che mi rapiva il cuore, sigh…

Per me è stato importante anche avere un bungalow, tutto per me durante il primo mese, da dover gestire, e un pocket money, che era pur sempre un mini stipendio. Mi son divertito poi ad andare a passeggio per la Scozia, anche in compagnia di Mariana, la volontaria finlandese che è stata con me durante l’ultimo mese di lavoro.

Se tutti i progetti LTV son così belli e pieni di cose da fare e da imparare, non vedo l’ora di farne altri!

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Il 17 aprile 2016 si svolgerà il referendum popolare contro le trivellazioni. L’impegno civile dello SCI

Referendum_17_aprileL’impegno civile dello SCI in difesa delle risorse naturali in quanto beni comuni costituisce per noi una scelta prioritaria che si è tradotta in questi anni nell’adesione alla campagna referendaria sull’acqua pubblica, nel sostegno alle principali lotte portate avanti a livello territoriale in Italia e all’estero: dal movimento No TAV alla campagna Patagonia sin represas (Patagonia senza dighe).

Siamo solidali con tutte le esperienze di gestione delle risorse naturali che, sfidando i modelli imposti dall’alto, prevedono un ruolo centrale delle comunità locali, una minore impronta ecologica ed un’economia che offra risposte adeguate ai bisogni reali della popolazione. Per questa ragione abbiamo organizzato campi di volontariato con i movimenti No TAV e No MUOS in Italia, così come in Cile presso una comunità mapuche il cui territorio è messo in pericolo dalla costruzione di varie dighe, esponendo al rischio di espulsione le comunità locali.

Il referendum del 17 aprile tocca tutti questi aspetti, per noi fondamentali.

“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Questo è il testo del quesito referendario. Una domanda secca e semplice, con un contenuto strettamente politico che ci interroga e ci mette dinanzi al giudizio delle generazioni che verranno. Quale futuro vogliamo scegliere?

Il passato e il presente sono già stati scelti per noi, con politiche volte allo sfruttamento delle risorse naturali fino a farle scomparire, a favore di una crescita consumista volta all’imposizione di un unico modello di vita mirato all’ottenimento di benefici economici per le elites minoritarie. Il referendum del 17 aprile, come quello del 2011, ci chiede se vogliamo andare in un’altra direzione.

Quale direzione? Una direzione che porti all’abbandono di scelte economiche legate allo sfruttamento di combustibili fossili, a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili che sia in armonia con l’ambiente circostante e le comunità locali. È di questi giorni la notizia (1) che lo scorso mese di febbraio è stato il più caldo di sempre rispetto alla media registrata nel periodo 1951-1980 per lo stesso mese. Un aumento di temperatura che deriva dall’amplificarsi dell’effetto serra, causato da gas quali l’anidride carbonica e altri che provengono da massicci processi di estrazione e produzione industriale.

Nel prossimo mese si sentiranno spesso le parole “naif” e “buonisti”, ma è davvero naif e buonista voler provare ad agire sulle cause che hanno portato  alla distruzione dei territori in cui viviamo? A noi sembra solamente la cosa più pratica e realista da fare, consapevoli che immaginare altri mondi possibili presenta un percorso lungo, tortuoso e incoerenze residuali. Vogliamo tirarci davvero indietro di fronte ad una sfida così importante? Il peggio è stato fatto, la devastazione dell’ambiente e, di conseguenza, delle persone è dinanzi agli occhi di tutte/i.

Una sfida così difficile non può essere affrontata da soli, soprattutto se il governo ha scelto la prima domenica utile per legge per indire il referendum, nel tentativo di non far decollare una campagna referendaria di massa. Un governo le cui politiche economiche puntano nettamente ai combustibili fossili, una direzione che lega le trivellazioni a largo delle coste italiane ai mai celati intenti bellici per tutelare i giacimenti sulla sponda meridionale del Mediterraneo: questo referendum e il futuro intervento in Libia sono legati dal medesimo tema. Sostenendo il primo potremo esprimere il nostro rifiuto per il secondo. Lo si può fare solamente creando una rete di solidarietà attiva in tutta Italia e che agisca sui territori.

La nostra posizione è dunque chiara. La risposta al quesito referendario non può essere che una: sì!

(1) The Guardian – February breaks global temperature records by ‘shocking’ amount

bool(false)