“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”: call aperta per un training in Germania

“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”: call aperta per un training in Germania

Il progetto “Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza”

“Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza: i nostri valori devono e possono essere rappresentati nel consumo alimentare”, è un progetto promosso da SCI Germania diviso in tre parti: un training dal 16 al 23 novembre 2018 a Witzenhausen, Germania; un seminario dal 10 al 17 marzo 2019 a Roma, Italia; infine, un seminario conclusivo dal 24 al 29 settembre 2019 a Vienna, Austria.

SCI Italia cerca 2 partecipanti per il primo training che si terrà a Witzenhausen, in Germania, dal 16 al 23 novembre.

Tutte le spese di vitto e alloggio sono coperte, mentre quelle di viaggio verranno rimborsate (fino a un massimo di 275 €).

Background del progetto

Mangiare è una delle cose più importanti che facciamo, e certamente lo è altrettanto durante i campi di volontariato e gli scambi giovanili. Cucinare e mangiare unisce e fortifica un gruppo, riesce a mostrare quanto le persone siano simili o diverse, aiuta a sentirsi soddisfatti e felici. Molti valori possono essere rappresentati dalle modalità di consumo di cibo – e il cibo è connesso con la questione del cambiamento climatico, delle ingiustizie sociali, del capitalismo e dello sfruttamento.

Come SCI, da 100 anni a questa parte, abbiamo sempre lavorato verso l’obiettivo di promuovere una cultura di pace e nonviolenza; in particolare, il consumo di cibo e l’impatto che questo ha sulle ineguaglianze sociali e sulla sostenibilità della vita sul pianeta ne fa parte, ed è necessario affrontare la questione con un approccio olistico. Perciò, grazie al progetto “Un pasto quotidiano di pace e nonviolenza” vogliamo rafforzare un modello di consumo alimentare più sostenibile e giusto all’interno delle attività del network. Infatti, con questo progetto si mira ad accrescere la consapevolezza e la riflessione critica sulle attuali pratiche di consumo alimentare negli scambi giovanili, nei seminari, nelle formazioni e nei campi di volontariato SCI.

I/le partecipanti al progetti saranno 23, provenienti da 9 paesi europei (Austria, Croazia, Germania, Ungheria, Italia, Irlanda, Olanda, Polonia e Spagna), e si incontreranno 3 volte nel periodo compreso tra novembre 208 e settembre 2019.

Risultati attesi

  • un libro di ricette e linee guida sul consumo alimentare durante i campi, le formazioni, i seminari, gli incontri internazionali e via dicendo;
  • una “cassetta degli attrezzi” con i metodi dell’educazione non formale per workshop e attività di gruppo sulla tematica del consumo alimentare sostenibile.

Cronologia del progetto

Lo sviluppo del progetto consisterà in 3 incontri internazionali, parallelamente ad attività locali:

  • “Preparare il nostro pasto” – training: 16-23 novembre a Witzenhausen (vicino Göttingen);
  • “Condividere il nostro cibo” – seminario: 10-17 marzo 2019 a Roma;
  • “Valutazione, disseminazione e follow-up” – seminario: 24-29 settembre 2019 a Vienna.

Il training

“Preparare il nostro pasto” è il primo appuntamento del progetto, un incontro di formazione che si svolgerà a Witzenhausen dal 16 al 23 novembre.

Gli argomenti affrontati saranno i seguenti:

  • l’impatto locale e globale del cibo sulle risorse naturali, sul cambiamento climatico e la giustizia sociale;
  • impatto sugli individui e sulle comunità;
  • come sviluppare un modello di consumo alimentare consapevole;
  • pratiche alternative e sostenibili di consumo alimentare, in contesti urbani e rurali;
  • il veganismo e la sua connessione ad una cultura di pace e nonviolenza;
  • diete vegane equilibrate e relative al consumo locale;
  • idee e suggestioni per campagne, eventi e iniziative locali.

Il seminario avrà luogo in un sito speciale per l’attivismo in materia di ambiente e rispetto del clima che lo caratterizza: infatti, a Witzenhausen si trovano due istituti universitari che centrati proprio sull’agricoltura ecologica, con cui SCI Germania ha relazioni da diversi anni.

Una volta rientrati dal training, ai/alle partecipanti è richiesto di inviare dei report alle proprie organizzazioni di invio, su cui sviluppare in seguito un’indagine relativa al consumo alimentare nella stessa organizzazione e i suoi partner.

Profilo dei/delle partecipanti

  • avere più di 18 anni;
  • provare a raggiungere il training in treno o autobus, a causa del forte impatto climatico dell’aereo (in caso non ci fosse altro modo di viaggiare se non in aereo, si prega di contattare gli organizzatori);
  • essere attivi/e nella propria organizzazione di invio;
  • avere le competenze linguistiche necessarie per comunicare e lavorare in inglese;
  • essere interessati/e negli argomenti trattati durante il traning ed avere una forte motivazione a riportare indietro i contenuti;
  • impegnarsi a tradurre in pratica concreta le cose apprese durante il traning;
  • scrivere e inviare un report alla propria organizzazione di invio;
  • impegnarsi a prendere parte a tutti gli appuntamenti del progetto;
  • essere motivati/e a lavorare con persone provenienti da contesti e culture differenti.

Candidatura

Per candidarsi, compilare l’application form a questo link e inviarla a coordinamento@sci-italia.it, inserendo come oggetto “Training_Witzenhausen, Germania”, entro e non oltre il 10 novembre 2018.

Rinnovare un centro di aggregazione giovanile: un campo in Germania

Rinnovare un centro di aggregazione giovanile: un campo in Germania

Dal 26 marzo al 6 aprile 2018 un campo di volontariato in Germania, presso la località di Projekt – und Begegnungsstätte.

Questo posto, immerso nella foresta sulle rive del lago Langer See, vicino Berlino, è il centro operativo locale della Union of Young Volunteers (VJF). È un posto sereno, immerso nella natura, distante dal centro cittadino berlinese (ma ben connesso tramite trasporto pubblico), funzionale ad ospitare gruppi di giovani impegnati in progetti di volontariato e, all’occasione, è anche una residenza per le vacanze estive degli studenti.

I/le volontari/e del campo supporteranno il gruppo locale nelle attività di preparazione degli spazi per la prossima stagione campi. Il centro ha bisogno di alcuni lavori di mantenimento, come la pulizia dei locali e del giardino circostante, e degli interventi di rinnovo di alcune sale interne.

Durante il campo si farà l’esperienza di vita comunitaria, sarà possibile imparare come svolgere lavori manuali e non mancheranno le occasioni per fare visita a Berlino ed altri centri vicini.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il tedesco.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Testimonianza da un campo dedicato alla memoria dei prigionieri di guerra

Testimonianza da un campo dedicato alla memoria dei prigionieri di guerra

Pubblichiamo la testimonianza di Edoardo Von Morgen, volontario che ha preso parte al campo di volontariato internazionale “Remember the prisoners of war (Zeithain)” in Germania la scorsa estate.

Questo è stato il secondo campo a cui ho partecipato. Dopo il primo in Russia l’anno precedente a tema ecologico avevo voglia di cambiare un po’ l’ambito e il paese. Non che mi fossi trovato male, eh!

Questo campo è stato speciale fin da subito. Mio nonno infatti era stato prigioniero degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. All’epoca era molto giovane (aveva la mia età di oggi), e trascorse 5 anni di prigionia tra Algeria, Canada e Scozia. Non ha mai voluto raccontarmi molto di quell’esperienza, ancor meno della guerra. Io d’altra parte, sono sempre rimasto affascinato dai soldati, le loro armi e le loro imprese, ma non ho quasi mai rivolto un pensiero agli uomini dentro quelle divise, e alle loro vite. Solo negli ultimi anni ho iniziato a rifletterci e, quando ho letto la descrizione di questo campo non ho saputo resistere: ho colto l’occasione per indagare personalmente su ciò che mio nonno aveva sempre nascosto.

Paradossalmente tutte le sofferenze patite da lui e dai tutti i prigionieri si sono trasformate, per noi volontari, in una magnifica esperienza; sia per ciò che il campo ha rappresentato, sia per la comunità che abbiamo costruito mentre eravamo lì. Il nostro compito era di aiutare una piccola comunità di storici e archeologi nel recupero e nella preservazione della Memoria dei prigionieri di guerra (in inglese abbreviati con POW, “prisoners of war”). In questo clima antimilitarista e pacifista ho passato tre splendide settimane con dei perfetti sconosciuti con cui ho condiviso pensieri ed emozioni. Ognuno aveva il suo motivo per essere lì, tra chi la credeva una vera e propria vacanza, chi era stato spinto dalla passione per la storia e chi aveva, come me, un motivo familiare. C’erano due responsabili, lo storico Hans e l’architetto Marbel, per loro lavorare a Zeithain è routine, vi dedicano tutto il loro tempo ed energie. Erano sempre pronti a spiegarci ogni parte del nostro lavoro, e a raccontarci il significato di ogni reperto e la storia di prigionieri, infermiere e assistenti che hanno lasciato una traccia in quel luogo. Oltre a loro anche Nicola e Rolf, i due coordinatori, erano molto legati a quel posto e sono riusciti personalmente a passarmi un po’ della loro passione!

Le giornate passavano incredibilmente veloci. La mattina, dopo un’energetica colazione “tedesca”, andavamo sul sito del campo attraversando in bicicletta un breve tratto di campagna. I nostri compiti era sia archeologici (come cercare o pulire reperti) che botanici (come tagliare ettari di erbacce o arbusti) sia di falegnameria. Infatti i reperti immobili, come le fondamenta delle baracche dell’epoca, andavano protetti dalle intemperie invernali con casette di legno. Le ore di lavoro non erano stancanti, passandole in compagnia né il sole né la pioggia ci disturbavano la giornata. Un giorno siamo stati sorpresi da una pioggia molto forte, ma anche lì non ci siamo scalfiti e con due risate tutto si è sistemato. Dopo il lavoro, nel pomeriggio si tornava a casa. A quel punto durante il consueto “free time” ci mettevamo a giocare, a chiacchierare con una bella birra ghiacciata o a mandare messaggi ad amici e parenti rimasti a casa. Inoltre potevamo prendere le bici e andarcene a spasso per l’intera Sassonia! Vicino a casa passava l’Elba, un imponente fiume, sulle cui rive era bello passare ore di relax o riflessione. Potevamo fare un po’ quel che volevamo. L’importante era rendersi disponibili per lavorare la mattina dopo.

La maggior parte delle giornate erano soleggiate, ma senza troppo caldo; c’era sempre una leggera brezza rinfrescante che non spostava le nuvole lasciandole a filtrare il sole. Nei giorni di pioggia rimanevamo in casa a dedicarci alla pulizia e alla catalogazione dei reperti. C’erano addirittura maschere a gas, filo spinato, moltissimi flaconi di medicine ma soprattutto cocci di piatti e di bottiglie. In mezzo a tutta questa cianfrusaglia sono diventato l’addetto alle traduzioni (solo dall’italiano ovviamente) di numerose scritte su medicinali, lassativi e pure delle pagine di un dizionario! In questo compiti ero il migliore perché ero il più interessato; altri preferivano la pulizia dei reperti o la riparazione di biciclette con cui andare al lavoro in settimana, ma anche in giro per la Sassonia durante i fine settimana o nel tempo libero.

A proposito di giri nella zona, avendo due fine settimana liberi abbiamo deciso di andarcene in giro per le principali città della regione come Lipsia, famosa per la battaglia delle cento nazioni e per la Porsche; Dresda città di arte, cultura e musica segnata profondamente dalla guerra; ed infine Meissen, caratteristica cittadina medievale arroccata su una collina e famosa per le ceramiche. Pur essendo a quasi 40 km di distanza, ci siamo andati in bicicletta: è stata dura, scottante, ma ce l’abbiamo fatta! La cittadina più vicina, invece, era Riesa. Piccola e silenziosa, ma molto accogliente. Lì siamo andati più di una volta a farci una nuotata in piscina, a mangiare cinese o per uscire un po’ tra di noi. Insomma, è stato un campo incredibile per i rapporti creati con gli altri volontari, con cui ho fatto viaggi indietro nel tempo e in giro per la Sassonia. Ma anche vivere e respirare la bellezza di una regione ancora rimasta legata al passato mi ha regalato giornate emozionanti e piene di gioia.

Subito dopo il campo, io con due ragazze Russe e un Ceco siamo andati a Praga, distante solamente due ore di treno. Anche lì abbiamo ancora avuto la possibilità di condividere del tempo assieme. La capitale Ceca mi ha lasciato un ulteriore ricordo di condivisione e di felicità, grazie a quei volontari, che come me, si sono lasciati affascinare così tanto dalla storia.

Promuovere l’ecosostenibilità attraverso la vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Promuovere l’ecosostenibilità attraverso la vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Pubblichiamo la testimonianza di Alessia Marzullo, volontaria che ha preso parte al campo di volontariato internazionale “Sun+Wind=Power” in Germania la scorsa estate.

Luglio 2017: un mese che non solo rimarrà per sempre nei miei ricordi e al centro dei miei racconti, ma che è stato (anche se forse ancora troppo presto per dirlo) fondamentale nella mia formazione, sia a livello didattico che a livello personale. Nell’estate dei miei 18 anni ho infatti deciso di fare di qualcosa di diverso, qualcosa di curioso e stimolante, che comprendesse anche un impegno sociale e ambientale, e che mi permettesse di viaggiare e di conoscere.

L’anno precedente avevo scoperto le possibilità che il Servizio Civile Internazionale offriva, e mi sono decisa a partecipare ad uno dei campi di volontariato proposti che da tempo ormai sognavo. Scoprire luoghi, stringere amicizie, migliorare le lingue, imparare non solo abilità manuali ma acquisire delle vere proprie competenze in diversi ambiti e, soprattutto, potersi sentir utili e soddisfatti per aver partecipato e contribuito ad alcune cause molto attuali e di notevole importanza: non avrei mai pensato che tale esperienza potesse avere così tanti vantaggi.

Sono partita il 15 luglio, tra ansia ed euforia e, dopo 2 aerei, 1 treno, 2 pullman ed una bella camminata, sono giunta in questa cittadina tedesca di nome Glücksburg, al confine con la Danimarca. Nonostante il periodo estivo, il clima non era mite, con una media di 22°c di giorno e 13° la notte. Il campo che ci avrebbe ospitato si trovava al fuori del centro abitato, in una zona ricca di verde nei pressi di un boschetto. Il nostro compito era di curare e provvedere alla manutenzione di un parco no-profit progettato per promuovere le fonti di energia rinnovabili, rendendo visibile l’importanza dell’ecosostenibilità. A lavori come giardinaggio, pittura e costruzione si alternavano parti di spiegazione e studio tenute dal proprietario del parco. Alloggiavamo in una grande tenda e ogni strumento o servizio a nostra a disposizione, come il bagno o la doccia, non producevano nessun tipo di inquinamento; tutti gli sprechi erano ridotti al minimo. Quello prima poteva risultare scontato come l’acqua calda o la durata della doccia, ora erano dei privilegi limitati, al fine che tutti potessero usufruirne.

La nostra mattinata e le prime ore del pomeriggio le dedicavamo alla manutenzione del parco, mentre nel pomeriggio facevamo la spesa per il gruppo con il budget settimanale; poi riposavamo o andavamo al mare, o in città. I pasti li preparavamo noi a turno, ognuno cucinava una specialità del proprio paese. La nostra serata tipica consisteva nel giocare ad ogni tipo di gioco possibile e immaginabile, dalle carte ai giochi di ruolo a sfide con divertentissime penitenze per chi perdeva. Tutto ciò fino a notte fonda quando, dopo una lunga serie di discorsi filosofici e non, andavamo a infilarci nei nostri sacchi a pelo.

Le mansioni che ci sono state assegnate erano diverse. Ci siamo occupati delle aiuole e del vasto prato come anche della pulizia delle varie stazioni illustrative presenti, le abbiamo riverniciate e fatte tornare come nuove. Una l’abbiamo anche personalizzata con un coloratissimo mandala. Abbiamo dipinto lunghe aste di legno che sarebbero state impiegate nel montaggio di una nuova stazione, il cubo ecologico. Abbiamo sfamato animali, ripulito la zona adibita ai pipistrelli. Gli ultimi giorni invece ci siamo dedicati alla costruzione manuale di un laghetto artificiale in argilla che, grazie al dislivello a partire dall’altezza della caduta dell’acqua, avrebbe rifornito il campo, già completamente alimentato ad energia solare, di energia idroelettrica. I momenti studio erano invece finalizzati a farci comprendere come si generano e utilizzano i diversi tipi di energia, i consumi dei diversi paesi e le loro fonti energetiche, anche a partire dalle nostre esperienze e da ricerche che avevamo effettuato.

La parte che ho indiscutibilmente preferito è stato il lato umano di questa esperienza. Ho avuto modo di conoscere persone meravigliose con cui tutt’ora sono in contatto nonostante i diversi chilometri di distanza. Ho appreso la condivisione quando la notte all’aperto in 11 utilizzavamo lo stesso lavandino, la collaborazione in ogni singolo aspetto della vita quotidiana, lo spirito di squadra e il valore di ogni individuo del gruppo. Otto nazionalità e culture differenti, molteplici credenze e abitudini e nonostante ciò si è formata in pochissimo tempo una grande, premurosa e accogliente famiglia. La conoscenza dell’inglese è stata fondamentale a tal punto da farti dimenticare ogni differenza o difficoltà di espressione e confronto: ci siamo resi conto concretamente di essere tutti cittadini di un unico mondo.

Mai avrei pensato in due settimane di stringere dei legami così forti e adesso posso anche vantare di conoscere 3 parole in ceco, l’alfabeto arabo e qualche frase in swahili, oltre che le tradizioni ed i piatti tipici di diversi stati. Ogni tanto mi sale la nostalgia e scrivo a qualcuno di loro, rileggo le lettere che alla fine dell’esperienza ci siamo scritti e riguardo le foto, credendo nella promessa che ci siamo fatti di rincontrarci tutti, prima o poi.

Ora mi vengono in mente le immagini dei falò, del bagni nel Baltico, che non era freddo come me lo
immaginavo, le gite in città, le notti in tenda e quelle sotto le infinite stelle, che su al nord contempleresti per ore senza stancarti. La sorte ha voluto che io il giorno del ritorno a casa perdessi l’aereo e che i due ragazzi cechi rimanessero con i bagagli bloccati in un deposito. Il ragazzo spagnolo doveva partire invece la mattina successiva ed è stato così che siamo rimasti una notte in più ad Amburgo. La ragazza italo-francese ci ha ospitato gentilmente nel suo appartamento proprio in quella città e questo è dunque l’ultimo prezioso ricordo della mia avventura: un’indimenticabile sabato sera ad Amburgo, in riva al lago a chiacchierare e ridere, tutti insieme. Ciò non ha fatto altro che confermare il magnifico legame che avevo creato con quei ragazzi.

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Protezione ambientale e vita comunitaria: testimonianza da un campo in Germania

Pubblichiamo la testimonianza di Noemi Giachi, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Kaisersthul (Germania), dedicato alla tutela ambientale.

Mentre cercavo di riposare sul Flixbus che mi avrebbe portato a Friburgo, dopo 13 ore di viaggio, mi ricordo ancora la sensazione di terrore che ora dopo ora si stava consumando dentro di me: terrore e curiosità, ovvio, ma soprattutto la prima. Era la prima volta che viaggiavo da sola e nella mia testa mi assillava la domanda: ma cosa ho fatto?!

Sono arrivata a Schelingen, nella zona del Kaisersthul, verso le due di pomeriggio e subito ho conosciuto i due coordinatori e il responsabile della manutenzione della riserva, con cui avremo lavorato. Il Kaisersthul è una piccola montagna vulcanica a circa 25 km da Friburgo, in Germania. È una famosa area vinicola, cosa che si capisce subito al primo sguardo sul territorio, ma soprattutto è una riserva naturale protetta, che ospita la più grande varietà di specie di tutta l’Europa centrale. Salvaguardare questo macrocosmo era il nostro lavoro. Per la maggior parte del tempo questo consisteva  nell’estirpare l’erba secca con dei forconi lungo tutti i versanti dei monti e portarla a valle, dove ne facevamo balle di fieno. Spero che solo dalla descrizione si possa capire quanto estenuante sia stato, soprattutto nei giorni di pieno sole, benché la temperatura di norma fosse più bassa di quella cui sono abituata.

Tuttavia, per quanto faticoso, le ore di lavoro passavano rapide, grazie all’aiuto reciproco e alla presenza dei miei compagni di avventura, nonché degli altri ragazzi tedeschi che lavoravano nella riserva. Cantando (in una decina di lingue diverse), ridendo e tra qualche (frequente) pausa, le cinque/sei ore di lavoro giornaliero passavano velocemente e, stanchi ma felici, potevamo tornare al nostro campo, a quella che è stata per tre settimane la nostra nuova casa.
All’inizio vivere 24 ore su 24 con altri 15 sconosciuti, ognuno con le proprie abitudini, non sembrava cosa da poco; ma quando i compagni sono tuoi coetanei, tutti con una storia da raccontare, con le proprie idee e passioni e con il proprio bagaglio da condividere, il tempo di adattamento è veramente breve.

Emoziona pensarci: 16 persone, 16 anime proveniente da tutte le parti del mondo, con culture e vissuti differenti che per quasi un mese hanno condiviso lo stesso obiettivo. Queste persone sono diventate la mia famiglia, sul serio: non è solo il lavorare insieme, ma anche il dormire,  il cucinare, lavare, organizzare, giocare e scoprire insieme un paese per tutti nuovo. È l’andare avanti insieme. Tutto ciò unito alla gratificazione di lavorare a stretto contatto con la natura e alla simpatia e accoglienza della popolazione locale, che ci ha riempito di prodotti del luogo (oltre ad offrirci un eccellente degustazione di vini), hanno reso il mio agosto un mese indimenticabile. Tra le altre cose, avere i weekend liberi ci ha dato modo di visitare  anche alcune città: Friburgo, che era la più vicina, Colmar in Francia, Basilea in Svizzera, e ovviamente non ci siamo fatti mancare una gita nella Foresta Nera.

Insomma, sono state tre settimane molto dinamiche, che hanno riempito il mio bagaglio di tanti ricordi e belle persone, e mi hanno dato la possibilità di scoprire quanta ricchezza ti può dare questo modo alternativo di “viaggiare”. Perché, pur rimanendo nello stesso luogo, la varietà di persone, colori e stili di vita, hanno reso la mia permanenza  a Schelingen il viaggio più bello della mia vita.

Lascito e rielaborazione della memoria storica: un campo in Germania

Lascito e rielaborazione della memoria storica: un campo in Germania

Dal 29 luglio al 12 agosto 2017 un campo a Nordhausen, alle pendici del monte Harz, per recuperare e conservare la memoria di Dora, campo di concentramento fondato nell’agosto del 1943 come succursale di Buchenwald.

I detenuti di Dora erano sottoposti ai lavori forzati per la ricostruzione di un sistema di gallerie che collegava una fabbrica di missili sotterranea situata sotto il monte Kohnstein al monte Harz, in modo che i nazisti potessero spostare gli armamenti inosservati. I detenuti del campo di concentramento sono stati costretti a vivere sotto terra per mesi, e solo nella primavera del 1944 è stato costruito un alloggio in superficie per ospitarli.

Tra il 1943 e il 1945 circa 60.000 persone, da tutt’Europa, sono state deportate sotto il monte Harz. Una su tre è morta per colpa dei lavori forzati.

I/le volontari/e partecipanti lavoreranno nella stessa area dove lavorarono i deportati, riportando alla luce i resti delle costruzioni, oggi unici testimoni di un passato tanto oscuro, e riorganizzeranno gli spazi in modo da renderli accessibili al pubblico.

La parte studio sarà centrata sulla storia e il funzionamento dei campi di concentramento e delle loro succursali, con un focus specifico sulla produzione di armamenti in strutture sotterranee, e sulle pratiche da adottare oggi nel recupero della memoria storica di quegli anni per ribadire l’importanza di un approccio antirazzista e antifascista.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Stili di vita 100% sostenibili, semina e conservazione: un campo in Germania

Stili di vita 100% sostenibili, semina e conservazione: un campo in Germania

Dal 15 al 30 luglio 2017 un campo nell’ovest della Germania, sulle montagne Hunsrück, nei pressi del fiume Mosel, per lavorare alla semina di piante rare.

Negli anni del cambiamento climatico e delle ingiustizie globali occorre interrogarsi sui nostri stili di vita, le maniere in cui consumiamo e le risorse che sprechiamo. Un esempio di buone pratiche e di ritorno ad uno stile di vita naturale è dato da Friedmunt Sonnemann, al quale appartengono 4 ettari di terra situati in una foresta, nei pressi della cittadina Bernkastel-Kues, dove ha iniziato un progetto di semina e conservazione degli esemplari di piante oggi minacciate e in via di estinzione, rivendendo i semi ad altri agricoltori. Nel rifugio dove egli vive non c’è acqua corrente né elettricità, e la strada che vi conduce non è battuta. La vita in quest’area remota non è adatta a tutti/e; ai/alle partecipanti del campo si consiglia di essere preparati/e a vivere in condizioni rurali e rispettose dell’ambiente circostante.

Il lavoro previsto dipenderà dalle condizioni climatiche: si lavorerà nei campi o ai lavori di costruzione e ristrutturazione del rifugio.

La parte studio sarà dedicata ad approfondire elementi di botanica e alle ragioni dell’estinzione di alcuni esemplari rari di piante.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.