Tutela dell’ambiente e sensibilizzazione del territorio: un campo in Islanda

Tutela dell’ambiente e sensibilizzazione del territorio: un campo in Islanda

Il campo:

Dal 1 al 9 agosto 2018 un campo in Islanda, in supporto al progetto di tutela dell’ambiente The Coast Cleaning in Reykjavík.

Il progetto, promosso da SEEDS Iceland, ha come obiettivo la pulizia dell’intera costa islandese attraverso una serie di campi di volontariato. Infatti, si inizierà dal pulire la zona costiera di Reykjavík e i suoi dintorni, per poi allontanarsi mano a mano. Di gruppo in gruppo, verranno pulite zone sempre più ampie della costa.

Questo campo permetterà ai/alle partecipanti di imparare molto sulle questioni ambientali, locali e globali, in particolare riguardo all’inquinamento della plastica in mare. Allo stesso modo, i/le partecipanti contribuiranno direttamente alla protezione dell’ambiente pulendo essi stessi la costa. Ogni pezzo di plastica mai creato, in qualsiasi forma, impiega molto più di quanto possiamo immaginare a decomporsi in natura: tra i 500 e i 1.000 anni.

Attività:

La plastica rappresenta all’incirca il 90% dei rifiuti nell’oceano, nonché un numero di circa 5 trilioni di singoli pezzi di plastica galleggiante nell’oceano. L’80% di questa plastica proviene, a dire il vero, dall’inquinamento costiero provocato dalla disattenzione delle persone.

La maniera migliore per lottare contro questo fenomeno è la pulizia delle zone costiere, proprio per impedire che i rifiuti provenienti da terra entrino in mare. L’attività di pulizia di questo progetto è infatti simile ad altri progetti in giro per il mondo, e sono stati ottenuti risultati concreti grazie al lavoro dei volontari e delle volontarie che si sono impegnati/e nella pulizia delle spiagge.

Al termine del campo, verrà organizzato un evento pubblico di pulizia della spiaggia, per rilanciare il progetto e sensibilizzare la popolazione locale su tale sforzo. La speranza è che gli/le stessi/e partecipanti riporteranno quest’esperienza a casa propria, promuovendo nuovi momenti di pulizia dell’ambiente.

Come parte studio, oltre alle attività concrete di pulizia, i/le partecipanti avranno dei momenti condivisi per discutere insieme della questione ambientale. L’obiettivo è mettere a confronto le diverse situazioni e le diverse pratiche di tutela dell’ambiente messe in campo.

Alloggio:

I/le volontari/e alloggeranno presso una casa completa di tutti i servizi a Reykjavík. Le camere sono condivise. È necessario portare un sacco a pelo. Laddove possibile, è richiesto a tutti/e di portare con se alimenti tipici del proprio paese di provenienza, per poi condividerli in cene internazionali.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

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SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato “Green paths of peace”, che avrà luogo a Pettinengo (Piemonte) dal 1 all’8 settembre 2018.

Il campo è realizzato in collaborazione con l’associazione Pacefuturo, che ha come obiettivo la promozione della cultura di pace attraverso azioni sostenibili, come ad esempio la tutela dell’ambiente e la realizzazione di azioni di solidarietà concreta (come, ad esempio, l’accoglienza che l’associazione offre a rifugiati e richiedenti asilo).

Infatti, una delle principali attività associative è la realizzazione di workshop dedicati alla valorizzazione delle arti locali, come l’intreccio, il cucito e l’apicultura. Insieme all’amministrazione comunale di Pettinengo, l’associazione ha utilizzato il territorio per lasciare un messaggio alle generazioni future. Questo si vede in particolare con il progetto “Green paths of peace”, che trasforma il territorio naturale in un messaggio di pace.

I/le volontari/e del campo lavoreranno quindi per aggiungere valore all’attuale sistema di sentieri esistente: verranno svolti corsi per riunire passato, presente e futuro, pensando a come integrarli con un progetto di sviluppo turistico sostenibile, per il territorio e la comunità locale. Le zone in cui si concentrerà il lavoro saranno presso il cosiddetto “sentiero dei lavoratori” e nell’area archeologica industriale. Le attività di giardinaggio verranno inoltre realizzate insieme allo staff, al gruppo di volontari locale e ai rifugiati e richiedenti asilo ospitati dall’associazione.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con il Comitato per non dimenticare Abba e il centro sociale Cantiere.

Il campo avrà luogo dal 5 al 15 settembre a Milano, e supporterà l’organizzazione di un festival antirazzista. Il festival è dedicato alla memoria di Abdoul Hassan Guibre, un giovane del Burkina Faso ucciso per mano di due razzisti.

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Call aperta per il campo studio “Volunteering VS Violence”: Roma 26/08 – 03/09

Call aperta per il campo studio “Volunteering VS Violence”: Roma 26/08 – 03/09

Il progetto:

SCI Hellas, in qualità di organizzazione coordinatrice, insieme a SCI Catalunya, SCI Italy e OWA Poland come partner, sono felici di annunciare la presentazione di tre campi studio sull’impatto che il volontariato internazionale ha avuto nel corso degli anni. Il progetto si chiama “Volontariato VS Violence” e mira a fornire ai/alle partecipanti tutti gli strumenti necessari per comprendere la rilevanza del volontariato internazionale, specialmente in situazioni di conflitto o periodi di cambiamento.

Ogni il campo si svolgerà in un luogo diverso e si concentrerà analizzando un differente periodo storico: dal 1920 al 1945 per la Catalunya, 1945-1989 per l’Italia e 1989 – oggi per la Polonia. Dopo l’implementazione dei campi studio, si terrà una conferenza finale ad Atene nel marzo 2019 per presentare, condividere e discutere i risultati del progetto.

Il campo:

Il 1° campo studio si svolgerà in Italia, a Roma, presso La Città dell’Utopia dal 26/8/2018 al 3/9/2018 e sarà incentrato sulla storia della promozione della pace attraverso la pratica dell’antifascismo, studiato come strumento di opposizione alla più importante ideologia della violenza nell’Europa del dopoguerra.

Dal 26 agosto al 3 settembre i partecipanti esploreranno lo spazio pubblico di Roma per trovare e scoprire i segni del volontariato e dell’attivismo nel corso degli anni, imparando in che modo si sono integrati nel tessuto urbano, come influenzano la vita quotidiana dei cittadini e quale impressioni creano nella percezione dei visitatori stranieri.

Il campo ha come obiettivo quello di rispondere alle sfide della società contemporanea, cercando anche risposte ad interrogativi che riguardano la memoria e l’utilizzo dei luoghi di valore storico. Che significato simbolico hanno i luoghi storici al giorno d’oggi? Come lo spazio pubblico potrebbe essere usato per esprimere e promuovere idee, come possono diventare strumenti per la resistenza e la costruzione della pace?

Le attività:

Ci sarà una parte incentrata sullo studio della storia de La Città dell’Utopia, presa in esame come punto di incontro tra le lotte antifasciste e le attività di volontariato per la promozione della pace, ed un tour dei luoghi antifascisti, storici e contemporanei.

Prevista anche una parte studio su la storia del quartiere, per conoscere il passato recente e il presente del territorio e su come effettivamente il volontariato agisca attivamente nella comunità locale.

Requisiti:

I/Le partecipanti/e devono avere più di 18 anni; sono invitati allo scambio tutti i 28 stati membri dell’UE più l’Albania, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia e Bosnia Erzegovina.

I/le partecipanti devono essere interessati/e al volontariato, alla sua storia e le sue attività ed essere in grado di lavorare e comunicare bene in inglese.

Questo progetto si sta svolgendo nell’ambito del progetto Europe for Citizens, Strad 1, Remembrance.

L’alloggio:

I partecipanti saranno ospitati nell’ostello de La Città dell’Utopia, un progetto locale di SCI Italia.

La Città dell’Utopia è stata e continua ad essere uno spazio condiviso tra lotte diverse; uno spazio in cui persone e gruppi diversi , culture e storie si incontrano e interagiscono. Uno spazio in cui differenti comunità di volontariato sia locali che internazionali hanno costruito percorsi comuni, si sono contaminate tra loro e hanno imparato il valore della cittadinanza attiva e della consapevolezza politica. Il cibo e l’alloggio dei partecipanti saranno completamente coperti e i biglietti del viaggio saranno rimborsati fino a un massimo di fino a 120 euro. Nessuna tassa di iscrizione deve essere pagata dai richiedenti.

Come candidarsi:

Contattare le organizzazioni partner per informazioni riguardanti l’applicazione.

Compilare il form on line ed inviare a: lacittadellutopia@sci-italia.it

Scadenza della domanda: 25 luglio 2018.

Comunicato della rete #RestiamoUmani

Comunicato della rete #RestiamoUmani

Pubblichiamo il comunicato della rete #RestiamoUmani, di cui fa parte anche SCI-Italia, sull’azione di mercoledì 11 luglio a Roma, di fronte al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

DECINE DI ATTIVISTI RETE #RESTIAMOUMANI BLOCCANO INGRESSO MINISTERO DEI TRASPORTI, «BASTA NAUFRAGI DI STATO NEL MEDITERRANEO, GOVERNO ITALIANO E UE STANNO ISTITUZIONALIZZANDO OMISSIONE DI SOCCORSO IN MARE»

ROMA, 11.07.18 – Da questa mattina all’alba più di 50 attivisti della rete #RestiamoUmani sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in Via Nomentana a Roma, per protestare in modo pacifico e non violento contro la politica dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di
persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee. Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno inoltre aperto uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”.

«Il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo», dichiarano le attiviste e gli attivisti. «Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai».
L’Italia per molto tempo è stata in prima linea nel Canale di Sicilia, con Guardia Costiera e Marina Militare che hanno salvato centinaia di migliaia di vite. Tuttavia, dall’inizio del 2017 a oggi, stiamo assistendo a una stretta sempre più forte al margine d’azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano. La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dall’allora ministro Minniti, ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle ONG che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti.
Queste politiche e la riduzione dei soccorsi hanno aumentato il numero di persone che annegano nel Mediterraneo centrale: oltre 1000 confermate dall’inizio dell’anno. Il Canale di Sicilia ha raggiunto il drammatico primato di confine più letale al mondo, con una persona su 7 dispersa nel solo mese di giugno (Fonte: UNHCR). Un tragico traguardo, raggiunto per il quinto anno consecutivo, nonostante il calo nel numero di arrivi. L’elevata perdita di vite umane dimostra quanto sia urgente rafforzare le capacità di ricerca e soccorso nella regione e aprire canali legali di arrivo.
Alle ONG attualmente presenti in questa parte di Mediterraneo è invece impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere e di accedere poi a porti ragionevolmente vicini, per mettere in sicurezza le persone tratte in salvo, che non possono essere riportate in Libia. Ricondurre forzosamente in Libia le persone intercettate in mare dagli assetti libici non è una soluzione, ma non è altro che un “respingimento per procura”. La Libia non è un “posto sicuro”, come richiede la normativa sul soccorso rispetto al luogo di sbarco. Per questo l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012 per la pratica dei respingimenti collettivi sotto il regime di Gheddafi (caso Hirsi Jamaa v. Italy).
«Non ci riconosciamo in un sistema che finanzia e supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette a un regime di detenzione arbitraria e illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali. In entrambi i casi sono infinite le testimonianze di torture, stupri, estorsioni», proseguono le attiviste e gli attivisti. «I diritti delle persone in movimento sono inalienabili: sono i nostri diritti. Le presenti politiche stanno minacciando i diritti civili, che lo Stato ha il dovere e la responsabilità di proteggere e che non può opprimere, né tantomeno annegare», concludono.

Per porre rimedio a questa situazione drammatica, le attiviste e gli attivisti chiedono, nell’immediato, al Ministero dei Trasporti, in collaborazione con il Ministero dell’Interno:

l’apertura dei porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilità. Questa chiusura infatti, dopo aver inizialmente riguardato le ONG, è stata estesa in questi giorni anche alle navi militari europee e persino alle navi battenti bandiera italiana. Il governo italiano non può impedire il regolare e legale svolgimento delle operazioni di soccorso, chiudendo i propri porti attraverso dichiarazioni d’intenti su Internet, non traducibili in atti ufficiali e non supportate da alcuna base giuridica plausibile.

Chiedono inoltre agli Stati membri dell’Unione europea e ai loro governi:

Di fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso, un dovere universale nonché prescritto dalla legge;
Che l’Unione si assuma la propria responsabilità in mare, predisponendo assetti con un chiaro mandato di ricerca e soccorso, attraverso una missione SAR europea;

Che i rappresentanti dei governi europei trovino soluzioni strutturali e non emergenziali, né tantomeno basate sulla deterrenza – come quelle attuali – ma piuttosto sulla responsabilità di proteggere i diritti, di tutti: attraverso l’istituzione di vie legali e sicure per la migrazione, che si deve accettare come un fatto umano, e come un fondamentale diritto.

La rete #RestiamoUmani auspica che si moltiplichino manifestazioni e atti concreti in difesa dei diritti civili e della libertà di movimento. E invitano a partecipare agli eventi di solidarietà che si terranno in questi giorni in Italia e in tutta Europa, come la manifestazione a Ventimiglia (“Ventimiglia città aperta” del 14 luglio prossimo, manifestazione per rivendicare il permesso di soggiorno europeo, il diritto alla mobilità e un nuovo sistema dell’accoglienza).

Si è concluso il progetto PATH, dopo oltre un anno di lavoro per la pace

Si è concluso il progetto PATH, dopo oltre un anno di lavoro per la pace

PATH, acronimo di Peace Activism through Lessons from History of Forced Migration, è un progetto nato nell’ambito del programma Europe for Citizens, svolto nel corso del 2017 e concluso nel 2018.

L’obiettivo del progetto era quello di promuovere l’attivismo per la pace attraverso dei seminari, che ripercorressero e analizzassero la memoria storica delle migrazioni forzate.

In totale, sono stati realizzati 7 seminari in diverse città d’Europa: Budapest (Ungheria), Catalogna (Spagna), Novi Sad (Serbia), Roma (Italia), Salonicco (Grecia), Friedland (Germania) e Sofia (Bulgaria).

1. Riunione preparatoria, 18-21 novembre 2016, Budapest, Ungheria.

La riunione preparatoria del progetto è stata organizzata grazie al supporto di due gruppi di lavoro del Service Civil International, Building Bridges e No More War. L’incontro è iniziato con il bilancio di un precedente progetto, “Memoric: Memories Beyond Rhetoric”, presentandone i risultati, le buone pratiche e le sfide affrontate durante il suo svolgimento. I differenti partner hanno condiviso quindi, a partire dall’esperienza precedente, aspettative ed esperienze. In questo modo, hanno lavorato alla pianificazione del progetto, del budget, dei compiti e dei risultati sperati. È stata inoltre organizzata una visita al progetto Utilapu (SCI Ungheria), rivolto ai/alle giovani rifugiati/e e richiedenti asilo.

2. Seminario Learn and Get Inspired from the Past,10-15 marzo 2017, La Jonquera, Spagna.

L’obiettivo del seminario era la rilettura della storia della Guerra Civile Spagnola, utilizzando la tematica delle migrazioni forzate come chiave d’analisi principale. I/le partecipanti hanno ripercorso le strade battute dai rifugiati d’allora, visitando alcuni luoghi centrali per la memoria storica: l’ospedale di Elna, un rifugio per le donne incinte e le madri sole; il campo di concentramento di Argeles; il Museo della Memoria dell’Esilio. Nel corso del progetto, storici e attivisti locali sono stati coinvolti e hanno contributo con le proprie conoscenze e memorie dirette del periodo storico analizzato.

3. Seminario One Step Forward, One Step Back, 8-14 maggio 2017, Novi Sad, Serbia.

L’obiettivo del secondo seminario è stato l’esplorazione delle guerre dell’ex Yogoslavia, comparando la situazione nella regione di allora con quella di oggi, in cui la penisola balcanica è ancora teatro di migrazioni forzate di persone in fuga dai propri paesi, in cerca di un futuro sicuro. Il seminario si è svolto con il contributo di alcuni esperti storici ed esponenti di associazioni di Novi Sad (NSHC; CK13), attivisti di base e organizzazioni di Subotica, una cittadina al confine con l’Ungheria.

4. Campo studio e evento Recapturing the history, 10-20 luglio 2017, Tessalonica, Grecia.

L’obiettivo dell’evento Recapturing the history era la raccolta delle storie dei rifugiati e delle vittime di guerra, partendo dall’ondata di migranti giunta in Grecia nel 1922, passando per le vittime della Seconda Guerra Mondiale e arrivando fino ai giorni nostri.

5. Campo studio e festival di sensibilizzazione No Border Fest, 12-21 giugno 2017, Roma, Italia.

Lo scopo di questo campo studio e evento era di stimolare il dibattito sulle migrazioni forzate di ieri e di oggi, legandole allo sfruttamento del lavoro migrante e alle contraddizioni a questo legate. Inizialmente il campo doveva svolgersi a Foggia, in cooperazione con Radio Ghetto Voci Libere (una radio per dare voce a chi non ne ha, come i migranti che lavorano nelle campagne del sud Italia) e Laboratorio 53. Sfortunatamente, la tendopoli di Foggia è stata sgomberata nel marzo 2017, ed è per questo che il campo si è poi svolto a Roma, presso La Città dell’Utopia. Il campo è stato quindi unito al No Border Fest, un festival sulle migrazioni che SCI Italia organizza sin dal 2009 insieme ai/alle rifugiati/e e richiedenti asilo.

6. Campo studio e evento di sensibilizzazione, Solidarity with refugees, 12-26 agosto 2017, Friedland, Germania.

Durante questo campo si è tentato di mettere in evidenza le barriere politiche, sociali e psicologiche esistenti tra i rifugiati e la popolazione locale tedesca, con l’obiettivo di decostruirli. Friedland, dopo la Seconda Guerra Mondiale, è divenuto il più grande campo profughi tedesco. SCI Germania ha così organizzato il campo insieme alla comunità locale e ai rifugiati, alternando sessioni di studio e sessioni creative per realizzare una mostra, all’interno del Museo di Friedland, sulla storia dell’impegno civico dei diversi gruppi di rifugiati nel campo proprio sul tema dei confini.

7. Evento finale, No More War Festival, 25-30 gennaio 2018, Sofia, Bulgaria.

Durante l’evento si è discusso di conflitti e migrazioni forzate, di movimenti di resistenza, di pratiche non violente e proteste pacifiche, in dibattiti aperti al pubblico locale. L’evento è stato organizzato da CVS Bulgaria in cooperazione con molti partner locali, trasformando l’evento in 3 giorni di festival e di discussioni sulla pace, dai suoi aspetti più locali a quelli più generali. Più di 70 visistatori hanno contrribuito alle discussioni, ai workshop e alle proiezioni del festival, e visionato il documentario che racconta il progetto PATH, così come la mostra fotografica.

Clicca qui per visualizzare il video di racconto del progetto.

Clicca qui per la descrizione completa del progetto.

Non dimenticare Abba con un festival antirazzista: un campo a Milano

Non dimenticare Abba con un festival antirazzista: un campo a Milano

Il campo:

Dal 5 al 15 settembre 2018 un campo a Milano in supporto all’organizzazione di un festival antirazzista. Il festival è dedicato alla memoria di Abdoul Hassan Guibre, un giovane del Burkina Faso ucciso per mano di due razzisti; infatti è organizzato dal Comitato per non dimenticare Abba, nato nel 2008.

Il Comitato è gestito dalla famiglia e dagli amici di Abdoul, insieme ai/alle giovani attivisti/e del centro sociale Cantiere.

L’obiettivo del Comitato è la diffusione della storia di Abba e la disseminazione di pratiche antirazziste. Per questo, nel corso degli anni è nata una scuola di italiano per stranieri, si fanno molte attività sportive e, quest’anno, è nata l’idea di fare un festival, che avrà luogo dal 7 al 15 settembre.

Attività:

I/le volontari/e del campo dovranno creare delle isole ecologiche affinché i/le partecipanti al festival e i/le cittadini/e siano incoraggiati a mantenere pulito il parco. Avranno inoltre la responsabilità della pulizia dell’area del festival e si impegneranno a supportare diverse attività, come ad esempio l’info-point, l’area rinfresco e l’area palco. Infine, i/le volontari/e svolgeranno attività di disseminazione dei contenuti del festival, raccontando la storia di Abba e di tutte le vittime di razzismo.

Come parte studio, verranno organizzate diverse attività per aiutare a comprendere le cause e le conseguenze del razzismo. Rifletteremo inoltre, attraverso delle attività di educazione non-formale, sui privilegi, sulla marginalità sociale e sui pregiudizi. Verranno svolte delle ricerche sulle vittime del razzismo, con l’obiettivo di organizzare una mostra per ricordare le loro storie.

Insieme ad altre organizzazioni attive nella lotta contro il razzismo e la xenofobia, così come ad artisti e rifugiati coinvolti nella lotta alle discriminazioni, sperimenteremo differenti pratiche solidali e ne immagineremo di nuove.

Alloggio:

I/le volontari/e saranno ospitati nello Spazio di Mutuo Soccorso (SMS) di Milano, un progetto nato dalla sottrazione di quattro edifici abbandonati alla speculazione. SMS è una casa per tante famiglie, ma è anche uno spazio dove pensare progetti in grado di affrontare la crisi e la precarietà attraverso pratiche mutualistiche. I/le volontari/e alloggeranno in un appartamento con 3 stanze da letto, un bagno con doccia e acqua calda e una cucina. I pasti saranno preparati e consumati insieme con gli abitanti dello spazio e i/le volontari/e locali.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

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Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Il campo:

Dal 28 luglio al 5 agosto 2018 un campo in Moldavia, realizzato da AVI Moldova insieme alla Charitable Foundation House of Providence. L’obiettivo del campo è l’organizzazione di un campo estivo per bambini e bambine.

Nell’arco di una settimana, bambini/e provenienti da differenti contesti familiari, inclusi quelli socialmente più vulnerabili, saranno impegnati/e in diverse attività. Infatti, durante il campo, i/le volontari/e e lo staff locale organizzeranno giochi di gruppo, lezioni di canto e di danza, workshop per la creazione di giochi fatti a mano e, infine, anche una gita fuori porta.

Oltre all’aspetto ludico, le attività proposte hanno come scopo lo sviluppo nei bambini dei valori umani necessari per il loro futuro, sia nel contesto sociale e collettivo che in quello familiare. In particolare, il campo mira a promuovere i valori dell’amicizia, dell’ottimismo, della giustizia, della responsabilità, del coraggio e della perseveranza.

Attività:

I/le volontari/e lavoreranno insieme ai/alle bambini/e, accompagnandoli giorno per giorno attraverso lo svolgimento delle attività sopracitate.

Come parte studio, verrà inoltre approfondito il tema del lavoro sociale e quello della funzione dell’arte in quest’ambito.

Alloggio:

I/le volontari/e saranno ospitati da famiglie locali o in un ostello vicino al luogo dove si svolgerà il campo. Mentre i pasti saranno preparati da un cuoco locale.

Requisiti:

Ai/alle volontari/e è richiesta la passione per il lavoro con i bambini e le bambine. Allo stesso modo, sono richieste spiccate doti comunicative e creative.

La lingua del campo è l’inglese, quelle locali il russo e il rumeno.

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Basida Manzanares: un campo di volontariato in Spagna in un centro di riabilitazione

Basida Manzanares: un campo di volontariato in Spagna in un centro di riabilitazione

Il campo:

Dal 1 al 15 agosto 2018 un campo in Spagna a Manzanares (Ciudad Real), in un centro di riabilitazione per persone che convivono con l’AIDS o con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti, ma anche altre con bisogni speciali.

Il campo è realizzato in collaborazione con BASIDA, una Ong che fornisce supporto medico e psicologico, in particolare alle persone sieropositive e a quelle con problemi di tossicodipendenza. Attiva dal 1987, ha oggi dunque 3 centri, tutti gestiti da un personale di volontari multi-professionali.

Il recupero fisico e psicologico degli/delle utenti, come allo stesso modo il loro percorso di riabilitazione sociale, viene raggiunto grazie al lavoro di gruppo. L’obiettivo dello staff di BASIDA è far riacquistare alle persone che abitano nel centro la speranza e la fiducia in se stessi/e.

Attività:

I/le volontari/e del campo parteciperanno alla vita quotidiana del centro, aiutando nelle attività di gestione e manutenzione degli spazi (cucinare, lavare la biancheria, pulizia, lavori di carpenteria e giardinaggio).

Oltre a questo, laddove il/la volontario/a si sentisse pronto/a a farlo, si potrà anche lavorare con gli/le utenti del centro, affiancandoli nelle attività di cura personale. A tutti/e i/le partecipanti è richiesto di partecipare alle attività ludiche e di socializzazione con gli/le ospiti del centro.

Come parte studio, verrà svolto un workshop di approfondimento sulle droghe e sull’HIV/AIDS, legato ovviamente all’approccio medico e sociale da tenere con le persone bisognose di assistenza.

Alloggio:

I/le volontari/e alloggeranno in stanze miste fornite di letti presso il centro stesso. I pasti saranno consumati insieme agli ospiti in spazi comuni.

Requisiti:

Prima dell’accettazione al campo verrà svolto un colloquio conoscitivo. È richiesta una forte motivazione e un minimo di esperienza in ambito di lavoro nel sociale (l’esperienza pregressa in una comunità terapeutica sarà valutata positivamente). L’utilizzo di ogni tipo di sostanza, incluso l’alcol e le sigarette, è vietato all’interno del centro.

La lingua del campo è lo spagnolo (è richiesto un buon livello di comprensione).

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Oasis of Care: un campo in Liguria per i bambini e le bambine Sahrawi

Oasis of Care: un campo in Liguria per i bambini e le bambine Sahrawi

Il campo:

Dal 16 agosto al 1 settembre 2018 un campo a Lavagna (Genova) in collaborazione con l’associazione Shanti Sahara, che si occupa di bambini e bambine Sahrawi (provenienti dai campi profughi di Tindouf, in Algeria) con disabilità fisiche.

Contestualmente al progetto “Young Peace Ambassadors”, la principale attività dell’associazione è quella di organizzare ogni estate l’accoglienza di diversi gruppi bambini/e disabili Sahrawi. Infatti, durante la loro permanenza, l’associazione è in grado di fornire loro servizi diagnostico-terapeutici e riabilitativi (nelle province di Milano e di Genova), a cui non avrebbero altrimenti modo di accedere.

Attività:

I/le volontari/e del campo lavoreranno 5/6 giorni a settimana, dividendosi in turni mattutini (08.00-15.00) e pomeridiani (15.00-22.00). Verrà loro chiesto, inoltre, di garantire uno o due turni notturni a settimana (22.00-08.00).

Sono previsti, naturalmente, uno o due giorni liberi. Tutti/e saranno responsabili di fornire assistenza ai/alle bambini/e, di garantire la presenza in ospedale e partecipare agli appuntamenti coi dottori. In particolare, ai/alle volontarie è richiesto di organizzare momenti ricreativi per i/le bambini/e.

Come parte studio, i/le volontari/e riceveranno una formazione specifica sulle patologie e disabilità dei bambini presenti e sugli standard igienico-sanitari da mantenere; impareranno inoltre la storia del Sahara Occidentale, le dinamiche della sua evoluzione e la questione Sahrawi. Temi quali la religione, la musica, le tradizioni della cultura Sahrawi saranno approfonditi tramite attività di gruppo e la visione di documentari.

Alloggio:

I/le volontari/e condivideranno camere miste e dormiranno su dei materassi. Un bagno in comune è riservato per il gruppo così come la cucina e altri spazi comuni. Alcuni luoghi verranno condivisi con i/le bambini/e.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

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