fbpx

Cinque posizioni aperte per 3 progetti SVE in Svizzera

Cinque posizioni aperte per 3 progetti SVE in Svizzera

I progetti SVE

Il nostro partner SCI Switzerland cerca cinque volontari/e tra i 18 e i 30 anni per tre diversi progetti SVE in differenti località della Svizzera. Tutti i progetti inizieranno a marzo 2019.

Come per ogni progetto SVE, sono garantite le spese di alloggio, vitto, viaggio, corso di lingua ed assicurazione.

1. Circus Lollyop a Lüen

Posizioni: 1 volontario

Durata: 6 mesi (marzo 2019 – settembre 2019)

Il progetto:

Circus Lollypop è un progetto molto particolare, poiché è un progetto itinerante; nello specifico, è un progetto circense pensato per i/le bambini/e e giovani. Il circo comincerà il suo tour a marzo: l’obiettivo è attraversare la Svizzera e fermarsi nelle scuole in varie zone del paese. Al termine del progetto SVE, il volontario (per questo specifico progetto si cerca un volontario maschio) potrebbe avere la possibilità di accompagnare il circo in un paese dell’Europa dell’Est durante il mese di settembre, ma questo mese non farà parte del progetto SVE e sarà quindi, eventualmente, interesse del volontario organizzarlo.

Alloggio:

Il volontario vivrà all’interno di una roulotte durante il tour e per la maggior parte del tempo userà i bagni e le docce delle scuole; la cucina è presente all’interno della roulotte.

Requisiti:

Per questo progetto si cerca un ragazzo realmente motivato a lavorare con bambini e giovani, che si diverta facendolo e che rispetti le idee e i desideri degli stessi bambini con i quali lavorerà. Inoltre, dovrà essere fisicamente in grado di supportare il circo anche nello svolgimento delle mansioni fisiche (come montare e smontare il tendone). Sono considerate positivamente eventuali competenze musicali o teatrali.

2. Asylum Center a Valais

Posizioni: 3 volontari/e.

Durata: 12 mesi (marzo 2019 – febbraio 2020)

Il progetto:

L’Asylum Office di Valais assiste diversi centri di accoglienza nella regione, dove i rifugiati politici vivono, lavorano e ricevono formazione durante l’attesa delle risposte relative alle domande di asilo di ciascuno/a. I/le volontari/e presso l’Asylum Office lavoreranno a Sion nel centro RADOS (il centro per i rifugiati minorenni), e vicino a Vétroz, nel centro Le Botza (il centro per l’integrazione sociale e professionale dei rifugiati). I/le volontari/e supporteranno i rifugiati anche individualmente, accompagnandoli agli appuntamenti medici ed amministrativi, supportandoli nel prendersi cura dei bambini ed organizzando con loro e per loro eventi.

Alloggio:

I/le volontari/e vivranno in due appartamenti condivisi a Sion (situato nelle vicinanze dell’Asylum Center).

Requisiti:

Dal momento che i/le rifugiati politici hanno vissuto esperienze traumatiche e sono stati/e sottoposti/e a forti stress, è richiesta una particolare sensibilità ai/alle volontari/e che li supporteranno, oltre che la condivisione di un approccio teso all’accoglienza e alla cultura della pace. Per partecipare a questo progetto è necessario fornire il proprio casellario giudiziario. Chi ha già svolto esperienze in questo settore avrà più possibilità di essere scelto/a per questo progetto.

3. Centre of Unity Schweibenalp, Brienz

Posizioni: 1 volontario/a

Durata: 12 mesi ( inizio marzo)

Il progetto:

Il “Centro dell’Unità Schweibenalp”, gestisce l’attività seminariale e i giardini di permacultura alpina. Come parte del Global Ecovillages Network (GEN), è considerato come uno dei modelli emergenti per una trasformazione culturale olistica, contribuendo da oltre 30 anni allo sviluppo di una cultura della vita integrale e di sperimentare una convivenza in comunità. Il/la volontario/a svolgerà attività in diverse aree: dal giardino di permacultura (erbaceo, orto, vivaio) ai lavori di casa, dalla cucina alla manutenzione degli ambienti. Sarà possibile inoltre sviluppare un progetto proprio.

Alloggio:

Il/la volontario/a vivrà in un appartamento con altri/e volontari/e (a breve e lungo termine). Ci sono stanze comuni che possono essere utilizzate anche da tutti (ad esempio salottino, biblioteca, sala meditazione, ecc.). I volontari cucineranno e mangeranno insieme alla comunità e agli ospiti del seminario (cucina vegetariana, vegana e in parte ayurvedica).

Requisiti:

I/le partecipanti devono essere motivati a vivere e lavorare in una comunità ecologica, spirituale, composita di tutte le età e le culture.

Candidature:

Per candidarsi, è necessario inviare CV e lettera di motivazione in inglese all’indirizzo mail evs@sci-italia.it (specificando nell’oggetto della mail “SVE Svizzera + numero del progetto“) entro e non oltre il 30 novembre.

Solidarietà a Mimmo Lucano e a tutta Riace, città dell’accoglienza

Solidarietà a Mimmo Lucano e a tutta Riace, città dell’accoglienza

Il 2 ottobre è stato arrestato dalla Guardia di Finanza Domenico Lucano, sindaco di Riace, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti[1]. Una notizia che ci lascia sgomenti ma non giunge certo come una sorpresa, perché si inserisce all’interno della campagna di criminalizzazione della solidarietà a persone migranti che da più di un anno colpisce singoli, associazioni e ONG da Ventimiglia a Catania, in mare come sulla terra ferma.

Ancora una volta la legalità diviene strumento di controllo sociale, tratto comune ai governi degli ultimi anni. Sospinta dalla retorica del decoro e del rispetto delle leggi come eliminazione delle manifestazioni della marginalizzazione e del dissenso, la legalità viene strumentalizzata per esercitare forme di violenza culturale e alimentarne altre sue pari, specialmente il razzismo.

Domenico Lucano ha sempre diffidato di questa legalità[2] che non tiene conto della vita reale, delle persone prima ancora della burocrazia. Per questa ragione si è fatto promotore di processi di interazione e condivisione tra persone che possano abbandonare i binari tracciati dalle forme di “ospitalità e integrazione” istituzionalizzate, causa parziale di tanta marginalizzazione delle persone migranti.

A Domenico Lucano e alla comunità di Riace va la nostra solidarietà, e nel nostro piccolo continueremo a portare avanti progetti rivolti a persone a rischio di marginalità sociale, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, che si basa sul loro coinvolgimento in attività al pari e senza distinzioni con altre volontarie e volontari provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di estendere gli spazi di inclusione e interazione, nel tentativo di promuovere percorsi graduali e autonomi di protagonismo sociale.

Servizio Civile Internazionale

[1] https://www.valigiablu.it/riace-arresto-sindaco-lucano-migranti/

[2] https://www.infoaut.org/culture/nel-mare-di-riace-una-conversazione-con-mimmo-lucano

Riconversione industriale, ecologismo e inclusione sociale: testimonianza da Ventimiglia

Riconversione industriale, ecologismo e inclusione sociale: testimonianza da Ventimiglia

Pubblichiamo la testimonianza di Matteo Malagoli, volontario SCI che ha partecipato quest’estate al campo “Route of Jerusalem” a Ventimiglia.

Il giorno di avvio del campo di lavoro sono già a Ventimiglia da un giorno, arrivo infatti il 14 luglio per partecipare alla manifestazione organizzata da progetto 20k e noborder. La manifestazione molto bella, partecipata e rumorosa si è snodata per tutta la città con decine di associazioni (e molte bande musicali) provenienti da Italia , Francia e Spagna.

Comincia il campo e incontro gli altri volontari alla stazione dei treni: Pablo dalla Francia, Paula e Alvaro dalla Spagna e Cecile dal Belgio… Cecile è sempre Cecile del campo precedente con Sci-Progetto 20k, sembra che il Belgio e l’Italia non sono così distanti. Filippo dello SCI Piemonte ci preleva per portarci a Varase.

La sede del campo è la casa famiglia Spes dove allestiamo il nostro campeggio, qui incontriamo Claire da Parigi che è responsabile di una delle associazioni partner “ Route to Jerousalem”. L’edificio dello Spes è la scuola di Varase che è stata riconvertita a casa di accoglienza per ragazzi diversamente abili, il benvenuto dei ragazzi è stato calorosissimo e molti insistevano per farci dormire nelle stanze della struttura.

Lo Spes è una realtà molto complessa, oltre alla casa accoglienza c’è un laboratorio alimentare dove i ragazzi, con l’aiuto di Franco, lavorano e trasformano i prodotti delle serre. I piatti sfornati: pizze, torte salate e quant’altro sono ottimi e saranno il nostro sostentamento durante il soggiorno.

Matteo, il presidente, ci introdurrà alle attività della cooperativa e Gianni invece ci farà fare un tour delle serre della cooperativa.

L’esperienza delle serre è un bel esempio di riconversione industriale frutto anche dell’impegno e del coraggio di Gianni e della cooperativa. Il territorio della riviera di ponente, la riviera dei fiori, è un luogo che sta uscendo dall’atlante economico: Genova si sta svuotando e ha perso più di 200.000 abitanti dal 1970, il turismo annaspa travolto dai voli low-cost e il turismo mordi e fuggi e l’industria dei fiori è completamente dismessa, sono rimaste solo le serre a testimoniarla, il lavoro è migrato altrove: Olanda e Africa.

Nelle serre Spes oggi si producono ortaggi e si allevano galline ovaiole in modo biologico, si fa inclusione lavorativa con i ragazzi e si fa integrazione con i migranti, lavoreremo fianco a fianco con un ragazzone sudanese che si chiama Goodwill (buona volontà). E’ un salto di paradigma nel modello economico che non si confronta esclusivamente con il mercato ma cerca un’integrazione sociale e morale con il territorio… è tutto molto chiaro quando Gianni ci spiega il modello organizzativo: le persone più svantaggiate hanno i compiti più importanti e delicati. Il mondo si è rovesciato e funziona.

Il giorno successivo arriva la coordinatrice ufficiale del campo: super-Elisabetta da Roma sarà un vera forza della natura che ci travolgerà con la sua energia e i suoi mille giochi di gruppo.

Il programma del campo è stato così articolato e complesso che si stenta a credere sia durato solo 8 giorni: volontariato alla Caritas di Ventimiglia per la distribuzione dei pasti, partecipato alla serata di a villa Grock di Imperia con i ragazzi di Libera e il magistrato Gian Carlo Caselli, assistito a un concerto alla rocca di Ventimiglia di Eugenio Bennato, visitato l’eco-villaggio Torri superiori, ballato con i ragazzi di “Arte migrante” e i migranti di via tenda… impossibile parlare di tutto, cercherò di condensare i punti salienti.

Partiamo dalle associazioni partner, dello Spes ho già parlato, rimane “Route to jerusalem”, “Arte migrante” e Torri superiori eco-villaggio.

Route to jerousalem” è un’associazione francese di Viaggiatori con base a Lione, l’idea è partita negli anni 70 ed è l’idea di una marcia, senza soldi e a piedi, dalla Francia a Gerusalemme appunto. E’ difficile condensare in poche righe un’idea così potente ma anche semplice: camminare significare essere vulnerabili e confrontarsi con i propri limiti ma farlo senza soldi e pianificazione è un atto di fede nel genere umano… si deve intessere un dialogo con tutte le persone che si incontrano, accogliere gli altri e accettare l’accoglienza. E’ un messaggio molto forte. Ho conosciuto i primi pionieri della route: Marie, Monique, Gildas e visto le fotografie degli anni 70 delle loro imprese. Oggi le loro bellissime figlie, Marion e Claire, stanno continuando l’opera dei genitori con un progetto parallelo che si chiama “Trace ta route” che è simile ma propone itinerari più abbordabili, per la marcia a Gerusalemme serve più di un anno, infatti incontriamo il gruppo di ragazzi francesi e italiani impegnati in una marcia simbolica attraverso il confine italo francese da Nizza a San Remo. Per un intero giorno parleremo dei temi della migrazione, sui motivi e su cosa fare di concreto… un estenuante dialogo italo-franco-inglese molto interessante.

“Arte Migrante” è indefinibile, direi che sono un gruppo di matti molto allegri, ammetto che non ho ben capito cosa fanno ma so cosa abbiamo fatto insieme e mi sono divertito molto. Per essere sincero all’inizio ero parecchio dubbioso: l’idea era di coinvolgere i migranti in una sorta di circo musicale improvvisato… suonava parecchio strano ma alla fine mi sono ricreduto. Abbiamo raggiunto via tenda verso l’ora di distruzione della cena e le ragazze del gruppo sono state le nostre “ambasciatrici” per cercare di coinvolgere i migranti che sono quasi esclusivamente uomini. Piccoli gruppi di coraggiosi hanno amplificato la loro musica tradizionale dal cellulare e hanno improvvisato gruppi di danza etnici: Siria, Sudan, Nigeria… anche Paola e Alvaro del gruppo Sci-Spagna hanno accesso la folla con una danza indiavolata.

La domanda del pragmatico-emiliano dentro di me è stata “A cosa serve? Scappano dalla guerra, sono braccati dalla polizia e noi li facciamo ballare?”. SERVE! L’accoglienza non è solo cibo e una branda al coperto è anche un sorriso, una stretta di mano, una danza, un ballo… bastava guardare negli occhi quelle persone bistrattate e malvolute per capire tutto.

L’eco-villaggio Torri superiori sono stati un altro cardine del campo, ha dato supporto a “trace ta route” per il campeggio e ci ha offerto la possibilità di godere del meraviglioso torrente Bevera.

La storia di Torri è incredibile, all’inizio degli anni 80 mentre impazzava lo yuppismo, i Chicago Boys questo gruppo di italo-tedeschi acquista i ruderi e l’uliveto di Torri superiori, un borgo abbandonato dagli abitanti migrati (anche loro) verso le sfavillanti promessi della modernità cittadina. L’idea della Comune era passata di moda da un pezzo ma evidentemente loro non lo sapevano o forse certi istinti umani del ritorno alla terra e alla semplicità della vita tradizionale non passano mai di moda e ritornano periodicamente.

Uno dei fondatori, Massimo, ci parla di Torri e della sua storia. Il lavoro è stato immenso, il borgo è composto da più di 100 stanze, tutte in roccia… vari gruppi di volontari Sci e Legambiente si susseguono nel corso degli anni. L’eco-villaggio oggi è un manifesto in carne e pietra di un modo di vivere alternativo. Permacultura, metodo del consenso, pannelli solari, bioarchitettura. La parola d’ordine sembra resilienza, una mutazione continua per adattarsi e contaminare il circostante.

Il villaggio è aperto ai volontari di tutto il mondo con i quali lavoriamo gomito a gomito. Una parte di Torri sono residenze private, una parte è albergo diffuso e una parte e luogo comune d’incontro. I Residenti sono tenuti a versare una quota mensile per i pasti che si svolgono nella parte comune ma non sono obbligati a parteciparvi. L’eco-villaggio è un’opera viva, un laboratorio sociale economico, è un’utopia reale. Mentre il tessuto economico circostante si dissolveva nella crisi economica loro sono sopravvissuti e come Spes hanno inventato un altro modello, creando delle reti sociali per promuovere un modello sostenibile non solo economicamente.

Non c’è più spazio per aggiungere altro, posso solo dire che è stata un’esperienza meravigliosa e mi sono innamorato di tutte le persone conosciute.

 

Restiamo umani? “Era talmente chiaro che era inutile dirselo” – Testimonianza

Restiamo umani? “Era talmente chiaro che era inutile dirselo” – Testimonianza

Pubblichiamo la testimonianza di Matteo Malagoli, volontario SCI che ha partecipato quest’estate ad un campo di volontariato a Ventimiglia, nell’ambito del progetto 20k.

Arrivo a Ventimiglia una mattina torrida del 28 giugno, non so bene a cosa sto andando incontro perché è il mio primo campo di lavoro. La descrizione del sito SCI è veramente dura: solo lavoro manuale, un posto isolato, sveglia la mattina presto. Per la maggior parte è sufficiente tant’è che di 11 volontari richiesti se ne presentano solo 6, per me va bene, voglio lavorare e non pensare a nulla.

Ci troviamo nella sede di progetto 20k / infopoint Eufemia, in via tenda, siamo io, una ragazza belga Cécile, una ragazza messicana Carol, è un ragazzo ucraino Sergej: sembra una barzelletta che però non fa ridere, cerco di attaccare bottone con un inglese stentato che abitualmente non parlo, un disastro. Dopo poco ci raggiungono Nicolò e Deborah che vengono entrambi da Brescia.

Un paio di attivisti di progetto 20k, Lucio e Grazia rispettivamente di Genova e Bologna, ci accompagnano in macchina a visitare luoghi storici della migrazione a Ventimiglia. Partiamo da uno spiazzo di via tenda dove tutte le sere viene distribuito il cibo da parte di una un’associazione francese, il greto del fiume Roia dove era stato allestito un campo informale, raggiungiamo il confine con la Francia, nel tragitto intravediamo il sentiero Grimaldi usato per attraversare il confine e visitiamo velocemente Balzi Rossi che è stato un luogo molto importante nel 2015 per la rivendicazione dei diritti dei migranti.

Sembra che ci sia una relativa tranquillità, sembra un posto di villeggiatura come tanti, in macchina siamo tutti bianchi quindi non veniamo fermati al posto di blocco della frontiera, Grazia intanto ci parla del lavoro del progetto 20k: assistenza legale ai migranti, distribuzione di scarpe e abiti usati, ricarica del cellulare e pc per navigare in internet.

A poco a poco capisco come questa tranquillità é solo apparente, in realtà la gendarmeria francese presidia  quasi militarmente il sentiero Grimaldi, tutti gli treni provenienti dall’Italia vengono controllati e le persone di colore non in regola rispedite indietro, ormai è prassi comune rispedire informalmente indietro anche i minori in violazione dei trattati internazionali, ma anche noi facciamo la nostra parte con il sindaco di Ventimiglia Ioculano (in quota PD) che con un’ordinanza comunale è arrivato a vietare la distribuzione di cibo e acqua nei luoghi pubblici.

Chi pensa che la sinistra vanti una superiorità morale ha qualcosa su cui riflettere.

Più i controlli della polizia si fanno serrati più le tariffe degli zelanti passeur aumentano, in una legge di mercato anche qui ineluttabile, un tentativo ormai costa €300 e I migranti provano ogni strada… prima di andarmene sorriderò alla notizia letta sul giornale di due migranti che riescono ad arrivare sulle coste francesi con un pedalò affittato a Ventimiglia. Mitici!

A Rocchetta Nervina incontriamo altri ragazzi del progetto 20k: Luca, Stippi e Karim. Con loro raggiungiamo il campo di lavoro, il primo impatto è duro, sembra una specie di discarica o il deposito di un accumulatore seriale allestita in un bel uliveto terrazzato. Il progetto del campo di lavoro è allestire un campeggio per 40 volontari che saranno impegnati durante l’estate a Ventimiglia. E non è finita qui… il bagno è inutilizzabile, non c’è energia elettrica e acqua potabile e il posto è infestato dalle zanzare. Io sono uno zotico e non mi scompongo più di tanto, c’è giusto il tempo di montare le tende preparare la cena e fare quattro chiacchiere. La prima giornata finisce così.

Il giorno dopo la sveglia suona alle 7:30 con i rintocchi della campana, colazione abbondante e comincia il lavoro, io finisco con Karen a costruire il mobile di un lavabo. Mai fatto lavori di bricolage, lui chiama il trapano “il bucatore“, siamo una farsa però lui è simpatico e tutta la mattina ridiamo sulla nostra creazione: un mix di arte povera e suppellettile da campo profughi, tutto costruito rigorosamente con materiale di scarto, alla fine rimane in piedi e ne siamo orgogliosi. Senza accorgercene siamo diventati amici e Karim per tutto il campo sarà il mio “compagnuccio”.

I giorni seguenti arriveranno Federico, il coordinatore SCI e Alba una ragazza siciliana del progetto 20k.

La comfort zone che tutti abbiamo a casa qui non esiste, niente elettricità significa niente televisione, niente radio, niente musica, niente cellulare, niente Facebook, niente social, bisogna fare alla vecchia maniera così… si parla! e anche l’inglese un po’ alla volta si scioglie…ma bisogna anche tirare la serata e quindi inventarsi qualcosa di divertente… mi ritornano in mente i racconti di mia nonna di quando ci si trovava la sera nella stalla e i vecchi raccontavano le storie. Poi c’è sempre lo spettacolo del cielo stellato e della luna… che diventerà un appuntamento fisso tutte le sere.

Il giorno dopo si ricomincia, campana alle 7:30 e i lavori i diventano anche più pesanti: spostare cisterne giganti, riorganizzare metri cubi di attrezzi e materiali di risulta, il progetto prevede anche la costruzione di due compost toilette, delle relative compostiere, delle docce, di una nuova cucina, le scale di pietra a secco e tutto deve essere fatto con materiali di riciclo e quindi parte del lavoro e anche rovistare nel campo alla ricerca del materiale da assemblare.

Il caldo di luglio non ci dà tregua e le zanzare ci tormentano quindi decidiamo di spezzare la giornata in due e passare le ore più calde al torrente che attraversa Rocchetta. Il torrente diventa la nostra SPA (e vasca da bagno), tutti i giorni ci immergiamo nelle acque gelate e ci leviamo di dosso lo sporco e la fatica.

Per spezzare l’abitudine ci concediamo anche un pò di divertimento, un bel concerto a Dolceacqua con gli anarchici locali, una visita al borgo di Apricale, una giornata al mare a Balzi Rossi… c’è anche l’occasione per assistere alla presentazione del libro di Francesco Piobbichi e la sua esperienza sulla Open Arms. Le storie che ci riporta dal Mediterraneo ci precipitano velocemente nella realtà di quello che sta succedendo. Una carneficina quotidiana di uomini donne e bambini, i lager libici da cui i migranti escono svuotati nella migliore delle ipotesi, la violenza quotidiana sulle donne, le traversate sui gommoni che si trasformano in incubi moderni, la guerra, la fame, i soprusi

I giorni si susseguono con la consolidata routine: la mattina al lavoro, chi è di turno in cucina, il pomeriggio al torrente, la sera si lavora ancora qualche ora poi l’aperitivo, la cena, quattro chiacchiere, due risate e tutti a dormire. E arrivano finalmente bagni, docce e elettricità!

Alla fine non so com’è successo e perché ma ci capivamo, bastava uno sguardo per intenderci, nessuno veniva lasciato in disparte, Il lavoro era quasi divertente e le giornate sempre più corte, il torrente sempre più bello, al tramonto Karim ci offriva un breve concerto di Bach con il suo flauto e l’aperitivo e il cielo stellato facevano il resto.

Sarà una banalità ma forse ci siamo guardati e ognuno si è ritrovato negli occhi degli altri, quella voglia di esserci, di fare qualcosa per cambiare almeno un pezzettino di questo mondo che non funziona… e lo stavamo facendo! Al diavolo i post indignati sui social, il teatrino della politica, i radical chic da salotto. Noi ci guardavamo con i nostri martelli e avvitatori, le gambe martoriate dalle zanzare e ci riconoscevamo: con una livella, qualche pallet e un po’ di tempo avremmo raddrizzato questo mondo sghembo. Era talmente chiaro che era inutile dirselo.

Verso la fine il campo è stato ribattezzato da Franz “eremo freak” e la definizione ci calzava a pennello, in mezzo alla gente sembravamo una tribù di frikkettoni puzzolenti ma felici e segretamente progettavamo l’acquisto di un rudere per continuare l’opera di raddrizzamento.

Ma come in ogni bella favola c’è una fine e per noi era l’8 luglio, tanti saluti e arrivederci, insomma “moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta…” come diceva una famoso poeta locale.

I saluti però sono durati poco perchè dopo meno di una settimana ci siamo ritrovati quasi tutti a Ventimiglia per la manifestazione 20k del 14… senza che ci fossimo dati un appuntamento! Io da Modena, Alba da Milano, Grazia da Bologna, Luca e Stippi da Genova, Karim da un woofing e Cecile da Bruxelles!

Tutte le volte che ritrovavo qualcuno partiva la ridarella: “Ma che ci fai ancora qui?!”

Ma come ho già detto… era talmente chiaro, che era inutile dirselo.

Comunicato della rete #RestiamoUmani

Comunicato della rete #RestiamoUmani

Pubblichiamo il comunicato della rete #RestiamoUmani, di cui fa parte anche SCI-Italia, sull’azione di mercoledì 11 luglio a Roma, di fronte al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

DECINE DI ATTIVISTI RETE #RESTIAMOUMANI BLOCCANO INGRESSO MINISTERO DEI TRASPORTI, «BASTA NAUFRAGI DI STATO NEL MEDITERRANEO, GOVERNO ITALIANO E UE STANNO ISTITUZIONALIZZANDO OMISSIONE DI SOCCORSO IN MARE»

ROMA, 11.07.18 – Da questa mattina all’alba più di 50 attivisti della rete #RestiamoUmani sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in Via Nomentana a Roma, per protestare in modo pacifico e non violento contro la politica dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di
persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee. Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno inoltre aperto uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”.

«Il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo», dichiarano le attiviste e gli attivisti. «Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai».
L’Italia per molto tempo è stata in prima linea nel Canale di Sicilia, con Guardia Costiera e Marina Militare che hanno salvato centinaia di migliaia di vite. Tuttavia, dall’inizio del 2017 a oggi, stiamo assistendo a una stretta sempre più forte al margine d’azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano. La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dall’allora ministro Minniti, ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle ONG che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti.
Queste politiche e la riduzione dei soccorsi hanno aumentato il numero di persone che annegano nel Mediterraneo centrale: oltre 1000 confermate dall’inizio dell’anno. Il Canale di Sicilia ha raggiunto il drammatico primato di confine più letale al mondo, con una persona su 7 dispersa nel solo mese di giugno (Fonte: UNHCR). Un tragico traguardo, raggiunto per il quinto anno consecutivo, nonostante il calo nel numero di arrivi. L’elevata perdita di vite umane dimostra quanto sia urgente rafforzare le capacità di ricerca e soccorso nella regione e aprire canali legali di arrivo.
Alle ONG attualmente presenti in questa parte di Mediterraneo è invece impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere e di accedere poi a porti ragionevolmente vicini, per mettere in sicurezza le persone tratte in salvo, che non possono essere riportate in Libia. Ricondurre forzosamente in Libia le persone intercettate in mare dagli assetti libici non è una soluzione, ma non è altro che un “respingimento per procura”. La Libia non è un “posto sicuro”, come richiede la normativa sul soccorso rispetto al luogo di sbarco. Per questo l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012 per la pratica dei respingimenti collettivi sotto il regime di Gheddafi (caso Hirsi Jamaa v. Italy).
«Non ci riconosciamo in un sistema che finanzia e supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette a un regime di detenzione arbitraria e illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali. In entrambi i casi sono infinite le testimonianze di torture, stupri, estorsioni», proseguono le attiviste e gli attivisti. «I diritti delle persone in movimento sono inalienabili: sono i nostri diritti. Le presenti politiche stanno minacciando i diritti civili, che lo Stato ha il dovere e la responsabilità di proteggere e che non può opprimere, né tantomeno annegare», concludono.

Per porre rimedio a questa situazione drammatica, le attiviste e gli attivisti chiedono, nell’immediato, al Ministero dei Trasporti, in collaborazione con il Ministero dell’Interno:

l’apertura dei porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilità. Questa chiusura infatti, dopo aver inizialmente riguardato le ONG, è stata estesa in questi giorni anche alle navi militari europee e persino alle navi battenti bandiera italiana. Il governo italiano non può impedire il regolare e legale svolgimento delle operazioni di soccorso, chiudendo i propri porti attraverso dichiarazioni d’intenti su Internet, non traducibili in atti ufficiali e non supportate da alcuna base giuridica plausibile.

Chiedono inoltre agli Stati membri dell’Unione europea e ai loro governi:

Di fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso, un dovere universale nonché prescritto dalla legge;
Che l’Unione si assuma la propria responsabilità in mare, predisponendo assetti con un chiaro mandato di ricerca e soccorso, attraverso una missione SAR europea;

Che i rappresentanti dei governi europei trovino soluzioni strutturali e non emergenziali, né tantomeno basate sulla deterrenza – come quelle attuali – ma piuttosto sulla responsabilità di proteggere i diritti, di tutti: attraverso l’istituzione di vie legali e sicure per la migrazione, che si deve accettare come un fatto umano, e come un fondamentale diritto.

La rete #RestiamoUmani auspica che si moltiplichino manifestazioni e atti concreti in difesa dei diritti civili e della libertà di movimento. E invitano a partecipare agli eventi di solidarietà che si terranno in questi giorni in Italia e in tutta Europa, come la manifestazione a Ventimiglia (“Ventimiglia città aperta” del 14 luglio prossimo, manifestazione per rivendicare il permesso di soggiorno europeo, il diritto alla mobilità e un nuovo sistema dell’accoglienza).

Un campo di volontariato a tutela dei migranti bloccati sul confine: un progetto di accoglienza a Ventimiglia

Un campo di volontariato a tutela dei migranti bloccati sul confine: un progetto di accoglienza a Ventimiglia

Il campo:

Dal 15 al 23 luglio si svolgerà a Ventimiglia un campo di volontariato sul tema dell’accoglienza dei migranti e richiedenti asilo.

Il progetto è supportato dall’associazione italo-francese “Route de Jerusalem“, che organizza una marcia simbolica per attraversare il confine di Ventimiglia.

Qui, ogni anno, migliaia di migranti, richiedenti asilo e rifugiati rimangono bloccati.  a causa delle politiche di controllo frontaliero.

Il campo è promosso in partecipazione con Spes , un’associazione che da anni si impegna per migliorare le condizioni di vita dei migranti garantendo loro un accoglienza degna.

Il progetto è anche supportato da altre due organizzazioni attive sul territorio : Caritas e Torri Superiori Ecovillage

Le attività:

I/Le volontari/e dovranno dunque impegnarsi in vari workshop creativi e gastronomici, che coinvolgeranno lo staff e gli ospiti del campo, ed ovviamente in tutte le attività di gestione quotidiana del campo.

In particolare dovranno partecipare all’organizzazione e alla gestione delle attività collegate con la marcia simbolica che varcherà il confine italo-francese. Altre attività saranno decise ovviamente a seconda dell’evolversi della situazione politica.

Prevista anche una parte studio incentrata su : inclusione sociale, procedura di richiesta d’asilo e sulla storia della “Route de Jerusalem”, alla quale ovviamente i volontari potranno partecipare.

Alloggio:

I/le volontari/e dormiranno in tenda e usufruiranno di servizi igienici, docce, veranda e sala da pranzo della “Casa Famiglia” di Varase. In caso di pioggia, potranno dormire all’interno dell’edificio casa-famiglia.

Ubicazione approssimata: Il campo si svolgerà a Varase, un piccolo villaggio situato a 6 km dal centro di Ventimiglia (IM).

Note:

Sarebbe bello se alcuni volontari portassero con sé strumenti musicali.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

No Border Fest: un campo di volontariato in Italia sul tema delle migrazioni e delle frontiere

No Border Fest: un campo di volontariato in Italia sul tema delle migrazioni e delle frontiere

Il campo:

Dal 16 al 25 giugno SCI Italia organizza a Roma, presso La Città dell’Utopia, un campo di volontariato a supporto del “NO BORDER FEST”, una tre giorni di discussioni, musica ed eventi culturali dedicati al tema delle migrazioni, della libertà di movimento e lotta contro le diverse forme di razzismo.

Ci sono diversi eventi, iniziative, corsi e workshop organizzato attorno a tre tematiche principali: interculturalità, stili di vita sostenibili e cittadinanza attiva.

Tipologia di lavoro:

Il Festival si concentra sui temi più importanti emersi negli ultimi mesi riguardo il contesto delle migrazioni internazionali, con particolare attenzione alla situazione di Roma e dell’Italia.

Gli argomenti principali di questa edizione sono: la questione dei confini; migrazioni nel contesto globale; connessioni tra diritti dei cittadini e inclusione / esclusione sociale.

Un’attenzione particolare sarà inoltre dedicata ai seguenti argomenti: diritti dell’istruzione e educazione interculturale, razzismo democratico e fascismo istituzionale.

Attività:

I/Le volontari/e si impegneranno in supporto alla costruzione e alla preparazione delle scenografie e degli spazi, sia interni che esterni al casale.

I/Le volontari/e saranno anche coinvolti nelle attività di promozione del Festival ed avranno un ruolo attivo durante i giorni dell’evento. Inoltre, i volontari contribuiranno con alcune attività manuali al progetto “La Città dell’Utopia”, partecipando anche alla pulizia finale del casale.

Parte studio:

Ci sarà anche una parte studio, su questioni legate ai temi della migrazione e dei diritti e durante lo svolgimento del campo i volontari incontreranno anche l’organizzazione locale Laboratorio 53, partner del Festival, che da diversi anni collabora attivamente con i richiedenti asilo e rifugiati a Roma.

Alloggio:

I volontari saranno ospitati nell’ostello sociale di Casale Garibaldi nella sede “La Città dell’Utopia”. Ci saranno stanze miste, per un massimo di 7 volontari per camera. Lenzuola e coperte saranno fornite dallo staff , il bagno sarà condiviso da tutti i volontari, mentre per quanto riguarda invece la gestione degli spazi, verrà messa a disposizione una cucina dove i/le volontari/e cucineranno e mangeranno tutti insieme. 

Requisiti:

I/Le volontari/e dovranno dimostrare interesse nei temi della migrazione e della giustizia sociale, saper gestire  lavori di gruppo, ed essere attivi nell’organizzazione di eventi, esprimendo abilità manuali e artistiche.

Le lingue parlate durante il campo di lavoro saranno: inglese, italiano, spagnolo, ma sarà anche possibile parlare il catalano, bulgaro, greco e ucraino.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

 

Coordinare un campo di volontariato per supportare i migranti: un progetto a Ventimiglia

Coordinare un campo di volontariato per supportare i migranti: un progetto a Ventimiglia

Il campo:

Dal 25 all’8 luglio, insieme all’associazione Iris Onlus /Progetto 20K, SCI-Italia promuove un campo di volontariato a Ventimiglia, a supporto dei migranti bloccati lungo il confine italo-francese.

I/le volontari/e saranno impegnati nel monitorare il territorio a tutela dei migranti, distribuire beni di prima necessità, garantire informazioni, promuovere la conoscenza dei diritti  e offrire assistenza legale, quando necessario.

Elemento centrale delle attività del progetto è essenzialmente quello di promuovere una cultura dell’accoglienza e della solidarietà, che garantisca il diritto all’autodeterminazione dei migranti nonostante la chiusura delle frontiere

Le Attività

Le principali mansioni che vedranno impegnati i volontari nel supporto dei migranti saranno essenzialmente quelle di allestire e gestire gli spazi adibiti alle attività quotidiane del campo, come lo spazio tende, i bagni e la cucina.

Durante il periodo estivo é previsto un forte incremento degli arrivi di migranti su questo confine. 

In previsione l’associazione allestirà un campo che potrà ospitare fino a 50 volontari.

La giornata sarà scandita da turni di lavoro che inizieranno alle 9.00 12-30, e finiranno alle 14,30-17,00

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Il campo è situato nella località di Rocchetta Nervina, nella provincia di Imperia, qui la scheda completa del campo.

Partecipa alla formazione per coordinatori e coordinatrici di campi! Due appuntamenti ti aspettano:

  • Roma, 11-12-13 maggio
  • Cesano Maderno (MB), 8-9-10 giugno

Compila il form online per candidarti; se vuoi ricevere informazioni, contattaci all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiama la Segreteria Nazionale al numero 06 5580644.

Per ulteriori informazioni sulla formazione per coordinatori, clicca qui.