Piantare le mangrovie per proteggere l’ambiente: un campo a Zanzibar

Piantare le mangrovie per proteggere l’ambiente: un campo a Zanzibar

Il campo:

Dal 5 al 23 novembre 2018 un campo a Zanzibar, in Tanzania, in supporto alle attività di riforestazione di mangrovie per la protezione ambientale.

Le foreste, infatti, sono un elemento fondamentale per contribuire alla qualità dell’ambiente. In particolare, possono aiutare a controllare l’erosione del suolo, le inondazioni e le valanghe, oltre che aiutare a bilanciale l’equilibrio atmosferico, migliorare il paesaggio e ospitare un’infinita varietà di flora e fauna al loro interno.

Le foreste di mangrovie lungo la costa sud occidentale di Zanzibar sono state colpite duramente dalle attività dell’uomo: si parla di inquinamento, deforestazione, incendi, speculazione edilizia, tra gli altri fattori. L’impatto di queste pratiche è oggi più che visibile, come ad esempio l’innalzamento del livello delle acque, la scomparsa di specie floristiche rare, l’irrimediabile mischiarsi delle correnti di acqua salata con l’acqua dolce.

Attività:

I/le volontari/e del campo supporteranno quindi un progetto di tutela e gestione dell’ambiente naturale. Tra le diverse attività, si impegneranno in: attività di accrescimento della consapevolezza sulla questione ambientale; semina di semi di mangrovie; se il livello dell’acqua lo permetterà, pianteranno anche veri e propri alberelli.

Inoltre, i/le volontari/e organizzeranno lezioni di inglese per i/le giovani e le donne della popolazione locale, per incrementare le loro capacità linguistiche in ottica di accrescimento delle competenze professionali. Di ritorno, anche i/le volontari/e avranno la possibilità di imparare molto della lingua e della cultura locale.

Come parte studio, si approfondirà la questione dello sviluppo sostenibile.

Alloggio:

I/le volontari/e alloggeranno presso case di famiglie locali o in abitazioni libere all’interno della comunità.

Lingua:

La lingua del campo è l’inglese, ma si avrà l’occasione di imparare il Kiswahili, la lingua ufficiale della Tanzania.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondoecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Riscoprire il femminismo in un atelier di cucito: testimonianza da Zanzibar

Riscoprire il femminismo in un atelier di cucito: testimonianza da Zanzibar

Pubblichiamo la testimonianza di Sara Moreno, volontaria partita per un progetto di volontariato a lungo termine in Tanzania lo scorso anno.

Ho sempre avuto uno strano rapporto con la parola “femminismo”. All’inizio, quand’ero bambina e l’ho sentita per la prima volta, ne sono stata molto attratta; poi, crescendo, ho cambiato atteggiamento, maltrattando e rinnegando quella stessa parola. Non capivo fino in fondo che cosa volesse dire.

Ho iniziato a studiare per conto mio, ho fatto delle ricerche, e cercavo di comparare i movimenti femministi che trovavo nei libri con le donne contemporanee, non riuscendo però a trovare il nesso. Quelle che riconoscevo come femministe mi sembravano un gruppo chiuso, escludente, che preferiva autoproclamarsi femminista invece che cercare il confronto con gli uomini che cercavano di capire. Ho attraversato questa mia fase di crescita cercando di dare un senso che sentissi proprio al termine femminismo, giungendo infine allo slogan che  sentivo mio a quel tempo: “non sono femminista, semplicemente credo nell’uguaglianza dei diritti”. Ebbene, poi mi sono resa conto che in questa definizione sta quello per cui il femminismo lotta.

Dopo anni di letture, studi e discussioni, ho finalmente capito di essere una femminista e di non avere paura di dirlo.

La parte difficile è venuta dopo. Che cos’è per me il femminismo? Significa insegnare ai propri figli che uomini e donne sono uguali, renderci conto che ognuno di noi cresce in un ambiente pieno di stereotipi di genere ai quali siamo costantemente esposti. Significa sapere che quando una donna cerca di lottare per conquistarsi una certa posizione, dovrà faticare di più rispetto ad un uomo. Significa avere la consapevolezza che una donna che si reca a lavoro truccata ha più possibilità di essere promossa rispetto a una che non lo fa. Significa sapere che una donna non si sente sicura a camminare da sola di notte.

Quello che invece non sapevo è che sono poche le donne a Zanzibar che lavorano. Principalmente restano a casa, partoriscono, si prendono cura dei bambini e preparano il cibo. Non sapevo che un uomo che si occupa di cucinare in Tanzania viene visto come debole, anche se nutrirsi dovrebbe essere un bisogno istintivo, naturale.. non conoscevo un’altra cosa: che ci sono donne a Zanzibar che si impegnano attivamente per cambiare il loro mondo.

Quello che so ora, dopo aver vissuto con loro per un po’ di tempo, è che tutte loro sono persone assolutamente incredibili.

Lavorare per una donna, a Zanzibar come in qualsiasi parte del mondo, è estremamente importante perché permette di guadagnare soldi propri, e di rendere indipendente la propria vita. Indipendenza economica significa libertà, libertà di comprare ciò che vogliamo, ciò che ci piace, ciò di cui abbiamo bisogno, senza aspettare che qualcuno ce lo conceda… questo è un aspetto che non avevo mai considerato.

Viaggiare mi è sempre piaciuto e così, da quando avevo 16 anni, ho iniziato a lavorare durante i fine settimana. Ricordo ancora quel viaggio a Parigi, me lo ero pagata da sola, con i miei soldi: quella sensazione mi faceva sentire forte, mi faceva sentire libera. Ma cosa sarebbe successo se fossi nata in un paese in cui questa possibilità mi era preclusa? Avrei combattuto anche io per cambiare la mia situazione? Le donne a Zanzibar lo stanno facendo.

Avere un’occupazione comporta dei cambiamenti significativi nella vita quotidiana e nella struttura sociale. Se sia l’uomo che la donna sono impegnati durante il giorno, le famiglie si evolveranno in un modo diverso, anche la prospettiva sulla pianificazione familiare cambierà completamente e una donna avrà la possibilità di conoscere ed esplorare tutti i ruoli che può svolgere nella società.

“Empowerment”, questa è una parola che ho sentito molto spesso durante il mio soggiorno a Zanzibar, lo stesso progetto a cui mi sono iscritta si chiamava “women empowerment”.

Gli zanzibariani stanno cercando di far crescere la loro società attraverso diversi progetti, e le donne sono parte della integrante della soluzione. Le donne che si uniscono alla forza lavoro infatti potenziano in modo significativo il contributo alla crescita economica e sociale del paese.

C’è poi l’iniziativa di un gruppo, di cinque donne che hanno deciso di rischiare e spingersi ancora oltre, dando vita al collettivo di cucito “le mie mamme”. Dopo aver lavorato nel settore del cucito per alcuni anni, hanno infatti  deciso di avviare un’attività in proprio nel 2016. Hanno trovato un edificio adatto per allestire un atelier e un negozio per la vendita e hanno iniziato a costituire il loro gruppo a poco a poco, contribuendo con i propri risparmi. Il mio contributo è modesto, le aiuto nell’accoglienza dei clienti spiegando un po’ del progetto a chiunque sia interessato all’ascolto, condivido il mio punto di vista sul merchandising e sull’esposizione delle merci e insieme cerchiamo di trovare nuove ispirazioni e disegni per i loro prodotti.

Sono un’assistente che lavora per un gruppo di donne impegnate nelle loro attività. Prima di unirmi a questo progetto non sapevo cosa aspettarmi, ma quello che ho capito adesso è che di sicuro non sono io quella venuta ad insegnare a queste donne ad essere femministe, sono loro che mi hanno insegnato a vedere il mondo attraverso uno sguardo differente. Il gruppo è estremamente vario: alcune di loro sono sposate, altre no, tutte tranne una sono musulmane, c’è una maestra e poi tutte studentesse eccellenti. Una di loro è single, un’altra si dice sposata con la macchina da cucire, una di loro ha quattro figli ed è incinta, ma c’è una cosa in particolare che hanno in comune: una scintilla. Se sei molto attento puoi vederla, proprio lì, in fondo ai loro occhi.

Sorridono quando trovano un modello che gli piace e che vogliono cucire, quando scoprono una nuova stampa e vogliono lavorarci immediatamente, quando un cliente entra nel negozio con una richiesta impegnativa. È curiosità, è creatività, è passione. La passione che mettono in ogni singolo movimento che fanno, le loro mani che corrono su metri e metri di tessuto sparsi per tutto il pavimento, il ronzio costante delle loro macchine da cucire, il suono ripetitivo di forbici che scendono come ghigliottine e quella risata e la gioia che diventa incontrollabile quando sono tutti nella stessa stanza… anche per questi motivi ho capito perché sono femminista.

 

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Dal 30 novembre al 16 dicembre 2017 un campo in Tanzania per supportare il progetto di apprendimento e crescita dei bambini di una comunità rurale a Zanzibar.

Sono ormai cinque anni che il progetto viene portato avanti in cooperazione col Dipartimento della Gioventù e gruppi appartenenti alla comunità locale, avente come finalità lo sviluppo dei bambini e delle bambine. In collaborazione con il Bambi Nursery School questo progetto si propone di offrire un’opportunità per i bambini provenienti da qualsiasi contesto socio-economico, etnia o religione, per permettere loro di sviluppare capacità e competenze utili per il loro percorso scolastico e crescita personale.

I/le volontari/e partecipanti svolgeranno attività rivolte a bambini della fascia di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le attività saranno diverse tra loro, seguono alcuni esempi: rinnovo e pittura dell’edificio scolastico e delle aule; attività di gioco sia interne che all’aria aperta con la funzione di stimolare l’apprendimento e la coesione del gruppo (compito dei/delle volontari/e è di portare giochi nuovi dai propri paesi di provenienza); attività fisiche e sportive come giochi olimpionici, giardinaggio, composting etc; attività nella natura, come l’osservazione degli uccelli e degli animali in genere; attività di apprendimento scolastico, svolte affiancando gli/le insegnati nelle lezioni di materie quali la matematica e le lingue.

Come parte studio i/le volontari/e avranno la possibilità di fare l’esperienza della vita comunitaria condivisa con i/le bambini/e, approfondendo questioni inerenti all’educazione attraverso discussioni e visite a luoghi di interesse collettivo che vedranno coinvolte i/le partecipanti del progetto e membri della comunità ospitante.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Kiswahili.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Educazione e tutela ambientale nelle isole Zanzibar, in Tanzania

Educazione e tutela ambientale nelle isole Zanzibar, in Tanzania

Dal 20 novembre all’8 dicembre 2017 un campo in Tanzania, presso l’arcipelago di Zanzibar, per supportare un progetto di tutela dell’ambiente.

Sappiamo che le foreste sono il “polmone verde” del pianeta. Oltre a creare un materiale puro come l’ossigeno, bilanciando la quantità di carbonio presente nell’atmosfera, aiutano a controllare l’erosione del suolo, le inondazioni e le valanghe; inoltre sono il perfetto ecosistema naturale per la riproduzione di moltissime specie di flora e fauna, ed offrono momenti di ricreativa bellezza. Le foreste di mangrovie lungo la corta sudoccidentale dell’arcipelago di Zanzibar sono state duramente colpite dalle attività dell’uomo, quali lo scarico dei rifiuti, la pesca intensiva, incendi, deforestazioni per la raccolta del legno e la speculazione edilizia. L’impatto di tali attività ha avuto conseguenze evidenti e drammatiche, come l’innalzamento del livello delle acque, la scomparsa di numerose specie vegetali e animali e fenomeni climatici mai avuti prima.

I/le volontari/e supporteranno il progetto di tutela ambientale attraverso diverse attività: campagne di sensibilizzazione sulla questione ambientale; raccolta dei semi di mangrovia; semina delle piante di mangrovia; conoscenza della cultura locale. Inoltre, nei pomeriggi i/le volontari/e terranno lezioni di lingue straniere per i/le giovani e le donne locali, con l’obiettivo di accrescerne la qualità della vita attraverso la conoscenza di una lingua straniera.

Come parte studio verranno trattati i seguenti temi: incremento dell’ambiente e delle zone verdi; l’insegnamento di lingue straniere; tradizioni e culture locali. Nei fine settimana i/le volontari/e avranno la possibilità di visitare le attrazioni di Zanzibar.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Kiswahili.

Laggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

“Hey mzungo, jambo!”: storia di una volontaria a Zanzibar

“Hey mzungo, jambo!”: storia di una volontaria a Zanzibar

L’articolo è stato scritto da Marianna Visotti, che nel gennaio 2017 ha partecipato a un campo di volontariato nell’isola di Zanzibar, in Tanzania.

[Questa testimonianza ci dimostra come l’esperienza di un campo di volontariato non sempre si svolge “da manuale”: i contesti sociali e culturali in cui i/le volontari/e si muovono sono sempre diversi e spesso riserbano sorprese inaspettate; ciò non significa che le difficoltà debbano diventare un ostacolo, anzi. Affrontarle con una buona dose di pazienza e di capacità di adattamento è sempre il primo passo di un percorso di crescita. Lo spirito che anima i campi di lavoro può essere lo stesso dal Nord al Sud del mondo, ma ben diverse sono le situazioni che si possono incontrare e le maniere di affrontarle. Proprio per questo, consigliamo sempre di partecipare agli incontri di formazione che SCI-Italia organizza per i/le volontari/e in partenza: per prendere coscienza del percorso che si sta intraprendendo, e farlo con uno spiccato senso dell’adattamento e grande sensibilità.]

Dopo anni di università, lavoro e altri diversivi, a gennaio ho deciso di realizzare uno dei miei sogni nel cassetto, partire per un progetto di volontariato in Africa, destinazione Zanzibar.

Il progetto da me scelto era della durata complessiva di tre settimane e composto da due attività principali: piantare mangrovie (piante che, tollerando l’elevata salinità del mare aperto, sono parte attiva nella conformazione delle coste, le proteggono dall’innalzamento del livello del mare e vengono utilizzate anche per il loro legno) e insegnare inglese ai ragazzi del villaggio.

La nostra casa era a 10 chilometri dalla capitale Zanzibar City, in un paese rurale chiamato Maungani e, oltre a me, partecipavano al campo anche un altro volontario italiano, un portoghese, una spagnola, una taiwanese, una polacca e svariati volontari locali. All’inizio tutto andava come da programma. La mattina, dopo aver fatto colazione insieme, raggiungevamo in bici il mangrovieto, verso le 13 c’era il pranzo cucinato da una volontaria locale, relax in spiaggia (in fondo eravamo su un’isola!) e intorno alle 16.30 iniziava l’attività pomeridiana, che si protraeva per un paio d’ore fino all’ora di cena. La sera invece, quando non c’era la cultural night, serata dedicata alla scoperta delle nazioni dei volontari, ci ritrovavamo sotto il portico di casa per chiacchiere e godere dei pochi momenti freschi della giornata. Purtroppo però, dopo solo una settimana di volontariato, mi sono resa conto che c’era qualcosa che non andava. Il problema fondamentale era che i volontari locali non sembravano così preparati al nostro arrivo. Il luogo destinato a piantare le mangrovie era saturo, c’erano pochissimi spazi liberi dove posizionare i semi e, per quanto riguardava le lezioni di inglese, eravamo 5 insegnanti (un volontario aveva un altro progetto) e 3 studenti.

Perciò, dalla seconda settimana, trovando più interessante comprendere la loro cultura e le loro tradizioni, ho chiesto di potermi unire al women group, ossia il gruppo delle donne del villaggio. Tra le tante attività svolte, ho imparato a cucinare chapati – tipico pane locale che utilizzano per qualsiasi pasto -, mi hanno insegnato a intrecciare foglie di banano, che vengono impiegate come tetti per le capanne e mi hanno mostrato come indossare il kanga, indumento locale molto colorato, composto da due pezzi, uno utilizzato come gonna e l’altro come velo per coprire il capo. Nel pomeriggio, alternavo le lezioni di lingua con gli adolescenti a quelle, improvvisate, con i bambini che tutti i giorni si radunavano davanti a casa nostra. Duranti i week-end invece, abbiamo partecipato a numerose escursioni organizzate dai volontari locali, tra cui Safari Blu, Jozani Forest e Prison Island.

A fine progetto, vista l’insoddisfazione di alcune persone, ci siamo confrontati, prima tra di noi, arrivando alla conclusione che a volte la parola “work(camp)” sia solo un pretesto per avere uno scambio culturale (anche perché, aggiungo io, in tre settimane non ci si può proporre di cambiare il mondo) e, in seguito, parlando con i volontari locali, abbiamo capito che la nostra è stata solo sfortuna. Nei campi precedenti si è sempre insegnato in una scuola, ma questa volta ci sono stati problemi tecnici tali per cui hanno dovuto chiamare i ragazzi a casa e invece, per problemi di distanza dal villaggio, avevano appena deciso di abbandonare una foresta di mangrovie più bisognosa del nostro intervento.

Personalmente, avendo già avuto pregresse esperienze di volontariato e sapendo che spesso quello che viene scritto negli infosheet differisce da quello che poi si andrà realmente a realizzare, sono partita senza aspettative. Così i problemi sopra citati, che per alcuni sono stati motivo di delusione momentanea, io li ho presi semplicemente come imprevisto e sono molto felice di aver partecipato a questo progetto. Ho potuto approfondire la mia conoscenza dell’Africa, c’è stato un magnifico scambio culturale sia tra di noi che con gli abitanti del villaggio. Finalmente sono riuscita a vedere la vita da un altro punto di vista.

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Dal 26 giugno al 14 luglio 2017, un campo di volontariato in Tanzania, nell’Isola di Zanzibar.

Il progetto è stato pensato come supporto ai comitati locali di gestione dell’ambiente. Le foreste di mangrovie sulla costa sud ovest dell’Isola di Zanzibar sono state duramente danneggiate dalle attività umane, come discariche di rifiuti, cattive pratiche di pesca, incendi, tagli significativi nei boschi per usi commerciali e attività di costruzione. Ne risultano un aumento del livello dell’acqua, l’estinzione di più specie di alberi, siccità, mutazione dell’acqua dolce in acqua salata, etc.

Tra le varie attività, i volontari e le volontarie saranno coinvolti nella sensibilizzazione sui temi ambientali, nella raccolta dei semi di mangrovia, e nella piantagione di alberi (a seconda del tempo).

In più, avranno l’opportunità di familiarizzare con la cultura e la lingua locali. I volontari proporranno anche loro corsi di lingua, volti all’empowerment delle donne e dei giovani del posto, la cui conoscenza di lingue straniere contribuisce allo sviluppo delle attività economiche locali.

Durante il loro tempo libero, i volontari avranno l’opportunità di visitare le varie attrazioni di Zanzibar. Possono essere organizzate visite di gruppo. Possibili attività sono: Safari blue (nuotare, snorkeling, pranzo pesce e frutti di mare, sports sui banchi di sabbia), Beach & Nature trip (visita della foresta Jozani, spezie tour, nuoto coi delfini) e il tour di Stone town.

La lingua del campo è l’inglese, ma i volontari avranno l’opportunità di imparare il Kiswahili, la lingua nazionale a Zanzibar – Tanzania – e in alcuni altri paesi dell’Africa.

Se hai l’anima di un ecologo, foreste e banchi di sabbia ti fanno impazzire, e vorresti avvicinarti all’Africa, questo è il campo che fa per te!

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.