fbpx

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

#RightToReturn: comunicato in solidarietà con la popolazione palestinese

Vent’anni di interventi solidali in Palestina ci hanno insegnato a non entrare nel merito di quale azione individuale abbia innescato l’escalation di violenza – l’ennesima – ogni qual volta l’interesse mediatico si sveglia per inseguire una sua agenda. Le azioni individuali vanno considerate all’interno del loro contesto, e quello che manca in queste ultime settimane è proprio il contesto nel quale le vicende si svolgono. Un contesto coloniale e di occupazione militare e civile portato avanti da Israele da più di 60 anni, in cui politiche discriminatorie, di segregazione e di oppressione colpiscono l’intera popolazione palestinese, sia essa all’interno di Israele, nei Territori Occupati – di cui, è bene ricordare, fa parte anche la Striscia di Gaza – o esule in altre geografie del mondo.

Tuttavia la repressione di questi giorni ha una genesi ben definita: la scelta del governo statunitense di trasferire la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Una scelta scellerata per due motivi: codifica il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, cancellando le già tenui speranze della popolazione palestinese di vederla anche come la loro capitale; l’inaugurazione arriva in una data dall’alto valore simbolico, cioè quella della “Dichiarazione di Indipendenza di Israele”, che precede di un giorno l’inizio della Nakba palestinese, “catastrofe” che culminò nella pulizia etnica del Palestina del 1948.

A ciò possiamo aggiungere anche due eventi di carattere culturale avvenuti in questi giorni, uno dei quali ci riguarda da vicino: la vittoria della cantante israeliana Netta Barzilai al contest canoro Eurovision e la partenza da Gerusalemme ovest del Giro d’Italia. Entrambi gli eventi evidenziano l’attenzione per i dettagli da parte del governo israeliano quando si tratta di propaganda: il regolamento garantisce infatti l’ospitalità del contest dell’anno successivo nella capitale del paese d’origine della vincitrice/vincitore, e la città designata sarà Gerusalemme, non Tel Aviv; la gara ciclistica si è invece piegata alle pressioni del governo israeliano, eliminando la dicitura “Gerusalemme ovest” a favore di “Gerusalemme” nei documenti ufficiali della corsa, unificando così la città e tramutandola de facto in capitale israeliana come luogo di partenza.

Rimane fermo il nostro rifiuto della violenza, sempre e comunque. Allo stesso tempo consideriamo vuote le parole di chi si definisce super partes perché, come affermava l’arcivescovo Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni d’ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore”. Le parti in conflitto non sono sullo stesso livello, non è accettabile confondere l’occupante con l’occupato, l’aggressore con l’aggredito.

Non ci potrà essere pace in Israele/Palestina fino a quando non cesseranno l’occupazione militare e civile dei Territori Palestinesi, fino a quando non cesseranno le politiche discriminatorie per l’intera popolazione palestinese, fino a quando non cesseranno le pretese di Israele di costruire uno Stato etnicamente puro, ebraico, quindi senza popolazioni terze al suo interno.

Come Servizio Civile Internazionale continuiamo a portare avanti interventi solidali in Palestina per testimoniare, condividere e rompere il silenzio o le strumentalizzazioni. Di fronte alla storia che si ripete, ribadiamo ancora una volta il motto “meno parole, più fatti” e richiediamo l’applicazione della Giustizia, quella del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli aggiuntivi. Nella speranza di un’adesione sempre maggiore, continuiamo a supportare la campagna BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) come azione nonviolenta di contrasto alla propaganda e all’apparato repressivo israeliano.

Continuiamo nel nostro sostegno alla lotta popolare nonviolenta che i comitati popolari portano avanti in molti villaggi palestinesi. Continuiamo nel nostro sostegno a tutte quelle attiviste e attivisti israeliani che si battono insieme ai palestinesi per la fine dell’occupazione e un futuro condiviso.

Sono questi gli strumenti per una reale trasformazione nonviolenta del conflitto che porti giustizia e pace.

Servizio Civile Internazionale

#FreePalestine #Nakba #EndTheSiege #GreatReturnMarch #NoUsEmbassyInJerusalem

Per approfondimenti:

Official statement on President Trump’s intention to move US Embassy to Jerusalem (Service Civil International)

U.S. Embassy move could prove to be “the perfect storm” (+972 magazine)

Why Israel’s Eurovision contestant became a target for BDS (+972 magazine)

#VergognatiGiro! È ora che il Giro d’Italia si confronti con la realtà (BDS Italia)

Sulla dichiarazione di Trump e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele

Sulla dichiarazione di Trump e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele

Statement del Service Civil International rispetto alla dichiarazione di Donald Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato di Israele e sullo spostamento dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Due settimane fa un gruppo della branca catalana del Service Civil International si è recato in Palestina/Israele per visitare i partner del network, con cui alcune altre branche hanno collaborato per diversi anni. SCI Catalunya ha avuto l’opportunità di raccogliere maggiori informazioni sulla situazione in Palestina/Israele, comprendendo meglio come la vita quotidiana nei Territori Occupati sia affetta dall’occupazione israeliana nonché il livello di discriminazione messo in atto verso i palestinesi residenti in Israele. Ha avuto anche modo di vedere molti esempi di resistenza nonviolenta nei Territori Occupati e in Israele.

I nostri partner in Palestina/Israele hanno sempre espresso l’importanza del supporto internazionale o di gesti di solidarietà quando si vive in una situazione di repressione costante e si cerca di costruire e portare avanti una resistenza nonviolenta.

È per questo motivo che oggi vogliamo mostrare il nostro pieno supporto alla popolazione palestinese e alla loro lotta di liberazione. Denunciamo la complicità degli Stati Uniti con uno stato repressivo come quello di Israele.

Crediamo che sia nostro compito quello di stare vicini ai nostri partner e che essere neutrali in una situazione di ingiustizia equivalga a schierarsi con l’oppressore. Abbiamo osservato serie violazioni dei diritti umani e una forte negligenza verso il rispetto della Legge Internazionale, e per questo sentiamo che non possiamo rimanere in silenzio.

In linea con i valori SCI, noi come Service Civil International condanniamo le violazioni dei diritti umani e l’uso di continuo di violenza in Israele/Palestina. Vogliamo esprimere il nostro supporto ai nostri partner che subiscono quotidianamente abusi e violenze e che si impegnano in una lotta nonviolenta per realizzare una società giusta.

Vogliamo rilanciare una raccomandazione che era stata accettata alcuni anni fa dall’International Committee Meeting del SCI, la quale promuoveva la campagna Boycott, Divestment and Sanctions (conosciuta come Campagna BDS) come uno strumento che aumenti il livello di consapevolezza e che denunci, tramite il boicottaggio, la complicità di molte aziende, istituzioni e governi con le politiche e pratiche di discriminazione e occupazione portate avanti dallo stato di Israele.

Barcellona, 10 dicembre 2017

Leggi lo statement originale.