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Accuse e minacce alle organizzazioni solidali con la Palestina: il boicottaggio non è terrorismo

Accuse e minacce alle organizzazioni solidali con la Palestina: il boicottaggio non è terrorismo

Il 25 maggio 2018 il Ministero israeliano per gli Affari Strategici ha pubblicato un dossier dal titolo “The money trail: the millions given by EU institutions to NGOs with ties to terror and boycotts against Israel”. Il documento, reso consultabile sulle pagine del sito di Europe Israel Public Affairs (EIPA), – gruppo di pressione sulle istituzioni europee che in passato si è reso protagonista di esternazioni xenofobe – vorrebbe essere di denuncia nei confronti dell’Unione Europea, accusata di elargire fondi a ONG che sostengono la campagna “Boycott, Divestment and Sanctions” (BDS) fino a mantenere relazioni con “organizzazioni terroristiche”: tra quelle citate c’è anche il Servizio Civile Internazionale.

Non è questa la sede per un’indagine critica dell’utilizzo del termine “terrorismo”, che sempre meno si riferisce a ogni atto perpetrato per suscitare terrore nella popolazione civile – anche da parte delle istituzioni statali – e sempre più è utilizzato come escamotage per giustificare abusi e violazioni a livello locale e internazionale.

Ci preme tuttavia porre l’attenzione sui presunti aspetti negativi del sostegno alla campagna BDS che, come si legge nel dossier e sulla scia della narrativa dominante, è associata a una “delegittimazione anti-Israele”: come sempre accade, l’infamante accusa di antisemitismo è dietro l’angolo, come conferma tra l’altro il tono dell’articolo pubblicato su Il Foglio in cui si parla appunto del dossier.

Qui di seguito la nostra replica al quotidiano diretto da Claudio Cerasa, pubblicata però deliberatamente sotto un titolo falso e fuorviante, oltre che in palese contrasto con le argomentazioni stesse del comunicato.

L’esperienza ci ha mostrato come la trasformazione nonviolenta dei conflitti passi anche dalla loro narrazione, con la necessità di restituire una cornice nella quale raccontare la quotidianità delle violenze dirette, troppo spesso alla mercé di chi le strumentalizza per interessi propri. Una cornice data quindi anche dal racconto della violenza culturale e strutturale, per cui le istituzioni israeliane non fanno eccezione: un contesto coloniale e di occupazione militare e civile portato avanti da più di 70 anni, in cui politiche discriminatorie, di segregazione e di oppressione colpiscono l’intera popolazione palestinese, sia essa all’interno di Israele, nei Territori Occupati – di cui, è bene ricordare, fa parte anche la Striscia di Gaza – o esule in altri paesi.

Rimane fermo il nostro rifiuto della violenza, sempre e comunque. Allo stesso tempo consideriamo vuote le parole di chi si definisce super partes perché, come affermava l’arcivescovo Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni d’ingiustizia, hai scelto il lato dell’oppressore”. Le parti in conflitto non sono sullo stesso livello, non è accettabile confondere l’occupante con l’occupato, l’aggressore con l’aggredito.

Ribadiamo quindi il nostro motto “meno parole, più fatti” e richiediamo l’applicazione della Giustizia: quella del diritto internazionale, delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli aggiuntivi. Questo è stato, e sarà in futuro, il fine della nostra progettualità nei Territori Occupati e in Israele; progetti resi possibili anche grazie ai programmi di finanziamento dell’Unione Europea. Nella speranza di un’adesione sempre maggiore, continuiamo a supportare la campagna BDS in quanto azione nonviolenta di contrasto alla propaganda e all’apparato repressivo israeliano, come testimoniato dal dossier “Il Diritto di Boicottare Israele”, a cura di BDS Italia.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a tutte le realtà menzionate nel dossier “The money trail”, oltre che a tutte le attiviste e attivisti palestinesi e israeliani che si adoperano per la fine dell’occupazione e per la creazione di un futuro condiviso.

Servizio Civile Internazionale

[Aggiornamento in data 31 luglio 2018]

Il ministro degli Esteri dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha inviato personalmente una lettera al ministro degli Affari Strategici Gilad Erdan, chiedendogli di fornire le prove dal suo ministero sulle accuse “vaghe e infondate” secondo le quali l’UE sta finanziando attività di terrorismo e boicottaggio contro Israele attraverso le organizzazioni no profit. La notizia è comparsa sul quotidiano Haaretz, cliccare qui per visualizzare il testo integrale.

Dossier: “Il diritto di boicottare Israele”

Dossier: “Il diritto di boicottare Israele”

In concomitanza con l’Israeli apartheid week, pubblichiamo il dossier “Il Diritto di boicottare Israele – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni: un legittimo movimento per i diritti umani,” a cura di BDS Italia con il sostegno di AssoPace Palestina, Centro Studi SerenoRegis, Pax Christi Italia, Rete Ebrei Contro l’occupazione, Servizio Civile Internazionale e Un Ponte per… Lo scopo del documento è di chiarire le ragioni e gli obiettivi del movimento globale nonviolento per il BDS, che si propone di esercitare pressione su Israele fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

Il dossier è corredato da una ricca documentazione che presenta le basi giuridiche della legittimità del movimento e una rassegna delle prese di posizione da parte di governi, organizzazioni della società civile ed esperti che sostengono il pieno diritto del BDS ad essere esercitato.

Contiene inoltre una consistente sezione sugli attacchi che, a livello internazionale, vengono mossi al movimento e agli attivisti in esso impegnati, che, per Amnesty International, sono “difensori dei diritti umani.”

Il dossier si conclude con alcune raccomandazioni alle istituzioni italiane affinché siano tutelati i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione, come sancito nella nostra Costituzione, e sia rispettato e garantito il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

Il dossier ​potrà essere uno strumento utile per la stampa, le istituzioni, la politica e chiunque voglia un’informazione obiettiva sul movimento BDS, recentemente nominato da un parlamentare norvegese al Premio Nobel per la Pace.

Il BDS, sostenuto da milioni di uomini e donne in tutto il mondo, incluse personalità come l’Arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la pace, Naomi KleinRoger WatersAngela Davis e Judith Butler, si sta rivelando uno strumento efficace nella lotta per porre fine al sistema di occupazione militare, colonizzazione e apartheid che Israele impone ai palestinesi.

Scarica il dossier.