Across The Land: reportage audio dalla Balkan route

Across The Land: reportage audio dalla Balkan route

È online da oggi il reportage audio in quattro tappe frutto del progetto Across the Land, un lavoro di documentazione sulla rotta migratoria balcanica meglio conosciuta come “Balkan route”. Incentrato sulla Bulgaria, il reportage sarà pubblicato a cadenza settimanale sul sito Across the Sea, in quanto follow-up del progetto omonimo avviato nel 2014.

Across the Land, portato avanti da Echis.org in collaborazione con il Servizio Civile Internazionale, è un progetto che attraversa i confini della Bulgaria, partendo dalla Turchia e arrivando fino alla Serbia. Realizzato nell’inverno 2016, quando i riflettori mediatici su questa rotta migratoria erano più accesi che mai, Across the Land – come fu Across the Sea – racconta il vissuto di tutte le persone che vogliono bruciare la frontiera – come si dice in lingua araba – ricercando per sé, il nucleo familiare e la propria comunità le condizioni per il soddisfacimento dei propri progetti di vita. Una ricerca che ha determinato e continua a determinare per milioni di persone l’esigenza di muoversi, di trovare la propria strada in altri luoghi diversi da quello di nascita.

Una volta ultimato il progetto vuole essere strumento dinamico e implementabile tramite i contributi di quanti lavorano al monitoraggio delle frontiere e delle rotte di migrazione verso l’Europa. Affinchè si vada accumulando nel tempo un archivio il più possibile aggiornato, che sia strumento di lettura dei cambiamenti in atto e fonte di informazioni utili a contrastare efficacemente le politiche di esclusione e morte alle frontiere europee, sarà necessario il contributo di tutti e tutte.

Per informazioni:
info@echis.org
coordinamento@sci-italia.it

Across the Land è un progetto finanziato dalla PME Foundation

Migrazioni, “A Route To Connect”: in viaggio lungo la Balkan route

Migrazioni, “A Route To Connect”: in viaggio lungo la Balkan route

Dal 15 maggio al 2 giugno 2017, un viaggio lungo la cosiddetta “Balkan route”, aperto a giovani cittadini europei che abbiano meno di 30 anni. I paesi che attraverseremo sono Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia e Grecia, seguendo quello che era il corridoio umanitario usato da moltissimi per raggiungere l’Europa occidentale.

Il progetto è organizzato dal Service Civil International in collaborazione con i volontari e le volontarie indipendenti che lavorano nei campi profughi allestiti nella zona e lungo i confini.

Gli obiettivi del progetto:

  • Creare una rete sociale tra i cittadini europei e chi cerca riparo in Europa, cercando di alleviare il senso di isolamento che accompagna il viaggio di molti
  • Ascoltare le storie di chi è in viaggio o si trova nei campi profughi e cercare di portarle alla luce attraverso campagne e strumenti online
  • Supportare chi, lungo il proprio percorso, ha creato attività sociali e umanitarie autonome e invitarli ad unirsi anche al nostro progetto
  • Accrescere la propria esperienza sulla questione migratoria e sfruttare questa opportunità per diventare testimoni di questa ingiustizia, anche una volta tornati nel proprio paese.

Leggi qui tutti i dettagli del progetto.

Per presentare la propria candidatura, compilare il seguente modulo online entro domenica 12 marzo 2017.

Attenzione: i partecipanti italiani selezionati dovranno partecipare necessariamente a una delle formazioni di I livello organizzate da SCI-Italia.

Pacifismo e migrazioni forzate: seminario in Catalunya, 10-15 marzo

Pacifismo e migrazioni forzate: seminario in Catalunya, 10-15 marzo

“Learn and get inspired from the past” è un seminario internazionale sul tema della pace e delle migrazioni forzate, che si terrà dal 10 al 15 marzo, ad Alt Empordà, Catalunya, al confine tra Spagna e Francia. È qui che nel febbraio 1939 ebbe luogo “la retirada”: 500000 persone hanno attraversato il confine per fuggire dalla guerra civile spagnola, dopo che le truppe di Francisco Franco presero la città di Barcellona.

I/Le partecipanti al seminario seguiranno la rotta dei rifugiati e visiteranno i luoghi che la ricordano, come l’Exile Memorial Museum (MUME).

L’ obiettivo del seminario è quello di mettere in luce il valore della memoria come strumento per analizzare il presente e stimolare la mobilitazione e la solidarietà. Un altro aspetto importante sarà la riflessione condivisa sulla situazione attuale dei rifugiati, sulle origini dei conflitti che mettono in moto le ondate migratorie, sulle rotte più battute.

Tutt@ i/le partecipanti raccoglieranno storie passate che possano essere d’ispirazione per possibili azioni sul presente. Gli output prodotti saranno raccolti in un video finale e in un’esposizione.

Essendo parte del programma Erasmus+, per i/le partecipanti vitto e alloggio sono coperti dalla Commissione Europea. Le spese di viaggio saranno rimborsate fino a un massimo di 180 euro.

Per partecipare, è necessario effettuare la tessera associativa SCI-Italia 2017 (20 euro).

Candidature entro il 12 febbraio, compilando il form online.

Prima di candidarti, leggi qui tutti i dettagli del seminario.

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Le immagini scioccanti della condizione dei rifugiati in Serbia stanno iniziando a fare il giro del mondo. Le temperature di questo inverno gelido sono calate a picco verso i -20 gradi, e mentre i Balcani si trasformano nella “ghiacciaia d’Europa” migliaia di migranti e richiedenti asilo sono costretti a vivere all’aperto, in edifici abbandonati, in tende di fortuna, senza acqua, cibo, assistenza, forniture igienico-sanitarie, in attesa da mesi che l’Europa apra le sue porte.

Sono circa 8000 i rifugiati in territorio serbo, di cui solo 6000 ospitati in campi e strutture ufficiali (ma non sempre adeguate e attrezzate per l’inverno), e circa 2000 sono i disperati che affollano le strade di Belgrado. Medici Senza Frontiere denuncia le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere, abbandonati a se stessi e alle temperature polari delle ultime settimane. Casi di ipotermia, di congelamento degli arti, di intossicazione per inalazione di fumi tossici (per resistere al freddo viene bruciato di tutto) sono sempre più frequenti; per non parlare di malattie minori generate dalle condizioni igieniche nulle, come la scabbia, diffusissima. L’UNHCR, nonostante fosse stata avvertita per tempo e avesse assicurato la presenza di sufficienti strutture a norma, è stata in grado di fornire unicamente qualche tenda, telone e coperte – oggi sepolte dalla neve. Il governo serbo, da parte sua, fa quel che può con fondi che non sono sufficienti: quelli promessi tempo addietro dall’Europa sono arrivati dimezzati e mai rinnovati.

I campi attualmente presenti sono pieni e in alcuni casi sovraffollati, e da tempo non accettano più nessuno. Un nuovo campo è stato aperto negli ultimi giorni nei pressi di Belgrado, dove ricollocare le 2000 anime che affollano le strade della capitale. Ma la sua capacità è di 600 persone, nient’affatto sufficiente. Come se non bastasse, circa due mesi fa il governo serbo ha pubblicato una lettera aperta rivolta a tutte le organizzazioni e ong attive in campo umanitario, proibendo loro di servire cibo ai migranti non registrati nei campi. Da allora, le organizzazioni locali non svolgono più una regolare attività di assistenza, le uniche ong rimaste attive sono internazionali o provenienti da altri paesi. Senza queste organizzazioni internazionali, i rifugiati non riceverebbero assistenza alcuna, né cibo, né acqua, né assistenza medica. Organizzare qualsiasi genere di attività umanitaria è di giorno in giorno più complicato: il governo non vuole che i rifugiati dimorino in campi di fortuna e quindi chiude i centri per attività diurne che supportano i migranti non registrati; in questo modo si tenta di scoraggiare la scelta di restare fuori dal sistema ufficiale, costringendo i rifugiati a registrarsi regolarmente avviando la procedura di richiesta di asilo (nonostante non siano disponibili posti a sufficienza per tutti/e!).

Questo comporta una notevole difficoltà anche per chi svolge un lavoro umanitario. Nei mesi scorsi esperienze locali come Infopark (chiosco allestito all’interno del parco antistante la stazione centrale di Belgrado, gestito da volontari che ogni giorno davano informazioni logistiche e legali ai rifugiati) o Miksalište (centro diurno dove ai rifugiati venivano offerti due pasti al giorno e delle attività ricreative) sono state chiuse o ridotte di attività. La polizia effettua regolari ronde di controllo nelle zone dove sono accampati i migranti, e i volontari che vengono colti nel distribuire cibo, o vestiti, o coperte, vengono portati in commissariato per effettuare dei controlli. La logica di questa morsa restrittiva è in linea con le criminalizzazioni di attivisti e volontari di mezza Europa, a rischio di condanne molto gravi per aver dato un passaggio in macchina o ospitato in casa o semplicemente aiutato i rifugiati.

Essere una/un volontaria/o oggi significa muoversi in bilico tra l’aiuto umanitario e l’illegalità. Come esempio concreto posso riportare l’attività dei volontari di Fresh Response e North Star nella zona di Subotica e Kelebija. Qui, al ridosso del confine ungherese, un numero oscillante tra i 200 e i 300 rifugiati preme sulla frontiera, ogni notte, tentando, a piccoli gruppi, di attraversarla. La condizione di questi rifugiati è estremamente critica: esclusi dal sistema di accoglienza, vivono in alloggi di fortuna come una fabbrica di mattoni abbandonata, i vagoni in disuso nel deposito ferroviario, o nella cosiddetta “jungle”, in tende da campeggio. Le temperature non salgono più sopra lo zero da settimane, non ci sono servizi igienici attrezzati, né acqua. Se qui non fosse attivo questo gruppo di volontari internazionali, indipendente, ai rifugiati mancherebbe ogni genere di assistenza, anche primaria. Tramite donazioni private e il supporto di organizzazioni locali (quali Eastern European Outreach e Volonterski Centar Vojvodine) e internazionali (prima tra tutte Medici Senza Frontiere), FR e NS riescono a distribuire ogni giorno circa 200 “food bags”, con all’interno frutta, verdura, pane, riso, olio, acqua, latte, zucchero. Il lavoro è incessante perché l’obiettivo è tutelare la sopravvivenza di ogni gruppo di rifugiati; vengono quindi distribuite pentole per cucinare, legna per i fuochi. Tende, sacchi a pelo, coperte, teli isolanti. Per ogni rifugiato vengono garantiti capi di vestiario secondo necessità: scarpe invernali, giacche, maglioni, magliette, intimo. Guanti, calze, sciarpe e cappelli vengono distribuiti senza limite. Tutto questo è possibile grazie all’aiuto di donatori che da tutto il mondo supportano l’attività di questo incredibile e infaticabile gruppo di volontari.

La situazione è ancor più drammatica se si pensa che in questa zona manca un presidio medico deputato ad assistere i rifugiati; accade quindi spesso che i volontari si ritrovano a dover affrontare situazioni che solo un medico dovrebbe trattare. Oltre ai problemi causati dall’esposizione al freddo intenso (nello specifico, i casi di congelamento delle estremità degli arti, che se non curati in tempo possono causare il decesso del tessuto, e portare quindi all’amputazione), i casi più gravi sono conseguenza della violenza della polizia ungherese sui corpi di chi ha tentato di attraversare la frontiera durante la notte. Decine di uomini tornano indietro brutalmente pestati, feriti. Contusioni, nasi rotti, dita spezzate, dolori intercostali, difficoltà respiratorie. In questi casi, i volontari non possono che accompagnare i feriti al pronto soccorso locale, dove fino ad oggi i rifugiati sono stati accettati e presi in cura. Ma la situazione potrebbe presto cambiare, poiché una direttiva del Ministero della Salute proibisce agli ospedali di trattare i rifugiati come pazienti normali: è vietato per loro attendere nella stessa sala di attesa degli altri pazienti. Devono essere collocati in un edificio separato ed essere presi in cura per ultimi, quando la lista di attesa è terminata.

Questo rende il lavoro umanitario sempre più arduo, insieme alle retate sempre più frequenti della polizia. Tali retate sono dirette principalmente contro i rifugiati: con la scusa del freddo intenso, all’incirca una volta al mese vengono deportate a sud, nel campo chiuso di Presevo, quante più persone possibile. Molte di loro vengono direttamente portate oltre il confine macedone, per respingerle sempre più lontano dai confini europei. Per quanto riguarda il rapporto tra la polizia e i volontari, si basa su un confine labile di tolleranza: finché l’attività di assistenza viene svolta in modo discreto e invisibile, viene lasciata correre; ma quando questa diventa pubblica e palese, iniziano i problemi. Ad esempio, sia FR che NS fino a qualche settimana fa avevano degli spazi ai confini della città di Subotica dove svolgere attività diurne per i rifugiati. Tali spazi, regolarmente affittati, venivano chiamati Community Center: per 6 ore al giorno, tutti i giorni, ai rifugiati era possibile sostare in un luogo chiuso, riscaldato, con wifi gratuito, docce per lavarsi, e via dicendo. Entrambi i Community Center sono stati chiusi dalla polizia, minacciando di arresto i proprietari con l’accusa di traffico di uomini. In questo modo le autorità riescono a mantenere l’attività dei volontari il più possibile nell’ombra, e le condizioni dei rifugiati sempre più critiche.

Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi è una tragedia umanitaria di proporzioni gigantesche. La gestione che le autorità e i governi europei stanno attuando di tale crisi è nulla, benché politici e politicanti si riempiano la bocca di soluzioni per l’emergenza migratoria. Di fatto davvero presenti sul territorio sono solo organizzazioni di volontari che rimangono piccoli baluardi di umanità, di fronte allo scempio della democratica Europa che rimane a guardare.

Olanda, volontariato in un centro per richiedenti asilo

Olanda, volontariato in un centro per richiedenti asilo

La testimonianza di Rosario Scollo sulla sua esperienza di volontariato in Olanda. Il campo prevedeva attività con i bambini ospiti del centro per richiedenti asilo di Nijmegen.

Quest’estate ho vissuto una bella esperienza di volontariato che mi fa piacere condividere per stimolare anche una breve riflessione sull’impegno sociale di noi cittadini. Da anni assistiamo inerti alla guerra civile in Siria e alle drammatiche conseguenze dell’arrivo dei migranti sulle nostre coste, così ho pensato di conoscere meglio questa triste realtà partecipando a un progetto SCI.

Così individuo un interessante campo che si svolge in agosto in Olanda, un campo di volontariato che prevede animazione con i bambini rifugiati siriani ospiti a Nijmegen. Da Catania c’è un volo diretto per l’Olanda e prima di arrivare a destinazione decido di fare il turista per qualche giorno. Ad Amsterdam sono ospite di Marilou, una volontaria olandese dello SCI che abita nel quartiere Joordan, famoso per la presenza della casa di Anna Frank, che sicuramente è il museo più visitato d’Olanda perché ha sempre lunghe code dalla mattina alla sera. Invece a Utrecht, grazie alla conoscenza casuale su CouchSurfing, sono ospite di Harrie, un tecnico informatico che, vivendo solo, da tempo ospita due rifugiati siriani ed è una persona molto aperta ai giovani che ospita continuamente.

Il tempo nel Nord Europa non è clemente e piove sempre. Siamo un gruppo di 12 persone (dai 18 ai 48 anni) provenienti da Francia, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera che viene ospitato nella zona residenziale di Nijmegen, città di circa 170.000 abitanti che si trova vicino al confine con la Germania, nota per la presenza della prima università cattolica dell’Olanda. Si arriva singolarmente e si prende confidenza con il posto, un’ampia sede scout munita di tutti i servizi che da noi difficilmente si trova. Il giorno successivo ci rechiamo presso una ex caserma che oggi ospita un centro per richiedenti asilo – circa 400 persone – e facciamo la conoscenza di Gerda, responsabile dell’associazione locale De Kleurfabriek (la fabbrica del colore), che ha sviluppato il progetto insieme al Coa (organizzazione governativa per l’immigrazione) e ci spiega il lavoro che ci attende. Io, Evgenia, Maria, Serafina, Lena, Emma, Rafael, Katarzyna, Shirley, Nerea e Marthe saremo impegnati per due settimane nel fare attività di animazione con un gruppo di 25 bambini (dai 6 ai 15 anni) presso la sede scout che ha un ampio prato dove giocare all’aperto. Sono previste 6 ore di lavoro al giorno, dal lunedì al venerdì, mentre il fine settimana è libero per conoscere meglio il territorio (il volontario Burt è stato gentilissimo perché sempre disponibile a darci consigli).

Si inizia alle 10 con l’accoglienza dei bambini che vengono accompagnati dai genitori in bicicletta, si fanno attività per 2 ore, pausa pranzo di circa un’ora a mezzogiorno e si continua sino alle 16. In un primo momento si era pensato di realizzare una piccola recita ma l’idea viene scartata a causa della lingua, così ci orientiamo su attività pratiche come la realizzazione di spille, braccialetti intrecciando fili di lana colorati, origami, fiori e altri semplici oggetti di carta colorata intagliata, attività gradite dalle bambine, mentre i bambini preferiscono fare calcio o giochi all’aperto.

I maschietti sono quelli più irrequieti, che tendono a litigare spesso tra loro e gli adolescenti non riescono a lavorare insieme nel gruppo. Un paio di volte ho sorpreso due bambini soli intenti a disegnare uomini che usano armi e ciò significa quanto sia stato traumatico lasciare un paese in guerra dove non ci sono prospettive.

Così pian piano facciamo la conoscenza di bambini che vengono da Siria (Ibrahim e il fratello Ziad, Hamza e il fratellino Sam, il timido Mochless, il monello Zaid che tirava sempre calci, la timida Shaza e il fratello Dia molto gentile, Ruby che ama ballare, Judy, Hala), Palestina (i due piccoli Mohammed, Hamza che ama il calcio), Afghanistan (Hasan), Algeria (Altafass con la sorellina Helen), Sierra Leone (Kadija).

Abbiamo avuto l’occasione di fare un pranzo e una cena presso il centro richiedenti asilo, due momenti che ci hanno permesso di scoprire le storie di alcuni adulti che ci hanno raccontato del loro viaggio periglioso (ricordo come questo discorso sia nato con Amira – una nonna che ci aiutava nella preparazione del pranzo per i bimbi – semplicemente disegnando su un foglio bianco una mappa dell’Europa), della loro sfiducia verso la politica internazionale nella soluzione del conflitto, del dolore per aver lasciato tutto e la difficoltà di ricominciare una nuova vita in un paese straniero, della speranza di dare una nuova vita e un futuro ai propri figli. Momenti davvero toccanti che insegnano quanto sia importante mettersi nei panni dell’altro e capire che la storia di queste persone ci riguarda da vicino, perché solo nell’accoglienza dell’altro – come ci insegna il filosofo francese Lèvinas – possiamo capire noi stessi e superare l’angoscia del vivere.

Ogni campo è occasione di crescita. Come volontario e attivista SCI nella provincia di Catania invito a fare simili esperienze perché arricchiscono enormemente e ci fanno vedere il mondo con altri occhi, attraverso la gioia dell’incontro con culture diverse.

Verso il No Border Fest: suggestioni oltre le frontiere

Verso il No Border Fest: suggestioni oltre le frontiere

No Border Fest 2016C’è un concetto più profondo del rifiuto dietro il nome del No Border Fest, organizzato da La Città dell’Utopia, Servizio Civile Internazionale, Laboratorio 53, Casa dei Venti e Officine Culturali Insensinverso. C’è l’urgenza di andare oltre i confini imposti da istituzioni e società e spingersi in quel territorio così immediato, intimo e allo stesso tempo arduo da raggiungere che è la conoscenza dell’altro, dell’altra. Perchè solo una conoscenza spoglia di pregiudizi e giudizi può aprirci all’empatia, facendo nostre le ragioni del cambiamento e del viaggio di altre persone.

Il No Border Fest, giunto quest’anno all’ottava edizione, è dalla sua nascita un momento di confronto e di convivialità sul tema delle migrazioni con laboratori sensoriali, esposizioni, dibattiti, musica e teatro. Era il 2009 quando fu approvato il “Pacchetto Sicurezza”, figlio bipartisan di una politica miope che da qualche anno, con l’istituzione dei centri di permanenza temporanea, mirava a criminalizzare il viaggio, la migrazione, l’abitare. Il possesso del documento di soggiorno sancì la divisione tra buoni e cattivi e determinò prigionia o libertà, tralasciando che la contemporaneità che viviamo è troppo complessa per essere letta con lenti securitarie e, di conseguenza, normata. Il No Border Fest nasceva proprio dall’esigenza di opporsi a questa semplificazione.

Quest’anno il festival è dedicato a due tematiche: l’accoglienza e le origini del viaggio.

Mentre a livello istituzionale si intensificano i controlli alle frontiere, le identificazioni di massa, le deportazioni e gli sgomberi di accampamenti di fortuna, il No Border Fest vuole proporre suggestioni basate sulla libertà di movimento e sulla cittadinanza universale, ponendo l’accento sulle forme alternative di accoglienza, lontane dalle logiche del profitto e che sappiano mettere in primo piano le persone che intraprendono il viaggio verso l’Europa, attraverso narrazioni alternative, decostruzione degli stereotipi e analisi di buone pratiche.

Ci poniamo domande piuttosto che dare soluzioni. Può definirsi “accoglienza” la pratica di spostare come pacchi le persone da una struttura di accoglienza all’altra contro il loro volere? Può definirsi “accoglienza” il diniego dei pochi diritti riconosciuti dalla legislazione vigente e racchiusi in 2,5 euro di diaria? Può definirsi “accoglienza” la pratica di considerare le persone come oggetti privi di esigenze personali e di aspirazioni? Secondo noi la risposta è no, perché le persone che hanno attraversato il mare o le steppe, sono arrivate su barche o in carovane, hanno azzardato un aereo con documenti falsi…ecco tutte queste persone hanno una storia che merita di essere ascoltata e una vita che deve essere vissuta secondo le proprie aspirazioni. Ci scandalizziamo delle proteste in prossimità delle strutture di accoglienza, ma difficilmente pensiamo che la prigionia in tali strutture è stata una scelta imposta dall’alto, quando l’unica esigenza è quella di muoversi, di ricongiungersi con persone amiche o familiari, di scegliere la meta finale o temporanea del proprio viaggio.

E all’inizio del viaggio cosa c’è? E’ purtroppo prassi consolidata quella di distinguere tra “migranti economici” e “profughi”. La violenta offensiva operata dalle politiche neoliberiste in Italia come nel resto del mondo ai diritti sociali, culturali, civili ed ambientali può portare ad esiti paragonabili alla violenta offensiva operata da un esercito: distruzione delle infrastrutture di base, disfacimento del tessuto sociale, devastazione ambientale, perdita di vite. In sintesi, la violenza può produrre effetti nella sua forma diretta ma anche in quella economica e culturale, dando vita a conflitti sociali, ambientali ed armati su scala locale ed internazionale. Ancora una volta, quello a cui ci opponiamo è la semplificazione, proponendo domande. Chi e cosa alimenta questi conflitti? Quale sponda del Mediterraneo? Di chi gli interessi economici? E lo stile di vita vissuto alle nostre latitudini che peso ha sulle altre?

Quello che facciamo e faremo durante il No Border Fest è provare a dare suggestioni rispetto a queste domande, e lo faremo con mille sfumature, ponendo l’accento sul fare insieme. Non mancheranno momenti di dibattito, ma è da anni che proponiamo anche attività che permettano la conoscenza diretta, il confronto, lo scambio. Quotidianamente, le realtà organizzatrici lo fanno nell’ottica di trasformare la realtà circostante: il Servizio Civile Internazionale con i suoi progetti di volontariato internazionale, Laboratorio 53 con il supporto legale, psicologico e le sessioni di auto-mutuo-aiuto, Officine Culturali Insensinverso con la sua scuola di italiano. E la sinergia tra alcune di queste realtà ha dato vita al progetto “Casa dei Venti”, un centro senza centro ospitato da La Città dell’Utopia. Una risposta a ciò che caratterizza il sistema di accoglienza nazionale e territoriale: esclusione sociale, marginalizzazione, passivizzazione, razzismo, criminalità organizzata, business. Per opporre un’altra visione delle migrazioni, delle politiche e delle comunità a venire. Perchè l’integrazione risulta un meccanismo freddo e imposto, mentre ciò che serve è la sola interazione.

 

Simone Ogno

Segretario Nazionale Servizio Civile Internazionale

No Border Fest – VIII edizione: 1-2-3 luglio 2016. Per la libertà di movimento oltre ogni confine.

No Border Fest – VIII edizione: 1-2-3 luglio 2016. Per la libertà di movimento oltre ogni confine.

No Border Fest 2016No Border Fest – VIII edizione: 1-2-3 luglio 2016. Tre giorni di dibattiti, cultura e musica. Per la libertà di movimento oltre ogni confine.

Nei giorni 1, 2 e 3 luglio torna a Roma il No Border Fest, organizzato da La Città dell’Utopia, Servizio Civile Internazionale, Laboratorio 53, Casa dei Venti e Officine Culturali Insensinverso. Il festival, giunto quest’anno all’ottava edizione, è dalla sua nascita un momento di confronto e di convivialità sul tema delle migrazioni con laboratori sensoriali, esposizioni, dibattiti, musica e teatro.

Mentre a livello istituzionale si intensificano i controlli alle frontiere, le identificazioni di massa, le deportazioni e gli sgomberi di accampamenti di fortuna, il No Border Fest vuole proporre suggestioni basate sulla libertà di movimento e sulla cittadinanza universale, ponendo l’accento sulle forme alternative di accoglienza, lontane dalle logiche del profitto e che sappiano mettere in primo piano le persone che intraprendono il viaggio verso l’Europa, attraverso narrazioni alternative, decostruzione degli stereotipi e analisi di buone pratiche.

Venerdì 1 luglio, dalle 19.00 presso le Officine Culturali Insensinverso (via Vaiano 7, Magliana) sarà presentato il documentario “Waiting Area”, girato in Grecia a ridosso della chiusura della frontiera con la Macedonia e l’accordo UE-Turchia. Una situazione che ha “intrappolato” migliaia di richiedenti asilo in Grecia, che attendono di fare richiesta di protezione internazionale in campi spontanei come il porto del Pireo (Atene) e Idomeni (frontiera con la Macedonia), in centri governativi militari o in realtà auto-organizzate come l’occupazione dell’Hotel City Plaza. In seguito alla proiezione ci sarà la possibilità di confrontarsi con gli autori e alcuni protagonisti, attraversando anche altre frontiere con il contributo di AMISnet, che presenterà i primi risultati del progetto Across the Land tra Bulgaria e Italia.

Sabato 2 luglio, dalle 18.00 presso La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F, San Paolo), il festival darà spazio a un confronto “Oltre l’accoglienza”, volto ad approfondire realtà e buone pratiche che propongono un’accoglienza alternativa a quella proposta dal sistema istituzionale italiano, ponendo l’accento sulla quotidianità, l’inclusione e l’attivazione sociale di persone migranti. Alla discussione parteciperanno Ex-Moi (Torino), CIAC – Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale (Parma), Refugees Welcome Italia, Medici Senza Frontiere.

Domenica 3 luglio, dalle 17.30 presso La Città dell’Utopia, sarà invece dedicata a “Le origini del viaggio”, un momento di approfondimento sui conflitti ambientali, sociali e culturali all’origini dei flussi migratori. Questo viaggio a ritroso sarà accompagnato dai protagonisti di quei viaggi e dai contributi di BeFree, che presenterà il report “INTER/ROTTE – Storie di Tratta, percorsi di Resistenze”, e A Sud onlus, con il report “Crisi ambientale e migrazioni forzate. L’ondata silenziosa oltre la Fortezza Europa.”

Numerosi i workshop culinari, educativi e ludici che sarà possibile seguire (è richiesta la prenotazione): Danzamovimentoterapia con Fernando Battista (sabato 2), Preparazione di succhi ivoriani, pakistani e russi (sabato 2), Laboratorio di Cura Comunitaria a cura di Università Popolare della Salute (sabato 2), Torneo di giochi dal Mondo a cura di Laboratorio 53 (domenica 3).

Nelle giornate di sabato 1 e domenica 2, La Città dell’Utopia sarà inoltre la cornice per tre esposizioni audio/visive a cura di AMISnet con “NO Transit – Installazione sonora dalle frontiere di Bulgaria, Lucha Y Siesta con “Lucha e Spezie – Laboratorio di cucina multiculturale presso Lucha y Siesta (Video: collettivo Controluce, Foto: Federica Antonelli) e Laboratorio 53 con l’installazione sonora-fotografica “Di-Verso. La molteplicità nella realtà”.

Se lo scorso anno il No Border Fest fu introdotto da un’anticipazione, quest’anno si raddoppia! Giovedì 23 giugno, presso La Città dell’Utopia, “Aspettando il No Border Fest” sarà il momento per conoscere i risultati del sopralluogo in Grecia dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, volto approfondire gli elementi giuridici e di prassi applicativa a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa greca sul diritto d’asilo (voluta dall’UE con l’accordo del 18 marzo 2016) e dell’accordo UE-Turchia sul respingimento di tutti coloro che hanno attraversato la frontiera “illegalmente”, entrato in vigore il 20 marzo.

Giovedì 7 luglio, presso La Città dell’Utopia, “Dopo il No Border Fest” ospiterà la proiezione de La Jaula de Oro (Messico, 2013), che racconta il viaggio di alcuni adolescenti guatemaltechi attraverso il Messico con l’obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti.

Programma del No Border Fest (qui l’evento Facebook):

>>> DURANTE IL FESTIVAL <<<

“NO Transit” – Installazione sonora dalle frontiere di Bulgaria a cura di AMISnet

“Lucha e Spezie” – Laboratorio di cucina multiculturale presso Lucha y Siesta (Video: collettivo Controluce, Foto: Federica Antonelli)

“Di-Verso. La molteplicità nella realtà” – Installazione sonora-fotografica a cura di Laboratorio 53

>>> VENERDÌ 1 LUGLIO, @Officine Culturali Insensinverso (via Vaiano 7, Magliana) <<<

“SULLE ROTTE DI TRANSITO”

Ore 19.00
Proiezione del documentario “Waiting Area” (Grecia, 2016) di Roberto Ognissanti e Laura Basta. Saranno presenti gli autori.

A seguire dibattito con Spyridos Makry, Traveling Light – Legal team for the defence of the right of migrants and refugees,  (Salonicco, Grecia) e i Redattori di AmisNET, progetto Across the land (frontiera bulgaro-turca)

Ore 20.30
Apericena con musica dal vivo a sostegno della scuola di italiano INsensINverso

Ore 21.30
Caracca de Roda: Canti popolari, ritmi e danze tra Roma e Brasile

Durante la serata

“Che ne sarà di noi?” – Mostra fotografica (Idomeni, frontiera Grecia/Macedonia) a cura di Giulia Tarquini

“Attraversando la Bulgaria: migranti e abitanti alle porte della balkan route” – Mostra fotografica a cura di Ginevra Sammartino

>>> SABATO 2 LUGLIO, @La Città dell’Utopia (via Valeriano 3F, San Paolo) <<<

15.00 – 16.30

Workshop di succhi ivoriani, pakistani e russi con Fatou, Farzana e Yulia

info e iscrizioni: julua.faley@gmail.com (richiesto un contributo di partecipazione di 5€)

Ore 15.00 – 17.00

Laboratorio di Cura Comunitaria a cura di Università Popolare della Salute

Spazio di ascolto, di parola e di legami in cui per esprimere le proprie emozioni e sentimenti senza il rischio di essere giudicati

Info e iscrizioni: alerinaldi84@gmail.com

17.00 – 18.00

Workshop di DANZAMOVIMENTOTERAPIA

DanzaMovimento Relazionale-Creativo con Fernando Battista e Laboratorio53

info e iscrizioni: corpisensibili@tiscali.it

Ore 18.00

“OLTRE L’ACCOGLIENZA”

Ex-Moi (Torino)

Michele Rossi (CIAC – Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale)

Lazrak Benkadi (Refugees Welcome Italia)

Marco Bertotto (Medici Senza Frontiere)

a chiusura del dibattito presentazione e proiezione di “Lucha e Spezie”

Laboratorio di cucina multiculturale presso Lucha y Siesta

Video: collettivo Controluce // Foto: Federica Antonelli

ore 20.00

Cena a cura della Biosteria dell’Utopia

Ore 21:00

Est Est Est! Super Balkan Sound da Roma

>>> DOMENICA 3 LUGLIO @La Città dell’Utopia<<<

ore 15.00 -17.30

Torneo di giochi dal mondo, a cura di Casa dei Venti

Mankala, Ludo e Bagarat (dama pakistana)

Info e iscrizioni: carmenpalazzo@yahoo.it

16.00 – 17.30

RisKio! Gioco migramondo a squadre

Info e iscrizioni: lacittadellutopia@sci-italia.it

Ore 17:30

“LE ORIGINI DEL VIAGGIO – I CONFLITTI DIETRO I FLUSSI MIGRATORI”

1. Tavoli del viaggio, con Hassan (Bangladesh), Habiba (Costa d’Avorio), Birikti (Eritrea) e Sayed (Pakistan)

2.I conflitti

BeFree presenta INTER/ROTTE – Storie di Tratta, percorsi di Resistenze”

A Sud Onlus presenta Crisi ambientale e migrazioni forzate. L’ondata silenziosa oltre la Fortezza Europa”

Ore 20.00

Performance del laboratorio “Dialoghi musicali”

Ore 20.15

Apericena a cura di Makì – Sapori dal Mondo

Info e prenotazioni: maki@laboratorio53.it

Ore 20:45

Teatro forum: “Sulla stessa barca” a cura di Accoglienza Project con incursioni teatrali del gruppo RAR di Laboratorio 53

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Casa dei Venti presenta: “Le nuove procedure degli hotspot” a La Città dell’Utopia

Casa dei Venti presenta: “Le nuove procedure degli hotspot” a La Città dell’Utopia

Dibattito su “Le nuove procedure degli hotspot : il ruolo dell’UNHCR, delle organizzazioni governative e non, la detenzione e l’identificazione”

Locandina "Le nuove procedure degli hotspot"Giovedì 26 maggio, a La Città dell’Utopia, Casa dei Venti presenta “Le nuove procedure degli hotspot : il ruolo dell’UNHCR, delle organizzazioni governative e non, la detenzione e l’identificazione”, dibattito con gli avvocati di ASGI Lucia Gennari e Giulia Crescini e con Giulio Ricotti (via skype), di Ass. Etnie, Bari.

L’evento sarà preceduto, a partire dalle 19.30, da un aperitivo preparato dalle amiche e dagli amici di Makì – sapori del mondo. Il dibattito inizierà poco dopo e durerà fino alle 22.30 circa.

Casa dei Venti è un progetto di Laboratorio 53, Servizio Civile Internazionale e ASGI, all’interno de La Città dell’Utopia. Esso vuole essere una risposta a ciò che caratterizza il sistema di accoglienza italiano e territoriale: esclusione sociale, marginalizzazione, passivizzazione, razzismo, criminalità organizzata e business in violazione dei diritti fondamentali dei migranti. Per proporre una visione alternativa delle migrazioni e delle politiche migratorie. Uno spazio di dibattito, un luogo familiare e di incontro per tutti i migranti che vivono nella città di Roma.

Nel corso della serata, i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con gli avvocati dell’ASGI e potranno ottenere maggiori informazioni sul progetto e sulla partecipazione al medesimo.

Tra le attività promosse da Casa dei Venti, “Laboratorio Asilo: diritto, prassi, partecipazione” è un percorso di auto-formazione, approfondimento e confronto che ha l’obiettivo di stimolare un dibattito critico sulle migrazioni e sul diritto d’asilo. Tutte le persone interessate sono invitate a partecipare e a contribuire al percorso: studenti, avvocati o praticanti, operatori del settore, attivisti. Una volta al mese, verranno discussi gli aggiornamenti più importanti ed attuali in merito al diritto d’asilo, sia a livello nazionale che europeo, e chi vorrà collaborare potrà avere modo di confrontarsi con il gruppo di lavoro.

“Building Bridges”: costruiamo ponti, non muri

“Building Bridges”: costruiamo ponti, non muri

Building Bridges è un gruppo di lavoro all’interno della rete internazionale SCI che coinvolge richiedenti asilo e rifugiati

Building Bridges è un gruppo di lavoro all’interno della rete internazionale SCI, avviato nel 2015 da attivist@ di diverse branche SCI con esperienza in progetti, locali e/o internazionali, che coinvolge migranti e nello specifico richiedenti asilo e rifugiati.

L’obiettivo del gruppo di lavoro è quello di coordinare a livello internazionale le azioni che lo SCI vuole intraprendere per sensibilizzare sul tema della migrazione forzata e per promuovere la pace e l’inclusione sociale.

Qui lo statement e gli obiettivi del gruppo.

Il gruppo ha ultimamente pubblicato il Toolkit Building Bridges, una piattaforma web pensata per condividere idee, progetti riproducibili e materiali utili per attività di volontariato che coinvolgono richiedenti asilo, rifugiati, minori non accompagnati, migranti in genere. La piattaforma mette a disposizione metodi, linee guida e casi studio per chiunque desideri riproporli nella propria comunità o utilizzarli a scopi informativi e/o di sensibilizzazione.

La campagna Building Bridges sarà supportata a livello internazionale anche attraverso attività specifiche all’interno dei campi di volontariato SCI.

Sono previste due tipologie di campi di volontariato che aderiscono alla campagna e riportano la dicitura “Building Bridges” (scoprili qui):

  1. Campi sul tema delle migrazioni, della libertà di movimento e dell’inclusione sociale che in alcuni casi prevedono il coinvolgimento diretto di richiedenti asilo e rifugiati. Attraverso metodi di apprendimento non formale, i partecipanti saranno in grado di condividere conoscenze, esperienze e progetti di volontariato in merito alla tematica a livello locale e/o internazionale, nonché confrontarsi e partecipare all’attività specifica proposta dal campo.
  2. Campi che includono una parte studio legata alla questione migratoria e che possa stimolare una riflessione in merito all’interno di un gruppo internazionale di volontari.

La campagna Building Bridges include inoltre seminari e training. Il primo training Building Bridges si terrà a Ginevra dall’11 al 17 giugno, e coinvolgerà chi lavora o desidera lavorare con richiedenti asilo e rifugiati in differenti contesti, dal campo di volontariato ai progetti a breve o lungo termine fino alle campagne di sensibilizzazione o altre iniziative simili.

Il gruppo di lavoro Building Bridges ha infine preso parte alla stesura del comunicato SCI sull’attuale situazione migratoria per denunciare la responsabilità politica che l’Unione Europea ha riguardo la crisi umanitaria che si sta verificando in particolare lungo la rotta balcanica ma non solo.

Sulla pagina della Segreteria Internazionale SCI potete trovare ulteriori informazioni sulla campagna.

Serata di approfondimento a Milano – MIGRARE: chi, perché, a cosa si va incontro?

Serata di approfondimento a Milano – MIGRARE: chi, perché, a cosa si va incontro?

SCI Lombardia vi invita a una serata tematica di approfondimento “MIGRARE: chi, perché, a cosa si va incontro?”

Migranti

Documentari, cortometraggi e racconti di viaggio faranno da stimolo per una riflessione su qual è la situazione attuale e cosa possiamo fare come volontari SCI e cittadini attivi.

Venerdì 30 ottobre dalle ore 20:30
Presso la Casa delle Associazioni di Zona 1
via Marsala 8, Milano (MM1 Cadorna, MM2 Moscova)

Crediamo che l’informazione, l’auto formazione e la riflessione siano fondamentali per acquisire maggiore consapevolezza sui fatti politico-sociali che caratterizzano la nostra era e la vita di tutti i giorni.

Vogliamo inoltre che da questa consapevolezza nasca la volontà di attivarsi per cambiare situazioni di disuguaglianza, ingiustizia, degrado, violazione dei diritti.

VI ASPETTIAMO!!!

Gruppo Regionale LOMBARDIA

Per maggiori informazioni, domande e conferme:
lombardia@sci-italia.it o Stefania: 348 4969418

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