Training Course on Media applied to Peace and Human Rights: call aperta

Training Course on Media applied to Peace and Human Rights: call aperta

SCI-Italia cerca due partecipanti per il training che si terrà a Holloko, in Ungheria, dal 18 al 25 settembre 2017, che tratterà dell’uso dei media nella promozione della pace e la difesa dei diritti umani.

Il progetto si inserisce nella campagna Raising Peace Campaign, coordinata dal network CCIVS. L’obiettivo del training è di permettere ai partner partecipanti di prendere parte alla settimana del Global Human Right Week (GHRW) che avrà luogo dal 16 al 21 ottobre 2017, dando così un’opportunità concreta di mettere in pratica le competenze acquisite durante il training in Ungheria.

Il training, al quale prenderanno parte 26 partecipanti, ha come principale obiettivo quello di formare i/le partecipanti per diventare “blogger” e “vlogger” in difesa dei diritti umani, attivisti/e con competenze comunicative utili a creare compagne video relative alla pace e ai diritti umani. Il training fornirà ai/alle partecipati un quadro generale sui progetti di volontariato internazionale, sui campi di lavoro e sulle azioni in difesa della pace e dei diritti umani portate avanti negli ultimi anni, oltre che fornire strumenti pratici per comprendere il funzionamento dei media a tutto tondo. In seguito alla formazione teorica, i/le partecipanti produrranno contenuti mediatici in base ai temi trattati. Tali contenuti verranno poi inclusi nella Rasising Peace Campaign e nell’evento della Global Human Rights Week.

Per informazioni più dettagliate, vedi qui la call completa.

Per partecipare, occorre versare la quota di tesseramento SCI di 20 euro e inviare CV e lettera di motivazioni a coordinamento@sci-italia.it entro il 20 agosto 2017.

Costruire un parco giochi per tutti e tutte: un campo in Ungheria

Costruire un parco giochi per tutti e tutte: un campo in Ungheria

Dal 24 giugno al 9 luglio 2017 un campo in Ungheria presso Szentendre, a circa 30 chilometri da Budapest, in collaborazione con il centro Back to the Wild, che si occupa di sviluppo dei bambini/e e supporto ai genitori.

L’idea del campo è un’iniziativa nuova che ha come obiettivo quello di assicurare un posto pacifico e sano ai/alle bambini/e, nella forma di un parco giochi composto da elementi della natura. Basandosi sul metodo Montessori e quello Steineriano, lo spazio sarà adatto a sviluppare diverse terapie per bambini/e (fisioterapia, training senso-motori, lezioni di dizione, per fare alcuni esempi), tutte condotte in spazi aperti, includendo la foresta, i prati e i ruscelli circostanti. Il principale obiettivo del progetto è creare un ambiente dove i/le bambini/e con differenti capacità e abilità possano sperimentare un vero campo estivo nei boschi.

I/le volontari/e saranno impegnati in lavori di tipo fisico per la costruzione del parco giochi: tale spazio sarà formato da materiali di origine organica e naturale, quali legno, pietre, corde, così che i/le bambini/e possano sentire e sperimentare diversi materiali di origine naturale. Altre attività riguarderanno la creazione di marionette per il teatro da svolgere insieme a bambini/e e genitori: i/le volontari/e avranno il compito di scrivere il racconto e pensare la scenografia; insieme ai/alle bambini/e verranno create le marionette e tutti/e insieme presenteranno lo spettacolo il giorno finale del campo.

Come parte studio, ogni mattina i/le volontari/e parteciperanno ad esercizi ginnici particolari per aiutare la concentrazione spirituale e fisica. Durante il campo verranno approfonditi elementi della cultura ungherese, in particolare la tradizione culinaria.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile, Budapest [18-27/08]

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile, Budapest [18-27/08]

SCI-Italia cerca quattro partecipanti ed un/una Group Leader per lo scambio giovanile                     “A Change for Media, Media for a Change”, che si svolgerà dal 18 al 27 agosto in una piccola città vicino a Budapest, Ungheria. Lo stesso scambio l’anno scorso ha avuto un esito molto positivo, e siamo felici che questa opportunità possa aprirsi a nuovi partecipanti!

Verranno coinvolt@ 25 ragazz@ provenienti da Italia, Serbia, Spagna e Bulgaria; tra questi, saranno inclusi giovani migranti, la cui partecipazione è prioritaria, data la tematica del progetto.

Durante lo scambio verrà affrontata la tematica migratoria, con particolare focus su come l’uso dei media possa incidere su tale fenomeno; i/le partecipanti verranno invitati/e a tirare fuori la loro creatività e ad esprimere le proprie idee all’interno di uno spazio accogliente, stimolante ed interculturale.

Le spese di vitto e alloggio sono coperte dall’associazione ospitante “Utilapu Hungary”, mentre il trasporto sarà rimborsato al 100%, fino a un massimo di 170 euro per partecipante. Prima della partenza deve essere effettuato il tesseramento annuale di 20 euro a SCI-Italia.

I partecipanti dovranno avere un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, avere una conoscenza basica della lingua inglese ed essere spinti a partecipare allo scambio da una forte motivazione verso i temi trattati.

Per il/la Group Leader sono richiesti i seguenti requisiti:

  • età minima 25 anni;
  • esperienze pregresse in ambito sociale/educativo;
  • interesse e/o esperienza in ambito migrazione e in ambito mediatico;
  • buona padronanza della lingua inglese;
  • attiv@, positiv@, paziente e di mentalità aperta;
  • disponibile a supportare il proprio gruppo e a coinvolgersi attivamente nell’organizzazione dello scambio;
  • disponibile a partecipare alla visita preliminare a Budapest il 29 e 30 luglio.

Per candidarsi è necessario mandare una motivation letter in inglese all’indirizzo:
evs@sci-italia.it, entro mercoledì 7 giugno, indicando per quale profilo ci si candida.

Servizio Volontario Europeo in Ungheria: call aperta

Servizio Volontario Europeo in Ungheria: call aperta

L’associazione SOS Children’s Villages cerca un volontario o una volontaria per un progetto di Servizio Volontario Europeo in Ungheria, nella città di Kecskemét, a partire da aprile 2017 al 12 marzo 2018.

SOS Children’s Villages è una ong internazionale indipendente per lo sviluppo, che dal 1949 lavora in difesa dei diritti dei bambini. Sono circa 400 i bambini e i giovani che vivono nel centro ungherese di SOS Children’s Villages.

Il progetto di Servizio Volontario Europeo in Ungheria garantisce al/la volontario/a la copertura delle spese di alloggio, viaggio, assicurazione, training e corso di lingua ungherese. Sarà inoltre garantito un pocket money mensile per spese personali, vitto e trasporti locali.

Compiti del/la volontario/a:

  • seguire i bambini e i ragazzi nelle attività quotidiane, ad esempio accompagnandoli all’asilo o a scuola
  • aiutare i bambini nello studio delle materie scolastiche e organizzare per loro classi di lingua
  • organizzare attività all’aperto ed escursioni
  • organizzare workshops (di arte, costruzioni, danza etc.)
  • studiare il mercato del lavoro dell’area e stimolare i bambini stessi a conoscere le diverse professioni e a sviluppare familiarità con esse
  • organizzare eventi di scambio culturale
  • coordinare campi estivi
  • supportare nel lavoro amministrativo

Sei il/la candidato/a ideale se:

  • hai esperienza con bambini e/o adolescenti
  • il tuo livello di inglese è avanzato
  • hai una passione che vorresti condividere con gli altri (sport, musica, teatro etc.)
  • hai buone capacità organizzative e di facilitazione
  • sei propositivo e indipendente
  • hai meno di 30 anni e sei un cittadino europeo residente in Italia

Come candidarsi:

Il termine ultimo per candidarsi è il 28 marzo 2017, inviando il proprio CV in inglese all’indirizzo boglarka.meggyesfalvi@sos.hu, spiegando nel testo dell’email in che modo rispondi ai requisiti richiesti e perché sei il miglior candidato possibile. Come oggetto dell’email, utilizzare ’EVS in Kecskemét_your name’.

Leggi qui la call completa.

Per qualsiasi domanda, non esitare a contattare il coordinatore del progetto:

Boglárka Meggyesfalvi
boglarka.meggyesfalvi@sos.hu

 

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Le immagini scioccanti della condizione dei rifugiati in Serbia stanno iniziando a fare il giro del mondo. Le temperature di questo inverno gelido sono calate a picco verso i -20 gradi, e mentre i Balcani si trasformano nella “ghiacciaia d’Europa” migliaia di migranti e richiedenti asilo sono costretti a vivere all’aperto, in edifici abbandonati, in tende di fortuna, senza acqua, cibo, assistenza, forniture igienico-sanitarie, in attesa da mesi che l’Europa apra le sue porte.

Sono circa 8000 i rifugiati in territorio serbo, di cui solo 6000 ospitati in campi e strutture ufficiali (ma non sempre adeguate e attrezzate per l’inverno), e circa 2000 sono i disperati che affollano le strade di Belgrado. Medici Senza Frontiere denuncia le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere, abbandonati a se stessi e alle temperature polari delle ultime settimane. Casi di ipotermia, di congelamento degli arti, di intossicazione per inalazione di fumi tossici (per resistere al freddo viene bruciato di tutto) sono sempre più frequenti; per non parlare di malattie minori generate dalle condizioni igieniche nulle, come la scabbia, diffusissima. L’UNHCR, nonostante fosse stata avvertita per tempo e avesse assicurato la presenza di sufficienti strutture a norma, è stata in grado di fornire unicamente qualche tenda, telone e coperte – oggi sepolte dalla neve. Il governo serbo, da parte sua, fa quel che può con fondi che non sono sufficienti: quelli promessi tempo addietro dall’Europa sono arrivati dimezzati e mai rinnovati.

I campi attualmente presenti sono pieni e in alcuni casi sovraffollati, e da tempo non accettano più nessuno. Un nuovo campo è stato aperto negli ultimi giorni nei pressi di Belgrado, dove ricollocare le 2000 anime che affollano le strade della capitale. Ma la sua capacità è di 600 persone, nient’affatto sufficiente. Come se non bastasse, circa due mesi fa il governo serbo ha pubblicato una lettera aperta rivolta a tutte le organizzazioni e ong attive in campo umanitario, proibendo loro di servire cibo ai migranti non registrati nei campi. Da allora, le organizzazioni locali non svolgono più una regolare attività di assistenza, le uniche ong rimaste attive sono internazionali o provenienti da altri paesi. Senza queste organizzazioni internazionali, i rifugiati non riceverebbero assistenza alcuna, né cibo, né acqua, né assistenza medica. Organizzare qualsiasi genere di attività umanitaria è di giorno in giorno più complicato: il governo non vuole che i rifugiati dimorino in campi di fortuna e quindi chiude i centri per attività diurne che supportano i migranti non registrati; in questo modo si tenta di scoraggiare la scelta di restare fuori dal sistema ufficiale, costringendo i rifugiati a registrarsi regolarmente avviando la procedura di richiesta di asilo (nonostante non siano disponibili posti a sufficienza per tutti/e!).

Questo comporta una notevole difficoltà anche per chi svolge un lavoro umanitario. Nei mesi scorsi esperienze locali come Infopark (chiosco allestito all’interno del parco antistante la stazione centrale di Belgrado, gestito da volontari che ogni giorno davano informazioni logistiche e legali ai rifugiati) o Miksalište (centro diurno dove ai rifugiati venivano offerti due pasti al giorno e delle attività ricreative) sono state chiuse o ridotte di attività. La polizia effettua regolari ronde di controllo nelle zone dove sono accampati i migranti, e i volontari che vengono colti nel distribuire cibo, o vestiti, o coperte, vengono portati in commissariato per effettuare dei controlli. La logica di questa morsa restrittiva è in linea con le criminalizzazioni di attivisti e volontari di mezza Europa, a rischio di condanne molto gravi per aver dato un passaggio in macchina o ospitato in casa o semplicemente aiutato i rifugiati.

Essere una/un volontaria/o oggi significa muoversi in bilico tra l’aiuto umanitario e l’illegalità. Come esempio concreto posso riportare l’attività dei volontari di Fresh Response e North Star nella zona di Subotica e Kelebija. Qui, al ridosso del confine ungherese, un numero oscillante tra i 200 e i 300 rifugiati preme sulla frontiera, ogni notte, tentando, a piccoli gruppi, di attraversarla. La condizione di questi rifugiati è estremamente critica: esclusi dal sistema di accoglienza, vivono in alloggi di fortuna come una fabbrica di mattoni abbandonata, i vagoni in disuso nel deposito ferroviario, o nella cosiddetta “jungle”, in tende da campeggio. Le temperature non salgono più sopra lo zero da settimane, non ci sono servizi igienici attrezzati, né acqua. Se qui non fosse attivo questo gruppo di volontari internazionali, indipendente, ai rifugiati mancherebbe ogni genere di assistenza, anche primaria. Tramite donazioni private e il supporto di organizzazioni locali (quali Eastern European Outreach e Volonterski Centar Vojvodine) e internazionali (prima tra tutte Medici Senza Frontiere), FR e NS riescono a distribuire ogni giorno circa 200 “food bags”, con all’interno frutta, verdura, pane, riso, olio, acqua, latte, zucchero. Il lavoro è incessante perché l’obiettivo è tutelare la sopravvivenza di ogni gruppo di rifugiati; vengono quindi distribuite pentole per cucinare, legna per i fuochi. Tende, sacchi a pelo, coperte, teli isolanti. Per ogni rifugiato vengono garantiti capi di vestiario secondo necessità: scarpe invernali, giacche, maglioni, magliette, intimo. Guanti, calze, sciarpe e cappelli vengono distribuiti senza limite. Tutto questo è possibile grazie all’aiuto di donatori che da tutto il mondo supportano l’attività di questo incredibile e infaticabile gruppo di volontari.

La situazione è ancor più drammatica se si pensa che in questa zona manca un presidio medico deputato ad assistere i rifugiati; accade quindi spesso che i volontari si ritrovano a dover affrontare situazioni che solo un medico dovrebbe trattare. Oltre ai problemi causati dall’esposizione al freddo intenso (nello specifico, i casi di congelamento delle estremità degli arti, che se non curati in tempo possono causare il decesso del tessuto, e portare quindi all’amputazione), i casi più gravi sono conseguenza della violenza della polizia ungherese sui corpi di chi ha tentato di attraversare la frontiera durante la notte. Decine di uomini tornano indietro brutalmente pestati, feriti. Contusioni, nasi rotti, dita spezzate, dolori intercostali, difficoltà respiratorie. In questi casi, i volontari non possono che accompagnare i feriti al pronto soccorso locale, dove fino ad oggi i rifugiati sono stati accettati e presi in cura. Ma la situazione potrebbe presto cambiare, poiché una direttiva del Ministero della Salute proibisce agli ospedali di trattare i rifugiati come pazienti normali: è vietato per loro attendere nella stessa sala di attesa degli altri pazienti. Devono essere collocati in un edificio separato ed essere presi in cura per ultimi, quando la lista di attesa è terminata.

Questo rende il lavoro umanitario sempre più arduo, insieme alle retate sempre più frequenti della polizia. Tali retate sono dirette principalmente contro i rifugiati: con la scusa del freddo intenso, all’incirca una volta al mese vengono deportate a sud, nel campo chiuso di Presevo, quante più persone possibile. Molte di loro vengono direttamente portate oltre il confine macedone, per respingerle sempre più lontano dai confini europei. Per quanto riguarda il rapporto tra la polizia e i volontari, si basa su un confine labile di tolleranza: finché l’attività di assistenza viene svolta in modo discreto e invisibile, viene lasciata correre; ma quando questa diventa pubblica e palese, iniziano i problemi. Ad esempio, sia FR che NS fino a qualche settimana fa avevano degli spazi ai confini della città di Subotica dove svolgere attività diurne per i rifugiati. Tali spazi, regolarmente affittati, venivano chiamati Community Center: per 6 ore al giorno, tutti i giorni, ai rifugiati era possibile sostare in un luogo chiuso, riscaldato, con wifi gratuito, docce per lavarsi, e via dicendo. Entrambi i Community Center sono stati chiusi dalla polizia, minacciando di arresto i proprietari con l’accusa di traffico di uomini. In questo modo le autorità riescono a mantenere l’attività dei volontari il più possibile nell’ombra, e le condizioni dei rifugiati sempre più critiche.

Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi è una tragedia umanitaria di proporzioni gigantesche. La gestione che le autorità e i governi europei stanno attuando di tale crisi è nulla, benché politici e politicanti si riempiano la bocca di soluzioni per l’emergenza migratoria. Di fatto davvero presenti sul territorio sono solo organizzazioni di volontari che rimangono piccoli baluardi di umanità, di fronte allo scempio della democratica Europa che rimane a guardare.

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile a Budapest [19-28 agosto]

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile a Budapest [19-28 agosto]

Scambio giovanileSCI-Italia cerca quattro partecipanti per lo scambio giovanile “A CHANGE FOR MEDIA- MEDIA FOR A CHANGE”, che si svolgerà dal 19 al 28 agosto a Szentendre, Budapest, Ungheria.

Lo scambio giovanile coinvolgerà 25 ragazz@ provenienti da Italia, Ungheria, Spagna, Finlandia e Armenia. Intende promuovere la creatività e il processo decisionale dei partecipanti, creando uno spazio stimolante dove condividere idee e punti di vista differenti attraverso i media.

È l’esperienza giusta per te:

  • Se hai tra i 18 e i 25 anni
  • Se sei interessat* al tema della migrazione
  • Se sei interessat* a fare video e foto
  • Se sei interessat* a  lavorare insieme ad altre 24 persone in un ambiente creativo
  • Se sei interessat* a trascorrere una settimana straordinaria in una bella città ungherese, Szentendre.

Vista la tematica del progetto, sarà data priorità alle applications di giovani migranti residenti in Italia.

Le spese di vitto e alloggio sono coperte dall’associazione ospitante “Utilapu Hungary”, mentre il trasporto sarà rimborsato al 100%, fino a un massimo di 170 euro per partecipante. Prima della partenza deve essere effettuato il tesseramento annuale di 20 euro a SCI-Italia.

Per partecipare, inviare una lettera di motivazione a evs@sci-italia.it entro lunedì 11 luglio.

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