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Navigare lungo i fiumi della memoria: un campo in Russia

Navigare lungo i fiumi della memoria: un campo in Russia

Dal 29 aprile al 7 maggio 2018 un campo in Russia durante il quale esplorare le tradizioni locali e la storia della regione. I/le partecipanti del campo ricercheranno e raccoglieranno materiale relativo alla storia del regime sovietico, calata particolarmente nel contesto specifico della regione di Perm.

Il tema principale del campo è la raccolta di materiali relativi alla storia della repressione politica durante il periodo del Soviet, conservando così la memoria delle vittime di quel periodo di terrore. Il progetto include anche dell’attività di rafting lungo i fiumi della regione di Perm, per giungere poi in visita a posti storici come gli insediamenti dei Gulag nella taiga degli Urali.

Come parte studio, si approfondirà la storia della repressione politica sotto il regime sovietico.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il russo.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Testimonianza da un campo dedicato alla memoria dei prigionieri di guerra

Testimonianza da un campo dedicato alla memoria dei prigionieri di guerra

Pubblichiamo la testimonianza di Edoardo Von Morgen, volontario che ha preso parte al campo di volontariato internazionale “Remember the prisoners of war (Zeithain)” in Germania la scorsa estate.

Questo è stato il secondo campo a cui ho partecipato. Dopo il primo in Russia l’anno precedente a tema ecologico avevo voglia di cambiare un po’ l’ambito e il paese. Non che mi fossi trovato male, eh!

Questo campo è stato speciale fin da subito. Mio nonno infatti era stato prigioniero degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. All’epoca era molto giovane (aveva la mia età di oggi), e trascorse 5 anni di prigionia tra Algeria, Canada e Scozia. Non ha mai voluto raccontarmi molto di quell’esperienza, ancor meno della guerra. Io d’altra parte, sono sempre rimasto affascinato dai soldati, le loro armi e le loro imprese, ma non ho quasi mai rivolto un pensiero agli uomini dentro quelle divise, e alle loro vite. Solo negli ultimi anni ho iniziato a rifletterci e, quando ho letto la descrizione di questo campo non ho saputo resistere: ho colto l’occasione per indagare personalmente su ciò che mio nonno aveva sempre nascosto.

Paradossalmente tutte le sofferenze patite da lui e dai tutti i prigionieri si sono trasformate, per noi volontari, in una magnifica esperienza; sia per ciò che il campo ha rappresentato, sia per la comunità che abbiamo costruito mentre eravamo lì. Il nostro compito era di aiutare una piccola comunità di storici e archeologi nel recupero e nella preservazione della Memoria dei prigionieri di guerra (in inglese abbreviati con POW, “prisoners of war”). In questo clima antimilitarista e pacifista ho passato tre splendide settimane con dei perfetti sconosciuti con cui ho condiviso pensieri ed emozioni. Ognuno aveva il suo motivo per essere lì, tra chi la credeva una vera e propria vacanza, chi era stato spinto dalla passione per la storia e chi aveva, come me, un motivo familiare. C’erano due responsabili, lo storico Hans e l’architetto Marbel, per loro lavorare a Zeithain è routine, vi dedicano tutto il loro tempo ed energie. Erano sempre pronti a spiegarci ogni parte del nostro lavoro, e a raccontarci il significato di ogni reperto e la storia di prigionieri, infermiere e assistenti che hanno lasciato una traccia in quel luogo. Oltre a loro anche Nicola e Rolf, i due coordinatori, erano molto legati a quel posto e sono riusciti personalmente a passarmi un po’ della loro passione!

Le giornate passavano incredibilmente veloci. La mattina, dopo un’energetica colazione “tedesca”, andavamo sul sito del campo attraversando in bicicletta un breve tratto di campagna. I nostri compiti era sia archeologici (come cercare o pulire reperti) che botanici (come tagliare ettari di erbacce o arbusti) sia di falegnameria. Infatti i reperti immobili, come le fondamenta delle baracche dell’epoca, andavano protetti dalle intemperie invernali con casette di legno. Le ore di lavoro non erano stancanti, passandole in compagnia né il sole né la pioggia ci disturbavano la giornata. Un giorno siamo stati sorpresi da una pioggia molto forte, ma anche lì non ci siamo scalfiti e con due risate tutto si è sistemato. Dopo il lavoro, nel pomeriggio si tornava a casa. A quel punto durante il consueto “free time” ci mettevamo a giocare, a chiacchierare con una bella birra ghiacciata o a mandare messaggi ad amici e parenti rimasti a casa. Inoltre potevamo prendere le bici e andarcene a spasso per l’intera Sassonia! Vicino a casa passava l’Elba, un imponente fiume, sulle cui rive era bello passare ore di relax o riflessione. Potevamo fare un po’ quel che volevamo. L’importante era rendersi disponibili per lavorare la mattina dopo.

La maggior parte delle giornate erano soleggiate, ma senza troppo caldo; c’era sempre una leggera brezza rinfrescante che non spostava le nuvole lasciandole a filtrare il sole. Nei giorni di pioggia rimanevamo in casa a dedicarci alla pulizia e alla catalogazione dei reperti. C’erano addirittura maschere a gas, filo spinato, moltissimi flaconi di medicine ma soprattutto cocci di piatti e di bottiglie. In mezzo a tutta questa cianfrusaglia sono diventato l’addetto alle traduzioni (solo dall’italiano ovviamente) di numerose scritte su medicinali, lassativi e pure delle pagine di un dizionario! In questo compiti ero il migliore perché ero il più interessato; altri preferivano la pulizia dei reperti o la riparazione di biciclette con cui andare al lavoro in settimana, ma anche in giro per la Sassonia durante i fine settimana o nel tempo libero.

A proposito di giri nella zona, avendo due fine settimana liberi abbiamo deciso di andarcene in giro per le principali città della regione come Lipsia, famosa per la battaglia delle cento nazioni e per la Porsche; Dresda città di arte, cultura e musica segnata profondamente dalla guerra; ed infine Meissen, caratteristica cittadina medievale arroccata su una collina e famosa per le ceramiche. Pur essendo a quasi 40 km di distanza, ci siamo andati in bicicletta: è stata dura, scottante, ma ce l’abbiamo fatta! La cittadina più vicina, invece, era Riesa. Piccola e silenziosa, ma molto accogliente. Lì siamo andati più di una volta a farci una nuotata in piscina, a mangiare cinese o per uscire un po’ tra di noi. Insomma, è stato un campo incredibile per i rapporti creati con gli altri volontari, con cui ho fatto viaggi indietro nel tempo e in giro per la Sassonia. Ma anche vivere e respirare la bellezza di una regione ancora rimasta legata al passato mi ha regalato giornate emozionanti e piene di gioia.

Subito dopo il campo, io con due ragazze Russe e un Ceco siamo andati a Praga, distante solamente due ore di treno. Anche lì abbiamo ancora avuto la possibilità di condividere del tempo assieme. La capitale Ceca mi ha lasciato un ulteriore ricordo di condivisione e di felicità, grazie a quei volontari, che come me, si sono lasciati affascinare così tanto dalla storia.

Recuperare le tradizioni locali dello Scintoismo: un campo in Giappone

Recuperare le tradizioni locali dello Scintoismo: un campo in Giappone

Dall’11 al 24 ottobre 2017 un campo in Giappone per promuovere il recupero delle tradizioni e le festività locali legate allo Scintoismo, la religione tradizionale giapponese.

Il progetto risale al 2011 ed è realizzato in cooperazione con il comitato locale “Light and Tradition festival”, il quale cerca di contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento che minacciano gravemente molti villaggi rurali del Giappone tramite il recupero e la conservazione della memoria storica locale.

L’attività di recupero della tradizione scintoista si concretizza nella realizzazione di due eventi, il “Bamboo Lantern Festival” e il “Gaku-uchi”, durante i quali le persone locali marciano per i villaggi suonando i tamburi giapponesi e il flauto tradizionale, per augurare fertilità al terreno. In questo modo, le tradizioni locali hanno l’opportunità di rimanere vive e venire così tramandate alle generazioni future.

I/le volontari/e partecipanti del campo saranno principalmente impegnati/e nella preparazione del festival, per poi essere invitati/e a prendervi parte; impareranno ad utilizzare gli strumenti musicali tradizionali e si uniranno poi al corteo che marcerà per i villaggi durante la celebrazione. Saranno infine coinvolti nella preparazione di incontri nelle scuole elementari per promuovere il festival stesso e il valore dello scambio interculturale.

Come parte studio verrà approfondita la storia delle tradizioni popolari giapponesi.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il giapponese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

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Riscoprire il lascito del patrimonio sovietico: un campo in Germania

Riscoprire il lascito del patrimonio sovietico: un campo in Germania

Dal 5 al 19 agosto 2017 un campo in Germania per riscoprire il patrimonio sovietico che la Germania dell’Est condivideva con Ucraina, Polonia e Russia.

Il progetto mira, in occasione del 100esimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, a riscoprire cos’è rimasto oggi di quel patrimonio sovietico e di come viene vissuto dalla comunità. Le dismesse miniere dell’area di Francoforte sull’Oder, il museo GDR di Eisenhüttenstadt, costumi e tradizioni degli abitanti delle città gemelle di Francoforte sull’Oder e Slubice, sono tutti esempi di come il patrimonio socialista è vissuto dalla popolazione polacco-tedesca nei giorni d’oggi. Analizzando anche alcune esperienze avute in Russia e in Ucraina, verranno raccolti buoni e cattivi esempi concreti di iniziative mirate a confrontarsi con il passato socialista. Obiettivo del campo sarà anche cercare di sviluppare nuove idee per approcci innovativi di analisi storico-sociologica alla questione.

Durante lo svolgimento del progetto, la maggior parte del tempo verrà utilizzata per scoprire nuove modalità di rapportarsi col passato e con il patrimonio rimanente. Questo includerà svariate visite in luoghi di interesse e incontri con persone locali, attivisti e artisti. Nei momenti di riflessione collettiva verranno discussi i vantaggi e gli svantaggi degli approcci sperimentati, cercando di identificare quali tra questi ogni volontario/a potrà riportare e utilizzare nel suo paese di provenienza. Il metodo applicato sarà sperimentale e i dati acquisiti verranno forniti all’Istituto di Storia Applicata, il quale li utilizzerà successivamente per realizzare un evento pubblico a Francoforte.

Nella parte studio, verranno approfondite la questione dell’identità e della memoria storica.

La lingua del campo è l’inglese.

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Lascito e rielaborazione della memoria storica: un campo in Germania

Lascito e rielaborazione della memoria storica: un campo in Germania

Dal 29 luglio al 12 agosto 2017 un campo a Nordhausen, alle pendici del monte Harz, per recuperare e conservare la memoria di Dora, campo di concentramento fondato nell’agosto del 1943 come succursale di Buchenwald.

I detenuti di Dora erano sottoposti ai lavori forzati per la ricostruzione di un sistema di gallerie che collegava una fabbrica di missili sotterranea situata sotto il monte Kohnstein al monte Harz, in modo che i nazisti potessero spostare gli armamenti inosservati. I detenuti del campo di concentramento sono stati costretti a vivere sotto terra per mesi, e solo nella primavera del 1944 è stato costruito un alloggio in superficie per ospitarli.

Tra il 1943 e il 1945 circa 60.000 persone, da tutt’Europa, sono state deportate sotto il monte Harz. Una su tre è morta per colpa dei lavori forzati.

I/le volontari/e partecipanti lavoreranno nella stessa area dove lavorarono i deportati, riportando alla luce i resti delle costruzioni, oggi unici testimoni di un passato tanto oscuro, e riorganizzeranno gli spazi in modo da renderli accessibili al pubblico.

La parte studio sarà centrata sulla storia e il funzionamento dei campi di concentramento e delle loro succursali, con un focus specifico sulla produzione di armamenti in strutture sotterranee, e sulle pratiche da adottare oggi nel recupero della memoria storica di quegli anni per ribadire l’importanza di un approccio antirazzista e antifascista.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

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