Le case crollano, ma “chissenefrega”: testimonianza da un campo a Capricchia

Le case crollano, ma “chissenefrega”: testimonianza da un campo a Capricchia

Pubblichiamo la testimonianza di Giorgia Ghione, coordinatrice del campo di volontariato internazionale tenutosi lo scorso agosto 2017 a Capricchia, nella conca amatriciana.

“Le case crollano, ma chissenefrega”… non è una frase detta o pensata da chi avrebbe dovuto e dovrebbe occuparsi della ricostruzione delle zone colpite dal sisma dell’Agosto 2016. È una frase che può sembrare superficiale, ma in realtà racchiude in se il vero spirito della gente di Capricchia che ho avuto la fortuna di conoscere l’estate scorsa, durante il campo di volontariato che ho coordinato in questo piccolo paese della Conca Amatriciana.
L’ho sentita durante la festa del paese, un appuntamento annuale che nessun capricchiano si lascia scappare. “Chissenefrega” se abbiamo perso tutto a livello materiale, se il paese è distrutto, se siamo stati abbandonati.

“Capricchia vive”: è stato il coro che ha accompagnato tutta la serata, tra bicchieri di vino e filastrocche cantate tutti assieme accompagnati dall’organetto. Può sembrare assurdo, ma in una simile atmosfera ci si può dimenticare di essere in mezzo alle macerie. Ci si può scordare di essere circondati da case crepate che tra qualche anno saranno definitivamente squarciate da quelle crepe e collasseranno su se stesse, case che sembrano tagliate in due da un coltello mostrando il loro interno con ogni oggetto cristallizzato dalla sera del terremoto. Letti ancora disfatti, panni stesi, lo spazzolino da denti in un bicchiere appoggiato sul lavabo, l’ accappatoio appeso, la brocca d’ acqua ancora sul tavolo. Tutto apparentemente immobile, come un fermo immagine… che però scricchiola.

Chi sono questi capricchiani? Cos’è Capricchia oggi e cos’era prima del sisma? Era semplicemente un piccolo paesino della Conca Amatriciana con pochissimi abitanti durante l’inverno e d’estate brulicante di persone che avevano qui la casa dei nonni dove tornare per trascorrere le vacanze. La cosa che vorrei raccontare è cos’è diventata Capricchia dopo il sisma, ripercorrendo le storie che ho ascoltato durante il campo.

Il 24 Agosto 2016 Capricchia si sveglia di soprassalto scossa dal terremoto. Tutti escono di corsa dalle case e si riuniscono alla Pro Loco del paese impauriti e preoccupati, non solo per se stessi ma anche per i paesi limitrofi, mentre pian piano giungevano le notizie della vastità della tragedia. Cos’è successo dopo? “Ci siamo infilate in cucina e da li non ci siamo più mosse” ecco come lo raccontano le signore del paese. Penso non si possa spiegare meglio. Il paese ha fatto la cosa più naturale e forte che avrebbe potuto fare: raccogliersi e fare colazione tutti assieme, nonostante tutto. Aiutati dal fatto che la struttura della Pro Loco non aveva subito danni, la cucina è diventata la cucina comune di tutto il paese.

Questo è stato il primo passo di una resistenza degli abitanti, non solo alle difficoltà materiali ed emotive causate dal terremoto, ma anche alle politiche di accentramento messe in atto che avrebbero portato alla morte del paese, come purtroppo è accaduto alla gran parte dei centri abitati della Conca Amatriciana.

La cosa che mi hanno chiesto più spesso riguardo al campo è stata: “cosa avete fatto?” La mia risposta solitamente parte dal piano pratico. Quest’estate Capricchia è riuscita ad ospitare tante persone che hanno deciso di trascorrervi le vacanze, alloggiando in casette prefabbricate. Noi volontari abbiamo aiutato nella manutenzione degli spazi comuni, cucinato, dato una mano a riordinare la cucina e i magazzini, ricolmi di generi alimentari e non solo arrivati disordinatamente durante la breve ondata di solidarietà generale.

La risposta più profonda che do a questa domanda è un’altra. Penso che la cosa più importante sia stata esserci, osservare, cercare di capire e, soprattutto, ascoltare. Penso sia doveroso entrare in una realtà come questa in punta di piedi, in silenzio, con la “smania” (sacrosanta) di aiutare, di fare. Poi, mentre prendi un caffè, mentre sbucci le cipolle, qualcuno inizia a raccontarti la sua storia. Ti racconta di immagini che gli hanno scalfito il cuore per sempre, di rumori che neanche riesci ad immaginare… di dettagli che dipingono la cruda realtà che hanno vissuto.
In quei momenti ti rendi veramente conto di perché sei li, di quanto sia importante non solo “fare” ma calarti in quella realtà, ascoltando i racconti di chi vuole condividere la propria esperienza e vivendo come stanno vivendo loro da un anno.

Ti rendi conto che il solo essere li abbia un significato, che il fatto di essere lì “per loro”, che ti sia mosso da casa per andare li ha un significato importante agli occhi di chi è stato dimenticato.

La cosa più grande che ho portato a casa, oltre al calore delle persone che ho conosciuto, capaci sia di condividere con te la difficile esperienza del sisma che di farti sentire così accolto da dimenticare di essere in mezzo alle macerie, è la loro tenacia.

Il loro “Capricchia vive” racchiude una forza, un’ unione che non riesco a spiegare a parole… ma che sono grata ai capricchiani di aver condiviso con noi durante questo campo.

Promuovere la vita comunitaria post terremoto: un campo a Capricchia

Promuovere la vita comunitaria post terremoto: un campo a Capricchia

Il campo

Dal 23 agosto al 2 settembre 2018 un campo a Capricchia, nei pressi di Amatrice, in supporto all’associazione Pro Villa Capricchia, nata in seguito al terremoto del 2016.

L’associazione porta avanti attività e progetti di utilità sociale. Promuovendo uno sviluppo sociale, civico, ricreativo ed ambientalista, lavora nella direzione di migliorare la qualità della vita dei residenti di Capricchia.

In particolare, viene incoraggiato il progetto “SOS Capricchia – adotta una frazione” dedicato alla gestione dell’emergenza dal basso, insieme ai e alle residenti. Uno dei risvolti concreti è la ricostruzione degli spazi comunitari, distrutti dal terremoto del 24 agosto 2016.

L’obiettivo è di rifondare il futuro sociale ed economico della comunità di Capricchia, lavorando in cooperazione con altri attori istituzionali e organi di beneficenza.

Attività

L’associazione Pro Villa Capricchia, per rigenerare le aree colpite dal terremoto, promuove un progetto di turismo sostenibile basato sulla valorizzazione del territorio. Sono state per questo costruite delle case in legno per ospitare i turisti che arrivano in zona.

I/le volontari/e SCI porteranno avanti diverse attività: supporteranno la popolazione di Capricchia e gli/le attiviti/e della Pro Loco nelle attività di preparazione dei pasti, nella manutenzione delle strutture e nella pulizia degli spazi.

In base alle capacità e volontà di ognuno/a, potranno essere realizzate performance artistiche coinvolgendo gli abitanti, soprattutto nei momenti serali.

Come parte studio, verrà studiato il modello di gestione autonoma dell’emergenza attraverso l’incoraggiamento della vita comunitaria, indipendente dalle istituzioni e ben lontano dal modello della Protezione Civile.

Alloggio

I/le volontari/e alloggeranno in 2 o 4 tende. Bagni e docce sono condivisi con il resto della comunità locale, così come il consumo e la preparazione dei pasti.

Requisiti

Avere delle competenze artistiche nel campo della musica, del teatro o delle arti performative sarebbe molto apprezzato (ma non obbligatorio), poiché potrebbe essere un modo per contribuire alla vitalità del paese e della sua comunità. È richiesta flessibilità ed adattabilità alla vita spartana e, inoltre, si richiede di essere preparati ad affrontare un’esperienza emotivamente forte.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Promuovere attività ludiche con i bambini terremotati del Giappone

Promuovere attività ludiche con i bambini terremotati del Giappone

Dal 5 all’11 dicembre 2017 un campo in Giappone a supporto delle attività ludiche e ricreative per i bambini e le bambine di Iwate, nella zona orientale del Giappone.

Questa zona è stata duramente colpita da un fortissimo terremoto l’11 marzo 2011, che ha causato danni gravissimi. L’80% delle abitazioni di Iwate è stato danneggiato dal terremoto prima e dallo tsunami poi, e molte persone sono ancora costrette a vivere in alloggi temporanei. Persino i/la bambini/e tutt’oggi non possono svolgere attività esterne alla scuola, poiché il piazzale antistante è occupato da alloggi di emergenza. Il campo è quindi un’opportunità per i bambini e le bambine di godere di attività all’aria aperta: verrà organizzata una festa ispirata a quella di Halloween per 120 bambini/e, di età compresa tra i 9 e i 12 anni.

Il campo è organizzato dall’associazione NICE, che da molti anni coordina volontari e volontarie provenienti da tutto il mondo nello svolgimento di attività per i/le bambini/e locali. Per questo campo, il compito dei/delle volontari/e sarà quello di stare insieme ai/alle bambini/e, giocare con loro e supportarli laddove ce ne fosse bisogno. Ci sarà la possibilità di creare giochi e attività basandosi sulla propria cultura di provenienza, portando musiche, danze e giochi del proprio paese d’origine.

Come parte studio, i/le volontari/e impareranno a gestire attività ludiche e di intrattenimento per i bambini e conosceranno la storia della ricostruzione di Iwate dopo il disastro dello tsunami.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il giapponese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vita comunitaria e autogestione per far fronte all’emergenza terremoto

Vita comunitaria e autogestione per far fronte all’emergenza terremoto

Dal 25 agosto al 5 settembre 2017 un campo a Capricchia, nella conca amatriciana, per far fronte all’emergenza terremoto, a un anno di distanza ancora attuale.

Il campo è realizzato in collaborazione con l’Associazione Pro Villa Capricchia, nata per svolgere attività di utilità sociale e di sviluppo del territorio (civile, ricreativo, ecologico, ambientale), contribuendo al miglioramento della vita dei residenti di Capricchia, frazione del Comune di Amatrice (Rieti). L’associazione promuove il progetto “SOS Capricchia – adotta una frazione” dedicato alla gestione dell’emergenza, al sostegno dei residenti e alla ricostruzione di spazi e infrastrutture collettive per Capricchia, gravemente colpita dal sisma occorso il 24 agosto 2016. L’obiettivo è contribuire concretamente nel porre le basi per la futura rinascita sociale ed economica della comunità di Capricchia, coordinandosi con le attività portate avanti da altre istituzioni e associazioni di volontariato.

Per rilanciare nelle zone del terremoto un turismo sostenibile e basato sul territorio, l’associazione ha portato avanti la costruzione di casette di legno per ospitare i turisti iscritti alla Pro Loco. I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e nel supporto della popolazione di Capricchia su diversi livelli: si occuperanno del mantenimento della struttura ospitante e del rinnovo degli spazi comuni; collaboreranno alla preparazione della festa del paese che si svolgerà il 3 settembre, sia dal punto di vista logistico-organizzativo (allestimento degli spazi, smontaggio, etc.) che da quello dei contenuti, proponendo attività culturali e creative da svolgere durante l’evento.

La parte studio tratterà il tema della gestione dell’emergenza, ponendo l’accento sulle pratiche partecipate dal basso portate avanti negli ultimi mesi, sul modello di vita comunitaria indipendente dalle istituzioni e totalmente slegato dal modello fallimentare della Protezione Civile.

La lingua del campo è l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Ecuador, volontariato tra riserve naturali e comunità cittadine

Ecuador, volontariato tra riserve naturali e comunità cittadine

Dal 2 al 22 luglio 2017, un campo di volontariato nella riserva Chiriboga e ad Atacames, in Ecuador.

La Fundazione Proyecto Ecológico Chiriboga protegge una riserva naturale dove fauna e flora sono in via d’estinzione, e procede a lavori di riforestazione. Nella riserva, si può incontrare una straordinaria varietà di uccelli e mammiferi, come orsi, cuchuchos, piccoli giaguari, cervidi.

I volontari parteciperanno alle attività quotidiane dell’associazione nella riserva. Si occuperanno, ad esempio, di ripulire i sentieri, potare gli alberi, mungere le mucche, fare il formaggio, seminare nel giardino.

Ad Atacames invece, nella Provincia di Esmeraldas, i volontari aiuteranno alla ricostruzione delle case delle famiglie colpite dai terremoti.

Durante la prima parte del campo, si alloggerà nelle case della Fundazione Proyecto Ecológico Chiriboga, dove i volontari condivideranno dormitori e servizi igienici. Ad Atacames, saranno delle famiglie locali a provvedere ai volontari con vitto e alloggio.

La lingua del campo è lo spagnolo.

Se ti piace la natura e vorresti scoprire l’Ecuador immergendoti nella sua quotidianità, questo campo è fatto per te!

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Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Terremoto Centro Italia: cerchiamo partner per campi di volontariato

Terremoto Centro Italia: cerchiamo partner per campi di volontariato

Sono trascorsi sei mesi dalle prime scosse di terremoto che hanno colpito i territori di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria, e che a varie riprese hanno continuato ad abbattersi su un territorio e le sue comunità ormai allo stremo.

L’esperienza maturata in seguito al terremoto de L’Aquila di sette anni fa ci porta a constatare che, nonostante siano cambiate le modalità, l’emergenza che segue a una catastrofe naturale pare essere terreno fertile per instaurare esperimenti di modifica della composizione sociale in territori ben definiti. Se nel 2009 il terremoto fu considerato un’opportunità per testare una versione italiana della shock economy, attraverso meccanismi di controllo sociale e la costruzione di varie new town, gli sviluppi recenti in Italia centrale paiono indicare un disegno politico ben preciso che porti allo spopolamento delle aree colpite: il risultato finale lascia presagire una nuova stagione di speculazione edilizia e devastazione territoriale sulla pelle delle comunità colpite.

Nelle ultime settimane abbiamo dato eco alle azioni di solidarietà volontaria messe in atto già dal 24 agosto scorso, con l’obiettivo di lungo periodo di affiancarci ad esse per rispondere alle richieste delle comunità colpite con le competenze a nostra disposizione. Non occupandoci di emergenza, il metodo per noi più naturale è anche quello che ci caratterizza: l’organizzazione di campi di volontariato internazionale, come fu in Abruzzo nel 2009. All’epoca supportammo, tra le altre, le attività ricreative del Campo Murata Gigotti di Coppito, le attività di salvaguardia e preservazione del patrimonio architettonico di Villa Sant’Angelo, la preparazione del festival “Sbarco GAS” e la manutenzione del parco dell’ex-ospedale psichiatrico di Collemaggio.

Per questa ragione ci rivolgiamo alle amministrazioni locali, associazioni, gruppi di base e cooperative interessate ad ospitare un campo di volontariato internazionale dello SCI per sostenere un’attività di pubblica utilità legata alla critica situazione che stanno vivendo le aree colpite.

Un campo di volontariato internazionale è un progetto di breve termine (da 10 giorni a 3 settimane) al quale prendono parte persone provenienti da tutto il mondo, che vivono e lavorano insieme alle persone della comunità ospitante per sviluppare, tra le altre, azioni di recupero del patrimonio ambientale e culturale, di restauro di luoghi di pubblica utilità, di animazione sociale.

A quasi cento anni dalla nascita del network SCI, questa ci sembra la maniera più semplice e genuina per alimentare il motto che ci contraddistingue: “fatti, non parole”.

Per maggiori informazioni sulla possibilità di ospitare un campo di volontariato internazionale clicca qui o invia una mail a workcamps@sci-italia.it.

Servizio Civile Internazionale