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RaccontiamoSCI: intervista a Viola Santi

 

Chi sei?
Mi chiamo Viola e ho lavorato con SCI Italia fino a maggio 2020, come responsabile del settore volontariato internazionale a breve termine e della preparazione al volontariato.

 

Il tuo incontro con SCI

Ho fatto volontariato da quando avevo 16 anni, e a 18 ho trovato SCI perché cercavo un volontariato a più ampio spettro. Dopo il primo campo di volontariato, in Piemonte, mi sono gettata a capofitto nell’associazione. Ho avuto la fortuna di partecipare alla nascita del progetto “La Città dell’Utopia”: fucina di idee, laboratorio di incontri, cantiere in evoluzione! E lì ho incontrato altri attivisti che sono stati fondamentali per la mia formazione.

 

Che cosa condividi con SCI?

La convinzione che il volontariato è politica attiva nel locale e nell’internazionale, e i valori di solidarietà internazionale, antirazzismo, antimilitarismo che è stata proprio la spinta iniziale del movimento internazionale e dell’associazione SCI Italia.

 

In due righe, qual è il valore aggiunto di SCI?

L’impegno attivo contemporaneamente nel locale e nell’internazionale e la formazione. La formazione di Sci Italia è riconosciuta essere di alto livello, per i contenuti e i valori e per la metodologia fortemente partecipativa, costruttiva.

 

Che cosa raccomanderesti a SCI e alle associazioni di volontariato internazionale in generale?

Di non fermarsi, di continuare a impegnarsi. Trovando formule nuove, per continuare a costruire sui suoi pilastri: la politica attiva, la solidarietà internazionale, il pacifismo, la formazione.

 

Vuoi saperne di più? Leggi la sua storia.

 

Mi chiamo Viola e lavoro nella Segreteria nazionale del Servizio Civile Internazionale dal 2018 come responsabile del settore del volontariato internazionale a breve termine, dei workcamps, e del settore Nord Sud cioè dei campi di volontariato internazionale e dei rapporti con i partner del “Sud” (America Latina, Medio Oriente, Africa, Asia) e del “Nord”. Di formazione sono una ricercatrice di storia contemporanea.

Faccio volontariato da quando avevo 16 anni: ho iniziato con un’associazione vicina a casa mia che accoglieva ragazzi e ragazze con problemi psichici e motori ed utilizzavano molto la musicoterapia. Ogni sabato mattina facevo attività con loro.

Nel 2003, all’ultimo anno di liceo, non ancora diciottenne, ho trovato SCI. Sì, perché pur essendo stata contenta della prima esperienza cercavo una forma di volontariato a più ampio spettro.

A Roma SCI era una delle associazioni più conosciute, in un’epoca in cui internet e i social non erano ancora così diffusi. SCI era un’associazione molto attiva. Aveva preso chiara posizione sugli eventi relativi al G8 di Genova e si occupava della situazione della Palestina, che con la seconda Intifada era diventata una delle voci principali nel movimento.
E così mi ritrovai a chiedere informazioni per partecipare ad un progetto SCI. Il primo workcamp a cui ho partecipato quell’anno è stato nel Piemonte a Castagneto Po, in un progetto storico di SCI e continua tutt’ora anche se in un altro paese Murisengo, in provincia di Alessandria. Ed è iniziata così l’avventura.

Proprio in quell’anno nasceva La Città dell’Utopia che è il più grande progetto locale di SCI e all’epoca era proprio nella fase embrionale e lì si riuniva tutto lo SCI di Roma. Diventai una attivista di La Città dell’Utopia perché mi dava la possibilità di fare politica attiva che per me è sempre stato fondamentale. Allora in particolare perché mi stavo orientando nella mia vita.

E ho incontrato delle persone, attivisti SCI, che sono state fondamentali nel mio percorso perché mi hanno fatto capire che il volontariato è essenzialmente partecipazione attiva cioè politica attiva e che un’azione politica può essere fatta nel locale, come a La Città dell’Utopia, come in altre zone dell’Italia e del mondo. E’ stato un insegnamento basilare: potevo essere portatrice di cambiamento nel mio spazio come in altri luoghi seguendo il principio della solidarietà internazionale, pilastro del movimento internazionale e di SCI Italia. Di SCI ho sempre condiviso anche gli altri valori fondamentali, l’antifascismo, l’antirazzismo, il pacifismo… l’antimilitarismo che è all’origine del movimento.
Da lì ho coltivato queste idee anche con altre associazioni di volontariato per approdare poi nuovamente a Sci nel 2018 impegnandomi nella Segreteria nazionale”.

Il momento più importante e coinvolgente per me come volontaria è stato proprio partecipare alla nascita de La Città dell’Utopia. Era un vero cantiere di idee in evoluzione, un laboratorio, in cui ogni persona e discussione diventava arricchimento personale e collettivo ed è stata la base della mia formazione politica e personale.
Come membro dello staff l’esperienza più significativa sono le formazioni. Le formazioni ai campi di volontariato internazionale sono il momento in cui attivisti, volontari e membri dello staff possono incontrarsi e condividere conoscenze che scaturiscono non solo dal percorso di ciascuno, ma proprio dall’incontro.

Ecco perché raccomando a SCI di continuare a impegnarsi nelle formazioni. Sono convinta che sono la base e, se fatte con ricchezza di contenuti, ti danno una visione dal piccolo al grande e dal grande al piccolo. Poi ti danno la possibilità di aprirti ad altre conoscenze e riflessioni.

Mi auguro che, nonostante questo momento di crisi, SCI continui a esistere e a impegnarsi nella formazione che è uno degli elementi centrali della sua attività. Gli incontri di formazione SCI Italia sono punto di riferimento per tante persone che vi hanno partecipato pur non partendo per campi di volontariato con SCI. Al modello di formazione SCI sono, infatti, riconosciute competenze ed alto livello sia per i contenuti centrati sui valori da sempre sostenuti, che per la metodologia ispirata all’educazione non formale, partecipativa, costruttiva, caratterizzata dalla crescita di tutti i partecipanti, formatori inclusi. E poi c’è il gioco, metodo educativo spesso molto più efficace della lezione frontale.

In generale, pensando anche a tutte le associazioni di volontariato internazionale, è importante ricominciare, non fermarsi pur rispettando le regole di sicurezza necessarie, a partire dal locale, nel piccolo. Questo ci permetterà di riaprirci poi all’internazionale, continuando ad operare nel locale e nell’internazionale come ha sempre fatto SCI.

Non ci sono risposte in questa situazione di grande incertezza, perciò quello che conta è continuare, cercando soluzioni alternative, ad esempio con la formazione online per continuare a trasmettere i valori in cui crediamo: il volontariato internazionale, l’approccio SCI, la solidarietà internazionale e l’antimilitarismo che in Italia con l’obiezione di coscienza è stato elemento fortemente propulsore dell’associazione.