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Sostegno resistenza in Siria del Nord

© Copyright ANSA/EPA

 

La decisione del ritiro delle truppe statunitensi dal nord-est della Siria rappresenta la luce verde del governo di Donald Trump all’invasione turca di quelle aree, fortemente voluta dal suo pari Recep Tayyip Erdoğan con il pretesto di contrastare il “terrorismo”.
L’ennesimo,infame tassello della questione siriana, che dal 2011 ha progressivamente assistito a vari interventi esterni (Russia, Stati Uniti, Iran, Qatar, Francia): nessuno di questi ha mai avuto – e mai potrà avere – come obiettivo il benessere delle popolazioni che risiedono in Siria, mossi come sono dal consolidamento o dall’espansione della propria sfera di influenza nell’area.
Nello specifico, questa preannunciata invasione andrà a colpire soprattutto la popolazione kurda che, tra tutte quelle in Siria, è quella che maggiormente è riuscita a proporre una forma nuova di società, con tutte le sue componenti cooperanti in armonia tra loro e con l’ambiente circostante. Una rivoluzione, quella municipalista del confederalismo democratico, che continua a interrogarci e metterci in discussione – così come tutte quelle esperienze di autogoverno e istanze democratiche nate in Siria dopo il marzo 2011.
Un’invasione che potrebbe avere risvolti catastrofici in termini di vittime e profughi, senza tralasciare la liberazione di numerosi prigionieri di guerra affiliati all’ISIS,  la cui ripercussione mondiale è di difficile previsione.
Per queste ragioni, raccogliamo la chiamata di tutte le popolazioni dell’area che si oppongono all’invasione turca e che si battono per una società nuova, unendoci alle mobilitazioni che ci saranno e chiedendo alla comunità internazionale di opporsi a questa nuova barbarie.

Servizio Civile Internazionale