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RaccontiamoSCI: Lo SCI negli anni ’50, raccontato da Pierluigi Vagliani

Questa è la seconda parte dell’intervista a Pierluigi Vagliani. Se non hai ancora letto la prima parte clicca qui.

 

– Caro Pierluigi sei stato, dunque, Segretario Nazionale per ben cinque anni, quali attività in particolare hai svolto con lo SCI e fino a quando hai collaborato con l’associazione?

 

Nei primi anni ‘50 le iniziative e opportunità di impegno per il progresso civile e sociale del nostro paese erano innumerevoli, così come le occasioni di esperienze formative. Nel 1950 la Segreteria del Servizio Civile Internazionale era ospitata gratuitamente presso la Sede del Movimento di Collaborazione Civica (MCC) in via dei Delfini a Roma, così come i CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva). L’MCC si proponeva di occuparsi della ricostruzione morale degli italiani e dell’educazione alla democrazia. Partendo da un giudizio negativo sulla società italiana nei suoi rapporti con i giovani, l’MCC aveva come obiettivo di aiutare i giovani ad inserirsi come elementi attivi nella vita sociale. I CEMEA si dedicavano alla formazione dei monitori delle colonie di vacanza per bambini e con grande creatività e diversità (marionette, teatro, giochi educativi, musica, canti…) si inserivano con metodi innovativi nella riforma del sistema educativo della scuola italiana. Queste attività si svolgevano tramite stages di formazione che si tenevano nel Castello di Sermoneta, in provincia di Latina. Molti giovani che frequentavano via dei Delfini partecipavano alle attività delle varie Associazioni. Anche lo SCI organizzò dei corsi a Sermoneta per la formazione dei capi campo. Io, come altri, ebbi la fortuna di poter beneficiare di queste opportunità mentre contemporaneamente esercitavo le mie responsabilità di segretario nazionale dello SCI.

È questa diversità di esperienze e di formazione che mi hanno portato ad approfondire le mie conoscenze sull’educazione degli adulti e poi a lavorare con l’Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo per l’organizzazione dei Centri di Cultura Popolare nel Sud Italia. Non immaginavo allora che questo mi avrebbe condotto prima in Africa per lanciare un progetto pilota di alfabetizzazione degli adulti nella Repubblica del Niger e poi all’UNESCO per occuparmi di programmi mondiali di alfabetizzazione prima e come direttore della gioventù e dello sport poi.

Ma intanto, tra il 1952 e il 1955, le funzioni di segretario nazionale dello SCI erano sempre più accaparranti perché la scelta di lavorare nel Mezzogiorno rendeva più complesso il nostro lavoro. Il campo di lavoro e la comunità internazionale che lo compone è una forma educativa eccezionale di per se ‘perché conduce chi vi partecipa al rispetto delle diversità, alla comprensione internazionale, al capire che abbiamo sempre bisogno degli altri per raggiungere i nostri obiettivi, ma dobbiamo sempre tener conto dei rapporti con la comunità locale, dei suoi valori culturali, e questo complica il nostro lavoro quando si tratta di una zona con problemi economici, sociali e di costume. Avvicinare una comunità internazionale aperta e moderna alla vita di un piccolo paese chiusa e di antiche tradizioni, può creare un urto troppo violento per poter essere benefico. Dobbiamo quindi inserirci cautamente e con rispetto nella vita della COMUNITA’ LOCALE.

Ti invio alcuni articoli pubblicati nella rivista Servizio Civile nel 1953\1954 che meglio di me spiegheranno lo spirito che animava i nostri volontari e la complessità del lavoro svolto. (Allegato n.2Allegato n.3).

Ho dovuto quindi impegnarmi anche a dirigere i campi di lavoro quando non avevamo le persone adatte per farlo oltre che naturalmente reperire i fondi a livello nazionale, sviluppare collaborazione con personalità ed Enti (Carlo Levi, Corrado Alvaro, Senatore Zanotti Bianco, Adriano Olivetti, Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno, Enti e autorità locali, ecc.). Come termine della mia attività con lo SCI mi ero dato come punto di arrivo il completamento della costruzione della scuola di Donisi che fu terminata nel settembre 1955. Ricordo che in quel periodo ABBIAMO costruito

  • il Ponte Pierre Ceresole a Donisi (Siderno),
  • il Ponte dell’Amicizia a Pirgo (Grotteria),
  • una scuola rurale modello per 200 bambini a Donisi (Siderno) su progetto di Adriano
    Olivetti.

A proposito di quest’ultima, la costruzione della scuola a richiesto un totale di 16 mesi di lavoro suddivisi tra il 1953 e il 1955 e il lavoro di 335 volontari provenienti da tutto il mondo. La scuola è stata inaugurata il 3 ottobre 1955 e una targa all’ingresso dice: «Volontari di tutto il mondo ha costruito questa scuola per i bambini di Donisi perché l’educazione faccia crescere non solo nozioni e conoscenza ma anche senso civico, solidarietà e pace in Calabria, in Italia, nel mondo Servizio Civile Internazionale» (Allegato n.4).

Ho detto che nel 1955 ho smesso di lavorare per lo SCI, ma il Servizio Civile resta scolpito per sempre nel mio cuore memore che per primo mi ha dato apertura mentale, gioia di vivere, spirito civilista e comprensione dei valori altrui.

 

Nella prossima puntata Pierluigi ci racconterà l’impegno dello SCI nell’Italia meridionale nel secondo dopo guerra.