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Impressioni di novembre: il compleanno SCI

Il primo campo di volontariato internazionale, 100 anni fa

 

 

Il 20 novembre abbiamo festeggiato i 100 anni SCI, nel modo in cui questo 2020 ci ha permesso: on-line.

E’ stata una perdita non poter vedere, incontrare ed abbracciare le persone presenti, ci è mancata la fisicità, ma allo stesso tempo è stata un’occasione, quella virtuale,  per poter ritrovarci numerosi tutte insieme almeno nell’anima, nei valori e nelle voglia di portare un cambiamento positivo nella società partendo dall’io individuale per tramutarlo in collettivo.

Possiamo definire il 20 novembre il compleanno del primo campo di volontariato internazionale, perchè il 20 novembre 1920 è iniziato il primo campo a Esnes organizzato da Pierre Ceresole, obiettore di coscienza e fondatore dello SCI.

Durante la serata c’è stata una piccola rappresentazione teatrale del primo campo SCI, “La pace di Pierre”, (ideata da Paolo Maddoni) seguito da un brindisi di festeggiamenti e dalle testimonianze degli/delle attivisti/e storici e nuovi.

Se vi siete persi il video lo potete rivedere ai seguenti link: Facebook e YouTube.

Vi lasciamo con la lettura delle impressioni di alcuni di loro che ci hanno scritto dopo l’evento.

 


 

FINESTRE – di Paolo Maddonni

Una sera, un grande condominio popolare, uno di quei grandi palazzoni di periferia con le facciate anonime senza balconi che sporgono. Tante finestre uguali, qualcuna a luci spente, molte aperte su soggiorni, cucine, angoli studio, anche camere da letto. Gente alle finestre. Qualcuno è bene al centro, di altri e altre si vede solo una porzione di testa o il riflesso degli occhiali. Visi troppo illuminati, o troppo poco. Voci che vanno e vengono, anche dalle finestre buie. Ad alcune finestre si affacciano due o anche tre persone. Bambini attorno, qualche animale sarà tra i piedi o sulle ginocchia. Sembra si conoscano tutti in quel condominio. Si salutano, si incrociano battute tra il quarto e il primo piano, da un angolo all’altro della facciata. La curiosità di conoscere chi non si conosce e di riconoscere chi si conosceva tanto tempo fa. Chi racconta una storia, chi una storiella, chi usa e ripete le parole antiche e amiche di tutti: pace, solidarietà, bicicletta, inclusione, anti-militarismo, volontariato, mondialità…

Una riunione di gente a distanza, mai così vicina. Una sera di Servizio Civile Internazionale, per i nostri cento anni. 

 

(Leggi i precedenti racconti scritti per Paolo Maddonni QUA)

 


 

Strumenti intellettuali per pensarci in modo diverso – di Arianna Francesca Brasca

Ho 22 anni, compiuti in questo turbolento 2020. E a 22 anni come si fa a fermarsi? Perché è questo che a me e alla mia generazione è stato chiesto. Come si fa ad imbrigliare la vitalità, l’entusiasmo, la voglia di fare? Come si mettono in pausa le proprie vite? Ebbene, non lo si fa. Ci si trasforma, si cercano nuove misure di responsività al mondo; si allena la creatività e la fluidità della propria identità. E questo per me è stato l’incontro con SCI. Non ci stavo e non ci sto tutt’ora all’isolamento intellettuale come conseguenza inevitabile di un necessario isolamento dei nostri corpi malati. Tramite formazione online mi sono educata ad una forma tenera di resistenza, di scambio, di dialogo e anche, pensate un po’, di incontro. Tutto questo è stato ribadito venerdì 20 novembre 2020, durante la seconda ondata da covid-19. SCI ha compiuto 100 anni. Numero importante, da ricordare. Per me, da approfondire. In questa occasione ho conosciuto volti, ascoltato storie, tenuto alto il mio entusiasmo, che non vede l’ora di farsi atto pratico. Perché la prima forma di cambiamento e di resistenza sta nella scelta di usare un linguaggio diverso, che non ci vittimizza né mortifica, ma ci dota di tutti gli strumenti intellettuali per pensarci in modo diverso, per poi fare di questo pensiero un testimone concreto. 

 


 

STRALCI DI MEMORIA – di Renzo Sabatini

“Riportiamo alcuni stralci della testimonianza di Renzo.  Qui trovate le versione integrale.”

Va da sé che rivedere tante facce amiche di persone con cui ho condiviso esperienze e anni importanti della mia vita mi ha fatto piacere e mi ha emozionato. Ma forse ancora più bello è stato vedere tante facce sconosciute, quasi fossimo a un’assemblea nazionale online: la prova che lo SCI ha continuato ad esistere, con i suoi alti e bassi, e che la spinta propulsiva di 100 anni fa non si è ancora esaurita! Con tutte queste persone sento di avere qualcosa in comune anche se probabilmente non avrò mai occasione di incontrarle.

 

Il Regista

Grazie a Paolo per aver architettato questa cosa e per il suo sorriso in diretta…

E grazie anche al suo ciclotour, in solitaria fino ad Esnes, non solo mi sono emozionato e commosso. … ma sapere che ad Esnes ancora si ricordano dello SCI mi ha messo le cose in una prospettiva diversa e fatto capire quanto sia importante il lavoro che tutti abbiamo fatto e quanto importante la memoria…

 

Le vecchie glorie

Stefania e la storia dell’unica “segretaria, segretaria” mai avuta dalla branca italiana ed il tavolone su cui si preparavano le spedizioni mi ha fatto ripensare a Roberto Maggini, obiettore fotocopista, sorridente e canzonatorio, che mentre imbustava diceva: “se un giorno finiranno gli alberi sulla Terra sarà colpa anche dello SCI”!

Roberto mi ha ricordato l’angoscia e il dramma del terremoto in Irpinia.

Davide a Marzabotto, con la storia della volontaria tedesca che piangeva inconsolabile…

 

Le giovani speranze

I “giovani” che non ho conosciuto e che dovevano intervenire solo dopo noi “vecchi” sono stati una piacevole sorpresa: lasciando la militanza si tende forse a credere che “dopo di me il diluvio”, insomma, che non sia accaduto più nulla di significativo. Ti rendi conto invece che lo SCI grazie al cielo non dipendeva dal te, che ha continuato a essere….

 

I ricordi

Mamma mia quanti me ne sono tornati in mente: Abya Yala e il gruppo sardo (grazie Valentina e salutami tanto Seba!!!), i pulmini dello SCI, il ciclotour, la campagna Namibia e quella per Timor Est, seminari, incontri, San Giorgio Jonico, l’est-ovest e il nord-sud, il CCYMSC e il SEED, Fabio Massacci ai computer e in bicicletta, le scatole di libri su Ralph Hegnauer nel garage di Aldo a Milano, il placement fatto a mano e i “matti” di Castagneto Po… 

Silvio Martinelli, William Thompson, Ralph Hegnauer e Pierre Ceresole

Sono grato a Silvio che mi ha ringraziato pubblicamente per avergli (involontariamente) cambiato la vita…

Ringrazio poi Roberto per avermi fatto tornare alla mente William Thompson, l’inglese che ha organizzato il primo campo di lavoro in Italia, ponendo le basi della nascita della branca italiana dello SCI…

Ma una cosa che mi ha molto colpito nella presentazione di Paolo è stato constatare o forse ricordare la profondità di pensiero di Pierre Ceresole. Forse il motto un po’ troppo generico che ha accompagnato lo SCI, quel “Fatti, non parole”, ha anche un po’ danneggiato l’immagine del movimento e del suo fondatore. In realtà dietro quei fatti c’erano parole importanti e, soprattutto, riflessioni profonde e determinanti e una grande capacità di critica e di autocritica…

 

Internazionalismo

Per me la dimensione internazionale del movimento resta un cardine fondamentale assieme ai suoi mille campi di lavoro in mille diverse situazioni, e continuo ad essere innamorato di quel vilipeso slogan del movimento ambientalista degli anni novanta: “agire localmente, pensare globalmente” (o viceversa…),

 

Volontariato di massa?

… Mi ha molto colpito e mi è tanto piaciuto l’intervento di Monica: “sarò per sempre riconoscente allo SCI perché quello che io sono adesso lo devo allo SCI…

 

Aborigeni

… Allora l’ospite cambiò atteggiamento e, con un tono improvvisamente mite le disse: “ora tu non sei più straniera, perché io ti adotto ti accolgo”. Fu un processo di “guarigione” da una ferita antica pienamente interno alla logica e alla cultura degli aborigeni australiani, che, dopo l’ammissione di responsabilità, sono sempre immediatamente aperti al perdono e all’accoglienza.

 

(Leggi la testimonianza completa di Renzo QUA)

 


 

Un’emozione incredibile! –  di Marzia Marras

Raccontare e fare parte della Storia dello SCI – Servizio Civile Internazionale di generazione in generazione…ad oggi, sempre e in futuro! 

Questa Storia siamo tutte e tutti noi: volontar@, attvist@, soc@, la segreteria nazionale e internazionale, le associazioni e realtà locali dei campi mini-campi e progetti di volontariato nel mondo, simpatizzanti, scuole, cittadini e cittadine…tutt@! 

Bellissimi racconti e toccanti interventi di testimonianza di volontariato… una partecipazione stupenda.

 


 

LE PRIME VOLTE – di Francesca Fulgoni

Tante persone e tanti ricordi, ma soprattutto tante prime volte. Con lo SCI, ho tante prime volte, perchè lo SCI è quello, ti stimola, lascia spazio per iniziative personale ma soprattutto è esperienza formativa di gruppo.

In questo 2020 con lo SCI ho fatto per la prima volta le dirette on-line e per il compleanno SCI ero nella cabina di regia con il potere, perchè anche questo è potere, di silenziare le persone, oscurarle e togliere la diretta in qualunque momento avessi voluto. Beh, che dire, grazie a tutte e tutti per la fiducia, che non è cosa da poco.

On-line ho rivisto i miei primi formatori del gruppo Lombardia che mi hanno fatto provare per la prima volta, con il “pranzo mondiale”,  le discriminazioni attraverso le mie emozioni. Grazie a loro sono partita per la prima volta da sola per un campo in direzione Africa. Grazie allo SCI tanti anni fa ho scoperto la questione Palestinese, dove poi ho vissuto per 2 anni. Ho rivisto persone con cui ho condiviso percorsi di crescita, con discussioni e confronti, punti di vista differenti, ma con la voglia di ascoltarsi. Ho visto persone che sono diventate amiche, ho rivisto giovani attivisti per i quali io sono stata io, per la prima volta, la loro formatrice SCI. Grazie per questa opportunità di crescita.