Dicembre 2023. Tanya è appena rientrata in Svezia dopo undici mesi trascorsi a Roma, a La Città dell’Utopia, uno dei progetti di SCI Italia. È qui che ha svolto il suo anno di volontariato grazie al Corpo Europeo di Solidarietà (ESC), il programma dell’Unione Europea che offre a giovani dai diversi Paesi l’opportunità di vivere un periodo all’estero, impegnandosi in progetti sociali, educativi e di pace e crescendo come cittadine e cittadini attivi.
“La Città dell’Utopia” si può tradurre come “La Città dell’Utopica”. E, anche se quest’anno non è stato “utopico” nel senso comune del termine, per Tanya è stato un anno particolare, intenso, difficilmente immaginabile prima di partire. Un anno unico, che probabilmente non si ripeterà mai più nello stesso modo. In questo senso, racconta lei, è stato davvero un anno trascorso in un’utopia: un luogo che non esiste altrove.
Quando è arrivata a Roma, a gennaio 2023, si sentiva divisa tra entusiasmo e timore. Da una parte c’erano le aspettative: imparare l’italiano, sperimentare la vita in una grande città per la prima volta, lavorare con una ONG internazionale come SCI. Dall’altra, una grande paura: sentire la mancanza di amicə e famiglia in Svezia. Con il tempo, tutte queste aspettative si sono realizzate. Ora Tanya parla italiano in maniera piuttosto fluida; ha conosciuto dall’interno la vita metropolitana fatta di eventi a portata di mano, palazzi bollenti d’estate, traffico sotto le finestre e fiumi di turisti; ha visto da vicino il funzionamento di un’organizzazione internazionale, sia a livello locale che nella rete più ampia di SCI.

Proprio il lavoro in questa rete è stato uno degli aspetti che più l’hanno colpita. Una volta entrata nell’organizzazione, è stato naturale entrare in contatto con diverse branche nazionali, partner e progetti collegati, fino a sentirsi parte di un movimento più grande per la pace e la solidarietà. Eppure, nonostante tutto questo, la cosa principale che Tanya porta con sé è legata a quella paura iniziale: il timore di non avere una comunità vicino. Dopo circa un mese a La Città dell’Utopia, quella paura era già diventata un ricordo lontano. Le altre persone volontarie ESC e in Service Civique con cui condivideva l’appartamento hanno iniziato a essere più che amicə: sono diventate una vera e propria famiglia.
Quasi a ogni formazione, scambio giovanile o campo di volontariato a cui ha partecipato, e sono stati numerosi, Tanya ha incontrato almeno una persona che continua a essere importante per lei anche dopo la fine del progetto. Negli eventi organizzati a La Città dell’Utopia e negli spazi di SCI, ha potuto sentire lo spirito di squadra del gruppo, mentre gli ospiti dell’ostello sociale si sono quasi sempre mostrati curiosi, rispettosi e desiderosi di condividere.

L’insegnamento più grande di quest’anno, per Tanya, riguarda proprio l’importanza delle relazioni sociali. Ha dovuto affrontare i propri modi abituali di stare in relazione, rimettere in discussione le sue strategie di gestione dei conflitti, mettere alla prova la propria apertura mentale e trovare nuove strade per comunicare. In un contesto internazionale si scopre in fretta che i codici di comportamento dati per scontati in un Paese non funzionano necessariamente allo stesso modo in un altro. Vanno adattati, negoziati, rimessi in gioco per costruire un terreno comune di comprensione reciproca.
Tanya racconta di aver imparato quanto significhi prendersi un caffè insieme dopo pranzo per chiacchierare, cucinare in gruppo, condividere tradizioni, passioni e progetti, sostenendosi a vicenda. Grazie a SCI Italia ha potuto conoscere meglio l’Educazione Non Formale e la Comunicazione Non Violenta come strumenti per parlare di valori, preferenze e rispetto, e anche per affrontare i conflitti senza cercare colpevoli, ma assumendosi la responsabilità dei propri sentimenti e bisogni. Questo, dice, è ciò che considera il cuore della sua esperienza: un bagaglio relazionale ed emotivo che porterà con sé ben oltre la durata del progetto.

In tutto questo, il Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) non è stato soltanto il “contenitore” amministrativo che ha reso possibile il suo soggiorno a Roma. È stato anche un quadro educativo e politico: ha offerto formazione, sostegno, momenti di confronto con altre persone volontarie e la possibilità di sperimentarsi in un ruolo attivo dentro una comunità. L’idea che sta alla base del programma, dare alle giovani generazioni l’opportunità concreta di impegnarsi in altri Paesi, imparare nuove lingue, conoscere altre realtà sociali e contribuire al cambiamento, è qualcosa che Tanya ha visto realizzarsi ogni giorno, in sé e nelle persone che ha incontrato.

Durante il suo anno ESC, Tanya ha portato avanti anche un progetto personale: la creazione di l’ActionKit for Societal Engagement, uno strumento pensato per aiutare chi desidera impegnarsi nella società ma non sa bene da dove iniziare. L’actionkit raccoglie idee, esempi di attività, spunti di riflessione e metodologie per trasformare il desiderio di cambiamento in azioni concrete, alla portata di gruppi locali, associazioni o singole persone. Il risultato di questo lavoro è disponibile in formato PDF e può essere scaricato da chiunque voglia trarne ispirazione per i propri percorsi di cittadinanza attiva.
Alla fine del suo anno, Tanya saluta Roma, La Città dell’Utopia e SCI Italia con un ringraziamento che è anche una sintesi di tutto ciò che ha vissuto: grazie per i gelati, per Leandro’s, per il mare e i laghi d’estate, per il mondo dei centri sociali, per i parchi meravigliosi, per la rete internazionale che ha potuto conoscere, per lo spirito di impegno verso un mondo più giusto, per l’introduzione al mondo dei progetti e dei campi di volontariato internazionali, per averle dato lo spazio di sviluppare il suo Actionkit per l’impegno sociale. E, soprattutto, grazie, scrive, per averla aiutata a diventare un’amica migliore.

Un anno di ESC a Roma, dunque, che non è stato perfetto né “idilliaco”, ma profondamente trasformativo. Un anno che mostra, in pratica, cosa può significare quando il volontariato europeo non è solo una sigla, ma una vera occasione di crescita personale, politica e collettiva.