Un villaggio raggiungibile solo a piedi, le montagne delle Alpi Retiche, il lavoro manuale e una comunità locale con cui condividere la quotidianità. È così che Marija Todorovic, volontaria ESC a “La Città dell’Utopia” della Serbia, ha vissuto il campo di volontariato in Val Codera, organizzato da SCI Italia insieme all’Associazione Amici della Val Codera, con cui SCI Italia collabora da oltre 10 anni.
Per dieci giorni, dal 31 luglio al 9 agosto 2026, un gruppo internazionale di volontarie e volontari ha partecipato ad attività di tutela e recupero ambientale in una delle valli alpine più particolari della provincia di Sondrio.

Per Marija, però, il valore dell’esperienza è andato ben oltre il lavoro svolto durante il campo: “La migliore esperienza nella famiglia di montagna locale!”
Una valle senza strade, da scoprire a piedi
La Val Codera si trova nelle Alpi Retiche, nel territorio di Novate Mezzola, in provincia di Sondrio. Una delle sue caratteristiche più particolari è l’assenza di strade: i piccoli villaggi della valle sono raggiungibili esclusivamente a piedi. È proprio questo aspetto ad aver incuriosito Marija quando ha scelto di partecipare al campo.
“Mi piace molto la natura e la montagna, quindi volevo aiutare e dare il mio contributo in Val Codera”, racconta. “Mi sembrava interessante anche il fatto che il campo si svolgesse in un luogo senza strade, raggiungibile solo a piedi. Ero curiosa di conoscere le persone del posto e di mettermi alla prova con il lavoro manuale.”
Lavorare per prendersi cura del territorio
Il campo di volontariato aveva come obiettivo la tutela del patrimonio ambientale e culturale della valle. Le attività hanno riguardato la pulizia di prati e sentieri da rovi ed erbacce, la cura di alcune aree boschive, il trasporto e la sistemazione della legna e il recupero di antichi percorsi pedonali.
Un lavoro prevalentemente manuale, che poteva richiedere fino a 6-7 ore al giorno, considerando anche gli spostamenti a piedi verso i luoghi delle attività. Ed è stata proprio la fatica fisica una delle parti che Marija ha apprezzato maggiormente.
“Mi è piaciuto il lavoro di tutti i giorni perché mi sono messa molto alla prova. Il lavoro era duro, ma era proprio questo l’aspetto che mi piaceva.”
Un’esperienza che le ha permesso anche di scoprire qualcosa di sé:
“Ho capito quanto apprezzo uscire completamente dalla mia comfort zone e stare bene in un luogo remoto, immerso nella natura e lontano dal ritmo veloce della vita moderna. Affrontare le esigenze fisiche e il lavoro manuale mi ha mostrato che sono molto più forte e resiliente di quanto a volte pensi e che mi piace davvero mettere alla prova i miei limiti fisici e mentali.”
L’incontro con la comunità locale
Se il lavoro è stato importante, l’incontro con le persone della valle è stato forse l’elemento più inatteso dell’esperienza.
Marija aveva già partecipato a un campo di volontariato in Grecia, incentrato sul lavoro manuale in un piccolo villaggio. Anche in quel caso aveva avuto l’opportunità di svolgere attività come l’ecocostruzione, la raccolta delle olive e il giardinaggio.
La Val Codera, però, le ha offerto qualcosa di diverso.
“Qui c’era meno distanza con la comunità locale. Ho incontrato persone anziane del paese, ascoltato alcune delle loro storie, migliorato il mio italiano e conosciuto più da vicino la loro cultura e il loro modo di vivere.”

Anche la famiglia che ha accolto il gruppo ha avuto un ruolo importante.
“La famiglia che ci ha ospitato è stata più che piacevole. Hanno preparato del cibo davvero buono e mi è piaciuto molto vivere un’esperienza così autentica.”
Per Marija, quindi, l’interculturalità non è stata soltanto quella vissuta all’interno del gruppo internazionale di volontarie e volontari. È stata soprattutto l’occasione di entrare, per alcuni giorni, nella vita quotidiana della comunità della valle.
“Comunicare con loro in italiano mi ha permesso di immergermi davvero nella loro quotidianità, nelle tradizioni e nello stile di vita locale, rendendo questo scambio culturale molto autentico e personale.”

Un modo diverso di vivere il volontariato
La particolarità del campo, secondo Marija, sta proprio nella combinazione tra volontariato ambientale, lavoro manuale, natura e comunità locale.
Essere in un luogo lontano dalle strade e dalle distrazioni della vita quotidiana ha permesso al gruppo di concentrarsi sul lavoro, sugli obiettivi condivisi e sulle relazioni con le persone del territorio.
“Mi piace che questa modalità di volontariato combini un lavoro manuale con uno scopo concreto, il contatto profondo con la natura e quello con una comunità locale. Essere lontani dalle distrazioni moderne permette di concentrarsi completamente sullo sforzo fisico, sugli obiettivi condivisi con gli altri volontari e sulle relazioni autentiche con le persone del posto.”

Proteggere un territorio significa anche conoscerlo
Il progetto in Val Codera nasce dal lavoro dell’Associazione Amici della Val Codera, impegnata dal 1981 nella tutela e nella valorizzazione ambientale e culturale della valle.
Uno degli aspetti affrontati durante il campo è stato il futuro delle aree montane marginali: lo spopolamento, la perdita di tradizioni e identità locali, l’abbandono del territorio e la possibilità di sviluppare forme di turismo più attente all’ambiente e alla storia dei luoghi.
Il campo ha quindi unito attività pratiche e momenti di approfondimento, offrendo alle persone partecipanti la possibilità di riflettere sul rapporto tra tutela ambientale, cambiamenti climatici, trasformazioni del territorio e futuro delle comunità montane.
Cosa resta dopo il campo?
Alla fine dei dieci giorni, ciò che Marija porta con sé è soprattutto la consapevolezza di essersi trovata bene in un contesto molto diverso dal proprio.
Una valle isolata, il lavoro fisico, le montagne, un gruppo internazionale, le persone incontrate nel paese e la famiglia che ha accolto le volontarie e i volontari hanno costruito un’esperienza che, per lei, è stata più autentica del previsto.
Non soltanto un campo di volontariato ambientale, quindi, ma anche un’occasione per rallentare, imparare, mettersi alla prova e conoscere da vicino una comunità alpina.


E quando le chiediamo cosa aggiungerebbe per descrivere questa esperienza, Marija risponde con poche parole:
“La migliore esperienza con una famiglia di montagna locale!”