Per otto giorni, dal 28 ottobre al 4 novembre, quindici giovani da diversi Paesi europei hanno condiviso spazi, pasti ed emozioni alla Città dell’Utopia di Roma. Erano lì per Surfing the Shame 2, il training course Erasmus+ coordinato da SCI Italia.
Dopo la prima edizione a Bologna nel febbraio 2025, il progetto è tornato con una domanda semplice e scomoda. Che cosa succede nello spazio tra quello che sentiamo e il modo in cui reagiamo?

Restare sopra l’onda delle emozioni
Il nome dice già molto: “surfare la vergogna” significa usare l’energia delle emozioni stando sopra l’onda, non sotto. Essere responsabili delle proprie emozioni non vuol dire non averle, ma saper rispondere.
Per farlo, il gruppo ha lavorato con strumenti di educazione non formale: la Comunicazione Nonviolenta, la “bussola dei bisogni”, il pranayama, la meditazione e lo yoga. Poi c’era il teatro invisibile, una forma di teatro dell’oppresso che porta scene costruite in spazi pubblici per stimolare chi guarda a mettersi in gioco. Dal lavoro su di sé si è passati a un’azione pubblica, per invitare altre persone a diventare protagoniste del cambiamento.
Tina: tornare per vedere quanto si è cambiati
Tina ha 35 anni, viene dalla Croazia e lavora come scrittrice freelance. Per lei non era la prima volta: in passato è stata volontaria del Servizio Civile Internazionale e nel 2019 aveva partecipato al No Border Fest.
«Quando ho visto l’annuncio, l’idea di tornare in questo posto e vedere quanto fosse cambiato mi ha emozionata molto, perché attraverso questo luogo vedo sempre quanto sono cambiata io», racconta.
Per Tina, progetti come questo non si limitano a far incontrare le persone. «Mostrano quanto siamo simili, quanto affrontiamo le stesse cose. Creano uno spazio sicuro per parlare di certi temi e, come in questo caso, aiutano davvero a guarire qualcosa. Posso dire che a me è successo». Un merito che riconosce a chi ha guidato il percorso: «I facilitatori ci hanno guidato con empatia, gentilezza e anche struttura».

Tra lo stimolo e la reazione: le giornate del training
Le giornate alternavano il lavoro su di sé e quello di gruppo. Con la bussola dei bisogni i partecipanti hanno imparato a riconoscere che cosa si nasconde dietro emozioni come vergogna, colpa e rabbia, e a restare in contatto con sé stessi per rispondere ai propri bisogni con energia positiva e intenzioni chiare. Al centro c’era proprio lo spazio tra ciò che fa scattare un’emozione e il momento in cui reagiamo: imparare a stare comodi in quello spazio, e ad allargarlo. Accanto a respiro, meditazione e Comunicazione Nonviolenta, il gruppo ha preparato un’azione pubblica di teatro invisibile, per portare quanto sperimentato fuori dalle mura del casale e coinvolgere anche chi non aveva partecipato al training.
Lorenzo: «Qualcosa che dobbiamo proteggere»
Lorenzo ha 25 anni e viene dalla Toscana. Alla Città dell’Utopia era già stato a giugno, per un altro progetto. Ha scoperto Surfing the Shame 2 sul sito di SCI Italia ed è tornato per lavorare su temi che sente vicini: il teatro invisibile e sentimenti difficili come la vergogna e la rabbia, «argomenti molto delicati, soprattutto nelle nostre società di oggi».
Che cosa porta a casa? «Ci aiuterà a sviluppare molta autoempatia e la capacità di parlare con le persone di come ci sentiamo, in modo nonviolento. È un tema davvero importante oggi».
E aggiunge: «Progetti come questo, che permettono a persone di tutta Europa di incontrarsi, sono qualcosa che dobbiamo proteggere il più possibile, per permettere a più persone possibile di vivere esperienze così folli e stimolanti».

Perché servono progetti come questo
Le parole di Tina e Lorenzo raccontano bene il valore di esperienze come Surfing the Shame: spazi sicuri in cui giovani da tutto il mondo possono fermarsi, ascoltarsi e imparare a stare con emozioni che di solito si preferisce nascondere. Non si tratta solo di acquisire nuove competenze, ma di tornare a casa con un modo diverso di stare con sé stessi e con gli altri. Training course, scambi giovanili e campi di volontariato nascono da questa idea: che l’incontro tra persone diverse, in una comunità costruita insieme, possa diventare il primo passo verso una società più empatica, nonviolenta e solidale.
Il training course “Surfing the Shame 2” ( 2025-1-IT03-KA151-YOU-000301901 ) è stato finanziato dal Programma Erasmus+ dell’Unione Europea e realizzato con il supporto dell’Agenzia Italiana per la Gioventù.
