Oltre i confini, oltre i documenti: cosa ci hanno raccontato tre attivisti palestinesi

Tre attivisti palestinesi, Mohammed, Mutasem e Mahen, sono arrivati a Roma per partecipare a un’esperienza di job shadowing presso SCI Italia e La Città dell’Utopia. Un’occasione per conoscere da vicino il lavoro delle rispettive organizzazioni, condividere pratiche di attivismo e confrontarsi sulle sfide ambientali e sociali dei territori in cui operano.

La loro visita si inserisce in Sumud Youth, un progetto internazionale Erasmus+ KA2 di cui SCI Italia è partner, che coinvolge organizzazioni giovanili di diversi paesi del Mediterraneo.

Il progetto lavora sul rafforzamento delle competenze di giovani attivisti e organizzazioni locali, con particolare attenzione alla resilienza ambientale, alla tutela della terra e dell’acqua e alla gestione sostenibile delle risorse naturali. Attraverso formazioni, workshop e periodi di job shadowing, le organizzazioni partner condividono esperienze e strumenti per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e sostenere la partecipazione giovanile.

Lo scambio proseguirà anche in Palestina, dove volontari e attivisti provenienti dall’Italia e da altri paesi avranno l’opportunità di conoscere direttamente le iniziative delle organizzazioni locali.

Intanto, a Roma, l’esperienza di Mohammed, Mutasem e Mahen è iniziata con qualche difficoltà durante il viaggio, seguita da giornate intense di incontri, attività e conversazioni. Ecco il racconto dei loro primi giorni.


Continuiamo a chiamarli. Abbiamo paura che rimangano bloccati.

Poi, finalmente, in serata, dopo ore di attesa, arriva la conferma: sono riusciti a superare i controlli discriminatori in aeroporto.

Un po’ stanchi, ma sorridenti, Mohammed, Mutasem e Mahen, tre attivisti palestinesi, arrivano a La Città dell’Utopia, a Roma. Il nostro scambio nell’ambito del progetto Sumud Youth può finalmente cominciare.

Dopo sette giorni trascorsi tra le attività quotidiane dell’ufficio di SCI Italia, raccogliamo le loro prime impressioni.

Per tutti e tre, l’accoglienza e la collaborazione all’interno di un ambiente internazionale sono aspetti particolarmente importanti. Apprezzano soprattutto le relazioni che si costruiscono anche al di fuori delle scrivanie e delle attività d’ufficio.

Descrivono il clima del gruppo come familiare, soprattutto nei confronti di chi è appena arrivato. Nessuno dovrebbe sentirsi lasciato solo.

Durante la loro permanenza si è svolta anche l’edizione annuale del No Border Fest, il festival organizzato a La Città dell’Utopia.

Per Mohammed, Mutasem e Mahen è stata un’occasione per incontrare persone interessate e altri attivisti, partecipare alle conversazioni e raccontare le proprie esperienze.

Abbiamo voluto soprattutto lasciare loro lo spazio per parlare della realtà in cui vivono e lavorano.

Per chi vive in Europa è difficile immaginare come anche le attività quotidiane più semplici possano richiedere diverse ore, a volte persino giorni.

Ascoltare i loro racconti ci ha permesso di comprendere meglio le difficoltà che affrontano ogni giorno e le condizioni in cui portano avanti il proprio impegno.

Dalle parole ai fatti: cosa possiamo imparare dall’attivismo palestinese?

Quali progetti stanno preparando? Quali sono le iniziative più importanti per le giovani generazioni?

Durante i nostri scambi abbiamo cercato di capire cosa possiamo imparare dal loro modo di fare attivismo.

La loro risposta è stata molto concreta: bisogna agire, lavorare direttamente con le persone e conoscere i territori.

Un approccio che ritroviamo anche nel motto dello SCI, «Fatti, non parole».

Ci hanno però incoraggiato a rafforzare ulteriormente il rapporto diretto con le realtà locali, uscendo dagli uffici e andando oltre i documenti e i progetti scritti.

Per comprendere i bisogni e le preoccupazioni della popolazione, gli attivisti palestinesi si spostano da un comune all’altro, incontrando direttamente agricoltori, giovani e comunità locali.

Questo lavoro permette alle loro organizzazioni di raccogliere punti di vista differenti e portarli all’attenzione delle autorità competenti.

Tra le attività di sostegno che portano avanti attualmente c’è anche quella legata all’accesso alla contraccezione, compresi i metodi ormonali, per giovani donne già sposate. Si impegnano inoltre per promuovere una maggiore parità di genere, anche attraverso il riconoscimento di salari equi e della parità retributiva.

Nei prossimi giorni i tre parteciperanno anche a un laboratorio sulla comunicazione nonviolenta.

E, oltre alle attività e agli incontri, ci sono le serate trascorse insieme: un’occasione per conoscerci meglio, parlare delle rispettive culture e continuare lo scambio in modo più informale.

L’esperienza di Mohammed, Mutasem e Mahen ci ha dato l’opportunità di conoscere più da vicino il lavoro delle organizzazioni palestinesi e di confrontarci su pratiche di attivismo che partono dall’ascolto delle comunità e dai bisogni quotidiani delle persone.

Il confronto sull’accesso alle risorse, sulla partecipazione giovanile e sul rapporto con il territorio è al centro di Sumud Youth, che proseguirà con altre mobilità e attività nei paesi partner.

Dall’11 al 30 novembre 2026 è previsto un nuovo periodo di job shadowing a Ramallah e Bethlehem, in Palestina, durante il quale una persona partecipante dall’Italia potrà approfondire il lavoro delle organizzazioni giovanili locali, i loro progetti e le modalità con cui coinvolgono le comunità.

Per SCI Italia, partecipare a questo progetto significa anche rafforzare i rapporti con le organizzazioni palestinesi, conoscere le loro esperienze e continuare a costruire occasioni di incontro e collaborazione tra attivisti delle diverse sponde del Mediterraneo.

Per seguire le attività e i prossimi appuntamenti del progetto, visita la pagina Instagram @sumud.you.

Sumud Youth è un progetto coordinato da SCI France e cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+.

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