
Raccolta delle olive, cura dell’orto e cucina collettiva. Al No Border Fest anche le attività della Città dell’Autoproduzione hanno trovato spazio, grazie al sostegno del progetto internazionale Create Peace.
Il 23 e 24 ottobre, La Città dell’Utopia ha ospitato la XVI edizione del No Border Fest, dedicata quest’anno al tema Immaginare oltre i confini. Il festival ha affrontato migrazioni, razzismo, sfruttamento del lavoro e libertà di movimento attraverso incontri, teatro e progetti artistici, tra cui Parolità con Piccola Radio.
Accanto al programma del festival, abbiamo realizzato “Dall’orto alla tavola”, un’iniziativa della Città dell’Autoproduzione che ha coinvolto volontarie, volontarə e attivistə locali e internazionali.

Le attività sono iniziate nell’orto comunitario, con la cura delle piante e la raccolta delle olive, per poi proseguire in cucina con la preparazione delle cene del festival.
Il gruppo e gli attivisti de La Città dell’Utopia hanno condiviso ricette di diversi paesi, dalla mujaddara con riso e lenticchie alle carote speziate marocchine, dal mutabbal palestinese alle pakora indiane, fino al pabellón venezuelano preparato in versione vegetariana.
Hanno collaborato anche i partecipanti al job shadowing del progetto Erasmus+ SUMUD YOU, di cui SCI Italia è partner.
Raccogliere le olive permette di conoscere da vicino il lavoro che c’è dietro un alimento che siamo abituati ad acquistare già pronto. Significa confrontarsi con i tempi della natura, con la stagionalità e con la fatica necessaria per produrre ciò che mangiamo.

Prendersi cura di un orto aiuta invece a capire meglio come crescono gli alimenti, quanta attenzione richiedono il terreno, l’acqua e le piante e quanto sia importante preservare la biodiversità.
Anche cucinare per tante persone richiede alcune scelte. Bisogna organizzare le quantità, utilizzare bene gli ingredienti disponibili e cercare di non sprecare il cibo. Durante il festival abbiamo preparato piatti prevalentemente a base di verdure, legumi e cereali, mettendo in comune ricette e conoscenze di tradizioni diverse.
Sono piccoli gesti, ma ci aiutano a conoscere meglio ciò che consumiamo e a essere meno distanti dai processi di produzione alimentare.
È proprio su questo che lavora la Città dell’Autoproduzione, un progetto finanziato attraverso i fondi dell’8×1000 della Chiesa Battista. Attraverso la cura collettiva dell’orto e i laboratori, la Scuola recupera e condivide conoscenze pratiche, promuove l’autoproduzione e incoraggia un utilizzo più consapevole delle risorse.
C’è anche una questione politica. Oggi gran parte della produzione alimentare dipende da filiere sulle quali abbiamo poco controllo, spesso caratterizzate da disuguaglianze nell’accesso alla terra e nelle condizioni di lavoro.

La sovranità alimentare riguarda il diritto delle comunità di decidere come produrre il proprio cibo, tutelando le risorse naturali e chi lavora la terra.
Coltivare un orto o preparare una cena collettiva non basta a cambiare questo sistema. Ma imparare a produrre qualcosa autonomamente, condividere competenze e ridurre gli sprechi può renderci meno dipendenti da alcuni meccanismi di consumo e aiutarci a comprenderne meglio le conseguenze.
Queste questioni si intrecciano con quelle del No Border Fest. Lo sfruttamento delle risorse, le condizioni del lavoro agricolo e gli effetti della crisi climatica contribuiscono alle disuguaglianze che attraversano i territori e possono incidere anche sulle migrazioni.

“Dall’orto alla tavola” è stata realizzata grazie a un microfinanziamento ottenuto da SCI Italia nell’ambito di Create Peace: Youth Artivism for Climate Justice, coordinato da SCI International e cofinanziato dalla European Youth Foundation del Consiglio d’Europa.

Il progetto sostiene attività che avvicinano i giovani alla giustizia climatica attraverso il volontariato e l’apprendimento pratico.
Durante il No Border Fest, questo si è tradotto nel coinvolgimento diretto di giovani volontari nella cura dell’orto, nella raccolta delle olive e nella preparazione dei pasti. Lavorando insieme, persone di provenienze diverse hanno condiviso competenze e sperimentato pratiche di sostenibilità che possono essere riprese anche nella vita quotidiana.

Ringraziamo le associazioni, i collettivi, le attivistə, le volontariə e tutte le persone che hanno contribuito al festival.
Per conoscere le attività della Scuola dell’Autoproduzione e partecipare ai prossimi appuntamenti, visitate la loro pagina instagram @cittadellautoproduzione il loro sito cittadellautoproduzione.org