Leandro, 45 anni, ha scelto di partire per un campo di volontariato in Indonesia con SCI Italia con un’idea molto chiara: vivere un’esperienza autentica, lontana dalle immagini filtrate che spesso vediamo. Ha deciso di visitare questo paese per immergersi davvero nella vita locale, contribuire concretamente e scoprire da vicino un modo diverso di vivere, lavorare e relazionarsi con gli altri.
Nel villaggio rurale che lo ha accolto, Leandro ha trovato molto più di un semplice progetto agricolo: una comunità sorridente, ritmi quotidiani essenziali e un contatto diretto con la natura. Tra campi, stalle e orti, ha partecipato attivamente alla vita locale, costruendo relazioni e lasciandosi sorprendere da ogni momento.

Intervista
Cosa ti ha spinto a partecipare a un campo di volontariato?
Volevo fare qualcosa che mi arricchisse davvero. Mi piace aiutare gli altri anche nella vita quotidiana, quindi un campo di volontariato mi sembrava naturale. Avevo anche il desiderio di conoscere nuove culture e modi di vivere. Non volevo limitarmi a vedere un paese in televisione: volevo viverlo in prima persona.
Che tipo di attività hai svolto durante il campo?
Ho lavorato principalmente nelle fattorie del villaggio. C’era un grande orto dove abbiamo piantato e raccolto cipolle, preparato il terreno e utilizzato fertilizzanti naturali fatti con escrementi di mucca, perché nella zona ci sono molte stalle e quasi ogni famiglia ne possiede una.
Abbiamo anche recuperato materiali plastici per creare contenitori da usare come vasi. Mi sono occupato anche delle banane e ho visto come veniva utilizzato un liquido ottenuto da frutta vecchia per fertilizzare il terreno. È stato un lavoro molto concreto, a stretto contatto con la natura.
Com’era la comunicazione con le persone del posto?
Ero l’unico volontario internazionale in quel momento. C’era un ragazzo indonesiano dell’associazione con cui comunicavo in inglese senza problemi. Con gli abitanti del villaggio invece avevo bisogno del suo aiuto per tradurre, ma nonostante questo siamo riusciti comunque a capirci. I sorrisi aiutano sempre.

Come sei stato accolto dalla comunità?
Molto bene. Le persone erano accoglienti, sempre sorridenti. Mi sono sentito subito parte del villaggio.
Qual è stato il momento che ti è rimasto più impresso?
L’ultima sera. Abbiamo partecipato a una festa tradizionale sotto una tettoia di legno, come un gazebo. Si mangiava insieme, qualcuno parlava… era un momento molto autentico.
Ho anche fatto un discorso per ringraziare tutti dell’accoglienza. Vedere i loro sorrisi mentre parlavo è stato davvero emozionante.
Cosa diresti a chi sta pensando di partire ma ha ancora dei dubbi?
Direi di mettere da parte le paure. “Chiudi gli occhi e buttati”. Se ci concentriamo solo su quello che potrebbe andare storto, rischiamo di ingigantire tutto e perdere un’esperienza bellissima. Ne vale davvero la pena.