Da un mese sono arrivate le nuove volontarie di lungo termine attraverso il programma Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) e il Service Civique France. Per tutto l’anno supporteranno l’ufficio di SCI Italia e il progetto “La Città dell’Utopia”, insieme agli attivisti, alle volontarie e al resto dello staff.
Grazie al programma ESC e al Service Civique queste giovani possono vivere un’esperienza di crescita personale e collettiva, mettendo le proprie energie al servizio di progetti di giustizia sociale, solidarietà e partecipazione.

Mi chiamo Brezita, ho 24 anni e sono albanese del Kosovo.
Sono una delle nuove volontarie per il progetto “La Città dell’Utopia”, arrivata attraverso il programma European Solidarity Corps dell’Unione Europea. Ho conosciuto il progetto grazie a GAIA Kosovo, che è la branca kosovara del Service Civil International.
La mia prima esperienza con il network SCI è stata uno scambio giovanile (Youth Exchange) in un monastero serbo nel 2017. Da allora ho partecipato a diversi eventi, training, campi di volontariato e ho anche coordinato un campo. Ho concluso la laurea triennale dopo un periodo di scambio universitario in Inghilterra e negli ultimi anni ho studiato antropologia e portato avanti alcuni lavori di ricerca.
Mi piacciono molto le attività di SCI in Kosovo, perché mi sembra che contribuiscano a emancipare le giovani generazioni attraverso una maggiore consapevolezza delle questioni ambientali e culturali. È anche per questo che ero interessata a un volontariato di lungo termine: quando ho visto la call per il progetto “La Città dell’Utopia” ho pensato che fosse esattamente il tipo di esperienza che cercavo. Cercando di fare qualcosa di diverso, ho letto le testimonianze delle precedenti volontarie e questo mi ha dato ancora più voglia di partecipare. Ho sempre desiderato un’esperienza di volontariato all’estero in un contesto internazionale.
Per me è una grande opportunità per vivere all’estero, uscire dalla mia bolla e dai libri, incontrare nuove persone, scoprire nuove culture e condividere la mia. Sono molto curiosa: voglio sapere come vivono le persone, quali sono le loro tradizioni. Penso che sia importante dare a tutte e tutti l’opportunità di condividere la propria cultura, con i suoi aspetti belli e quelli difficili; è anche un buon modo per lottare contro il razzismo.
Fare volontariato, secondo me, è uno dei modi migliori per essere d’aiuto alla società e a sé stessi. Voglio dare una mano in tutti gli ambiti in cui posso, cercando sempre di fare del mio meglio. Mi piace poter creare un legame tra antropologia e volontariato, perché entrambe le dimensioni favoriscono l’incontro con altre culture, il lavoro con le persone migranti e l’interesse per il cibo e le pratiche quotidiane. Mi piace molto anche l’idea di cucinare per gli altri e condividere i pranzi, ad esempio durante i mercati.
La prima impressione che ho avuto de “La Città dell’Utopia” è stata: “C’è davvero tanto lavoro da fare!”. Il luogo sembra tranquillo e rilassato, e questo è sia un bene che una sfida allo stesso tempo. Quest’anno spero di far conoscere maggiormente il progetto sia al pubblico locale che a quello internazionale e di trasmettere il desiderio di partecipare. Non vedo l’ora di insegnare inglese, cucinare per gli altri e organizzare eventi. Voglio aiutare tutte e tutti, senza fare distinzioni in base alle opinioni politiche o religiose.
La mia sfida più grande sarà gestire la mia sensibilità e superare alcune differenze culturali che a volte possono pesare. Per esempio, faccio un po’ di fatica con il rumore o con l’abitudine di mangiare molto tardi. Tuttavia so di poter contare sul mio impegno e sulla mia empatia verso le altre persone.

Mi chiamo Tabata, ho 29 anni e sono una delle nuove volontarie del progetto “La Città dell’Utopia”.
Mi occuperò della comunicazione de “La Città dell’Utopia” e della manutenzione degli spazi. Ho conosciuto questo progetto attraverso SCI Madrid, dove sono andata quattro anni fa per dare lezioni di spagnolo a persone migranti. In seguito ho inviato la mia candidatura tramite il Corpo Europeo di Solidarietà.
Volevo cambiare percorso: ho una laurea magistrale in scienze politiche e migrazioni, ma mi mancava l’esperienza pratica in questo ambito. In futuro mi piacerebbe lavorare per un’organizzazione non profit. Non mi ero mai occupata di comunicazione, quindi sono molto felice di imparare qualcosa di nuovo. Al contrario, ho molta esperienza nell’insegnamento delle lingue, perché insegno da quando avevo 16 anni.
Sono abituata a vivere all’estero: ho vissuto negli Stati Uniti insegnando spagnolo e in Svezia per la mia magistrale. Sono anche stata assistente di volo. Sono spagnola, parlo inglese e ho conoscenze di tedesco e svedese. Mi piacerebbe molto, alla fine di quest’anno, poter parlare un buon italiano.
Non vedo l’ora di lavorare sull’identità visiva e sulla comunicazione de “La Città dell’Utopia”. Spero di contribuire con le mie conoscenze in tema di migrazioni e politica, portando anche le mie capacità di mediazione e la mia calma. La sfida più grande per me sarà la vita comunitaria, perché sono molto indipendente e mi piace separare la vita privata da quella “professionale”. Cerco di essere una persona positiva. Le condizioni abitative potrebbero forse essere migliori, ma sono contenta di avere coinquiline che condividono il mio stesso senso di cura e pulizia degli spazi comuni.
La prima impressione che ho avuto de “La Città dell’Utopia” è quella di un luogo tranquillo, abitato da persone gentili e accoglienti. Sono molto felice, perché sto facendo qualcosa che non avevo mai fatto prima e voglio vivere l’esperienza nel modo più pieno possibile.

Mi chiamo Vesna, ho 27 anni e vengo dalla Serbia.
Sono una delle nuove volontarie per il progetto “La Città dell’Utopia”. Sono arrivata grazie al programma Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) e la mia organizzazione di invio è il Volonterski Centar Vojvodine (branca SCI in Serbia).
Mi occuperò della comunicazione sui social media, dell’organizzazione e partecipazione a festival, e della scrittura di articoli e newsletter. Ho conosciuto il progetto tramite la mia organizzazione di invio, essendo iscritta alle loro mailing list. Volevo venire in Italia perché ho studiato la lingua italiana alla Facoltà di Filologia e desideravo sperimentare il lavoro delle ONG in un contesto diverso dalla Serbia.
La mia esperienza di volontariato e attivismo è iniziata sette anni fa, quando ho iniziato gli studi e ho cominciato a fare volontariato nel settore delle ONG: volevo essere attiva nella mia nuova città e non limitarmi ad andare e venire dall’università. Ho compreso l’importanza del volontariato perché ho potuto vedere i cambiamenti che il mio lavoro contribuiva a generare, indipendentemente dal tipo di attività svolta. Ho incontrato tante persone entusiaste, questo mi ha dato energia, mi ha fatto stare meglio e mi ha arricchita come persona.
Ho partecipato a progetti ecologici, progetti di educazione non formale, insegnamento… La mia prima esperienza di volontariato con SCI è stata nel 2017 in un campo chiamato “Balkan Myths Busters”, che aveva l’obiettivo di decostruire stereotipi e dare ai giovani di Kosovo e Serbia la possibilità di incontrarsi e confrontarsi. È stato un evento fondamentale nella mia vita, allo stesso tempo doloroso e molto importante. Da quell’esperienza ho imparato che, anche se non si può cambiare il mondo facilmente, si può contribuire a cambiare il luogo in cui si vive, su scala più piccola.
Ho molta esperienza nell’insegnamento, perché do lezioni di italiano e serbo da molto tempo. Imparare una nuova lingua e interessarsi ad altre culture è, secondo me, un modo per essere persone migliori e più aperte mentalmente. Insegno italiano e serbo anche online e sarò felice di farlo anche a “La Città dell’Utopia”. Spero di poter sostenere e dare strumenti ad altri volontari e volontarie che non hanno esperienza nell’insegnamento delle proprie lingue. La mia porta è aperta!
I miei primi giorni qui sono stati un po’ caotici, perché i ruoli non sembrano ancora chiaramente definiti. Mi piace molto stare all’aria aperta, quindi sono davvero impaziente di partecipare ad attività come mercati, aperitivi e il No Border Fest. Temo un po’ di restare troppo in ufficio, perché mi piace essere attiva e in movimento.
Vorrei sperimentare la gestione dei progetti e imparare a organizzare scambi giovanili, campi di volontariato, festival, acquisendo sempre più indipendenza, in modo da poter creare progetti simili in futuro. Spero di capire meglio cosa c’è “dietro le quinte” e come si organizzano e gestiscono progetti a breve termine. Ho molta energia da mettere in gioco!

Mi chiamo Ariane e ho 21 anni.
Quest’anno supporterò la comunicazione di SCI Italia e voglio contribuire anche ai progetti de “La Città dell’Utopia”, perché, anche se amo scrivere, desidero occuparmi anche di attività più pratiche. Amo incontrare nuove persone e provare cose nuove.
Sono francese e ho trovato la call attraverso il Service Civique in Francia. Questa è la mia prima esperienza di volontariato. Ho deciso di prendermi una pausa dagli studi, perché erano diventati soffocanti e un po’ troppo teorici; a un certo punto ho sentito di non riconoscermi più in quello che stavo facendo. Studio italiano dalle scuole medie e voglio migliorarlo; sono anche molto interessata alla cultura italiana.
Spero che questo volontariato mi aiuti a conoscermi meglio, nella mia personalità e nelle mie capacità. Per me è importante fare cose che abbiano un senso, sapere perché le faccio. È uno dei motivi per cui ho scelto di partecipare a un’organizzazione come SCI invece di cercare “solo” un lavoro qualunque. Mi considero molto energica e appassionata, ma anche un po’ impaziente, quindi occuparmi di comunicazione sarà una bella sfida.
Il mio primo pensiero arrivando a “La Città dell’Utopia” è stato che questo sarebbe stato un grande cambiamento: un nuovo ambiente, più complesso da affrontare rispetto a quello a cui ero abituata. Io e le mie coinquiline abbiamo avuto parecchio da fare per sistemare e pulire gli spazi. Allo stesso tempo, c’era quell’atmosfera sospesa che accompagna ogni nuovo inizio: non ero ancora pronta a fare tutto da sola e non ero del tutto sicura di cosa dovessi fare (anche perché la mia collega era molto impegnata in quei giorni).
Comunque, i primi compiti concreti sono stati davvero interessanti. Ho intervistato Thanh, una giovane ragazza che ha partecipato a due campi di volontariato quest’estate, ed è stato un incontro bellissimo. Ho anche aiutato al mercato “Terra/Terra” che si svolge il terzo sabato del mese, dove ho cucinato cibo biologico da condividere. Inoltre ho incontrato l’associazione Laboratorio 53, il cui gruppo multiculturale si riunisce ogni settimana a “La Città dell’Utopia”.
Ho letto molti documenti su SCI e sulla comunicazione, e ho imparato l’importanza di rispettare la dignità delle persone e di non riprodurre visioni stereotipate di altre culture. Spero di imparare molto di più su questi temi e di riuscire a raccontare al meglio le esperienze delle persone attraverso la scrittura. Spero che quest’anno mi aiuti a crescere sia come individuo sia come membro della società.
SCI Italia e “La Città dell’Utopia” ringraziano il programma Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) dell’Unione Europea e il Service Civique France per il sostegno fondamentale a queste esperienze di volontariato, che permettono a tante giovani di mettersi in gioco, imparare, condividere e costruire insieme percorsi di pace e solidarietà.
