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Scambi giovanili e identità plurali, oltre le barriere linguistiche e culturali

Scambi giovanili e identità plurali, oltre le barriere linguistiche e culturali

scambio giovanile identità plurali jump inDal 17 al 25 luglio 2018 SCI Italia ha ospitato a Roma, presso La Città dell’Utopia, lo scambio giovanile internazionale “Jump In! Plural identities e active citizenship in the European society”, centrato sul tema delle identità plurali. Uno degli obiettivi del progetto è stato quello di supportare i/le giovani con minori opportunità e promuovere l’inclusione sociale attraverso sessioni di educazione non formale. Questi/e giovani hanno avuto infatti l’occasione di incontrare i/le propri/e coetanei/e provenienti da altri paesi e culture, imparando insieme nuove competenze radiofoniche, fotografiche e pratiche di ludopedagogia spendibili poi nella vita quotidiana.

Pubblichiamo la testimonianza di Louison Arnault, coordinatrice dello scambio.

Ci dividiamo in gruppi e iniziamo a lavorare ai racconti sonori. Ad ogni gruppo è stata assegnata una parola, ad esempio “radice”, “discriminazione”, o ancora “corpo”, a partire della quale dobbiamo raccontare le nostre storie personali. Alcune sono molto forti. Un fratello e una sorella raccontano di come si sono ritrovati per strada e poi in un programma di affidamento dopo la separazione dei propri genitori, perché la madre non riusciva più a pagare le bollette. Un ragazzo di origini marocchine ci racconta di quando un giorno è stato inseguito da un commerciante perché “sembrava pericoloso e sospetto, quindi sicuramente gli aveva rubato qualcosa. Perché si sa, la gente come lui è sempre in cerca di problemi”. E così via. È il momento di scegliere tra tutte le storie quali registrare.

scambio giovanile identità plurali jump inA partire dalla parola “adattarsi”, uno dei partecipanti ha condiviso la sua storia di transizione: da una vita di furti iniziata a 11 anni ad una vita regolare, lasciandosi alle spalle un modo di vivere grazie al quale faceva molti soldi ma senza potersi mai togliere di dosso l’ansia di rischiare, in ogni momento, di poter essere arrestato e separato dalla famiglia. Ha dovuto imparare la frustrazione di non poter comprarsi tutto quello che gli passava per la mente. Durante la sonorizzazione della sua storia, lui e quelli del suo gruppo si sono divertiti molto, esagerando alcune parti della storia e scherzando sul fatto che stessero per “girare una telenovelas brasiliana”. Quando stavamo sonorizzando l’incontro del suo personaggio con delle prostitute, uno del gruppo, totalmente preso dalla parte, ha alzato la testa e alla prima ragazza che gli è passata davanti ha chiesto: “Potresti aiutarmi?”, “Sì certo”, ha risposto lei. E lui: “Abbiamo bisogno che simuli un orgasmo”, “No, no, no!” è scoppiata a ridere la group leader, frenandolo mentre diventava tutta rossa per la ragazza messa in mezzo.

Eravamo in 25 a La Città dell’Utopia, arrivati da Catalogna, Portogallo, Slovenia, Ungheria e Italia. In realtà, le nazionalità erano molto più diverse e contavamo tra noi anche ragazzi e ragazze originari del Guinea Bissau, Polinesia Francese, Afghanistan, Perù, Senegal, Salvador, Benin, Ucraina, Marocco e Zimbabwe. Ancora mi chiedo come abbiamo fatto. Alcune delle persone che parlavano e ridevano di più insieme non avevano una sola lingua in comune, e non mi venite a dire che l’inglese aiuta a capire il pachto, oppure l’ungherese il portoghese: non vi crederò. Le valutazioni collettive ci hanno dato un indizio per provare a comprendere come fosse possibile: “ Come fai a comunicare con X?”, “Beh perché… mamma mia, perché è davvero molto bello.” Mi viene quindi da concluderne che eravamo tutti di bella presenza, visto che siamo riusciti a mischiarci molto velocemente, nonostante le differenze linguistiche e culturali.

scambio giovanile identità plurali jump inMa di quali culture si sta parlando? Stavamo lì appunto per scoprirlo, cercando di capire la nozione di identità plurali mediante una coabitazione intensa e attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti, come la radio, la fotografia e le attività di ludopedagogia, esprimendoci sia in maniera individuale che collettiva. Abbiamo rivelato di noi molto di più che semplicemente la nostra nazionalità, il colore della nostra pelle, il nostro genere o la nostra religione (nonostante il fatto che anche intorno a questi elementi si sia sviluppato dibattito, soprattutto per via della curiosità di quelli che non avevano mai incontrato una persona con la pelle scura o mai visto una persona musulmana pregare). Alla base di questi dibattiti c’era sempre una curiosità positiva, un sincero interesse nel conoscere l’altro/a che spinge a fare domande e a provare tutte le maniere possibili per riuscire a comunicare, andando oltre la barriera linguistica.

È stato un continuo movimento di dare e ricevere: sono stati in tanti ad aver insistito per cucinare qualcosa per il gruppo, o per preparare per gli altri un tè marocchino, fare ascoltare un po’ della loro musica, mostrare il video di un rapper del loro “neighborhood”, o insegnare a chi vuole come si balla la kizomba. È stata una bella avventura: ci siamo dimostrati a vicenda che si può vivere bene insieme, anche con persone che, a prima vista, sembrano molto lontane tra di loro per le proprie storie di vita o per le proprie origini.

scambio giovanile identità plurali jump inÈ stata anche dura. Non sono abituata a coabitare così a lungo con un gruppo così grande – e a volte caotico. C’è chi vorrebbe mangiare solo pasta e chi invece preferisce il riso, chi non sopporta l’attesa e chi fa fatica ad essere in orario, chi vorrebbe dormire ore e ore e chi invece non riesce a trattenersi dal parlare ad alta voce o scoppiare a ridere nel corridoio, la doccia non è sempre così pulita come a casa e non c’è chi di solito pulisce per te, devi per la prima volta nella tua vita avvicinarti agli strofinacci e ad altre faccende “domestiche” che avresti volentieri ignorato più a lungo…

È stata dura ma è andata molto bene. Quelli che all’inizio si sono mostrati più chiusi sono stati anche quelli che hanno pianto al momento di andare all’aeroporto, mentre il gruppo portoghese ha subito detto che vorrà inventarsi qualche scambio a casa propria, per avere la scusa di invitare tutto il gruppo e ritrovarsi in un prossimo futuro.