Can Pipirimosca, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana

Pubblichiamo la testimonianza di Carolina Pisapia, una volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale a Valls (Catalunya) presso la fattoria ecologica Can Pipirimosca la scorsa estate.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante nell’afa della campagna catalana in pieno agosto. Prendendo un calle sterrato che taglia la strada per Valls, scavalcata la corda che delimita la proprietà di Pere, il visitatore viene pervaso da una strana calma: improvvisamente la frenesia di tutti i giorni appare un ricordo lontano, una sciocchezza di cui sorridere distrattamente. Qualche passo più avanti si apre tra la vegetazione mediterranea uno spiazzo in cui sorge un rustico casolare rossiccio. Affianco alla porta d’ingresso campeggia un’insegna che riporta a caratteri vivaci la scritta “Can Pipirimosca”. Di fronte, all’ombra di un enorme ficus, un lungo tavolaccio di legno con una ventina di coperti e due ciotolone d’insalata. Un viavai di gente di tutte le età travolge il visitatore, confuso dalla quantità di lingue che gli risuonano intorno, dal calore del sole di mezzogiorno e dal ronzio degli insetti, dal fruscio degli alberi e dai profumi delle erbe aromatiche che crescono nei vasi attorno alla cucina all’aperto. Un applauso accompagnato da esclamazioni di approvazione si sovrappone al chiacchiericcio plurinazionale e alle risate che esplodono di frequente sotto al ficus: due ragazze con abiti lunghi e variopinti si dirigono verso il tavolo trasportando un enorme pentolone fumante, seguite da un grosso uomo sulla sessantina con due baffi bianchi e la barba intrecciata che, insieme ad un tredicenne dai capelli lunghi e arruffati, si fa largo tra i curiosi con una padella stracolma di zucchine fritte in pastella.

Vivere in perfetta armonia con l’ecosistema per quindici giorni non è facile. Le docce sono all’aria aperta e il fascino di lavarsi sotto alle stelle deve fare i conti con l’aria frizzantina e pungente che prende il posto dei trentacinque gradi giornalieri al calar del sole; la toilette è organica ma, come ci spiega Pere il primo giorno, è preferibile usare direttamente i campi; la cucina è vegana e locale, ciò che non è autoprodotto viene barattato con i vicini in cambio di pane, frutta o sapone fatto in casa e una volta a settimana arriva il furgone con le casse scartate dall’ortomercato: qui ogni risorsa viene sfruttata fino in fondo. “Niente caffè a colazione, non è un prodotto locale” avvisa Pere, scatenando un’ondata di panico nei volontari, “ma oggi pomeriggio cucineremo torte in abbondanza”. I volontari tirano un sospiro di sollievo e, dopo un paio di giorni, le tisane preparate con l’acqua scaldata dai pannelli solari e le erbe fresche del giardino aromatico – menta, lime, geranio – sembrano essere un ottimo sostituto alla caffeina. La cucina è affidata ai volontari, a turno, ed è un momento di chiacchiere più o meno impegnate, risate e confidenze. I piatti forti sono il riso con le verdure e la torta con le more colte sulla strada per Valls.

Gran parte del lavoro è a Can Pipirimosca: c’è da preparare le aiuole per il giardino invernale secondo i principi della permacultura, estirpare i cespugli di more che crescono sotto al ficus, pulire la piscina piena di fango in cui raccogliere l’acqua piovana per irrigare i campi. Un giorno andiamo da Rose, la vicina di Pere, ad arrampicarci sugli alberi per raccogliere le carrube; un giorno in collina da Inaqui a ricostruire un muretto crollato: creiamo una catena umana lungo la collina e ci passiamo i secchi con le pietre cantando a squarciagola.
Molto lavoro lo svolgiamo anche all’”Hort comunitari dels 4 cantons”, un terreno abbandonato nel centro di Valls che un gruppo di attivisti, di cui fa parte Pere, ha rilevato per creare un giardino comunitario per gli abitanti, sulla scia del movimento Incredible Edible nato a Todmorden nel 2007, con l’obiettivo di promuovere la produzione alimentare locale e biologica. Il progetto è ai primordi e i volontari di Can Pipirimosca nell’arco di due settimane bonificano e rivitalizzano uno spazio dimenticato per renderlo disponibile alla comunità di Valls. Terminati i lavori, viene organizzata una festa per inaugurare l’Orto e, al travaso della prima piantina di rosmarino nelle nuove aiuole, qualcuno finge di essere molto concentrato sulla pizza che sta mangiando per nascondere gli occhi lucidi. Ci sentiamo un po’ protagonisti di Domani, il film on the road in cui Cyril Dion e Mélanie Laurent raccontano gli attivismi ecologici nel mondo.

A Can Pipirimosca va e viene gente da tutto il mondo: qui si incontrano architetti in pausa dalla vita di tutti i giorni, ventenni che hanno smarrito la strada, anziane coppie norvegesi che vivono in una roulotte, insegnanti di yoga che non mancano di offrire lezioni ai volontari alle prime luci del mattino di una domenica di agosto, giovani omeopate, aspiranti erboristi, insegnanti di liceo, volontari del Servizio Civile Internazionale, ecologisti e curiosi di varia provenienza.
A Can Pipirimosca viviamo come corpo collettivo dalla mattina alla sera, le giornate sono piene, procedono con la lentezza della vita nei campi, rilassate e piacevoli, il lavoro stanca ma soddisfa e diverte, i pasti sono colorati e conditi dalle storie incredibili che qui tutti hanno da raccontare e anche la sera ci addormentiamo accompagnati dal respiro delle dieci persone che condividono la stanza con noi e, se all’inizio veniamo svegliati, nel cuore della notte, dal gallo che inizia a cantare troppo presto, bastano pochi giorni per dimenticare che c’è stato un tempo in cui vivevamo in città trafficate e dormivamo con le tapparelle abbassate. Qui l’aria entra ed esce spontanea dalle finestre aperte e alleggerisce i nostri sogni.

A distanza di mesi conservo molto di più del ricordo di un campo di volontariato di due settimane. Il visitatore confuso si chiede che cosa significhi l’espressione “Can Pipirimosca”. “Can Pipirimosca” è un gioco di parole catalano di cui tutti ignorano il senso, ma chi ci si ferma qualche tempo fatica a pensare che questo luogo possa avere un nome differente. Can Pipirimosca è una sequenza di suoni che chiede di essere riempita di contenuti, con le cantate notturne accompagnate dalla chitarra, con i laboratori per imparare a fare il sapone, con le braccia graffiate nello sradicare gli arbusti all’Orto Comunitario, con le chiacchiere lungo la camminata di quaranta minuti che da Can Pipirimosca porta a Valls e gli acini d’uva rubati dai rami che sporgono oltre le mura di cinta delle fattorie, con le spalle doloranti per aver messo troppo impegno nello zappare la terra del giardino invernale, con le scarpe sporche di fango, con i vestiti lavati a mano in giardino, con le pause a metà mattina stesi all’ombra degli alberi a mangiare melone, con i rari caffè presi in paese e i sensi di colpa striscianti, con le gite al mare, al lago, nelle città vicine nel fine settimana, con le serate accompagnate dal vino biologico e i volti illuminati dalla luna quando, la notte di San Lorenzo, saliamo sul tetto per guardare le stelle.

Can Pipirimosca è una dimensione a sé stante, un’Isola-che-non-c’è ecosostenibile nella campagna catalana. Una volta entrato, anche il visitatore più confuso e incerto verrà inevitabilmente corrotto dalla perfetta armonia di sapori del riso con le verdure e, quando proprio sarà costretto ad andarsene, continuerà a cucinare torte vegane agli amici e ad imprecare in spagnolo quando si accorgerà di averle cotte troppo. Pere ci insegnava a preparare le sue torte, ma poi le infornava lui e non ci ha mai detto quanto dovessero cuocere. Qualcuno dice che sorvola sempre di proposito, così che Can Pipirimosca possa mantenere la sua aura di mistero. Qualcuno invece sostiene che nemmeno Pere sappia quanto debbano cuocere quelle torte e che è lo spirito stesso di Can Pipirimosca a entrare in lui e a suggerirgli il giusto tempo di cottura.