Il giorno della memoria: storie di Kurdistan, Yazidismo e genocidi

Il giorno della memoria: storie di Kurdistan, Yazidismo e genocidi

Crowdfunding – Dal 27 gennaio, in coincidenza con il Giorno della Memoria, al 25 marzo, in occasione del Newroz, capodanno curdo, sarà aperto un crowdfunding, ovvero un processo di raccolta fondi dal basso. Tutte le informazioni sono contenute sul sito www.yazidi.it, legato alla pagina FB Yazidi’s Voice.

Sarà possibile donare in due modalità differenti: attraverso la piattaforma per i pagamenti gofundme.com oppure di persona, nel corso degli eventi di presentazione del progetto.

Il progetto di crowdfunding.  Da circa un mese le bambine e i bambini ospiti del campo di Findalik, gestito dalla Municipalità Metropolitana di Diyarbakir, sono stati forzosamente spostati presso il campo governativo Afad di Madyat. La regolamentazione del nuovo campo è diversa da quella precedente: ai rifugiati è consentito uscire solo il lunedì e non sono permesse visite di soggetti esterni.

L’obiettivo principale del progetto diviene, quindi, sfruttare nella sua interezza quell’unico giorno della settimana per garantire ai bambini yazidi la possibilità di andare a scuola di lingua inglese. Uno strumento che, nel contesto politico e sociale in cui sono inseriti, può fare la differenza in termini di prospettive di lavoro, di consapevolezza e di libertà personali. Il progetto pilota della scuola avrà durata di tre mesi, e sarà implementato in una casa individuata nel paese di Midyat, con caratteristiche strutturali compatibili alle esigenze del progetto.

La realizzazione del progetto sarà affidata a due volontari a lungo termine, uno locale e uno internazionale, previa selezione, a cui si aggiungeranno altri volontari coinvolti in campi di volontariato internazionale. Questi ultimi saranno di supporto alle attività collaterali con le bambine e i bambini e al loro coinvolgimento nelle stesse, alla preparazione dei pasti, cosicché la scuola si possa trasformare in un momento di festa con ragazze e ragazzi internazionali.

Obiettivo conseguente saranno i bambini curdi residenti nel paesino, cui verranno dedicate le altre giornate a disposizione.

Ringraziamenti. Nel corso degli eventi sarà allestita una mostra con alcune fotografie scattate nel corso dei diversi campi realizzati a Diyarbakir: chi donerà una cifra superiore a 10 euro, riceverà in regalo una fotografia. Chi invece donerà una cifra superiore a 50 euro, riceverà come ringraziamento speciale una lettera da parte dei bambini yazidi rifugiati.

 

Eventi. Gli eventi di lancio e presentazione del crowdfunding sono:

27.01.2017  presso il centro culturale artistico Macao (via Molise, 68 – Milano) per il lancio della campagna

19.02.2017, h17.30,  presso lo spazio culturale giovanile La Dogana (via Dogana, 2 – Milano)

05.03.2017, h20.00,  presso Ostello Bello (via Medici, 4 – Milano)

25.03.2017  presso il centro culturale artistico Macao (via Molise, 68 – Milano) per la chiusura della campagna

  • in corso di aggiornamento

 _______________________________________________________________________________________

IL CAMPO RIFUGIATI DI FIDANLIK

Immagini di novembre 2016. A 20 minuti dalla città vecchia, superate le colorate insegne del nuovo centro, attraversato il disordine dei piccoli centri abitati e le loro piccole moschee, costeggiati i segni dalla evidente presenza militare turca, il campo. Lambito dal fiume Tigri, omaggio di civiltà, e immerso nel verde.
Si giunge all’ingresso, un cancello arrugginito di qualche metro tra alte e spesse mura coperte di filo spinato. Dentro, si intravedono le tende chiare che ospitano rifugiati curdi yazidi provenienti dalla regione di Sinjar, o Shingal, in Iraq. 1.500 persone approssimativamente, perché nuovi arrivi e partenze caratterizzano ogni giorno, divise in nuclei familiari da cinque a otto persone che hanno diritto a tre tende, adibite a cucina, soggiorno e stanza da letto.
All’ingresso ci sono alcune piccole strutture sede delle attività e pochi metri oltre cominciano lunghe file di tende, larghi cavi ne portano l’elettricità dai generatori isolati da sacchetti di plastica. A un’estremità ci sono campi da gioco, quasi inutilizzati, che, insieme alle altre infrastrutture, stanno deteriorandosi.
Le pietre della strada sono rosicchiate dall’erba ingiallita e dalla terra, sul percorso ci sono delle aree dedicate all’orto, gestite dalle famiglie che ne hanno volontà. All’interno, equidistanti, ci sono dei negozi di alimentari aperti da ospiti stessi del campo, ad aggiunta delle derrate alimentari distribuite a cadenza mensile – secche – e settimanale – fresche – dalla Municipalità Metropolitana di Diyarbakir, che ne ha in capo la gestione. Affidata a un’ONG turca che impiega personale curdo, e non al governo turco direttamente, garantisce condizioni di vita più elastiche – in termini di libertà di movimento, visite, attività –, seppur a discapito di alcuni servizi e benefit presenti in altri campi.
La condizione giuridica. Al momento dell’arrivo, le autorità turche hanno consegnato a ciascun ospite un badge identificativo con un codice: chi non ha il codice corrispondente all’arrivo più recente e alla permanenza in un campo governativo, gode di meno diritti. In primis c’è rischio di essere espulsi se fermati all’esterno del campo, l’impossibilità di ottenere il riconoscimento dello Status di Rifugiato e di spostarsi dalla Turchia verso l’Europa: ovvero, il blocco di ogni possibile evoluzione del proprio percorso.
Ciascun ospite ha diritto a sole 65 lire turche (circa 20 euro) al mese e non ha i documenti adeguati a lavorare regolarmente, condizione incentivante del lavoro nero malpagato. Alcuni lavorano nei campi di cotone limitrofi e vengono pagati una decine di lire al giorno (circa 3 euro).
I minori ospiti del campo sono un terzo del totale, non viene loro garantita alcuna forma di tutela e le attività a loro destinate sono poche: non hanno diritto di accesso alla scuola, a Diyarbakir, e la regola dell’autogestione si rivela quella vincente.
I genitori si prendono cura di tutti, i figli maggiori si prendono cura dei più piccoli. Tra questi, c’è J., un ragazzo di 23 anni con il volto cresciuto dagli eventi recenti, alto e spesso, capelli e occhi neri: parla inglese e l’ha messo a disposizione.
La scuola di inglese – S., una ragazzina di dodici anni, alta e snella, il viso delicato, i capelli lunghi raccolti in uno stretto chignon color nocciola come gli occhi e le lentiggini, ascolta la lezione con entusiasmo; M., occhi e capelli di suo fratello J., traspare dolcezza, sensibilità e una gran necessità di attenzioni; M., dieci anni di furbizia, ha i capelli rossi e gli occhi azzurri, saltella qua e là trovando modi per “truffare” ai giochi; A., basso e minuto, gli occhi verdi svegli e attenti, i capelli lisci fino alle orecchie, canta dolorose canzoni tradizioni curde.
Sono trenta, tra gli 11 e i 14 anni, equamente e visibilmente divisi tra maschi e femmine, provenienti da una scolarizzazione in lingua araba. J. fa lezione tutti i giorni per un paio d’ore, al confine della stanchezza di bambini abituati a non andare quotidianamente a scuola.
E’ una classe silenziosa, attenta, pronta ad assimilare quello che verrà loro insegnato dall’insegnante, piena di energie che vengono quotidianamente dimenticate. Hanno un gran bagaglio lessicale, ma difficoltà di pronuncia per la poca pratica. Tra di loro ci sono due ragazze che, tra autonomia e dedizione personale, hanno raggiunto un livello di inglese sufficientemente alto da poter coadiuvare J. nell’insegnamento agli altri bambini.
Loro rafforzano la speranza di J. per cui, nonostante tutto, si renda loro possibile raggiungere l’Europa in possesso di alcuni strumenti utili, come la lingua.

_______________________________________________________________________________________
YAZIDISMO

L’angelo pavone. La fede religiosa Yazida viene da qualcuno definita come composta da “adoratori del diavolo” ed è ancora elencata tra le sette musulmane seppur non abbia praticamente nulla di islamico. Credono che “Dio il creatore del mondo, ma non il suo conservatore” perché la “conservazione tocca ai sette angeli divini, principale fra i quali Malak Taìa’us ‘l’angelo pavone’, simbolo dell’immortalità e del sole”.
Il giorno della settimana da loro considerato sacro è il mercoledì e il nuovo anno inizia il secondo mercoledì del mese di aprile che si concretizza in una grande festa.
Il popolo curdo yazida, uno fra i più antichi della Mesopotamia, è stato vittima di 74 genocidi, destinati a diventare un centinaio con quelli ufficiosi, per una stima di circa 700.000 morti.
L’ultimo inconcluso genocidio – È il tre agosto 2014 quando l’ISIS avanza un forte attacco alla regione di Shingal, e nella provincia di Nineveh, nel Kurdistan iracheno. La prima, residenza di 360.000 yazidi, viene sottoposta a pieno controllo mentre la seconda, territorio di altri 200.000 cade sotto un controllo parziale. 3.000 persone sono morte e altrettante sono state rapite: gli uomini sono stati trucidati, i bambini sono stati convertiti forzosamente e indottrinati alla violenza dell’ISIS per divenirne soldati, le donne e le bambine soggette a stupri e torture. Di queste, vendute come schiave sessuali in altre regioni, dozzine sono state uccise e molte altre si sono tolte la vita.
Circa 500.000 yazidi, ovvero circa il 90% della popolazione locale, si trovano sfollati perché le loro case sono state distrutte. Nell’ostico processo di evacuazione delle città e di spostamento nelle regioni curde in Iraq, in Turchia e in Siria, bambini e anziani sono morti a causa della disidratazione o degli stenti. La maggior parte è stata accolta in campi per rifugiati, seppur privi dell’assistenza adeguata ai traumi subiti, mentre tanti sono costretti a dormire in strada o all’interno di edifici abbandonati: tra le categorie più vulnerabili, 20 rifugiati muoiono ogni giorni di fame o malattia.

_______________________________________________________________________________________

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Derivazione. Se si intende “la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico”, il “genocidio è un crimine che tutto il mondo civile condanna”: dalle parole di Lemkin del 1944 alla legge internazionale riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1946.
Dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz – motivazione originaria per cui è stato istituito – il suo significato è stato poi esteso – deve essere esteso – inevitabilmente esteso ad altri atroci eventi corrispondenti alla definizione.
Yazda.org – Sul sito dell’organizzazione si legge: “We have seen such ethnic “cleanings” before. The Jewish people, historically persecuted time and again, were killed by the millions in the Holocaust before the international community began to provide assistance. […] The Yazidi population in already low: estimated at a mere 700’000”. E chiarisce le specifiche per cui il caso yazida va trattato da genocidio perché mandanti ed esecutori possano essere perseguibili secondo il diritto internazionale.
Ad agosto 2016 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria, istituita dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nell’agosto 2011 dichiara che il genocidio yazida è in atto.

 

 

1 Left.it/2016/06/16/genocidio-degli-yazidi-sostiene-lonu-ecco-la-storia-del-popolo-oppresso-dallisis
2 yazda.org
3 yazda.org
4 pp 41-54 “STATI ASSASSINI. La violenza omicida dei governi” di Rudolph J. Rummel^
5 Abbiamo già visto pulizie etniche prima. Il popolo ebreo, storicamente perseguitato, è stato ucciso in milioni durante l’Olocausto prima che la comunità internazionale provedesse ad assistenza […] La popolazione yazida è ancora bassa: si stima una mera somma di 700’000 (individui).
6 Per atto e commento: festivaldirittiumani.it/commissione-onu-genocidio-yazida-atto

Campo di volontariato a Diyarbakir: in cucina per i bambini della guerra

Campo di volontariato a Diyarbakir: in cucina per i bambini della guerra

Dal 14 al 23 marzo, un campo di volontariato a Diyarbakir, nella Regione Curda della Turchia, con l’obiettivo di raccogliere insieme fondi per i bambini dell’area, cucinando insieme piatti internazionali da vendere poi a Sur, il centro antico della città.

Il denaro raccolto verrà utilizzato per acquistare materiali per i centri dell’infanzia di Sur e alimenti per i bambini yazidi dei campi profughi di Diyarbakir.

Dopo il duro attacco dell’ISIS ai curdi yazidi del Sinjar, nel Kurdistan iracheno, migliaia di loro sono fuggiti, cercando riparo in Turchia. In molti hanno rifiutato di essere sistemati nei campi profughi gestiti dal governo turco che ospitano siriani, perché convinti che siano legati allo Stato Islamico ed essendo spaventati dai simboli islamici presenti in quei campi. Gli yazidi sono stati così alloggiati nei campi gestiti dalle municipalità curde. Da settembre 2016, però, decine di co-sindaci curdi sono stati arrestati e gli yazidi non hanno più potuto rifiutare il trasferimento nei campi profughi del governo turco, dove soffrono di una grave carenza di cibo.

Prima di iniziare le attività, i volontari e le volontarie parteciperanno a incontri preparatori focalizzati sulla situazione della popolazione curda, con indicazioni su come lavorare con i bambini nel corso del campo di volontariato.

Alloggio: la guest house di Youth and Change Association, partner curdo di SCI-Italia, distante dieci minuti a piedi da Sur.

Per partecipare al campo non è richiesto alcun requisito specifico, ma se sei un/a bravo/a cuoco/a sarà molto apprezzato.

Note: Tutti gli ingredienti principali saranno forniti dall’Associazione, ma i volontari e le volontarie sono caldamente invitati a portare alcuni ingredienti tipici del proprio paese.

Per partecipare al campo, sarà necessario accordarsi con SCI-Italia per un incontro di formazione pre-partenza. Se interessati, scrivere a nordsud@sci-italia.it.

Leggi qui la scheda completa del campo.

“I curdi non hanno amici, ma montagne”: sguardo sul Kurdistan di Umut Suvari

“I curdi non hanno amici, ma montagne”: sguardo sul Kurdistan di Umut Suvari

Articolo di Umut Suvari, di Youth and Change Association, partner di SCI-Italia in Kurdistan.

Read the English version.

Nel 2014, quando il mondo aveva appena iniziato a conoscere e ad essere colpito dalle “feroci storie” dell’ISIS, la gente curda è stata colpita dritta al cuore dal tentativo di massacro/genocidio degli Yazidi provenienti da Sinjar, in Iraq, e da Kobanê, Rojava, Kurdistan. I curdi di Kobanê hanno avuto la possibilità di autodifendersi ma, sfortunatamente, gli Yazidi non hanno avuto né la possibilità di difendersi da soli, né sono stati protetti dalle forze dell’ordine della regione curda dell’Iraq. Gli Yazidi sono stati lasciati soli. Migliaia sono stati uccisi, migliaia di ragazze e donne sono state rapite come schiave, e centinaia di migliaia sono stati costretti a fuggire.

Gli Yazidi hanno dovuto affrontare tentativi di massacro e di genocidio (l’attacco dell’ISIS è stato considerato dagli Yazidi come il settantaquattresimo tentativo di genocidio). A causa di ciò, tutto il popolo curdo si è vergognato per non essere stato in grado di proteggerli. Ciò nonostante, gli Yazidi hanno un ruolo molto importante nel mantenere vive le vecchie culture e tradizioni curde. Per questo motivo noi, come popolo curdo, abbiamo considerato questo attacco come un tentativo di genocidio culturale. Ecco perché, quando gli Yazidi sono arrivati in Turchia, tutto il popolo curdo ha cercato di aiutarli e di mostrarsi solidale nei loro confronti.

Molti Yazidi non volevano essere sistemati nei campi profughi gestiti dal governo turco che ospitano siriani, perché convinti che siano legati allo Stato Islamico e gli Yazidi sono spaventati dai simboli islamici presenti in quei campi. I ricordi passati e presenti di questi simboli li perseguitano ancora, perciò sono stati sistemati nei campi gestiti dalle municipalità curde.

Poichè gli Yazidi hanno rifiutato di stare nei campi profughi governativi, il governo turco non ha dato loro lo status legale di “rifugiati” o “persone che beneficiano di protezione temporanea”. Sono stati aiutati solo dai comuni e dalla gente curda, dalle ONG e dalle organizzazioni internazionali.

Quando arrivarono a Diyarbakir nel 2014 erano più di 5000. La maggior parte si spostò in altri paesi europei, qualcuno di loro rientrò in Iraq. Al momento ci sono 1300 profughi Yazidi nel campo di Diyarbakir e noi, come Youth and Change Association, abbiamo cercato di supportarli soprattutto in ambito sociale e culturale. Una delle attività principali che facciamo per loro è in collaborazione con SCI-Italia e consiste in campi di volontariato internazionali, che hanno ospitato anche volontari di SCI Catalunya. Inoltre, nel 2016 abbiamo organizzato un progetto di scambio internazionale giovanile tenutosi dal 30 settembre al 9 ottobre: 33 partecipanti provenienti da Italia, Germania, Bulgaria, Romania e da Diyarbakir sono stati insieme per 10 giorni. I volontari internazionali e curdi hanno organizzato diversi workshops, seminari, gruppi di discussione, presentazioni, etc; per 3 giorni hanno coordinato varie attività coinvolgendo più di 200 bambini Yazidi.

Da settembre (2016), decine di co-sindaci curdi sono stati arrestati e il Ministro dell’Interno ha nominato governatori e vice-governatori per la gestione dei comuni. Purtroppo, i co-sindaci del comune di Yenisehir – quello maggiormente responsabile del campo profughi – sono stati arrestati il 7 Dicembre del 2016. I “nuovi managers” hanno cercato di convincere gli Yazidi a spostarsi nei campi gestiti dal governo ma loro si sono rifiutati di andare, dicendo che se fossero stati obbligati a lasciare il campo, avrebbero preferito ritornare direttamente nei campi in Iraq. I profughi Yazidi sono impauriti dall’idea di essere mandati nei campi gestiti dal governo durante il periodo invernale. Noi come giovani volontari, cerchiamo di impedire che tale eventualità si verifichi e di dare maggiore visibilità a questa situazione, con l’obiettivo di evitare ulteriori sofferenze agli Yazidi. (1)

È per noi molto importante aumentare la cooperazione a livello internazionale, mostrare maggiore solidarietà e creare relazioni con le varie comunità nel mondo. Le attività che lo SCI sta facendo in tutto il mondo sono per noi di molto valore e di tutto rispetto. Lo scorso anno abbiamo collaborato diverse volte con lo SCI e crediamo di aver fatto insieme delle cose importanti. Per questo motivo, la collaborazione con SCI-Italia è sempre un onore per noi.

C’è un proverbio curdo che dice: “I curdi non hanno amici ma montagne”. Il popolo curdo crede a questo proverbio, forse perché nel corso della sua storia è stato più volte ingannato dai poteri sovrani. Tuttavia, oggi il popolo curdo non ha solo montagne ma anche amici preziosi e forti come le montagne. In particolare i nostri amici italiani, che si sono dimostrati degli amici non solo a Kobanê ma anche a Amed (Diyarbakir).

(1) Alla fine il campo è stato sgomberato e la maggior parte degli ospiti sono stati trasferiti a Mardin. Per approfondire: http://www.uikionlus.com/la-delocalizzazione-degli-yazidi-nel-campo-di-fidanlik/

bool(false)