Costruire strutture comunitarie per creare partecipazione giovanile

Costruire strutture comunitarie per creare partecipazione giovanile

Da l’8 al 28 gennaio 2018 un campo in Uganda in supporto al progetto di costruzione di strutture comunitarie portato avanti dall’Uganda Pioneers Association, nel territorio di circa 10 acri nel villaggio di Kakunyu, interno alla municipalità di Bukomero.

Lo spazio è attualmente a disposizione per ospitare i volontari e le volontarie internazionali durante i campi organizzati insieme alla comunità di Bukomero. L’obiettivo di UPA è di implementare la funzionalità delle strutture esistenti e avviare la costruzione di nuove, ad uso della collettività e per garantire l’ospitalità ai/alle volontari/e futuri/e.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e in lavori manuali quali: scavare e innestare le fondamenta per nuove strutture; creazione di mattoni e innalzamento di muri con gli stessi; mischiare la sabbia e recuperare l’acqua; intonacare e rendere impermeabili le strutture esistenti. Oltre ai lavori che richiederanno impegno fisico, i/le volontari/e sono invitati/e a preparare e partecipare a partite di calcio con la comunità locale e a portare avanti con la stessa diverse attività, quali incontri di confronto e discussione su temi specifici e visite a luoghi di interesse.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Luganda.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

L’agricoltura è condivisione: testimonianza da un campo in Mongolia

L’agricoltura è condivisione: testimonianza da un campo in Mongolia

Pubblichiamo la testimonianza di Carla Chelo, volontaria che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Mongolia nell’estate 2017.

A un certo punto ti chiedi: “Ma a che serve il lavoro che faccio?” In una decina stavamo strappando erbacce da un campo di patate, insieme a me ci sono tre ragazzi francesi, due mongole, tre coreane, un austriaco e tre ragazze di Hong Kong. Le giovani orientali indossano larghi cappelli di paglia che ricordano quelli dei contadini cinesi, forse sono i loro copricapo ad avermi un po’ influenzato: mi giro e vedo una scena che sembra uscire dalla rivoluzione culturale, solo che sono passati 50 anni. Siamo in Mongolia (workcamp Mce 8), provincia di Tuv. La terra che stiamo diserbando è di un contadino, Patr, che in cambio del nostro aiuto donerà metà del raccolto alla mensa dei poveri di Ulan Bator; questa mensa, fino a pochi anni fa, serviva anche a nutrire gli ospiti dell’orfanotrofio, ma da qualche tempo (la Mongolia ha una crescita economica simile a quella della Cina) i finanziamenti pubblici permettono ai ragazzi di mangiare bene, anche durante tutto il gelido inverno mongolo a meno 25 gradi. Il nostro è un campo agricolo, anche se viviamo accanto ai ragazzi più grandi dell’orfanotrofio non è di loro che ci dovremmo occupare: l’obiettivo sarebbe quello di migliorare la produzione agricola della zona che per le bassissime temperature invernali viene coltivata solo d’estate. Da questo punto di vista siamo in una realtà molto arretrata, facciamo tutto a mano: diserbare, annaffiare. Per questo ogni tanto mi assalgono i dubbi, invece di venire qui a improvvisarmi contadina non sarebbe stato più utile spedire dei soldi per comprare qualche attrezzatura moderna?

Prima di rispondere vediamo come funziona: il campo di lavoro è adiacente alla colonia dell’orfanotrofio, che esiste da quasi 20 anni. Qui all’inizio le condizioni di vita erano davvero primitive: tutto si faceva trasportando l’acqua del fiume Buhug, che scorre nei dintorni. Oggi ci sono bagni che attingono l’acqua da un pozzo, alle gher (la tende tradizionali) si sono affiancati nuovi dormitori, c’è una sala comune e dall’anno scorso una nuova cucina; gli stessi confini del campo sono molto cresciuti e – cosa più importante – sono stati piantati degli alberi. Si vedono da lontano anche se non sono troppo alti e sono per decine e decine di chilometri gli unici a interrompere la monotonia della prateria. Quest’anno però c’è stata anche in Mongolia un’estate secca: gli alberelli vanno quindi annaffiati a mano con delle taniche d’acqua, o innaffiati con un sistema a canaletto. Oltre che il lavoro nel campo di patate e all’annaffiamento, c’è anche un turno cucina e un turno pulizia del campo. Un paio di ragazzi dell’orfanotrofio hanno anche riparato il tetto del loro dormitorio ed erano piuttosto fieri di esserci riusciti, quasi a far sembrare che essere selezionati per un nuovo impegno fosse un privilegio.

Il campo ha l’aspetto di un campeggio molto spartano, così almeno avevo pensato appena arrivata. Ma dopo essere tornata dalla gita nel deserto dove abbiamo dormito presso alcune famiglie di nomadi (e cavalcato cavalli e cammelli) il nostro campo mi è sembrato un luogo piuttosto confortevole.

Il clima è d’estate è tra i 25 e i 30 gradi di giorno (se non piove), una decina di gradi in meno la notte; il panorama è straordinario, soprattutto quando la luce del tramonto illumina la prateria che ci circonda. Ci sono molti animali: mucche, vitellini, cavalli (che spesso riescono a entrare nel nostro campo e la mattina quando usciamo dai dormitori li troviamo a brucare o ad annusare la nostra biancheria stesa), spesso si vedono in aria avvoltoi e sui prati scorrazzano parecchi conigli. Spesso la sera sbucano da sottoterra delle specie di topi, piuttosto graziosi e con una coda folta come gli scoiattoli.

Ci vorranno quindici giorni di convivenza tra noi volontari e i ragazzi dell’orfanotrofio per riuscire a realizzare che lo scopo della nostra presenza qui non è tanto quello di fare i contadini, ma di testimoniare, con la nostra presenza, col buonumore e i momenti di bassa, con la fatica, con le nostre musiche e i nostri giochi, che i 15 ragazzi dell’orfanotrofio possono contare sull’appoggio, l’affetto, a volte l’amicizia di coetanei di tutto il mondo. Che la loro colonia di lavoro è un posto “cool” e davvero in qualche modo la presenza del campo di lavoro internazionale lo rende un’isola all’avanguardia in un Paese diviso tra tradizioni millenarie praticamente immutate e uno sviluppo vorticoso e contraddittorio.

Per esempio i ragazzi, che certo non sono i privilegiati del paese, parlano quasi tutti un buon inglese, decisamente migliore di quello che si sente negli alberghi di Ulan Bator; si confrontano alla pari con i coetanei del resto del mondo, sono gentili e sensibili, ma non ossequiosi, pronti a prendere in giro amici e volontari. Ci battono regolarmente a ping pong, ci insegnano qualche parola nella loro lingua, qualcuno suona per noi uno strumento musicale tradizionale, un paio di loro ballano benissimo, altri raccontano dei loro progetti all’Università – anche se non tutti ci andranno, c’è chi continuerà a zappare e ad aggiustare tetti di campagna. Il dato straordinario è che siamo riusciti a trovare, al di là delle differenze, quello che ci accomuna. Alla fine delle due settimane ci scambiamo gli indirizzi Facebook perché sarà un modo facile per tenerci in contatto, anche se alcuni di noi vivono all’altra parte del mondo.

Un campo natalizio presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih

Un campo natalizio presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih

Dal 22 al 26 dicembre 2017 un campo in Indonesia, presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih.

Bahtera Kasih è un orfanotrofio protestante situato nella città di Semarang, la cui principale attività riguarda l’educazione religiosa dei bambini e delle bambine ospiti. In questo luogo risiedono 47 bambini/e, molti dei quali minori di 7 anni. L’orfanotrofio si trova nel piccolo villaggio Mijen, nella periferia di Semarang, ed è circondato dalla foresta. L’obiettivo del prossimo anno è l’apertura di un asilo nido chiamato Benih Bagi Bangsa.

I/le volontari/e del campo supporteranno l’organizzazione della festa natalizia nell’orfanotrofio, dedicata ai/alle bambini/e ospiti ma anche alla comunità locale. L’obiettivo sarà quindi organizzare una festa dedicata a grandi e piccini improntata sull’importanza dello scambio interculturale, la valorizzazione e il rispetto delle differenze.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Supportare i giovani nel lavoro di prevenzione dell’HIV/AIDS in Uganda

Supportare i giovani nel lavoro di prevenzione dell’HIV/AIDS in Uganda

Dal 27 novembre al 15 dicembre 2017 un campo in Uganda a sostegno del progetto di cura e prevenzione del virus HIV e della sindrome dell’AIDS, portato avanti dall’associazione UPA Pakwach.

La sede dell’associazione è situata sulla rotta commerciale che transita tra il Sud del Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Proprio a causa del suo collocamento geografico, la popolazione di Pakwach è fortemente esposta alle infezioni del virus HIV e, di conseguenza, alla malattia AIDS, che continua a diffondersi proprio per colpa del traffico umano, molto intenso in questa zona. Tra le cause, l’alcolismo e l’alto tasso di disoccupazione sono le principali, poiché molti/e giovani vengono abusati sessualmente sotto l’effetto dell’alcol o sono costretti/e a prostituirsi per poter sopravvivere.

La branca ugandese dello SCI UPA Pakwach è da tempo impegnata in iniziative di sensibilizzazione e prevenzione della diffusione del virus e della malattia in questa zona, proponendo di anno in anno nuovi metodi e pratiche. Il campo di volontariato internazionale si colloca nel tentativo di ampliare gli sforzi nell’azione di consapevolizzare la popolazione locale.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e in diverse attività, tra le quali: discussioni e dibattiti aperti al pubblico; preparazione e svolgimento di workshop sulla prevenzione e la cura dell’HIV/AIDS; attività di consulenza per genitori e bambini; visite ai circoli che svolgono attività con gli/le affetti/e dal virus e/o dalla malattia; realizzazione di performance teatrali a tema HIV/AIDS per diffondere e sensibilizzare sulla tematica; attività sportive e ludiche con la comunità locale; partecipazione a trasmissioni radiofoniche locali.

Come parte studio, verranno visitate le comunità dei vicini villaggi di pescatori, dove poi verranno svolte le performance teatrali. Molte visite si svolgeranno inoltre nei centri giovanili che svolgono attività di consulenza e negli ospedali dove si praticano i test.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Jonam.

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Sperimentare modelli di vita comunitaria: un campo in Grecia

Sperimentare modelli di vita comunitaria: un campo in Grecia

Dal 28 agosto al 10 settembre 2017 un campo in Grecia presso la comunità per persone adulte diversamente abili Estia Agios Nikolaos.

Estia Agios Nikolaos è l’unica comunità in Grecia dedicata ad adulti con disabilità progressive: in questo posto si vive, si lavora e ci si gode il tempo libero insieme, utenti e operatori. Tutti/e i/le residenti sono di origine greca e per molti di loro Estia diventa il luogo dove rimarranno per il resto delle loro vite. Lo staff, i volontari e le volontarie che gestiscono tale spazio provengono da tutti gli angoli della Grecia, mossi dalla volontà di contribuire al funzionamento di tale comunità e alla felicità di ogni membro della stessa.

I/le partecipanti del campo saranno impegnati/e nella costruzione di cisterne d’acqua, costruendo degli incavi di pietra in cui posizionarle. I materiali che verranno utilizzati per tale lavoro saranno tutti provenienti dalla zona, in modo da non creare un impatto negativo per l’ambiente. L’obiettivo è di estendere la capacità di raccolta d’acqua per l’irrigazione del giardino.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il greco.

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Motivare e supportare la comunità di Mekong Delta: campo in Vietnam

Motivare e supportare la comunità di Mekong Delta: campo in Vietnam

Dall’8 al 16 agosto 2017 un campo a sostegno della scuola pubblica Ngai Tu D, una delle quattro scuole pubbliche della provincia di Vinh Long, in Vietnam.

Da quando Ngai Tu è considerata una zona del Vietnam economicamente in via di sviluppo, le scuole sono libere di incoraggiare i propri alunni a completare il livello base di istruzione, nonostante i problemi finanziari siano elevati e la possibilità per i giovani di lasciare dalla propria comunità sia molto bassa. Proprio per questo, anche la fortuna di confrontarsi con culture nuove e diverse è molto rara.

È per tali ragioni che i campi di volontariato internazionale sono una ricchezza per il territorio: anche se l’interazione tra volontari/e e bambini e ragazzi dei villaggi locali è di durata breve, lo scambio e l’incontro sono un’opportunità e una forte motivazione per i/le giovani del villaggio e una speranza per il futuro.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e in diverse attività: presso Ho Chi Minh parteciperanno ad alcuni workshop con gli studenti dell’università; a Vinh Long saranno impegnati/e in lavori manuali, di restauro e rinnovo degli edifici scolastici, e parallelamente insegneranno ai/alle bambini/e l’inglese e promuoveranno il confronto tra culture.

Come parte studio, verrà approfondita la questione della comunicazione interculturale e delle pratiche di gestione dei conflitti in contesti di gruppi misti.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il vietnamita.

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Restaurare il monastero di Draganac: un campo in Kosovo

Restaurare il monastero di Draganac: un campo in Kosovo

Dal 13 luglio al 29 luglio 2017 un campo in Kosovo, presso il villaggio abbandonato Draganac, famoso per il suo monastero e la fortezza risalenti al XIV secolo. Tutta l’area circostante, che include circa 10 ettari di foresta e diversi edifici storici, appartiene al monastero.

Nel tempo, tale proprietà è divenuta un villaggio etnico, con giardini, frutteti, serre e animali, oltre che un posto di ritrovo per pellegrini. Dallo scorso anno GAIA e alcune organizzazioni locali si sono impegnate nell’organizzazione di campi di volontariato internazionale, in partenariato col monastero. Durante il campo i/le volontari/e hanno aiutato nei lavori di rinnovo degli edifici abbandonati, nel mantenimento dei giardini e dei frutteti, nella costruzione di strutture per ospitare gli animali e hanno affiancato i monaci durante le celebrazioni dello Slava.

Quest’anno, i/le volontari/e partecipanti continueranno il lavoro avviato di rinnovo del villaggio, prendendosi cura degli spazi, assistendo i monaci nelle funzioni quotidiane, facendo lavori di giardinaggio e costruendo nuove strutture. Vi sarà l’occasione di celebrare insieme lo Slava, che si terrà il 26 luglio: in quanto evento importante per le comunità ortodosse, quel giorno il monastero si riempirà di fedeli provenienti da tutta la regione, e i/le volontari/e aiuteranno nella preparazione e nella gestione della giornata.

Come parte studio, i/le partecipanti del campo faranno l’esperienza di momenti di vita comunitaria in luoghi remoti, delle pratiche che rendono questo modello di esistenza sostenibile e in armonia con la natura. Verrà approfondita anche la storia del patrimonio culturale e naturale della regione, della vita monastica e delle tradizioni della Chiesa Ortodossa.

La lingua del campo è l’inglese.

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“Mission: Wolf”: prendersi cura dei lupi e dei cani-lupo nati in cattività

“Mission: Wolf”: prendersi cura dei lupi e dei cani-lupo nati in cattività

Dal 21 agosto all’11 settembre 2017 un campo nelle riserve del sud-ovest del Colorado (USA), tra Gardner e Westcliffe, per prendersi cura dei lupi e dei cani-lupo nati e cresciuti in cattività.

Mission: Wolf (M:W) è un rifugio riabilitativo per i lupi e i cani-lupo che, essendo nati in gabbia e cresciuti segregati, maltrattati e trascurati, spesso non sopravvivono al primo anno di vita. M:W lavora con i lupi per educare e sensibilizzare le persone riguardo all’importanza della libertà per gli animali selvaggi, cercando di dissuaderle dal trattarli come dei cuccioli domestici; l’opera di convincimento è uno sforzo collettivo di persone con lo stesso fine: rispettare gli animali e vivere in maniera eco-sostenibile. L’obiettivo del progetto è tutelare un ambiente sano e aperto che promuova la crescita personale degli individui che lo attraversano, ispirando modelli positivi che possano far diventare ogni persona un/una nuovo/a difensore dell’ecosistema.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e in attività di cura e assistenza a circa 30 tra lupi e cani-lupo, come preparare i pasti, nutrirli, portare l’acqua, organizzare e mantenere gli spazi per gli animali; ma anche organizzare le donazioni, gli accessi di eventuali visitatori, le aree ristoro, riparazione e manutenzione di veicoli, costruzioni, e via dicendo.

La parte studio sarà centrata sulle caratteristiche dei lupi e dei cani-lupo, dal comportamento all’ambiente naturale, sui modelli di vita ecologicamente sostenibile e vita comunitaria.

La lingua del campo è l’inglese.

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Emancipazione femminile e vita comunitaria: un campo in Bulgaria

Emancipazione femminile e vita comunitaria: un campo in Bulgaria

Dall’8 al 19 luglio 2017 un campo a sostegno dell’emancipazione femminile nel piccolo villaggio di Rumyancevo, in Bulgaria. In questo luogo, la mancanza di pari opportunità espone un gruppo di giovani donne (tra i 15 e i 30 anni) ad una condizione di estrema vulnerabilità. Terminati gli anni scolastici la maggior parte di loro non persegue una carriera personale o un livello di educazione superiore, ma diventa madre, e trasmette ai propri figli quella stessa tradizione che alimenta il circolo vizioso della povertà nelle regioni bulgare più piccole e povere.

Tra queste, c’è un gruppo di donne che desidera costituirsi in un Club, in modo da poter strutturare ed organizzare attività per i bambini e le bambine del villaggio che ancora vanno a scuola e iniziare così a lavorare in direzione di un cambiamento nella loro comunità. Il campo di volontariato servirà a supportarle.

I/le volontari/e e le donne organizzeranno insieme workshop creativi, come il riciclo e la trasformazione di vecchi vestiti in nuovi, o di oggetti di scarto in accessori. I pomeriggi saranno invece dedicati a sviluppare giochi e attività con l’obiettivo di creare legami solidali tra le donne del Club, aiutandole ad aprirsi e a scoprire i loro talenti ed interessi. Il campo terminerà con un grande evento pubblico che coinvolgerà tutta la cittadinanza, durante il quale verranno presentati i risultati delle attività creative svolte.

La parte studio sarà centrata sulla questione dell’emancipazione femminile, l’uguaglianza di genere e il diritto alla salute. Durante il tempo libero i/le volontari/e avranno la possibilità di fare escursioni e campeggiare presso i siti naturali poco distanti, come grotte, fiumi, vallate e pareti da scalare.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il bulgaro.

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