Interventi Civili di Pace in Palestina 2017 – Call aperta

Interventi Civili di Pace in Palestina 2017 – Call aperta

Il Servizio Civile Internazionale, Un ponte per…, Rete IPRI, Centro Studi Sereno Regis e Assopace Palestina lanciano per l’ottavo anno il progetto “Interventi Civili di Pace in Palestina”.

Quattro settimane sul campo a sostegno delle attività della società civile palestinese e di associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani quali i Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta di Betlemme e At Twani, Youth Against Settlements e Human Rights Supporters.

Il progetto è frutto della collaborazione con associazioni rappresentative della società civile palestinese che da anni lottano contro l’occupazione con metodi nonviolenti. L’accompagnamento alla raccolta delle olive, ostacolata e spesso impedita dalle forze militari israeliane, è mirata a tutelare il diritto dei contadini palestinesi ad accedere alle proprie terre e a mitigare le violenze dei coloni. Quest’anno saranno previste anche attività di accompagnamento e interposizione nonviolenta ai pastori e studenti delle colline a sud di Al Khalil (Hebron).
L’iniziativa si aggiunge alle altre azioni messe in campo dalla comunità internazionale come il boicottaggio (BDS), sostegni finanziari, solidarietà diretta e progetti di sensibilizzazione a supporto della resistenza per la libertà della Palestina.

Descrizione:

Il progetto sarà diviso in più fasi, con la finalità di entrare in contatto e supportare le comunità palestinesi residenti nelle aree di Betlemme, Nablus, colline a sud di Al Khalil ed Hebron. Anche se il programma prevede queste aree di intervento, potrebbe comunque essere soggetto a cambiamenti in base alle necessità e alle richieste delle comunità locali.
I/le volontari/e saranno accompagnati/e da una facilitatrice rappresentante di una delle associazioni partner, guidati da coordinatori locali e in contatto costante con il coordinamento italiano dei promotori del progetto.

Periodo permanenza in loco:

01/10/17 – 31/10/17

Luogo:

Cisgiordania

Compiti:

  • Accompagnamento nonviolento disarmato dei contadini palestinesi nel lavoro agricolo quotidiano e dei pastori e studenti, relativamente all’area delle colline a sud di Al Kahlil.
  • Monitoraggio delle violazioni commesse nei confronti della popolazione civile da parte delle forze di occupazione militare israeliana (presenza costante di militari, check point, presenza di insediamenti di coloni, impedimento dell’accesso ai terreni, aggressioni, arresti indiscriminati).
  • Redazione di articoli per il blog raccogliendolapace.wordpress.com.
  • Sostegno attivo all’organizzazione di eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi in Italia.

E’ chiesto fin da ora l’impegno, al rientro, a condividere e promuovere il materiale raccolto (video, foto, interviste) per diffondere una informazione più consapevole delle dinamiche dell’occupazione. Il materiale raccolto dai volontari sarà utilizzato per le campagne a sostegno della resistenza popolare in Palestina promosse da SCI Italia, Un ponte per…, Rete IPRI, Centro Studi Sereno Regis e Assopace Palestina.

Requisiti:

  • Precedente esperienza in Palestina/Israele e conoscenza approfondita del conflitto.
  • Precedenti esperienze di volontariato.
  • Adattabilità al lavoro di gruppo, alle situazioni di stress e di difficoltà.
  • Conoscenza della lingua inglese.
  • Età minima: 22 anni.
  • Condivisione di obiettivi e metodi delle associazioni promotrici e desiderio di impegnarsi anche oltre l’esperienza in sé.
  • Partecipazione alla formazione residenziale che si terrà dal 20 al 23 Luglio 2017.

Costi:

  • Formazione: 30 euro di contributo per ospitalità e vitto.
  • Viaggio: a carico del partecipante.
  • Missione: 50 euro, quota amministrativa e di copertura assicurativa.
  • Vitto e alloggio in loco: coperti dal progetto, anche se si invitano i volontari ad organizzare eventi di auto finanziamento per supportare le spese.

Formazione residenziale:

Sono previste quattro giornate formative volte a favorire una presenza in loco consapevole delle dinamiche del conflitto e rispettosa delle tradizioni locali. In seguito alla formazione verrà selezionato il gruppo definitivo che prenderà effettivamente parte al progetto in loco.
Periodo: 20/23 luglio 2017 a Roma, presso La Città dell’Utopia, Via Valeriano 3/f (Quartiere San Paolo).
Candidatura:

Per la candidatura è necessario inviare il CV e la lettera di motivazione** a: palestineolive@gmail.com entro e non oltre il 21 giugno.

**Si ricorda che la lettera di motivazione NON equivale ad una lettera di presentazione.

L’esito delle selezioni verrà comunicato il 7 luglio.

Leggi qui la call completa.

Le colline hanno gli occhi, quando conviene

Le colline hanno gli occhi, quando conviene

Da RACCOGLIENDOLAPACE, sito web di reporting del progetto “Interventi Civili di Pace in Palestina” dello SCI-Italia in partenariato con:

Un ponte per…Assopace Palestina, Popular Struggle Coordination Commitee, IPRI – RETE CCPCentro Studi Sereno Regis, con il sostegno del Tavolo degli Interventi Civili di Pace

Colline in palestina

In Cisgiordania settentrionale, nei pressi di Nablus, sotto la calura che ci accompagna durante la raccolta delle olive, tra le terre degli abitanti del villaggio di Kufr al-Qaddoum e le estreme propaggini delle colonie che punteggiano le colline, veniamo a conoscenza di un nuovo tassello nella comprensione della macchina di occupazione israeliana.

Il consumo di stupefacenti nei territori occupati ha conosciuto un considerevole aumento nel corso degli ultimi anni, specialmente nei principali centri urbani. Insieme alla cocaina, in arrivo dall’America Latina, e all’eroina, proveniente dall’Afghanistan, a prendere piede tra i giovani palestinesi non è più soltanto l’ecstasy, ma anche il famigerato Hydro: un ricercato intruglio semi-sintetico, noto come ‘erba mortale’, che viene prodotto artigianalmente e commercializzato come droga leggera in tutto il territorio israeliano. Confezionata in pacchetti simili a quelli di tabacco, è venduta presso comuni supermercati riconoscibili dall’annuncio “we have nice and spice”; tra le conseguenze sulla salute umana figurano seri danni al sistema nervoso e respiratorio.

Stando a quanto riferitoci da F., funzionario del dipartimento antidroga della Polizia Nazionale Palestinese di stanza a Qalqilya, il contrabbando e lo spaccio di droghe sarebbe gestito e controllato da cittadini israeliani o stranieri residenti in Israele; si tratta spesso di italiani e russi a capo di vere e proprie cosche mafiose. Il lavoro di prevenzione e repressione di tali attività criminali da parte delle forze di sicurezza palestinesi si scontra sistematicamente con le pastoie in cui è avvinto il sistema giudiziario dell’ANP. “Mentre un israeliano fermato per spaccio di droga nei territori palestinesi resta in carcere una volta estradato per pochi giorni, un palestinese non sconterebbe per lo stesso reato meno di dieci anni di detenzione” aggiunge F. con amarezza.

CollineIl commercio di droghe in Cisgiordania si avvale delle falle nei controlli alle frontiere con Israele e Giordania. Sia israeliani, sia palestinesi vi sono coinvolti, eppure i vertici ingrossano le proprie liquidità nei salotti di Tel Aviv. “Acquirenti e fornitori si accordano per incontrarsi di solito in prossimità degli unici luoghi dove le forze di polizia palestinesi non possono investigare o intervenire: insediamenti e checkpoint (area C, n.d.r.). I coloni sanno tutto e lasciano fare”. Le propaggini dell’ANP hanno l’obbligo, infatti, di richiedere un permesso all’occupante per procedere all’arresto di un cittadino israeliano, anche in flagranza di reato: ciò rende praticamente impossibile sventare in tempo ogni compravendita criminosa.

Le dinamiche di spaccio e contrabbando, tanto quanto l’attività di consumo fanno emergere domande e considerazioni. L’impossibilità per la polizia palestinese di esercitare la propria autorità è una conseguenza diretta della frammentazione del territorio della Cisgiordania in seguito agli accordi di Oslo. La divisione in zona A, B e C che avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea in vista di una progressiva espansione di potere civile e militare dell’autorità Palestinese, ha invece determinato uno stato di eccezionalità permanente, che non permette all’ANP di costituirsi in un’entità statuale capace di difendere i propri cittadini. Quanto il contrabbando, lo spaccio e il consumo di droga unite all’impossibilità dell’ANP di esercitare il proprio potere impatti le dinamiche di occupazione e conflitto rimane una domanda aperta. In particolare, ci si chiede in che modo la libera diffusione della droga nei territori occupati e la collusione del sistema oppressivo, come il soldato consapevole dello spaccio che avviene sotto i suoi occhi ai posti di controllo e non interviene o il colono che permette lo spaccio all’interno della colonia, si inseriscano nelle strategie di occupazione. Si può pensare che la droga e l’impossibilità di prevenire il crimine da parte dell’inquirente abbiano anche effetti diretti sulla resistenza palestinese all’occupante? Le domande restano aperte, mentre questo nuovo elemento si aggiunge alla nostra comprensione dei meccanismi di oppressione e di controllo di Israele sul popolo Palestinese.

Le Sette Lune Rosse

bool(false)