Seminario a Madrid sull’inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato

Seminario a Madrid sull’inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato

SCI-Italia è in cerca di un/una partecipante per il seminario “Come integrare i/le rifugiati/e nella società europea attraverso il volontariato” che si terrà a Madrid dal 25 al 31 ottobre 2017.

I/le partecipanti al seminario devo aver avuto già esperienze di volontariato e/o aver partecipato ad attività con le persone migranti e possedere alcuni dei seguenti requisiti:

  • aver svolto attività di volontariato o esperienze lavorative con persone migranti e rifugiati;
  • aver selezionato o formato volontari/e per poter lavorare con i/le rifugiati/e;
  • avere un forte interesse relativo alla questione dei rifugiati, alla condizione dei richiedenti asilo e relativo al fenomeno delle migrazioni contemporaneo;
  • avere avuto esperienze di attivimo e impegno in progetti locali e territoriali;
  • essere formatori e/o esperti del settore, in particolare rispetto alle migrazioni e ai pregiudizi, le discriminazioni e gli stereotipi ad esse legati, ai fenomeni di razzismo e alle relazioni tra Nord e Sud del Mondo;
  • avere la volontà di comunicare all’esterno le attività del seminario, attravero foto e scrittura di articoli;
  • condividere e dar seguito nella propria organizzazione di riferimento ai temi trattati durante il seminario.

Al seminario prenderanno parte 24 partecipanti provenienti da Turchia, Finlandia, Austria, Italia, Armenia, Bulgaria, Portogallo, Grecia, Macedonia, Regno Unito, Belgio, Croazia, Germania, Polonia, Ungheria e Spagna (Madrid e Catalunya), che si ritroveranno insieme per 5 giorni di lavoro durante i quali metodologie, conoscenze, esperienze, pratiche e idee verranno condivisi per ragionare collettivamente nuove strategie di inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato.

Per partecipare, occorre versare la quota di tesseramento SCI di 20 euro e una quota di partecipazione di 30 euro. I costi di viaggio, vitto e alloggio sono coperti dal partner ospitante.

Il termine ultimo per presentare la candidatura è il 27 agosto 2017, inviando l’application form all’indirizzo coordinamento@sci-italia.it.

Scarica qui l’application form.

SVE di un anno ad Atene nel Greek Forum of Refugees

SVE di un anno ad Atene nel Greek Forum of Refugees

Il nostro partner greco SCI Hellas cerca un/a volontario/a tra i 18 e i 30 anni per un progetto già
approvato di Servizio Volontario Europeo ad Atene (Grecia) dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018, per la durata complessiva di 12 mesi.

Il progetto garantisce al/alla volontario/a un alloggio (presso un appartamento vicino al centro di Atene) ed un pocket money mensile per far fronte a spese personali, vitto e trasporti.

Il/la volontario/a si occuperà di supportare le attività portate avanti all’interno del Greek Forum of
Refugees, un network di rifugiati, richiedenti asilo, cittadini greci e professionisti legali, che opera informalmente dal 2010 e dal 2012 è riconosciuto come soggetto giuridico.

In particolare, il/la volontario/a supporterà SCI Hellas nella cura e nello sviluppo dei partenariati, a livello nazionale ed internazionale, contribuirà ad implementare la comunicazione con le comunità locali di rifugiati e si occuperà di gestire ed aggiornare la pagina web, i social media e la newsletter mensile.

Per candidarsi a questo progetto di Servizio Volontario Europeo, è necessario avere una conoscenza
medio-alta della lingua inglese ed essere disponibili a frequentare corsi di lingua greca.
Sono essenziali, al fine della candidatura, un forte interesse per l’ambito delle migrazioni, dimestichezza nell’uso del computer e di internet ed interesse verso le competenze digitali.

Il termine ultimo per candidarsi è martedì 15 agosto, inviando CV e lettera di motivazioni (con Skype ID) in inglese all’indirizzo evs@sci-italia.it. Attenzione: la lettera di motivazione non è una lettera di presentazione.

SCI Hellas è un’organizzazione non governativa che lavora nell’ambito del volontariato internazionale
dal 1983. È una branca del network SCI (www.sci.ngo), da sempre attiva nella promozione del valore del volontariato (specie tra i giovani), della solidarietà, della giustizia sociale e della protezione
dell’ambiente.

Prima di candidarsi, leggere questo documento contenente informazioni dettagliate sul progetto.

Supporto legale ai richiedenti asilo: workshop della Clinica Legale a Torino

Supporto legale ai richiedenti asilo: workshop della Clinica Legale a Torino

Sabato 15 luglio 2017, contestualmente al campo di volontariato internazionale che si sta svolgendo in questi giorni presso la Cavallerizza Reale di Torino, la Clinica Legale afferente al progetto internazionale IUC Clinical Legal Education Program organizza un workshop di approfondimento sull’assistenza e il supporto legale a migranti e richiedenti asilo.

Affrontato durante la parte studio del campo, il workshop approfondirà temi riguardanti la legislazione nazionale e internazionale in merito al diritto di asilo, mettendo a confronto quella italiana con quella di altri paesi europei; gli avvocati che terranno il workshop spiegheranno inoltre ai/alle volontari/e la loro attività di sportello legale, gratuita, per le persone migranti e richiedenti asilo messa in pratica nella città di Torino, in particolare per quanto riguarda la preparazione e la scrittura della propria storia, che verrà poi analizzata e giudicata dalla commissione territoriale referente.

L’IUC Clinical Legal Education Program è un progetto internazionale che mira a colmare il divario tra la teoria e la pratica legale professionale, portando gli/le studenti/esse ad avere una maggiore consapevolezza del loro futuro ruolo, aumentando la loro responsabilità sociale e la loro sensibilità a problemi di giustizia sociale. Due sono gli obiettivi primari: incoraggiare gli/le studenti/esse, attraverso l’esperienza pratica, nell’immaginare come le istituzioni legali e le pratiche possono essere rinnovate, in ottica di servire al meglio la società; supportare le organizzazioni già esistenti sul territorio torinese impegnate nel supporto e l’assistenza alle persone migranti attraverso un incremento del sostegno legale ai/alle migranti, ai/alle richiedenti asilo e alle persone svantaggiate.

Qui la descrizione completa del progetto.

Accoglienza per tutti e tutte e pratiche di auto-mutuo aiuto: un campo a Bologna

Accoglienza per tutti e tutte e pratiche di auto-mutuo aiuto: un campo a Bologna

Dal 6 al 19 agosto 2017 un campo a Bologna per supportare nuove forme di accoglienza, presso lo spazio occupato Làbas: salvato in passato dai progetti di speculazione edilizia e restituito alla cittadinanza bolognese come laboratorio antifascista, anticapitalista e antisessista, vi trovano spazio progetti sociali e attività che mirano a trasformare la miseria, l’esclusione, il razzismo, la precarietà e la devastazione culturale e ambientale della società contemporanea.

Il campo è pensato in supporto alle attività di Accoglienza Degna, un dormitorio sociale autorganizzato, uno spazio accogliente per le persone senza un tetto sulla testa perché escluse dalle strutture pubbliche, per una ragione o un’altra. È uno spazio dove vengono offerti dei servizi, come l’assistenza legale, e dove vengono portati avanti diversi momenti di discussione, in particolare riguardo alle politiche migratorie e ai diritti delle persone migranti.

I/le volontari/e partecipanti saranno da un lato impegnati/e nella gestione quotidiana del dormitorio Accoglienza Degna, dall’altro verranno inclusi/e nelle attività socio-culturali legate al progetto (dalla Biblioteca Sociale alla Scuola di Italiano per Migranti); verrà inoltre loro richiesto di adottare e riprodurre pratiche antirazziste e antisessiste dentro e fuori lo spazio del dormitorio.

Come parte studio verranno affrontati più momenti di discussione: riguardo alle attività del dormitorio, verranno svolte delle autoformazioni e delle formazioni condivise con gli/le ospiti, e i/le volontari saranno inclusi/e anche nella discussione riguardo allo sviluppo dei progetti culturali del centro stesso; sul tema migranti, invece, verranno svolti approfondimenti dal punto di vista politico, sociale e legale, affrontando questioni inerenti ai diritti dei richiedenti asilo, al modello di accoglienza e al diritto all’abitare.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile, Budapest [18-27/08]

A Change For Media – Media For A Change: scambio giovanile, Budapest [18-27/08]

SCI-Italia cerca quattro partecipanti ed un/una Group Leader per lo scambio giovanile                     “A Change for Media, Media for a Change”, che si svolgerà dal 18 al 27 agosto in una piccola città vicino a Budapest, Ungheria. Lo stesso scambio l’anno scorso ha avuto un esito molto positivo, e siamo felici che questa opportunità possa aprirsi a nuovi partecipanti!

Verranno coinvolt@ 25 ragazz@ provenienti da Italia, Serbia, Spagna e Bulgaria; tra questi, saranno inclusi giovani migranti, la cui partecipazione è prioritaria, data la tematica del progetto.

Durante lo scambio verrà affrontata la tematica migratoria, con particolare focus su come l’uso dei media possa incidere su tale fenomeno; i/le partecipanti verranno invitati/e a tirare fuori la loro creatività e ad esprimere le proprie idee all’interno di uno spazio accogliente, stimolante ed interculturale.

Le spese di vitto e alloggio sono coperte dall’associazione ospitante “Utilapu Hungary”, mentre il trasporto sarà rimborsato al 100%, fino a un massimo di 170 euro per partecipante. Prima della partenza deve essere effettuato il tesseramento annuale di 20 euro a SCI-Italia.

I partecipanti dovranno avere un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, avere una conoscenza basica della lingua inglese ed essere spinti a partecipare allo scambio da una forte motivazione verso i temi trattati.

Per il/la Group Leader sono richiesti i seguenti requisiti:

  • età minima 25 anni;
  • esperienze pregresse in ambito sociale/educativo;
  • interesse e/o esperienza in ambito migrazione e in ambito mediatico;
  • buona padronanza della lingua inglese;
  • attiv@, positiv@, paziente e di mentalità aperta;
  • disponibile a supportare il proprio gruppo e a coinvolgersi attivamente nell’organizzazione dello scambio;
  • disponibile a partecipare alla visita preliminare a Budapest il 29 e 30 luglio.

Per candidarsi è necessario mandare una motivation letter in inglese all’indirizzo:
evs@sci-italia.it, entro mercoledì 7 giugno, indicando per quale profilo ci si candida.

Una casa interculturale per promuovere l’integrazione: campo a Waldhüttl, Tirolo

Una casa interculturale per promuovere l’integrazione: campo a Waldhüttl, Tirolo

Dal 18 giugno al 2 luglio 2017 un campo di volontariato per l’integrazione a Waldhüttl, località collinare della città di Innsbruck, in Austria.

Questo luogo alpino è stato il rifugio dei combattenti della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre oggi ospita una casa interculturale e un progetto di fattoria, casa di gruppi minoritari ed etnie marginalizzate: una comunità Rom, espulsa da Slovacchia e Romania; lavoratori temporanei; couch surfers; pellegrini; è anche casa dello staff locale che, volontario, ha incessantemente lavorato affinché questo progetto per l’integrazione sociale funzionasse. Inoltre spesso si praticano molti scambi e visite con gli abitanti del vicino centro per richiedenti asilo. Questo luogo è condiviso tra persone con storie e trascorsi molti diversi, ma proprio in questa diversità sta la ricchezza e la possibilità di imparare moltissimo gli/le uni/e dagli/delle altri/e.

L’attività dei/delle partecipanti del campo sarà centrata sull’organizzazione di eventi sportivi in occasione delle festività Rom e di quelle dei migranti ospiti del centro, rinnovare gli accessi al sito, prendersi cura degli animali attraverso il restauro degli stabili a loro dedicati e del parco circostante.

La parte studio sarà incentrata sull’analisi delle condizioni di vita delle persone Rom e migranti di Innsbruck, sulle religioni del mondo e sui conflitti esistenti tra di esse, sulle modalità di vivere in forme alternative e autosufficienti e, infine, su progetti di urban gardening.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il tedesco.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Portare la felicità in un centro per rifugiati: campo di volontariato a Emmen, Olanda

Portare la felicità in un centro per rifugiati: campo di volontariato a Emmen, Olanda

Dal 22 luglio al 5 agosto 2017 un campo di volontariato a Emmen, in Olanda, presso il centro per rifugiati “AZC Emmen”, che ospita circa 400 persone.  Tale centro è uno spazio particolare, in quanto ospita famiglie con figli minorenni la cui richiesta di asilo è stata respinta dal governo olandese. Per questo, saranno costretti a tornare nei loro paesi di origine.

Il campo è organizzato in partenariato con l’Agenzia Centrale per la Ricezione dei Richiedenti Asilo (in olandese: COA) e con la Fondazione Nazionale per la Promozione della Felicità. Quest’ultima è un network di artisti, scrittori, attori, musicisti e volontari, multiculturale e senza fini di lucro, che opera con bambini e ragazzi ospiti nei centri per rifugiati.

I/le partecipanti del campo organizzeranno attività basate sul gioco e sul divertimento per e con i/le bambini/e e i ragazzi del centro (i quali nei mesi estivi saranno in pausa dalla scuola), attraverso musica, sport, arte, sessioni di lingua, e tutto ciò che possa definirsi creativo. L’ideazione di tali attività sarà gestita in prima persone dai/dalle volontari/e del campo.

Viene richiesto, a chi sceglierà di partecipare al campo, di assumere un comportamento che tuteli e assicuri il rispetto dei rifugiati; una lettera motivazionale dovrà essere allegata alla domanda di partecipazione.

La lingua ufficiale del campo sarà l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Interventi Civili di Pace al confine serbo-ungherese: call aperta

Interventi Civili di Pace al confine serbo-ungherese: call aperta

Il Servizio Civile Internazionale, Volonterski Centar Vojvodine (VCV Serbia) e Fresh Response lanciano il primo progetto di Interventi Civili Di Pace al confine serbo-ungherese. Tre mesi sul campo a sostegno delle attività di Volonterski Centar Vojvodine e Fresh Response per il supporto delle persone migranti in transito nei Balcani.

Il progetto è frutto della lunga collaborazione instaurata con VCV Serbia – branca serba del network Service Civil International – che negli ultimi mesi ha focalizzato le sue attività sul supporto e l’attivazione sociale delle persone migranti in transito nei Balcani, la cui libertà di movimento è ostacolata dalle politiche europee di chiusura dei confini, a cui si aggiungono le quotidiane violazioni dei diritti umani portate avanti dalla polizia di frontiera e da alcuni gruppi di matrice razzista e xenofoba.

Sono circa 8000 i rifugiati in territorio serbo, di cui solo 6000 ospitati in campi e strutture ufficiali (ma non sempre adeguate e attrezzate), e circa 2000 sono quelli che affollano le strade di Belgrado. Le immagini scioccanti della condizione dei rifugiati in Serbia nei mesi scorsi hanno fatto il giro del mondo: costretti a vivere all’aperto, in edifici abbandonati, in tende di fortuna, senza acqua, cibo, assistenza, forniture igienico-sanitarie, in attesa da mesi che l’Europa apra le sue porte.
L’iniziativa si aggiunge quindi alle altre messe in campo dal network SCI negli ultimi due anni a supporto delle persone migranti, al fine di garantirne la libertà di movimento, il rispetto dei diritti umani e per promuovere una contro-narrazione delle vicende migratorie. Queste iniziative, riprese con vigore nel 2015 in seguito a quella che è stata definita “la più grande catastrofe umanitaria di rifugiati dopo la II guerra mondiale”, si inseriscono nella campagna internazionale “Building Bridges”, che si prefigge di utilizzare lo strumento dei campi di volontariato internazionale e del volontariato in generale al fine di trasformare i conflitti sociali che attraversano la società contemporanea.

Descrizione:

Il progetto si svolgerà prevalentemente nel paese di Subotica – città serba al confine con l’Ungheria – insieme all’associazione partner Fresh Response, con la possibilità di recarsi a Novi Sad per momenti di debriefing con VCV Serbia.
I 2 volontari/e saranno accompagnati da un coordinatore locale e faranno parte di un gruppo di volontari locali e internazionali. Saranno in contatto costante con il coordinamento italiano delle associazioni partner.

Periodo permanenza in loco:

22/05/2017 – 22/08/2017

Luogo:

Subotica (Serbia)

Attività dei volontari:

  • Primo soccorso alle persone migranti in transito.
  • Garantire una presenza internazionale in loco al fine di tutelare le persone migranti dalle violazioni subite per mano della polizia di frontiera.
  • Redazione di articoli in inglese per il blog BalkanSteps e in italiano per il sito del Servizio Civile Internazionale.
  • Sostenere attivamente l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi una volta rientrati in Italia.
  • È chiesto fin da ora l’impegno, al rientro, a condividere e promuovere il materiale raccolto (video, foto, interviste) per diffondere un’informazione più consapevole delle dinamiche causate dalla chiusura dei confini e la mancanza di libertà di movimento nello spazio europeo. Il materiale raccolto dalle/i volontari sarà utilizzato per le campagne a sostegno della libertà di movimento portate avanti da SCI Italia, VCV Serbia e Fresh Response.

Requisiti obbligatori:

  • Conoscenza della lingua inglese.
  • Precedenti esperienze di volontariato e/o attivismo.
  • Adattabilità al lavoro di gruppo, alle situazioni di stress e di difficoltà, alle precarie condizioni igienico-sanitarie.
  • Età minima: 22 anni.
  • Condivisione di obiettivi e metodi delle associazioni promotrici e desiderio di impegnarsi anche oltre l’esperienza in sé.
  • Partecipazione alla formazione residenziale che si terrà nei giorni 12-13 maggio 2017.

Costi:

Tesseramento SCI: 20 euro

Vitto e alloggio per la formazione: 20 euro

Viaggio: a carico della/del partecipante

Vitto e alloggio in loco: coperto dal progetto (100 euro di pocket money mensile + ospitalità in una foresteria di VCV Serbia/Fresh Response)

Formazione:

È prevista una formazione di due giorni volta a favorire una presenza in loco consapevole delle dinamiche e rispettosa del contesto locale, nonché una conoscenza approfondita dello SCI. La prima giornata di formazione sarà specifica sul progetto di Interventi Civile di Pace al confine serbo-ungherese, e sarà inoltre aperta anche ad altre persone interessate alla questione. La seconda giornata di formazione rientra all’interno degli incontri organizzati dallo SCI per volontarie/i in partenza per progetti di volontariato internazionale (leggi qui per informazioni più dettagliate).

La partecipazione a entrambi i giorni di formazione è obbligatoria per le/ i volontari selezionati per questo progetto.

Periodo: 12-13 maggio 2017, Roma, La Città dell’Utopia.

Candidatura:

Per la candidatura è necessario inviare il CV e la lettera di motivazione* a:           comunicazione@sci-italia.it entro e non oltre il 27 aprile 2017.

L’esito delle selezioni verrà comunicato il 5 maggio 2017.

*Si ricorda che la lettera di motivazione non equivale ad una lettera di presentazione

Costruire comunità solidali: campo di volontariato in Portogallo

Costruire comunità solidali: campo di volontariato in Portogallo

Dal 17 al 25 giugno un campo di volontariato a Estoril, città costiera vicino Lisbona, capitale del Portogallo.

Estoril è anche un quartiere dov’è attivo un progetto di case popolari per famiglie migranti, provenienti in particolare da paesi africani come la Guinea Bissau e Capo Verde. I volontari internazionali, insieme ai giovani locali e alle loro famiglie, progetteranno e costruiranno degli spazi comunitari in sinergia con la popolazione locale. Gli obiettivi principali saranno il rinnovo del centro giovanile e di quello sportivo, oltre alla costruzione di più piccoli spazi sociali per permettere ai gruppi della comunità di incontrarsi ed organizzare attività insieme. Non mancherà l’occasione di organizzare e sviluppare attività, specialmente per i bambini. Inoltre, i volontari avranno modo di immergersi nelle bellezze culturali e naturali delle città di Estoril, Cascais e Lisbona.

Il progetto è gestito dall’associazione Para Onde, attiva dal 2014 come sito d’informazione e dal 2016 come ONG, che promuove l’inclusione sociale attraverso il volontariato.

La lingua ufficiale del campo è l’inglese; l’eventuale conoscenza del portoghese o dello spagnolo può essere un aiuto in più.

Poiché il campo è rivolto ai giovani della comunità, si richiede un limite massimo di età di 30 anni. Verrà richiesto ai partecipanti di avere una Skype call con gli organizzatori prima della partenza.

Per partecipare a questo campo non è necessario, ma rimane consigliato, prendere parte agli incontri di formazione pre-partenza organizzati da SCI-Italia.

Per tutte le informazioni sul campo, questa è la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Nella “ghiacciaia d’Europa”: cronache dal confine serbo-ungherese

Le immagini scioccanti della condizione dei rifugiati in Serbia stanno iniziando a fare il giro del mondo. Le temperature di questo inverno gelido sono calate a picco verso i -20 gradi, e mentre i Balcani si trasformano nella “ghiacciaia d’Europa” migliaia di migranti e richiedenti asilo sono costretti a vivere all’aperto, in edifici abbandonati, in tende di fortuna, senza acqua, cibo, assistenza, forniture igienico-sanitarie, in attesa da mesi che l’Europa apra le sue porte.

Sono circa 8000 i rifugiati in territorio serbo, di cui solo 6000 ospitati in campi e strutture ufficiali (ma non sempre adeguate e attrezzate per l’inverno), e circa 2000 sono i disperati che affollano le strade di Belgrado. Medici Senza Frontiere denuncia le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere, abbandonati a se stessi e alle temperature polari delle ultime settimane. Casi di ipotermia, di congelamento degli arti, di intossicazione per inalazione di fumi tossici (per resistere al freddo viene bruciato di tutto) sono sempre più frequenti; per non parlare di malattie minori generate dalle condizioni igieniche nulle, come la scabbia, diffusissima. L’UNHCR, nonostante fosse stata avvertita per tempo e avesse assicurato la presenza di sufficienti strutture a norma, è stata in grado di fornire unicamente qualche tenda, telone e coperte – oggi sepolte dalla neve. Il governo serbo, da parte sua, fa quel che può con fondi che non sono sufficienti: quelli promessi tempo addietro dall’Europa sono arrivati dimezzati e mai rinnovati.

I campi attualmente presenti sono pieni e in alcuni casi sovraffollati, e da tempo non accettano più nessuno. Un nuovo campo è stato aperto negli ultimi giorni nei pressi di Belgrado, dove ricollocare le 2000 anime che affollano le strade della capitale. Ma la sua capacità è di 600 persone, nient’affatto sufficiente. Come se non bastasse, circa due mesi fa il governo serbo ha pubblicato una lettera aperta rivolta a tutte le organizzazioni e ong attive in campo umanitario, proibendo loro di servire cibo ai migranti non registrati nei campi. Da allora, le organizzazioni locali non svolgono più una regolare attività di assistenza, le uniche ong rimaste attive sono internazionali o provenienti da altri paesi. Senza queste organizzazioni internazionali, i rifugiati non riceverebbero assistenza alcuna, né cibo, né acqua, né assistenza medica. Organizzare qualsiasi genere di attività umanitaria è di giorno in giorno più complicato: il governo non vuole che i rifugiati dimorino in campi di fortuna e quindi chiude i centri per attività diurne che supportano i migranti non registrati; in questo modo si tenta di scoraggiare la scelta di restare fuori dal sistema ufficiale, costringendo i rifugiati a registrarsi regolarmente avviando la procedura di richiesta di asilo (nonostante non siano disponibili posti a sufficienza per tutti/e!).

Questo comporta una notevole difficoltà anche per chi svolge un lavoro umanitario. Nei mesi scorsi esperienze locali come Infopark (chiosco allestito all’interno del parco antistante la stazione centrale di Belgrado, gestito da volontari che ogni giorno davano informazioni logistiche e legali ai rifugiati) o Miksalište (centro diurno dove ai rifugiati venivano offerti due pasti al giorno e delle attività ricreative) sono state chiuse o ridotte di attività. La polizia effettua regolari ronde di controllo nelle zone dove sono accampati i migranti, e i volontari che vengono colti nel distribuire cibo, o vestiti, o coperte, vengono portati in commissariato per effettuare dei controlli. La logica di questa morsa restrittiva è in linea con le criminalizzazioni di attivisti e volontari di mezza Europa, a rischio di condanne molto gravi per aver dato un passaggio in macchina o ospitato in casa o semplicemente aiutato i rifugiati.

Essere una/un volontaria/o oggi significa muoversi in bilico tra l’aiuto umanitario e l’illegalità. Come esempio concreto posso riportare l’attività dei volontari di Fresh Response e North Star nella zona di Subotica e Kelebija. Qui, al ridosso del confine ungherese, un numero oscillante tra i 200 e i 300 rifugiati preme sulla frontiera, ogni notte, tentando, a piccoli gruppi, di attraversarla. La condizione di questi rifugiati è estremamente critica: esclusi dal sistema di accoglienza, vivono in alloggi di fortuna come una fabbrica di mattoni abbandonata, i vagoni in disuso nel deposito ferroviario, o nella cosiddetta “jungle”, in tende da campeggio. Le temperature non salgono più sopra lo zero da settimane, non ci sono servizi igienici attrezzati, né acqua. Se qui non fosse attivo questo gruppo di volontari internazionali, indipendente, ai rifugiati mancherebbe ogni genere di assistenza, anche primaria. Tramite donazioni private e il supporto di organizzazioni locali (quali Eastern European Outreach e Volonterski Centar Vojvodine) e internazionali (prima tra tutte Medici Senza Frontiere), FR e NS riescono a distribuire ogni giorno circa 200 “food bags”, con all’interno frutta, verdura, pane, riso, olio, acqua, latte, zucchero. Il lavoro è incessante perché l’obiettivo è tutelare la sopravvivenza di ogni gruppo di rifugiati; vengono quindi distribuite pentole per cucinare, legna per i fuochi. Tende, sacchi a pelo, coperte, teli isolanti. Per ogni rifugiato vengono garantiti capi di vestiario secondo necessità: scarpe invernali, giacche, maglioni, magliette, intimo. Guanti, calze, sciarpe e cappelli vengono distribuiti senza limite. Tutto questo è possibile grazie all’aiuto di donatori che da tutto il mondo supportano l’attività di questo incredibile e infaticabile gruppo di volontari.

La situazione è ancor più drammatica se si pensa che in questa zona manca un presidio medico deputato ad assistere i rifugiati; accade quindi spesso che i volontari si ritrovano a dover affrontare situazioni che solo un medico dovrebbe trattare. Oltre ai problemi causati dall’esposizione al freddo intenso (nello specifico, i casi di congelamento delle estremità degli arti, che se non curati in tempo possono causare il decesso del tessuto, e portare quindi all’amputazione), i casi più gravi sono conseguenza della violenza della polizia ungherese sui corpi di chi ha tentato di attraversare la frontiera durante la notte. Decine di uomini tornano indietro brutalmente pestati, feriti. Contusioni, nasi rotti, dita spezzate, dolori intercostali, difficoltà respiratorie. In questi casi, i volontari non possono che accompagnare i feriti al pronto soccorso locale, dove fino ad oggi i rifugiati sono stati accettati e presi in cura. Ma la situazione potrebbe presto cambiare, poiché una direttiva del Ministero della Salute proibisce agli ospedali di trattare i rifugiati come pazienti normali: è vietato per loro attendere nella stessa sala di attesa degli altri pazienti. Devono essere collocati in un edificio separato ed essere presi in cura per ultimi, quando la lista di attesa è terminata.

Questo rende il lavoro umanitario sempre più arduo, insieme alle retate sempre più frequenti della polizia. Tali retate sono dirette principalmente contro i rifugiati: con la scusa del freddo intenso, all’incirca una volta al mese vengono deportate a sud, nel campo chiuso di Presevo, quante più persone possibile. Molte di loro vengono direttamente portate oltre il confine macedone, per respingerle sempre più lontano dai confini europei. Per quanto riguarda il rapporto tra la polizia e i volontari, si basa su un confine labile di tolleranza: finché l’attività di assistenza viene svolta in modo discreto e invisibile, viene lasciata correre; ma quando questa diventa pubblica e palese, iniziano i problemi. Ad esempio, sia FR che NS fino a qualche settimana fa avevano degli spazi ai confini della città di Subotica dove svolgere attività diurne per i rifugiati. Tali spazi, regolarmente affittati, venivano chiamati Community Center: per 6 ore al giorno, tutti i giorni, ai rifugiati era possibile sostare in un luogo chiuso, riscaldato, con wifi gratuito, docce per lavarsi, e via dicendo. Entrambi i Community Center sono stati chiusi dalla polizia, minacciando di arresto i proprietari con l’accusa di traffico di uomini. In questo modo le autorità riescono a mantenere l’attività dei volontari il più possibile nell’ombra, e le condizioni dei rifugiati sempre più critiche.

Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi è una tragedia umanitaria di proporzioni gigantesche. La gestione che le autorità e i governi europei stanno attuando di tale crisi è nulla, benché politici e politicanti si riempiano la bocca di soluzioni per l’emergenza migratoria. Di fatto davvero presenti sul territorio sono solo organizzazioni di volontari che rimangono piccoli baluardi di umanità, di fronte allo scempio della democratica Europa che rimane a guardare.

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