Educazione comunitaria contro la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM)

Educazione comunitaria contro la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM)

Dal 3 al 23 novembre 2017 un campo in Kenya per supportare un progetto di educazione comunitaria per contrastare la pratica della Mutilazione Genitale Femminile (FGM), in collaborazione con la Kiburanga Community Based Organisation.

L’associazione nasce nel 2007 come organizzazione locale, non politica, non settaria e no profit. Attraverso il supporto di volontari e volontarie e di altre organizzazioni affini, è stato possibile realizzare fino ad oggi percorsi di partecipazione attiva e di mobilitazione di risorse umane con l’obiettivo di incidere sul problema della povertà attraverso uno sforzo collettivo e un approccio eco-sostenibile. Kiburanga promuove progetti di volontariato in una delle zone più remote e inaccessibili del Kenya, Kuria, dove il livello di povertà è molto alto, e quello di educazione tra i più bassi del paese.

Le principali attività del campo saranno: riuscire a coinvolgere ed impegnare l’intera comunità locale nella campagna contro la pratica della FGM; organizzare un workshop di approfondimento sulla pratica della FGM e sulla sua pericolosità; organizzare momenti di dibattito per e con le ragazze e le donne locali.

I/le volontari/e del campo avranno anche la possibilità di prendere parte alle attività quotidiane svolte dall’associazione, come l’educazione alla prevenzione del HIV/AIDS, campagne di sensibilizzazione relative alla pratica della FGM; visitare membri della comunità locale per promuovere lo scambio interculturale; insegnare l’inglese; attività di empowerment delle donne.

Come parte studio verranno approfondite le questioni dello sviluppo comunitario e dello scambio culturale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Cultura e animazione con la Kiburanga Community: campo in Kenya

Cultura e animazione con la Kiburanga Community: campo in Kenya

Dal 1 al 21 agosto 2017 un campo in Kenya in collaborazione con la Kiburanga Community Based Organisation, organizzazione locale, indigena e no-profit nata nel 2007 per promuovere progetti con finalità sociale.

Attraverso il supporto dei/delle volontari/e internazionali ed altre organizzazioni locali affini, l’obiettivo è di mobilitare risorse umane per incrementare la partecipazione attiva degli stessi beneficiari delle attività, sviluppando così buone pratiche utili a far fronte ai problemi legati alla povertà che impediscono uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista umano che ambientale. Kiburanga promuove attività di volontariato in una delle aree più remote e inaccessibili del Kenya, Kuria, dove il livello di povertà è molto alto e quello educativo tra i più bassi del paese.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e in attività quali: giochi artistici e creativi con i/le bambini/e; organizzare attività ludiche; insegnare ai/alle bambini/e a nuotare, presso la piscina comunale di Migori. Inoltre, ci sarà anche la possibilità di scegliere se partecipare alle attività quotidiane dell’associazione, quali la conoscenza dell’HIV/AIDS e una maggiore consapevolezza sulla pratica dell’FGM (mutilazioni genitali), organizzare lezioni di inglese, organizzare attività di empowerment delle donne.

La parte studio sarà centrata sullo sviluppo comunitario e lo scambio culturale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Kenya: volontariato a lungo termine a Kiburanga Community

Kenya: volontariato a lungo termine a Kiburanga Community

Hosting organization: Kiburanga Women Self Help
Area tematica: Bambini, ragazzi, anziani
Luogo: Kiburanga, Kuria, Kenya
Durata: minimo 3 mesi, massimo 12 mesi
Lingua:
# del progetto: inglese
# locale: inglese

Nella comunità di Kiburanga, Kenya, c’è un’organizzazione indigena apolitica e no-profit, fondata nel 2007. Attraverso il supporto dei volontari e di altre organizzazioni, possiamo mobilitare le risorse umane per promuovere la partecipazione attiva per sviluppare pratiche socialmente inclusive e nel rispetto dell’ambiente, indirizzando lo sforzo collettivo in progetti sostenibili, e contribuendo alla diminuzione della povertà globale.
ATTIVITÀ:

  • Prendersi cura dei bambini della comunità (età 3-10 anni)
  • Insegnare e/o supportare le attività di insegnamento nel centro socio-educativo della comunità (in particolare Inglese, Matematica, laboratori artistici di pittura e giochi di gruppo)
  • Supportare i volontari locali del centro nelle loro attività quotidiane
  • Proporre nuove attività in base ai propri interessi e capacità

REQUISITI:

  • Flessibilità ed adattabilità a condizioni di vita spartane
  • Mentalità aperta e voglia di conoscere la cultura locale
  • Attitudine positiva

I/Le volontari/ie interessat@ a partecipare a questo progetto in Kenya sono invitati a segnalarlo all’indirizzo ltv@sci-italia.it. Lo SCI Italia contatterà il/i partner ospitanti per chiedere la disponibilità e la tempistica. A questo punto il/la volontario/a compilerà l’application form e verrà contattato nel minor tempo possibile per un colloquio via Skype. Se il/la volontario/a viene accettato/a, verserà la quota di iscrizione e la tessera a SCI Italia, e provvederà a finalizzare gli ultimi accordi sulle tempistiche di arrivo e di visto se necessario.

Kenya, Kiburanga Community: l’esperienza di Ivana in Africa

Kenya, Kiburanga Community: l’esperienza di Ivana in Africa

L’articolo è stato scritto da Ivana De Pascalis, che racconta la sua esperienza in Kenya con un campo SCI presso Kiburanga Community, tra attività con i bambini e incontri con le famiglie della comunità.

E arriva il momento della partenza per il Kenya, dopo un periodo di preparativi fisici e mentali, assicurazioni, visti, biglietti, cosa portare, dubbi sull’indossare abiti chiari o abiti scuri, perché gli scuri attirano zanzare, anche se, in agosto, non ho trovato una zanzara neanche a pagarla, ma nonostante tutto giù di antizanzare. E questo? Mi servirà? Come farò a ricaricare gli apparecchi elettrici? Internet sì o internet no? E le foto? Nel mentre che perdi tempo tra queste decisioni….arriva il momento della partenza. Pronta?? Si può forse rispondere?

Insomma tra una cosa e l’altra, sei già al check-in, stomaco a frittella, agitazione ai massimi storici, ma una voglia di arrivare, vedere e vivere che non ti fa più pensare a tutto ciò! Volo tranquillo tra musica africana, film in lingua, qualche oretta di sonno. Atterri a Nairobi, capitale del Kenya, già da subito ti accorgi di cosa vuol dire esser dall’altra parte del tuo mondo: lingue, volti, colori, odori, regole diverse che forse è meglio conoscere (come per esempio che a Nairobi NON si fuma per strada. Ma dopo 12 ore di volo una sigaretta no? No, per strada No!). Aspetto all’aeroporto con sguardo incuriosito e speranzoso, che qualche anima pia mi venga a recuperare. E così accade, ovviamente con ritmi e tempi del “Sud”, Pole Pole (piano piano).

Fortunatamente la permanenza a Nairobi è breve (che caos dei sensi, olfattivi visivi uditivi), con nuova destinazione Kiburanga Community.

Dopo 9 ore di furgoncino, arrivi nel luogo in cui madre natura ha calcato più la mano. No asfalto (se non sulle arterie principali), alberi di banane, rocce imponenti, terra (sì, semplicemente terra, non coperta da case, marciapiedi, strade) e un mare di bambini sorridenti che ti corrono incontro, salutandoti, chi più chi meno timido, con un “Jambooo How Are You??!”. E da lì capisci che ora realmente la tua avventura è cominciata!

La struttura che ci ospita è composta da 3 casette (e mezzo) in mattoni, già un lusso considerando che nel circondario le case vengono costruite solitamente con terra, acqua e un po’ di cemento. Due di queste vengono usate per dormire, all’interno vi sono solo materassi a terra, borsoni e qualche letto usato dai volontari locali che vivono lì permanentemente. L’altra casa è una cucina (con angolo materasso per gli ospiti da una tantum). E nella mezza casetta composta in pratica da una veranda con tetto, vi è la cucina “estiva”, che prevede un angolo dove accendere il fuoco su cui cucinare la pasta con un mega pentolone e un angolo forno a legna che ha regalato a tutti una serata pizza, perché da buoni italiani nella “cena tema” abbiamo sfornato, su richiesta degli altri volontari, pizza per tutta la comunità!

Passiamo a loro…e a noi… Il campo SCI si è svolto in concomitanza con le attività di Eduka, un’importante associazione di volontariato spagnola, quindi eravamo a conti fatti 15 volontari internazionali e circa 7/8 volontari locali (diciamo che il numero dei volontari locali variava sempre un po’, alcuni erano “fissi” e altri spuntavano solo a volte, sopratutto la sera, per motivi lavorativi, organizzativi e anche un po’ per pigrizia. Sì, benvenuti, anche questo è Africa). Le giornate trascorrevano e il tempo correva tanto da non accorgerti quasi che le 3 settimane, quelle che pensavo fossero tante, finisco in un baleno, ma tu hai ancora una marea di cose da fare, da vedere e da vivere.

Le attività che si effettuavano erano principalmente di dopo scuola con i bimbi, quindi al mattino e nel pomeriggio si trascorreva il tempo con loro a giocare, ballare, cantare, colorare e chi più ne ha più ne metta, libero sfogo alla fantasia. Abbiamo addirittura fatto con loro delle lezioni di ginnastica (non immaginate quante risate si possano fare mentre si fanno dei semplici esercizi fisici come la ruota). In alternativa, si poteva collaborare con Eduka per terminare la costruzione di una scuola proprio nel cuore di Kiburanga.

Inoltre abbiamo anche sviluppato una classe di teatro con i bambini, con cui mettere in scena tre canzoni, tutti truccati come gli animali della savana.

Queste sono più o meno le attività che venivano svolte per i bimbi. Dall’altra parte poi ci sono le attività più “istituzionali” e quelle di “utilità sociale”.

Nelle prime inserirei le “Home Visits”, cioè degli incontri con le famiglie della comunità di Kiburanga, con cui confrontarsi e conoscere meglio la realtà, le ideologie, le abitudini e le mentalità diverse. Trattando argomenti come la poligamia, l’abuso di alcool da parte (sopratutto) degli uomini, il grande problema della pratica della mutilazione genitale femminile, la povertà, l’agricoltura, l’igiene. Ma si parlava anche, con più leggerezza, di come trascorrono le loro giornate e di quali sono i loro sogni per il futuro. Insomma un bellissimo momento di scambio culturale a 360 gradi!

Nelle attività di utilità sociale, invece, rientrano tutte le attività che a turno svolgevamo, come la pulizia del “bagno” e delle “docce”, dove per bagno si intende un piccolo “camerino” chiuso e coperto, al cui centro è stato creato un buco profondo circa 10 metri dove si poteva, via insomma, avete capito far cosa. La doccia, in pratica uguale, senza buco centrale, ma con solo piccola fessura laterale per lo scolo delle acque all’esterno. L’arte di arrangiarsi!

Tra le altre attività, la collaborazione (sempre a turno) in cucina e al lavaggio dei piatti, alla “spedizione” giornaliera sino al fiume per recuperare acqua utile al fine di cucinare e di docciarsi. Ah, dimenticavo, in Kiburanga Community non è presente acqua corrente e neanche elettricità. Come anticipavo prima, per le ricariche degli apparecchi elettronici si può far riferimento ai piccoli shops che si incontrano in “paese”, dove è inoltre presente un pub dove gustare una fantastica Tusker, birra kenyota, lager, nulla di eccezionale, se non che ti viene portata in bottiglie da 500 ml, accompagnata da arachidi bolliti non salati! Dopo una calda giornata africana, una birretta fa sempre piacere!

Altre attività che abbiamo svolto nel campo in Kenya sono state le “libere uscite”, cioè week-end di visita presso il Victoria Lake e il Safari nel Masai Mara, organizzati completamente dal partner SCI del Kenya. Victoria Lake, posto splendido, dove il lago si traveste da mare per la sua immensità, tocca tre paesi: Kenya Tanzania e Uganda. Dopo aver conosciuto e speso del tempo con bambini e famiglie del luogo, abbiamo girato su pietre e su scogli mastodontici a picco sul lago e tra calette nascoste e usato le barche a remi. Ma soprattutto, abbiamo nuotato e ci siamo goduti dei tramonti e delle albe sul lago, ancora oggi stampato perfettamente nella mia memoria.

Seconda uscita, un classico, Masai Mara con safari, girovagando alla ricerca di elefanti, zebre, giraffe, e se si ha fortuna di leoni, leonesse e ghepardi. Un paradiso incontaminato, inspiegabile, calmo, vivo, aperto. Il tuo sguardo li può vedere a 360 gradi, in tutte le direzioni, senza trovare ostacoli visivi, semplicemente Natura allo stato più puro! Considerate che queste uscite (sopratutto il Masai Mara) sono state dispendiose e fuori dai costi SCI. Purtroppo al safari non sei più un volontario, ma un turista, quindi…è anche giusto così!

Concludendo, passo alla parte emotiva. A ciò che questa esperienza, ma sopratutto il luogo e le persone incontrate, hanno lasciato in me. In primis, un senso di forza interiore e di crescita personale, per aver vissuto ed essere sopravvissuta tra le difficoltà linguistiche, la convivenza con altre persone differenti tra loro, in poco spazio e con pochi mezzi. Secondo punto: il vivere quotidiano, la “non fretta del vivere” e l’apprezzare la Vita, così com’è, con un gran sorriso!

In terzo, non saprei proprio che dirvi se non che ripartirei domani per l’Africa o per qualsiasi altro campo SCI, zaino in spalla e via!

Nel bel mezzo del Kenya: racconto di un campo a Kiburanga

Nel bel mezzo del Kenya: racconto di un campo a Kiburanga

Il racconto di Samantha Scalvi della sua estate nel villaggio di Kiburanga, Kenya, durante un campo di volontariato SCI.

Basta un attimo, basta un solo attimo che la mia mente ritorna a 5 mesi fa…
Vedo i colori, lʼenergia, il sorriso dei bambini, i visi segnati, gli sguardi profondi, la musica, la convivenza, la semplicità, il calore delle persone, gli odori,il fuoco, la solidarietà, la povertà, la sofferenza…
Questo racchiude le tre settimane passate nel villaggio di Kiburanga.

Eravamo 15 volontari europei, ritrovatisi nel bel mezzo del Kenya. Ancora niente si conosceva, né di noi e né di quello che ci aspettava. Ospitati da una famiglia locale, che ci ha fatti sentire dal primo momento come se fossimo a casa, è stato lì che ci siamo resi conto, per quanto possibile, come si potesse vivere in condizioni di povertà e solidarietà. Lʼunica fonte dʼacqua era una piccola sorgente che si trovava nelle vicinanze e insieme, ogni mattina, ci dividevamo per andarla a raccogliere con i secchi; quella era lʼacqua che ci doveva bastare per lʼintera giornata.

Ricordo i miei risvegli con una grande necessità di bere, come se non bastasse mai quella che avevo, ma questa mancanza veniva ripagata con una grande colazione che ci aspettava ogni mattina, preparata da noi e dai volontari locali, ricca di frutta raccolta nei campi e the allʼinglese: era così, pieni di energia, che iniziavamo la nostra giornata!

Ogni giorno si percorreva quella stradina in mezzo alla campagna attraversata da mucche, capre, cani, galline, e famiglie che ci salutavano dalla loro porta di casa, che ci portava al campo dove avremmo incontrato i bambini e lavorato per la costruzione di una classe per una scuola elementare e la sistemazione del campo stesso. Le giornate le trascorrevamo principalmente con i bambini: disegnavamo, cantavamo, giocavamo a calcio, saltavamo la corda, facevamo teatro e altri giochi ricreativi e alla fine di ogni giornata concludevamo con una canzone per salutarci tutti insieme.
Ricordo i disegni fatti dai bambini che rappresentavano i loro sogni, come quello di avere una bella casa, avere il cibo a sufficienza e poter prendere lʼaereo. Li guardai molto commossa…

Ricordo come erano felici nel vederci e passare la giornata con noi a giocare. Erano semplici nel loro essere, ti guardavano e sorridevano, sempre! Mi trasmettevano la loro energia e nello stesso tempo me la esaurivano, erano sempre attivi e con voglia di fare, si inventavano giochi con semplici oggetti o canzoni. Sono stati loro, soprattutto, ad insegnarmi che nella vita bisogna accontentarsi di quello che si ha, che si può vivere senza quello che la società ormai ci impone di avere e che le cose bisogna guadagnarsele faticando, perché niente arriva da solo.

Dopo una sola settimana a Kiburanga, la maggior parte delle persone del villaggio ti conosceva e il saluto avveniva sempre con un: “Jambo” e una stretta di mano, sia con i bambini che con gli adulti. È così che in sole tre settimane ti sentivi parte integrante di un piccolo villaggio, con la sensazione di sentirsi accettata e non essere fuori posto. Ricordo quando comincia a camminare anch’io a piedi nudi niente più mi preoccupava dello sporco sulla mia pelle o di quello che avrei potuto calpestare – perché fu lì che mi resi conto di aver preso la consapevolezza di come stavo interiorizzando certe usanze di una cultura diversa dalla mia.

Ricordo che la sera quando tornavamo a casa, dopo lʼimbrunire, il villaggio era illuminato solo dalla luna e dalle stelle, lʼatmosfera era molto diversa, a volte pioveva, iniziava ad esserci più freddo, le famiglie rientravano tutte nelle loro case e noi volontari avevamo difficoltà a orientarci anche con le torce, a differenza degli altri ragazzi che essendo abituati al buio, si muovevano con famigliarità e agilità.

Ricordo gli odori molto forti durante le visite nelle case delle donne, momenti molto interessanti che ci hanno dato lʼopportunità di conoscere da vicino le loro storie. Anche le cene sono state occasione di scambio culturale, perché in base alle nostre nazionalità si cucinava qualcosa di tipico, così da poter conoscere nuovi sapori. Si concludeva la giornata con un bellissimo falò e canti, era il momento dove emergevano le nostre riflessioni, paure, dubbi, stati dʼanimo e punti di vista che venivano condivisi con tutti i volontari.

E ora, scrivo queste ultime righe sul treno, tratta Bergamo-Milano. Ho una famiglia africana seduta davanti a me, li guardo e mi fermo a ricordare I miei occhi si riempiono di nostalgia, i ricordi si fanno sempre più intensi e la voglia di ripartire e riabbracciare ancora tutti, è tanta!

Mai dimenticherò tutto ciò che mi hanno trasmesso, lʼarricchimento grazie a queste grandi diversità e il segno che hanno lasciato dentro il mio cuore.

A presto Kiburanga!

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