Arte e musica per i bambini della strada: un campo in Indonesia

Arte e musica per i bambini della strada: un campo in Indonesia

Dal 1 al 14 febbraio 2018 un campo in Indonesia presso il Mercato Tradizionale di Johar, nella città di Semarang.

Il campo si colloca all’interno del progetto “Rumpin (Rumah Pintar) Bangjo” che, dal 2010, si occupa dell’istruzione e delle attività quotidiane svolte dai bambini e le bambine che vivono nella zona del Mercato Tradizionale di Johar, i/le quali soffrono della carenza di istruzione adeguata e provengono da contesti problematici, in quanto passano la maggior parte del loro tempo in un’area insalubre, fisicamente e psicologicamente. Il progetto Rumpin è stato fino ad ora portato avanti con un programma di educazione non-formale: arte, musica, costruzione personale, e via dicendo.

I/le volontari/e del campo svolgeranno attività ludiche con i/le bambini/e basate sulla costruzione di un evento musicale. Si occuperanno di pianificare l’evento, promuoverlo nella popolazione locale e prepareranno insieme ai bambini la performance finale.

Come parte studio, si apprenderà come insegnare ai bambini e alle bambine nozioni di arte, musica, disegno e come lavorare in gruppo.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Un campo ecologista nel villaggio di pescatori Mangkang, Indonesia

Un campo ecologista nel villaggio di pescatori Mangkang, Indonesia

Dal 16 al 29 gennaio 2018 un campo presso il villaggio di Mangkang, basato su un’economia prevalentemente agricola e peschiva, il cui ambiente naturale oggi è fortemente minacciato dallo sfruttamento intensivo del territorio.

Il campo di volontariato si inserisce nel contesto di un progetto ecologista più ampio che da anni viene portato avanti dal nostro partner locale IIWC e dalla comunità locale, in risposta alla necessità di preservare l’ambiente naturale della costa del mare a nord di Java. In quest’area la costa adiacente al villaggio Mangkang è in pericolo a causa dell’erosione del mare, dovuta al disboscamento degli alberi di mangrovia e allo svuotamento dei fiumi di acqua dolce. In quegli stessi fiumi, in passato, abitavano molte specie di gamberi e pesci, ora quasi completamente scomparse.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e nel preservare la diversità naturale dell’entroterra e delle coste dall’erosione del mare, collaborando e supportando le attività già avviate da IIWC Indonesia e dalla BIOTA Foundation.

Come parte studio del campo i/le volontari/e prenderanno parte a discussioni informali riguardo alle foreste di mangrovie e alla gestione dei rifiuti.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Dall’Italia ad Ambon: un messaggio d’amore per gli oceani

Dall’Italia ad Ambon: un messaggio d’amore per gli oceani

La lettera è stata scritta da Angelica Radicchi (partita come volontaria presso il campo “Seeds of Peace”, svoltosi lo scorso luglio in Indonesia, presso la città di Ambon) e pubblicata su un quotidiano locale come appello alla popolazione ad accrescere una sensibilità ecologista relativa all’inquinamento della plastica nell’oceano.
Angelica, un giorno portata in visita da un amico indonesiano in una “delle spiagge più belle di Ambon”, rimane fortemente colpita dal fatto che sia completamente ricoperta di plastica e rifiuti. Insieme, si rimboccano le maniche e iniziano a ripulire quello che possono con le forze che hanno. Postando alcune foto su Facebook per denunciare lo stato della spiaggia, vengono notate da due giornalisti di un quotidiano locale, che le chiedono quindi un’intervista.
L’articolo è stato scritto in inglese e tradotto in indonesiano. Lo pubblichiamo oggi nella versione italiana.

Sono arrivata ad Ambon il 15 luglio per lavorare come volontaria per il progetto “Seeds of Peace”, il quale aveva come obiettivo raccogliere insieme bambini e bambine musulmani e cristiani nell’attività di semina delle piante, volta ad insegnare loro l’importanza della condivisione e del mantenimento della pace. Ho passato momenti bellissimi con tutti gli amboniani e con quei bambini e bambine davvero brillanti che mi hanno fatto sentire a casa, anche se da casa ero lontana migliaia di chilometri. Inoltre, grazie al lavoro svolto dal coordinatore del progetto, sono riuscita a visitare molti posti belli; ma, sfortunatamente, durante il mio soggiorno mi sono ritrovata anche a confrontarmi con delle questioni molto spinose. Una tra queste è l’inquinamento causato dalla quantità di plastica presente nell’oceano. Questo gigantesco problema è il motivo per cui ora sono di fronte al mio portatile e scrivo quest’appello rivolto a tutta la popolazione di Ambon. Proprio perché sono tanto grata per tutto l’amore che ho ricevuto dalla vostra comunità, dove ho vissuto e ho incontrato persone splendide, vorrei fare un gesto in ritorno raccontandovi la mia esperienza e ciò che penso che possiate fare per la vostra terra bellissima.

Un giorno ho visitato uno dei posti più belli di Ambon: la spiaggia Natsepa. Era completamente coperta di bottiglie di plastica, buste di plastica, scarpe, e molto altro. Ho deciso di raccoglierne un po’ e di postare le foto su Facebook con la speranza di diffondere la consapevolezza sulle conseguenze del gettare l’immondizia nell’oceano. A causa di questo comportamento irresponsabile, molti pesci e molti uccelli mangiano accidentalmente la plastica: molti poi muoiono, o finiscono sulla nostra tavola. I pesci spesso scambiano le buste di plastica per delle meduse e per questo le mangiano. Una bottiglia di plastica impiega circa 200 anni a decomporsi: ciò significa che che le bottiglie che usiamo quando siamo vivi staranno ancora galleggiando nell’oceano quando saremo morti ormai da tempo.

A partire da quel momento, il coordinatore del campo ed io abbiamo deciso di dedicare parte dei nostri incontri con i bambini nelle scuole per spiegare l’impatto ecologico che ha la plastica nell’oceano. Abbiamo mostrato alcuni video realizzati da un biologo che apre la pancia piena di pezzetti di plastica di un uccello morto. Abbiamo poi spiegato come ridurre il consumo di plastica, ad esempio utilizzando una borraccia (che può essere di volta in volta riempita con acqua potabile) al posto delle bottigliette di plastica, o utilizzare buste di tela per fare la spesa invece che quelle di plastica del supermercato.

Mantenere l’ambiente pulito è importante per molte ragioni: la nostra salute, il rispetto per l’ecosistema marino, la bellezza delle spiagge e infine, ultimo ma non meno importante, un investimento importante per attrarre più turismo. Se volete che gli stranieri si innamorino dei vostri paesaggi favolosi, dovete innanzitutto amare la vostra terra e mantenerla bellissima e pulita. Potete lasciarvi ispirare da alcune organizzazioni indonesiane il cui obiettivo è proprio la protezione dell’ambiente. Nella mia opinione, tutte le scuole dovrebbero promuovere attività di volontariato per gli studenti, e non soltanto riguardo all’ambiente. Il volontariato insegna come essere solidali, come amare gli altri, e come essere buoni cittadini. Proprio per incoraggiare i bambini e i giovani ad essere bravi in questa missione, le scuole dovrebbero scegliere di premiare il loro impegno in una valutazione positiva al termine dell’anno scolastico. Ma sono certa che riuscirete a trovare molte altre vie per promuovere tali attività.

Quando mi è arrivata la proposta di scrivere una lettera a proposito della plastica per un giornale locale, ho pensato che avevo finalmente la possibilità di esprimere le mie idee a molti e molte di voi. Ho avuto la sensazione stupenda che avrei potuto contribuire a un cambiamento, anche se piccolo. Se questo è ciò che può fare una singola persona, che cosa sareste in grado di creare tutti e tutte insieme?

Un campo natalizio presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih

Un campo natalizio presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih

Dal 22 al 26 dicembre 2017 un campo in Indonesia, presso l’orfanotrofio di Bahtera Kasih.

Bahtera Kasih è un orfanotrofio protestante situato nella città di Semarang, la cui principale attività riguarda l’educazione religiosa dei bambini e delle bambine ospiti. In questo luogo risiedono 47 bambini/e, molti dei quali minori di 7 anni. L’orfanotrofio si trova nel piccolo villaggio Mijen, nella periferia di Semarang, ed è circondato dalla foresta. L’obiettivo del prossimo anno è l’apertura di un asilo nido chiamato Benih Bagi Bangsa.

I/le volontari/e del campo supporteranno l’organizzazione della festa natalizia nell’orfanotrofio, dedicata ai/alle bambini/e ospiti ma anche alla comunità locale. L’obiettivo sarà quindi organizzare una festa dedicata a grandi e piccini improntata sull’importanza dello scambio interculturale, la valorizzazione e il rispetto delle differenze.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Dal 12 al 25 settembre 2017 un campo in Indonesia, presso la località di Gedongsongo, famosa per essere un sito riconosciuto come patrimonio storico culturale della regione del Java centrale.

In quest’area si trovano ben nove templi, di grande interesse turistico; ma, nonostante tale ricchezza, le condizioni dell’ambiente, quelle socio-economiche, sanitarie e igieniche della popolazione locale sono molto basse e hanno ancora bisogno di essere sviluppate. La maggior parte delle persone locali si guadagna da vivere racimolando verdure da vendere da orti non propri, o ancora, affittando tappeti e ombrelli ai turisti, vendendo cibo e bevande ai visitatori dei templi, affittando bagni e camere. Non vi è, tra gli abitanti dei villaggi, una consapevolezza diffusa rispetto alla salute riproduttiva, e i matrimoni avvengono quando ragazzi e ragazze sono ancora molto giovani. Nei fine settimana, inoltre, i templi si riempiono di visitatori, molti dei quali hanno pessime abitudini, come lasciare ovunque i propri rifiuti e incidere le superfici dei templi.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e principalmente nel svolgere attività atte ad incrementare la consapevolezza dei turisti e del loro approccio nei confronti dell’ambiente, agendo sulla questione dello spargimento dei rifiuti; organizzeranno poi giochi educativi per i bambini e le bambine dei villaggi, visitando direttamente le scuole, e svolgeranno attività di mediazione con ragazzi e ragazze adolescenti. Saranno infine impegnati/e in attività di pulizia e conservazione delle zone templari e nello svolgimento di campagne di sensibilizzazione.

Come parte studio verranno approfondite la questione della tutela ambientale, della gestione e del riciclo dei rifiuti e la questione della salute riproduttiva.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Dance4life: un campo in Indonesia per l’uguaglianza di genere

Dance4life: un campo in Indonesia per l’uguaglianza di genere

Dal 20 luglio al 2 agosto 2017 un campo in Indonesia presso l’IIWC (Indonesian International Work Camp) e in collaborazione con l’organizzazione olandese Dance4life, che da anni lavora insieme ai partner locali a supporto e sviluppo dei progetti attivi sul campo, in circa 20 diversi paesi in tutto il mondo.

Il progetto di Dance4life vuole fornire ai/alle giovani le conoscenze, le capacità e la confidenza necessarie per proteggere la propria salute e condurre scelte sessuali sicure e consapevoli. L’uso del linguaggio universale della danza per coinvolgere le persone su questi temi è lo strumento che permette, attraverso l’energia della musica, di connettere i giovani e le giovani come eguali e di sperimentare liberamente i propri corpi e le proprie emozioni.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e a promuovere il progetto nelle scuole, nelle università e nelle comunità accompagnando i/le volontari/e già formati nello svolgimento del lavoro.

La lingua del campo è l’inglese; le persone locali non ne hanno però una conoscenza così vasta: verrà chiesto quindi ai/alle volontari/e di prendere parte a dei corsi di indonesiano di base.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Volontariato in Indonesia: giochi e idee per risolvere un enorme problema, quello dei rifiuti

Volontariato in Indonesia: giochi e idee per risolvere un enorme problema, quello dei rifiuti

L’articolo è stato scritto da Sara Basso, che nel gennaio 2017 ha partecipato a un campo SCI a Mangkang, un villaggio nell’’isola di Java, Indonesia.

Il mio primo viaggio da sola, il mio primo viaggio fuori dall’Europa e così lontano da casa, la mia prima volta in Indonesia. Nessuna paura e nessun timore, solo tanta voglia di fare qualcosa, qualcosa di positivo per l’ambiente che tanto mi sta a cuore.

Da biologa, laureata a Torino, si affrontano spesso problemi ambientali riguardanti la nostra area, una zona che sta a metà fra la pianura e le Alpi, ecosistemi ben diversi da quelli di un paese tropicale. Dell’Indonesia quasi non ne avevo sentito parlare prima di fare la mia formazione per i campi Sud con l’associazione SCI, quando delle ragazze che hanno fatto un campo là raccontavano un grossissimo problema di quella nazione costituita da isole: il problema della plastica. In realtà non solo plastica, ma rifiuti in generale.

Sappiamo che per un rifiuto organico i tempi di decomposizione sono brevi, per la carta vanno dai 6 mesi a 1-2 anni, ma per la plastica i tempi si allungano di molto e vanno da cento a mille anni. A pensarci è spaventoso e lo è ancora di più se pensiamo che nell’oceano questi tempi si allungano. In una nazione che è costituita da più di diciassettemila isole, di cui circa settemila abitate, questo dovrebbe essere estremamente allarmante.

Una panoramica sul problema

L’Indonesia è una nazione giovane, nata soltanto meno di mezzo secolo fa quando è cessato, costando delle vite umane, il dominio Olandese. La politica oggi è instabile e, per la loro geografia, le isole di questa nazione sono continuamente a rischio tsunami, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Ovviamente in un paese così giovane, dove sono ancora presenti numerosi problemi, passa in secondo piano quello della raccolta dei rifiuti. In molti villaggi, come ho visto con i miei occhi durante il campo, i rifiuti vengono ancora accumulati in un punto e bruciati, e quando non vengono accumulati vengono portati al fiume o semplicemente gettati a terra.

Il problema più grosso, nel primo caso, sono le diossine che vengono liberate nel processo di combustione e a lungo termine sono gravemente nocive, in particolare per i bambini. L’accumulo di rifiuti vicino ai fiumi o lasciati per strada fa sì che con le piogge questi vengano trasportati dall’acqua fino al punto dove sfociano i corsi d’acqua. Ecco il problema: se la plastica finisce in mare, c’è il rischio che venga ingerita dai pesci, che possono essere quelli che noi stessi peschiamo, e questo significa che a lungo termine le tossine presenti nella plastica finiscono sulla nostra tavola. Questa è l’ipotesi peggiore, certo, ma dobbiamo anche dire che la plastica è stata introdotta nella vita quotidiana soltanto qualche decennio fa e ora la situazione è già critica. Se in certi paesi non si fa nulla dobbiamo allora tenere in considerazione questa catastrofica ipotesi.

La mia esperienza nel campo

Tornando alla mia esperienza, ho deciso di partire per questo campo di volontariato sperando di poter fare qualcosa riguardo queste problematiche ambientali, dare insomma il mio piccolissimo contributo.
Il campo si svolgeva a Mangkang, un piccolo villaggio vicino alla città di Semarang, che si trova sulla costa Nord dell’isola di Java centrale. Java è l’isola più popolosa dell’indonesia e camminando per le strade lo si nota subito dalla quantità costante di traffico e dalle piccole case attaccate una all’altra. Seppur Mangkang sia un piccolo villaggio, è molto abitato e si trova fra i campi di riso e le spiagge. La costa in questa zona dell’isola di Java è a rischio di abrasione a causa delle grosse onde del mare. Nel proteggere la costa una grande funzione ce l’hanno le foreste di mangrovie, veri e propri habitat ricchi di specie acquatiche e ornitologiche.

Le comunità locali tendono a tagliare le foreste di mangrovie per creare allevamenti di gamberetti e questo è molto dannoso per gli ecosistemi. Una parte del mio campo consisteva anche nella riforestazione di mangrovie, quindi nella piantagione delle singole piante due a du,e quando sono ancora piccole e non più alte di mezzo metro. Questo avveniva spesso in acqua bassa in quanto queste piante crescono bene in prossimità di acqua dolce, vicino al mare, e spesso si trovavano nella zona rifiuti di ogni genere. Ne abbiamo piantate più di tremila. Le mangrovie sono per fortuna resistenti e crescono bene nonostante le condizioni. Fortunatamente anche alcuni granchi e uccelli vivono ancora in queste aree, ma difficilmente, se la situazione rifiuti non cambia, si ricostituirà un habitat ottimale per tutte le specie.

Oltre alla piantagione di mangrovie, l’altra maggiore attività del mio campo di volontariato era la sensibilizzazione per il problema dei rifiuti. Abbiamo svolto diverse attività a riguardo, spesso coinvolgendo i bambini locali. Il primo giorno trascorso al campo abbiamo innanzitutto visitato la gente locale, ci siamo presentati ai maggiori esponenti del villaggio e ci siamo fatti vedere in giro, perché far capire del nostro arrivo è importante.

Le persone del luogo

Vorrei fare una digressione per descrivere la reazione della gente alla nostra vista, premetto che nel campo eravamo in totale in otto: due indonesiani, Yoga il camp leader e Serisa; tre giapponesi, Takashi, Ryoji e Tomoka; una ragazza di Hong Kong, Sumyi; un’italiana, ovvero io, e un Francese, Vico. Quindi quelli che davano veramente nell’occhio eravamo io e Vico, in quanto davvero molto diversi come aspetto dalle persone del luogo. Per tornare alla reazione delle persone, era semplicemente stupefacente, ci guardavano con aria stupita e con un sorriso a trentadue denti, bambini in primis. Era come se fossero sorpresi di vedere gente che veniva da altri luoghi e così tanto diversa da loro, ma non erano affatto riluttanti: erano contenti, sempre sorridenti, non invadenti e rispettosi. Ragazzi e bambini ci chiedevano ogni tanto una foto come se fossimo dei personaggi famosi, questo credo capiti spesso viaggiando oltreoceano e una foto ogni tanto non la si può di certo negare. Sicuramente a casa, oltre a molteplici regalini e souvenir, ho portato i sorrisi di quella gente.

Le attività del campo

Tornando alle attività, oltre a presentarci alla gente locale ci siamo presentati al partner locale dell’associazione IIWC. Si tratta dell’associazione Mangrove Mangkang di pak Sururi che ci forniva e sosteneva per la piantagione delle mangrovie, oltre che portarci la mattina presto su delle piccole imbarcazioni al luogo di piantagione, perché la spiaggia si poteva raggiungere soltanto in barca.

Un’attività svolta all’insegna della gestione dei rifiuti è stata fatta durante una visita agli scout della scuola elementare musulmana. Ci siamo divisi in quattro gruppi da due e i bambini si sono divisi di conseguenza nei diversi gruppi. L’attività consisteva in una gara e vinceva il gruppo che riempiva più velocemente i due sacchi che ogni gruppo aveva con i rifiuti che si trovavano sparsi per le strade. La parte divertente era che ovviamente noi non parlavamo la loro lingua, ma bastava una parola: “ayo”, che significa “andiamo”, perché i bambini ci seguissero. In meno di mezz’ora i sacchi erano già pieni e alla fine tutte le squadre erano vincitrici. Un’altra attività simile aveva coinvolto anche gli adulti e si era svolta in due giornate. Nella prima passavamo di casa in casa recitando una frase in indonesiano che spiegava che saremmo passati la mattina seguente a raccogliere la loro immondizia, che l’avremmo raccolta in un camioncino e portata nella discarica di Semarang, la grande città vicina. Insieme ai bambini, che erano entusiasti di aiutarci, abbiamo svolto il nostro compito e i ragazzi indonesiani cercavano di spiegare, rivolgendosi alla gente del luogo, che un’attività simile andava svolta almeno qualche volta la settimana.

Abbiamo ripulito, nei limiti del possibile perché era davvero tanta, l’immondizia per le strade e cercato di far capire alle persone locali come sia più bello vedere un ambiente pulito e come sia più salutare per loro mantenere le strade senza spazzatura. Durante le due settimane del campo sono state svolte più attività, anche ricreative, come la pulizia e decorazione della biblioteca della scuola musulmana o la “Batik activity”, ovvero una lezione sull’arte del batik, una stoffa molto decorata con una particolare cera, in parte fatta dalle mangrovie tipica della cultura musulmana di Java.

Un’altra attività di “Garbage Management” veniva svolta con una signora del luogo, che ci ha insegnato come recuperare i ritagli di vecchie stoffe per fare dei simpatici fermagli per capelli o spille. Un’idea semplice, da utilizzare anche come regalo e da realizzare semplicemente con degli scarti e un po’ di colla a caldo. Lo stesso lo si può fare con le bustine di plastica del tè o del caffè e si possono creare, ad esempio, dei portachiavi a forma di pesciolino. Idee molto semplici, ma efficaci, che hanno un impatto soprattutto quando vengono insegnate ai bambini, per stimolare l’idea del riciclo.

Per far conoscere il nostro progetto abbiamo anche svolto un’intervista a Semarang per una radio locale in diretta. È stato sorprendente trovare sul pullman del ritorno per Mangkang una signora che aveva riconosciuto la mia voce dalla radio.

Per quanto riguarda il cibo, abbiamo cercato ogni giorno di cucinare noi stessi cibo locale. Alla base di ogni piatto c’era sempre il riso, servito molte volte soltanto come contorno, ma il motto di un indonesiano è “o si mangia il riso almeno due volte al giorno o è come aver digiunato”, almeno così mi è stato spiegato dal leader del campo. L’ultima serata è stata invece dedicata al nostro cibo: ognuno ha cucinato un piatto tipico della propria nazione, con ingredienti che avevamo portato da casa e altri comprati in loco. Si potrebbero spendere pagine e pagine a parlare della cucina indonesiana, che è stata comunque una delle protagoniste del campo, ma non è lo scopo dell’articolo e lasciando un mio commento personale potrei semplicemente dire: “deliziosa”.

Fra le diverse attività spesso abbiamo avuto anche momenti di riposo, utilizzati per andare un po’ in giro ed esplorare la zona o fare giochi e conoscerci meglio Spesso questi momenti venivano interrotti dai bambini che venivano nella casa dei volontari dove dormivamo e svolgevamo dei giochi con loro. Ho riscoperto abilità di disegno che non conoscevo!

A metà fra le due settimane abbiamo avuto un giorno libero che abbiamo trascorso a Malang la città natale dei due ragazzi indonesiani, a poco più di due ore di distanza da Semarang. Lì abbiamo visitato il vicino tempio Buddhista Borobudur, il più famoso dell’isola.

L’intero campo è stata un’esperienza straordinaria. Stare così a contatto con la comunità locale è il miglior modo per comprendere una cultura diversa, osservare da vicino i costumi e le tradizioni. Abbiamo anche assistito a due matrimoni, un’esperienza unica che da semplice turista difficilmente si affronta. Essere là risveglia una voglia di curiosità, di esplorazione e ci si sente come bambini che chiedono perché per ogni cosa. Ci si dimentica quasi, in alcuni momenti, il motivo per cui si è là, tanto si è sopraffatti dalle novità. Ma in alcuni momenti, vedendo la situazione con i propri occhi, lo si sente ancora di più il motivo che spinge a fare questo tipo di esperienza e si è quasi fieri di noi stessi per essere arrivati fino a lì.

Non posso sapere se ho lasciato qualcosa nel cuore di queste persone, sicuramente loro lo hanno lasciato nel mio. Sono sicura di voler fare nuovamente un’esperienza simile nella mia vita. Spero anche di tornare in futuro a Mangkang, per ritrovare le bellissime persone che ho conosciuto e vedere le mangrovie cresciute.

bool(false)