“Travelling for Peace”: il primo mese di due volontarie in Palestina

“Travelling for Peace”: il primo mese di due volontarie in Palestina

Pubblichiamo il primo report della coppia di ragazze partecipante al progetto di Servizio Volontario Europeo in Palestina “Travelling for Peace. Intercultural paths and sustainable tourism” realizzato in collaborazione con il centro Al Shmoh di Al’Masara.

A un mese dal nostro arrivo riconosco che nessun seminario, training, libro o conversazione avrebbe mai potuto rendere davvero l’idea di quello che vuol dire vivere in un posto come la Palestina. Una sola domanda continua a rimbalzarmi in testa: perché?

Perché camminare in certi luoghi o prendere determinate strade può costare la vita? Perché la notte prima di andare a dormire più di qualcuno si chiede se stasera la sua casa e la sua famiglia subirà un’incursione violenta? Perché i bambini la mattina sono costretti a moltiplicare la distanza del loro tragitto per andare a scuola? Perché di ritorno a casa da una serata tra amici in un villaggio vicino mi trovo la strada bloccata da militari israeliani sotto un cartello che invece segnala l’ingresso ad un villaggio palestinese? Perché le risorse idriche vengono recintate, protette da mezzi militari e sfruttate in modo che le colonie israeliane ricevano quattro volte tanto la quantità destinata invece ai villaggi palestinesi?

La risposta è sempre la stessa: questa è l’occupazione. Ma è una risposta che non trova nessuna logica umana.

La vita ad Al Ma’sara ha tempi diversi, più lenti, scanditi sempre dalle attività quotidiane, ma senza fretta – c’è sempre tempo per un tè o un caffè, o anche tutti e due. Dopo un mese, in questo villaggio di 1000 persone ci conoscono quasi tutti. I vicini più stretti sono diventati una seconda famiglia e gli inviti a mangiare insieme non si contano più. I bambini bussano alla porta per chiederci come stiamo o per fargli un disegno che porteranno orgogliosi il giorno dopo a scuola. La mattina invece ci impegnamo ad insegnare numeri, lettere e canzoni in inglese ai bambini dell’asilo, imparando a nostra volta parole in arabo. Con un po’ d’impegno siamo riuscite a sistemare la casa dove vivremo per i prossimi cinque mesi, adesso è più accogliente e l’idea è quella di trasformarla in una vera e propria guesthouse, ma anche in un punto d’incontro per i volontari internazionali e la gente del villaggio, dove scambiare idee, vedere film, organizzare campagne di sensibilizzazione e, perché no, cimentarci in scambi culinari italo-palestinesi! La parte più importante di questo progetto per noi è coinvolgere le persone, soprattutto i giovani del villaggio che speriamo siano quelli che più troveranno beneficio da queste attività sviluppando una nuova curiosità che possa divenire il motore di una nuova idea di Palestina, libera soprattutto dalle catene di una retorica sociale e culturale radicata in un passato e presente troppo violento, sia a livello fisico che psicologico.

La curiosità e la voglia di continuare a scoprire ogni giorno qualcosa in più di questo posto è tanta. Una conversazione nata su un ‘service’ di ritorno da Betlemme con una nonna del villaggio può regalare aneddoti di tempi quando la vita sembrava più semplice, scorci di una cultura ricca di tradizioni e profondamente legata alla sacralità della terra.

Usare i media per promuovere l’inclusione: testimonianza dello scambio giovanile in Ungheria

Usare i media per promuovere l’inclusione: testimonianza dello scambio giovanile in Ungheria

L’articolo è stato scritto da Eugenia Vagnetti, group leader e facilitatrice dello scambio giovanile “Change for Media – Media for a Change” tenutosi in Ungheria dal 18 al 27 agosto 2017.

La branca ungherese dello SCI “Utilapu”, ed in particolare il gruppo di attivisti “Open Doors”, hanno organizzato durante il mese di agosto 2017 la seconda edizione dello scambio giovanile “Change for Media – Media for a Change”, al quale ho avuto modo di partecipare sia durante la fase organizzativa, direttamente dal settore di Inclusione Sociale di SCI Italia, che come partecipante e facilitatrice durante la realizzazione dello stesso. Questo scambio, essendo parte del gruppo internazionale YUWG (Youth and Unemployment Working Group), privilegiava la partecipazione di giovani con minori opportunità. In questo caso la tematica centrale del progetto era quella del fenomeno migratorio e dell’uso dei media, per cui da parte di tutte le branche partecipanti (Ungheria, Serbia, Italia, Bulgaria e Catalunya) abbiamo cercato di agevolare la partecipazione di giovani migranti di prima o seconda generazione, in modo da poter conoscere in prima persona altre culture di Paesi quali il Mali, l’Afghanistan, l’Iraq, la Nigeria, il Marocco, la Costa d’Avorio e l’Armenia. In un mondo che porta a galla sempre più problemi legati all’incomprensione, l’individualismo, la paura, la violenza e la divisione, cresce il bisogno di esperienze di vita comunitaria come opportunità per conoscerci e condividere le nostre differenze e le nostre similitudini, entrare in contatto con diverse culture (e farlo di persona, ribaltando gli stereotipi trasmessi dai media), coltivare e nutrire nuove forme di dialogo.

Credo che questi progetti, che siano campi di volontariato internazionali, scambi giovanili o seminari per educatori, siano di vitale importanza per continuare a contribuire, ognuno con il proprio, nella costruzione di un mondo migliore. Purtroppo quotidianamente siamo bombardati di brutte notizie, ed è la realtà, certe cose capitano ed è importante esserne consapevoli, ma questo non significa che non ci sia modo di agire e reagire. Durante il progetto abbiamo avuto tempo e spazio per riflettere e confrontarci sul concetto di cambiamento, pensando a cosa vorremmo cambiare di noi stessi e cosa vorremmo cambiare nel mondo: “Se vuoi cambiare il mondo, comincia da te stesso”, diceva Gandhi. Ci fanno credere che non ci sia speranza, ma il contributo di ognuno cambia il mondo, lentamente, e si espande come una macchia d’olio. La speranza è che il nostro cambiamento apporti qualcosa di buono, per questo sono assolutamente favorevole alle opportunità di crescita e formazione che ci offre la vita, ed in questo caso specifico, uno scambio giovanile come questo.

Durante lo scambio un ragazzo giovanissimo (17 anni), ci ha confidato che il suo più grande cambio nella vita è stato quello di conoscere se stesso; un’altra ragazza (20 anni), mi ha detto che la cosa più importante per lei è essere presenti a se stessi e vivere il momento, e giorno per giorno coltivare il sogno di costruire un progetto ecosostenibile di vita comunitaria che abbracci una politica rispettosa dell’ambiente e degli animali. Alcuni dei ragazzi che hanno partecipato a questo scambio hanno dovuto lasciare il proprio paese per vari motivi, tra cui la presenza di conflitti armati (che c’erano e che continuano ad esserci), e vivono ora in diversi paesi europei, lontani dai loro familiari, che non sanno se riusciranno a rivedere. Ognuno di loro si sta costruendo una nuova vita, ed ognuno a suo modo ha partecipato attivamente allo scambio, ridendo e scherzando nei momenti leggeri e contribuendo con le proprie idee e competenze nei lavori di gruppo.

Ai seguenti link potete vedere i video realizzati durante il progetto:

Labels of Freedom (Change for Media-Media for Change)

My big change (Change for media – Media for Change)

Change begins (Change for Media – Media for Change)

Let the colors OUT (Change for Media – Media for Change)

Buona visione!

Praticare l’inclusione alla Glebe House: un campo nell’Irlanda del Nord

Praticare l’inclusione alla Glebe House: un campo nell’Irlanda del Nord

Dal 4 al 15 settembre 2017 un campo presso il centro residenziale diurno Glebe House, gestito dall’Harmony Community Trust, vicino Strangford nell’Irlanda del Nord.

Il centro venne creato nel 1975 da attivisti e attiviste dello SCI di origine irlandese e inglese con l’obiettivo di creare un luogo che potesse essere modello di una società giusta e inclusiva, che rispetti e apprezzi l’umanità, la dignità, le aspirazioni, le idee e i bisogni di ogni persona. Una società dove ciascuno/a possa determinarsi, creare e ricreare la propria identità, invece che conformarsi a stereotipi settari, nazionali, etnici o sociali, miti o stigmatizzazioni.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e nella pulizia e il rinnovo degli spazi interni ed esterni del centro, provati da un’estate impegnata da programmi e attività con i bambini e le bambine locali. Lavori di restauro degli interni si alterneranno ad attività nel parco esterno, come giardinaggio e pulizia delle zone più selvagge.

Come parte studio verranno affrontate discussioni approfondite sui seguenti temi: “Storia e obiettivi dell’Harmony Community Trust e della Glebe House”; “Memoria storica dell’Irlanda”; “Il processo di pacificazione dell’Irlanda del Nord”. Alle discussioni si alterneranno visite in siti di interesse storico. I/le volontari/e potranno inoltre proporre degli argomenti di discussione.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Seminario a Madrid sull’inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato

Seminario a Madrid sull’inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato

SCI-Italia è in cerca di un/una partecipante per il seminario “Come integrare i/le rifugiati/e nella società europea attraverso il volontariato” che si terrà a Madrid dal 25 al 31 ottobre 2017.

I/le partecipanti al seminario devo aver avuto già esperienze di volontariato e/o aver partecipato ad attività con le persone migranti e possedere alcuni dei seguenti requisiti:

  • aver svolto attività di volontariato o esperienze lavorative con persone migranti e rifugiati;
  • aver selezionato o formato volontari/e per poter lavorare con i/le rifugiati/e;
  • avere un forte interesse relativo alla questione dei rifugiati, alla condizione dei richiedenti asilo e relativo al fenomeno delle migrazioni contemporaneo;
  • avere avuto esperienze di attivimo e impegno in progetti locali e territoriali;
  • essere formatori e/o esperti del settore, in particolare rispetto alle migrazioni e ai pregiudizi, le discriminazioni e gli stereotipi ad esse legati, ai fenomeni di razzismo e alle relazioni tra Nord e Sud del Mondo;
  • avere la volontà di comunicare all’esterno le attività del seminario, attravero foto e scrittura di articoli;
  • condividere e dar seguito nella propria organizzazione di riferimento ai temi trattati durante il seminario.

Al seminario prenderanno parte 24 partecipanti provenienti da Turchia, Finlandia, Austria, Italia, Armenia, Bulgaria, Portogallo, Grecia, Macedonia, Regno Unito, Belgio, Croazia, Germania, Polonia, Ungheria e Spagna (Madrid e Catalunya), che si ritroveranno insieme per 5 giorni di lavoro durante i quali metodologie, conoscenze, esperienze, pratiche e idee verranno condivisi per ragionare collettivamente nuove strategie di inclusione dei rifugiati nella società europea attraverso il volontariato.

Per partecipare, occorre versare la quota di tesseramento SCI di 20 euro e una quota di partecipazione di 30 euro. I costi di viaggio, vitto e alloggio sono coperti dal partner ospitante.

Il termine ultimo per presentare la candidatura è il 27 agosto 2017, inviando l’application form all’indirizzo coordinamento@sci-italia.it.

Scarica qui l’application form.

L’arte della vita: un campo per la riabilitazione e l’inclusione in Polonia

L’arte della vita: un campo per la riabilitazione e l’inclusione in Polonia

Dal 19 agosto al 2 settembre 2017 un campo in Polonia, presso un centro per la riabilitazione e l’inclusione sociale di persone con problemi di tossicodipendenza.

Il campo è frutto della collaborazione tra SCI Poland e l’ong Monar, che da più di vent’anni ha avviato percorsi di riabilitazione per giovani con problemi di dipendenza dalle droghe, gestendo circa 30 centri di riabilitazione sparsi in tutto il paese. Il centro dove avrà luogo il campo si trova a Wyszków, una cittadina tranquilla situata a 50 chilometri da Varsavia. Questo centro ospita circa 30 pazienti tra i 18 e i 30 anni, provenienti da contesti diversi e diverse aree della Polonia, che intraprendono insieme un percorso di gruppo della durata di un anno. Tale percorso prevede molteplici attività riempire le giornate, quali laboratori artistici, ed eventi sportivi, ma anche attività svolte fuori dal centro in luoghi quali scuole, teatri e maneggi; tutte le attività citate hanno la funzione di strumento terapeutico e riabilitativo.

Ai/alle volontari/e partecipanti al campo viene richiesto principalmente di socializzare con la comunità, aiutandola ad affrontare le attività di gestione quotidiana del centro e favorendo momenti di condivisione durante il tempo libero. Idee per attività ludiche, sportive, workshop per e con i/le residenti sono ben accette, poiché possono aiutare a portare energie nuove nel centro. A seconda della volontà di ciascuno/a, si potrà scegliere di affiancare gli/le ospiti del centro in più di un’attività di riabilitazione.

Come parte studio, verranno approfonditi i problemi legati alla dipendenza da sostanze e quali sono terapie utilizzate nel centro per superarla.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

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