Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

Vorresti coordinare un campo con la Cooperativa Panta Rei?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con la Cooperativa Panta Rei, presso la comunità “Al Gallo” di Murisengo, in Piemonte, che avrà luogo dal 17 al 31 agosto 2017.

La Cooperativa Panta Rei gestisce comunità di tipo familiare che ospitano portatori di handicap intellettivo, con il principale obiettivo di costruire percorsi di autonomia e di integrazione sociale. Le comunità sono situate nella campagna piemontese tra le colline del monferrato, vicino alle principali città di Torino, Asti e Casale Monferrato.

I/le volontari/e saranno impegnati nello svolgimento di attività quotidiane insieme agli ospiti della comunità: lavori di manutenzione degli spazi, laboratori manuali, giochi di socializzazione e soprattutto attività di ortoterapia (intesa non solo come produzione di ortaggi ma anche come cura e manutenzione delle aree verdi adiacenti la comunità) quale pratica inclusiva e sociale.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti per un’esperienza ricca e formativa.

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Equitazione e inclusione: un campo in un maneggio nei pressi di Roma

Dal 14 al 31 agosto 2017 un campo insieme all’onlus Ciampacavallo e EquiAzione per organizzare attività di inclusione e riabilitazione, sportive e ludiche per le persone diversamente abili e per quelle con disordini mentali, relazionali o sociali.

Ogni attività che verrà svolta durante il campo è inclusiva, che significa organizzata e realizzata insieme, utenti e staff. Insieme verranno organizzate le attività per chiunque desideri approcciare i cavalli, nella maniera che desidera, diversamente dai tradizionali centri equestri. L’approccio che verrà tenuto con gli/le utenti non sarà assistenzialistico ma permetterà di creare una relazione di fiducia autentica.

Durante il campo saranno sempre presenti persone diversamente abili, bambini/e, operatori sociali, volontari/e e appassionati/e; le attività verranno organizzate in gruppi misti tra tutti questi partecipanti. Le attività quotidiane riguarderanno la pulizia dei cavalli, la cucina, la spesa e la pulizia della casa.

La parte studio sarà divisa in più momenti dilazionati per tutta la durata del campo, durante i quali verranno approfondite questioni inerenti la flora locale e gli animali, la storia degli insediamenti umani sul territorio locale e l’uso che nella storia è stato fatto dei cavalli.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Un campo in Sardegna per l’inclusione delle persone diversamente abili

Un campo in Sardegna per l’inclusione delle persone diversamente abili

Dal 28 agosto all’8 settembre 2017 un campo nella località marittima di Castiadas, in collaborazione con la cooperativa sociale Villaggio Carovana, che si occupa di inclusione delle persone con disabilità fisiche e mentali.

Villaggio Carovana offre ai/alle propri/e ospiti la possibilità di passare una vacanza in un luogo bello e pacifico, dal punto di vista naturalistico e sociale, costruendo insieme momenti di socialità e grande felicità, al riposo dai ritmi quotidiani.

I/le volontari/e partecipanti supporteranno il lavoro della cooperativa nelle attività quotidiane, come l’accoglienza agli ospiti, l’aiuto a chi non è autosufficiente (ad esempio accompagnarli in spiaggia, assisterli durante la notte, intrattenerli); e ancora, organizzando attività ludiche, specialmente per i bambini, o svolgere attività minori a seconda delle urgenze del momento.

Nella parte studio verrà approfondita la conoscenza del modello di inclusione sociale promosso dalla cooperativa, e verrà posta attenzione sull’ecosostenibilità del campo, attuando un consumo critico e la pratica del riciclo laddove possibile.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Testimonianza di un Servizio Volontario Europeo in itinere a Praga

Testimonianza di un Servizio Volontario Europeo in itinere a Praga

L’articolo è stato scritto da Rosemarie Di Blasio, attualmente volontaria per un anno a Praga, presso l’Ong INEX SDA.

Il mio inizio di SVE è stato alquanto freddo. Partita per Praga a Febbraio l’ho trovata ricoperta da un sottile velo bianco, più bella e magica che mai. Per fortuna il mio SVE ha la durata di un anno e avrò quindi l’opportunità di ammirarla durante ogni sua stagione. Adesso la primavera si è già fatta spazio tra le strette vie di Praga, dipingendo ogni angolo della città di rosa e di verde, arricchendola di baretti lungo il fiume, di turisti e locali sorridenti.

All’inizio devo ammettere non era questa la prima impressione che mi ero fatta degli abitanti praghesi. Tutt’altro. I primi incontri con loro mi hanno fatto credere che erano persone molto diverse da quelle “mediterranee” alla quale sono abituata. Erano freddi, sgarbati e con il broncio costante. Tra vita quotidiana e occasioni di scambio e confronto con i miei colleghi, mi ci sono voluti due mesi per iniziare ad ambientarmi e comprenderli; questa mia esperienza mi dà la prova che lo SVE è una tra le migliori scommesse che l’Unione Europea possa fare per i giovani. Lo SVE abbatte le barriere, smonta i pregiudizi e proprio in tal modo ti fa sentire appartenente a una comunità più ampia, come ad esempio quella europea.

Durante i primi mesi ci sono stati incontri tra persone locali e internazionali, tra lavoratori e volontari come me venuti da ogni angolo d’Europa, e questo stare insieme dimostra come tra un italiano e uno spagnolo non ci siano differenze, che un tedesco e un francese possono passare ore a chiacchierare senza dare peso alla loro nazionalità! Questo l’ho capito anche grazie all’opportunità che ho avuto durante i giorni di formazione, dove ho diretto un workshop proprio sul concetto dell’identità Europea, ed ho condiviso insieme agli altri volontari SVE la ricchezza di ciò che stiamo vivendo.

Il mio lavoro qui però si dedica a tutt’altro. Attualmente sto svolgendo il mio anno di volontariato a Praga presso INEX SDA. Un ramo di questa Ong si dedica al calcio, al potere che il calcio ha nel costruire ponti, nell’abbattere gli stereotipi e nel creare coesione sociale. Il mio lavoro consiste nell’organizzare tornei di calcio con bambini economicamente e/o socialmente disagiati e incentivare la loro partecipazione a giocare in modo giusto, un calcio fairplay con altri bambini come loro. A breve sarò in tour per un mese per tutta la Repubblica Ceca, accompagnata da ambasciatori del calcio fairplay del Kenya, e giocheremo a calcio affinché il nostro messaggio venga raccolto dai bambini locali.

Sono solo al mio terzo mese qui in Repubblica Ceca, ma sono curiosa di vedere quanto altro quest’anno mi può ancora offrire, quante opportunità di crescita avrò, e quanti ostacoli dovrò superare ancora, cosicché al mio rientro a Roma la mia valigia non sarà solo colma di cartoline e foto ma anche di apprendimento, nuove amicizie e nuove abilità lavorative.

Uganda: volontariato a lungo termine con i bambini di strada

Uganda: volontariato a lungo termine con i bambini di strada

Hosting organization: UPA Uganda
Area tematica: Solidarietà Nord-Sud
Luogo: Kampalà, Uganda
Durata: minimo un mese

Lingua:
# del progetto: inglese
# locale: inglese

La Assend Youth Development Foundation, attiva dal 2001, ha l’obiettivo di rispondere ai bisogni dei bambini di strada ed è stata fondata proprio da un gruppo di giovani che un tempo ha vissuto sulla propria pelle tutti gli aspetti problematici che interessano i bambini di strada, così come le conseguenze che derivano da tale vita difficile e rischiosa. Dal 2013 il programma della AYDF si è concentrato sulla valorizzazione delle competenze preziose proprie delle comunità e dei bambini del posto, al fine di agevolare la loro partecipazione nel processo di sviluppo del paese e della famiglia e, quindi, migliorare il loro benessere sociale.

ATTIVITÀ:

  • Coinvolgere i bambini di strada e altri bambini vulnerabili o con situazioni a rischio
  • Offrire supporto e ascolto agli stessi bambini
  • Organizzare, per e con loro, attività sportive e/o attività volte a promuovere e sviluppare i loro talenti ed interessi
  • Partecipare agli incontri familiari in casa e in comunità, insieme agli altri membri dello staff
  • Promuovere l’alfabetizzazione e la conoscenza dei numeri tra i bambini di strada, in modo tale da prepararli all’educazione formale
  • Supportare l’insegnamento dell’informatica

REQUISITI:

  • Esperienza di lavoro nel campo sociale (non indispensabile ma molto apprezzata)
  • Capacità di iniziativa
  • Condivisione dei valori e della mission della ONG
  • Essere attivi e propositivi

I/Le volontari/e interessat@ a partecipare a questo progetto in Uganda sono invitati a segnalarlo all’indirizzo ltv@sci-italia.it. Lo SCI Italia contatterà il/i partner ospitanti per chiedere la disponibilità e la tempistica. A questo punto il/la volontario/a compilerà l’application form e verrà contattato nel minor tempo possibile per un colloquio via Skype. Se il/la volontario/a viene accettato/a, verserà la quota di iscrizione e la tessera a SCI Italia, e provvederà a finalizzare gli ultimi accordi sulle tempistiche di arrivo e di visto se necessario.

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

L’articolo è stato scritto da Francesco Rasero, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Croazia.

La scorsa estate, giunto quasi al compimento dei 38 anni, ho deciso di impegnare gran parte delle mie ferie per prendere parte a un campo di volontariato internazionale. Era un’esperienza che avevo già vissuto parecchio tempo prima, quando avevo esattamente la metà degli anni attuali, e di cui conservavo un bellissimo ricordo. Giovane universitario, infatti, alla fine degli anni Novanta mi ero recato in Romania per partecipare a un campo di due settimane presso una “casa dei bambini”, struttura a metà tra l’orfanotrofio e la casa-famiglia. Di quell’esperienza, dopo quasi vent’anni, conservavo anche alcune amicizie durate nel tempo: a inizio 2016 avevo rivisto -in Italia- una delle bambine di allora, nel frattempo diventata quasi trentenne, e con uno dei volontari locali (ungherese) ho mantenuto un’amicizia tale per cui sono diventato anche padrino della figlia. Insomma: già sapevo che il volontariato, ancor più se vissuto con la formula dei campi internazionali, avrebbe potuto darmi molto, innanzitutto a livello umano.

Così, in un giorno di primavera, iniziai a cercare in rete, trovando alcune interessanti proposte da parte del SCI per il mese di agosto. Senza pensarci due volte, ho mandato il formulario di iscrizione e indicato, in ordine di preferenza, i tre campi a cui avrei voluto partecipare. Tutti in ambito sociale e/o di animazione di bambini, visto il positivo retaggio che portavo con me. Nel giro di qualche settimana sono stato ricontattato per la mia “prima scelta”, ovvero un campo in Croazia, nel piccolo paese di Bedekovčina, a una trentina di chilometri dalla capitale Zagabria. Si trattava di andare a fare attività di animazione in una sorta di riformatorio, o struttura penale minorile, o casa di accoglienza per ragazze minori. Ammetto di non aver capito benissimo dove sarei andato a finire, tutto subito, ma ricordo di aver selezionato quel campo innanzitutto perché mi sembrava la “sfida” più interessante.

Certo, quando il tutto è iniziato a diventare più reale e concreto, non sono mancati gli interrogativi: avrà senso fare un’esperienza simile alla mia età? E in una realtà per la quale non ho alcuna “preparazione” (sono laureato in comunicazione, e quello faccio di mestiere da una dozzina di anni)? E con un target così difficile, come quello di ragazze adolescenti, per di più in un posto di cui neppure conosco la lingua? Oltre a “giocarmi” in questo modo le vacanze estive… Tutte domande che oggi, pur suonandomi legittime, mi paiono così superate e distanti rispetto a quanto ho vissuto!

L’appuntamento dato dalle organizzatrici locali (Lea e Mia, due ragazze croate eccezionali, oltre che dal nome molto corto) era per una domenica mattina alle 10 davanti alla stazione di Zagabria. Nei giorni prima, però, avevo già dovuto approfondire le ragioni della mia “candidatura”, presentando loro un progetto di attività da svolgere con le ragazze della struttura presso cui saremmo andati, indicando anche le tempistiche ed eventuali necessità logistiche e/o di materiali. Ammetto che questa è stata in assoluto la fase più difficile di tutto il campo! E dire che di progetti, per lavoro, ne scrivo parecchi ogni anno! Alle 10 della domenica, alla spicciolata, ecco che ci ritroviamo tutti dal vivo, per la prima volta dopo un po’ di formali presentazioni a distanza via chat. Oltre a Lea e Mia, ci sono anche le mie future compagne e i miei futuri compagni di avventura dei dieci giorni a venire: Recep (19 anni, studente turco) e David (poco più di venti, catalano e teacher-to- be) sono gli unici maschi, mentre le volontarie sono Ivana (serba, anche lei poco più che ventenne e futura insegnante, ma innanzitutto ragazza dalle mille risorse), Tereza e Katerina (19 e 20 anni, studentesse boeme, che hanno fatto forse l’errore, se così si può dire, di venire insieme, da amiche) e Christine (inglese, ex giornalista Bbc che, ormai superata la settantina, da diversi anni gira il mondo come volontaria).

“Che gruppo piccolo ed eterogeneo… e neanche sono il più vecchio”, penso. Io sono arrivato a Zagabria in macchina, e mi offro quindi di portare i bagagli di tutti, insieme a Lea e Recep che vengono con me, mentre gli altri ci raggiungeranno in treno. Arriviamo così per primi alla “juvenile correctional facility”, che sorge su una collina sovrastante il paese e ha gli uffici in un piccolo castello (!). Mentre Lea va a parlare con lo staff per sbrigare le ultime pratiche burocratiche -è una struttura statale- io e Recep iniziamo a girovagare nel parco circostante. Nel giro di un paio di minuti veniamo subito scorti e “intercettati” da tre delle ragazze che avrebbero fatto parte del nostro campo. “Come vi chiamate?”, “Da dove venite?”, “Quanti anni avete?” ci chiedono subito in inglese, per poi iniziare a ridere e parlottare in croato sia dell’Italia che della Turchia (Paese di cui hanno il mito, grazie soprattutto ad alcune telenovele popolarissime qui in Croazia). Nel giro di un’ora arriva anche il resto del gruppo. Veniamo accolti da una sorta di vice-direttore (la direttrice della struttura è una persona eccezionale ma, essendo estate, è in vacanza e la conosceremo solo a metà del campo): lui ci illustra alcuni aspetti del centro, di come funziona, di cosa aspettarci (o non aspettarci) dalle ragazze. A dire il vero ne fa un quadro abbastanza negativo, ma per fortuna non ci scoraggia assolutamente e, più che altro… si sbaglierà di grosso!

I primi momenti li passiamo a sistemarci nelle stanze che ci sono state riservate all’interno di un padiglione in disuso, spartano ma funzionale e pulito. Per dieci giorni quella sarà anche la nostra “casa”, condividendo gli spazi con le ragazze lì ospitate. Questo campo, infatti, prevede sia alloggio che vitto forniti all’interno struttura ospitante, cosa abbastanza rara: ammetto che aver scoperto nella descrizione che avrei avuto un letto (e non un sacco a pelo in una tenda da montare ogni giorno) e addirittura una mensa con cuochi che ci avrebbero preparato i pasti (!!!) ha contribuito a farmi privilegiare questa destinazione, in fase di scelta iniziale. Sono vecchio e pigro, io. Già dopo un paio d’ore dal nostro arrivo, comunque, Lea e Mia ci fanno incontrare le ragazze -che non vedevano l’ora di conoscere questi volontari!- e iniziamo con qualche simpatico gioco di ice-breaking. La sera siamo tutti intorno a un tavolo a cenare (alle 18… si mangia presto qui!) e poi si esce in paese, con le ragazze e due educatrici, per prendere un gelato. Inizialmente non è facile interagire tra di noi e con loro; la barriera della lingua non aiuta, e ancor meno quella dell’età. Eppure dieci giorni dopo saremo diventati amici con tutti, e addirittura “fratelli” con qualcuno/a! La prima sera vado a letto stanco, e anche un po’ confuso. Come andrà questa esperienza? Riuscirò/riusciremo a superare le barriere?

Il mattino dopo partiamo con un briefing organizzativo. Ok, detto così sembra un parolone: in verità ci mettiamo tutti noi volontari in un salone e iniziamo a presentare le attività che abbiamo pensato, discuterne e calendarizzarle nei giorni a venire. Alla fine viene fuori un programma dettagliato giorno per giorno, che ovviamente (e fortunatamente) sarà rispettato solo in minima parte! Il bello di questo campo, infatti, è che ben presto i rapporti interpersonali e la voglia di conoscersi e stare insieme, al di là di età/provenienza/esperienze/ecc, prenderanno di gran lunga il sopravvento sulle attività pianificate, per quanto belle e interessanti. In dieci giorni abbiamo fatto davvero tantissime delle cose che ciascuno di noi aveva preparato prima di venire qui -dallo yoga al face painting, dal basket al ballo, giusto per citarne qualcuna- e preso parte anche alle varie iniziative che le organizzatrici avevano pensato per noi, come le serate in cui ognuno doveva presentare la propria terra d’origine. Però i ricordi più belli, almeno per me, sono legati alle chiacchierate nel parco dopo pranzo; alle sere passate a raccontarci aneddoti con il sottofondo di una chitarra o a quelle in cui ascoltavamo il verso delle civette e dei gufi; ai giri in bici nella campagna circostante, senza una meta precisa; a quando abbiamo cucinato tutti insieme perché le cuoche erano di riposo o a quando siamo andati ai laghi a piedi per bere una bibita insieme. Addirittura alle puntate delle telenovele turche sottotitolate in croato …pur di non andare a dormire! Insomma, tutti momenti di socializzazione e amicizia puri, spontanei, non organizzati e non organizzabili. Veri.

Nel corso dei giorni abbiamo anche stretto i rapporti con gli educatori della struttura, persone spesso motivatissime e molto in gamba nonostante una situazione non facile anche solo per i mille aspetti burocratici. È grazie a loro, ad esempio, se le ragazze sono potute venire insieme a noi a Zagabria, in quella che avrebbe dovuto essere (da programma ufficiale iniziale) la gita della giornata “libera” per noi volontari, ma che nessuno di noi avrebbe voluto vivere da turista. Ormai eravamo diventati un tutt’uno con le ragazze: che senso avrebbe avuto “sprecare” un giorno per andare, solo noi “stranieri”, nella capitale? Andarci tutti insieme, invece, è stata un’altra esperienza indimenticabile, così come il pomeriggio e sera in cui gli educatori ci hanno portati -sia noi volontari che le ragazze, ovviamente- a un festival cultural-musicale nelle vicinanze.

I dieci giorni di campo sono passati velocissimi. Le paure pre-partenza si sono dissolte nel giro di 24 ore, anche meno. Avremmo dovuto passare sei ore al giorno a fare il nostro “lavoro” di volontari, mentre alla fine lo abbiamo fatto quasi h24, senza neanche accorgercene. Le barriere sono crollate tutte, anche quelle più personali e meno evidenti. Il giorno di fine campo eravamo tutti tristi perché ci dovevamo salutare, ma felicissimi per le amicizie strette, così autentiche e così profonde, almeno in molti casi. Per fortuna esistono i social, e una giornata di guida non mi spaventa. Riesco così ancora oggi a sentirmi periodicamente con tanti miei compagni di quest’avventura, nonostante le distanze. E nei mesi scorsi, approfittando di un “ponte”, sono riuscito anche a tornare a salutare “dal vivo” alcune ragazze. In attesa che arrivi un’altra estate…

Costruire comunità solidali: campo di volontariato in Portogallo

Costruire comunità solidali: campo di volontariato in Portogallo

Dal 17 al 25 giugno un campo di volontariato a Estoril, città costiera vicino Lisbona, capitale del Portogallo.

Estoril è anche un quartiere dov’è attivo un progetto di case popolari per famiglie migranti, provenienti in particolare da paesi africani come la Guinea Bissau e Capo Verde. I volontari internazionali, insieme ai giovani locali e alle loro famiglie, progetteranno e costruiranno degli spazi comunitari in sinergia con la popolazione locale. Gli obiettivi principali saranno il rinnovo del centro giovanile e di quello sportivo, oltre alla costruzione di più piccoli spazi sociali per permettere ai gruppi della comunità di incontrarsi ed organizzare attività insieme. Non mancherà l’occasione di organizzare e sviluppare attività, specialmente per i bambini. Inoltre, i volontari avranno modo di immergersi nelle bellezze culturali e naturali delle città di Estoril, Cascais e Lisbona.

Il progetto è gestito dall’associazione Para Onde, attiva dal 2014 come sito d’informazione e dal 2016 come ONG, che promuove l’inclusione sociale attraverso il volontariato.

La lingua ufficiale del campo è l’inglese; l’eventuale conoscenza del portoghese o dello spagnolo può essere un aiuto in più.

Poiché il campo è rivolto ai giovani della comunità, si richiede un limite massimo di età di 30 anni. Verrà richiesto ai partecipanti di avere una Skype call con gli organizzatori prima della partenza.

Per partecipare a questo campo non è necessario, ma rimane consigliato, prendere parte agli incontri di formazione pre-partenza organizzati da SCI-Italia.

Per tutte le informazioni sul campo, questa è la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Milano: volontariato con Olinda per l’integrazione sociale

Milano: volontariato con Olinda per l’integrazione sociale

Dall’11 al 18 maggio 2017 un campo di volontariato nell’area suburbana di Milano, nell’ex Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini”.

L’associazione Olinda, nata nel gennaio 1996, da anni promuove in questo sito l’integrazione sociale di persone con problemi di salute mentale, attraverso l’organizzazione della rassegna culturale “Da vicino nessuno è normale”, il progetto teatrale “TeatroLaCucina”, e l’organizzazione di workshop teatrali. Allo stesso tempo è attiva La Fabbrica di Olinda (bar/ristorante, ostello, bistrot all’interno del teatro Elfo Puccini), dove le persone con problemi di salute mentale possono lavorare per raggiungere una migliore inclusione sociale e autonomia.

I volontari avranno la possibilità di collaborare al rinnovo degli spazi esterni e interni degli edifici dell’ex complesso ospedaliero, prendendosi cura del giardino, costruendo tavoli e panche con materiali di riciclo, inserendo nuove colture tra quelle esistenti, rinnovando la segnaletica che facilita il riconoscimento e raggiungimento dell’ostello.

In collaborazione con degli esperti forniti dall’associazione, i volontari avranno modo di imparare che cos’è la Legge Basaglia e come questa ha influito, nel contesto italiano, sulla chiusura degli ospedali psichiatrici e favorito l’apertura di centri più aperti e umani.

La lingua del campo è inglese, che insieme all’italiano sono le due lingue usate.

I requisiti apprezzati, ma non richiesti, sono competenze artistiche, decorative, e un tocco di pollice verde.

Per maggiori informazioni su questo campo, questa è la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

The Year of Inclusion

The Year of Inclusion

È un progetto a sostegno delle attività internazionali del network YUWG (Youth Unemployment Working Group) di inclusione sociale di giovani con minori opportunità in attività locali e internazionali

the year of inclusionI partner al progetto sono branche o associazioni del movimento internazionale Service Civil International  CVS Bulgaria – SVIT Ukraine – SCI Région Nord – SCI Catalunya – SCI Hellas – Útilapu – VCV Serbia – CID Macedonia – VSI Ireland – Zavod Slovenia – De Amicitia

I ATTIVITÀ: Seminario (YUWG Spring Meeting)

Date: 15-20 aprile ne La Città dell’Utopia, Roma

Partecipanti: 2 partecipanti da ogni paese partner (youth worker e attivisti delle branche SCI che collaborano o collaboreranno in attività del network YUWG.

Attività:

Sessioni che si propongono di:

  • Aumentare la cooperazione all’interno della rete YUWG
  • Riflettere sulle esperienze avute con scambi giovanili in passato e altre attività con i giovani con minori opportunità
  • Condivisione suggerimenti sul programma Erasmus +
  • Condividere strumenti e modalità per aumentare e migliorare l’inclusione sociale nelle attività delle organizzazioni coinvolte e in generale nelle attività dello SCI (workcamps “YUWG friendly”)
  • Discutere possibilità di progetti e collaborazioni future

II ATTIVITÀ: Leader Training

Date: 10-16 giugno alla Città dell’Utopia, Roma

Partecipanti: 2 pax da ogni paese partner (futuri group leader degli scambi giovanili estivi)

Attività: training per formare i giovani che accompagneranno giovani con minori opportunità agli scambi giovanili estivi (o che coordineranno i workcamps YUWG friendly)

III ATTIVITÀ: Scambio Giovanile [in attesa di approvazione]

Date: 17-28 luglio

Partecipanti: 4+1 partecipanti da Slovenia, Belgio, Italia, Ungheria

Attività: teatro dell’oppresso, video making sulla tematica delle seconde generazioni

IV ATTIVITÀ: Job Shadowing in tutti i paesi partner coinvolti

Date: 29 maggio – 28 luglio

Attività: supporto inclusione sociale, seguire la preparazione dello scambio giovanile e coordinarlo + altre attività da definire.

V ATTIVITÀ: seminario di valutazione (YUWG Autumn Meeting)

Date: 5 gg in periodo autunnale

Partecipanti: 2 partecipante da ogni paese partner (youth worker e attivisti delle branche SCI che hanno partecipato alle attività YUWG, come youth worker o come group leader).

Attività:

Sessioni che si propongono di:

  • valutare le precedenti attività del progetto
  • valutare altre attività YUWG estive
  • discutere possibilità di progetti, collaborazioni e partenariati futuri
bool(false)