Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

Vorresti coordinare un campo per l’ambiente e l’inclusione sociale?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato “Green paths of peace”, che avrà luogo a Pettinengo (Piemonte) dal 1 all’8 settembre 2018.

Il campo è realizzato in collaborazione con l’associazione Pacefuturo, che ha come obiettivo la promozione della cultura di pace attraverso azioni sostenibili, come ad esempio la tutela dell’ambiente e la realizzazione di azioni di solidarietà concreta (come, ad esempio, l’accoglienza che l’associazione offre a rifugiati e richiedenti asilo).

Infatti, una delle principali attività associative è la realizzazione di workshop dedicati alla valorizzazione delle arti locali, come l’intreccio, il cucito e l’apicultura. Insieme all’amministrazione comunale di Pettinengo, l’associazione ha utilizzato il territorio per lasciare un messaggio alle generazioni future. Questo si vede in particolare con il progetto “Green paths of peace”, che trasforma il territorio naturale in un messaggio di pace.

I/le volontari/e del campo lavoreranno quindi per aggiungere valore all’attuale sistema di sentieri esistente: verranno svolti corsi per riunire passato, presente e futuro, pensando a come integrarli con un progetto di sviluppo turistico sostenibile, per il territorio e la comunità locale. Le zone in cui si concentrerà il lavoro saranno presso il cosiddetto “sentiero dei lavoratori” e nell’area archeologica industriale. Le attività di giardinaggio verranno inoltre realizzate insieme allo staff, al gruppo di volontari locale e ai rifugiati e richiedenti asilo ospitati dall’associazione.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

Vorresti coordinare un campo a Milano per l’organizzazione di un festival antirazzista?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato realizzato in collaborazione con il Comitato per non dimenticare Abba e il centro sociale Cantiere.

Il campo avrà luogo dal 5 al 15 settembre a Milano, e supporterà l’organizzazione di un festival antirazzista. Il festival è dedicato alla memoria di Abdoul Hassan Guibre, un giovane del Burkina Faso ucciso per mano di due razzisti.

Leggi la scheda completa del campo.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it o chiamaci al numero 06 5580644.

Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Dipingere l’estate di colori: un campo con bambini e bambine in Moldavia

Il campo:

Dal 28 luglio al 5 agosto 2018 un campo in Moldavia, realizzato da AVI Moldova insieme alla Charitable Foundation House of Providence. L’obiettivo del campo è l’organizzazione di un campo estivo per bambini e bambine.

Nell’arco di una settimana, bambini/e provenienti da differenti contesti familiari, inclusi quelli socialmente più vulnerabili, saranno impegnati/e in diverse attività. Infatti, durante il campo, i/le volontari/e e lo staff locale organizzeranno giochi di gruppo, lezioni di canto e di danza, workshop per la creazione di giochi fatti a mano e, infine, anche una gita fuori porta.

Oltre all’aspetto ludico, le attività proposte hanno come scopo lo sviluppo nei bambini dei valori umani necessari per il loro futuro, sia nel contesto sociale e collettivo che in quello familiare. In particolare, il campo mira a promuovere i valori dell’amicizia, dell’ottimismo, della giustizia, della responsabilità, del coraggio e della perseveranza.

Attività:

I/le volontari/e lavoreranno insieme ai/alle bambini/e, accompagnandoli giorno per giorno attraverso lo svolgimento delle attività sopracitate.

Come parte studio, verrà inoltre approfondito il tema del lavoro sociale e quello della funzione dell’arte in quest’ambito.

Alloggio:

I/le volontari/e saranno ospitati da famiglie locali o in un ostello vicino al luogo dove si svolgerà il campo. Mentre i pasti saranno preparati da un cuoco locale.

Requisiti:

Ai/alle volontari/e è richiesta la passione per il lavoro con i bambini e le bambine. Allo stesso modo, sono richieste spiccate doti comunicative e creative.

La lingua del campo è l’inglese, quelle locali il russo e il rumeno.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Minicampo a Granara (PR), venerdì 16 – domenica 18 marzo 2018

Minicampo a Granara (PR), venerdì 16 – domenica 18 marzo 2018

SCI Lombardia e Alekos Lab vi invitano a partecipare a un minicampo di volontariato a Granara (PR), da venerdì 16 marzo (sera) a domenica 18 marzo 2018.

Il contesto:

Granara è un ecovillaggio, un cantiere aperto, un insieme di case e persone abbarbicate nella Val di Taro, sull’Appennino Parmense, un intreccio di attività e associazioni operose. Ha una struttura organizzativa a rete, proprio come un ecosistema, di cui fanno parte diversi gruppi: Alekoslab, Centopassi, GATT, Teatro e Granara.

Negli anni sono state organizzate tantissime attività: dal Festival dedicato al Teatro e all’Ecologia ai campi di volontariato, dai seminari di studio sulle energie rinnovabili ai campi di immersione naturale per bambini e adolescenti.

Per maggiori informazioni: www.granara.org e www.alekoslab.org

Attività previste:

Le attività di lavoro saranno principalmente dedicate alla manutenzione della laguna e dell’area lacustre, oltre che alla preparazione dei pasti.

Parte studio:

Durante la visita a Granara verranno illustrate alcune questioni teoriche e pratiche relative all’ecologia e ai modi in cui sono state affrontate al villaggio.

Durante i momenti di lavoro verranno illustrate le soluzioni realizzate a Granara rispetto all’uso dell’acqua (fitodepurazione e raccolta acqua piovana).

Durante l’incontro serale si proporrà un confronto relativo alla produzione dell’energia rinnovabile, aspetto sul quale abbiamo esperienza sia tecnica, sia didattica.

Vitto e alloggio:

I volontari saranno ospitati presso l’ecovillaggio in una struttura pensata appositamente per gli ospiti. Sarà necessario portare un sacco a pelo.

A turno i volontari prepareranno i pasti.

Informazioni pratiche:

Per partecipare al minicampo è richiesta la tessera di iscrizione allo SCI (20 euro) che consente di partecipare alle attività dell’associazione per tutto il 2018 e fornisce inoltre un’assicurazione di base durante il minicampo.

E’ richiesto inoltre un contributo di 20 euro per supportare le attività dell’Ecovillaggio di Granara e la gestione del minicampo.

L’arrivo a Granara è previsto nella serata di venerdì per cena. Le attività termineranno alle 16:30 di domenica.

Le iscrizioni dovranno pervenire scrivendo a: lombardia@sci-italia.it entro il 10 marzo. Inoltre occorre compilare il form di tesseramento ad Alekos Lab a questo link.

Il numero massimo di volontari è di 11 persone.

In base alle adesioni e alle località di partenza ci organizzeremo con macchine e treni (la stazione più vicina all’Ecovillaggio è quella di Berceto sulla linea Parma – La Spezia) in modo da rendere il più agevole e il più sostenibile per tutti e tutte la salita all’Ecovillaggio.

Cliccando qui trovate il PDF con un approfondimento sull’Ecovillaggio di Granara e sulle attività previste durante il minicampo.

Vi aspettiamo!

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Francesco Venir, coordinatore del campo di volontariato internazionale “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps (Cumiana)” a Cumiana (Torino), realizzato in collaborazione con l’Associazione Vivere la Montagna, la quale si occupa di promuovere, sviluppare e migliorare gli apetti culturali, turistici, economici, ambientali e sociali nel territorio su cui è attiva.

Dal 22 al 31 agosto 2017 ho avuto il piacere di coordinare il campo dal titolo “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps” che si è svolto a Cumiana, un piccolo paesino a sud-ovest di Torino, situato nei pressi del Parco del TreDenti – Freidour, una zona che si trova esattamente dove cominciano le prime Prealpi piemontesi e che si affaccia quindi su una vasta pianura. Le persone del luogo sostengono che, quando le giornate lo permettono, da quell’area sia possibile vedere tanto lontano da intravedere le montagne tra Piemonte e Liguria. Sono purtroppo anche le stesse zone tristemente famose perché tormentate, in questi mesi, da incendi e periodi di siccità, e caratterizzate, ormai da alcuni anni, da un progressivo tasso di spopolamento ed abbandono.

Il campo aveva come obiettivo quello di dare una risposta e un supporto il più possibile visibile alla comunità che abita queste montagne, ripristinando e riqualificando alcune delle numerose sorgenti di acqua naturali, abbandonate o in disuso, e dei relativi sentieri presenti nel territorio. Un tipo di lavoro quindi molto manuale e in pieno contatto con la natura, ma con importanti riscontri nello sviluppo e nella valorizzazione della zona.

Il team di volontari era composto in tutto da cinque persone, il coordinatore italiano (io), un ragazzo e una ragazza ucraini, una ragazza belga e una spagnola; un numero confortante considerando che era la mia prima esperienza di coordinamento. L’accoglienza del partner, l’Associazione Vivere la Montagna, è stata sin da subito molto calorosa, e mi ha lasciato respirare un clima di laboriosa cooperazione. La prima sera è stata organizzata una grande cena in pieno stile italiano con un interminabile tavolata, preparata tutti insieme, a cui hanno potuto prendere posto i volontari dello SCI e tutti i soci dell’Associazione con le relative famiglie, e un altrettanto interminabile menù, accompagnato da ottimo vino, ovviamente di produzione locale/familiare. Il tutto è quindi cominciato molto bene.

Già dalla mattina seguente il team ha dimostrato una fortissima motivazione al duro lavoro tanto che nell’arco di 3 ore, forse grazie all’aiuto della massiccia cena di benvenuto della sera prima, è stato portato a termine ciò che era previsto per un giorno e mezzo. Eravamo, citando il presidente dell’Associazione, “macchine da guerra, (…) un’impresa di trasporto terra”. Lo stupore e l’entusiasmo dei soci sono stati estremamente gratificanti per noi volontari.

Si era da subito creato tra tutti noi un clima di reciproco rispetto per cui, mentre da una parte ci si riconosceva la qualità del lavoro svolto, dall’altra ci si prendeva cura a vicenda. Spesso si concordavano assieme i momenti di pausa, si teneva sott’occhio la stanchezza mentale e fisica dei vari membri del gruppo, prevedendo quindi sia dei cambi o comunque supportandoci nelle attività più faticose, come ad esempio lo spostamento della terra con la vanga, ma anche proponendo degli scambi tra mansioni, passando per esempio da una attività “principale” o più coinvolgente, come la ricerca con zappa e picconi dei punti di origine di una fonte, ad una tranquilla, ma più ripetitiva, come il rastrellamento delle foglie secche. Avevamo quindi organizzato i lavori in modo molto equilibrato e facendo si che tutti potessero sperimentare ogni ruolo. In quanto coordinatore mi ha fatto molto piacere notare questa dinamica del gruppo.

La foga “riqualificatrice” ci ha accompagnati per tutto il campo permettendo di completare alcuni interventi che non erano previsti nel programma e addirittura di portare alla luce una sorgente che fino a quel momento era sconosciuta. Particolarmente emozionante è stato vedere i primi rivoli d’acqua fuoriuscire dalla pietra e dalla terra.

Non è stato solamente lavoro. Siamo stati invitati dai soci dell’Associazione e dalla comunità locale a partecipare a due feste di paese durante le quali in molti hanno voluto conoscerci e complimentarsi per il nostro operato. In una di quelle occasioni abbiamo scoperto che in quei giorni alcune persone del luogo si sono dimostrate interessate al progetto ed intenzionate a parteciparvi proprio a causa di ciò che avevamo portato a termine. È stata una notizia piacevolmente inattesa. Il nostro zappare e spostare terra aveva portato qualcun altro a pensare che può valere la pena mettersi in gioco per prendersi cura del proprio territorio. Una grande soddisfazione!

Abbiamo anche avuto l’occasione di prendere parte ad una piccola sperimentazione, che mi sembra interessante raccontare. Per due dei dieci giorni abbiamo collaborato con il gruppo di sei persone di un altro campo SCI, impegnato ad effettuare opere di prevenzione degli incendi in una delle valli adiacenti alla nostra. Durante queste due giornate i due gruppi si sono vicendevolmente supportati nei due differenti progetti. Sono stati quindi piacevoli momenti di incontro e di scambio di esperienze con chi stava svolgendo un percorso simile al nostro. Durante uno di questi incontri, in corrispondenza con il nostro ultimo giorno del campo, abbiamo concordato con il partner che avremmo gestito noi i lavori, in quasi totale autonomia, coordinando i volontari “ospiti”. È stato un significativo atto di fiducia e un’ottima conclusione di campo, che ha lasciato la sensazione, non solo di aver fatto la differenza nel nostro piccolo, ma di aver anche appreso a fare concretamente qualcosa, tanto da poterlo, in parte, insegnare a qualcun altro.

Si è trattata quindi di un’esperienza in generale molto gratificante che è andata oltre al semplice lavoro manuale, ma che ha saputo arricchirmi come persona sotto vari punti di vista, sociale, fisico, mentale, e anche valoriale. È stata una scoperta di nuove tradizioni che, tramite il confronto, si sono mischiate un po’ fra loro, contaminando e facendosi contaminare. Ho potuto anche riscoprire caratteristiche della mia cultura, che ormai do per scontato, ma che invece meritano di essere valorizzate e che vengono apprezzate anche da chi le incontra per la prima volta.

Credo che partecipare ad un campo SCI sia quindi un’ottima pratica per favorire l’incontro fra culture diverse e per sperimentare nuovi stili di vita responsabili, democratici e sostenibili.

Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Da Perm (Russia) alla Sacra di San Michele (Piemonte): testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Ekaterina e Marina, due volontarie russe che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Piemonte, dal 25 agosto al 4 settembre 2017, presso la Cascina Pogolotti, a Sant’Ambrogio di Torino, in collaborazione con l’associazione Principi Pellegrini – diVangAzioni.

I cambiamenti più belli accadono proprio quando meno te lo aspetti.

Questa estate due ragazze russe hanno partecipato a un progetto ambientale in Italia. Il progetto si è svolto in Piemonte, vicino alla Sacra di San Michele. I volontari hanno aiutato la comunità locale a proteggere la foresta da possibili incendi.

Nuovi incontri, nuovi amici, l’incredibile bellezza dei luoghi, una vita italiana a loro sconosciuta…

La cosa più importante che può cambiare durante un’esperienza del genere è l’attitudine al lavoro. Non c’è scelta tra ciò che voglio e non voglio fare. C’è solo una cosa che conta: portarla a termine. Se hai preso l’impegno di essere un volontario e più in generale di assumerti la responsabilità delle tue azioni, devi onorare questa scelta.

All’inizio le ragazze pensavano fra sé e sé: per che cosa siamo venute veramente qui? Poi l’hanno scoperto: tornare a casa come persone diverse, cambiate, più consapevoli. Tali piccoli passi iniziano con i grandi cambiamenti per l’appunto.

Workcamp non è solo un lavoro. Lo scopo principale di questi progetti è quello di abbattere i pregiudizi di nazionalità e culture provenienti da diverse aree del pianeta. Questo obiettivo è stato raggiunto con successo.

Concerti serali con la chitarra, conversazioni sincere sulla vita nei diversi Paesi, discussioni su problemi politici attuali, cucina deliziosa e vino… Un sacco di vino, tanti sorrisi e canzoni, tante emozioni vere insomma. Tutto questo e altro ancora è stato vissuto dai volontari.

Se stai ancora pensando se partire o no come volontario, ecco la risposta: fallo subito!

Ekaterina Sitnikova & Marina Iashina

Perm, Russia

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Vita di Comunità in Francia tra camembert e democrazia: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Claudio Agrelli, volontario che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Francia (“Green Space Maintenance and community life” – SCI France) nell’agosto 2017.

Camembert. Il mio formaggio francese preferito è stato senza dubbio il protagonista indiscusso del workcamp estivo presso l’associazione L’Hermitage, ad Autreches, piccolo borgo di 800 anime nel cuore della Piccardia, 100km a nord-est di Parigi.
A pranzo, a cena, e spesso anche a colazione, il camembert spalmato su una fragrante baguette si è ben presto affermato come un rito collettivo tra i giovani partecipanti del progetto, seduti a tavola nella sala da pranzo della Maison, un ex Sanatorio immerso nella foresta, base operativa dell’Associazione L’Hermitage .
Un rito, si. Non solo per il palato, ma un vero e proprio simbolo culinario della vita in comunità, un dolce accompagnamento dei pasti durante l’illustrazione di audaci progetti eco-sostenibili e conversazioni più o meno impegnate, dal calcio all’Isis (erano i giorni dell’attentato di Barcellona), dai dialetti locali alla politica (“ma allora cosa ne pensi di questo Macron?”).

Il mio campo all’Hermitage dello scorso agosto verrà ricordato come una straordinaria occasione di condivisione, insieme a ragazzi provenienti da vari Paesi Europei e non (Taiwan, Serbia, Spagna. oltre ovviamente ad Italia e Francia), dove ho potuto toccare con mano tutta la bellezza, la fatica e l’intima soddisfazione di vivere 24 ore al giorno in comunità. Ogni processo decisionale, dalla organizzazione del lavoro quotidiano alla programmazione dei turni di cucina e pulizia, dalle gite pomeridiane alle attività del tempo libero erano costantemente oggetto di riunioni “ufficiali”, tenute attraverso il dialogo, l’ascolto e il confronto di ciascuna voce presente, nessuna esclusa.

Tanto per fare un esempio, tutte le mattine alle 9, ci riunivamo all’ingresso della Maison e, a turno, raccontavamo il nostro stato d’animo, come era il nostro umore (il mio spesso e volentieri variabile come il clima umido e piovigginoso del posto), quali fossero i propositi e le ambizioni per la giornata appena iniziata.
Senza ombra di dubbio, in un’epoca dove trionfa l’individualismo, l’egoismo e il pensare solo a sé stessi, è stato lodevole, prima di tutto da parte dei volontari dell’Hermitage, riservare con cura e attenzione gran parte del tempo a disposizione al confronto collettivo, all’insegna di regole democratiche e trasparenti, anche se a volte un po’ troppo rigide (come dimenticarsi la riunione convocata da Celie, la nostra solerte group leader alle 15 di domenica pomeriggio?). Per me tale approccio ha significato il rinunciare ad un po’ di privacy, riuscendo a ritagliarmi pochi momenti in solitaria, come una corsetta mattutina nei campi intorno ad Autreches oppure qualche passeggiata tra i boschi con l’ipod.

Ma alla fine posso affermare con orgoglio che questo workcamp è stato un utilissimo esercizio alla cultura della pazienza, imparando a prendersi il tempo necessario per ascoltare tutte le voci, a rispettare opinioni e punti di vista diversi, ad apprezzare culture, accenti e modi di fare talvolta così distanti dai miei. A comprendere quante cose ci uniscono, prima di tutto come giovani, senza differenze di nazionalità.
E nonostante tra Italiani e Francesi resti la storica goliardia reciproca, al pari di cugini affezionati che si vedono di rado, sempre pronti a prendersi in giro, il vivere in simbiosi ci ha consentito di costruire, passo dopo passo, un’esperienza ricca di bei ricordi.

Abbiamo conseguito tutti gli obiettivi del lavoro prefissati all’inizio, dalla ristrutturazione interna ed esterna della Maison, alla costruzione di mobili fatti a mano, dalla cura del giardino, alla pulitura e conservazione del raccolto (ho personalmente tagliato più courgettes in quelle due settimane che in tutta la mia vita!). Non solo, abbiamo avuto l’occasione di conoscere tecniche e segreti della permacultura (una forma innovativa di agricoltura sostenibile), effettuato indimenticabili gite nel cuore della Francia antica e moderna, tra cui Parigi, Compiegne e Soissons, e visitato addirittura un bunker tedesco risalente alla I Guerra Mondiale.

Insieme a Fiammetta e Matteo, gli altri due ragazzi italiani, ho avuto l’opportunità di preparare pasta alla norma e spaghetti alla carbonara per tutti i partecipanti, mantenendo dignitosamente alta la bandiera della cucina nostrana. Recensioni, commenti e sondaggi, scritti e orali, scandivano puntualmente ogni situazione comune, dalla cottura della pasta al comportamento dei volontari francesi, dall’esito di una gita in città al risultato di un lavoro pratico. La tensione del giudizio era costante, perché si sa, giudicare ed essere giudicati dagli altri non è sempre facile, ma alla fine, con un bicchiere di buon vino francese, accompagnato da un brindisi (“a votre santé”), il pasto a fine giornata iniziava sempre alla grande, tra risate e applausi.
Perché in fondo, tutti quanti noi sapevamo che alla fine c’era ad attenderci il “sacro rito” della baguette col camembert. In conclusione, per chi ama la buona cucina, la democrazia e l’ambiente il
workcamp all’Hermitage organizzato da SCI-France è senza dubbio la destinazione ideale!

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Giocare, imparare e crescere: un campo in Tanzania

Dal 30 novembre al 16 dicembre 2017 un campo in Tanzania per supportare il progetto di apprendimento e crescita dei bambini di una comunità rurale a Zanzibar.

Sono ormai cinque anni che il progetto viene portato avanti in cooperazione col Dipartimento della Gioventù e gruppi appartenenti alla comunità locale, avente come finalità lo sviluppo dei bambini e delle bambine. In collaborazione con il Bambi Nursery School questo progetto si propone di offrire un’opportunità per i bambini provenienti da qualsiasi contesto socio-economico, etnia o religione, per permettere loro di sviluppare capacità e competenze utili per il loro percorso scolastico e crescita personale.

I/le volontari/e partecipanti svolgeranno attività rivolte a bambini della fascia di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le attività saranno diverse tra loro, seguono alcuni esempi: rinnovo e pittura dell’edificio scolastico e delle aule; attività di gioco sia interne che all’aria aperta con la funzione di stimolare l’apprendimento e la coesione del gruppo (compito dei/delle volontari/e è di portare giochi nuovi dai propri paesi di provenienza); attività fisiche e sportive come giochi olimpionici, giardinaggio, composting etc; attività nella natura, come l’osservazione degli uccelli e degli animali in genere; attività di apprendimento scolastico, svolte affiancando gli/le insegnati nelle lezioni di materie quali la matematica e le lingue.

Come parte studio i/le volontari/e avranno la possibilità di fare l’esperienza della vita comunitaria condivisa con i/le bambini/e, approfondendo questioni inerenti all’educazione attraverso discussioni e visite a luoghi di interesse collettivo che vedranno coinvolte i/le partecipanti del progetto e membri della comunità ospitante.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Kiswahili.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Senza scarpe: testimonianza da un campo in Tanzania

Senza scarpe: testimonianza da un campo in Tanzania

Pubblichiamo la testimonianza di Anna Ferretti, volontaria partita lo scorso luglio 2017 per il campo “Conservazione ambientale, semina delle mangrovie e insegnamento delle lingue straniere” in Tanzania, presso le isole di Zanzibar.

Scrivere quest’articolo non è affatto facile come avrei pensato. Sono sempre stata molto affascinata dall’Africa e in effetti non so quanto Piero Angela abbia influito sulla cosa. Comunque finalmente sto andando e anzi, ahimè, sono già rientrata! Durante il volo di andata sono passata vicino al Kilimangiaro ed è stato strano, come avere la sensazione di tornare a casa. Anche se dovuta molto probabilmente all’auto-suggestione, è stata comunque un’emozione nuova e intensa.

Molte cose mi hanno affascinato di questa esperienza; tra le tante, una che ho sentito davvero mia sono stati gli esercizi della mattina. Io ho sempre amato lo sport e quando Harith, il coordinatore del campo, ci ha detto che prima dell’inizio delle attività, per chi voleva, c’era la possibilità di andare a fare esercizi ho subito colto la palla al balzo! Non avrei mai pensato di avere la forza per svegliarmi alle 6 meno 10 di mattina, e invece lì l’ho fatto.

Correndo la mattina vedevo il villaggio che si risvegliava, e quando entravo nello “stadio” c’erano sempre tantissimi ragazzi a fare esercizi. Correvano a piedi scalzi e correvano fortissimo. Quanto odio quando vengono a dire che in Africa un simbolo di povertà è il fatto che non hanno nemmeno le scarpe! Noi abbiamo bisogno delle scarpe per i nostri piedi molli e fragili. Che i bambini correvano senza scarpe è vero, ma questo non gli causava nessun problema. C’era una ragazza in particolare, avrà avuto tredici anni, che si allenava spesso in abiti tradizionali e, indovinate, senza scarpe. Sorrideva, si divertiva e anche senza tutti i nostri superflui comfort era un’atleta di alto livello. Anche gli altri ragazzi, tra cui i miei coordinatori, erano tutti molto forti e sciolti e si allenavano esattamente come si fa nelle migliori palestre – ma, piccola nota di colore, non avendo bilancieri bilanciati ogni dieci spinte cambiavano e giravano il bilanciere, in modo da fare esercizi equilibrati.

Dopo la corsa raggiungevo sempre un gruppo di donne di mezza età che facevano esercizi tutte le mattine dalle 6 alle 7. Ho imparato a contare in swahili grazie a loro e anche se non capivo mi sono sentita accolta. Fortunatamente il linguaggio del corpo aiuta sempre molto in questi casi.

Quello che mi ha fatto innamorare di questa esperienza è che qui ho trovato tutto il necessario e finalmente abbandonato il superfluo! Io, che sento di non essere libera perché vivo in una società piena di vincoli che comportano una sempre maggiore dipendenza dal denaro (non più soltanto per la sussistenza ma ormai anche ai fini dell’inclusione sociale), ho trovato qui il mio piccolo paradiso. Cibo, acqua e un tetto mi bastano. Quando uscivo in giro per il villaggio vedevo gente sorridente e serena. Il mio angolo di paradiso.

Ma questo paradiso ha il suo prezzo per chi ci è nato: la mancanza di futuro. Chi nasce in questo luogo non ha molte speranze di poter studiare e avere un qualche tipo di sicurezza economica: tutto dipende dalla famiglia. Molti ragazzi dell’associazione ospitante vedevano in noi un ponte per l’Europa, per un futuro diverso. Ed in fondo è vero, da noi puoi finire per strada ma la possibilità di un lavoro esiste, e allora il dilemma morale… ha senso fare un invito formale e farli venire in Italia? Il Paese che sputa in faccia a tutti i richiedenti asilo e dove la possibilità di non finire sfruttati è molto bassa?

Loro hanno la libertà; noi, forse, maggiori certezze economiche e lavorative. Il paradiso ora qual è?

Festeggiare Capodanno con una maratona fotografica a Reykjavik

Festeggiare Capodanno con una maratona fotografica a Reykjavik

Dal 27 dicembre al 5 gennaio un campo a Reykjavik per supportare e partecipare alla serie di maratone di Fotografia Internazionale organizzate dal nostro partner, SEEDS Iceland.

I coordinatori e le coordinatrici del campo affiancheranno i/le volontari/e partecipanti nello sviluppo delle proprie capacità tecniche e artistiche, grazie ad una serie di workshop, sessioni di discussione collettive e analisi concettuali mirate a far emergere lo stile individuale di ciascun partecipante. Al termine di queste sessioni di lavoro gli scatti migliori saranno selezionati per una mostra collettiva presso un cinema indipendente. Ai/alle partecipanti è consigliato di portare con sé la strumentazione fotografica.

Questo campo è inserito in un progetto di apprendimento/condivisione che lo differenzia dal regolare svolgimento dei lavori di un campo tradizionale. I/le volontari/e, macchina fotografica alla mano, esploreranno visivamente la città, per poi ridiscutere insieme del lavoro compiuto nelle sessioni collettive.

Inoltre, ci sarà l’occasione di celebrare insieme il Capodanno, godere dello spettacolo pirotecnico che si svolgerà in città e festeggiare insieme al gruppo internazionale per tutta la notte.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.