Heritage needs You(th): conservazione del paesaggio di Idanre

Heritage needs You(th): conservazione del paesaggio di Idanre

Dal 16 al 30 settembre 2017 un campo a Idanre (Nigeria) presso il sito naturale Oke Idanre, contestualmente alla campagna World Heritage Volunteers 2017.

Oke Idanre è una riserva naturale presente sulla lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che comprende un altopiano, molte valli spettacolari e monti-isola alti fino a 3,000 piedi sopra il livello del mare. La popolazione locale storicamente viveva su queste formazioni rocciose, fino all’emigrazione a valle del 1923.

Nel campo di lavoro i volontari saranno impegnati nella protezione, nella conservazione e nella valorizzazione della cultura locale e del suo patrimonio. Tra le attività è compreso il supporto locale nei progetti di sensibilizzazione e coinvolgimento degli abitanti della città di Idanre, come workshops, riunioni, Living Library ed eventi socioculturali.

La lingua ufficiale del campo è l’inglese, la lingua locale è Yoruba.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Latitudine 64°N: impressioni islandesi [Parte II]

Latitudine 64°N: impressioni islandesi [Parte II]

Una sera partecipammo ad un aperitivo (al museo) dove c’era anche la possibilità di ballare su musiche islandesi, che poi lasciarono il posto agli Abba. Quella sera facemmo la conoscenza di tre ragazzi che erano capitati per caso a Reykholar e che stavano facendo il giro dell’Islanda con una macchina noleggiata. Due di loro venivano da Bruxelles, uno da New Orleans, e ciò che li accomunava era la passione per il viaggio. Ci fecero vedere le foto dei posti dov’erano stati, che la parola “incredibili” non potrebbe descrivere neanche lontanamente. Mi ripromisi che, se avessi avuto la possibilità di tornare in Islanda, avrei assolutamente noleggiato una macchina e avrei girato in lungo e in largo quei posti indescrivibili. I nostri nuovi amici ripartirono la mattina seguente, ma non prima di salutarci alla competizione di trattori, dove eravamo impegnati a controllare i bambini sui gonfiabili. La domenica assistemmo (per curiosità culturale) alla messa tenuta da una sacerdotessa nella chiesa di Reykholar. Non avevo mai visto una donna celebrare la messa e fu un’occasione rara, considerando il rigido rigorismo italiano in fatto di sacerdozio. Il giorno seguente le fattorie del posto organizzarono un giro a tappe, in cui ciascuna metteva a disposizione zuppe di propria produzione.

Quello fu l’ultimo giorno di lavoro, ma Harpa, il nostro “boss”, organizzò per noi volontari una cavalcata tra i fiordi sui suoi cavalli. I cavalli islandesi sono un po’ più tozzi di quelli a cui ero abituata, la maggior parte sono molto docili e non è difficile cavalcarli (salvo la mia cavalla, una vera prima donna, che non ne voleva sapere di seguire le mie indicazioni e, ogni volta che riprendevo il controllo, mi riportava dai suoi amici cavalli, cosa che, evidentemente, riteneva un impiego del tempo molto migliore rispetto a quello che le chiedevo di fare io). Harpa ci raccontò che i cavalli islandesi sono particolarissimi, perché lontani da casa muoiono per la nostalgia. Sono certa che non sia un’esagerazione, perché le terre islandesi sono una specie di microcosmo incantato, dove, su sfondi mozzafiato di natura incontaminata, si svolge l’esistenza pacifica di un popolo che non ha dimenticato il valore della cura e della dedizione verso gli altri e verso l’ambiente in cui vive, in una forma di solidarietà disinteressata e genuina, e che, pur non precludendosi le innovazioni che hanno portato la scienza e la tecnica (tutti gli islandesi che ho conosciuto hanno almeno un Suv e un iPhone), ha saputo farne un uso misurato, senza abbandonarsi ai ritmi frenetici della vita moderna, per conservare ancora quei momenti in cui ci si accorge della vita che tutta freme e fermenta intorno e non è soffocata da colate di cemento e non è stretta da fili elettrici.

Infine, con gli altri volontari tornammo a Reykjavik, un po’ dispiaciuti che il viaggio fosse quasi al termine, ma riuscimmo a regalarci comunque un’ultima gita: in verità, fu il giro più turistico e meno entusiasmante di tutta la “vacanza”, perché dati i tempi stretti l’unica possibilità era visitare il “Golden Circle”, che probabilmente ci riportò alla disincantata dimensione massificata del turismo mondiale, con i suoi bagni di folla che si riversa nei 30 minuti concessi dalla guida nelle tappe previste, accanto la geyser più grande d’Islanda (Geysir), le cascate Gullfoss e il Thingvellir National Park, ex sede del Parlamento e punto di contatto fra i due continenti. Ricordo che fece a tutti noi volontari uno strano effetto vedere quelle meraviglie naturali imbrigliate entro cordicelle e cartelli: era uno scenario completamente diverso da quello a cui ci eravamo abituati nell’Ovest e ricordo come l’impressione generale fosse di forze della natura “addomesticate”, o forse infiacchite dalle folle di turisti preoccupati di riuscire a fotografarle-farsi­fotografare.

La sera cenammo con altri volontari che incontrammo al dormitorio di SEEDS e che avrebbero iniziato un campo l’indomani. Non fu una cena tipica islandese, perché nell’indecisione generale la fame prevalse (era piuttosto tardi) e ci accontentammo di hamburger e birra, ma le risate e i racconti di quella sera resero quei panini assolutamente speciali. Passeggiammo per la città fino a mezzanotte, nonostante sembrassero le cinque del pomeriggio, con il cielo striato dalle luci rosse del tramonto. Nessuno aveva voglia di tornare al dormitorio, perché sapevamo che quello sarebbe stato il momento del disincanto, dello stacco, il momento in cui si traccia il confine fra l’oggi e il domani. Infatti, in Islanda il sole non tramonta mai d’estate, per cui sembra di vivere un giorno che dura all’infinito, l’orologio è un residuo che odora di casa, ma non c’è nulla che dia davvero l’impressione dello scorrere del tempo, sembra sempre di avere tutto il tempo del mondo.

Prima di partire per il campo di volontariato pensai che partecipare ad un’iniziativa che poneva a diretto contatto con la popolazione del luogo, che faceva entrare nelle maglie dell’organizzazione locale, toccare magari le problematiche, approfondire gli usi e le tradizioni locali fosse il punto di partenza migliore per avvicinarmi ad un luogo così distante dall’Italia e da ciò a cui ero abituata, un luogo che da una parte ammicca al vicino circolo polare e dall’altro sorride caustico all’occidente che si srotola come un tappeto ricamato ai suoi piedi. Un’isola con una lingua che, per emanciparsi dal dominio danese e rivendicare la propria indipendenza, addirittura ha coniato termini sostitutivi suoi propri per nomi che il nostro vocabolario ha recepito per osmosi da altre lingue e che ora sono patrimonio comune, compreso da tutti, non legato ad un’area geografica specifica (mi riferisco a “computer”, “garage”, “monitor”, ecc.).

Togliersi gli abiti da turista e vestire quelli scomodi e sporchi da lavoro permette certamente di calarsi meglio nella realtà locale, anche se, forse, mi aspettavo qualcosa di più, quando invece gli islandesi ci consentirono di dare solo un piccolo contributo al loro festival. Ma fu comunque un primo e prezioso approccio, che ci consentì di conoscere la gente del luogo (con cui ancora oggi siamo in contatto), scoprire il loro irresistibile senso dell’umorismo, la loro generosa e spontanea ospitalità, il loro stile di vita ammirevole (per come riescono a sopravvivere in quei luoghi incontaminati, a volte faticosi e anche ostili nelle stagioni più fredde), di imparare molto e ricordare quanto a volte ci si perda sullo strato epidermico delle cose; di scoprire quanto non sia, in definitiva, così lontana una latitudine 64°N dai miei pensieri.

Immersione in una cooperativa agricola in Senegal

Immersione in una cooperativa agricola in Senegal

Dal 20 luglio al 10 agosto un campo di volontariato in Senegal, nelle vicinanze di Dakar, presso l’organizzazione non governativa “Les Ententes“.

“Les Ententes” è formata da gruppi di agricoltori, e supporta le comunità dei villaggi locali. Attraverso la proposta di un’economia alternativa, l’associazione ha come obiettivo la promozione dell’educazione al lavoro, la riduzione delle ineguaglianze tra gli abitanti dei villaggi e la riduzione dell’abbandono di massa delle compagne verso le grandi città. Contadini e agricoltori parte della cooperativa “Les Ententes” sono sparsi in tutto il Senegal.

Questo campo di lavoro si caratterizza come immersione in un piccolo villaggio agricolo; per questo i volontari si ritroveranno immersi nella vita di tutti i giorni degli abitanti dello stesso, condividendo il lavoro nei campi, in cucina, etc. Inoltre, i volontari potranno organizzare progetti con la comunità locale, come attività per i bambini, visite… e durante la parte studio approfondiranno la questione della sovranità alimentare e gli aspetti culturali del Senegal.

La lingua ufficiale del campo è il francese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

Il mio campo in una “juvenile correctional facility” in Croazia

L’articolo è stato scritto da Francesco Rasero, che nell’estate 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Croazia.

La scorsa estate, giunto quasi al compimento dei 38 anni, ho deciso di impegnare gran parte delle mie ferie per prendere parte a un campo di volontariato internazionale. Era un’esperienza che avevo già vissuto parecchio tempo prima, quando avevo esattamente la metà degli anni attuali, e di cui conservavo un bellissimo ricordo. Giovane universitario, infatti, alla fine degli anni Novanta mi ero recato in Romania per partecipare a un campo di due settimane presso una “casa dei bambini”, struttura a metà tra l’orfanotrofio e la casa-famiglia. Di quell’esperienza, dopo quasi vent’anni, conservavo anche alcune amicizie durate nel tempo: a inizio 2016 avevo rivisto -in Italia- una delle bambine di allora, nel frattempo diventata quasi trentenne, e con uno dei volontari locali (ungherese) ho mantenuto un’amicizia tale per cui sono diventato anche padrino della figlia. Insomma: già sapevo che il volontariato, ancor più se vissuto con la formula dei campi internazionali, avrebbe potuto darmi molto, innanzitutto a livello umano.

Così, in un giorno di primavera, iniziai a cercare in rete, trovando alcune interessanti proposte da parte del SCI per il mese di agosto. Senza pensarci due volte, ho mandato il formulario di iscrizione e indicato, in ordine di preferenza, i tre campi a cui avrei voluto partecipare. Tutti in ambito sociale e/o di animazione di bambini, visto il positivo retaggio che portavo con me. Nel giro di qualche settimana sono stato ricontattato per la mia “prima scelta”, ovvero un campo in Croazia, nel piccolo paese di Bedekovčina, a una trentina di chilometri dalla capitale Zagabria. Si trattava di andare a fare attività di animazione in una sorta di riformatorio, o struttura penale minorile, o casa di accoglienza per ragazze minori. Ammetto di non aver capito benissimo dove sarei andato a finire, tutto subito, ma ricordo di aver selezionato quel campo innanzitutto perché mi sembrava la “sfida” più interessante.

Certo, quando il tutto è iniziato a diventare più reale e concreto, non sono mancati gli interrogativi: avrà senso fare un’esperienza simile alla mia età? E in una realtà per la quale non ho alcuna “preparazione” (sono laureato in comunicazione, e quello faccio di mestiere da una dozzina di anni)? E con un target così difficile, come quello di ragazze adolescenti, per di più in un posto di cui neppure conosco la lingua? Oltre a “giocarmi” in questo modo le vacanze estive… Tutte domande che oggi, pur suonandomi legittime, mi paiono così superate e distanti rispetto a quanto ho vissuto!

L’appuntamento dato dalle organizzatrici locali (Lea e Mia, due ragazze croate eccezionali, oltre che dal nome molto corto) era per una domenica mattina alle 10 davanti alla stazione di Zagabria. Nei giorni prima, però, avevo già dovuto approfondire le ragioni della mia “candidatura”, presentando loro un progetto di attività da svolgere con le ragazze della struttura presso cui saremmo andati, indicando anche le tempistiche ed eventuali necessità logistiche e/o di materiali. Ammetto che questa è stata in assoluto la fase più difficile di tutto il campo! E dire che di progetti, per lavoro, ne scrivo parecchi ogni anno! Alle 10 della domenica, alla spicciolata, ecco che ci ritroviamo tutti dal vivo, per la prima volta dopo un po’ di formali presentazioni a distanza via chat. Oltre a Lea e Mia, ci sono anche le mie future compagne e i miei futuri compagni di avventura dei dieci giorni a venire: Recep (19 anni, studente turco) e David (poco più di venti, catalano e teacher-to- be) sono gli unici maschi, mentre le volontarie sono Ivana (serba, anche lei poco più che ventenne e futura insegnante, ma innanzitutto ragazza dalle mille risorse), Tereza e Katerina (19 e 20 anni, studentesse boeme, che hanno fatto forse l’errore, se così si può dire, di venire insieme, da amiche) e Christine (inglese, ex giornalista Bbc che, ormai superata la settantina, da diversi anni gira il mondo come volontaria).

“Che gruppo piccolo ed eterogeneo… e neanche sono il più vecchio”, penso. Io sono arrivato a Zagabria in macchina, e mi offro quindi di portare i bagagli di tutti, insieme a Lea e Recep che vengono con me, mentre gli altri ci raggiungeranno in treno. Arriviamo così per primi alla “juvenile correctional facility”, che sorge su una collina sovrastante il paese e ha gli uffici in un piccolo castello (!). Mentre Lea va a parlare con lo staff per sbrigare le ultime pratiche burocratiche -è una struttura statale- io e Recep iniziamo a girovagare nel parco circostante. Nel giro di un paio di minuti veniamo subito scorti e “intercettati” da tre delle ragazze che avrebbero fatto parte del nostro campo. “Come vi chiamate?”, “Da dove venite?”, “Quanti anni avete?” ci chiedono subito in inglese, per poi iniziare a ridere e parlottare in croato sia dell’Italia che della Turchia (Paese di cui hanno il mito, grazie soprattutto ad alcune telenovele popolarissime qui in Croazia). Nel giro di un’ora arriva anche il resto del gruppo. Veniamo accolti da una sorta di vice-direttore (la direttrice della struttura è una persona eccezionale ma, essendo estate, è in vacanza e la conosceremo solo a metà del campo): lui ci illustra alcuni aspetti del centro, di come funziona, di cosa aspettarci (o non aspettarci) dalle ragazze. A dire il vero ne fa un quadro abbastanza negativo, ma per fortuna non ci scoraggia assolutamente e, più che altro… si sbaglierà di grosso!

I primi momenti li passiamo a sistemarci nelle stanze che ci sono state riservate all’interno di un padiglione in disuso, spartano ma funzionale e pulito. Per dieci giorni quella sarà anche la nostra “casa”, condividendo gli spazi con le ragazze lì ospitate. Questo campo, infatti, prevede sia alloggio che vitto forniti all’interno struttura ospitante, cosa abbastanza rara: ammetto che aver scoperto nella descrizione che avrei avuto un letto (e non un sacco a pelo in una tenda da montare ogni giorno) e addirittura una mensa con cuochi che ci avrebbero preparato i pasti (!!!) ha contribuito a farmi privilegiare questa destinazione, in fase di scelta iniziale. Sono vecchio e pigro, io. Già dopo un paio d’ore dal nostro arrivo, comunque, Lea e Mia ci fanno incontrare le ragazze -che non vedevano l’ora di conoscere questi volontari!- e iniziamo con qualche simpatico gioco di ice-breaking. La sera siamo tutti intorno a un tavolo a cenare (alle 18… si mangia presto qui!) e poi si esce in paese, con le ragazze e due educatrici, per prendere un gelato. Inizialmente non è facile interagire tra di noi e con loro; la barriera della lingua non aiuta, e ancor meno quella dell’età. Eppure dieci giorni dopo saremo diventati amici con tutti, e addirittura “fratelli” con qualcuno/a! La prima sera vado a letto stanco, e anche un po’ confuso. Come andrà questa esperienza? Riuscirò/riusciremo a superare le barriere?

Il mattino dopo partiamo con un briefing organizzativo. Ok, detto così sembra un parolone: in verità ci mettiamo tutti noi volontari in un salone e iniziamo a presentare le attività che abbiamo pensato, discuterne e calendarizzarle nei giorni a venire. Alla fine viene fuori un programma dettagliato giorno per giorno, che ovviamente (e fortunatamente) sarà rispettato solo in minima parte! Il bello di questo campo, infatti, è che ben presto i rapporti interpersonali e la voglia di conoscersi e stare insieme, al di là di età/provenienza/esperienze/ecc, prenderanno di gran lunga il sopravvento sulle attività pianificate, per quanto belle e interessanti. In dieci giorni abbiamo fatto davvero tantissime delle cose che ciascuno di noi aveva preparato prima di venire qui -dallo yoga al face painting, dal basket al ballo, giusto per citarne qualcuna- e preso parte anche alle varie iniziative che le organizzatrici avevano pensato per noi, come le serate in cui ognuno doveva presentare la propria terra d’origine. Però i ricordi più belli, almeno per me, sono legati alle chiacchierate nel parco dopo pranzo; alle sere passate a raccontarci aneddoti con il sottofondo di una chitarra o a quelle in cui ascoltavamo il verso delle civette e dei gufi; ai giri in bici nella campagna circostante, senza una meta precisa; a quando abbiamo cucinato tutti insieme perché le cuoche erano di riposo o a quando siamo andati ai laghi a piedi per bere una bibita insieme. Addirittura alle puntate delle telenovele turche sottotitolate in croato …pur di non andare a dormire! Insomma, tutti momenti di socializzazione e amicizia puri, spontanei, non organizzati e non organizzabili. Veri.

Nel corso dei giorni abbiamo anche stretto i rapporti con gli educatori della struttura, persone spesso motivatissime e molto in gamba nonostante una situazione non facile anche solo per i mille aspetti burocratici. È grazie a loro, ad esempio, se le ragazze sono potute venire insieme a noi a Zagabria, in quella che avrebbe dovuto essere (da programma ufficiale iniziale) la gita della giornata “libera” per noi volontari, ma che nessuno di noi avrebbe voluto vivere da turista. Ormai eravamo diventati un tutt’uno con le ragazze: che senso avrebbe avuto “sprecare” un giorno per andare, solo noi “stranieri”, nella capitale? Andarci tutti insieme, invece, è stata un’altra esperienza indimenticabile, così come il pomeriggio e sera in cui gli educatori ci hanno portati -sia noi volontari che le ragazze, ovviamente- a un festival cultural-musicale nelle vicinanze.

I dieci giorni di campo sono passati velocissimi. Le paure pre-partenza si sono dissolte nel giro di 24 ore, anche meno. Avremmo dovuto passare sei ore al giorno a fare il nostro “lavoro” di volontari, mentre alla fine lo abbiamo fatto quasi h24, senza neanche accorgercene. Le barriere sono crollate tutte, anche quelle più personali e meno evidenti. Il giorno di fine campo eravamo tutti tristi perché ci dovevamo salutare, ma felicissimi per le amicizie strette, così autentiche e così profonde, almeno in molti casi. Per fortuna esistono i social, e una giornata di guida non mi spaventa. Riesco così ancora oggi a sentirmi periodicamente con tanti miei compagni di quest’avventura, nonostante le distanze. E nei mesi scorsi, approfittando di un “ponte”, sono riuscito anche a tornare a salutare “dal vivo” alcune ragazze. In attesa che arrivi un’altra estate…

Apericena e racconti dai cinque continenti! [28/03, La Città dell’Utopia]

Apericena e racconti dai cinque continenti! [28/03, La Città dell’Utopia]

SCI Italia organizza a Roma, martedì 28 marzo alle 19, presso La Città dell’Utopia, un evento di presentazione dei campi di volontariato internazionale di quest’anno.

Un’introduzione racconterà che cos’è lo SCI e qual’è la sua storia, mentre in seguito attivisti e volontari saranno a disposizione come Human Library a cui rivolgere domande e curiosità sui campi, per raccogliere informazioni sui paesi e le organizzazioni partner, o per ascoltare racconti e testimonianze di chi è già partito.

L’incontro è rivolto a tutte le persone interessate a fare un campo di volontariato internazionale SCI, che sia la prima volta o meno; inoltre sarà attivo un punto informativo anche per chi fosse interessato a coordinare un campo.
Qui trovate l’evento con tutte le informazioni necessarie, vi aspettiamo!

CAMPI NEL NORD DEL MONDO
Esperienza di volontariato internazionale dai 10 giorni alle 3 settimane in Italia, Europa, America del Nord.
Si supportano diverse attività dalla tutela ambientale all’animazione con i bambini, dall’organizzazione di festival culturali alle attività con i rifugiati e richiedenti asilo.
Info su www.sci-italia.it o scrivi a workcamps@sci-italia.it

CAMPI NEL SUD DEL MONDO
Offrono l’opportunità di vivere per 2/4 settimane in una comunità completamente diversa dalla tua in Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente.
Sono un occasione di scambio e conoscenza, un modo per essere attivi nella società, di prendere parola in merito agli squilibri tra Nord e Sud del mondo diversamente da come proposto dalla cooperazione classica e dal turismo.
Incontri obbligatori di formazione pre-partenza:
campisud@sci-italia.it

Partecipa agli incontri di formazione di SCI-Italia e parti subito! [Primavera 2017]

Partecipa agli incontri di formazione di SCI-Italia e parti subito! [Primavera 2017]

Per alcun@ è stata una scuola di vita, per altr@ un modo per conoscere meglio se stessi e gli altri, per altr@ ancora semplicemente la via per fare chiarezza sull’esperienza del volontariato internazionale. Per noi, gli incontri di formazione restano una grande occasione di crescita, un modo per percorrere insieme un piccolo tratto di strada.

Ti aspettiamo agli incontri di formazione se:

Con gli incontri di formazione potrai avere tutte le risposte che cerchi: scegli il luogo più vicino a te e la data che preferisci e preparati a partire!

Incontri di I e II livello

Gli incontri di formazione si dividono in I livello e II livello e permettono di prendere coscienza dell’esperienza che stai pianificando di fare: dalla conoscenza dello SCI ai partner locali e internazionali, dalla motivazione che ci muove a partire al contesto con cui ti confronterai.

Inoltre, gli incontri permetteranno di inserire nel tuo bagaglio formativo strumenti utili per il tuo futuro lavorativo e non: comunicazione nonviolenta, risoluzione dei conflitti interpersonali, momenti di approfondimento su temi quali conflitti armati, migrazioni, tutela dell’ambiente.

Gli incontri di I livello durano una giornata, mentre gli incontri di II livello iniziano il venerdì sera e terminano la domenica pomeriggio.

Entrambi hanno carattere residenziale: è obbligatoria la permanenza durante tutto il tempo (anche il pernottamento nel caso degli incontri di II livello), perché sono anche momenti per condividere vita comunitaria e mettersi alla prova rispetto alla dinamica del campo di volontariato.

Gli incontri, salvo casi eccezionali, non sono selettivi, ma ovviamente avranno la funzione di portarti a capire se l’esperienza proposta è quella adatta.

Se vuoi partire per un progetto di volontariato internazionale in Asia, Africa, Mediterraneo e America Latina, è obbligatorio partecipare a entrambi i livelli di formazione.

Se lo spirito di un campo internazionale di lavoro è lo stesso in Scozia come in Ghana, o in India o in Nicaragua, ben diversa è la situazione che lo ospita, i messaggi e gli stimoli da mandare e da ricevere: la solidarietà corre sul filo del rispetto verso culture altre rispetto alla nostra. Condizioni logistiche ed ambientali particolari richiedono ovviamente uno spiccato senso di adattamento e grande sensibilità.

Ti invitiamo a scegliere la formazione più vicina a casa tua: cerchiamo di promuovere una formazione a km zero rispettosa dell’ambiente. Questo ci permetterà oltretutto di gestire la logistica nel migliore dei modi per offrirvi una formazione di massima qualità.

Date, luoghi e modalità d’iscrizione.

I livello

Per il I livello di formazione si richiede il tesseramento (20 euro) e un contributo di 10 euro per le spese di vitto ed eventuale alloggio. Per conoscere le modalità d’iscrizione o richiedere ulteriori informazioni sarà sufficiente inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica associato al luogo e alla data scelti. In seguito, si dovrà allegare la prova del pagamento della tessera e del contributo.

Piemonte

01/04/2017 (Polo 365 – Corso Ferrucci 65/A, Torino)
oppure
22/04/2017 (Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino)
Indirizzo e-mail: formazione@sci-piemonte.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale
IBAN: IT84U0359901899050188523414
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Lazio (La Città dell’Utopia, via Valeriano 3F, Roma)

01/04/2017
oppure
13/05/2017
Indirizzo e-mail: campisud@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus
IBAN: IT69C0501803200000000101441
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Lombardia

09/04/2017 (Casa delle Associazioni, via Marsala, 8, Milano)
oppure
06/05/2017 (Villa Tittoni, Desio, Monza)
Indirizzo e-mail: lombardia@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale
IBAN: IT56B0501801600000000123597
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Emilia-Romagna (Làbas, via Orfeo, 46, Bologna)

29/04/2017
Indirizzo e-mail: bologna@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus
IBAN: IT69C0501803200000000101441
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Liguria

13/05/2017
Indirizzo e-mail: genova@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus
IBAN: IT69C0501803200000000101441
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Veneto (Ca Hurria, via Frassinelli, 155, Olmo di Martellago, Venezia)

14/05/2017
Indirizzo e-mail: padova@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus
IBAN: IT69C0501803200000000101441
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

Campania (Ex OPG Je Sò pazzo, via Matteo Renato Imbriani, 218, Napoli)

27/05/2017
Indirizzo e-mail: campisud@sci-italia.it
Contestuale versamento della tessera e del contributo: euro 20 + euro 10

Modalità di pagamento: bonifico bancario a Servizio Civile Internazionale Onlus
IBAN: IT69C0501803200000000101441
Causale: contributo + tessera “nome e cognome”

II livello

Per il II livello di formazione è previsto contributo di 30 euro per le spese della struttura ospitante. Per iscriversi, sarà sufficiente inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica associato al luogo scelto. Il contributo potrà essere versato sul posto.

Piemonte (Berzano di Tortona)

26-28/05/2017
Indirizzo e-mail: formazione@sci-piemonte.it

Lazio (La Città dell’Utopia, via Valeriano 3F, Roma)

9-11/06/2017
Indirizzo e-mail: campisud@sci-italia.it

I + II livello

Sardegna (Castiadas, Cagliari)

3-4/06/2017
Indirizzo e-mail: sardegna@sci-italia.it

Per l’incontro in Sardegna, oltre al contributo di 30 euro, sarà necessario effettuare il tesseramento allo SCI (20 euro).

 

Conto alla rovescia: incontri di formazione e campi di volontariato in arrivo!

Conto alla rovescia: incontri di formazione e campi di volontariato in arrivo!

Manca solo qualche settimana e il mondo SCI inizierà a ribollire. Dal calderone usciranno le date dei prossimi incontri di formazione e tutte le destinazioni dei campi di volontariato 2017. Tenetevi pronti ad afferrarle, dunque, ma attenzione, si tratta di contenuti ad alto rischio di assuefazione. Perciò sia chiaro dall’inizio: se non riuscirete più a farne a meno, SCI-Italia declina ogni responsabilità.

Di cosa si tratta

Ogni anno, i partner di SCI-Italia organizzano centinaia di campi di volontariato in Italia e nel mondo, occasioni per vivere esperienze uniche a stretto contatto con comunità locali che portano avanti progetti di utilità sociale. I volontari e le volontarie saranno parte di un gruppo internazionale, con il quale svolgeranno attività che, a seconda del campo scelto, vanno dalla protezione ambientale all’animazione con i bambini, dall’organizzazione di festival culturali ai lavori manuali e non solo.

Molti dei campi dell’estate 2017 sono già consultabili sul database www.workcamps.info, ma la maggior parte sarà caricata nel mese di marzo: è quello il momento migliore per accedervi e farsi stuzzicare dai progetti di quest’anno.

Se poi la tua scelta ricadesse su un paese che si trova in Africa, Asia, America Latina o Medio Oriente, prima di partire sarà necessario partecipare agli incontri di formazione che SCI-Italia organizza in diverse città d’Italia. Lo scopo degli incontri è quello di permettere a chi desidera partire di prendere coscienza dell’esperienza che andrà a fare: dalla conoscenza dello SCI ai partner locali e internazionali, dalla motivazione che muove a partire al contesto con cui ci si confronterà.

Ma se non vuoi solamente partecipare a un campo di volontariato, bensì esserne tu stesso il coordinatore, accettiamo la sfida e ti proponiamo una formazione ad hoc per coordinatori.

Curios@ di conoscere le date e le città più adatte a te? Lunedì 20 febbraio saprai tutto!

Basterà controllare questo sito o la nostra pagina facebook, fare un bel respiro e lanciarsi nell’avventura del volontariato internazionale.

Per portarsi avanti:

Per qualsiasi dubbio o perplessità, non esitare a contattarci all’indirizzo info@sci-italia.it.

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