Ti piacerebbe coordinare un campo a Sant’Ambrogio, in Piemonte?

Ti piacerebbe coordinare un campo a Sant’Ambrogio, in Piemonte?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato che si svolgerà dal 25 agosto al 4 settembre 2017 presso la Cascina Pogolotti, a Sant’Ambrogio di Torino, in collaborazione con l’associazione Principi Pellegrini – diVangAzioni.

Il campo è a tematica ambientale e si occuperà del restauro della Strada dei Principi, che conduce fino alla Sacra di San Michele (abbazia candidata come bene dell’UNESCO), per effettuare interventi di manutenzione e prevenzione dagli incendi.

L’obiettivo dell’associazione e del campo è di stimolare la società civile a riconsiderare il proprio rapporto con l’ambiente naturale. Per questo si svolgeranno anche incontri sull’interazione sostenibile tra essere umano e ambiente, coinvolgendo gli agricoltori locali che già utilizzano tecniche di coltivazione a basso impatto.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti!

Costruire un sentiero per quattro stagioni attraverso una foresta negli USA

Costruire un sentiero per quattro stagioni attraverso una foresta negli USA

Dal 7 al 22 agosto 2017 un campo negli Stati Uniti, in collaborazione con la Cross Vermont Trail Association, presso la foresta pubblica situata nel nordest del Vermont (Montpelier).

L’obiettivo del campo è di assistere e coinvolgere diverse municipalità, gruppi ricreativi e proprietari terrieri nella creazione e mantenimento di un sentiero fruibile per quattro stagioni e con diversi usi che attraversi lo stato del Vermont favorendo l’uso di mezzi di trasporto alternativi, in modo da sensibilizzare la popolazione locale sulla ricchezza naturale del territorio e sull’importanza della sua conservazione.

I/le volontari/e saranno coinvolti/e in sessioni di lavoro fisico impegnative, come costruire ponti di legno, spostare grossi massi con l’uso di soli attrezzi, scavare canali e via dicendo. Le sessioni di lavoro saranno equilibrate con giorni di pausa e svago. L’obiettivo dell’associazione e del campo è di costruire una rete di sentieri per pedoni e ciclisti che possano percorrere più di 90 miglia attraverso l’intero stato del Vermont. Il sentiero connetterà piccole cittadine, le loro scuole e zone naturali selvagge creando un’alternativa sicura alle strade trafficate.

Come parte studio, verranno coinvolte persone locali che spiegheranno ai/alle volontari/e la flora e la fauna presenti sul territorio.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vorresti coordinare un campo nel Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour?

Vorresti coordinare un campo nel Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato che si svolgerà dal 23 al 30 agosto 2017 presso il Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour (Cumiana, TO) in collaborazione con l’Associazione Vivere la Montagna.

L’Associazione si è costituita nel 2012 per la promozione, lo sviluppo e la valorizzazione culturale, turistica, economica, ambientale e sociale del territorio montano, compreso il Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour. In questo territorio ci sono decine di piccole sorgenti naturali che emettono acqua di qualità altamente pura; per essere apprezzate al meglio, queste sorgenti necessitano manutenzione e cura, sia ordinaria che straordinaria.

Il campo ha come obiettivo riportare alla giusta fruibilità le sorgenti, impiegando anche ore di lavoro nella manutenzione e nella realizzazione di percorsi di passeggiata e didattici, atti a valorizzare le fonti naturali e a fornire nuovi spunti turistici.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

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Difesa ambientale e coscienza individuale: racconto di un campo in Islanda

Difesa ambientale e coscienza individuale: racconto di un campo in Islanda

L’articolo è stato scritto da Giancarlo La Rocca, che nel febbraio 2017 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Islanda, a Reykiavìk.

In un’aula di Scienze Politiche, prima di una lezione di Diritto Internazionale allo Sviluppo, parlando con una collega di ambizioni ed esperienze, nacque l’idea di andare sul sito del Servizio Civile Internazionale e dare un’occhiata alla lista dei campi disponibili. Confesso, se ce ne fosse bisogno, che la presenza in quella lista dell’Islanda ha tolto di mezzo ogni dubbio sull’opportunità stessa di fare un’esperienza del genere.

Da novembre, l’Islanda è rimasta chiodo fisso dei miei progetti, rafforzata, anche qui, se ce ne fosse stato ancora bisogno, dalla tematica del campo: l’ambiente e la coscienza individuale di ciò che è in nostro potere, dalla conoscenza all’atto pratico. Studiando il diritto allo sviluppo e, tra le altre, la tematica ambientale dalla sua origine sino all’Accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015, è stato facile appassionarsi a tutto ciò che gravita intorno alla gestione energetica e all’attitudine dell’uomo verso l’ambiente circostante, dal punto di vista sociologico ma soprattutto politico ed economico.

Può sembrare uno stereotipo, ma ad un certo punto ci si confronta necessariamente con quanto si è fatto in prima persona in merito a ciò che ci appassiona, e decidere di partire per il campo “Environmentally Aware” in Islanda è stato un piccolissimo passo per avere più consapevolezza, appunto, del nostro operato. Ne ero convinto prima di partire, e ne potevo uscire solo rafforzato, viaggiare è senza dubbio il modo migliore per confrontarsi con il proprio orizzonte, per via dell’apporto diretto o indiretto degli altri su di noi.

Condividere quei giorni di febbraio, tra neve, vento e “toglietevi le scarpe appena entrate a casa”, con altri nove ragazzi e ragazze dal mondo, è stata la parte più emozionante e soddisfacente dell’intero campo. E abbiamo anche avuto la fortuna di assistere all’aurora boreale, giusto per dare un metro di paragone. Stabilire un dialogo con indiani, americani, tedeschi, coreani, cinesi, giapponesi, romeni, polacchi e ovviamente islandesi; fare battute in una lingua non tua e mangiare cibi da parti del mondo dove forse non andrai mai; condividere punti di vista politici e personali su tutto: aiutarsi a capire il mondo che si abita. Non è una cosa che capita tutti i giorni. È una cosa che vorresti potesse accadere sempre.

Spostandoci più sul piano pratico, dal punto di vista organizzativo il campo è stato messo in crisi dalle condizioni climatiche, manco a farlo apposta. Nel senso che la neve, gli ultimi tre o quattro giorni, ha davvero complicato le nostre possibilità di rispettare la tabella di marcia e apprezzare a pieno le attività programmate. Ci siamo rifatti stando a casa, affrontando un quiz sul cambiamento climatico del National Geographic, cucinando il cibo stipato in valigia dai diversi punti del globo da dove era partito e discutendo di ciò che avevamo imparato. Prima della fatidica nevicata che in mezza nottata ha coperto con almeno mezzo metro di neve tutte le strade dell’Islanda del sud, le attività previste dal campo ci hanno portato per più volte in mezzo alla strada, in mezzo a Reykjavik, con le mani impegnate a raccogliere spazzatura dalla costa, a distribuire volantini e adesivi informativi, con le orecchie aperte a cercare di capire una cultura particolare e notevolmente capace di insegnare, con gli occhi spalancati per non perdersi le montagne innevate, l’orizzonte della città vista dalla cima della chiesa, le balene in mezzo all’Oceano, l’aurora in mezzo al nulla alle due di notte, chiusi solo quando bisognava giocare al gioco di carte Lupus, o Mafia, o Werewolf, o in qualunque modo vogliate chiamarlo.

Il giorno successivo all’arrivo, infatti, siamo andati tutti sulla costa: una cittadina, spontaneamente e senza grosse ambizioni, aveva deciso che quella domenica doveva pulire la costa di Reykjavik dalla spazzatura; e così con guanti e sacchetti, abbiamo fatto compagnia alle decine di famigliole e coppie di amici che si erano recati anche loro per ripulire un lunghissimo tratto di costa. La partecipazione per nulla programmata della città, arrivata ai presenti grazie al passaparola e a qualche messaggio su Facebook, è stata incredibile, a sentire l’emozionata organizzatrice, una donna di un metro e ottanta in tuta sintetica a difendersi dal freddo sulla sula bici elettrica, fornita di portapacchi, ovvero di porta buste della spazzatura di fortuna. La quantità di cose che abbiamo trovato su circa quattro chilometri di strada che costeggia la riva è, credo, paragonabile a quella che si troverebbe in uno dei parchi più puliti di Roma. Eppure la partecipazione non è affatto mancata.

Per i giorni successivi, il programma passava da un piccolo cottage situato nel porto, padrone di casa un certo ex giornalista di un buon metro e novanta. Quel cottage di legno, per piccolo che fosse, oltre a ripararci dal vento tagliente che viene dal mare, è il centro della lotta contro la caccia alle balene. Lì, abbiamo imparato quanto questa attività sia diffusa nel Nord Europa, tra Islanda e Norvegia, chi ne beneficia, quanto sia economicamente folle da intraprendere e portare avanti, quanti fallimenti siano avvenuti alle imprese che ci hanno provato, ma anche quanti ancora ne fanno un business, in particolare per cibare i turisti che a centinaia di migliaia si riversano in Islanda durante l’anno. È stata una lezione di politica, di lobbying, di economia e di umanità non da poco, a torto o a ragione ovviamente, a sentire i diversi punti di vista delle persone del luogo. Dopodiché, siamo tornati al freddo, con in mano una quantità di adesivi “Meet us, don’t eat us” o “Are you whale-friendly?” da distribuire a turisti e abitanti, in modo da parlare con loro e spiegare quanto la caccia alle balene sia insensata anche per il cambiamento climatico e consigliando di non andare in quei ristoranti che servono carne di balena, “Moby Dick on a Steak!” come dice uno slogan di un certo locale del porto. Stare dall’altro lato dell’incontro sul marciapiede, dalla parte di chi cerca di fermare il passante e discutere con lui di una certa tematica, è stato davvero interessante, una posizione che pensavo non avrei mai tenuto in vita mia. Fare quell’esperienza, però, ci avrebbe fatto anche guadagnare un viaggio gratis per andare in barca a vedere le balene, in un freddo mai visto e malgrado la sfortuna di vedere niente nel giro di tre ore al largo, con la vista irripetibile però delle montagne e della città vista dal mare. Su quella stessa barca siamo poi tornati per una conferenza sulla caccia alle balene e sulla legislazione, comparate al caso della caccia ai lupi in Polonia.

Il giorno stesso che le condizioni meteo iniziassero a precipitare, eravamo nel giardino botanico della città, un grande giardino all’aperto che conserva specie botaniche proveniente da tutto il mondo, quasi un custode della diversità i cui addetti devono lavorare come matti per mantenere specie diverse in un clima a volte così proibitivo. Il programma poi passava dal celebre Golden Circle, il giro turistico che va per la maggiore perché passa da tutte le attrattive naturalistiche della regione intorno alla Capitale. Prima tappa, la centrale idroelettrica. Ci si aspetta, da una centrale che provvede all’elettricità di tutta Reykjavik, comprese zone limitrofe, un grande impianto industriale con centinaia di lavoratori. Ad accogliere, invece, è una sorta di museo sull’energia, quasi completamente automatizzato, di piccole dimensioni. È di per certo una delle grandi rivoluzioni islandesi, un Paese che dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta, ha semplicemente deciso di tagliare le importazioni di petrolio e riscoprire ciò di cui abbondavano: sorgenti geotermiche. Grazie a queste, l’anidride carbonica presente nell’aria è scesa a dirotto e, tra l’altro, il prezzo dell’energia è irrisorio. Talmente irrisorio da creare la situazione opposta di spreco, più che di consumo ridotto.

L’Islanda, era chiaro a quel punto, aveva da insegnare molto. Un esempio, seppure sui generis, di un certo modo di cambiare le politiche e gestire energia e ambiente. Un popolo così aperto al turismo e così pronto a darti una mano. C’è consapevolezza da scoprire in un campo del genere; e tra lo scoprire una nuova cultura, confrontarsi con tutte le altre che ti parlano una volta tornati in quella che diventa la tua casa per dieci giorni, e il fatto stesso di viaggiare e ritrovarsi da solo con i propri dubbi e quelle poche certezze che ti accompagnano, non c’è alcun motivo per non farsi coraggio e andare a visitare un luogo così remoto e moderno insieme, tra nuove persone da conoscere e sperare di incontrare di nuovo presto. È viaggiare, è una delle cose più belle che possiamo avere in un mondo che ha così tante contraddizioni. Andate in Islanda, partite per un campo del genere, ma fatelo d’inverno se potete, con un buon paio di pantaloni impermeabili, una buona quantità di maglioni, cibo che sapete cucinare dal punto da cui provenite, e con le vostre paure. È inutile lasciarle a casa, è necessario portarsele dietro per capirle meglio e capire almeno un po’ di più chi siete voi.

Resistenze ambientali: difesa della cultura e delle tradizioni in Val Codera

Resistenze ambientali: difesa della cultura e delle tradizioni in Val Codera

Dal 28 luglio al 6 agosto 2017 un campo nella Val Codera, immersa tra le Alpi Retiche e scolpita nel granito: un presidio naturale, selvaggio e incontaminato nonostante i danni dovuti al cambiamento climatico e allo sviluppo industriale della città di Novate Mezzola, che ha causato l’erosione del suolo e delle rocce ai piedi della vallata.

L’associazione “Amici della Val Codera”, la cui sede è raggiungibile solo a piedi in due ore da Novate Mezzola, è impegnata da 35 anni a promuovere un approccio alla valle ecologista e sostenibile: attraverso il recupero e la pratica di antichi metodi agricoli, essa protegge e migliora l’ambiente e il patrimonio culturale della valle, rispettando gli abitanti e promuovendo un turismo eco-sostenibile rispettoso della montagna e delle sue bellezze.

I/le volontari/e del campo si impegneranno a ripulire e sistemare i campi abbandonati, incrementando la coltura di patate, fagioli e cavoli, costruendo sistemi di irrigazione, eliminando le piante infestanti, raccogliendo la legna e molto altro, sotto la guida dell’associazione.

La parte studio sarà centrata sulla storia delle popolazioni che abitavano la catena alpina e sulle ragioni che hanno portato allo spopolamento, causando la perdita dell’identità culturale, tradizionale e storica della vallata. Ai/alle volontari/e è richiesto di portare degli esempi di sviluppo sostenibile dei loro paesi, sia in contesto urbano che naturale, per scambiarsi esperienze e soluzioni legate al cambiamento climatico e alle “resistenze ambientali” che mirano a far accrescere la consapevolezza tra le persone.

 

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Tour of Freedom: dal nord al sud del Kosovo, un campo di volontariato

Tour of Freedom: dal nord al sud del Kosovo, un campo di volontariato

Dal 20 luglio al 13 agosto 2017 un campo itinerante in Kosovo. In sella ad una bicicletta, l’obiettivo del campo è di connettere comunità diverse, da Nord a Sud: partendo da Mitrovica, il tour attraverserà l’intero paese fino a giungere a Brezovica.

I/le partecipanti soggiorneranno in ogni località per 3 o 4 giorni, di volta in volta promuovendo attività volte a riunire persone di provenienza e contesti diversi per condividere e discutere insieme di questioni riguardanti i diritti umani e ambientali, raccogliendo le storie locali. L’idea del viaggio in bici vuole essere messaggio di un modo alternativo e rispettoso dell’ambiente di muoversi e connettere le persone, in pace, creando spazi di dialogo e confronto.

Durante i primi 5 giorni a Mitrovica i/le volontari/e saranno impegnati/e in attività di ciclofficina, riciclo e riuso materiali. Attività educative, workshop su questioni ambientali, performance di strada, pitture murali, proiezioni e discussioni animeranno il viaggio fino a Brezovica, dove si prenderà parte all’Eco-Festival BREfest.

La lingua ufficiale del campo è l’inglese, oltre a l’albanese, il serbo e il romanì.

Leggi qui la scheda completa del campo.

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Minicampo per la tutela dell’ambiente e la promozione ecocompatibile della Val Codera

Minicampo per la tutela dell’ambiente e la promozione ecocompatibile della Val Codera

Sabato 13 e domenica 14 maggio un minicampo di lavoro in Val Codera (SO).

Il progetto è portato avanti dall’Associazione Amici della Val Codera ONLUS, con sede a Codera, impegnata da 35 anni nella tutela e nella promozione ecocompatibile della val Codera. La valle si trova nelle Alpi Retiche (provincia di Sondrio), è scavata nel granito ed è ancora selvaggia ed intatta.

L’obiettivo principale delle attività dell’associazione è la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale della valle (tipico esempio di civiltà alpina) a beneficio dei residenti e di un turismo di tipo culturale ed ambientale che sappia apprezzare le peculiari attrattive del luogo. Le attività si svolgono soprattutto nei dintorni del borgo di Codera, situato a 800 metri e raggiungibile solo a piedi con 2 ore di cammino dal fondovalle.

Attività previste:  

Le attività previste nel minicampo riguarderanno soprattutto il recupero e la pulizia di prati da sfalcio abbandonati, la cura di terreni coltivati a patate, fagioli e granoturco, la pulizia e il recupero della viabilità pedonale antica.

Parte studio: 

A Codera è presente un piccolo Ecomuseo della Valle in cui sono ricostruiti ambienti interni tipici delle case di montagna alpine e sono presenti inoltre reperti etnologici, geologici e storici che ricostruiscono la storia della valle e dei suoi abitanti. I volontari SCI, accompagnati da volontari dell’Associazione Locale, potranno così prendere consapevolezza della storia e dell’ecosistema di questa valle, rimasta ancora totalmente intatta e lontana dal turismo di massa.

Vitto e alloggio: 

I volontari saranno ospitati presso il Rifugio Osteria Alpina, situato a Codera. Sarà necessario portare un sacco a pelo. I pasti saranno consumati presso il Rifugio e i volontari daranno una mano nella preparazione degli stessi.

Requisiti di partecipazione: 

Il minicampo è aperto a 10 volontari. Per partecipare al minicampo è richiesta la tessera di iscrizione allo SCI (20 euro) che consente di partecipare alle attività dell’associazione per tutto il 2017 e fornisce inoltre un’assicurazione di base durante il minicampo (sarà possibile fare la tessera direttamentre sabato mattina per chi ne è sprovvisto).

E’ richiesto inoltre un contributo di 15 euro per supportare le attività dell’associazione Amici della Val Codera e la gestione del minicampo.

Le iscrizioni dovranno essere fatte scrivendo a: lombardia@sci-italia.it entro il 10 Maggio.

 

Informazioni pratiche: 

Il ritrovo è previsto a fondo valle, a Novate Mezzola (SO) alle ore 8:20, all’inizio del sentiero per Codera. Saliremo insieme al borgo di Codera camminando per circa 2 ore nei boschi. Il dislivello è dl circa 600 metri; il sentiero è facile, ma occorre comunque avere scarponi (o scarpe comode da montagna), acqua e una giacca impermeabile con sé in caso di pioggia. L’arrivo al villaggio è previsto per le  ore 10:15 circa; dopo le presentazioni inizieremo la giornata di lavoro. Se qualcuno lo desiderasse è possibile arrivare a Codera già dal venerdì sera: in questo caso vi chiediamo di avvisarci, in modo da contattare i volontari locali dell’associazione. Le attività finiranno domenica verso le 16.00

Come arrivare al sentiero (punto di ritrovo):

Novate Mezzola si trova sulla SS36 che da Milano arriva al Passo dello Spluga; il viaggio in macchina da Milano dura circa 1 ora e 30. Si può arrivare anche in treno con la linea Milano-Lecco-Chiavenna. Una volta arrivati in paese si seguono le indicazioni Val Codera: una strada asfaltata in salita porta in circa 15 minuti al parcheggio da cui parte il sentiero vero e proprio per Codera.

 

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Zanzibar: volontariato nelle foreste di mangrovie dell’isola

Dal 26 giugno al 14 luglio 2017, un campo di volontariato in Tanzania, nell’Isola di Zanzibar.

Il progetto è stato pensato come supporto ai comitati locali di gestione dell’ambiente. Le foreste di mangrovie sulla costa sud ovest dell’Isola di Zanzibar sono state duramente danneggiate dalle attività umane, come discariche di rifiuti, cattive pratiche di pesca, incendi, tagli significativi nei boschi per usi commerciali e attività di costruzione. Ne risultano un aumento del livello dell’acqua, l’estinzione di più specie di alberi, siccità, mutazione dell’acqua dolce in acqua salata, etc.

Tra le varie attività, i volontari e le volontarie saranno coinvolti nella sensibilizzazione sui temi ambientali, nella raccolta dei semi di mangrovia, e nella piantagione di alberi (a seconda del tempo).

In più, avranno l’opportunità di familiarizzare con la cultura e la lingua locali. I volontari proporranno anche loro corsi di lingua, volti all’empowerment delle donne e dei giovani del posto, la cui conoscenza di lingue straniere contribuisce allo sviluppo delle attività economiche locali.

Durante il loro tempo libero, i volontari avranno l’opportunità di visitare le varie attrazioni di Zanzibar. Possono essere organizzate visite di gruppo. Possibili attività sono: Safari blue (nuotare, snorkeling, pranzo pesce e frutti di mare, sports sui banchi di sabbia), Beach & Nature trip (visita della foresta Jozani, spezie tour, nuoto coi delfini) e il tour di Stone town.

La lingua del campo è l’inglese, ma i volontari avranno l’opportunità di imparare il Kiswahili, la lingua nazionale a Zanzibar – Tanzania – e in alcuni altri paesi dell’Africa.

Se hai l’anima di un ecologo, foreste e banchi di sabbia ti fanno impazzire, e vorresti avvicinarti all’Africa, questo è il campo che fa per te!

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Il 17 aprile 2016 si svolgerà il referendum popolare contro le trivellazioni. L’impegno civile dello SCI

Referendum_17_aprileL’impegno civile dello SCI in difesa delle risorse naturali in quanto beni comuni costituisce per noi una scelta prioritaria che si è tradotta in questi anni nell’adesione alla campagna referendaria sull’acqua pubblica, nel sostegno alle principali lotte portate avanti a livello territoriale in Italia e all’estero: dal movimento No TAV alla campagna Patagonia sin represas (Patagonia senza dighe).

Siamo solidali con tutte le esperienze di gestione delle risorse naturali che, sfidando i modelli imposti dall’alto, prevedono un ruolo centrale delle comunità locali, una minore impronta ecologica ed un’economia che offra risposte adeguate ai bisogni reali della popolazione. Per questa ragione abbiamo organizzato campi di volontariato con i movimenti No TAV e No MUOS in Italia, così come in Cile presso una comunità mapuche il cui territorio è messo in pericolo dalla costruzione di varie dighe, esponendo al rischio di espulsione le comunità locali.

Il referendum del 17 aprile tocca tutti questi aspetti, per noi fondamentali.

“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Questo è il testo del quesito referendario. Una domanda secca e semplice, con un contenuto strettamente politico che ci interroga e ci mette dinanzi al giudizio delle generazioni che verranno. Quale futuro vogliamo scegliere?

Il passato e il presente sono già stati scelti per noi, con politiche volte allo sfruttamento delle risorse naturali fino a farle scomparire, a favore di una crescita consumista volta all’imposizione di un unico modello di vita mirato all’ottenimento di benefici economici per le elites minoritarie. Il referendum del 17 aprile, come quello del 2011, ci chiede se vogliamo andare in un’altra direzione.

Quale direzione? Una direzione che porti all’abbandono di scelte economiche legate allo sfruttamento di combustibili fossili, a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili che sia in armonia con l’ambiente circostante e le comunità locali. È di questi giorni la notizia (1) che lo scorso mese di febbraio è stato il più caldo di sempre rispetto alla media registrata nel periodo 1951-1980 per lo stesso mese. Un aumento di temperatura che deriva dall’amplificarsi dell’effetto serra, causato da gas quali l’anidride carbonica e altri che provengono da massicci processi di estrazione e produzione industriale.

Nel prossimo mese si sentiranno spesso le parole “naif” e “buonisti”, ma è davvero naif e buonista voler provare ad agire sulle cause che hanno portato  alla distruzione dei territori in cui viviamo? A noi sembra solamente la cosa più pratica e realista da fare, consapevoli che immaginare altri mondi possibili presenta un percorso lungo, tortuoso e incoerenze residuali. Vogliamo tirarci davvero indietro di fronte ad una sfida così importante? Il peggio è stato fatto, la devastazione dell’ambiente e, di conseguenza, delle persone è dinanzi agli occhi di tutte/i.

Una sfida così difficile non può essere affrontata da soli, soprattutto se il governo ha scelto la prima domenica utile per legge per indire il referendum, nel tentativo di non far decollare una campagna referendaria di massa. Un governo le cui politiche economiche puntano nettamente ai combustibili fossili, una direzione che lega le trivellazioni a largo delle coste italiane ai mai celati intenti bellici per tutelare i giacimenti sulla sponda meridionale del Mediterraneo: questo referendum e il futuro intervento in Libia sono legati dal medesimo tema. Sostenendo il primo potremo esprimere il nostro rifiuto per il secondo. Lo si può fare solamente creando una rete di solidarietà attiva in tutta Italia e che agisca sui territori.

La nostra posizione è dunque chiara. La risposta al quesito referendario non può essere che una: sì!

(1) The Guardian – February breaks global temperature records by ‘shocking’ amount

Poveglia per tutti. Storia di un’isola autogestita.

Poveglia per tutti. Storia di un’isola autogestita.

poveglia

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L’isola di Poveglia, una delle tante isole che si possono trovare nella laguna di Venezia, appartiene al patrimonio demaniale dello Stato Italiano, ma è stata abbandonata da quasi 50 anni.

Poveglia x tutti nasce dall’indignazione di un gruppo di cittadine e cittadini che un giorno, leggendo un giornale al bar, scoprono che questo “polmone verde” sta per essere venduto dal demanio senza riserva d’asta e senza chiedere nessun tipo di progetto a chi l’acquista, con il rischio di diventare l’ennesima isola albergo!

L’isola negli anni è comunque stata frequentata nel tempo dai veneziani, per gite e picnic “fuori porta”, è quindi chiaro e forte il sentimento di appartenenza da parte della cittadinanza e la voglia di difendere un Bene Comune, proprietà di tutti coloro che lo vivono, lo rispettano e lo condividono senza scopi lucrativi.

L’associazione “Poveglia per tutti”, ormai arrivata a quota 4500 membri decide di partecipare all’asta, dopo aver lanciato una campagna a sostegno dell’acquisizione da parte dei cittadini dell’isola. Sono riusciti a raccogliere in un solo mese 478 mila euro, che però non sono risultati essere abbastanza, così come l’altra offerta, fatta da un imprenditore locale.

A quel punto “Poveglia x tutti” decide di passare all’azione e di iniziare a pensare ad una serie di proposte e progettualità, producendo documenti, organizzando attività sull’isola e per l’isola e prendendo la decisione di fare richiesta di una concessione demaniale dell’isola per offrire un’alternativa all’attuale stato di abbandono in cui versa e renderla un bene comune fruibile da tutte e tutti.

Ed è sulla scia di questo pensiero che domenica 27 Settembre l’associazione ha deciso di organizzare un’intera giornata a Poveglia, come era già successo un anno fa, coinvolgendo in una “tavola rotonda” alcune realtà provenienti da tutta Italia associazioni e comunità che si occupano di recupero di terre abbandonate o che si prendono cura di beni comuni, per far conoscere la realtà dell’isola di Poveglia e per rendere possibile lo scambio di esperienze per poter creare rete e provare a imparare dai successi e dagli errori di ciascuna delle realtà presenti.

La giornata è stata all’insegna dello scambio reciproco, della voglia di crescere, conoscere nuove realtà che prima non si conoscevano o avere la possibilità di approfondire alcune relazioni già esistenti; ma è stata anche un pretesto per stare insieme e godersi la bellissima isola di Poveglia, con famiglia e amici, ascoltando buona musica e mangiando del buon cibo!

Nel frattempo il tempo passa e l’offerta di gestire l’isola abbandonata di Poveglia da parte dell’associazione “Poveglia x tutti” e popolarla di attività eco-compatibili in un contesto no-profit è stata inoltrata al demanio il 6 maggio 2015.

E qui si ripropone la solita domanda: lo stato ascolterà la proposta che dei 4500 soci che hanno a cuore il destino di un’isola che sentono propria e vogliono preservare dalla speculazione edilizia e dall’abbandono?

Noi ce lo auguriamo e li sosteniamo in questa lotta di riappropriazione degli spazi di libertà, di autogestione, di cittadinanza attiva e partecipazione e ci uniamo alla loro richiesta che condividiamo con la nostra campagna l’#UtopiaNonSiCancella*.

Introduciamo tutt@ coloro che sono intervenuti raccontando la propria esperienza, realtà e spazi sociali che si trovano in una situazione simile e che hanno attivato percorsi di partecipazione e di lotta per la riappropriazione dei beni comuni:

  • Comitato Terra Bene Comune Firenze / Mondeggi (FI)

Rete di produttori biologici, biodinamici certificati e non certificati, professori, architetti, studenti e semplici cittadini, creata per trovare una linea comune con cui affrontare le varie tematiche legate alla terra ed ad un uso responsabile di questa, per intraprendere un percorso condiviso di lotta e riappropriazione delle terre incolte mantenendole pubbliche.

tbcfirenzemondeggi.noblogs.org

  • RI-MAFLOW (MI)

Un gruppo di lavoratrici e lavoratori, in grande maggioranza licenziati dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, chiusa definitivamente nel dicembre 2012, ha recuperato la fabbrica, riconvertendola da automotive verso il riuso e il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche e sta dando vita a una vera e propria Cittadella dell’altraeconomia.

www.rimaflow.it

  • La Città dell’Utopia (RM)

La Città dell’Utopia è un progetto del Servizio Civile Internazionale cui è stato affidato il casale Garibaldi. L’idea è quella di un laboratorio sociale e culturale che affronta i principali temi legati ad un nuovo modello di sviluppo locale e globale che sia equilibrato, sostenibile, giusto. Un laboratorio sociale e culturale che affronta temi legati a modelli di vita piu sostenibili, equilibrati e giusti.

www.lacittadellutopia.it

  • Il Ballo della Scrivania (PN)

Il Ballo della Scrivania è un’iniziativa nata spontaneamente da un gruppo di cittadini in seguito alla decisione assunta dall’amministrazione comunale di Pordenone di chiudere uno spazio per la cultura, PArCo2 galleria per l’arte contemporanea, ricavato nei locali della vecchia scuola G.A. da Pordenone. Si propone ora come Laboratorio Urbano per la sperimentazione d’iniziative che valorizzino l’interesse, le competenze e le capacità degli individui presenti all’interno della comunità, ed è aperto ad accogliere chiunque si proponga con un ruolo attivo.

www.ballodellascrivania.wordpress.com

  • Gatarigole (VE)

Gruppo informale di cittadini veneziani che hanno creato e gestiscono un orto comune in una delle aiuole di Campo San Giacomo dell’Orio, organizzando attività laboratoriali rivolte ai bambini.

  • Sistema Torino (TO)

Un gruppo che attraverso il teatro racconta in modo grottesco e surreale un’ipotetica Italia del futuro dove i beni pubblici vengono lasciati andare in degrado per poi “valorizzarli” in modo speculativo.

sistematorino.blogspot.it

  • Teatro Marinoni Bene Comune (VE)

Da settembre 2011 si avvia il percorso di riappropriazione del Teatro Marinoni – situato nell’ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia. A seguire si costituisce il Comitato Marinoni Bene Comune, con la volontà di tutelare e rivitalizzare il Teatro mediante la costruzione di progetti culturali partecipati, che restituiscano questo straordinario edificio e le sue potenzialità alla città. Tra i primi interventi, il Comitato ha pulito, risanato e messo in sicurezza il Teatro con l’aiuto di volontari. Così il Teatro è stato reso agibile, dopo essere stato un luogo abbandonato per molti anni.

teatromarinonibenecomune.com

  • Assemblea Cavallerizza 14:45 (To)

Assemblea cittadina nata per difendere la Cavallerizza Reale di Torino dalla vendita.

www.cavallerizzareale.org

  • Archeoclub Venezia (Ve)

Associazione che si occupa della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale veneziano e con particolare riferimento al territorio della Laguna; tra le attività, la rinascita e l’apertura al pubblico dei Lazzaretti vecchio e nuovo.

www.archeove.com

*La Campagna #UtopiaNonSiCancella inizia con l’arrivo della delibera 140 (Aprile 2015), che contiene una lista di 860 immobili di proprietà del comune o dei municipi da mettere a bando al solo scopo di fare cassa e risanare le finanze di Roma dopo lo scandalo di mafia capitale, tra cui il Casale Garibaldi, alias La Città dell’Utopia.

Il Demanio ha inviato una risposta negativa alla richiesta di concessione. Qui di seguito il link al comunicato stampa. La lotta prosegue e inviamo la nostra solidarietà e un caldo abbraccio ai nostri amici di Poveglia, nella speranza che qualcosa si smuovi per ridare dignità e legittimità ai beni comuni di questo paese.

[LEGGI IL COMUNICATO PRODOTTO DA “POVEGLIA PER TUTTI” IN SEGUITO ALLA RISPOSTA DA PARTE DEL DEMANIO SULLA RICHIESTA DI CONCESSIONE]

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