Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Educazione alle questioni ambientali: un campo in Islanda

Dal 10 al 18 marzo 2018 un campo in Islanda per promuovere la condivisione e l’apprendimento collettivo su questioni ambientali, globali e locali, attraverso teoria e pratica sul territorio.

È il campo adatto per chi desidera approfondire temi inerenti al cambiamento climatico, alla gestione dei rifiuti e riciclaggio, alla protezione degli animali e a soluzioni ecologicamente sostenibili. A tutti/e i/le partecipanti è richiesto di contribuire con le proprie conoscenze ed esperienze; l’obiettivo del campo è il raggiungimento della conoscenza condivisa di differenti aspetti della questione ambientale, attraverso visite, discussioni e workshop tematici.

I/le volontari/e del campo svolgeranno attività finalizzate a renderli/e viaggiatori e consumatori consapevoli. Verranno svolte visite a progetti ambientali locali (quali centri per il riciclaggio dei rifiuti o giardini botanici) per analizzarne a fondo le attività e gli obiettivi.

Come parte studio, verranno proposte attività pratiche sul territorio, come ad esempio la pulizia delle spiagge a nord del paese o la realizzazione di workshop pubblici per sensibilizzare la popolazione locale.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Nella Meseta Iberica: un campo di volontariato in Spagna

Nella Meseta Iberica: un campo di volontariato in Spagna

Pubblichiamo la testimonianza di Livia De Pasqualis e Giacomo Di Capua, due volontari che hanno preso parte a un campo di volontariato internazionale in Spagna la scorsa estate, in supporto alle attività dell’associazione GREFA (“Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat”).

Dall’1 al 15 di agosto siamo stati in Spagna, in un piccolo paesino di nome Villalar De Los Communeros, per prendere parte ad un campo di volontariato volto all’aiuto e alla protezione di animali selvatici. Il campo era organizzato dal GREFA (“Grupo de Rehabilitación de la Fauna Autóctona y su Hábitat”) che disponeva di una dimora suddivisa in due camere da letto, due bagni ed una cucina, e di uno spazio adibito al lavoro.

Il lavoro che abbiamo svolto durante queste due settimane si è rivelato essere differente da ciò che ci
aspettavamo dalla lettura dell’info-sheet. Infatti la maggior parte del nostro tempo è stata impiegata per la cooperazione nella costruzione di una piccola casa, fatta principalmente da paglia e mattoni, futura residenza temporanea di persone all’interno del GREFA; altri momenti invece sono stati dedicati alla pulizia di nidi per rapaci, predatori di una specie di topi selvatici (topillos) causa del deperimento dei campi di coltivazione locale. Lo scopo del posizionamento dei nidi dei quali noi eravamo addetti a pulizia e manutenzione era incoraggiare l’aumento di popolazione di tali rapaci, profondamente diminuita a causa dei velenosi pesticidi agricoli dispersi nell’ambiente e ingeriti, per regolare di contro l’esponenziale aumento di quella di topillos.

Le persone con cui abbiamo lavorato e vissuto, oltre ai tre organizzatori spagnoli, erano ragazzi leggermente più grandi di noi provenienti dal Belgio, dalla Danimarca, dalla Slovenia, dalla Russia, dal Messico e dalla Spagna stessa. La costruzione della casa è stata parte integrante di un lavoro promosso dalla stessa GREFA in materia di eco-architettura e, nonostante le nostre aspettative in materia non fossero alte in merito, siamo riusciti a conseguire la quasi totalità del lavoro.

L’ambiente sociale del paesino sebbene povero di stimoli è stato molto accogliente e cordiale anche verso volontari che non conoscevano la lingua, mostrandosi disponibili a capire e farsi capire, a farci integrare nella inaspettatamente attiva movida del paesino di circa 100 anime. Il gruppo, eterogeneo per età e ambiente di provenienza, si è trovato in principio a diversi auto-organizzare a causa della mancanza del coordinatore SCI nella prima settimana, ruolo che è stato faticosamente sostenuto da una volontaria spagnola che è stata spinta dalle eccessive responsabilità a lasciare il campo stesso.
Rattristati dalla sua partenza, siamo stati sostenuti e sollevati da una coordinatrice spagnola, la quale prontamente è stata in grado di gestire al meglio situazione un po’ complicata a causa delle difficoltà dei camp leader nel comunicare in inglese.

Tutte le giornate lavorative sono state coronare da bevute in compagnia, discussioni con gli agricoltori autoctoni in esperanto, giochi in gruppo realizzati (con esiti esilaranti) da volontari e locali, il tutto accompagnato da pomeriggi passati nella piscina comunale a cui i volontari internazionali avevano accesso gratuito. Per nostra iniziativa, siamo riusciti ad organizzare viaggi in tre città della Spagna centro-settentrionale (Salamanca, Valladolid e Zamora) dove il gruppo ha avuto la possibilità di conoscersi meglio e raggiungere un livello di intesa che innegabilmente si è manifestato in una crescente efficienza nei giorni di lavoro.

Oltre al dipinto di una Spagna rurale ed selvaggia ben distante dalla scena metropolitana madrileña o barceloneta ma al contempo viva e fervida, questo work-camp ci ha lasciato delle abilità (come quella nell’edilizia) che difficilmente pensavamo avremmo potuto ottenere in un’esperienza di tipo ambientalistico insieme a dei legami indissolubili che, vuoi per necessità vuoi per difficoltà, si sono formati con gli altri volontari internazionali nel vivere la quotidianità con le sue problematiche ed le sue avventure.

Una settimana da…orso: un campo tra le verdi colline della Croazia

Una settimana da…orso: un campo tra le verdi colline della Croazia

Pubblichiamo la testimonianza di Giacomo Di Capua, volontario che ha preso parte a un campo di volontariato internazionale in Croazia la scorsa estate, in supporto alle attività del Kuterevo Bear Refuge.

Situato nella regione nord-occidentale della Croazia, il Parco Nazionale di Velebit ospita una delle più numerose popolazioni di orso bruno dell’Europa dell’Est e il Kuterevo Bear Refuge – con sede nell’omonimo paesino – si occupa dal 2002 di esemplari cresciuti in cattività in zoo o altre strutture e poi rilasciati negligentemente in natura. Kuterevo è difficilmente raggiungibile se non con mezzi propri in quanto completamente immerso nella vegetazione delle limitrofe colline della regione Lika e, poco fuori dal perimetro del paese, si trova la Stazione dei Volontari, una struttura creata nel 2004 con alloggi per i long-term volunteers che aiutano Ivan, fondatore del rifugio, nella gestione dell’associazione.

Allettato dall’idea di un campo basato su un esperienza di pura immersione nel verde ho partecipato lo scorso luglio ad un workcamp con base a Kopija, una stazione del rifugio in una delle colline limitrofe a mezz’ora di cammino dalla stazione dei volontari. Trascorso il primo giorno assieme ai collaboratori del campo-base, io e gli altri 8 volontari abbiamo raggiunto con provviste e pentolame al seguito la stazione che ci avrebbe ospitato per i seguenti nove giorni.

Il campo, costituito da una casa in legno di piccole dimensioni, un capanno come cucina-dispensa e strutture interamente in legno per i servizi igenici, dopo un anno di disuso era da rendere nuovamente operativo per i workcamp che si sarebbero svolti nel resto della stagione estiva e questo è stato il nostro principale obiettivo poiché primi volontari dell’anno a operare a Kopija. Nonostante raccogliere legna, spazzare fogliame e spostare paglia non fosse particolarmente appagante, il seguire completamente i ritmi della natura nel lavorare e nel riposarsi, accompagnato ad un affiatato team di volontari particolarmente loquaci, ha certamente contribuito a fare di questo campo un’esperienza unica.

La totale assenza di elettricità e contatto con il mondo esterno sono stati di fondamentale importanza nel coronare intense giornate lavorative con la quiete totale e assoluta del fuoco da campo attorno al quale ci riunivamo ogni sera per parlare, cantare o semplicemente condividere le nostre riflessioni. Questa esperienza totalizzante dell’essere nel profondo della natura ci ha dato anche la possibilità di riflettere su temi come la globalizzazione, l’ambientalismo ed i particolarismi delle situazioni concrete nell’esperienza di ciascuno dei volontari internazionali.

Nell’arco di poco più di una settimana abbiamo allestito tende per i volontari, ri-definito vecchi sentieri, organizzato e ospitato due cerimonie con tutti i volontari a lungo termine nonché ripulito e riparato le strutture presenti, il tutto mantenendo sempre un’atmosfera serena e rilassata sebbene il lavoro fosse particolarmente stancante sotto l’ardente sole di luglio.

In quanto a bagaglio personale questa esperienza nelle foreste croate ha lasciato un profondo segno nel mio modo di vedere la tematica ambientale, il rapporto tra uomo e natura e le sue implicazioni grazie a discussioni di persone con idee e background completamente diversi e spesso opposti. Questa esperienza mi ha dato modo di vivere dall’interno gli effetti della negligenza della salvaguardia del patrimonio naturale, attraverso una prospettiva completamente nuova sulla questione. Purtroppo il contatto con gli orsi bruni ospitati nel rifugio è stato limitato a poche occasioni ma mi sono comunque sentito partecipe di un progetto che dà anche a questi esemplari una meritata, seconda possibilità, cercando di riparare l’irreparabile danno compiuto dall’uomo nel tentare di liberarsi di quegli animali cresciuti in cattività che non sono più utili ai suoi scopi.

Agricoltura e gestione di una fattoria ai Tropici: un campo in Malesia

Agricoltura e gestione di una fattoria ai Tropici: un campo in Malesia

Dal 1 al 13 febbraio un campo in Malesia situato nei 100 acri di terreno di un fattoria a Lanchang, a un centinaio di chilometri di distanza da Kuala Lumpur, la capitale.

Questa fattoria appartiene alla signora Foong e al fratello Joseph, che da tanti anni la gestiscono cercando di promuovere nuovi tipi di colture, come ad esempio il lime asiatico detto Kaffir, la Spondias dorata, il Limone giallo e quello persiano, il Jackfruit e molto altro ancora.

La fattoria è circondata da molte altre fattorie ed è divisa in tre aree differenti, ricche di numerosi alberi da frutto. La città più vicina è Lanchang, a circa 5 chilometri di distanza.

Lavorare nei campi e imparare sarà parte del campo, durante il quale i/le volontari/e faranno l’esperienza della semina, del raccolto e della vendita dei prodotti al mercato ortofrutticolo. Il lavoro da fare, come in tutte le campagne, è tanto, ma tante sono anche le cose da imparare, lontano dal traffico e dall’inquinamento delle grandi metropoli.

I/le volontari/e aiuteranno nel lavoro di gestione quotidiano della fattoria, potando gli alberi, raccogliendo i frutti e svolgendo attività di pulizia dei giardini. Molte e varie sono le attività che si possono portare avanti in una fattoria, da quelle più interessanti a quelle più necessarie, dalla raccolta alla manutenzione.

Come parte studio, i/le volontari/e avranno l’opportunità di fare un’esperienza di lavoro immersi in un ambiente naturale, dove la produzione frutticola viene portata avanti in maniera eco-sostenibile e la vita scorre pacifica, naturale e semplice. Si terranno discussioni sul concetto di Fattoria Naturale e sui benefici che questo modello porta.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Prendersi cura della montagna e di chi la vive: testimonianza da un campo

Pubblichiamo la testimonianza di Francesco Venir, coordinatore del campo di volontariato internazionale “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps (Cumiana)” a Cumiana (Torino), realizzato in collaborazione con l’Associazione Vivere la Montagna, la quale si occupa di promuovere, sviluppare e migliorare gli apetti culturali, turistici, economici, ambientali e sociali nel territorio su cui è attiva.

Dal 22 al 31 agosto 2017 ho avuto il piacere di coordinare il campo dal titolo “Mountains enchanted: the art of water springs in the Italian Alps” che si è svolto a Cumiana, un piccolo paesino a sud-ovest di Torino, situato nei pressi del Parco del TreDenti – Freidour, una zona che si trova esattamente dove cominciano le prime Prealpi piemontesi e che si affaccia quindi su una vasta pianura. Le persone del luogo sostengono che, quando le giornate lo permettono, da quell’area sia possibile vedere tanto lontano da intravedere le montagne tra Piemonte e Liguria. Sono purtroppo anche le stesse zone tristemente famose perché tormentate, in questi mesi, da incendi e periodi di siccità, e caratterizzate, ormai da alcuni anni, da un progressivo tasso di spopolamento ed abbandono.

Il campo aveva come obiettivo quello di dare una risposta e un supporto il più possibile visibile alla comunità che abita queste montagne, ripristinando e riqualificando alcune delle numerose sorgenti di acqua naturali, abbandonate o in disuso, e dei relativi sentieri presenti nel territorio. Un tipo di lavoro quindi molto manuale e in pieno contatto con la natura, ma con importanti riscontri nello sviluppo e nella valorizzazione della zona.

Il team di volontari era composto in tutto da cinque persone, il coordinatore italiano (io), un ragazzo e una ragazza ucraini, una ragazza belga e una spagnola; un numero confortante considerando che era la mia prima esperienza di coordinamento. L’accoglienza del partner, l’Associazione Vivere la Montagna, è stata sin da subito molto calorosa, e mi ha lasciato respirare un clima di laboriosa cooperazione. La prima sera è stata organizzata una grande cena in pieno stile italiano con un interminabile tavolata, preparata tutti insieme, a cui hanno potuto prendere posto i volontari dello SCI e tutti i soci dell’Associazione con le relative famiglie, e un altrettanto interminabile menù, accompagnato da ottimo vino, ovviamente di produzione locale/familiare. Il tutto è quindi cominciato molto bene.

Già dalla mattina seguente il team ha dimostrato una fortissima motivazione al duro lavoro tanto che nell’arco di 3 ore, forse grazie all’aiuto della massiccia cena di benvenuto della sera prima, è stato portato a termine ciò che era previsto per un giorno e mezzo. Eravamo, citando il presidente dell’Associazione, “macchine da guerra, (…) un’impresa di trasporto terra”. Lo stupore e l’entusiasmo dei soci sono stati estremamente gratificanti per noi volontari.

Si era da subito creato tra tutti noi un clima di reciproco rispetto per cui, mentre da una parte ci si riconosceva la qualità del lavoro svolto, dall’altra ci si prendeva cura a vicenda. Spesso si concordavano assieme i momenti di pausa, si teneva sott’occhio la stanchezza mentale e fisica dei vari membri del gruppo, prevedendo quindi sia dei cambi o comunque supportandoci nelle attività più faticose, come ad esempio lo spostamento della terra con la vanga, ma anche proponendo degli scambi tra mansioni, passando per esempio da una attività “principale” o più coinvolgente, come la ricerca con zappa e picconi dei punti di origine di una fonte, ad una tranquilla, ma più ripetitiva, come il rastrellamento delle foglie secche. Avevamo quindi organizzato i lavori in modo molto equilibrato e facendo si che tutti potessero sperimentare ogni ruolo. In quanto coordinatore mi ha fatto molto piacere notare questa dinamica del gruppo.

La foga “riqualificatrice” ci ha accompagnati per tutto il campo permettendo di completare alcuni interventi che non erano previsti nel programma e addirittura di portare alla luce una sorgente che fino a quel momento era sconosciuta. Particolarmente emozionante è stato vedere i primi rivoli d’acqua fuoriuscire dalla pietra e dalla terra.

Non è stato solamente lavoro. Siamo stati invitati dai soci dell’Associazione e dalla comunità locale a partecipare a due feste di paese durante le quali in molti hanno voluto conoscerci e complimentarsi per il nostro operato. In una di quelle occasioni abbiamo scoperto che in quei giorni alcune persone del luogo si sono dimostrate interessate al progetto ed intenzionate a parteciparvi proprio a causa di ciò che avevamo portato a termine. È stata una notizia piacevolmente inattesa. Il nostro zappare e spostare terra aveva portato qualcun altro a pensare che può valere la pena mettersi in gioco per prendersi cura del proprio territorio. Una grande soddisfazione!

Abbiamo anche avuto l’occasione di prendere parte ad una piccola sperimentazione, che mi sembra interessante raccontare. Per due dei dieci giorni abbiamo collaborato con il gruppo di sei persone di un altro campo SCI, impegnato ad effettuare opere di prevenzione degli incendi in una delle valli adiacenti alla nostra. Durante queste due giornate i due gruppi si sono vicendevolmente supportati nei due differenti progetti. Sono stati quindi piacevoli momenti di incontro e di scambio di esperienze con chi stava svolgendo un percorso simile al nostro. Durante uno di questi incontri, in corrispondenza con il nostro ultimo giorno del campo, abbiamo concordato con il partner che avremmo gestito noi i lavori, in quasi totale autonomia, coordinando i volontari “ospiti”. È stato un significativo atto di fiducia e un’ottima conclusione di campo, che ha lasciato la sensazione, non solo di aver fatto la differenza nel nostro piccolo, ma di aver anche appreso a fare concretamente qualcosa, tanto da poterlo, in parte, insegnare a qualcun altro.

Si è trattata quindi di un’esperienza in generale molto gratificante che è andata oltre al semplice lavoro manuale, ma che ha saputo arricchirmi come persona sotto vari punti di vista, sociale, fisico, mentale, e anche valoriale. È stata una scoperta di nuove tradizioni che, tramite il confronto, si sono mischiate un po’ fra loro, contaminando e facendosi contaminare. Ho potuto anche riscoprire caratteristiche della mia cultura, che ormai do per scontato, ma che invece meritano di essere valorizzate e che vengono apprezzate anche da chi le incontra per la prima volta.

Credo che partecipare ad un campo SCI sia quindi un’ottima pratica per favorire l’incontro fra culture diverse e per sperimentare nuovi stili di vita responsabili, democratici e sostenibili.

Costruire e organizzare la festa della cultura Mapuche: un campo in Chile

Costruire e organizzare la festa della cultura Mapuche: un campo in Chile

Dall’11 gennaio al 1 febbraio 2018 un campo in Chile, presso la Comunidad Feria Walung de Kurarewe, composta a maggioranza da donne mapuche, piccoli produttori ed artigiani dell’Araucanía (sud del Chile).

L’obiettivo di questa comunità è di generare un’economia alternativa, solidale e in armonia con l’ambiente, dando vita al Küme Mongen (buon vivere) che da valore al legame ancestrale tra la popolazione mapuche e la sua terra attraverso la coltivazione di prodotti autoctoni e la valorizzazione di antiche pratiche di trasformazione degli stessi.

L’evento annuale più importante per questa comunità è la Feira Walung (il tempo della raccolta) che ha luogo a febbraio. Tutti e tutte lavorano per la realizzazione dell’evento, affinché sia un momento speciale di incontro e discussione su temi sociali ed economici.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e in: lavorare all’organizzazione degli spazi e alla costruzione delle strutture destinate ad accogliere la Feria Walung de Curarrehue 2018; curare la pulizia del sito; supportare il lavoro di preparazione e trasformazione degli alimenti in prodotti (verdure, marmellate, etc) destinati alla vendita durante la fiera; promozione e divulgazione dell’evento e della cultura mapuche.

Come parte studio, verrà approfondita la storia e la cultura mapuche, la sua cosmovisione e le problematiche attuali. Inoltre si approfondirà la storia della fiera e le pratiche organizzative di difesa del territorio e della sovranità alimentare mapuche.

La lingua del campo è lo spagnolo.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

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Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Ecologismo, ambiente e biodiversità: un campo in Giappone

Ecologismo, ambiente e biodiversità: un campo in Giappone

Dal 26 febbraio al 12 marzo 2018 un campo in Giappone in collaborazione con l’Organization of Green and Water (OGW) che, sin dal 1992, difende l’importanza della tutela di praterie e foreste per la conservazione dell’ecosistema.

La miniera d’argento di Iwami Ginzan, riconosciuta patrimonio mondiale dall’Unesco nel 2007, sconta da qualche tempo la mancanza di manutenzione adeguata: per questo motivo, la foresta di satoyama sta venendo invasa dal bambù che cresce indisturbato, distruggendo il suolo e degradando lo scenario. OGW svolge qui un intervento completo: non solo lavorano per la manutenzione della miniera, ma si occupano di informare e sensibilizzare la popolazione locale, in particolare le fasce più giovani, rispetto a temi quali la conservazione dell’ambiente e l’importanza della tutela dello stesso.

I/le volontari/e avranno diversi compiti, quali la manutenzione del sito attraverso la potatura degli alberi e la rimozione delle piante infestanti, per permettere la conservazione della biodiversità. Parallelamente, saranno impegnati/e in visite alle scuole e al centro comunitario dove prepareranno momenti di apprendimento, di gioco e di scambio interculturale.

Come parte studio, i/le volontari apprenderanno come svolgere il lavoro di conservazione e manutenzione della foresta.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il giapponese.

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Un campo ecologista nel villaggio di pescatori Mangkang, Indonesia

Un campo ecologista nel villaggio di pescatori Mangkang, Indonesia

Dal 16 al 29 gennaio 2018 un campo presso il villaggio di Mangkang, basato su un’economia prevalentemente agricola e peschiva, il cui ambiente naturale oggi è fortemente minacciato dallo sfruttamento intensivo del territorio.

Il campo di volontariato si inserisce nel contesto di un progetto ecologista più ampio che da anni viene portato avanti dal nostro partner locale IIWC e dalla comunità locale, in risposta alla necessità di preservare l’ambiente naturale della costa del mare a nord di Java. In quest’area la costa adiacente al villaggio Mangkang è in pericolo a causa dell’erosione del mare, dovuta al disboscamento degli alberi di mangrovia e allo svuotamento dei fiumi di acqua dolce. In quegli stessi fiumi, in passato, abitavano molte specie di gamberi e pesci, ora quasi completamente scomparse.

I/le volontari/e del campo saranno impegnati/e nel preservare la diversità naturale dell’entroterra e delle coste dall’erosione del mare, collaborando e supportando le attività già avviate da IIWC Indonesia e dalla BIOTA Foundation.

Come parte studio del campo i/le volontari/e prenderanno parte a discussioni informali riguardo alle foreste di mangrovie e alla gestione dei rifiuti.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

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Educazione e tutela ambientale nelle isole Zanzibar, in Tanzania

Educazione e tutela ambientale nelle isole Zanzibar, in Tanzania

Dal 20 novembre all’8 dicembre 2017 un campo in Tanzania, presso l’arcipelago di Zanzibar, per supportare un progetto di tutela dell’ambiente.

Sappiamo che le foreste sono il “polmone verde” del pianeta. Oltre a creare un materiale puro come l’ossigeno, bilanciando la quantità di carbonio presente nell’atmosfera, aiutano a controllare l’erosione del suolo, le inondazioni e le valanghe; inoltre sono il perfetto ecosistema naturale per la riproduzione di moltissime specie di flora e fauna, ed offrono momenti di ricreativa bellezza. Le foreste di mangrovie lungo la corta sudoccidentale dell’arcipelago di Zanzibar sono state duramente colpite dalle attività dell’uomo, quali lo scarico dei rifiuti, la pesca intensiva, incendi, deforestazioni per la raccolta del legno e la speculazione edilizia. L’impatto di tali attività ha avuto conseguenze evidenti e drammatiche, come l’innalzamento del livello delle acque, la scomparsa di numerose specie vegetali e animali e fenomeni climatici mai avuti prima.

I/le volontari/e supporteranno il progetto di tutela ambientale attraverso diverse attività: campagne di sensibilizzazione sulla questione ambientale; raccolta dei semi di mangrovia; semina delle piante di mangrovia; conoscenza della cultura locale. Inoltre, nei pomeriggi i/le volontari/e terranno lezioni di lingue straniere per i/le giovani e le donne locali, con l’obiettivo di accrescerne la qualità della vita attraverso la conoscenza di una lingua straniera.

Come parte studio verranno trattati i seguenti temi: incremento dell’ambiente e delle zone verdi; l’insegnamento di lingue straniere; tradizioni e culture locali. Nei fine settimana i/le volontari/e avranno la possibilità di visitare le attrazioni di Zanzibar.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Kiswahili.

Laggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

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Campagne di sensibilizzazione sulla spiaggia più grande del mondo, in Bangladesh

Campagne di sensibilizzazione sulla spiaggia più grande del mondo, in Bangladesh

Dal 24 novembre al 5 dicembre 2017 un campo in Bangladesh, presso la Cox bazar Sea Beach, la spiaggia più grande del mondo, che ogni giorno viene visitata da centinaia di turisti locali e internazionali.

Nonostante la notorietà, l’inquinamento della spiaggia e del mare è a livelli molto alti, alimentato anche dall’incuria dei turisti che non si premurano di lasciare l’ambiente in un buon stato di pulizia. La cura della spiaggia e delle acque è divenuta quindi una grande preoccupazione per chi ha a cuore la tutela ambientale del sito. Inoltre, il grande traffico di pescatori ha reso le coste un ambiente insalubre.

Per questo una parte della comunità locale ha scelto di intraprendere un progetto di sensibilizzazione sul piano ecologista, rivolto sia ai turisti che alla comunità dei pescatori per incrementare la loro consapevolezza relativa a questioni igieniche e ambientali. Con il supporto di SCI Bangladesh e YPSA si è potuto organizzare questo campo di volontariato, durante il quale si pulirà la spiaggia dai rifiuti e si svolgeranno attività di sensibilizzazione.

Verranno svolte quindi dimostrazioni simboliche, seminati alberi e una campagna porta a porta per la divulgazione di questioni igieniche.

Come parte studio verrà discussa la questione del cambiamento climatico, le pratiche alternative e eco-sostenibili da mettere in atto e si organizzeranno le strategie per la campagna di sensibilizzazione.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il Bengali.

Leggi la scheda completa del campo.

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