Permacultura come percorso di pace: call aperta per un training in Croazia

Permacultura come percorso di pace: call aperta per un training in Croazia

GAIA Kosovo e ZMAG Croatia organizzano il corso Permaculture Design Certificate (PDC) che avrà luogo a Vukomeric (Croazia), presso la fattoria ecologica Recycled Estate, dal 18 al 29 ottobre 2017.

Il corso è parte del progetto più ampio Permaculture as a path to peace (3Peas), un progetto della durata di 20 mesi che coinvolge 15 organizzazioni partner di 14 paesi europei (Croazia, Serbia, Kosovo, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Albania, Turchia, Bulgaria, Ungheria, Francia, Italia, Spagna, Germania e Grecia). L’obiettivo principale del progetto è promuovere la permacultura come strumento di costruzione di processi di pace, riconciliazione e responsabilizzazione dei e delle giovani.

PDC è un’esperienza formativa della durata di 72 ore, al termine delle quali i/le partecipanti conseguiranno il Permaculture Design Certificate, riconosciuto a livello internazionale.

Durante il corso si parlerà di diversi sistemi di vita sostenibili, applicati a differenti generi di clima e contesti naturali. Verrà spiegato come usare i principi della permacultura nella produzione alimentare, nel design domestico, nella conservazione e la generazione di energia; verrà inoltre esplorata la struttura sociale ed economica ideale per promuovere un nuovo modello di cultura attenta alla salute del pianeta e dei suoi abitanti.

Gli argomenti principali trattati durante il corso saranno:

  • lo stato attuale della società e dell’ambiente;
  • che cos’è la permacultura;
  • etica e principi della permacultura;
  • analisi del suolo e miglioramento della sua qualità attraverso il compostaggio;
  • presenza dell’acqua in un contesto naturale, come raccoglierla, come riciclare quella di scarto;
  • l’energia nella permacultura;
  • costruzioni sostenibili con materiali naturali;
  • la permacultura urbana;
  • la permacultura come tecnica di design.

Qui la descrizione del progetto e qui la call completa.

I/le partecipanti al progetto dovranno versare la quota di tesseramento SCI di 20 euro. I costi di viaggio sono rimborsati entro il limite specificato nella call.

Per candidarsi, è necessario inviare l’application form compilata all’indirizzo coordinamento@sci-italia.it entro il 21 settembre.

Un campo in Bangladesh per la pace e la risoluzione dei conflitti

Un campo in Bangladesh per la pace e la risoluzione dei conflitti

Dal 2 al 13 novembre 2017 un campo in Bangladesh che coinvolgerà i/le partecipanti in un processo di identificazione della questione della pace e della risoluzione dei conflitti, attraverso un processo interattivo di apprendimento esperienziale.

Il campo ha come obiettivo quello di fornire ai/alle partecipanti delle capacità di affermazione, cooperazione, comunicazione in ottica di apprendimento di buone pratiche di risoluzione dei conflitti. Queste capacità, una volta acquisite, porteranno ad avviare un processo di creazione di un contesto pacifico, a livello personale, familiare e comunitario.

Come attività pratiche, i/le volontari/e saranno impegnati/e in attività a contatto con la natura, quali il giardinaggio, la semina e il lavoro della terra.

Nella parte studio verranno affrontate discussioni sul tema della pace e della risoluzione dei conflitti, che verranno poi messe in pratica attraverso campagne di sensibilizzazione alla pace presso la comunità locale.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il bengali.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Restaurare gli antichi sentieri dei Pirenei: un campo in Catalunya

Restaurare gli antichi sentieri dei Pirenei: un campo in Catalunya

Dal 16 al 26 ottobre 2017 un campo in Catalunya per il restauro dei sentieri presenti nella località montuosa di Llagunes.

Questa zona è ricca di sentieri molto antichi, un tempo utilizzati per trasportare persone e merci; oggi, se restaurati, tali sentieri potrebbero essere un ottimo percorso per chi desidera praticare delle escursioni di montagna e godere della natura circostante.

L’obiettivo del campo è il restauro e la conservazione dei sentieri lungo la Vall de Siarb attraverso diversi interventi: eliminare le piante invasive, rimuovere le pietre che ostacolano il passaggio, restaurare gli argini del sentiero, recuperare la segnaletica originaria, sono solo alcuni di essi.

La parte studio sarà curata dall’organizzazione BalmesBlancs/Refugi Vall de Siarb, la quale preparerà varie attività da svolgere, come visite alle rovine medioevali dei villaggi vicini e quelle rimaste a testimonianze della guerra civile.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il catalano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Tutela e conservazione della Cintura Verde d’Europa: campo in Austria

Tutela e conservazione della Cintura Verde d’Europa: campo in Austria

Dal 18 al 24 settembre 2017 un campo in Austria presso la così detta “Weinviertler Klippenzone”, nota anche come Cintura Verde d’Europa: un segmento di terra al confine tra Austria e Repubblica Ceca dove resiste un ecosistema ricco di molte piante rare e specie animali in via d’estinzione.

Per conservare e tutelare tale habitat ed evitare l’invasione di arbusti dannosi per l’ecosistema, è necessario effettuare interventi di gestione regolari. Il mantenimento del biotopo tramite la rimozione degli esemplari invasivi verrà implementato durante il campo, allargando l’area di interesse anche alle zone rocciose adiacenti ai vigneti circostanti. Tali interventi sono necessari affinché vengano preservate specie fortemente in pericolo di estinzione, quali l’Erba Piuma (Stipa Tirsa) o la farfalla Phengaris Rebeli.

I/le volontari/e partecipanti affiancheranno i/le volontari/e locali nell’attività di rimozione di piante e arbusti estranei all’ecosistema, partecipando così attivamente alla conservazione delle specie in via d’estinzione.

Come parte studio, verranno apprese nozioni riguardo le specie animali e vegetali della zona, in particolare rispetto ai loro problemi di sopravvivenza. Alcune delle iniziative portate avanti nelle aree protette della Cintura Verde verranno presentate e discusse con i/le volontari/e, cercando di proporre nuovi modelli di gestione del problema. Si approfondirà inoltre la pratica vinicola della zona e verranno visitati alcuni dei castelli presenti lungo la vecchia Cortina di Ferro.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

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Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Dal 12 al 25 settembre 2017 un campo in Indonesia, presso la località di Gedongsongo, famosa per essere un sito riconosciuto come patrimonio storico culturale della regione del Java centrale.

In quest’area si trovano ben nove templi, di grande interesse turistico; ma, nonostante tale ricchezza, le condizioni dell’ambiente, quelle socio-economiche, sanitarie e igieniche della popolazione locale sono molto basse e hanno ancora bisogno di essere sviluppate. La maggior parte delle persone locali si guadagna da vivere racimolando verdure da vendere da orti non propri, o ancora, affittando tappeti e ombrelli ai turisti, vendendo cibo e bevande ai visitatori dei templi, affittando bagni e camere. Non vi è, tra gli abitanti dei villaggi, una consapevolezza diffusa rispetto alla salute riproduttiva, e i matrimoni avvengono quando ragazzi e ragazze sono ancora molto giovani. Nei fine settimana, inoltre, i templi si riempiono di visitatori, molti dei quali hanno pessime abitudini, come lasciare ovunque i propri rifiuti e incidere le superfici dei templi.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e principalmente nel svolgere attività atte ad incrementare la consapevolezza dei turisti e del loro approccio nei confronti dell’ambiente, agendo sulla questione dello spargimento dei rifiuti; organizzeranno poi giochi educativi per i bambini e le bambine dei villaggi, visitando direttamente le scuole, e svolgeranno attività di mediazione con ragazzi e ragazze adolescenti. Saranno infine impegnati/e in attività di pulizia e conservazione delle zone templari e nello svolgimento di campagne di sensibilizzazione.

Come parte studio verranno approfondite la questione della tutela ambientale, della gestione e del riciclo dei rifiuti e la questione della salute riproduttiva.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

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Ti piacerebbe coordinare un campo a Sant’Ambrogio, in Piemonte?

Ti piacerebbe coordinare un campo a Sant’Ambrogio, in Piemonte?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato che si svolgerà dal 25 agosto al 4 settembre 2017 presso la Cascina Pogolotti, a Sant’Ambrogio di Torino, in collaborazione con l’associazione Principi Pellegrini – diVangAzioni.

Il campo è a tematica ambientale e si occuperà del restauro della Strada dei Principi, che conduce fino alla Sacra di San Michele (abbazia candidata come bene dell’UNESCO), per effettuare interventi di manutenzione e prevenzione dagli incendi.

L’obiettivo dell’associazione e del campo è di stimolare la società civile a riconsiderare il proprio rapporto con l’ambiente naturale. Per questo si svolgeranno anche incontri sull’interazione sostenibile tra essere umano e ambiente, coinvolgendo gli agricoltori locali che già utilizzano tecniche di coltivazione a basso impatto.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti!

Costruire un sentiero per quattro stagioni attraverso una foresta negli USA

Costruire un sentiero per quattro stagioni attraverso una foresta negli USA

Dal 7 al 22 agosto 2017 un campo negli Stati Uniti, in collaborazione con la Cross Vermont Trail Association, presso la foresta pubblica situata nel nordest del Vermont (Montpelier).

L’obiettivo del campo è di assistere e coinvolgere diverse municipalità, gruppi ricreativi e proprietari terrieri nella creazione e mantenimento di un sentiero fruibile per quattro stagioni e con diversi usi che attraversi lo stato del Vermont favorendo l’uso di mezzi di trasporto alternativi, in modo da sensibilizzare la popolazione locale sulla ricchezza naturale del territorio e sull’importanza della sua conservazione.

I/le volontari/e saranno coinvolti/e in sessioni di lavoro fisico impegnative, come costruire ponti di legno, spostare grossi massi con l’uso di soli attrezzi, scavare canali e via dicendo. Le sessioni di lavoro saranno equilibrate con giorni di pausa e svago. L’obiettivo dell’associazione e del campo è di costruire una rete di sentieri per pedoni e ciclisti che possano percorrere più di 90 miglia attraverso l’intero stato del Vermont. Il sentiero connetterà piccole cittadine, le loro scuole e zone naturali selvagge creando un’alternativa sicura alle strade trafficate.

Come parte studio, verranno coinvolte persone locali che spiegheranno ai/alle volontari/e la flora e la fauna presenti sul territorio.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Vorresti coordinare un campo nel Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour?

Vorresti coordinare un campo nel Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour?

SCI-Italia è in cerca di un coordinatore o una coordinatrice per il campo di volontariato che si svolgerà dal 22 al 31 agosto 2017 presso il Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour (Cumiana, TO) in collaborazione con l’Associazione Vivere la Montagna.

L’Associazione si è costituita nel 2012 per la promozione, lo sviluppo e la valorizzazione culturale, turistica, economica, ambientale e sociale del territorio montano, compreso il Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour. In questo territorio ci sono decine di piccole sorgenti naturali che emettono acqua di qualità altamente pura; per essere apprezzate al meglio, queste sorgenti necessitano manutenzione e cura, sia ordinaria che straordinaria.

Il campo ha come obiettivo riportare alla giusta fruibilità le sorgenti, impiegando anche ore di lavoro nella manutenzione e nella realizzazione di percorsi di passeggiata e didattici, atti a valorizzare le fonti naturali e a fornire nuovi spunti turistici.

Ti piacerebbe coordinare un campo come questo?

Se hai precedenti esperienze in campi di volontariato o nella gestione di gruppi, conosci l’inglese e la tematica del campo ti appassiona, contattaci subito all’indirizzo workcamps@sci-italia.it e parti!

Difesa ambientale e coscienza individuale: racconto di un campo in Islanda

Difesa ambientale e coscienza individuale: racconto di un campo in Islanda

L’articolo è stato scritto da Giancarlo La Rocca, che nel febbraio 2017 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Islanda, a Reykiavìk.

In un’aula di Scienze Politiche, prima di una lezione di Diritto Internazionale allo Sviluppo, parlando con una collega di ambizioni ed esperienze, nacque l’idea di andare sul sito del Servizio Civile Internazionale e dare un’occhiata alla lista dei campi disponibili. Confesso, se ce ne fosse bisogno, che la presenza in quella lista dell’Islanda ha tolto di mezzo ogni dubbio sull’opportunità stessa di fare un’esperienza del genere.

Da novembre, l’Islanda è rimasta chiodo fisso dei miei progetti, rafforzata, anche qui, se ce ne fosse stato ancora bisogno, dalla tematica del campo: l’ambiente e la coscienza individuale di ciò che è in nostro potere, dalla conoscenza all’atto pratico. Studiando il diritto allo sviluppo e, tra le altre, la tematica ambientale dalla sua origine sino all’Accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015, è stato facile appassionarsi a tutto ciò che gravita intorno alla gestione energetica e all’attitudine dell’uomo verso l’ambiente circostante, dal punto di vista sociologico ma soprattutto politico ed economico.

Può sembrare uno stereotipo, ma ad un certo punto ci si confronta necessariamente con quanto si è fatto in prima persona in merito a ciò che ci appassiona, e decidere di partire per il campo “Environmentally Aware” in Islanda è stato un piccolissimo passo per avere più consapevolezza, appunto, del nostro operato. Ne ero convinto prima di partire, e ne potevo uscire solo rafforzato, viaggiare è senza dubbio il modo migliore per confrontarsi con il proprio orizzonte, per via dell’apporto diretto o indiretto degli altri su di noi.

Condividere quei giorni di febbraio, tra neve, vento e “toglietevi le scarpe appena entrate a casa”, con altri nove ragazzi e ragazze dal mondo, è stata la parte più emozionante e soddisfacente dell’intero campo. E abbiamo anche avuto la fortuna di assistere all’aurora boreale, giusto per dare un metro di paragone. Stabilire un dialogo con indiani, americani, tedeschi, coreani, cinesi, giapponesi, romeni, polacchi e ovviamente islandesi; fare battute in una lingua non tua e mangiare cibi da parti del mondo dove forse non andrai mai; condividere punti di vista politici e personali su tutto: aiutarsi a capire il mondo che si abita. Non è una cosa che capita tutti i giorni. È una cosa che vorresti potesse accadere sempre.

Spostandoci più sul piano pratico, dal punto di vista organizzativo il campo è stato messo in crisi dalle condizioni climatiche, manco a farlo apposta. Nel senso che la neve, gli ultimi tre o quattro giorni, ha davvero complicato le nostre possibilità di rispettare la tabella di marcia e apprezzare a pieno le attività programmate. Ci siamo rifatti stando a casa, affrontando un quiz sul cambiamento climatico del National Geographic, cucinando il cibo stipato in valigia dai diversi punti del globo da dove era partito e discutendo di ciò che avevamo imparato. Prima della fatidica nevicata che in mezza nottata ha coperto con almeno mezzo metro di neve tutte le strade dell’Islanda del sud, le attività previste dal campo ci hanno portato per più volte in mezzo alla strada, in mezzo a Reykjavik, con le mani impegnate a raccogliere spazzatura dalla costa, a distribuire volantini e adesivi informativi, con le orecchie aperte a cercare di capire una cultura particolare e notevolmente capace di insegnare, con gli occhi spalancati per non perdersi le montagne innevate, l’orizzonte della città vista dalla cima della chiesa, le balene in mezzo all’Oceano, l’aurora in mezzo al nulla alle due di notte, chiusi solo quando bisognava giocare al gioco di carte Lupus, o Mafia, o Werewolf, o in qualunque modo vogliate chiamarlo.

Il giorno successivo all’arrivo, infatti, siamo andati tutti sulla costa: una cittadina, spontaneamente e senza grosse ambizioni, aveva deciso che quella domenica doveva pulire la costa di Reykjavik dalla spazzatura; e così con guanti e sacchetti, abbiamo fatto compagnia alle decine di famigliole e coppie di amici che si erano recati anche loro per ripulire un lunghissimo tratto di costa. La partecipazione per nulla programmata della città, arrivata ai presenti grazie al passaparola e a qualche messaggio su Facebook, è stata incredibile, a sentire l’emozionata organizzatrice, una donna di un metro e ottanta in tuta sintetica a difendersi dal freddo sulla sula bici elettrica, fornita di portapacchi, ovvero di porta buste della spazzatura di fortuna. La quantità di cose che abbiamo trovato su circa quattro chilometri di strada che costeggia la riva è, credo, paragonabile a quella che si troverebbe in uno dei parchi più puliti di Roma. Eppure la partecipazione non è affatto mancata.

Per i giorni successivi, il programma passava da un piccolo cottage situato nel porto, padrone di casa un certo ex giornalista di un buon metro e novanta. Quel cottage di legno, per piccolo che fosse, oltre a ripararci dal vento tagliente che viene dal mare, è il centro della lotta contro la caccia alle balene. Lì, abbiamo imparato quanto questa attività sia diffusa nel Nord Europa, tra Islanda e Norvegia, chi ne beneficia, quanto sia economicamente folle da intraprendere e portare avanti, quanti fallimenti siano avvenuti alle imprese che ci hanno provato, ma anche quanti ancora ne fanno un business, in particolare per cibare i turisti che a centinaia di migliaia si riversano in Islanda durante l’anno. È stata una lezione di politica, di lobbying, di economia e di umanità non da poco, a torto o a ragione ovviamente, a sentire i diversi punti di vista delle persone del luogo. Dopodiché, siamo tornati al freddo, con in mano una quantità di adesivi “Meet us, don’t eat us” o “Are you whale-friendly?” da distribuire a turisti e abitanti, in modo da parlare con loro e spiegare quanto la caccia alle balene sia insensata anche per il cambiamento climatico e consigliando di non andare in quei ristoranti che servono carne di balena, “Moby Dick on a Steak!” come dice uno slogan di un certo locale del porto. Stare dall’altro lato dell’incontro sul marciapiede, dalla parte di chi cerca di fermare il passante e discutere con lui di una certa tematica, è stato davvero interessante, una posizione che pensavo non avrei mai tenuto in vita mia. Fare quell’esperienza, però, ci avrebbe fatto anche guadagnare un viaggio gratis per andare in barca a vedere le balene, in un freddo mai visto e malgrado la sfortuna di vedere niente nel giro di tre ore al largo, con la vista irripetibile però delle montagne e della città vista dal mare. Su quella stessa barca siamo poi tornati per una conferenza sulla caccia alle balene e sulla legislazione, comparate al caso della caccia ai lupi in Polonia.

Il giorno stesso che le condizioni meteo iniziassero a precipitare, eravamo nel giardino botanico della città, un grande giardino all’aperto che conserva specie botaniche proveniente da tutto il mondo, quasi un custode della diversità i cui addetti devono lavorare come matti per mantenere specie diverse in un clima a volte così proibitivo. Il programma poi passava dal celebre Golden Circle, il giro turistico che va per la maggiore perché passa da tutte le attrattive naturalistiche della regione intorno alla Capitale. Prima tappa, la centrale idroelettrica. Ci si aspetta, da una centrale che provvede all’elettricità di tutta Reykjavik, comprese zone limitrofe, un grande impianto industriale con centinaia di lavoratori. Ad accogliere, invece, è una sorta di museo sull’energia, quasi completamente automatizzato, di piccole dimensioni. È di per certo una delle grandi rivoluzioni islandesi, un Paese che dopo la crisi petrolifera degli anni Settanta, ha semplicemente deciso di tagliare le importazioni di petrolio e riscoprire ciò di cui abbondavano: sorgenti geotermiche. Grazie a queste, l’anidride carbonica presente nell’aria è scesa a dirotto e, tra l’altro, il prezzo dell’energia è irrisorio. Talmente irrisorio da creare la situazione opposta di spreco, più che di consumo ridotto.

L’Islanda, era chiaro a quel punto, aveva da insegnare molto. Un esempio, seppure sui generis, di un certo modo di cambiare le politiche e gestire energia e ambiente. Un popolo così aperto al turismo e così pronto a darti una mano. C’è consapevolezza da scoprire in un campo del genere; e tra lo scoprire una nuova cultura, confrontarsi con tutte le altre che ti parlano una volta tornati in quella che diventa la tua casa per dieci giorni, e il fatto stesso di viaggiare e ritrovarsi da solo con i propri dubbi e quelle poche certezze che ti accompagnano, non c’è alcun motivo per non farsi coraggio e andare a visitare un luogo così remoto e moderno insieme, tra nuove persone da conoscere e sperare di incontrare di nuovo presto. È viaggiare, è una delle cose più belle che possiamo avere in un mondo che ha così tante contraddizioni. Andate in Islanda, partite per un campo del genere, ma fatelo d’inverno se potete, con un buon paio di pantaloni impermeabili, una buona quantità di maglioni, cibo che sapete cucinare dal punto da cui provenite, e con le vostre paure. È inutile lasciarle a casa, è necessario portarsele dietro per capirle meglio e capire almeno un po’ di più chi siete voi.

Resistenze ambientali: difesa della cultura e delle tradizioni in Val Codera

Resistenze ambientali: difesa della cultura e delle tradizioni in Val Codera

Dal 28 luglio al 6 agosto 2017 un campo nella Val Codera, immersa tra le Alpi Retiche e scolpita nel granito: un presidio naturale, selvaggio e incontaminato nonostante i danni dovuti al cambiamento climatico e allo sviluppo industriale della città di Novate Mezzola, che ha causato l’erosione del suolo e delle rocce ai piedi della vallata.

L’associazione “Amici della Val Codera”, la cui sede è raggiungibile solo a piedi in due ore da Novate Mezzola, è impegnata da 35 anni a promuovere un approccio alla valle ecologista e sostenibile: attraverso il recupero e la pratica di antichi metodi agricoli, essa protegge e migliora l’ambiente e il patrimonio culturale della valle, rispettando gli abitanti e promuovendo un turismo eco-sostenibile rispettoso della montagna e delle sue bellezze.

I/le volontari/e del campo si impegneranno a ripulire e sistemare i campi abbandonati, incrementando la coltura di patate, fagioli e cavoli, costruendo sistemi di irrigazione, eliminando le piante infestanti, raccogliendo la legna e molto altro, sotto la guida dell’associazione.

La parte studio sarà centrata sulla storia delle popolazioni che abitavano la catena alpina e sulle ragioni che hanno portato allo spopolamento, causando la perdita dell’identità culturale, tradizionale e storica della vallata. Ai/alle volontari/e è richiesto di portare degli esempi di sviluppo sostenibile dei loro paesi, sia in contesto urbano che naturale, per scambiarsi esperienze e soluzioni legate al cambiamento climatico e alle “resistenze ambientali” che mirano a far accrescere la consapevolezza tra le persone.

 

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’italiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord nel mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

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