Sharr is more than snow: testimonianza di una SVE in Kosovo

L’articolo è stato scritto da Leyla Tarahomi, volontaria SVE in Kosovo che ha supportato le attività di Gaia Kosovo durante il mese di agosto 2017.

Il Kosovo è uno di quei Paesi in cui sai che tornerai: posso dirlo con certezza perché a inizio agosto ho iniziato la mia esperienza di volontaria SVE sui monti Sharr, nei pressi del villaggio di Brezovica, e so che prima o poi vi farò ritorno.

Prima della partenza sapevo poco del Kosovo: auto-dichiaratosi indipendente nel 2008, in difficili rapporti con la Serbia e con una guerra recente e complicata alle spalle. Tuttora mi è difficile capire le ragioni più profonde del conflitto, che risalgono a tempi lontani e continuano a ripercuotersi sul presente.

Il nostro gruppo era composto da volontari provenienti da sedici Paesi diversi, un coordinatore francese, il proprietario del motel in cui alloggiavamo e un amico di GAIA Kosovo, l’associazione ospitante. Il progetto aveva come fine l’organizzazione del BREfest, prima edizione di un festival dedicato alla sostenibilità ambientale, all’interculturalità, alla musica e soprattutto alla condivisione, in un luogo affollatissimo in inverno, ma semi-deserto d’estate. Dalla promozione all’ideazione dei workshops, noi volontari siamo riusciti a veicolare con successo il messaggio “Sharr is more than snow”, portando un pubblico variegato ad incontrarsi nella natura.

Prima del festival ci hanno raggiunto i ragazzi del “Tour of Freedom”, workcamp in bicicletta di tre settimane da nord a sud del Kosovo, che hanno preparato per il festival una mostra e una human library sulle esperienze vissute e le persone incontrate durante il percorso. I partecipanti di “A route to connect”, viaggio-studio sul campo lungo la rotta balcanica percorsa dai migranti, hanno condotto una discussione sulla situazione migratoria attuale, introdotta da un’esposizione di foto e testimonianze. Sabato infine, siamo stati impegnatissimi ad intrattenere bimbi e ragazzi di etnia rom del progetto “Imaginatorium” di Gračanica: sfiancante, ma tremendamente divertente.

La preparazione del festival ha richiesto un’azione di clean-up dei rifiuti abbandonati vicino ai luoghi del BREfest e la raccolta di legna da ardere per il falò: purtroppo l’abbandono di rifiuti è un problema evidente e grave in Kosovo e pulendo a ridosso del ciglio della strada siamo riusciti almeno a suscitare la curiosità dei tanti che passavano in macchina.

Lo SVE non è stato però solo preparazione e brainstorming: il primo giorno a Sharr Mountain siamo partiti per un intenso pomeriggio di hiking verso il lago Liqeni i Livadhit/Livadičko jezero, vicino al quale abbiamo trascorso la notte in tenda.

Nel tempo libero abbiamo inoltre potuto visitare alcune città, scegliendo in base ai consigli dei nostri coordinatori Mira e Jean: Prizren richiama molti turisti durante il“DokuFest” e lo stesso accade a Peja con l'”Anibar”; a Gjacova la via del vecchio bazar offre un’ampia scelta di locali e negozi. L’eredità ottomana e la convivenza, ancora non facile, della cultura albanese-musulmana e di quella serba-ortodossa, hanno un fascino senza eguali.

Potrei continuare ancora il racconto, ma credo che l’unico modo per apprezzare completamente la ricchezza del Kosovo e soprattutto i monti Sharr, sia viverli: le persone, i paesaggi, i profumi e i suoni della montagna non si possono descrivere efficacemente a parole. Il titolo del nostro progetto era “All colours of Sharr Mountain” e i tramonti che ci sono stati regalati danno un’idea del perché.

Per approfondire, sul sito di GAIA Kosovo si possono leggere i racconti degli altri volontari: https://gaiakosovo.wordpress.com/.

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