“ITALIA-KURDISTAN: Andate e ritorni”: iniziativa presso il Centro Studi Sereno Regis

“ITALIA-KURDISTAN: Andate e ritorni”: iniziativa presso il Centro Studi Sereno Regis

“ITALIA-KURDISTAN: Andate e ritorni”, venerdì 1 dicembre | ore 18.00

Storie di persone che, dal Kurdistan, sono venute in Italia e dall’Italia sono andate in Kurdistan; storie umane di attivismo, di sopravvivenza e di desiderio di scambio e di conoscenza.

Ci avviciniamo alla conoscenza di un contesto complesso attraverso le vive voci di persone che sono state dall’una e dall’altra parte scoprendo l’internazionalismo che vogliamo praticare tutti i giorni, dal basso…

Ore 18.00: Daniele Pepino introduce la serata: “Italia-Kurdistan: una storia di solidarietà dal basso”

Ore 18.20: presentazione del libro: Il Vento ha scritto la mia storia (Edizioni La Meridiana, Molfetta), interviene l’autore Benyamin Somay in dialogo con Rossana Lombardi, studentessa della scuola Holden e volontaria nei villaggi intorno a Diyarbakir nell’ambito di uno scambio giovanile nel mese di settembre di quest’anno

Quando sarò vecchio racconterò anch’io una storia ai miei figli. Di questa storia al momento conosco solo l’inizio. La fine non è stata ancora scritta.

Ore 19.00: Alberto Sanna, vicepresidente dell’associazione Servizio Civile Internazionale, da due anni attiva nel contesto del kurdistan turco in collaborazione con associazioni locali: “Due anni di scambio e di volontariato fra l’Italia e il Kurdistan”.

Ore 19.20: Umut Suvari, presidente dell’associazione Youth and Change, basata a Dyiarbakir: “L’attivismo internazionalista e il suo impatto nel contesto curdo”

Ore 19.45: Carlo, un volontario italiano a Diyarbakir, Berfin, una volontaria kurda a Roma, due esperienze a confronto

Ore 20.00: Aperitivo curdo (a offerta libera).

Esposizione della mostra fotografica

YAZIDI’S EYES – Le fotografie delle ragazze e dei ragazzi Yazidi nel campo profughi di Fidanlik – ottobre 2016

Qui il link all’evento.

Lezioni d’inglese a Diyarbakir: testimonianza del progetto Yazidi’s Voice [P.te II]

Lezioni d’inglese a Diyarbakir: testimonianza del progetto Yazidi’s Voice [P.te II]

Pubblichiamo il seguito della testimonianza di Cherif, volontario lungo termine attualmente in Turchia, partito nel contesto del progetto Yazidi’s Voice per l’avviamento di corsi di lingua inglese per i/le bambini/e di Sur (quartiere centrale di Diyarbakir) e per quelli/e Yazidi rifugiati in Turchia, ospitati al momento nel campo di Midyat.

Cene per l’iftar, inviti a visitare la città, lezioni. È così che sta proseguendo la mia splendida esperienza qui a Diyarbakir. Ogni giorno è un’esperienza nuova, ogni giorno faccio la conoscenza di persone nuove. È come se vivessi qui da tutta una vita!  Forse questa sensazione è data dal fatto che qui le persone sono super calorose e cordiali? Direi proprio di sì!

Essendo l’unico straniero presente in città, tutti e tutte mi domandano continuamente: ma cosa ci fai qui? Cosa ti porta in quel di Diyarbakir? Si sente proprio che è da un sacco di tempo che i turisti, stranieri e locali, non si fanno più vedere da queste parti. Questo in seguito ai bombardamenti del 2016, che hanno causato la rovina del turismo che caratterizzava questa città, e tutto ciò che ne consegue.
Un ragazzo mi dice: «Ci vogliono più persone come te qui, che portino un po di umorismo, di cambiamento!» Sono super onorato per queste parole che mi riempono il cuore.

Il ramadan prosegue alla grande, ormai siamo verso la fine ed il caldo si fa sempre più sentire. Ho cominciato, oltre alle lezioni di inglese (ormai molto frequentate), ad organizzare anche delle lezioni di italiano. È buffo sentirli parlare italiano, soprattutto con un accento del tutto nuovo alle mie orecchie. Favolosi!

Sono stato a Midyat, distante un’ora di autobus, dove si trova il campo in cui risiedono curdi e siriani. Da come mi dice Jamal ed il suo amico, che vivono all’interno del campo, la situazione è veramente brutta. Da esterno, non è possibile accedervi in nessun modo. Non vengono distribuiti i pasti, i rifugiati ricevono 100 lire al mese per sopravvivere. All’interno del campo è presente un piccolo market che fa enormi profitti sulle persone, poiché non è possibile acquistare cibo fuori e introdurlo all’interno della struttura. La libertà di uscire dal campo viene concessa una volta alla settimana, sempre che venga concessa. Problematiche interne tra curdi e siriani non ce ne sono. Grazie alla raccolta effettuata dal Servizio Civile Internazionale, abbiamo ricevuto fondi sufficienti per acquistare latte e biscotti per i 170 bambini neonati o molto piccoli (la fascia d’età varia da l’1 ai 3 anni) presenti a nel campo di Midyat.

Allo Youth and Change Association, invece, sono iniziati anche i lavori di ristrutturazione e di abbellimento del centro. Pittura, amici, musica. Momenti di condivisione utili a capire ancora di più la situazione locale e le problematiche presenti. Assieme agli amici dell’organizzazione, abbiamo anche festeggiato il compleanno di Sevda, una delle volontarie che, non dico gli anni, è cresciuta.
L’esperienza prosegue!!

Lezioni d’inglese a Diyarbakir: testimonianza del progetto Yazidi’s Voice

Lezioni d’inglese a Diyarbakir: testimonianza del progetto Yazidi’s Voice

Presentiamo la testimonianza di Cherif, volontario lungo termine attualmente in Turchia, partito nel contesto del progetto Yazidi’s Voice per l’avviamento di corsi di lingua inglese per i/le bambini/e di Sur (quartiere centrale di Diyarbakir) e per quelli/e Yazidi rifugiati in Turchia, ospitati al momento nel campo di Midyat.

Sono arrivato il 17 Maggio in quel di Diyarbakir. Visto che le lezioni sarebbero cominciate il 21, ho passato quattro giorni ad ambientarmi, cercando di capire la situazione locale e le problematiche che ci sono, oltre che a conoscere la zona. La situazione sembra tranquilla anche se le persone sono stanche, paurose del proprio futuro e di quello che succederà nei mesi a venire. Tutto è un punto interrogativo qui, non sanno cosa gli succederà. La zona è molto controllata dalla polizia e dai militari con moltissimi posti di controllo. Tutto è però quieto.

Il 21 di maggio sono iniziate le lezioni, con la mia prima lezione conoscitiva degli studenti nel centro di Umut. Il livello generale è elementare, per lo più. Ho diviso gli studenti in due classi, beginner e intermedi: il martedì e il giovedì la classe intermedi dalle 16 alle 18, mentre sabato e domenica (sempre dalle 16 alle 18) c’è la classe beginner. Ho iniziato anche a lavorare presso il Cultural Center dove i bimbi e le maestre mi hanno subito accolto e coccolato. Favolosi. Mercoledì, giovedì e venerdì, dalle ore 12.30 alle ore 16, mi diletto a giocare con i bimbi e fare attività, mentre sabato e domenica lezione di inglese. Al mattino dalle 10 alle 12 insegno inglese agli insegnanti, mentre nel pomeriggio dalle 13 alle 15 svolgo le lezioni ai ragazzini.

Tutto procede tranquillo e nel migliore dei modi. Ho conosciuto tante persone meravigliose, e ne conoscerò altrettante. Essendo l’unico straniero in città e per di più l’English Teacher sono super adorato. È anche cominciato il mese del Ramadan qui a Diyarbakir e anche io lo osservo, per cercare di coglierne ogni sfumatura e conoscere appieno la cultura locale; ogni sera, apprezzo il cibo locale all’iftar (orario in cui il sole cala e si può mangiare): faccio la fila nella piazza principale della città dove è stata posizionata una tenda in cui viene effettuata la distribuzione gratuita del cibo in vassoi. Anche se trovare posto non è assolutamente facile, e benché meno fare la fila (visto che bisogna aspettare 30 minuti prima di poter varcare l’ingresso della tenda), lo sforzo viene sempre ripagato dalle stesse persone che, una volta seduto di fronte a loro, ti accolgono e ti trattano come da pari – anche se non ci si intende non parlando la stessa lingua!

Scambio giovanile “Intercultural Learning” a Diyarbakir: call aperta

Scambio giovanile “Intercultural Learning” a Diyarbakir: call aperta

SCI-Italia cerca 1 partecipante per lo scambio giovanile “Intercultural Learning” che si terrà a Diyarbakir (Turchia) dal 3 al 14 settembre 2017.

42 partecipanti provenienti da Spagna, Italia, Portogallo, Bulgaria, Latvia, Turchia e Germania lavoreranno insieme all’ideazione di progetti di educazione non formale e sostenibile per bambini e bambine, sui metodi e le pratiche per organizzare e realizzare tali progetti in ottica interculturale. L’obiettivo è di formare i/le partecipanti sia sulla teoria che nella pratica; proprio per questo, sono previsti due giorni di progetto educativo interculturale con circa 80/100 bambini/e di un villaggio curdo adiacente, durante i quali i/le partecipanti allo scambio vivranno nel villaggio come ospiti di alcune famiglie e affiancheranno la popolazione locale nelle attività quotidiane (di raccolto, vendemmia, sfornare il pane, mungitura delle capre, etc.).

I/le partecipanti devono avere un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. È consigliato aver avuto precedenti esperienze con i bambini, per poter così condividere con gli/le altri/e partecipanti le proprie conoscenze e competenze.

Per partecipare, è necessario sottoscrivere la quota di tesseramento SCI (20 euro) e il versamento di ulteriori 20 euro di assicurazione sanitaria.

Tutte le spese di viaggio sono rimborsate, entro il limite specificato nella call.

Candidarsi: inviare CV e lettera di motivazioni a nordsud@sci-italia.it entro il 16 agosto.

Leggi qui la call completa.

Solidarietà con i bambini e le bambine curde di Sur: un campo a Diyarbakir

Solidarietà con i bambini e le bambine curde di Sur: un campo a Diyarbakir

Da l’8 al 18 giugno 2017 un campo a Sur, uno dei distretti della provincia di Diyarbakir, in Turchia.

In questo luogo, un duro conflitto (quasi una guerra civile) tra i giovani curdi e le forze di sicurezza turche si è perpetrato per mesi. Durante i 103 giorni di coprifuoco e scontri armati, centinaia di persone hanno perso la vita, migliaia la propria casa, centinaia di edifici sono stati ridotti in rovina e più di 10.000 bambini non sono potuti andare a scuola per mesi.

Il campo sarà realizzato in collaborazione con l’associazione Youth and Change Association, la quale da anni lavora per incrementare il senso di appartenenza della popolazione alla città, promuovendo percorsi di partecipazione alla vita cittadina, con particolare riguardo all’integrazione sociale di donne e bambini/e.

I/le volontari/e lavoreranno all’organizzazione di un workshop della durata di 10 giorni su “Linguaggio, Giochi Tradizionali di Strada e di Ritmo” per i bambini e le bambine di Sur. Idee e consigli da parte dei/delle volontari/e saranno ben accetti per immaginare e strutturare anche altre attività, pensate a partire dalle proprie competenze.

La parte studio del campo sarà focalizzata sulla conoscenza della storia della popolazione curda, in particolare legata al contesto di Sur.

Questo campo di lavoro si inserisce nel progetto più ampio Yazidi’s Voice, sostenuto da tante e tanti attraverso la campagna di crowdfounding, che ha come obiettivo il supporto e la difesa del diritto allo studio della lingua inglese delle bambine e dei bambini presenti nel campo profughi. La presenza di un/a volontario/a lungo termine sarà garantita in loco, per permettere la realizzazione di tale progetto.

La lingua del campo sarà l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Call aperta per un/a volontario/a di lungo periodo a Diyarbakir, sud-est della Turchia

Call aperta per un/a volontario/a di lungo periodo a Diyarbakir, sud-est della Turchia

Il Servizio Civile Internazionale Italia (SCI Italia), in collaborazione con l’associazione Youth and Change Association, ricerca un/a volontario/a che svolga un periodo di volontariato a lungo termine di due mesi a Diyarbakir, nel sud-est della Turchia, con partenza immediata tra il 15 e il 20 maggio 2017.

Questo progetto è stato reso possibile grazie alla campagna di crowdfunding “Yazidi’s Voice” avviata dallo SCI Italia nei mesi scorsi e volta alla raccolta di una somma di denaro finalizzata all’avviamento di corsi di lingua inglese sia per i bambini di Sur, quartiere centrale di Diyarbakir, sia per quelli Yazidi rifugiati in Turchia ed ospitati al momento nel campo di Midyat.

Durante il periodo di due mesi, il/la volontario/a svolgerà attività di insegnamento della lingua inglese nel quartiere di Sur, affiancato/a da personale specializzato locale, con l’organizzazione di corsi rivolti sia a bambini in età pre-scolare e scolare che ad adolescenti. Supporterà inoltre Youth and Change Association nell’organizzazione di un campo di volontariato SCI, che accoglierà volontari internazionali con il fine di supportare lo svolgimento dei corsi di lingua inglese. Accompagnerà, infine, i membri di Youth and Change Association al campo rifugiati di Midyat, al fine di consegnare materiale di cancelleria per i bambini Yazidi ospitati nel campo.

 
REQUISITI RICHIESTI:

  • buona conoscenza della lingua inglese, sia parlata che scritta
  • buona conoscenza del contesto socio-politico dell’area
  • buone doti comunicative e di relazione
  • buone doti di scrittura di report e articoli, sia in italiano che in inglese
  • ottima capacità di lavorare a stretto contatto con bambini e adolescenti
  • ottima capacità di lavorare in contesti difficili e sotto pressione

Il/la volontario/a selezionato/a dovrà partecipare obbligatoriamente ad una formazione organizzata dal Servizio Civile Internazionale, in date e luogo da concordare.

 

CONDIZIONI ECONOMICHE:

A carico del/la volontario/a:

  • biglietto aereo a/r Italia-Diyarbakir
  • 20 euro di tesseramento annuale al Servizio Civile Internazionale

A carico del progetto:

  • polizza assicurativa sanitaria
  • spese di alloggio nella guest house di Youth and Change Association (Diyarbakir)
  • un pocket money mensile di 150 euro

Per candidarsi, inviare CV e Motivation Letter, entrambi in lingua inglese, all’indirizzo nordsud@sci-italia.it entro e non oltre domenica 7 maggio.

 

Il giorno della memoria: storie di Kurdistan, Yazidismo e genocidi

Il giorno della memoria: storie di Kurdistan, Yazidismo e genocidi

Crowdfunding – Dal 27 gennaio, in coincidenza con il Giorno della Memoria, al 25 marzo, in occasione del Newroz, capodanno curdo, sarà aperto un crowdfunding, ovvero un processo di raccolta fondi dal basso. Tutte le informazioni sono contenute sul sito www.yazidi.it, legato alla pagina FB Yazidi’s Voice.

Sarà possibile donare in due modalità differenti: attraverso la piattaforma per i pagamenti gofundme.com oppure di persona, nel corso degli eventi di presentazione del progetto.

Il progetto di crowdfunding.  Da circa un mese le bambine e i bambini ospiti del campo di Findalik, gestito dalla Municipalità Metropolitana di Diyarbakir, sono stati forzosamente spostati presso il campo governativo Afad di Madyat. La regolamentazione del nuovo campo è diversa da quella precedente: ai rifugiati è consentito uscire solo il lunedì e non sono permesse visite di soggetti esterni.

L’obiettivo principale del progetto diviene, quindi, sfruttare nella sua interezza quell’unico giorno della settimana per garantire ai bambini yazidi la possibilità di andare a scuola di lingua inglese. Uno strumento che, nel contesto politico e sociale in cui sono inseriti, può fare la differenza in termini di prospettive di lavoro, di consapevolezza e di libertà personali. Il progetto pilota della scuola avrà durata di tre mesi, e sarà implementato in una casa individuata nel paese di Midyat, con caratteristiche strutturali compatibili alle esigenze del progetto.

La realizzazione del progetto sarà affidata a due volontari a lungo termine, uno locale e uno internazionale, previa selezione, a cui si aggiungeranno altri volontari coinvolti in campi di volontariato internazionale. Questi ultimi saranno di supporto alle attività collaterali con le bambine e i bambini e al loro coinvolgimento nelle stesse, alla preparazione dei pasti, cosicché la scuola si possa trasformare in un momento di festa con ragazze e ragazzi internazionali.

Obiettivo conseguente saranno i bambini curdi residenti nel paesino, cui verranno dedicate le altre giornate a disposizione.

Ringraziamenti. Nel corso degli eventi sarà allestita una mostra con alcune fotografie scattate nel corso dei diversi campi realizzati a Diyarbakir: chi donerà una cifra superiore a 10 euro, riceverà in regalo una fotografia. Chi invece donerà una cifra superiore a 50 euro, riceverà come ringraziamento speciale una lettera da parte dei bambini yazidi rifugiati.

 

Eventi. Gli eventi di lancio e presentazione del crowdfunding sono:

27.01.2017  presso il centro culturale artistico Macao (via Molise, 68 – Milano) per il lancio della campagna

19.02.2017, h17.30,  presso lo spazio culturale giovanile La Dogana (via Dogana, 2 – Milano)

05.03.2017, h20.00,  presso Ostello Bello (via Medici, 4 – Milano)

25.03.2017  presso il centro culturale artistico Macao (via Molise, 68 – Milano) per la chiusura della campagna

  • in corso di aggiornamento

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IL CAMPO RIFUGIATI DI FIDANLIK

Immagini di novembre 2016. A 20 minuti dalla città vecchia, superate le colorate insegne del nuovo centro, attraversato il disordine dei piccoli centri abitati e le loro piccole moschee, costeggiati i segni dalla evidente presenza militare turca, il campo. Lambito dal fiume Tigri, omaggio di civiltà, e immerso nel verde.
Si giunge all’ingresso, un cancello arrugginito di qualche metro tra alte e spesse mura coperte di filo spinato. Dentro, si intravedono le tende chiare che ospitano rifugiati curdi yazidi provenienti dalla regione di Sinjar, o Shingal, in Iraq. 1.500 persone approssimativamente, perché nuovi arrivi e partenze caratterizzano ogni giorno, divise in nuclei familiari da cinque a otto persone che hanno diritto a tre tende, adibite a cucina, soggiorno e stanza da letto.
All’ingresso ci sono alcune piccole strutture sede delle attività e pochi metri oltre cominciano lunghe file di tende, larghi cavi ne portano l’elettricità dai generatori isolati da sacchetti di plastica. A un’estremità ci sono campi da gioco, quasi inutilizzati, che, insieme alle altre infrastrutture, stanno deteriorandosi.
Le pietre della strada sono rosicchiate dall’erba ingiallita e dalla terra, sul percorso ci sono delle aree dedicate all’orto, gestite dalle famiglie che ne hanno volontà. All’interno, equidistanti, ci sono dei negozi di alimentari aperti da ospiti stessi del campo, ad aggiunta delle derrate alimentari distribuite a cadenza mensile – secche – e settimanale – fresche – dalla Municipalità Metropolitana di Diyarbakir, che ne ha in capo la gestione. Affidata a un’ONG turca che impiega personale curdo, e non al governo turco direttamente, garantisce condizioni di vita più elastiche – in termini di libertà di movimento, visite, attività –, seppur a discapito di alcuni servizi e benefit presenti in altri campi.
La condizione giuridica. Al momento dell’arrivo, le autorità turche hanno consegnato a ciascun ospite un badge identificativo con un codice: chi non ha il codice corrispondente all’arrivo più recente e alla permanenza in un campo governativo, gode di meno diritti. In primis c’è rischio di essere espulsi se fermati all’esterno del campo, l’impossibilità di ottenere il riconoscimento dello Status di Rifugiato e di spostarsi dalla Turchia verso l’Europa: ovvero, il blocco di ogni possibile evoluzione del proprio percorso.
Ciascun ospite ha diritto a sole 65 lire turche (circa 20 euro) al mese e non ha i documenti adeguati a lavorare regolarmente, condizione incentivante del lavoro nero malpagato. Alcuni lavorano nei campi di cotone limitrofi e vengono pagati una decine di lire al giorno (circa 3 euro).
I minori ospiti del campo sono un terzo del totale, non viene loro garantita alcuna forma di tutela e le attività a loro destinate sono poche: non hanno diritto di accesso alla scuola, a Diyarbakir, e la regola dell’autogestione si rivela quella vincente.
I genitori si prendono cura di tutti, i figli maggiori si prendono cura dei più piccoli. Tra questi, c’è J., un ragazzo di 23 anni con il volto cresciuto dagli eventi recenti, alto e spesso, capelli e occhi neri: parla inglese e l’ha messo a disposizione.
La scuola di inglese – S., una ragazzina di dodici anni, alta e snella, il viso delicato, i capelli lunghi raccolti in uno stretto chignon color nocciola come gli occhi e le lentiggini, ascolta la lezione con entusiasmo; M., occhi e capelli di suo fratello J., traspare dolcezza, sensibilità e una gran necessità di attenzioni; M., dieci anni di furbizia, ha i capelli rossi e gli occhi azzurri, saltella qua e là trovando modi per “truffare” ai giochi; A., basso e minuto, gli occhi verdi svegli e attenti, i capelli lisci fino alle orecchie, canta dolorose canzoni tradizioni curde.
Sono trenta, tra gli 11 e i 14 anni, equamente e visibilmente divisi tra maschi e femmine, provenienti da una scolarizzazione in lingua araba. J. fa lezione tutti i giorni per un paio d’ore, al confine della stanchezza di bambini abituati a non andare quotidianamente a scuola.
E’ una classe silenziosa, attenta, pronta ad assimilare quello che verrà loro insegnato dall’insegnante, piena di energie che vengono quotidianamente dimenticate. Hanno un gran bagaglio lessicale, ma difficoltà di pronuncia per la poca pratica. Tra di loro ci sono due ragazze che, tra autonomia e dedizione personale, hanno raggiunto un livello di inglese sufficientemente alto da poter coadiuvare J. nell’insegnamento agli altri bambini.
Loro rafforzano la speranza di J. per cui, nonostante tutto, si renda loro possibile raggiungere l’Europa in possesso di alcuni strumenti utili, come la lingua.

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YAZIDISMO

L’angelo pavone. La fede religiosa Yazida viene da qualcuno definita come composta da “adoratori del diavolo” ed è ancora elencata tra le sette musulmane seppur non abbia praticamente nulla di islamico. Credono che “Dio il creatore del mondo, ma non il suo conservatore” perché la “conservazione tocca ai sette angeli divini, principale fra i quali Malak Taìa’us ‘l’angelo pavone’, simbolo dell’immortalità e del sole”.
Il giorno della settimana da loro considerato sacro è il mercoledì e il nuovo anno inizia il secondo mercoledì del mese di aprile che si concretizza in una grande festa.
Il popolo curdo yazida, uno fra i più antichi della Mesopotamia, è stato vittima di 74 genocidi, destinati a diventare un centinaio con quelli ufficiosi, per una stima di circa 700.000 morti.
L’ultimo inconcluso genocidio – È il tre agosto 2014 quando l’ISIS avanza un forte attacco alla regione di Shingal, e nella provincia di Nineveh, nel Kurdistan iracheno. La prima, residenza di 360.000 yazidi, viene sottoposta a pieno controllo mentre la seconda, territorio di altri 200.000 cade sotto un controllo parziale. 3.000 persone sono morte e altrettante sono state rapite: gli uomini sono stati trucidati, i bambini sono stati convertiti forzosamente e indottrinati alla violenza dell’ISIS per divenirne soldati, le donne e le bambine soggette a stupri e torture. Di queste, vendute come schiave sessuali in altre regioni, dozzine sono state uccise e molte altre si sono tolte la vita.
Circa 500.000 yazidi, ovvero circa il 90% della popolazione locale, si trovano sfollati perché le loro case sono state distrutte. Nell’ostico processo di evacuazione delle città e di spostamento nelle regioni curde in Iraq, in Turchia e in Siria, bambini e anziani sono morti a causa della disidratazione o degli stenti. La maggior parte è stata accolta in campi per rifugiati, seppur privi dell’assistenza adeguata ai traumi subiti, mentre tanti sono costretti a dormire in strada o all’interno di edifici abbandonati: tra le categorie più vulnerabili, 20 rifugiati muoiono ogni giorni di fame o malattia.

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IL GIORNO DELLA MEMORIA

Derivazione. Se si intende “la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico”, il “genocidio è un crimine che tutto il mondo civile condanna”: dalle parole di Lemkin del 1944 alla legge internazionale riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1946.
Dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz – motivazione originaria per cui è stato istituito – il suo significato è stato poi esteso – deve essere esteso – inevitabilmente esteso ad altri atroci eventi corrispondenti alla definizione.
Yazda.org – Sul sito dell’organizzazione si legge: “We have seen such ethnic “cleanings” before. The Jewish people, historically persecuted time and again, were killed by the millions in the Holocaust before the international community began to provide assistance. […] The Yazidi population in already low: estimated at a mere 700’000”. E chiarisce le specifiche per cui il caso yazida va trattato da genocidio perché mandanti ed esecutori possano essere perseguibili secondo il diritto internazionale.
Ad agosto 2016 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria, istituita dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nell’agosto 2011 dichiara che il genocidio yazida è in atto.

 

 

1 Left.it/2016/06/16/genocidio-degli-yazidi-sostiene-lonu-ecco-la-storia-del-popolo-oppresso-dallisis
2 yazda.org
3 yazda.org
4 pp 41-54 “STATI ASSASSINI. La violenza omicida dei governi” di Rudolph J. Rummel^
5 Abbiamo già visto pulizie etniche prima. Il popolo ebreo, storicamente perseguitato, è stato ucciso in milioni durante l’Olocausto prima che la comunità internazionale provedesse ad assistenza […] La popolazione yazida è ancora bassa: si stima una mera somma di 700’000 (individui).
6 Per atto e commento: festivaldirittiumani.it/commissione-onu-genocidio-yazida-atto

Campo di volontariato a Diyarbakir: in cucina per i bambini della guerra

Campo di volontariato a Diyarbakir: in cucina per i bambini della guerra

Dal 14 al 23 marzo, un campo di volontariato a Diyarbakir, nella Regione Curda della Turchia, con l’obiettivo di raccogliere insieme fondi per i bambini dell’area, cucinando insieme piatti internazionali da vendere poi a Sur, il centro antico della città.

Il denaro raccolto verrà utilizzato per acquistare materiali per i centri dell’infanzia di Sur e alimenti per i bambini yazidi dei campi profughi di Diyarbakir.

Dopo il duro attacco dell’ISIS ai curdi yazidi del Sinjar, nel Kurdistan iracheno, migliaia di loro sono fuggiti, cercando riparo in Turchia. In molti hanno rifiutato di essere sistemati nei campi profughi gestiti dal governo turco che ospitano siriani, perché convinti che siano legati allo Stato Islamico ed essendo spaventati dai simboli islamici presenti in quei campi. Gli yazidi sono stati così alloggiati nei campi gestiti dalle municipalità curde. Da settembre 2016, però, decine di co-sindaci curdi sono stati arrestati e gli yazidi non hanno più potuto rifiutare il trasferimento nei campi profughi del governo turco, dove soffrono di una grave carenza di cibo.

Prima di iniziare le attività, i volontari e le volontarie parteciperanno a incontri preparatori focalizzati sulla situazione della popolazione curda, con indicazioni su come lavorare con i bambini nel corso del campo di volontariato.

Alloggio: la guest house di Youth and Change Association, partner curdo di SCI-Italia, distante dieci minuti a piedi da Sur.

Per partecipare al campo non è richiesto alcun requisito specifico, ma se sei un/a bravo/a cuoco/a sarà molto apprezzato.

Note: Tutti gli ingredienti principali saranno forniti dall’Associazione, ma i volontari e le volontarie sono caldamente invitati a portare alcuni ingredienti tipici del proprio paese.

Per partecipare al campo, sarà necessario accordarsi con SCI-Italia per un incontro di formazione pre-partenza. Se interessati, scrivere a nordsud@sci-italia.it.

Leggi qui la scheda completa del campo.

Kurdistan, bambini del Sur e bambini del Sole: il racconto di Francesca

Kurdistan, bambini del Sur e bambini del Sole: il racconto di Francesca

Il racconto della volontaria Francesca Fulgoni, che nell’ottobre 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI nel distretto di Sur e nel campo profughi di Fidanlik, Diyarbakir. Il progetto prevedeva giochi di strada e laboratori con i bambini.

Bambini del “Sur” e bambini del “Sole”

Sono partita per il campo di volontariato a Diyarbakir, senza quasi conoscerne la posizione. Sì Turchia, ma dove? Sì Kurdistan, ma dove? Diyarbakir, “Amed” in curdo, città centrale della Regione Curda, si trova a sud-est della Turchia, vicino al confine siriano ed iracheno. Da secoli terra di conquiste, è bagnata dal fiume Tigri. Avevo sentito racconti di amici venuti più di una volta a fare campi di volontariato. Avevo visto un breve video-collegamento, durante la formazione dello SCI, dove i volontari e il coordinatore del campo curdo parlavano della situazione, dell’accoglienza, della condivisione, dei diritti umani.

Avevo sentito parlare dei curdi, ma non avevo mai approfondito l’argomento. Tra le mille cose da fare, non ci può stare tutto tutto. Ma il tutto ora mi incuriosiva: chi sono i curdi? Come vivono?

Così ho deciso, all’ultimo momento, di partire per il campo. E infatti sono stata l’ultima dei volontari ad arrivare, ma che accoglienza!

All’uscita dell’aeroporto di Diyarbakir, nuovo di pacca, mi sono ritrovata con due ragazzi curdi, con poche parole di inglese e un volontario italiano che mi ha subissato di informazioni per tutto il tragitto dall’aeroporto alla guest-house, mentre io guardavo fuori dal finestrino, cercando di capire dove fossi atterrata. Lungo la strada abbiamo incontrato dei posti di blocco. Ho pensato che lo stato di emergenza post tentato golpe del 15 luglio si facesse sentire. In realtà, non è solo quello. In questo angolo di Turchia le tensioni sociali sono sempre state alte. Una guerra civile si è svolta nel centro di Diyarbakir tra dicembre e marzo del 2015, è durata per più di 100 giorni.

Arrivata nella guest house, c’erano tutti gli altri volontari ad aspettarmi per la cena. Tutti molto più informati di me sulla situazione, sulle condizioni. Io ascoltavo e mi guardavo intorno per capire dov’ero e con chi avrei trascorso i prossimi dieci giorni, 24 ore su 24. È un campo sperimentale, i volontari erano solo italiani. Sei in totale, compresa me. Un gruppo bello variegato per età e per esperienze.

Cosa si doveva fare al campo? Un lavoro di animazione con i bambini: per metà del campo saremmo stati con i bambini del “Sur” e per l’altra metà con i bambini del “Sole”. Chi sono questi bimbi?

I bambini del “Sur”

I bambini sembrano sempre tutti uguali, nella loro innocenza e voglia di vivere. I bambini del “Sur” abitano nel centro storico di Diyarbakir, ricco di moschee, chiese armene, mercati, caravanserragli, negozi, caffè e abitazioni storiche, ma anche molto popolari. Il Sur è stato il centro delle lotte di inizio anno. Ora circa un quarto della città vecchia è chiusa, disabitata, circondata da barricate e sorvegliata. Gli abitati sono stati “sgomberati” e non è ancora chiaro che cosa ne sarà di quella parte della città. Fa un certo effetto camminare lungo la via del centro della città con gente che si muove come formiche, di qua e di là, e vedere tanto controllo, filo spinato e zone completamente chiuse. Pensare che lì ci abitavano famiglie intere, mentre ora non possono più vivere dove sono nati. Lo chiamano lo stato di emergenza. Forse io non ne ho mai vissuto uno e non so bene di che cosa parlo, ma mi è sembrato tutto molto strano, un po’ surreale. Mi è sembrato tutto molto ingiusto.

Gli insegnati e poi i bambini ci hanno accolto con sorrisi e voglia di condividere, di stare insieme. Abbiamo giocato con loro a “un due tre stella”, abbiamo giocato con loro con la polaroid scattando foto alle cose a loro più care. In molti hanno scelto la loro maestra. Abbiamo dipinto il muro del giardino del centro con un murales collettivo, ideato dai più artistici del gruppo, che rappresentava tanta gente, un arcobaleno, degli alberi, un sole e la scritta “aşîtî”, che in curdo vuol dire “pace”. Sulle magliette della gente del murales erano dipinte le lettere dell’alfabeto curdo:  î, ê, û , Q, X, W. Lettere che per anni sono state proibite, come la lingua curda.

Spero sia piaciuto a loro come è piaciuto a me. Spero che in mezzo alla guerra che hanno vissuto, i sorrisi di gente lontana, ma in fondo uguale a loro, con la semplice voglia di stare insieme e condividere il tempo, gli rimanga di ricordo. A me rimarrà di sicuro, insieme agli anelli donati come regalo dalle bimbe.

Durante il nostro campo il sindaco e cosindaco di Diyarbakir sono stati arrestati. Se lo aspettavano. Dopo il tentato golpe del 15 di luglio, sono state arrestate molte persone in Turchia: giornalisti, professori, esponenti politici. Abbiamo visto la città “scossa”, arrabbiata e turbata. Mentre camminavamo per la città, probabilmente tra i pochi stranieri presenti, le polizia ci ha fermato, ripreso e fotografato, oltre ad aver eseguito il consueto controllo dei passaporti. Ci hanno chiesto se eravamo giornalisti. Ci hanno lasciati andare, noi eravamo dei semplici volontari. Rimaniamo però testimoni, nostro malgrado, di quello che hanno visto i nostri occhi.

I bambini del “Sole”

I bambini yazidi del campo profughi di Fidanlik(1), vicino a Diyarbakir, vengono dal Sinjar, Kurdistan Iracheno. Sono stati afflitti dall’ennesimo genocidio condotto dalle forze dell’ISIS il 4 agosto del 2014. Di genocidi nei loro confronti ne hanno contati ben 74, negli anni. Sono riusciti a scappare dalle loro terre durante l’estate, sotto 45° di caldo. Li chiamano i bambini del “Sole”, in riferimento a una delle divinità yazide.

Ci hanno detto che sono quattrocento i bambini del campo. Molti di loro vogliono imparare l’inglese, guardano al futuro. Alcuni di loro, conversando con me in inglese, mi raccontano che hanno iniziato a impararlo da soli, non c’è scuola per loro. Jamal, un ragazzo del campo, ha iniziato a fare lezioni di inglese, in maniera informale ma molto partecipata. Siamo andati ad animare un po’ le sue lezioni. Abbiamo creato, disegnando una ad una le carte, un piccolo memory con vocaboli in inglese. Non avevamo considerato che i tavoli della scuola erano di vetro e più che giocare, dopo la lezione di vocabolario d’inglese, mi sono ritrovata a rimproverare i bimbi che si chinavano con 5mila scuse differenti sotto il tavolo, a sbirciare le carte. Erano molto belli!

Durante una pausa nel giardino retrostante, vedo in lontananza una ragazza bellissima, seduta da sola ad un tavolo di legno. Dopo pochi minuti mi si avvicina, due occhi scuri, profondi ed intensi mi guardano. Inizia a parlare lei, si presenta, mi chiede il mio nome, con un modo di fare maledettamente naturale. Lo stesso modo di fare che ho ritrovato in molti volti curdi incontrati. Mi racconta che viene da Sinjar, è venuta al campo per pochi giorni a trovare i sui genitori che vivono qui. Poi tornerà in Iraq a lavorare per una ONG che sostiene le persone rimaste là. Lei ha imparato l’inglese da sola. Lo parla stupefacentemente bene. Mi racconta che lavora con le donne catturate dall’ISIS e poi liberate. Mi racconta, mi racconta che un giorno una donna le chiede un favore, uno solo. Le chiede: “Possiamo ballare insieme?”. Durante la cattura non si poteva cantare, non si poteva ballare, non c’era musica, era tutto vietato. Voleva ballare per liberarsi, come se fosse stata morsa dalla tarantola, come se la musica e le canzoni fossero state il suo sangue, la sua vita. Voleva dimenticare e rinascere.

I bambini giocavano con noi. Gli abbiamo lasciato le fotocamere e si sono divertiti. Le foto fatte da loro, sono bellissime.

 

Al ritorno, più confusa che mai, sull’aereo verso casa, pensavo. Pensavo a come la libertà di espressione sia un diritto umano fondamentale. Pensavo che impedire a un popolo di esprimersi con la sua lingua e con le sue tradizioni sia un crimine. Qui la cultura tramandata parla di cantastorie, parla di musica, di canzoni, di danze, una cultura orale nata prima di Cristo. La religione yazida è antecendente la nascita di Gesù. È come se a un Fiorentino togliessero Dante e la cupola di Brunelleschi, ai Romani il Colosseo e i filosofi antichi e così via… È come se togliessero le radici al nostro albero.

Terra di conquiste, terra di gente che è abituata a lottare e resistere per salvaguardare la propria identità e riconoscerne il diritto a tutti gli essere umani.

(1) Oggi il campo profughi è stato delocalizzato. Per approfondire: http://www.uikionlus.com/la-delocalizzazione-degli-yazidi-nel-campo-di-fidanlik/

“Kurds have no friends. But mountains”: an article by Umut Suvari

“Kurds have no friends. But mountains”: an article by Umut Suvari

In 2014 when the World just started to hearing and suffering from ‘savagery stories’ of ISIS, Kurdish people felt it right in their hearts because of the massacre/genocide attempt of Yazidis from Sinjar, Iraq and Kobanê, Rojava Kurdistan. Kurdish people from Kobanê had a chance of self-defence but unfortunately Yazidis neither have that chance for self-defence nor they were protected by the Kurdistan Region of Iraq security forces. Yazidis were left alone. Thousands were killed, thousands more girls and women were kidnapped as slaves, and hundreds of thousands were forced to flee.

Yazidis have been facing massacre and genocide attempts (ISIS attack was accepted as 74th genocide attempt by Yazidis). Because of this, all Kurdish people felt so ashamed not being able to protect them. However, Yazidis have such an important position as still keeping old Kurdish beliefs, cultures, traditions etc. Therefore we, as Kurdish people, accepted it as cultural genocide attempt. That’s why, when Yazidis came to Turkey, all Kurdish people try to help and show the solidarity with them.

Many Yazidis didn’t want to be settled in Syrian refugee camps run by Turkish government. Because they believe that those in the Syrian camps are affiliated with the Islamic State and they are scared of Islamic symbols there. Their historical and current memories of these symbols were still haunting them. So, they have been settled in the camps of the municipalities run by the pro-Kurdish party.

Because of they rejected to stay in the governmental refugee camps, Yazidis have not been given a legal status (“refugees” or “persons benefiting from temporary protection”) by the Turkish government. They have been supported only by Kurdish municipalities and by Kurdish people, NGOs, and international organizations.

When they came to Diyarbakir in 2014, they were more than 5.000 people. Most of them went to the European countries and some of them back to Iraq. Currently there are 1.300 Yazidi refugees in Diyarbakir camp and as Youth and Change Association; we have been trying to support them mostly in the social and cultural fields. One of our main activities for them is with the partnership of SCI Italy. We have organized 2 international work camps (December 2015 and October 2016) with SCI Italy and SCI Catalonia. However, we organized an international youth exchange project between 30th September – 9th October 2016 in Diyarbakir. 33 participants from Italy, Germany, Bulgaria, Romania and Diyarbakir came together for 10 days. They have organized different workshops, seminars, group discussions, presentations etc. And varieties of different activities were coordinated for more than 200 Yazidi children during 3 days.

Dozens of Kurdish co-mayors have been arrested and the Interior Ministry appointed governors and sub-governors to run the municipalities since September. Unfortunately co-mayors of Yenisehir Municipality –which is mainly responsible from the refugee camp-, were arrested in the 7th December, 2016. “The new managers” have been trying to convince Yazidis to move the government camps but they are refusing go there and they said that if they have to leave from the camp, they would prefer to go to the camps in Iraq. Yazidi refugees are afraid of being sent to the government camps during the winter. As youth workers, we are trying to prevent this possibility and making this situation more visible in order to not let Yazidis suffer again (1).

It is very important for us to increase international cooperation, show more solidarity and make relationship with all World communities. The activities which SCI are doing in all around World are very respectful and valuable for us. We have worked many times during this year and we believe that we have achieved something important together. In this sense, partnership with SCI Italy is always a privilage for us.

There is a Kurdish proverb: “Kurds have no friends. But mountains”. Kurdish people believe that probably because of the have been deceived many times by sovereign Powers during their history. But, today Kurdish people don’t have mountains but also have so valuable and strong friends like great mountains. Especially our Italian friends, comrades proved it not only in Kobanê but also in Amed (Diyarbakir).

(1) Eventually the refugee camp was evacuated

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