Volontariato a lungo termine (LTV): il mio viaggio in Scozia

Volontariato a lungo termine (LTV): il mio viaggio in Scozia

L’articolo è stato scritto da Fabio Carinci, che da giugno a settembre 2016 ha partecipato a un progetto di volontariato a lungo termine (LTV) in Scozia.

Ciao! Dal 23 giugno al 1° settembre 2016 sono stato in Scozia, vicino Perth (eh sì, ce n’è anche una scozzese, oltre a quella australiana), in un luogo chiamato The Bield at Blackruthven. Venivo da un periodo di disoccupazione parecchio prolungato, cosa che solitamente prosciuga la mia voglia di mandare CV, e avevo ricevuto la segnalazione dell’esistenza dello SCI da un’educatrice presso il Centro Formazione di via San Guisto, a Milano. Con nulla da perdere e la curiosità, accompagnata alla voglia di mettermi in gioco di nuovo, mi son messo in contatto con lo SCI, ed infine sono giunto in Scozia.

Quello che ho notato nei primi giorni è che c’erano delle nuvole fantastiche in cielo, davvero enormi, che rendevano anche il paesaggio più ordinario veramente notevole…anche se quasi sempre lo rendevano piovoso! Gli scozzesi sono tipi educati e gentili, e si aspettano lo stesso anche da noi volontari/visitatori. Se poi vi piace bere liquori, in Scozia se ne trovano davvero un sacco.

Delle aree in cui potevo lavorare (pulizia dello Steading, allevamento nello Smallholding, giardinaggio nel Garden) ho scelto quest’ultimo, comprendendo diverse cose rispetto a questo lavoro, che prima ignoravo. Ho imparato che ogni stagione, oltre ad avere una sua bellezza, richiede anche differenti attività; ad esempio, ha senso rimuovere le piante indesiderate durante l’estate, mentre in inverno è meglio tenere il terreno protetto, attendendo il disgelo.

Ho davvero fatto tanto: ho aiutato George e Mike ad organizzare il Men Rite Of Passage, un rito di passaggio all’età adulta per ragazzi/uomini dai 18 ai 28 anni, spostando decorazioni e pesi e ripulendo alcune aree verdi con la scopa. Ho contribuito a organizzare il matrimonio di Gwen (spostando sedie e rami pitturati di bianco, nonché dando una pulita per terra con l’aspirapolvere) e ho aiutato a pulire, sempre con l’aspirapolvere, quando hanno allestito due mostre artistiche nell’ex-granaio. Ho poi imparato a usare la sega a mano e il trapano (anche se ho rotto una delle estensioni), relativamente alla carpenteria.

Ripensando al giardinaggio, Mike, il mio capo, mi ha fatto davvero sgobbare parecchio. Ho innaffiato piante sul retro del giardino, vicino alla tenuta di Robin e Marianne, e in piscina (e qui ho dovuto imparare ad usare il nebulizzatore per le piante tropicali; praticamente prima le innaffi, poi inumidisci le foglie con questo strumento). Ho poi tolto tantissime erbacce, nonché piante non richieste e troppo prolifere, e ho preparato i terreni dell’orto ad accogliere nuove piante, che andavo a trapiantare di persona. Ho anche aiutato il capo a mettere a dimora delle querce (chissà come saranno tra un po’ di anni!), e ho raccolto diversi tipi di frutta (ribes rosso, ribes nero, lamponi, fragole, uva spina e albicocca).

È stato tutto incredibile, anche se all’inizio mi son trovato leggermente in difficoltà, soprattutto perché scrivo e comprendo molto bene l’inglese, ma senza nessuno con cui esercitarmi faccio un po’ di fatica a parlarlo (ma con qualche film e libro in inglese, e una buona dose di osservazione, si recupera davvero in fretta).

Sono stati cordialissimi e il posto era fatto apposta per perdersi in lunghe camminate in mezzo al bosco, per stare in pace e serenità. Raccomando l’Old Gallows Road, che è un’antica via che si snoda dietro i terreni del The Bield (infatti per raggiungerlo dovevo passare dietro il recinto dove c’erano le capre). Se ci andrete anche voi, ricordate che c’è un altro pezzo della tenuta appena attraversate la strada dall’ingresso principale, e che siete comunque serviti da un bus, il 15, che fa capolinea nelle vicinanze.

Poi la Scozia è strapiena di castelli. L’unico mio rimpianto è di non aver partecipato agli Highland Games, dove avrei potuto conoscere la barbara della mia vita che mi rapiva il cuore, sigh…

Per me è stato importante anche avere un bungalow, tutto per me durante il primo mese, da dover gestire, e un pocket money, che era pur sempre un mini stipendio. Mi son divertito poi ad andare a passeggio per la Scozia, anche in compagnia di Mariana, la volontaria finlandese che è stata con me durante l’ultimo mese di lavoro.

Se tutti i progetti LTV son così belli e pieni di cose da fare e da imparare, non vedo l’ora di farne altri!

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Verso il referendum del 17 aprile: perché “Sì”

Il 17 aprile 2016 si svolgerà il referendum popolare contro le trivellazioni. L’impegno civile dello SCI

Referendum_17_aprileL’impegno civile dello SCI in difesa delle risorse naturali in quanto beni comuni costituisce per noi una scelta prioritaria che si è tradotta in questi anni nell’adesione alla campagna referendaria sull’acqua pubblica, nel sostegno alle principali lotte portate avanti a livello territoriale in Italia e all’estero: dal movimento No TAV alla campagna Patagonia sin represas (Patagonia senza dighe).

Siamo solidali con tutte le esperienze di gestione delle risorse naturali che, sfidando i modelli imposti dall’alto, prevedono un ruolo centrale delle comunità locali, una minore impronta ecologica ed un’economia che offra risposte adeguate ai bisogni reali della popolazione. Per questa ragione abbiamo organizzato campi di volontariato con i movimenti No TAV e No MUOS in Italia, così come in Cile presso una comunità mapuche il cui territorio è messo in pericolo dalla costruzione di varie dighe, esponendo al rischio di espulsione le comunità locali.

Il referendum del 17 aprile tocca tutti questi aspetti, per noi fondamentali.

“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Questo è il testo del quesito referendario. Una domanda secca e semplice, con un contenuto strettamente politico che ci interroga e ci mette dinanzi al giudizio delle generazioni che verranno. Quale futuro vogliamo scegliere?

Il passato e il presente sono già stati scelti per noi, con politiche volte allo sfruttamento delle risorse naturali fino a farle scomparire, a favore di una crescita consumista volta all’imposizione di un unico modello di vita mirato all’ottenimento di benefici economici per le elites minoritarie. Il referendum del 17 aprile, come quello del 2011, ci chiede se vogliamo andare in un’altra direzione.

Quale direzione? Una direzione che porti all’abbandono di scelte economiche legate allo sfruttamento di combustibili fossili, a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili che sia in armonia con l’ambiente circostante e le comunità locali. È di questi giorni la notizia (1) che lo scorso mese di febbraio è stato il più caldo di sempre rispetto alla media registrata nel periodo 1951-1980 per lo stesso mese. Un aumento di temperatura che deriva dall’amplificarsi dell’effetto serra, causato da gas quali l’anidride carbonica e altri che provengono da massicci processi di estrazione e produzione industriale.

Nel prossimo mese si sentiranno spesso le parole “naif” e “buonisti”, ma è davvero naif e buonista voler provare ad agire sulle cause che hanno portato  alla distruzione dei territori in cui viviamo? A noi sembra solamente la cosa più pratica e realista da fare, consapevoli che immaginare altri mondi possibili presenta un percorso lungo, tortuoso e incoerenze residuali. Vogliamo tirarci davvero indietro di fronte ad una sfida così importante? Il peggio è stato fatto, la devastazione dell’ambiente e, di conseguenza, delle persone è dinanzi agli occhi di tutte/i.

Una sfida così difficile non può essere affrontata da soli, soprattutto se il governo ha scelto la prima domenica utile per legge per indire il referendum, nel tentativo di non far decollare una campagna referendaria di massa. Un governo le cui politiche economiche puntano nettamente ai combustibili fossili, una direzione che lega le trivellazioni a largo delle coste italiane ai mai celati intenti bellici per tutelare i giacimenti sulla sponda meridionale del Mediterraneo: questo referendum e il futuro intervento in Libia sono legati dal medesimo tema. Sostenendo il primo potremo esprimere il nostro rifiuto per il secondo. Lo si può fare solamente creando una rete di solidarietà attiva in tutta Italia e che agisca sui territori.

La nostra posizione è dunque chiara. La risposta al quesito referendario non può essere che una: sì!

(1) The Guardian – February breaks global temperature records by ‘shocking’ amount

Poveglia per tutti. Storia di un’isola autogestita.

Poveglia per tutti. Storia di un’isola autogestita.

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L’isola di Poveglia, una delle tante isole che si possono trovare nella laguna di Venezia, appartiene al patrimonio demaniale dello Stato Italiano, ma è stata abbandonata da quasi 50 anni.

Poveglia x tutti nasce dall’indignazione di un gruppo di cittadine e cittadini che un giorno, leggendo un giornale al bar, scoprono che questo “polmone verde” sta per essere venduto dal demanio senza riserva d’asta e senza chiedere nessun tipo di progetto a chi l’acquista, con il rischio di diventare l’ennesima isola albergo!

L’isola negli anni è comunque stata frequentata nel tempo dai veneziani, per gite e picnic “fuori porta”, è quindi chiaro e forte il sentimento di appartenenza da parte della cittadinanza e la voglia di difendere un Bene Comune, proprietà di tutti coloro che lo vivono, lo rispettano e lo condividono senza scopi lucrativi.

L’associazione “Poveglia per tutti”, ormai arrivata a quota 4500 membri decide di partecipare all’asta, dopo aver lanciato una campagna a sostegno dell’acquisizione da parte dei cittadini dell’isola. Sono riusciti a raccogliere in un solo mese 478 mila euro, che però non sono risultati essere abbastanza, così come l’altra offerta, fatta da un imprenditore locale.

A quel punto “Poveglia x tutti” decide di passare all’azione e di iniziare a pensare ad una serie di proposte e progettualità, producendo documenti, organizzando attività sull’isola e per l’isola e prendendo la decisione di fare richiesta di una concessione demaniale dell’isola per offrire un’alternativa all’attuale stato di abbandono in cui versa e renderla un bene comune fruibile da tutte e tutti.

Ed è sulla scia di questo pensiero che domenica 27 Settembre l’associazione ha deciso di organizzare un’intera giornata a Poveglia, come era già successo un anno fa, coinvolgendo in una “tavola rotonda” alcune realtà provenienti da tutta Italia associazioni e comunità che si occupano di recupero di terre abbandonate o che si prendono cura di beni comuni, per far conoscere la realtà dell’isola di Poveglia e per rendere possibile lo scambio di esperienze per poter creare rete e provare a imparare dai successi e dagli errori di ciascuna delle realtà presenti.

La giornata è stata all’insegna dello scambio reciproco, della voglia di crescere, conoscere nuove realtà che prima non si conoscevano o avere la possibilità di approfondire alcune relazioni già esistenti; ma è stata anche un pretesto per stare insieme e godersi la bellissima isola di Poveglia, con famiglia e amici, ascoltando buona musica e mangiando del buon cibo!

Nel frattempo il tempo passa e l’offerta di gestire l’isola abbandonata di Poveglia da parte dell’associazione “Poveglia x tutti” e popolarla di attività eco-compatibili in un contesto no-profit è stata inoltrata al demanio il 6 maggio 2015.

E qui si ripropone la solita domanda: lo stato ascolterà la proposta che dei 4500 soci che hanno a cuore il destino di un’isola che sentono propria e vogliono preservare dalla speculazione edilizia e dall’abbandono?

Noi ce lo auguriamo e li sosteniamo in questa lotta di riappropriazione degli spazi di libertà, di autogestione, di cittadinanza attiva e partecipazione e ci uniamo alla loro richiesta che condividiamo con la nostra campagna l’#UtopiaNonSiCancella*.

Introduciamo tutt@ coloro che sono intervenuti raccontando la propria esperienza, realtà e spazi sociali che si trovano in una situazione simile e che hanno attivato percorsi di partecipazione e di lotta per la riappropriazione dei beni comuni:

  • Comitato Terra Bene Comune Firenze / Mondeggi (FI)

Rete di produttori biologici, biodinamici certificati e non certificati, professori, architetti, studenti e semplici cittadini, creata per trovare una linea comune con cui affrontare le varie tematiche legate alla terra ed ad un uso responsabile di questa, per intraprendere un percorso condiviso di lotta e riappropriazione delle terre incolte mantenendole pubbliche.

tbcfirenzemondeggi.noblogs.org

  • RI-MAFLOW (MI)

Un gruppo di lavoratrici e lavoratori, in grande maggioranza licenziati dalla Maflow di Trezzano sul Naviglio, chiusa definitivamente nel dicembre 2012, ha recuperato la fabbrica, riconvertendola da automotive verso il riuso e il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche e sta dando vita a una vera e propria Cittadella dell’altraeconomia.

www.rimaflow.it

  • La Città dell’Utopia (RM)

La Città dell’Utopia è un progetto del Servizio Civile Internazionale cui è stato affidato il casale Garibaldi. L’idea è quella di un laboratorio sociale e culturale che affronta i principali temi legati ad un nuovo modello di sviluppo locale e globale che sia equilibrato, sostenibile, giusto. Un laboratorio sociale e culturale che affronta temi legati a modelli di vita piu sostenibili, equilibrati e giusti.

www.lacittadellutopia.it

  • Il Ballo della Scrivania (PN)

Il Ballo della Scrivania è un’iniziativa nata spontaneamente da un gruppo di cittadini in seguito alla decisione assunta dall’amministrazione comunale di Pordenone di chiudere uno spazio per la cultura, PArCo2 galleria per l’arte contemporanea, ricavato nei locali della vecchia scuola G.A. da Pordenone. Si propone ora come Laboratorio Urbano per la sperimentazione d’iniziative che valorizzino l’interesse, le competenze e le capacità degli individui presenti all’interno della comunità, ed è aperto ad accogliere chiunque si proponga con un ruolo attivo.

www.ballodellascrivania.wordpress.com

  • Gatarigole (VE)

Gruppo informale di cittadini veneziani che hanno creato e gestiscono un orto comune in una delle aiuole di Campo San Giacomo dell’Orio, organizzando attività laboratoriali rivolte ai bambini.

  • Sistema Torino (TO)

Un gruppo che attraverso il teatro racconta in modo grottesco e surreale un’ipotetica Italia del futuro dove i beni pubblici vengono lasciati andare in degrado per poi “valorizzarli” in modo speculativo.

sistematorino.blogspot.it

  • Teatro Marinoni Bene Comune (VE)

Da settembre 2011 si avvia il percorso di riappropriazione del Teatro Marinoni – situato nell’ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia. A seguire si costituisce il Comitato Marinoni Bene Comune, con la volontà di tutelare e rivitalizzare il Teatro mediante la costruzione di progetti culturali partecipati, che restituiscano questo straordinario edificio e le sue potenzialità alla città. Tra i primi interventi, il Comitato ha pulito, risanato e messo in sicurezza il Teatro con l’aiuto di volontari. Così il Teatro è stato reso agibile, dopo essere stato un luogo abbandonato per molti anni.

teatromarinonibenecomune.com

  • Assemblea Cavallerizza 14:45 (To)

Assemblea cittadina nata per difendere la Cavallerizza Reale di Torino dalla vendita.

www.cavallerizzareale.org

  • Archeoclub Venezia (Ve)

Associazione che si occupa della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale veneziano e con particolare riferimento al territorio della Laguna; tra le attività, la rinascita e l’apertura al pubblico dei Lazzaretti vecchio e nuovo.

www.archeove.com

*La Campagna #UtopiaNonSiCancella inizia con l’arrivo della delibera 140 (Aprile 2015), che contiene una lista di 860 immobili di proprietà del comune o dei municipi da mettere a bando al solo scopo di fare cassa e risanare le finanze di Roma dopo lo scandalo di mafia capitale, tra cui il Casale Garibaldi, alias La Città dell’Utopia.

Il Demanio ha inviato una risposta negativa alla richiesta di concessione. Qui di seguito il link al comunicato stampa. La lotta prosegue e inviamo la nostra solidarietà e un caldo abbraccio ai nostri amici di Poveglia, nella speranza che qualcosa si smuovi per ridare dignità e legittimità ai beni comuni di questo paese.

[LEGGI IL COMUNICATO PRODOTTO DA “POVEGLIA PER TUTTI” IN SEGUITO ALLA RISPOSTA DA PARTE DEL DEMANIO SULLA RICHIESTA DI CONCESSIONE]

LIVING OIL: gli effetti sull’ambiente dell’estrazione del petrolio nel delta del Niger

LIVING OIL: gli effetti sull’ambiente dell’estrazione del petrolio nel delta del Niger

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LIVING OIL – Estrazione di petrolio, devastanti fuoriuscite ed effetti sul clima nel delta del Niger

di Opeoluwa Obisesan*

Una panoramicaLiving Oil_ng1

Il greggio è stato per la prima volta scoperto nel 1956 a Olubiri, nella regione del delta del Niger, a sud della Nigeria.

Con la produzione di oltre 2 milioni di barili di greggio al giorno, la Nigeria è oggi all’8° posto tra i paesi produttori di petrolio nel mercato globale.

Le grandi multinazionali (Eni, BP, Shell, ExonMobil tra gli altri) hanno trovato una grande opportunità di investire in questo luogo ricco di petrolio aiutati dal governo federale. Tuttavia, l’estrazione di petrolio e gas ha avuto un costo per la vita sociale e per l’ambiente.

Gas flaring e fuoriuscite di petrolio

Ci sono state più di 5.000 grandi fuoriuscite nel delta del Niger e dintorni

Il petrolio non raffinato e’ un mix di greggio e gas, che puo’ passare nelle tubature sottomarine soltanto dopo che questi due sono stati separati.

Il gas flaring, ovvero la combustione in torcia del gas associato all’estrazione petrolifera, sta causando più danni che benefici. La popolazione eredita malattie respiratorie, malattie tumorali di tutti i tipi, ecc.

Il gas flaring è uno spreco di risorse: potrebbe essere convertito in energia per l’elettricità, cottura domestica, combustibile per automobili e per uso industriale o reinserito sotto terra per un uso futuro.

Fuoriscite di petroliooil-spill

Le fuoriuscite di petrolio sono un evento comune nel delta del Niger Regione.

La metà di tutte le fuoriuscite sono state causate da incidenti di oleodotti e petroliere (50%). Tra le altre cause si annoverano il sabotaggio (28%), l’attività di produzione del petrolio (21%) e un 1% delle fuoriuscite causato da impianti di produzione insufficiente o non funzionale.

Conseguenze

Devastazione delle foreste di mangrovie, distruzione di colture, animali, e acquacoltura attraverso la contaminazione delle acque sotterranee e dei terreni. Nemmeno una goccia di acqua potabile.

La reazione della Comunitàoilprotesters1-420x0

Dopo una serie di proteste di massa per fermare le fuoriuscite di petrolio, il gas flaring e restituire alla comunità ciò che gli è stato preso, il governo e le multinazionali hanno fatto ben poco.

A turno, la comunità’ di giovani si e’ buttata in proteste di massa, cimentandosi anche in attività’ criminali come rapimenti di internazionali al fine di chiedere dei riscatti (dell’ammontare di milioni di dollari).

Conclusioni

L’esplorazione petrolifera in Nigeria ha avuto gravi conseguenze ambientali e umane per gli abitanti. Il costo sociale ed ambientale della produzione di petrolio è stato grande e comprende la distruzione della fauna selvatica e della biodiversità, la scomparsa di terreno fertile, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua potabile, il deterioramento dei terreni agricoli e danni all’ecosistema acquatico che a loro volta hanno determinato gravi problemi di salute per gli abitanti.

Gli ambientalisti e la gente in generale hanno dato la colpa alle compagnie petrolifere, ma è il governo federale che fornisce le leggi,  e le licenze a cui le compagnie petrolifere devono attenersi. Il governo federale dovrebbe prendere le misure necessarie, iniziate con NOSDRA, NDDC, UNEP, UN SPDC e ONG.

Un miglioramento è iniziato, in termini di uno sviluppo sostenibile nel delta del Niger e il governo dovrebbe continuare a stanziare maggiori fondi nel Delta del Niger verso una soluzione definitiva e duratura.

 

*Opeoluwa Obisesan è un attivista dell’associazione VWAN che ha sviluppato la passione per ‘il diritto a vivere’ con il desiderio di fare in modo che la società e l’ambiente vadano nella giusta direzione. Ha interessi in Capacity and Human development, Youth empowerment e Project Management.

VWANVWAN

VOLUNTARY Workcamps Association Of Nigeria (VWAN) è una organizzazione no-profit fondata nel 1963. Le attività sono svolte attraverso il servizio di giovani volontari attraverso la promozione di una cultura di pace e il Community Building. L’Associazione è un gruppo del Service Civile International in Nigeria, è affiliata al CCIVS (Coordinating Committee for International Voluntary Service) e all’NYCN (National Youth Council of Nigeria).

 

 

LIVING OIL – Oil Exploration, Spillage and Effect on Climate in the Niger Delta

by Opeoluwa Obisesan*

 

An Overview

Crude Oil was first discovered in 1956 in Olubiri of Niger Delta Region, South of Nigeria.

With the production of over 2Million Barrel of Crude oil per day, Nigeria is the 8th largest  Oil Producing Country in the Global Market.

Multinational Enterprise (Eni, BP, Shell, ExonMobil among others) found great opportunity to invest in this oil rich environment with their operations aided by the Federal Government. However, the exploration of Oil and Gas has Cost the Social and Environmental life.

Gas Flaring and Oil Spillage

There have been over 5,000 major oil spill in the Niger Delta and environGas Flaring
s. Crude Oil is a mixture of Oil and Gas and cannot travel in the pipe underwater hence the need to separate the two. However, the Gas flaring is causing more harm than good.

The people in the community inherited respiratory diseases, cancerous diseases of all kind etc.

Gas flaring is a waste of resources, it could be converted to energy for electricity, domestic cooking, automobiles, and industrial use or stored back into the earth for future use.

Oil Spillage

Petrolio nel fiume NigerOil spills are a common event in Niger Delta Region. Half of all spills occurred due to pipeline and tanker accidents (50%), other causes include sabotage (28%) and oil production operations (21%), with 1% of the spills being accounted for by inadequate or non-functional production equipment.

Consequences

Immense depletion of the mangrove forests, destruction of crops, Animals, and aquacultures through contamination of the groundwater and soils. Not even a drop of good water to drink.

Reactions from the Communitiesoilprotesters1-420x0

After series of Mass Protest to Stop Oil Spillage, Gas flaring and to give back to community what has been taking from them, there has been little intervention from both Government and the multinational enterprises. The community youth in turn resolved in Mass protest, engaged in unlawful activities such as kidnapping expatriate in demand for ransom (in Millions of Dollars).

Conclusion

Oil exploration in Nigeria has had sever environmental and human consequences for the indigenous people who inhabit the area surrounding oil extractions. The social and environmental cost of oil production has been extensive.

They include destruction of wildlife and biodiversity, loss of fertile soil. Pollution of air and drinking water, degradation of farmland and damage to aquatic ecosystem, all of which have caused serious health problems for the inhabitants of the area surrounding oil production.

Environmentalist and people generally give blame to the oil companies but the Federal Government provides the laws, legislation and license, which the oil companies must adhere too. The Federal Government has to take steps, which they have started with NOSDRA, NDDC, UNEP, UN SPDC and NGOs. Improvement have begun in terms of achieving sustainable development in the Niger Delta, the government should continue to allocate more revenue into the Niger Delta for steps toward finding a permanent and lasting solution.

*Opeoluwa Obisesan is an activist with VWAN who has developed passion for ‘living right’ a desire to ensure the society and environment is in order. He has kin interest in Capacity and Human development, Youth empowerment and Project Management.

 VWAN

VOLUNTARY Workcamps Association Of Nigeria (VWAN)VWAN

Mission is to build an egalitarian society devoid of degradation.

Voluntary Workcamps Association of Nigeria (VWAN) is a registered non-profit organisation founded in 1963. Our activities are carried out through the service of youth volunteers towards community building and promoting a culture of peace. The Association is a group of Service Civil International in Nigeria, affiliate to CCIVS (Coordinating Committee for International Voluntary Service) and NYCN (National Youth Council of Nigeria) we also have corresponding relationship with the partners and stakeholders on the local, national and regional levels.

Verso No EXPO 2015 – Press Release

Verso No EXPO 2015 – Press Release

Comunicato stampa dello SCI Italia per ribadire le motivazioni che ci portano a prendere le distanze da EXPO 2015, come associazione di volontariato e come cittadini.

volontari_non_expo_webA pochi giorni dall’inizio ufficiale di Expo 2015 (Milano, 1 maggio – 31 ottobre), vogliamo ribadire le motivazioni che ci portano a prendere le distanze e criticare  questo grande evento, come associazione di volontariato e come cittadini di questo paese.

Il titolo della kermesse di quest’anno, “Nutrire il Pianeta-Energia per la vita” è paradossale dal momento che la maggioranza dei prodotti promossi e venduti provengono da multinazionali del settore agroalimentare che promuovono l’utilizzo di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), calpestano i diritti dei propri lavoratori e minacciano le comunità locali che si oppongono a tutto questo. Inoltre, dietro la retorica del “buon cibo” sono in mostra ad Expo catene di punti vendita e, in generale, la grande distribuzione, che portano avanti politiche discutibili nei confronti dei propri produttori e lavoratori.

Expo ha inoltre un impatto insostenibile sull’ambiente lombardo. Per la costruzione delle tre autostrade connesse a Expo (Pedemontana, Bre.Be.Mi., Tangenziale Est esterna di Milano) e dei suoi padiglioni, sono stati distrutti circa 1.370 ettari di terreni agricoli fertili, come riporta Altreconomia.

Nel più grave periodo di crisi economica vissuto dall’Italia nel secondo dopoguerra, Expo sottrae ingenti somme di denaro pubblico (più di 12 miliardi di euro secondo Repubblica) senza che vi sia stata nessuna consultazione popolare, dandolo in gestione ad una azienda, Expo 2015 S.p.a., che fa un uso privatistico del territorio (cemento, autostrade, vie d’acqua), finalizzato ad accrescere i propri profitti senza alcun beneficio sociale.

C’è poi la questione che ci riguarda da più vicino, il rapporto lavoro-volontariato. Expo porterà circa 10.000 contratti precari e assolderà una cifra ben superiore di volontari (18.500). Non è ben chiaro cosa dovrebbe contraddistinguere questo “volontariato”. Di sicuro non la finalità sociale o comunitaria del lavoro, né il contesto no-profit, né il rapporto con il territorio circostante.

Expo strumentalizza il “volontariato” per  sfruttare manodopera gratuita. I volontari per Expo saranno al soldo di una impresa privata e dei suoi sponsor, svolgendo lavori come accompagnatore, guida, traduttore, che dovrebbero essere remunerati.

Come associazione che da oltre 90 anni è attiva nella promozione dei valori della cooperazione e nella formazione di volontari, denunciamo quest’atto di falsificazione semantica ed ideologica, questo tentativo di dare un aspetto accettabile alle cose, di far passare lo sfruttamento per libertà, la necessità per scelta.

Per queste ragioni, ci schieriamo al fianco di tutte quelle realtà associative, dei movimenti, dei singoli che hanno espresso chiaramente il loro “No” al modello Expo, proponendo al contrario “Sì” a pratiche dal basso caratterizzate da giustizia sociale, diritto al cibo, diritto al lavoro, difesa dell’ambiente. Tra queste ricordiamo la rete di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare Genuino Clandestino, nel cui comunicato ci ritroviamo.

Per queste ragioni, diciamo: “Il pianeta si nutre da solo” e “Sì volontari, non per Expo”.
Servizio Civile Internazionale


Few days before the official beginning of Expo 2015 (Milan, Italy 1st May – 31st October), we want to highlight the reasons that move us to criticise such a big event, as volunteer organisation and as citizens of this country.

The title of this year exhibition “Feeding the Planet-Energy for life” is quite paradoxical, since the majority of products that are going to be promoted and sold come from multinational corporations of the agribusiness sector, who support the use of Genetically Modified Organisms (GMO), who don’t respect labour rights of their own workers, and threaten local communities who oppose their activity.
Furthermore, beyond the rhetoric of “good food” several chains of supermarkets are going to exhibit their products, while they often have questionable policies towards their producers and workers.

Expo has got an unsustainable impact on the environment of Milan region, 1370 hectares of fertile agriculture fields were destroyed to build the three Expo highways and to build the exhibition area.

Italy is living the hardest period of economic crisis ever experienced after the Second World War, and yet Expo withdraws huge amount of public money (12 billions of euros) without any public consultation, and gives them to a private company named Expo 2015 Ltd., that makes a private use of the territory (more buildings, highways, constructions) in order to increase their profits, and without any social benefit.

Finally the closest issue to us, the relation work-volunteering. Expo will offer around 10.000 short term contracts and will make use of much more volunteers (18.500). It is not clear what will distinguish this volunteering. It won’t have social benefit, neither a community dimension of the work, it won’t respect the no-profit rule and it is deprived of a relation with the environment around it.

Expo will take advantage of volunteering to exploit not paid workers. The “Volunteers for Expo” will be used by a private company and its sponsors, carrying on jobs such as group leader, tourist guide, translator that are supposed to be paid jobs.
SCI-Italy is an association that has been active for 90 years to promote values of cooperation, fostering volunteers’ training, and thus we stands against this semantic and ideological falsification of the idea of volunteering. We reject this attempt to give a suitable aspect to unacceptable realities, the attempt to disguise exploitation as freedom, necessity as a choice.

For these reasons, we stand with all the associations, movements and people who explicitly said their “NO” to Expo model, supporting, on the contrary our “YES” to social justice, right to food, right to work, protection of environment. Among these several organisations we would like to mention the Genuino Clandestino network (communities fighting for food sovereignty), and we support their press release (in Italian).

For all these reasons we say “Planet Earth feeds upon itself” and “Yes to Volunteers, not for Expo!”

SCI-Italy

Grounding Our Future

Grounding Our Future

Grounding Our Future è un progetto internazionale con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza sul cambiamento climatico globale

Grounding our future“Grounding Our Future” è un progetto internazionale finanziato dall’Unione Europea all’interno del programma “Youth in Action”. Sono coinvolte diverse organizzazioni del Nord e Sud del mondo, in particolare SCI Italia, KMGNE Germania, SCI Hong Kong, SCI India, SVI Mauritius, Green Sense Hong Kong e Volunteers for Peace Vietnam. L’obiettivo del progetto è di promuovere la consapevolezza sul cambiamento climatico globale, soprattutto in quei paesi colpiti maggiormente da problemi climatici. Lo scambio di conoscenza e l’organizzazione di eventi in ogni paese partecipante sono alla base delle attività svolte all’interno del progetto.

L’obiettivo principale è di accrescere le capacità dei giovani nella promozione del volontariato come mezzo di promozione di stili di vita sostenibili che contrastino il riscaldamento globale. Lo scambio tra partecipanti provenienti dal Nord e Sud del mondo, la discussione su tematiche globali e, nello specifico, su tematiche relative al cambiamento climatico sono i punti di forza del progetto.

Attraverso l’uso dei media, di internet e dei social network la campagna verrà divulgata e promossa.

La prima campagna si è svolta nel 2011, la seconda è attualmente in corso. I partecipanti si sono incontrati per la prima formazione a Roma a marzo 2012 e si incontreranno per la seconda formazione a Hong Kong in luglio.

Pagina web: www.groundingourfuture.org

Pagina Facebook: www.facebook.com/groundingourfuture

Tre buoni motivi per dire no al TAV

Tre buoni motivi per dire no al TAV

Il Movimento NO TAV si batte da 10 anni contro la costruzione di un’opera inutile: riportiamo una parte dell’intervento di Alberto Perino che chiarifica i motivi del NO all’opera pubblica

No TAVProseguendo il lavoro sulla difesa dei beni comuni, dall’acqua pubblica al territorio, abbiamo ospitato durante l’ultima assemblea nazionale svoltasi a Burolo (Ivrea) alcuni esponenti del Movimento NO TAV, che si batte da 10 anni contro la costruzione di un’opera inutile. Riportiamo una parte dell’intervento di Alberto Perino che chiarifica i motivi del NO all’opera pubblica.

Gli abitanti delle Valli di Susa da oltre vent’anni si oppongono fermamente all’idea di una nuova linea ferroviaria con doppio tunnel “di base” di 57 km per collegare Torino e Lyon. Si oppongono essenzialmente per tre buoni motivi che i proponenti l’opera non sono mai riusciti a “smontare” con  argomentazioni scientifiche convincenti (ultimo esempio il dibattito tra “tecnici” avvenuto venerdì 4 novembre presso il Politecnico di Torino visibile sul sito www.notavtorino.org):

1. L’opera risulterebbe INUTILE:

  • Torino ha già un ottimo collegamento ferroviario con Lyon, a doppio binario, elettrificato sul quale passano da oltre una decina di anni i TGV, treni dell’autostrada ferroviaria, treni merci e passeggeri, la linea è stata costantemente ammodernata negli ultimi vent’anni con un costo oltre 500 milioni di euro e i lavori sono appena terminati
  • la linea è utilizzata nei momenti di maggiore traffico per meno di 1/5 e negli ultimi anni, forse anche a causa dei lavori di ammodernamento del tunnel del Frejus, per meno di 1/10
  • nel corso degli anni sono stati soppressi tutti i treni passeggeri diretti tra Torino e Lyon per mancanza di viaggiatori
  • il traffico di merci sia su gomma sia su ferro tra la Francia e l’Italia è in costante calo da più di 10 anni (crescono poco sull’asse SUD/NORD e decrescono costantemente sull’asse OVEST/EST)

2. L’opera sarebbe ECONOMICAMENTE INSOSTENIBILE per l’Italia, la Francia, e l’Europa:

  • l’intero costo dell’opera peserebbe sulle finanze pubbliche, crediamo che in questo momento contingente ben altre dovrebbero essere le priorità per le opere pubbliche (messa in sicurezza e a norma di scuole, i ospedali e edifici pubblici, gestione seria del rischio idrogeologico per evitare disastri ad ogni temporale tropicale ormai diventati una normalità ricordando che i comuni di Chiomonte, Gravere, Susa, Venaus, Sant’Antonino, Sant’Ambrogio interessati dalla nuova linea sono tutti classificati a rischio 4, ma come sempre si aspetta il morto per intervenire – vedi  l’articolo su www.lastampa.it)
  • non esistono studi attendibili sul costo finale del TAV Torino-Lyon anche perché i progetti continuano a cambiare come in un gioco della tre carte
  • la maggioranza degli esperti oggi indicano un costo a carico dell’Italia di oltre 20 miliardi di euro ma nessuno si azzarda a fare ipotesi precise visti anche gli aumenti del costo delle tratte già concluse dell’A.V. nel nostro Paese
  • gli economisti più seri affermano che anche prendendo per buone le previsioni di traffico assolutamente inverosimili dei proponenti, questi traffici non saranno mai in grado di ripagare i costi di gestione e di manutenzione della linea
  • sottostimare i costi e gonfiare i presunti ricavi hanno portato per ben tre volte al fallimento della società che gestisce l’Eurotunnel sotto la Manica

3. L’opera sarebbe AMBIENTALMENTE DEVASTANTE per le valli di Susa e per le zone della cintura ove si progetta il passaggio della linea (Torino e corso Marche compresi):

  • le valli di Susa sono molto strette e già pesantemente infrastrutturate (attorno al fiume e ai molti  torrenti, c’è la ferrovia in esercizio, l’autostrada, due statali e relativi valichi, due provinciali, bacini, canali e centrali idroelettriche e relativi elettrodotti a 380 KV, ecc. ecc.) inserire questo progetto significherebbe cancellare quanto rimane del territorio
  • l’idea di inserire praticamente tutta la linea sotto terra oltre ad essere penalizzante nell’esercizio ed economicamente insostenibile (nessun progettista ne ha calcolato i costi diretti e indiretti) creerebbe gravissime perturbazioni al sistema idrologico sia del fondo valle sia all’idrologia montana creando gravissimi scompensi irrecuperabili, a detta dei proponenti solo per il tunnel di base si avrebbe la perdita di acqua potabile quanta ne servirebbe per una città di un milione di abitanti (la costruzione della galleria per l’A.V. nel Mugello dovrebbe aver insegnato qualcosa visto che ha seccato tutti i corsi d’acqua della zona in modo irreversibile)
  • i minerali pericolosi di cui è ricca la valle (amianto e uranio), la movimentazione di enormi quantità di terre e rocce di scavo (solo per il tunnel di base paragonabili a 6 piramidi di Cheope!) unitamente alle previsioni di inquinamento da CO2 e NOx (dichiarate in progetto dai proponenti) metterebbero in serio pericolo la salute dei cittadini ipotecando la qualità della loro vita e quella dei loro figli

Questi, per sommi capi e in estrema sintesi, i motivi per i quali la maggioranza dei cittadini delle Valli di Susa e moltissimi cittadini della Val Sangone, della cintura torinese e di Torino si oppongono e continueranno ad opporsi a questo gigantesco sperpero di denaro pubblico a beneficio esclusivo di consorterie politiche, affaristiche e mafiose. Questa pacifica ma determinata opposizione popolare insieme ai sindaci e agli amministratori di 23 comuni interessati e con 65 comitati NO TAV attivi sul territorio, che hanno raccolto 31608 firme di contrarietà al TAV raccolte in due mesi – Gli 8 volumi contenenti le firme sono stati consegnati all’UE (che la finanzia in piccola parte), ai Governi italiano e francese nel 2007 riuscirà ad impedire la realizzazione del TAV Torino-Lyon e metterà al sicuro da un disastro annunciato non la Valle di Susa ma tutta l’Italia e l’Unione Europea.

Per questo diciamo NO TAV: UNA GARANZIA PER IL FUTURO.

Alberto Perino, un NO TAV

 

Per saperne di più:
www.notav.eu
www.notavtorino.org

Countryside Crisscrossing City

Il progetto europeo “Countryside crisscrossing city – When the common European identity fills the gap between ‘rural’ and ‘urban'” si è svolto tra settembre 2009 e luglio 2010 tra Roma, Budapest e Huelva in Spagna

Countryside Crisscrossing CityIl progetto europeo “Countryside crisscrossing city – When the common European identity fills the gap between ‘rural’ and ‘urban’“, coordinato dal Servizio Civile Internazionale, in collaborazione con il Centro Internazionale Crocevia, l’organizzazione spagnola De Amicitia e l’associazione ungherese Messzelato, si è svolto tra settembre 2009 e luglio 2010 tra Roma, Budapest e Huelva in Spagna.

Nel corso dei vari eventi si è trattato il tema dei rapporti tra città e campagna dal punto di vista dei cittadini, discutendo di buone prassi nei vari paesi e dell’influenza delle politiche europee. Si è parlato di PAC (Politica Agraria Comunitaria), gruppo di acquisto, mercati contadini, orti urbani, cittadinanza europa e tradizioni rurali, alternando workshop (in)formativi, momenti di scambio e discussione a eventi ed iniziative pubbliche e di sensibilizzazione.

Sul sito web www.crisscrossing.eu è possibile trovare tutti i materiali e le informazioni dettagliate sul progetto. Sono stati inoltre prodotti un DVD e una pubblicazione cartacea scaricabili dal sito.

Il progetto è stato realizzato con il contributo del programma “Europe for Citizens“.
Link utili
www.crisscrossing.eu
sito del progetto “Countryside Crisscrossing City

www.croceviaterra.it
Centro Internazionale Crocevia

www.deamicitia.org
De Amicitia

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