Tutela e conservazione della Cintura Verde d’Europa: campo in Austria

Tutela e conservazione della Cintura Verde d’Europa: campo in Austria

Dal 18 al 24 settembre 2017 un campo in Austria presso la così detta “Weinviertler Klippenzone”, nota anche come Cintura Verde d’Europa: un segmento di terra al confine tra Austria e Repubblica Ceca dove resiste un ecosistema ricco di molte piante rare e specie animali in via d’estinzione.

Per conservare e tutelare tale habitat ed evitare l’invasione di arbusti dannosi per l’ecosistema, è necessario effettuare interventi di gestione regolari. Il mantenimento del biotopo tramite la rimozione degli esemplari invasivi verrà implementato durante il campo, allargando l’area di interesse anche alle zone rocciose adiacenti ai vigneti circostanti. Tali interventi sono necessari affinché vengano preservate specie fortemente in pericolo di estinzione, quali l’Erba Piuma (Stipa Tirsa) o la farfalla Phengaris Rebeli.

I/le volontari/e partecipanti affiancheranno i/le volontari/e locali nell’attività di rimozione di piante e arbusti estranei all’ecosistema, partecipando così attivamente alla conservazione delle specie in via d’estinzione.

Come parte studio, verranno apprese nozioni riguardo le specie animali e vegetali della zona, in particolare rispetto ai loro problemi di sopravvivenza. Alcune delle iniziative portate avanti nelle aree protette della Cintura Verde verranno presentate e discusse con i/le volontari/e, cercando di proporre nuovi modelli di gestione del problema. Si approfondirà inoltre la pratica vinicola della zona e verranno visitati alcuni dei castelli presenti lungo la vecchia Cortina di Ferro.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi qui la scheda completa del campo.

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Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Ecologismo e alimentazione sostenibile: un campo in Islanda

Ecologismo e alimentazione sostenibile: un campo in Islanda

Dal 4 al 18 settembre 2017 un campo in Islanda presso la foresta Hallormsstaðaskógur, il più grande polmone verde del Paese, ad oggi grande all’incirca 30 ettari in seguito al processo di riforestazione avviato nel 1899, in seguito all’approvazione di una legge sulla tutela ambientale del sito.

I/le volontari/e svolgeranno diversi compiti, tutti aventi a che fare con la natura. Saranno ospitati/e in un piccolo centro di produzione alimentare e erboristica organica al 100%, basata principalmente sulla raccolta a mano di tutti i prodotti. Questo campo è perfetto per chi ama il cibo, la vita all’aria aperta e coltiva un interesse nei confronti della nutrizione.

L’attività principale sarà la raccolta di bacche, erbe ed altri prodotti della terra.

Come parte studio verranno approfonditi elementi di ecologismo e di tutela ambientale; inoltre i/le volontari/e impareranno a riconoscere le erbe selvatiche e a conoscerne le proprietà nutritive.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

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Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Turismo consapevole e protezione ambientale: campo in Indonesia

Dal 12 al 25 settembre 2017 un campo in Indonesia, presso la località di Gedongsongo, famosa per essere un sito riconosciuto come patrimonio storico culturale della regione del Java centrale.

In quest’area si trovano ben nove templi, di grande interesse turistico; ma, nonostante tale ricchezza, le condizioni dell’ambiente, quelle socio-economiche, sanitarie e igieniche della popolazione locale sono molto basse e hanno ancora bisogno di essere sviluppate. La maggior parte delle persone locali si guadagna da vivere racimolando verdure da vendere da orti non propri, o ancora, affittando tappeti e ombrelli ai turisti, vendendo cibo e bevande ai visitatori dei templi, affittando bagni e camere. Non vi è, tra gli abitanti dei villaggi, una consapevolezza diffusa rispetto alla salute riproduttiva, e i matrimoni avvengono quando ragazzi e ragazze sono ancora molto giovani. Nei fine settimana, inoltre, i templi si riempiono di visitatori, molti dei quali hanno pessime abitudini, come lasciare ovunque i propri rifiuti e incidere le superfici dei templi.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e principalmente nel svolgere attività atte ad incrementare la consapevolezza dei turisti e del loro approccio nei confronti dell’ambiente, agendo sulla questione dello spargimento dei rifiuti; organizzeranno poi giochi educativi per i bambini e le bambine dei villaggi, visitando direttamente le scuole, e svolgeranno attività di mediazione con ragazzi e ragazze adolescenti. Saranno infine impegnati/e in attività di pulizia e conservazione delle zone templari e nello svolgimento di campagne di sensibilizzazione.

Come parte studio verranno approfondite la questione della tutela ambientale, della gestione e del riciclo dei rifiuti e la questione della salute riproduttiva.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’indonesiano.

Leggi la scheda completa del campo.

Questo progetto fa parte dei programmi Nord/Sud. I volontari devono avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e 2 livello) di preparazione organizzate dallo SCI Italia.

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Nella terra del calore quando le mani che aiutano vengono calpestate

Nella terra del calore quando le mani che aiutano vengono calpestate

Pubblichiamo la testimonianza di Valentine, un volontario tedesco partecipante al campo di volontariato che avrebbe dovuto svolgersi in supporto al percorso Accoglienza Degna, presso il Làbas di Bologna, dal 6 al 19 agosto; anche Valentine era presente durante lo sgombero avvenuto la mattina dell’8 agosto 2017.

Anche prima di arrivare in Italia, già domenica 6 agosto a Colonia, sono rimasto sorpreso dalla cordialità degli italiani (in particolare se si tenta di parlare italiano). Questa impressione l’ho avuta sin da quando sono atterrato e mi è stato offerto, dai genitori amichevoli di un ragazzo che avevo incontrato in aeroporto, di portarmi fino in città. Fino a quel momento, pensavo che un simile calore umano non esistesse nei confronti dei rifugiati; poi mi sono ritrovato di fronte al pesante cancello di ferro che separa Làbas dal mondo esterno, al cui interno si svolgeva un sogno strano che difficilmente avrebbe potuto essere valido anche per il resto del mondo fuori.

Entrando, mi sono ritrovato in un ampio cortile di cemento, circondato da edifici decorati da opere di arte di strada – molto più di semplici graffiti, vere opere d’arte molto curate sopra le alte mura. Sulle panchine erano seduti gli attivisti di Làbas, che mi hanno salutato. Gli altri volontari del campo avevano un fare familiare quando li ho incontrati, immersi in una conversazione rilassata. Un po’ più tardi ci hanno condotto attraverso una grande cucina dove i nuovi arrivati creavano un certo disordine. Seduti nella penombra delle lampadine sparse, abbiamo mangiato e bevuto vino in un ambiente dove si mescolano la storia del complesso in rovina della vecchia caserma, con le sue reliquie (come uno stemma della guarnigione) e i suoi abbellimenti in termini di decorazione e di riqualificazione degli spazi. Più tardi nella spaziosa biblioteca abbiamo incontrato i profughi senza casa che vivono al Làbas, nei cui occhi si leggono il sogno e la rassegnazione. Nella penombra della luce artificiale, la biblioteca rappresenta allo stesso tempo una speranza e un tentativo ambizioso. I libri sono raggruppati per temi, c’è la rete WiFi libera e alcuni computer a disposizione, in prospettiva di poter dare ai rifugiati un’istruzione e una nuova opportunità. Tutto questo si aggiunge ai corsi di lingua tenuti dai volontari. Era un luogo di aiuto reciproco e di fiducia in cui tutti hanno aiutato tutti, non importa quanto opprimente fosse la loro situazione. C’era qualcosa di utopico e distopico allo stesso tempo: ho riconosciuto la distopia nel modo in cui queste persone tutte insieme si sono impegnate a racimolare le cose più necessarie, come libri o articoli per la casa; e l’utopia era nell’idea che anche se non si ha molto, si può vivere tutti insieme in compagnia e dignitosamente, e nessuno ha nulla di cui vergognarsi. Làbas è effettivamente risorto dalle rovine di una vecchia caserma ed è una cosa di cui essere orgogliosi, anche se il terreno legale su cui sorgeva era più che fragile.

Nel corso della successiva giornata di sole, mentre le cicale diffondevano un senso di calma profonda, ha iniziato a spargersi minacciosa la notizia che lo sgombero avrebbe avuto luogo. Nessuno ne era sicuro, ma ci siamo lo stesso preparati, mentre svolgevamo il lavoro ordinario. Abbiamo posizionato delle balle di paglia in modo da bloccare l’ingresso per i veicoli da un lato e preparato una prima colazione dove tutti potevano mangiare insieme dall’altro. Tutto era tranquillo, eccetto per la polizia che, sin dal mattino presto, aveva bloccato la strada da entrambe le direzioni. Per un tempo molto lungo non è successo niente presso l’ingresso principale, ma girava voce che le forze speciali avevano già preso d’assalto gli altri ingressi e avevano già devastato gli interni. Ciò che ne è seguito è stato di una violenza insensata. Le forze della Digos, in abiti civili, e il reparto di polizia di Stato italiana specializzata in antiterrorismo ed estremismo politico hanno attaccato il blocco umano che si era seduto pacificamente di fronte all’ingresso principale, colpendolo duramente.

La missione ha avuto successo. La missione di distruggere ciò che è stato costruito volontariamente da persone compassionevoli, da parte di persone che hanno sentito l’obbligo di rispondere a bisogni dei quali il governo italiano non si interessa. Come un alloggio dignitoso per i rifugiati e gli emarginati, i quali spesso per lo Stato italiano sono persone che non hanno diritto a nulla. Appare chiaro che anche se i cittadini di uno Stato sono di cuore aperto e caldo, questo non significa che lo Stato che li rappresenta sia poi l’immagine di queste persone.

Ma questi attivisti hanno fatto di più. Anche se hanno integrato queste persone, le hanno educate e curate, c’era da considerare un secondo livello molto più profondo. Làbas era un luogo dove ci si prendeva cura di persone la cui sopravvivenza era in grave pericolo. Era un luogo dove si praticava un’alternativa valida al culto elitario e settario delle nostre società. In Europa meridionale non sembra sia stato ancora compreso che l’abbondanza promessa dal neoliberismo non è reale, è un oppiaceo. Che non ci sono persone che hanno troppo poco perché non hanno la capacità di trovare la loro strada nel capitalismo selvaggio, perché la povertà non è un fenomeno a livello individuale, ma piuttosto un problema sistemico, strutturale. Che senza la solidarietà non si può uscire dalla povertà, che la povertà non è una colpa.

Làbas non era solo chiacchiere su una vita alternativa. Era una vera alternativa, vissuta e praticata contro la competizione reciproca e la lotta disperata per l’arricchimento economico. Era un modello che dimostrava come si può vivere di interazione umana che si preoccupa di amicizia e cooperazione e non di profitto, un modello da perseguire come dovere civico. Non ho mai pensato che questo sarebbe stato possibile, che esistono realtà solidali che creano nuovi legami al di fuori dello sfruttamento… invece ne ho conosciuto la prova, ed è stato un onore. È un peccato che il governo italiano sembra voler spazzare via le alternative alla sua incapacità di essere uno stato sociale; sgomberando queste realtà dichiara soltanto il suo fallimento.

Appello per la Gestione Civica di Mondeggi 2017

Appello per la Gestione Civica di Mondeggi 2017

Pubblichiamo l’appello di Mondeggi Bene Comune in richiesta dell’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi.

Video-Appello
English version

Questo Appello, lanciato da un gruppo di accademici e ampiamente sottoscritto da un crescente numero di professori, ricercatori e studiosi, è stato allargato anche a realtà sociali e soggetti della società civile. Vi chiediamo di contribuire alla sua diffusione per aiutarci a raccogliere altre adesioni.

Lo scopo è quello di alzare l’attenzione intorno a questa vertenza, di supportare ed incrementare la credibilità dell’esperienza di Mondeggi Bene Comune di fronte all’opinione pubblica e di conseguenza di fronte alla Città Metropolitana di Firenze (proprietaria del bene), che sta rilanciando la vendita della fattoria in modo sempre più determinato.

Chi non conosce Mondeggi, può approfondire la questione leggendo questo Dossier che ne ripercorre la storia e prendere visione in questo Dossier fotografico di ciò che a grandi linee è stato fatto in questi anni. Qui potete leggere l’appello di tre anni fa (a cui aderirono circa ottanta professori).

L’appello fa parte di un insieme di pressioni volte all’interruzione della scrittura del bando di vendita e al riconoscimento della Gestione Civica della Comunità di Mondeggi, definita nella “Dichiarazione di gestione civica di un bene comune” e già in atto.

Una strada che ha avuto successo in diversi contesti accomunati dalla volontà delle istituzioni di dialogare con delle realtà nate e sviluppate con una logica di reale democrazia dal basso e di valorizzarne la funzione sociale, senza trincerarsi retoricamente dietro alla retorica della legalità consapevoli che questa rappresenta un concetto dinamico, che cambia nello spazio e nel tempo a seconda della volontà politica presente nelle istituzioni. Ma in mancanza di questa volontà c’è bisogno del vostro supporto.

Per questo vi chiediamo di aderire e diffondere questa raccolta ad ogni contatto e canale utile. Il vostro supporto in questo momento è fondamentale per la sopravvivenza di un’esperienza unica di autogestione di un Bene Comune che coinvolge la partecipazione di centinaia di persone.

Per aderire scrivere a versomondeggibenecomune@inventati.org inserendo:

  • nome e cognome; materia di studio o di insegnamento; università, scuola o ente di riferimento;
  • nome della realtà sociale (associazione, organizzazione, rete etc).

GRAZIE!!!

 

Praticare l’inclusione alla Glebe House: un campo nell’Irlanda del Nord

Praticare l’inclusione alla Glebe House: un campo nell’Irlanda del Nord

Dal 4 al 15 settembre 2017 un campo presso il centro residenziale diurno Glebe House, gestito dall’Harmony Community Trust, vicino Strangford nell’Irlanda del Nord.

Il centro venne creato nel 1975 da attivisti e attiviste dello SCI di origine irlandese e inglese con l’obiettivo di creare un luogo che potesse essere modello di una società giusta e inclusiva, che rispetti e apprezzi l’umanità, la dignità, le aspirazioni, le idee e i bisogni di ogni persona. Una società dove ciascuno/a possa determinarsi, creare e ricreare la propria identità, invece che conformarsi a stereotipi settari, nazionali, etnici o sociali, miti o stigmatizzazioni.

I/le volontari/e partecipanti saranno impegnati/e nella pulizia e il rinnovo degli spazi interni ed esterni del centro, provati da un’estate impegnata da programmi e attività con i bambini e le bambine locali. Lavori di restauro degli interni si alterneranno ad attività nel parco esterno, come giardinaggio e pulizia delle zone più selvagge.

Come parte studio verranno affrontate discussioni approfondite sui seguenti temi: “Storia e obiettivi dell’Harmony Community Trust e della Glebe House”; “Memoria storica dell’Irlanda”; “Il processo di pacificazione dell’Irlanda del Nord”. Alle discussioni si alterneranno visite in siti di interesse storico. I/le volontari/e potranno inoltre proporre degli argomenti di discussione.

La lingua del campo è l’inglese.

Leggi la scheda completa del campo.

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Gitannekesfoor, un festival di cultura gitana: campo nel Belgio fiammingo

Gitannekesfoor, un festival di cultura gitana: campo nel Belgio fiammingo

Dal 25 agosto al 7 settembre un campo nel Belgio fiammingo per supportare la decima edizione del festival Gitannekesfoor, che valorizza la cultura gitana, partecipato da tante famiglie, artisti, performer circensi e tanti altri.

Il festival è organizzato e gestito completamente su base volontaria: non ha sponsor né pubblicità, tutti i prodotti che vi vengono consumati sono locali e sostenibili. Nel 2017 ricorre la sua decima edizione, e per il quarto anno ospiterà un campo di volontariato internazionale. Il festival è accessibile a bambine e bambini e frequentato da una media di 6mila visitatori in tre giorni.

Dall’anno scorso si è avviata una positiva cooperazione anche con i richiedenti asilo ospitati in centri poco distanti, i quali si sono uniti allo staff e hanno organizzato e gestito attivamente il festival.

I/le volontari/e partecipanti del campo affiancheranno lo staff locale nei compiti di preparazione del festival e sono invitati/e ad esprimere la propria creatività laddove si sentano ispirati: montare i palchi, decorare gli ambienti, preparare i pasti e via dicendo.

Come parte studio verrà svolta una visita turistica presso l’area storica di Ghent. Verranno inoltre approfondite nozioni e pratiche di conservazione e tutela della natura.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale l’olandese.

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Un’ex birreria come centro comunitario: un campo in Repubblica Ceca

Un’ex birreria come centro comunitario: un campo in Repubblica Ceca

Dal 22 agosto al 2 settembre 2017 un campo in Repubblica Ceca, presso la cittadina di Chříč, in collaborazione con l’organizzazione civica Propolis z. s.

L’obiettivo originario di Propolis era di trasformare una birreria fatiscente in uno spazio abitabile, un centro culturale dove le persone potessero incontrarsi. Oggi la birreria è diventata uno spazio che ospita workshop per persone adulte diversamente abili o socialmente escluse, e offre un’ampia gamma di corsi per il pubblico. Vi è anche il così detto “Museo di tutti i giorni” con un’esposizione permanente di manufatti e oggetti di vita quotidiana raccolti sin dal 2012. L’associazione organizza anche molti eventi culturali (come ad esempio il Carnevale, il pellegrinaggio di Nepomuk, il festival musicale Křičfest e il concerto dell’Avvento) ed educativi, in ottica di ampliare la sua utilità sociale.

I/le volontari/e partecipanti lavoreranno alla gestione dello spazio, costruendo relazioni con i suoi utenti e con la comunità locale; verranno proseguiti i lavori di costruzione del così detto Grande Muro di Chříč, composto di materiali tradizionali. I/le volontarie aiuteranno inoltre nell’organizzazione del Kricfest festival.

La lingua del campo è l’inglese.

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Sperimentare modelli di vita comunitaria: un campo in Grecia

Sperimentare modelli di vita comunitaria: un campo in Grecia

Dal 28 agosto al 10 settembre 2017 un campo in Grecia presso la comunità per persone adulte diversamente abili Estia Agios Nikolaos.

Estia Agios Nikolaos è l’unica comunità in Grecia dedicata ad adulti con disabilità progressive: in questo posto si vive, si lavora e ci si gode il tempo libero insieme, utenti e operatori. Tutti/e i/le residenti sono di origine greca e per molti di loro Estia diventa il luogo dove rimarranno per il resto delle loro vite. Lo staff, i volontari e le volontarie che gestiscono tale spazio provengono da tutti gli angoli della Grecia, mossi dalla volontà di contribuire al funzionamento di tale comunità e alla felicità di ogni membro della stessa.

I/le partecipanti del campo saranno impegnati/e nella costruzione di cisterne d’acqua, costruendo degli incavi di pietra in cui posizionarle. I materiali che verranno utilizzati per tale lavoro saranno tutti provenienti dalla zona, in modo da non creare un impatto negativo per l’ambiente. L’obiettivo è di estendere la capacità di raccolta d’acqua per l’irrigazione del giardino.

La lingua del campo è l’inglese, quella locale il greco.

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8 agosto 2017, sgombero del Làbas: testimonianza di Serafina

8 agosto 2017, sgombero del Làbas: testimonianza di Serafina

Pubblichiamo la testimonianza di Serafina De Lonti, volontaria del campo di volontariato internazionale che si sarebbe dovuto tenere presso il progetto Accoglienza Degna con sede al Làbas di Bologna, dal 6 al 19 agosto, presente quindi durante lo sgombero avvenuto la mattina dell’8 agosto 2017.
SCI-Italia esprime piena solidarietà a tutti gli attivisti e alle attiviste di Làbas.
#RiapriamoLàbas

 

Non possono che esserci che parole di disgusto per descrivere quello che è successo ieri mattina a Bologna.

Sono arrivata a Làbas domenica pomeriggio insieme agli altri volontari del campo SCI che si sarebbe svolto nelle successive due settimane. Siamo in tutto una decina: ragazzi e ragazze dalla Spagna, dal Portogallo, dall’Albania. Incontriamo gli attivisti dello spazio che ci accolgono nell’ampio cortile. L’impressione è subito positiva e non può che migliorare dopo una risottata insieme. Gli attivisti ci hanno raccontato le numerose attività che animavano l’ex caserma e a cui avremmo avuto la possibilità di partecipare; in particolare, il progetto di Accoglienza Degna, uno spazio ospitante persone che necessitano di un tetto. Ci vuole poco per capire che Làbas è un esempio di realtà condivisa che funziona, con progetti sociali, culturali ed un clima di senso vero, difficile da trovare; un’isola felice nel centro di Bologna.

Arriva la seconda sera e con lei una notizia inaspettata: vogliono sgomberare lo spazio. Ma a tutti sembra una cosa così assurda che non è possibile crederci. L’idea si fa più concreta nel corso della nottata. Gli ospiti di Accoglienza Degna escono con le valigie; i ragazzi dello spazio cominciano a organizzarsi per resistere. È cosi strano pensare che fino a poche ore prima avevamo brindato insieme.

Si decide di organizzare una colazione di solidarietà davanti al cancello principale dello stabile; noi volontari portiamo fuori i nostri zaini e dopo poco ecco che la notizia si avvera. Arrivano le camionette della polizia e chiudono la strada da entrambe le entrate. Subito le loro intenzioni sono chiare e l’istinto consiglia di andarsene. Però la voglia di restare per difendere non solo il luogo fisico di Làbas, ma anche quello che rappresenta, è più forte. E mentre ci sediamo davanti al cancello per fare resistenza passiva penso ai ragazzi per il quale quel posto in quel momento era una casa, non solo in senso figurato ma concretamente. Cosa faranno adesso? Cosa dovrebbero fare? Poi il pensiero mi abbandona perché la polizia in tenuta antisommossa si avvicina e quando vedo la faccia dei poliziotti alla mia destra con il manganello ben impugnato, sale il terrore.

Subito quel manganello comincia a colpire e allora perdo ogni razionalità. Altri poliziotti ci trascinano, non perché siamo di intralcio alla loro entrata (perché sono già entrati sfondando altri accessi), ma perché siamo loro di intralcio per colpire gli attivisti dello spazio, che vedono come prede, come oggetti su cui provare i loro manganelli. Quando spaventata mi allontano dalla mischia la scena diventa ancora peggiore, perché la “seconda linea” di polizia è ben più aggressiva: afferrano e trascinano le persone in maniera brutale per metri. Vedo un ragazzo che si tiene la testa. Lo shock mi porta a piangere, a insultarli. Non posso tollerare questa violenza. Poi riprendo razionalità e vengo invitata ad allontanarmi definitivamente.

Bestie. Bestie fiere di esserlo. Sangue e ferite per cosa? Per distruggere uno spazio di cui per capirne l’importanza sono bastati solo due giorni a noi volontari. Oggi non possiamo fare altro se non esprimere la nostra solidarietà al Làbas e ai ragazzi di Accoglienza Degna e indignazione davanti allo scempio compiuto.

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