Apericena e racconti dai cinque continenti! [28/03, La Città dell’Utopia]

Apericena e racconti dai cinque continenti! [28/03, La Città dell’Utopia]

SCI Italia organizza a Roma, martedì 28 marzo alle 19, presso La Città dell’Utopia, un evento di presentazione dei campi di volontariato internazionale di quest’anno.

Un’introduzione racconterà che cos’è lo SCI e qual’è la sua storia, mentre in seguito attivisti e volontari saranno a disposizione come Human Library a cui rivolgere domande e curiosità sui campi, per raccogliere informazioni sui paesi e le organizzazioni partner, o per ascoltare racconti e testimonianze di chi è già partito.

L’incontro è rivolto a tutte le persone interessate a fare un campo di volontariato internazionale SCI, che sia la prima volta o meno; inoltre sarà attivo un punto informativo anche per chi fosse interessato a coordinare un campo.
Qui trovate l’evento con tutte le informazioni necessarie, vi aspettiamo!

CAMPI NEL NORD DEL MONDO
Esperienza di volontariato internazionale dai 10 giorni alle 3 settimane in Italia, Europa, America del Nord.
Si supportano diverse attività dalla tutela ambientale all’animazione con i bambini, dall’organizzazione di festival culturali alle attività con i rifugiati e richiedenti asilo.
Info su www.sci-italia.it o scrivi a workcamps@sci-italia.it

CAMPI NEL SUD DEL MONDO
Offrono l’opportunità di vivere per 2/4 settimane in una comunità completamente diversa dalla tua in Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente.
Sono un occasione di scambio e conoscenza, un modo per essere attivi nella società, di prendere parola in merito agli squilibri tra Nord e Sud del mondo diversamente da come proposto dalla cooperazione classica e dal turismo.
Incontri obbligatori di formazione pre-partenza:
campisud@sci-italia.it

Festival Internazionale della Zuppa di Roma: partecipa al campo!

Festival Internazionale della Zuppa di Roma: partecipa al campo!

Dal 3 all’11 aprile 2017 un campo di volontariato, a Roma, in occasione del X Festival Internazionale della Zuppa di Roma, presso La Città dell’Utopia, progetto locale di SCI Italia per la promozione della cittadinanza attiva, per lo sviluppo locale e l’inclusione sociale.

Presso La Città dell’Utopia hanno luogo eventi diversi, iniziative, corsi e laboratori incentrati su temi quali lo scambio interculturale, un modello di vita sostenibile e l’attivismo sociale.

Il Festival della Zuppa risale a un’iniziativa nata a Lille nel 2001, successivamente propagatasi per tutta l’Europa. Compare per la prima volta in Italia a Bologna, nel 2004, e da allora, per ormai 10 anni, col festival di Roma ci si propone di creare ogni anno un momento gioioso di scambio di culture e tradizioni popolari (culinarie e non solo!).

Quest’anno i temi principali che caratterizzeranno l’evento saranno il riciclo, il riuso e il risparmio, tra gli altri. Le attività che si svolgeranno durante il campo includeranno il supporto organizzativo alla preparazione del festival, come la costruzione e l’assemblaggio della scenografia, l’allestimento degli spazi, ma anche la raccolta e il riuso di tutti gli scarti e degli elementi riciclabili prodotti dai visitatori durante il suo svolgimento, in ottica di creare sensibilizzazione sul tema; infine, la risistemazione dello spazio del Casale dopo la chiusura dell’evento.

La lingua del campo è inglese.

Per maggiori informazioni su questo campo, qui trovate la pagina dedicata.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Nord del mondo, ecco la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Il mio SVE in Slovenia, a pochi passi da casa

Il mio SVE in Slovenia, a pochi passi da casa

L’articolo è stato scritto da Cristina Tosone, che dal gennaio 2017 sta partecipando a un progetto di Servizio Volontario Europeo di un anno a Lubiana, Slovenia.

Sono ormai due mesi che vivo a Lubiana, piccola capitale europea a soli cento chilometri dal confine italiano.

Sono arrivata una domenica sera di metà gennaio, con due grosse valigie piene e tanto entusiasmo per il mio nuovo progetto: un Servizio Volontario Europeo della durata di un anno presso Zavod Voluntariat, la sezione slovena del Servizio Civile Internazionale.

L’accoglienza da parte della città non è stata delle migliori: i primi giorni ho dovuto affrontare strade coperte di neve, temperature sotto lo zero e una lingua piuttosto incomprensibile. Fortunatamente i miei nuovi colleghi hanno saputo recuperare: ho trovato un benvenuto caloroso e persone molto disponibili a darmi una mano, a lavoro e non solo. Anche adesso che e passato un po di tempo c’è sempre qualcuno che si offre di aiutarmi, non importa se per rispondere ad una email di lavoro o per ricaricare la mia nuova sim slovena.

Da un mese inoltre sto seguendo un corso di lingua, che è parte del mio progetto SVE: certamente lo sloveno ora risulta meno spaventoso rispetto all’inizio, ma sono ancora lontana dal riuscire a formulare una frase di senso compiuto! In compenso il mio inglese sta nettamente migliorando, non solo perché qui tutti lo parlano benissimo, ma anche perché l’altra volontaria europea che è qui con me parla inglese con un perfetto accento “british”.

Alla fine non ci ho messo molto ad amare la “mia” nuova città: è bastato qualche giorno perché la neve si sciogliesse e rivelasse graziosi vicoletti, palazzi in stile art nouveau, numerosi bar e ristoranti sulla riva del fiume che la attraversa. Il tutto con le meravigliose Alpi sullo sfondo.

Mi è servito poco tempo anche per conoscere delle persone, una delle principali difficoltà che normalmente chi si trasferisce all’estero è costretto ad affrontare. A una settimana dal mio arrivo infatti sono partita per il cosiddetto “on-arrival training”: ho trascorso una settimana con altri volontari sparsi tra Slovenia e Croazia, e siamo stati preparati tutti insieme ad affrontare il nostro SVE. Ognuno è stato chiamato a svolgere compiti diversi in località differenti, ma le ansie, le difficoltà e le aspettative sono ovviamente comuni a tutti.

A proposito di aspettative, il lavoro che svolgo presso Voluntariat si sta rivelando esattamente quello che pensavo: mandare e ricevere volontari dall’estero è stimolante e a volte anche divertente, sopratutto perché volontaria sono stata e sono anche io.

Sicuramente è presto per fare un bilancio o esprimere un giudizio, ma non per iniziare a raccomandare ad altri la mia esperienza.

Milano: volontariato con Olinda per l’integrazione sociale

Milano: volontariato con Olinda per l’integrazione sociale

Dall’11 al 18 maggio 2017 un campo di volontariato nell’area suburbana di Milano, nell’ex Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini”.

L’associazione Olinda, nata nel gennaio 1996, da anni promuove in questo sito l’integrazione sociale di persone con problemi di salute mentale, attraverso l’organizzazione della rassegna culturale “Da vicino nessuno è normale”, il progetto teatrale “TeatroLaCucina”, e l’organizzazione di workshop teatrali. Allo stesso tempo è attiva La Fabbrica di Olinda (bar/ristorante, ostello, bistrot all’interno del teatro Elfo Puccini), dove le persone con problemi di salute mentale possono lavorare per raggiungere una migliore inclusione sociale e autonomia.

I volontari avranno la possibilità di collaborare al rinnovo degli spazi esterni e interni degli edifici dell’ex complesso ospedaliero, prendendosi cura del giardino, costruendo tavoli e panche con materiali di riciclo, inserendo nuove colture tra quelle esistenti, rinnovando la segnaletica che facilita il riconoscimento e raggiungimento dell’ostello.

In collaborazione con degli esperti forniti dall’associazione, i volontari avranno modo di imparare che cos’è la Legge Basaglia e come questa ha influito, nel contesto italiano, sulla chiusura degli ospedali psichiatrici e favorito l’apertura di centri più aperti e umani.

La lingua del campo è inglese, che insieme all’italiano sono le due lingue usate.

I requisiti apprezzati, ma non richiesti, sono competenze artistiche, decorative, e un tocco di pollice verde.

Per maggiori informazioni su questo campo, questa è la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

Mercatino terra/TERRA di San Paolo a La Città dell’Utopia [Sabato 18/03]

Mercatino terra/TERRA di San Paolo a La Città dell’Utopia [Sabato 18/03]

Sabato 18 marzo La Città dell’Utopia vi invita a partecipare al nuovo appuntamento col mercatino terra/TERRA di San Paolo. L’evento si svolgerà dalle 9.30 alle 15.30 in via Valeriano 3F, metro San Paolo, Roma.

Terra/TERRA è la sperimentazione di un modello di economia che impegna reciprocamente produttori e consumatori per sovvertire le catene della grande distribuzione organizzata, ridurre la distanza alimentare, valorizzare le relazioni sociali, sensoriali e gustative; perché la terra non è un supermercato, il cibo non è una merce.

Durante il mercatino avrà luogo un laboratorio per bambine/i e genitori di modellazione di cartoni animati in plastilina: cavalli volanti, fate e foreste parlanti… nel nostro mondo magico tutto è possibile!

Ore 9.30 – Mercatino terra/TERRA

Dalle 11.30 alle 13.00 – “Cartoni animati di plastilina”, Laboratorio per bambine/i e genitori

Dalle 11.30 alle 13.00 – Laboratorio di cucina internazionale Torta Portokalopita, viaggio nella storia culinaria della Grecia.

Ore 13.00 – Pranzo.

Qui il link all’evento per rimanere sempre aggiornate/i!

Marocco: tutela e conservazione di beni archeologici attraverso il volontariato

Marocco: tutela e conservazione di beni archeologici attraverso il volontariato

Dal 1 al 15 agosto 2017 un campo di volontariato a Rabat, in Marocco.

Il progetto avrà luogo nell’affascinante sito archeologico di Chellah, una necropoli fortificata risalente all’epoca medievale, e sarà coordinato da CSM (Chantiers Sociaux Marocains) in collaborazione con il Ministero dell’Educazione e il Ministero della Gioventù e dello Sport. L’obiettivo è promuovere la conservazione e la valorizzazione del sito e lo scambio interculturale tra volontari e popolazione locale.

I volontari si occuperanno del mantenimento del sito (attraverso attività di giardinaggio, restauri murali e pulizia degli ambienti) per prepararlo all’ingresso di visitatori, e della conservazione dello stesso, tramite l’inventario e il monitoraggio delle sue risorse culturali e naturali; fuori dalle rovine non mancherà l’occasione di immergersi nella realtà marocchina, di essere coinvolti in molte attività condivise con le persone locali, imparandone abitudini e usanze.

La lingua del campo è inglese; la conoscenza di francese e arabo non è essenziale ma potrebbe tornare molto utile.

Leggi la scheda completa del campo.

Per partecipare a questo campo è necessario avere almeno 20 anni e aver preso parte alle formazioni (primo incontro e secondo livello) di preparazione organizzati dallo SCI-Italia.

Per maggiori informazioni sui campi SCI nel Sud del mondo, questa è la pagina dedicata.

Tutti i campi di volontariato del Servizio Civile Internazionale sono consultabili sul database www.workcamps.info.

 

Servizio Volontario Europeo in Ungheria: call aperta

Servizio Volontario Europeo in Ungheria: call aperta

L’associazione SOS Children’s Villages cerca un volontario o una volontaria per un progetto di Servizio Volontario Europeo in Ungheria, nella città di Kecskemét, a partire da aprile 2017 al 12 marzo 2018.

SOS Children’s Villages è una ong internazionale indipendente per lo sviluppo, che dal 1949 lavora in difesa dei diritti dei bambini. Sono circa 400 i bambini e i giovani che vivono nel centro ungherese di SOS Children’s Villages.

Il progetto di Servizio Volontario Europeo in Ungheria garantisce al/la volontario/a la copertura delle spese di alloggio, viaggio, assicurazione, training e corso di lingua ungherese. Sarà inoltre garantito un pocket money mensile per spese personali, vitto e trasporti locali.

Compiti del/la volontario/a:

  • seguire i bambini e i ragazzi nelle attività quotidiane, ad esempio accompagnandoli all’asilo o a scuola
  • aiutare i bambini nello studio delle materie scolastiche e organizzare per loro classi di lingua
  • organizzare attività all’aperto ed escursioni
  • organizzare workshops (di arte, costruzioni, danza etc.)
  • studiare il mercato del lavoro dell’area e stimolare i bambini stessi a conoscere le diverse professioni e a sviluppare familiarità con esse
  • organizzare eventi di scambio culturale
  • coordinare campi estivi
  • supportare nel lavoro amministrativo

Sei il/la candidato/a ideale se:

  • hai esperienza con bambini e/o adolescenti
  • il tuo livello di inglese è avanzato
  • hai una passione che vorresti condividere con gli altri (sport, musica, teatro etc.)
  • hai buone capacità organizzative e di facilitazione
  • sei propositivo e indipendente
  • hai meno di 30 anni e sei un cittadino europeo residente in Italia

Come candidarsi:

Il termine ultimo per candidarsi è il 28 marzo 2017, inviando il proprio CV in inglese all’indirizzo boglarka.meggyesfalvi@sos.hu, spiegando nel testo dell’email in che modo rispondi ai requisiti richiesti e perché sei il miglior candidato possibile. Come oggetto dell’email, utilizzare ’EVS in Kecskemét_your name’.

Leggi qui la call completa.

Per qualsiasi domanda, non esitare a contattare il coordinatore del progetto:

Boglárka Meggyesfalvi
boglarka.meggyesfalvi@sos.hu

 

La magia dell’Islanda: il racconto di Elisa

La magia dell’Islanda: il racconto di Elisa

L’articolo è stato scritto da Elisa Mori, che nell’ottobre 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI in Islanda.

Il 14 ottobre 2016, alle quattro del pomeriggio circa, sono arrivata in Islanda. Credo che questa data me la ricorderò per sempre, sono sempre stata affascinata dal potere che hanno alcuni determinati giorni, di influenzare la nostra vita, spesso in maniera impercettibile, ma determinante.

Quando ho visto per la prima volta la strada principale di Reykjavik, che in quel momento mi sembrava così sconosciuta e disarmante, non avrei mai pensato che dieci giorni dopo ripercorrendola al contrario per tornare a casa, l’avrei sentita così familiare e nostalgica.

Essendo una personalità timida, ero nervosa all’idea di dove condividere le mie giornate con degli sconosciuti, ma quando ho stretto le loro mani e ho guardato i loro volti sorridenti, le mie paure sono svanite all’istante. Insieme ai miei quattro compagni di convivenza e ai tre team leader, abbiamo varcato la soglia della nostra dimora e ci siamo subito sentiti a casa. La sera stessa è un’odissea di ricordi e di sensazioni confuse, complice la stanchezza, ma ho potuto scoprire fin da subito la natura cordiale e amabile degli abitanti dell’Islanda, dopo essermi imbattuta in un gruppo di ragazzi che mi hanno aiutata a trovare la strada di casa.

Il giorno seguente abbiamo esplorato la città e mi sono innamorata di ogni via, di ogni casetta con il tetto colorato, di ogni negozietto caratteristico. Ciò che però ho amato particolarmente è stato provare l’esperienza unica di fare il bagno nella piscina riscaldata all’aperto, insieme a centinaia di altre persone, svago principale degli islandesi.

La sera, insieme agli altri volontari, ho sperimentato la vita notturna di Reykjavik e sono stata colpita dalla folle sensazione di allegria e di libertà che regnava in ogni angolo della strada. In quell’occasione ho iniziato a creare un forte legame con alcuni dei miei compagni,ma soprattutto con i ragazzi facenti parte del team di Seeds, con cui ho passato momenti di puro divertimento.

Come mi era già stato annunciato, il lavoro che viene svolto dai volontari per Seeds è più che altro mentale, quindi a parte un giorno di duro lavoro nel cimitero di Reykjavik, a ripulire le strade dalle foglie, non posso certo dire di essermi affaticata. Quello che però è innegabile è che sono sicuramente tornata a casa con qualche nozione in più e con un desiderio ancora più grande di volere salvaguardare la natura.

I team leader Mathi e Kasia, ci hanno parlato del lavoro che svolge Seeds, ci hanno portato nella centrale di riciclaggio della città e ci hanno fatto parlare con un’associazione che, in collaborazione con Seeds, cerca di boicottare il consumo da parte degli stranieri della carne di balena, vista come una prelibatezza islandese. La brutalità, infatti, con cui sia le balene che le foche vengono ammazzate per un piacere puramente modaiolo, è disumana e da amante degli animali, mi sono sentita molto vicina a questa causa.

Ci è stata regalata, quello stesso giorno, la possibilità di immergerci nell’incredibile esperienza del whale watching islandese. Avendo già sperimentato questo tipo di evento nel mio paese natale in Liguria, pensavo che le sensazioni provate sarebbero state le stesse. Quello che non sapevo, è che il vento e la potenza del mare che caratterizzano l’Islanda sono molto differenti dalle placide correnti che circondano il mar Ligure… Non posso certo dire che sia stata un’esperienza piacevole, ma sicuramente è stata una bizzarra avventura!

Come da precedente accordo, abbiamo potuto partecipare a due incredibili gite fuori dalla città, alla scoperta della natura e della vera essenza dell’Islanda. La prima è stata alla volta della Snæfellsnes peninsula, un viaggio lungo dieci ore, con numerose tappe esplorative, durante le quali abbiamo visitato montagne, cascate e vulcani. L’ultima di queste è avvenuta in concomitanza di un magnifico e gelido tramonto sul mare, accompagnati dalla presenza di una decina di foche curiose che ci hanno accolto nella loro quotidianità con spruzzi e sguardi complici.

La seconda escursione denominata “Hot River hiking” è avvenuta a Hveragerði e comprende una lunga scalata a piedi fino al raggiungimento del fiume, che grazie all’attività geotermica crea una serie di laghetti di differenti temperature, uno dei quali arriva persino all’inquietante cifra di 100 gradi. Quello scelto da noi si aggirava intorno ai 38 gradi e, nonostane la sensazione di sconforto provata quando ci siamo resi conto che avremmo dovuto rivestirci in mezzo al nulla, in balia di un clima a dir poco rassicurante, è stata un’esperienza incredibile, forse la mia preferita in assoluto.

Una delle peculiarità del soggiorno con Seeds è la cena internazionale, dove i partecipanti al campo si dilettano nella cucina, preparando un piatto tipico del proprio paese, da condividere tutti insieme la sera stessa.

Questi sono grosso modo gli eventi che hanno caratterizzato questi dieci giorni, ma sono le sensazioni provate, impossibili da descrivere, che ancora adesso mi fanno ripensare a quei momenti con nostalgia e meraviglia. Vivere, anche solo per poco tempo, in Islanda ci fa comprendere quanto poco sappiamo di questa terra che nel nostro immaginario risulta così distante, così fredda, così lontana dalla nostra quotidianità.

Ho amato quest’isola con tutto il cuore, ho adorato dal mio primo incontro gli islandesi, persone dall’animo caloroso, nonostante si portino dietro questo rude aspetto da gelidi vichinghi.

Sono molti i ricordi che porterò intimamente nel mio cuore, ma sicuramente c’è un’ immagine mentale che spicca su tutte le altre: la rievocazione di noi volontari, uniti sotto un cielo stellato, illuminato dalle luci verdi e viola dell’aurora boreale, che danza leggiadra per noi. Non pensavo che avrei vissuto un momento tanto perfetto, ma posso dire con certezza che quei dieci minuti passati a rincorrere quei fasci di luce, sono entrati nella mia anima con una tale intensità da essere quasi disarmante.

Spero con queste parole di essere riuscita ad imbottigliare quest’esperienza e di essere riuscita a trasmettere le meravigliose sensazioni vissute. Ringrazio il Servizio Civile Internazionale, che mi ha permesso di partecipare a questo viaggio, il magnifico team di persone che mi hanno accolto al mio arrivo e che si sono prese cura di me e soprattutto ringrazio l’Islanda per essere stata così meravigliosa dal primo all’ultimo giorno.

Volontariato in Indonesia: giochi e idee per risolvere un enorme problema, quello dei rifiuti

Volontariato in Indonesia: giochi e idee per risolvere un enorme problema, quello dei rifiuti

L’articolo è stato scritto da Sara Basso, che nel gennaio 2017 ha partecipato a un campo SCI a Mangkang, un villaggio nell’’isola di Java, Indonesia.

Il mio primo viaggio da sola, il mio primo viaggio fuori dall’Europa e così lontano da casa, la mia prima volta in Indonesia. Nessuna paura e nessun timore, solo tanta voglia di fare qualcosa, qualcosa di positivo per l’ambiente che tanto mi sta a cuore.

Da biologa, laureata a Torino, si affrontano spesso problemi ambientali riguardanti la nostra area, una zona che sta a metà fra la pianura e le Alpi, ecosistemi ben diversi da quelli di un paese tropicale. Dell’Indonesia quasi non ne avevo sentito parlare prima di fare la mia formazione per i campi Sud con l’associazione SCI, quando delle ragazze che hanno fatto un campo là raccontavano un grossissimo problema di quella nazione costituita da isole: il problema della plastica. In realtà non solo plastica, ma rifiuti in generale.

Sappiamo che per un rifiuto organico i tempi di decomposizione sono brevi, per la carta vanno dai 6 mesi a 1-2 anni, ma per la plastica i tempi si allungano di molto e vanno da cento a mille anni. A pensarci è spaventoso e lo è ancora di più se pensiamo che nell’oceano questi tempi si allungano. In una nazione che è costituita da più di diciassettemila isole, di cui circa settemila abitate, questo dovrebbe essere estremamente allarmante.

Una panoramica sul problema

L’Indonesia è una nazione giovane, nata soltanto meno di mezzo secolo fa quando è cessato, costando delle vite umane, il dominio Olandese. La politica oggi è instabile e, per la loro geografia, le isole di questa nazione sono continuamente a rischio tsunami, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Ovviamente in un paese così giovane, dove sono ancora presenti numerosi problemi, passa in secondo piano quello della raccolta dei rifiuti. In molti villaggi, come ho visto con i miei occhi durante il campo, i rifiuti vengono ancora accumulati in un punto e bruciati, e quando non vengono accumulati vengono portati al fiume o semplicemente gettati a terra.

Il problema più grosso, nel primo caso, sono le diossine che vengono liberate nel processo di combustione e a lungo termine sono gravemente nocive, in particolare per i bambini. L’accumulo di rifiuti vicino ai fiumi o lasciati per strada fa sì che con le piogge questi vengano trasportati dall’acqua fino al punto dove sfociano i corsi d’acqua. Ecco il problema: se la plastica finisce in mare, c’è il rischio che venga ingerita dai pesci, che possono essere quelli che noi stessi peschiamo, e questo significa che a lungo termine le tossine presenti nella plastica finiscono sulla nostra tavola. Questa è l’ipotesi peggiore, certo, ma dobbiamo anche dire che la plastica è stata introdotta nella vita quotidiana soltanto qualche decennio fa e ora la situazione è già critica. Se in certi paesi non si fa nulla dobbiamo allora tenere in considerazione questa catastrofica ipotesi.

La mia esperienza nel campo

Tornando alla mia esperienza, ho deciso di partire per questo campo di volontariato sperando di poter fare qualcosa riguardo queste problematiche ambientali, dare insomma il mio piccolissimo contributo.
Il campo si svolgeva a Mangkang, un piccolo villaggio vicino alla città di Semarang, che si trova sulla costa Nord dell’isola di Java centrale. Java è l’isola più popolosa dell’indonesia e camminando per le strade lo si nota subito dalla quantità costante di traffico e dalle piccole case attaccate una all’altra. Seppur Mangkang sia un piccolo villaggio, è molto abitato e si trova fra i campi di riso e le spiagge. La costa in questa zona dell’isola di Java è a rischio di abrasione a causa delle grosse onde del mare. Nel proteggere la costa una grande funzione ce l’hanno le foreste di mangrovie, veri e propri habitat ricchi di specie acquatiche e ornitologiche.

Le comunità locali tendono a tagliare le foreste di mangrovie per creare allevamenti di gamberetti e questo è molto dannoso per gli ecosistemi. Una parte del mio campo consisteva anche nella riforestazione di mangrovie, quindi nella piantagione delle singole piante due a du,e quando sono ancora piccole e non più alte di mezzo metro. Questo avveniva spesso in acqua bassa in quanto queste piante crescono bene in prossimità di acqua dolce, vicino al mare, e spesso si trovavano nella zona rifiuti di ogni genere. Ne abbiamo piantate più di tremila. Le mangrovie sono per fortuna resistenti e crescono bene nonostante le condizioni. Fortunatamente anche alcuni granchi e uccelli vivono ancora in queste aree, ma difficilmente, se la situazione rifiuti non cambia, si ricostituirà un habitat ottimale per tutte le specie.

Oltre alla piantagione di mangrovie, l’altra maggiore attività del mio campo di volontariato era la sensibilizzazione per il problema dei rifiuti. Abbiamo svolto diverse attività a riguardo, spesso coinvolgendo i bambini locali. Il primo giorno trascorso al campo abbiamo innanzitutto visitato la gente locale, ci siamo presentati ai maggiori esponenti del villaggio e ci siamo fatti vedere in giro, perché far capire del nostro arrivo è importante.

Le persone del luogo

Vorrei fare una digressione per descrivere la reazione della gente alla nostra vista, premetto che nel campo eravamo in totale in otto: due indonesiani, Yoga il camp leader e Serisa; tre giapponesi, Takashi, Ryoji e Tomoka; una ragazza di Hong Kong, Sumyi; un’italiana, ovvero io, e un Francese, Vico. Quindi quelli che davano veramente nell’occhio eravamo io e Vico, in quanto davvero molto diversi come aspetto dalle persone del luogo. Per tornare alla reazione delle persone, era semplicemente stupefacente, ci guardavano con aria stupita e con un sorriso a trentadue denti, bambini in primis. Era come se fossero sorpresi di vedere gente che veniva da altri luoghi e così tanto diversa da loro, ma non erano affatto riluttanti: erano contenti, sempre sorridenti, non invadenti e rispettosi. Ragazzi e bambini ci chiedevano ogni tanto una foto come se fossimo dei personaggi famosi, questo credo capiti spesso viaggiando oltreoceano e una foto ogni tanto non la si può di certo negare. Sicuramente a casa, oltre a molteplici regalini e souvenir, ho portato i sorrisi di quella gente.

Le attività del campo

Tornando alle attività, oltre a presentarci alla gente locale ci siamo presentati al partner locale dell’associazione IIWC. Si tratta dell’associazione Mangrove Mangkang di pak Sururi che ci forniva e sosteneva per la piantagione delle mangrovie, oltre che portarci la mattina presto su delle piccole imbarcazioni al luogo di piantagione, perché la spiaggia si poteva raggiungere soltanto in barca.

Un’attività svolta all’insegna della gestione dei rifiuti è stata fatta durante una visita agli scout della scuola elementare musulmana. Ci siamo divisi in quattro gruppi da due e i bambini si sono divisi di conseguenza nei diversi gruppi. L’attività consisteva in una gara e vinceva il gruppo che riempiva più velocemente i due sacchi che ogni gruppo aveva con i rifiuti che si trovavano sparsi per le strade. La parte divertente era che ovviamente noi non parlavamo la loro lingua, ma bastava una parola: “ayo”, che significa “andiamo”, perché i bambini ci seguissero. In meno di mezz’ora i sacchi erano già pieni e alla fine tutte le squadre erano vincitrici. Un’altra attività simile aveva coinvolto anche gli adulti e si era svolta in due giornate. Nella prima passavamo di casa in casa recitando una frase in indonesiano che spiegava che saremmo passati la mattina seguente a raccogliere la loro immondizia, che l’avremmo raccolta in un camioncino e portata nella discarica di Semarang, la grande città vicina. Insieme ai bambini, che erano entusiasti di aiutarci, abbiamo svolto il nostro compito e i ragazzi indonesiani cercavano di spiegare, rivolgendosi alla gente del luogo, che un’attività simile andava svolta almeno qualche volta la settimana.

Abbiamo ripulito, nei limiti del possibile perché era davvero tanta, l’immondizia per le strade e cercato di far capire alle persone locali come sia più bello vedere un ambiente pulito e come sia più salutare per loro mantenere le strade senza spazzatura. Durante le due settimane del campo sono state svolte più attività, anche ricreative, come la pulizia e decorazione della biblioteca della scuola musulmana o la “Batik activity”, ovvero una lezione sull’arte del batik, una stoffa molto decorata con una particolare cera, in parte fatta dalle mangrovie tipica della cultura musulmana di Java.

Un’altra attività di “Garbage Management” veniva svolta con una signora del luogo, che ci ha insegnato come recuperare i ritagli di vecchie stoffe per fare dei simpatici fermagli per capelli o spille. Un’idea semplice, da utilizzare anche come regalo e da realizzare semplicemente con degli scarti e un po’ di colla a caldo. Lo stesso lo si può fare con le bustine di plastica del tè o del caffè e si possono creare, ad esempio, dei portachiavi a forma di pesciolino. Idee molto semplici, ma efficaci, che hanno un impatto soprattutto quando vengono insegnate ai bambini, per stimolare l’idea del riciclo.

Per far conoscere il nostro progetto abbiamo anche svolto un’intervista a Semarang per una radio locale in diretta. È stato sorprendente trovare sul pullman del ritorno per Mangkang una signora che aveva riconosciuto la mia voce dalla radio.

Per quanto riguarda il cibo, abbiamo cercato ogni giorno di cucinare noi stessi cibo locale. Alla base di ogni piatto c’era sempre il riso, servito molte volte soltanto come contorno, ma il motto di un indonesiano è “o si mangia il riso almeno due volte al giorno o è come aver digiunato”, almeno così mi è stato spiegato dal leader del campo. L’ultima serata è stata invece dedicata al nostro cibo: ognuno ha cucinato un piatto tipico della propria nazione, con ingredienti che avevamo portato da casa e altri comprati in loco. Si potrebbero spendere pagine e pagine a parlare della cucina indonesiana, che è stata comunque una delle protagoniste del campo, ma non è lo scopo dell’articolo e lasciando un mio commento personale potrei semplicemente dire: “deliziosa”.

Fra le diverse attività spesso abbiamo avuto anche momenti di riposo, utilizzati per andare un po’ in giro ed esplorare la zona o fare giochi e conoscerci meglio Spesso questi momenti venivano interrotti dai bambini che venivano nella casa dei volontari dove dormivamo e svolgevamo dei giochi con loro. Ho riscoperto abilità di disegno che non conoscevo!

A metà fra le due settimane abbiamo avuto un giorno libero che abbiamo trascorso a Malang la città natale dei due ragazzi indonesiani, a poco più di due ore di distanza da Semarang. Lì abbiamo visitato il vicino tempio Buddhista Borobudur, il più famoso dell’isola.

L’intero campo è stata un’esperienza straordinaria. Stare così a contatto con la comunità locale è il miglior modo per comprendere una cultura diversa, osservare da vicino i costumi e le tradizioni. Abbiamo anche assistito a due matrimoni, un’esperienza unica che da semplice turista difficilmente si affronta. Essere là risveglia una voglia di curiosità, di esplorazione e ci si sente come bambini che chiedono perché per ogni cosa. Ci si dimentica quasi, in alcuni momenti, il motivo per cui si è là, tanto si è sopraffatti dalle novità. Ma in alcuni momenti, vedendo la situazione con i propri occhi, lo si sente ancora di più il motivo che spinge a fare questo tipo di esperienza e si è quasi fieri di noi stessi per essere arrivati fino a lì.

Non posso sapere se ho lasciato qualcosa nel cuore di queste persone, sicuramente loro lo hanno lasciato nel mio. Sono sicura di voler fare nuovamente un’esperienza simile nella mia vita. Spero anche di tornare in futuro a Mangkang, per ritrovare le bellissime persone che ho conosciuto e vedere le mangrovie cresciute.

Comunicato delle collaboratrici e collaboratori del Servizio Civile Internazionale: l’8 marzo, scioperiamo anche noi!

Comunicato delle collaboratrici e collaboratori del Servizio Civile Internazionale: l’8 marzo, scioperiamo anche noi!

Read the English version.

Conquistato dalle lotte femministe, lo sciopero non è una scelta neutra, e non a caso è stato scelto come strumento di rivendicazione per questo 8 marzo: ci permette di riconoscere una violenza maschile strutturale che attraversa tutti gli spazi produttivi e riproduttivi, sia pubblici che domestici e di cura.

La giornata di sciopero indetta per l’8 marzo si inserisce in un percorso iniziato in Argentina a Giugno 2015 sotto la bandiera “Ni una menos”, dove tante donne si sono riunite per denunciare il femminicidio in corso ed esigere attivamente una trasformazione radicale della società. Con la complicità dei governi, la violenza di genere viene rafforzata dalle politiche neoliberiste, razziste e classiste, che mettono le donne in una situazione di vulnerabilità sociale ed economica. La Women’s March, tenutasi negli Stati Uniti il 21 gennaio scorso, è stata l’ultima di tante altre grandi giornate di mobilitazione di donne organizzate in quest’ultimo anno, dall’Argentina al Brasile, dalla Polonia alla Germania, dalla Turchia all’Italia. In uno scenario di crisi globale, la chiamata allo sciopero in Italia della Campagna “Non Una di Meno” risponde ad una rivendicazione trasversale, per cui si denuncia lo sfruttamento delle economie informali, precarie ed intermittenti femminili.

Le donne, protagoniste del processo economico riproduttivo, forniscono le condizioni che permettono il funzionamento di quella sfera dell’economia invece detta produttiva. Un ruolo imposto dal patriarcato radicato in ogni società che, assorbito dal sistema capitalista, ha portato con sé l’istituzionalizzazione dello sfruttamento femminile attraverso la superficialità delle politiche per la parità di genere. Queste non hanno portato ad altro se non ad un inasprimento della precarietà femminile.

Questa è una sfida politica: uno sciopero globale che nasce dalla volontà di rompere le barriere classiste e coloniali tra le donne; uno sciopero internazionale organizzato dal femminismo intersezionale che rivendica l’autodeterminazione di donne, transessuali, lesbiche, intersex, mamme, migranti, sex workers, lavoratrici tutte.

Lo sciopero femminista si riprende lo spazio pubblico e serve a smascherare le diverse facce della violenza maschile: quella che si subisce nella propria casa, ogni giorno nelle strade, negli spazi ricreativi finanche ai luoghi di lavoro; quella che esclude le donne dal linguaggio, quella che vieta il diritto di decidere sul proprio corpo e criminalizza i movimenti migratori. La stessa violenza di chi concepisce come unica famiglia possibile quella composta da due persone, un uomo e una donna.

Questo 8 marzo scioperiamo anche noi perché ci riconosciamo negli obiettivi, nei contenuti e nei metodi di questa chiamata internazionale. Riconoscendo la lunga strada che abbiamo ancora da percorrere, la nostra associazione lavora quotidianamente per trasformare la società a favore dell’autodeterminazione degli individui, e lo facciamo portando questi contenuti attraverso lo strumento del volontariato nelle nostre attività locali e internazionali.

L’8 marzo interrompiamo quindi l’attività produttiva e riproduttiva, rifiutiamo i ruoli imposti dal genere dentro e fuori dai luoghi di lavoro. “Se le nostre vite non valgono, allora anche noi ci fermiamo”.

Buon sciopero a tutte e tutti!

Le collaboratrici e i collaboratori del Servizio Civile Internazionale

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